Rogazioni

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Le rogazioni sono, nel cattolicesimo, preghiere, atti di penitenza e processioni propiziatorie sulla buona riuscita delle seminagioni.
Si distinguono in "maggiori" nella giornata del 25 aprile e "minori" nei tre giorni che precedono la festa dell'Ascensione nel rito romano (otto giorni nel rito ambrosiano). Secondo la definizione di papa Benedetto XIV (1740-58) le rogazioni erano preghiere adatte a difendere la vita degli uomini dall'ira di un Dio che c'impaurisce in ogni luogo. Il loro scopo era quello di "allontanare i flagelli della giustizia di Dio e di attirare le benedizioni della sua misericordia sui frutti della terra".[1]

Rogazioni minori[modifica | modifica sorgente]

Si tengono nei tre giorni precedenti la festa dell'Ascensione.
L'usanza ha origini molto antiche e risale a un evento accaduto nella Gallia Lugdunense nel V secolo. Nell'anno 474 si abbatterono nel Delfinato varie calamità naturali e un terremoto. Mamerto, vescovo di Vienne (poi proclamato santo) chiese ai suoi fedeli di avviare un triduo di preghiera e di digiuno e stabilì di celebrare solenni e pubbliche processioni verso alcune chiese della diocesi. I tre giorni di penitenza si conclusero il giorno dell'Ascensione.
Questa "proposta" di preghiera che il vescovo fece alla popolazione venne chiamata «rogazione», dal latino rogatio, usato nell'antica Roma per indicare una proposta di legge nata dal popolo.

La processione[modifica | modifica sorgente]

Le processioni delle Rogazioni minori si svolgevano per tre mattine consecutive, nei giorni antecedenti la festa dell'Ascensione: lunedì, martedì e mercoledì (in quanto l'Ascensione cade sempre di giovedì). Il percorso, che prendeva inizio già alle 5-6 del mattino e si poteva snodare per diversi chilometri, era studiato in modo che tutto il territorio della parrocchia potesse, sia pure a distanza, essere visto.
Il punto di partenza era sempre la chiesa parrocchiale, ma ogni giorno veniva seguito un percorso differente, che giungeva fino ad un punto prestabilito, un luogo significativo del territorio della parrocchia (spesso segnalato da una santella o capitello), in mezzo ai campi.

In testa al corteo stavano le Confraternite maschili (ad esempio i disciplini) con le loro insegne, seguiva quindi il clero (chierici, seminaristi, diaconi e sacerdoti). Dietro, le donne, i bambini e in fondo gli uomini. Il sacerdote (che indossava paramenti viola) presiedeva il rito. Non si accendeva il cero pasquale.
Durante il cammino si recitava una preghiera di gruppo: il sacerdote intonava le Litanie dei santi; non appena si giungeva nei punti prestabiliti, la processione si fermava, il chierico alzava la croce e, rivolgendosi ai punti cardinali, recitava le invocazioni delle litanie: A folgore et tempestate, A peste, fame et bello, ecc. a cui la popolazione rispondeva Libera nos Domine.
Il sacerdote concludeva la cerimonia proclamando gli oremus finali previsti dalle Litanie dei Santi e dalla "Messa delle Rogazioni" (nella quale non si recita né il Gloria né il Credo).

Rogazioni maggiori[modifica | modifica sorgente]

Si tengono il 25 aprile.
Le rogazioni maggiori hanno un'origine ancora più antica. Si rifanno a una celebrazione pre-cristiana, le Ambarvalia. I riti dell'Ambarvalia erano processioni fatte allo scopo di propiziare il buon esito dell'annata agraria. L'ambarvale più importante era quella che si teneva nel giorno del calendario corrispondente al 25 aprile. Tale celebrazione fu trasformata in rito cristiano da papa Liberio (325-366) [2]. Ancora alla fine del secolo, però, la celebrazione era radicata nella popolazione con rito pagano: emblematico fu il martirio dei predicatori della Val di Non, a Sanzeno, il 29 maggio 397[3], che tentarono di dissuadere i popolani dal praticare l'antico culto.

Nel 511 il concilio di Orleans (regnava allora papa Simmaco) ne approvò la pratica svolta a Vienne, introducendo però una modifica: venne aggiunta l’astensione al lavoro, per dedicarsi totalmente alla preghiera.

Alla fine del VI secolo, con il papato di san Gregorio Magno, la Chiesa cristianizzò definitivamente queste processioni pagane. Gregorio stesso, nel suo Sacramentario, definì questo rito "Litania maggiore" (Litania quae maior appellatur). In seguito venne effettuata la distinzione che conosciamo oggi tra le Litanie maggiori, recitate il giorno di San Marco, il 25 aprile, e Litanie minori, acclamate in processione il lunedì, il martedì e il mercoledì prima della festa dell'Ascensione.
In Francia il rito fu riconosciuto e approvato anche dagli imperatori Carlo Magno e Carlo il Calvo.
Nella città di Roma il rito fu introdotto da papa Leone III, nell'anno 816; ben presto l'uso fu esteso a tutta la cristianità. Da quel momento in poi, le rogazioni divennero una pratica diffusa in tutte le parrocchie, con le stesse finalità penitenziali, allo scopo di chiedere la protezione divina sul lavoro dei campi, sia per tenere lontane le calamità naturali che potessero nuocere alle colture (ghiacciate invernali, alluvioni/siccità), sia per garantire un raccolto sufficiente a sfamare le famiglie. A fianco del rito, si sviluppò nelle campagne una tradizione che dura ancora oggi: i contadini fabbricavano delle croci con i rami potati delle culture che venivano adornate con rametti d'olivo pasquale benedetto. Poi venivano piantate nei campi per proteggerli dalle calamità naturali.

A partire dalla controriforma queste processioni popolari sono state continuamente osteggiate dall'ortodossia cattolica, ed agli stessi chierici venne ampiamente sconsigliato di prendervi parte. Ma ancora agli inizi del XX secolo erano abitualmente eseguite almeno nella Lombardia alpina, e ancora oggi anche se meno frequentemente sono effettuate nelle zone collinari e montuose dell'Alta Italia.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ S. Bertola, G. Destefani, Messale Romano, Arti grafiche Frateli Pozzo, pag. 755. Imprimatur del 16 giugno 1936
  2. ^ Museo Civico "Carlo Verri" -- Prima del Parco - La centuriazione a nord di Monza. URL consultato il 25-2-2009.
  3. ^ Antonio Quacquarelli, I martiri della Val di Non e la reazione pagana alla fine del IV secolo, Trento, Istituto di Scienze Religiose in Trento, 1985.

Fonti[modifica | modifica sorgente]

  • S. Bertola, G. Destefani, Messale Romano, Arti grafiche Frateli Pozzo, pag. 755. Imprimatur del 16 giugno 1936
  • Franco Camaggi, «Le rogazioni: storia di un rito antico», Nuovo Diario Messaggero, 15 maggio 2010.

Argomenti correlati[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]