Manfredo Fanti

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sen. Manfredo Fanti
Stemma del Regno d'Italia Parlamento del Regno d'Italia
Senato del Regno d'Italia
Manfredo Fanti
Luogo nascita Carpi
Data nascita 23 febbraio 1806
Luogo morte Firenze
Data morte 5 aprile 1865
Titolo di studio Laurea in matematica e diploma in ingegneria civile
Professione militare

Manfredo Fanti (Carpi, 23 febbraio 1806Firenze, 5 aprile 1865) è stato un generale e politico italiano.

Esordi[modifica | modifica sorgente]

Figlio di Antonio e di Silea Ferrari Corbolani, crebbe come suddito del Ducato di Modena. Nel 1825 fu ammesso nel Corpo dei pionieri dell'esercito del Duca e, dopo cinque anni di studi, conseguì la laurea in ingegneria e fu promosso ufficiale del Genio.

Nel 1831 aderì al Governo insurrezionale di Modena, che aveva assunto il potere dopo la cattura di Ciro Menotti e la fuga del Duca. Combatté in Romagna con le truppe di Carlo Zucchi, segnalandosi nel combattimento di Rimini il 25 marzo.

Dopo la capitolazione di Ancona, condannato all'impiccagione, si rifugiò in Francia, dove regnava Luigi Filippo, ottenendo di essere arruolato nel corpo del Genio. Nel 1834 prese parte al tentativo rivoluzionario di Mazzini (la cosiddetta invasione della Savoia).

Nel 1835 passò in Spagna, ove restò tredici anni, per arruolarsi volontario nell'Esercito della reggente Maria Cristina, nella guerra contro i carlisti. Fu tenente nel 5º Battaglione di Catalogna, poi capitano quindi maggiore, sempre per merito di guerra. Nel 1839 entrò nell'esercito regolare spagnolo e nel 1847 venne promosso colonnello di cavalleria assumendo le funzioni di capo di Stato Maggiore del comando generale di Madrid. Sposò Carlotta Tio di Valencia.

Il rientro in Italia[modifica | modifica sorgente]

Tornato in Italia nel 1848 allo scoppio della prima guerra di indipendenza offrì invano i propri servigi al Re di Sardegna ed al Governo Provvisorio della Lombardia. Solo nel luglio 1848, quest'ultimo gli affidò l'incaricò di apprestare a difesa la città di Vicenza, con il grado di maggior generale. Dopo l'abbandono del Veneto, partecipò alle abortite operazioni in difesa di Brescia, Milano ed Alessandria. In Milano ebbe un certo ruolo nel garantire la sicurezza di Carlo Alberto, minacciata dai milanesi furiosi per la notizia della consegna della città agli austriaci del Radetzky.

Nel novembre del 1848 assunse il comando della 2ª Brigata della «Divisione Lombarda», formata da volontari lombardi, con il grado di generale di brigata. Nel 1849 fu ammesso al Congresso consultivo permanente di guerra e fu nominato deputato per il collegio di Nizza Monferrato.

Partecipò alla campagna del 1849 e, dopo la disfatta alla battaglia di Novara del 23 marzo, successe al suo superiore, il generale Gerolamo Ramorino, ritenuto responsabile della disfatta e fucilato per ignavia.

Nell'aprile 1849 impedì alla sua divisione, malgrado la volontà dei soldati, di intervenire a difesa dei genovesi insorti contro il Re, contro i quali era in atto la violenta repressione comandata da Alfonso La Marmora. Fanti venne tuttavia sospettato di tradimento e comunque di disaccordo col comportamento di La Marmora e di altri ufficiali. Fu quindi processato con l'accusa di corresponsabilità con il Ramorino nei precedenti fatti di Novara, per cui fu assolto, ma fu comunque allontanato dall'esercito.

Le prime campagne vittoriose[modifica | modifica sorgente]

Fanti (che divenne suddito sardo nel 1850) solo nel 1855 poté ottenere un nuovo comando e partecipò alla spedizione piemontese alla guerra di Crimea, alla guida della seconda brigata provvisoria.

Nel corso della seconda guerra di indipendenza, con il grado di luogotenente generale, comandò la 2ª Divisione, segnalandosi specialmente nei combattimenti a Magenta, Palestro e a San Martino. Venne insignito della croce di cavaliere dell'Ordine Militare di Savoia.

L'organizzazione dell'Esercito Sardo[modifica | modifica sorgente]

Dopo l'armistizio di Villafranca (11 luglio 1859); Fanti venne incaricato della riorganizzazione delle nuove divisioni formate dalle Lega dell'Italia Centrale (comprendente Granducato di Toscana, Ducato di Parma, Ducato di Modena e Legazione delle Romagne[1]) e, nel giro di pochi mesi, seppe trasformarle in un funzionante corpo di 45.000 uomini, provenienti da diverse parti della penisola.
Fanti seppe dare un contributo decisivo per impedire il tentativo di restaurazione, espletato nell'autunno-inverno dello stesso anno da Francesco Giuseppe I d'Asburgo, di concerto con Francesco II delle Due Sicilie, a sostegno delle rivendicazioni di Pio IX, del Granduca di Toscana e dei Duchi di Modena e Parma per la restaurazione dei loro Stati.
Dopo aver sventato il piano di restaurazione, consolidò il possesso del territorio dando avvio alla nuova Scuola Militare di Fanteria di Modena, ospitata nel palazzo del deposto duca. Fanti seppe anche fermare Garibaldi che, reduce dai trionfi dei Cacciatori delle Alpi, si era portato in Romagna ed intendeva procedere verso Umbria e Marche senza l'assenso di Napoleone III.

Manfredo Fanti

Il ministero della guerra[modifica | modifica sorgente]

Sulla base di tali ottime credenziali, nel gennaio 1860 Cavour (rientrato al governo dopo essersi dimesso alla notizia dell'armistizio di Villafranca) incaricò Fanti del Ministero della Guerra e della Marina. Suo primo e fondamentale incarico fu l'incorporazione dell'esercito della Lega dell'Italia Centrale nell'Esercito Sardo.

Il 29 febbraio 1860 fu nominato dal Re senatore.

Il 5 maggio prese l'avvio la spedizione dei mille; Fanti fu nominato a capo del Corpo d'esercito destinato ad operare nell'Italia centrale: ebbe una parte rilevante nella liberazione delle Marche e dell'Umbria (battaglia di Castelfidardo e conquista di Perugia). Fu decorato della gran croce dell'Ordine Militare di Savoia.

Divenne, quindi, generale d'armata e capo di stato maggior generale dell'esercito nell'Italia meridionale: sconfisse i borbonici alla battaglia di Mola e fu decorato di medaglia d'oro al valore con regio decreto 1º giugno 1861 per la riuscita organizzazione dell'assedio di Gaeta, terminato con la resa di Gaeta il 13 febbraio 1861.

Il 4 maggio 1861 a Torino Fanti, in qualità di Ministro della Guerra, poté quindi decretare che il Regio Esercito, prima denominato Armata Sarda, avrebbe preso il nome di Esercito Italiano.

La sua opposizione alla facile ammissione nel Regio Esercito dei circa 7.000 ufficiali dell'Esercito Meridionale di Garibaldi, con la conservazione del grado, lo rese fortemente impopolare.

Ultimi anni[modifica | modifica sorgente]

Alla morte del Cavour, il 7 giugno 1861 si dimise dal ministero, per assumere il comando del VII Corpo d'armata.

Venne tuttavia presto colpito da una grave malattia, che lo costrinse dapprima a ritirarsi a vita privata nel 1863, e poi lo portò alla morte, a Firenze, il 5 aprile 1865. Venne sepolto nella Cattedrale di Carpi, il suo sepolcro si trova vicino all'ingresso della porta centrale.

Onorificenze[modifica | modifica sorgente]

Onorificenze sabaude[modifica | modifica sorgente]

Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro
— Torino, 4 ottobre 1860
Cavaliere di gran croce dell'Ordine militare di Savoia - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere di gran croce dell'Ordine militare di Savoia
— Torino, 4 ottobre 1860[2]
Grande ufficiale dell'Ordine militare di Savoia - nastrino per uniforme ordinaria Grande ufficiale dell'Ordine militare di Savoia
— 16 gennaio 1860[3]
Commendatore dell'Ordine militare di Savoia - nastrino per uniforme ordinaria Commendatore dell'Ordine militare di Savoia
— 12 giugno 1856[3]
Medaglia d'Oro al Valor Militare - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia d'Oro al Valor Militare
«Per essersi distinto all'attacco e presa di Mola di Gaeta, 4 novembre 1860.»
— 1º giugno 1861[4]
Medaglia piemontese della Guerra di Crimea - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia piemontese della Guerra di Crimea
Medaglia commemorativa delle campagne delle Guerre d'Indipendenza (4 barrette) - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia commemorativa delle campagne delle Guerre d'Indipendenza (4 barrette)

Onorificenze straniere[modifica | modifica sorgente]

Cavaliere dell'Ordine di San Ferdinando di Spagna (Regno di Spagna) - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere dell'Ordine di San Ferdinando di Spagna (Regno di Spagna)
— Madrid, 15 luglio 1837
Commendatore dell'Ordine di Isabella la Cattolica (Regno di Spagna) - nastrino per uniforme ordinaria Commendatore dell'Ordine di Isabella la Cattolica (Regno di Spagna)
— Madrid, maggio 1848
Cavaliere di I classe dell'Ordine di Medjidié (Impero ottomano) - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere di I classe dell'Ordine di Medjidié (Impero ottomano)
— Istanbul, 6 gennaio 1860
Grand'Ufficiale dell'Ordine della Legion d'Onore (Francia) - nastrino per uniforme ordinaria Grand'Ufficiale dell'Ordine della Legion d'Onore (Francia)
— Parigi, 12 gennaio 1860
Ufficiale dell'Ordine di Leopoldo (Belgio) - nastrino per uniforme ordinaria Ufficiale dell'Ordine di Leopoldo (Belgio)
Medaglia inglese della Guerra di Crimea - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia inglese della Guerra di Crimea
Medaglia francese commemorativa della Seconda Guerra d'Indipendenza italiana - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia francese commemorativa della Seconda Guerra d'Indipendenza italiana


Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Nata nel 1858 per accorpamento di quattro Legazioni: Legazione di Bologna, di Ferrara di Ravenna e di Forlì.
  2. ^ Sito web del Quirinale: dettaglio decorato.
  3. ^ a b Sito web del Quirinale: dettaglio decorato.
  4. ^ Sito web del Quirinale: dettaglio decorato.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

Vincenzo Caciulli, Fanti, Manfredo in Dizionario Biografico degli Italiani, vol. 44, Roma, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 1994. URL consultato il 5 maggio 2013.

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

Predecessore Ministro della Guerra del Regno d'Italia Successore Flag of Italy (1861-1946).svg
17 marzo 1861 - 6 giugno 1861 Bettino Ricasoli ad interim

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