Battaglia di Solferino

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Coordinate: 45°22′2″N 10°33′59″E / 45.36722, 10.56639

Battaglia di Solferino
Parte della Seconda guerra di indipendenza

La battaglia in un'antica carta tedesca
Data: 24 giugno 1859
Luogo: Solferino, (Mantova)
Esito: vittoria franco-sabauda
Schieramenti
Impero francese
Regno di Sardegna
Impero austriaco
Comandanti
Napoleone III
Vittorio Emanuele II
Francesco Giuseppe
Effettivi
114.537 circa 119.783
Perdite
2.492 morti
12.512 feriti
2.922 catturati o dispersi
3.000 morti
10.807 feriti
8.638 catturati o dispersi
Seconda guerra di indipendenza
Montebello - Varese - San Fermo - Palestro - Turbigo
Boffalora - Magenta - Melegnano - Treponti
Solferino e San Martino

La Battaglia di Solferino (24 giugno 1859) fu combattuta fra l'esercito austriaco e quello franco-sardo e la vittoria di questi ultimi concluse la seconda guerra d'indipendenza italiana. Insieme a San Martino, fu la più grande battaglia dopo quella di Lipsia del 1813, avendovi partecipato complessivamente più di 230.000 soldati.

[modifica] Storia

Dopo la sconfitta a Magenta, l'esercito austriaco si ritirava verso est. Lo stesso Francesco Giuseppe venne personalmente in Italia per prendere il comando delle truppe, rimuovendo dall'incarico il generale Gyulai, considerato colpevole della sconfitta.

L'esercito franco-sardo, comandato da Napoleone III e Vittorio Emanuele II, si mise all'inseguimento; l'esercito francese si scontrò quasi casualmente a Solferino (a metà strada fra Mantova e Brescia), mentre quello sardo incontrò il contingente austriaco presso San Martino: entrambe le parti non si aspettavano assolutamente di avere di fronte il grosso dell'esercito nemico.
La battaglia si sviluppò caoticamente lungo un fronte di 15 km, finché, nel primo pomeriggio, le truppe francesi sfondarono il centro di quelle austriache. I combattimenti proseguirono ancora nel pomeriggio inoltrato attorno a Solferino, Cavriana e Guidizzolo, sino a quando un violento temporale interruppe la lotta (iniziata alle prime luci del giorno), nei pressi di Cavriana, ma non sui colli di San Martino, ove la battaglia cessò soltanto a sera. Lo scontro fu così feroce e cruento che l'esercito vincitore non ebbe la forza di inseguire quello sconfitto in fuga, il quale riparò oltre il Mincio.
La battaglia di Solferino e San Martino fu la più lunga (dalle 12 alle 14 ore di combattimento) e la più sanguinosa combattuta per l'indipendenza e l'unità d'Italia e superò per quoziente di perdite la pur cruenta battaglia di Waterloo.

Gli austriaci persero 14000 uomini e 8000 vennero presi prigionieri, i franco-sardi 15000 e 2000 prigionieri; questa carneficina sembra aver indotto Napoleone III a firmare l'armistizio a Villafranca, con questo atto concludendo di fatto la seconda guerra d'indipendenza.
L'Austria fu costretta a cedere la Lombardia, eccetto Mantova, a Napoleone III, che come da accordi, la girò al regno di Sardegna.
Testimone d'eccezione della battaglia fu Henry Dunant ideatore, promulgatore e primo segretario della Croce Rossa.

[modifica] Dimissioni di Cavour

Assolutamente contrario all'armistizio era Cavour, che dopo un'acerrima discussione con il Re, si dimise dalla carica di primo ministro.

[modifica] La Croce Rossa

Lo svizzero Henry Dunant giunto il giorno della battaglia, vista la terribile carneficina e l'impotenza di fronte alla disorganizzazione con cui furono portati i soccorsi, rimase fortemente impressionato. Agì quindi per organizzare un minimo attività di assistenza, che venne data mediante il trasporto dei feriti presso il Duomo di Castiglione delle Stiviere e lì, con l'aiuto della popolazione, vennero prestati soccorsi a tutti i feriti, senza riguardo alla divisa indossata, avendo come riferimento il motto "Tutti Fratelli". In seguito scrisse e pubblicò a sue spese il libro Un ricordo di Solferino e fondò la Croce Rossa Internazionale. Per la sua attività e le sue idee venne insignito del primo Premio Nobel per la Pace nell'anno 1901.

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