Giovanni Passannante

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Giovanni Passannante

Giovanni Passannante (Salvia di Lucania, 19 febbraio 1849Montelupo Fiorentino, 14 febbraio 1910) è stato un anarchico repubblicano italiano. Fu autore di un attentato fallito alla vita di Re Umberto I di Savoia nel 1878. Condannato a morte, la pena gli fu commutata all'ergastolo. La sua prigionia fu dura e vi è chi ritiene che ciò l'abbia condotto alla follia,[1] per la quale fu trasferito in manicomio, dove passò il resto della sua vita.

Indice

[modifica] Biografia

[modifica] Infanzia e formazione

Nacque a Salvia di Lucania (oggi Savoia di Lucania), da Pasquale e da Maria Fiore; fu l'ultimo di dieci figli, quattro dei quali morti in tenera età. Le condizioni economiche difficili della famiglia influirono sulla sua formazione. Svolse lavori occasionali sin dall'infanzia per aiutare la famiglia e poté frequentare solo brevemente la scuola.

Cresciuto, svolse lavori saltuari come bracciante o guardiano di greggi. Per migliorare le proprie condizioni si recò a Potenza, trovando lavoro come sguattero presso un'osteria. Più tardi, un capitano dell'esercito, nativo come lui di Salvia ma residente a Salerno, notato l'interesse del ragazzo per gli studi, lo prese a servizio presso di sé e gli assegnò un vitalizio per consentirgli di integrare la propria istruzione. Passannante alternò così la lettura della Bibbia a quella dei giornali e degli scritti di Giuseppe Mazzini.

Abbracciate le idee repubblicane, frequentò circoli mazziniani e per questo venne arrestato e trattenuto in carcere per due mesi. Uscito di prigione, tornò brevemente presso la famiglia a Salvia, quindi si recò nuovamente a Potenza, lavorando come cuoco. Nel 1872 si trasferì a Salerno, ove continuò a svolgere la stessa professione e si iscrisse alla locale società operaia, operandovi attivamente. Frattanto Passannante si orientò verso idee anarchiche e si trasferì a Napoli.

[modifica] L'attentato

L'attentato su un giornale dell'epoca

Il 17 novembre 1878, Re Umberto I di Savoia e sua moglie Margherita erano in visita a Napoli. Quando il corteo reale giunse all'altezza del Largo della Carriera Grande, Passannante si avvicinò alla carrozza del sovrano, che incedeva lenta tra la folla, e, simulando di voler porgere una supplica, salì sul predellino, scoprì un pugnale che teneva avvolto in uno straccio rosso e tentò di accoltellare il monarca.

Questi riuscì a deviare l'arma, rimanendo leggermente ferito a un braccio. L'attentatore venne afferrato dal primo ministro Benedetto Cairoli che rimase ferito da un taglio alla coscia destra. Al momento dell'attacco, Passannante gridò: «Viva Orsini, viva la repubblica universale».[2] L'attentatore aveva compiuto il suo gesto con un pugnale avente una lama di 8 cm circa che aveva ottenuto barattandolo con la sua giacca. Nel fazzoletto rosso nel quale aveva nascosto l'arma, Passannante aveva scritto: «Morte al Re, viva la Repubblica Universale, viva Orsini».[2]

L'attentato su un murales di Savoia di Lucania

Passannante, colpito con una sciabolata alla testa dal capitano dei corazzieri Stefano De Gioannini, venne tratto in arresto. Affermò di aver agito da solo; fu interrogato e torturato[senza fonte] nel tentativo di fargli confessare una supposta congiura[senza fonte].

[modifica] Conseguenze politiche

La notizia dell'attentato produsse in tutta Italia opposti sentimenti, da una parte, con cortei di protesta contro il tentato regicidio, cui si contrapposero coloro che invece si opponevano al Re e al Governo. Il giorno successivo, a Firenze, alcuni anarchici lanciarono una bomba contro un corteo: due uomini e una ragazza restarono uccisi e più di dieci persone furono ferite. Lo stesso accadde a Pisa e la notte del 18 novembre venne assalita una caserma a Pesaro. Accanto agli attentati, si registrarono manifestazioni favorevoli all'attentatore.

Il poeta Giovanni Pascoli, intervenendo in una riunione di aderenti ad ambienti socialisti a Bologna, diede pubblica lettura di una sua Ode a Passannante. Di tale ode si conosce solo il contenuto dei versi conclusivi, di cui è stata tramandata la parafrasi: «Con la berretta d'un cuoco faremo una bandiera».[3] Subito dopo la lettura, Pascoli distrusse l'ode; in seguito fu arrestato per aver manifestato a favore degli anarchici che erano stati a loro volta tratti in arresto per i disordini generati dalla condanna di Passannante.[4]

All'agitazione che scuoteva il Paese, che aveva anche indotto la caduta del Governo Cairoli I[davvero questo attentato causò la caduta del governo? Se sì, perché?], si era tentato di fare fronte con un'opera di repressione: la magistratura istruì su tutto il territorio italiano circa 140 processi contro appartenenti a circoli anarchici.

L'intera famiglia dell'attentatore - madre, due fratelli e tre sorelle - fu arrestata già il giorno dopo l'attentato e condotta nel manicomio criminale di Aversa dove fu internata fino alla morte. Solo il fratello Pasquale fuggì[senza fonte].

Il sindaco del paese di origine di Passannante, Salvia di Lucania, fu costretto a recarsi al cospetto del re implorando perdono[senza fonte] e proponendo di mutare il nome del comune in Savoia di Lucania, nome che porta ancor oggi. Parenti e omonimi[senza fonte] del Passannante dovettero lasciare il paese[senza fonte].

[modifica] Processo, condanna e pena

Il processo su un giornale dell'epoca

Processato con un difensore d'ufficio, Passannante fu condannato a morte, sebbene il codice penale prevedesse la pena capitale solo in caso di morte del re e non di ferimento[senza fonte]. Successivamente, con Regio Decreto del 29 marzo 1879, la pena gli fu commutata in ergastolo, che Passannante scontò a Portoferraio, sull'isola d'Elba. Rinchiuso in una cella alta 140 cm, priva di latrina, posta sotto il livello del mare, rimase senza poter parlare con nessuno e in completo isolamento per anni[senza fonte].

« Passannante è rimasto seppellito vivo, nella più completa oscurità, in una fetida cella situata al di sotto del livello dell'acqua, e lì, sotto l'azione combinata dell'umidità e delle tenebre, il suo corpo perdette tutti i peli, si scolorì e gonfiò … il guardiano che lo vigilava a vista aveva avuto l'ordine categorico di non rispondere mai alle sue domande, fossero state anche le più indispensabili e pressanti. Il signor Bertani … poté scorgere quest'uomo, esile, ridotto pelle e ossa, gonfio, scolorito come la creta, costretto immobile sopra un lurido giaciglio, che emetteva rantoli e sollevava con le mani una grossa catena di 18 chili che non poteva più oltre sopportare a causa della debolezza estrema dei suoi reni. »
(Salvatore Merlino, «L'Italia così com'è», 1891 in "Al caffè", di Errico Malatesta, 1922)

Tali condizioni di detenzione furono oggetto di una denuncia dell'Onorevole Agostino Bertani e della giornalista Anna Maria Mozzoni, a seguito della quale il prigioniero, che nel frattempo aveva contratto una malattia mentale, certificata da una perizia psichiatrica condotta dai professori Biffi e Tamburini, fu trasferito presso il manicomio criminale di Montelupo Fiorentino, ove morì.

Il cervello ed il cranio di Giovanni Passannante

Dopo la sua morte il corpo, in ossequio alle teorie dell'antropologia criminale, miranti ad individuare supposte cause fisiche alla "devianza", fu sottoposto ad autopsia e decapitato[senza fonte] e si scoprì che aveva una fossetta dietro l'osso occipitale. Si cominciò pertanto a pensare che quella fossetta fosse il segnale della tendenza all’anarchia di un soggetto[Mi pare si faccia confusione con Villella].

Il cervello e il cranio di Passannante, assieme a suoi blocchi di appunti, rimasero esposti sino al 2007 presso il Museo Criminologico dell'Amministrazione Penitenziaria del Ministero della Giustizia di Roma, dove si trovavano dal 1936, dopo essere stati conservati presso l'Istituto Superiore di Polizia associato al carcere giudiziario "Regina Coeli" di Roma.

La permanenza dei resti in esposizione presso il Museo ha causato proteste e interrogazioni parlamentari. Il 23 febbraio 1999 il ministro di Grazia e Giustizia, Oliviero Diliberto, firmò il nulla osta alla traslazione dei resti del Passannante da Roma a Savoia di Lucania, che avvenne solo otto anni dopo.

[modifica] Controversie

[modifica] Il nome del paese d'origine

Nel comune di Savoia di Lucania è presente un comitato "pro-Salvia", che rivendica il desiderio di ritornare al vecchio nome "Salvia di Lucania", in memoria di Passannante e della storia del paese.[5]

[modifica] Boschiero e Pesce

Nel 2007 Sergio Boschiero, segretario nazionale dell'Unione Monarchica Italiana, condannò duramente il tentato regicidio di Passannante e definì l'anarchico un «pessimo esempio per tutte le giovani generazioni».[6] Boschiero inviò anche una lettera aperta al ministro della giustizia Clemente Mastella. In una parte della missiva, l'esponente monarchico scrisse:

« Non abbiamo nulla in contrario che il mancato regicida venga sepolto nel cimitero di Savoia di Lucania, già Salvia, ma non possiamo accettare che, proprio in un momento in cui si registra un riemergere del terrorismo ispirato alle “brigate rosse”, si tenti di dare a questa sepoltura un carattere apologetico, dimenticando che il Passannante attentò alla vita del Re Umberto I, Capo costituzionale dello Stato.[6] »

In difesa dell'anarchico intervenne l'attore lucano Ulderico Pesce, già autore di un'opera teatrale a lui dedicata dal titolo L'innaffiatore del cervello di Passannante:

« Un uomo che chiedeva pubblicamente l'avvento della repubblica, che rivendicava il diritto all'assistenza, agli ospedali, alle scuole, alla dignità dei lavoratori, non deve certamente essere tenuto nel museo del crimine, perché certamente non era un criminale.[7] »

[modifica] La sepoltura

La sepoltura di Giovanni Passannante era prevista per il giorno 11 maggio 2007,[5] in seguito ad una cerimonia funebre che si sarebbe dovuta tenere alle ore 11 circa del medesimo giorno nella chiesa madre di Savoia di Lucania. La sepoltura venne effettuata senza rito funebre il giorno precedente a quello stabilito, alla presenza del sindaco Rosina Ricciardi, di un giornalista del quotidiano "La Nuova Del Sud" e di una sottosegretaria del presidente della regione Basilicata Vito De Filippo.

La decisione fu giustificata con problemi di ordine pubblico,[8] suscitando critiche e perplessità.

[modifica] Opere ispirate

[modifica] Note

  1. ^ Arrigo Petacco, L'anarchico che venne dall'America, Mondadori, Milano, 1974, p.124.
  2. ^ a b Giuseppe Galzerano, Giovanni Passannante, Galzerano Editore, Casalvelino Scalo, 2004, p. 396.
  3. ^ Domenico Bulferetti, Giovanni Pascoli. L'uomo, il maestro, il poeta, Milano, Libreria Editrice Milanese, 1914, p. 57.
  4. ^ Cesare Garboli, Trenta poesie famigliari di Giovanni Pascoli, Torino, Einaudi, 1990, p. 36.
  5. ^ a b Alessandro De Feo. «Passione Passannante». L'Espresso. URL consultato in data 11-08-2010.
  6. ^ a b Sergio Boschiero. «Savoia di Lucania e il caso Passannante». www.monarchia.it. URL consultato in data 11-08-2010.
  7. ^ Claudia Bertozzi. «Ulderico Pesce: 'L'innaffiatore del cervello di Passannante'». www.teatro.org. URL consultato in data 11-08-2010.
  8. ^ Ulderico Pesce. «La sepoltura di Passannante». www.uldericopesce.it. URL consultato in data 11-08-2010.

[modifica] Bibliografia

  • Giuseppe Galzerano, Giovanni Passannante. La vita, l'attentato, il processo, la condanna a morte, la grazia ‘regale' e gli anni di galera del cuoco lucano che nel 1878 ruppe l'incantesimo monarchico, Galzerano Editore, Casalvelino Scalo, prima edizione 1997, seconda edizione 2004
  • Ulderico Pesce, L'innaffiatore del cervello di Passannante, PianetaLibro, Possidente, 2003
  • Giuseppe Porcaro, Processo a un anarchico a Napoli nel 1878, edizioni del Delfino, Napoli, 1975
  • Antonio Parente, Giovanni Passannante anarchico o mattoide?, Bulzoni editore, Roma, 1989
  • Gaspare Virgilio, Passannante e la natura morbosa del delitto, Loescher, Roma, 1888
  • S.A.Giovanni Passannante pazzo e gli errori giudiziarii in fatto di alienazioni mentali, S.E., S.L., [dopo il] 1979
  • Cesare Lombroso, Considerazioni al processo Passannante, Enrico Detken, Napoli, 1879
  • Corte di Assise di Napoli, Conclusioni del procuratore generale La Francesca nella causa di Giovanni Passannante accusato di attentato alla sacra persone del Re, Perotti, Napoli, 1879
  • Leopoldo Tarantini, In difesa di Giovanni Passannante accusato di tentato regicidio: discorso, F. Giannini, Napoli, 1879
  • Corte di Assise di Napoli, Processo Passannante: resoconto stenografico della macchina Michela, tip. De Angelis, Napoli, 1879
  • Tipografia Prete, Resoconto del processo di Giovanni Passannante, Prete, Napoli, 1879,
  • Corte di Assise di Napoli,Giovanni Passannante: processo per attentato regicidio : dibattimento svoltosi innanzi alla Corte ordinaria d'assise di Napoli, Jannone, Napoli, 1879
  • Giuseppe Maria Campanella, Giovanni Passannante. Benedetto Cairoli. Umberto Primo, Londra, Hutchings & Crowsley, [dopo il] 1978

[modifica] Voci correlate

[modifica] Altri progetti

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