Clotario II

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Clotario II
Ritratto di Clotario II su medaglia bronzea, del 1720 circa di Jean Dassier (1676-1763)
Ritratto di Clotario II su medaglia bronzea, del 1720 circa di Jean Dassier (1676-1763)
Re dei Franchi di Soissons, regnava sulla Neustria
In carica 584629
Predecessore Chilperico I
Successore Dagoberto I
Altri titoli Re dei Franchi d'Aquitania, di Burgundia e d'Aquitania
Nascita primavera 584
Morte ottobre 629
Dinastia Merovingi
Padre Chilperico I
Madre Fredegonda
Coniugi Aldaltrude
Bertrude
Sichilde
Figli Meroveo e
Emma, di primo letto
Dagoberto e
Berta, di secondo letto
Cariberto, di terzo letto

Clotario II (584629) fu un re franco della dinastia dei merovingi: regnò dapprima sulla Neustria (dal 584: suo padre morì quando egli aveva solo pochi mesi) e poi su tutti i Franchi (dal 613).

Origini[modifica | modifica wikitesto]

Era il figlio maschio ultimogenito del re dei Franchi Sali della dinastia merovingia, Chilperico I e, secondo il vescovo Gregorio di Tours (536597), della sua terza moglie, Fredegonda, di cui non si conoscono gli ascendenti[1].

Il regno dei Franchi, nel 587. Nel 613, i regni di Austrasia (colorato in verde) e di Burgundia (colorato in rosa) furono conquistati da Clotario II, che possedeva già il regno di Neustria (colorato in giallo).
Clotario II in trono.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

La nascita di Clotario è ricordata nelle cronache di Gregorio di Tours, in cui il padre si preoccupava che il neonato non fosse messo a contatto col pubblico, per non contrarre malattie e morire[2].
Clotario succedette al padre quando aveva solo quattro mesi, come ci viene narrato sia da Gregorio di Tours, che dal cronista del VII secolo, Fredegario il quale afferma che, alla morte del padre, avvenuta nello stesso anno della sua nascita, fu fatto battezzare e, assieme alla madre, Fredegonda, fu preso sotto la protezione del re di Burgundia, suo zio Gontrano[2][3].

La reggenza di Fredegonda[modifica | modifica wikitesto]

Fredegonda, la madre di Clotario esercitò la reggenza fino alla sua morte (597) portando avanti una politica di antagonismo contro la reggente del regno d'Austrasia, l'odiata cognata Brunechilde e poi contro il figlio di Brunechilde, Childeberto II, che poco a poco avevano riconquistato tutti i territori persi alla morte di Sigeberto I (marito di Brunechilde e padre di Childeberto).

Alla morte di Gontrano, nel 592, il regno di Burgundia e la regione di Orléans passarono a Childeberto II[4], senza incontrare alcuna opposizione, e così i regni di Austrasia e Borgogna vennero unificati sotto la corona di Childeberto II.

Dopo la morte di Childeberto II nel 595, Brunechilde divenne reggente per i regni di Borgogna e di Austrasia in nome dei nipoti, rispettivamente Teodorico II, di nove anni e Teodeberto II, di dieci[5].
Fredegonda e Clotario II, nel 596, occuparono Parigi[4], poi marciarono contro Teodorico II e Teodeberto II, su cui riportarono una chiara vittoria nello scontro, avvenuto nel bosco di Leucofao[5] (vicino al paese di Dizy-le-Gros).

Re di Neustria[modifica | modifica wikitesto]

Morta la madre, nel 597[5], a soli tredici anni, Clotario II assunse i suoi poteri e continuò la guerra, ma fu facilmente vinto presso Dormelles (600) dalle truppe di Teodeberto e Teodorico[6].
Sotto la spinta della nonna, Teodorico nel 604 sbaragliò presso Étampes le truppe di Clotario, liberò Orléans assediata e occupò Parigi, ma non riuscì ad eliminare Clotario, al cui aiuto era giunto Teodeberto II; si stipulò l'onerosa pace di Compiègne, che Clotario fu costretto ad accettare. Ma il sacrificio territoriale gli permise di salvare l'esercito e fare rientro in patria[7].

Dopo che una rivolta degli aristocratici e del clero di Austrasia, nel 599, avevano costretto Brunechilde a rifugiarsi nella Borgogna del nipote Teodorico[8], lasciando Teodeberto libero di fare una politica indipendente, cosicché, dal 605, mosse guerra alla Borgogna avendo un buon rapporto con Clotario II.
Nel 610 Teodeberto attaccò Teodorico e, dopo averlo battuto, gli tolse diversi territori[9].
L'anno dopo, nel 611, Teodorico fece un patto con Clotario II, affinché non intervenisse nella guerra tra lui e suo fratello, Teodeberto[9].
Lo scontro fratricida si concluse, nel 612, quando Teodorico II sconfisse e uccise Teodeberto II[10], riunendo i regni di Burgundia e d'Austrasia.
Ma, l'anno seguente, mentre si accingeva a riprendere la lotta contro Clotario II, Teodorico II morì di dissenteria, nel suo palazzo di Metz[11], lasciando il regno al figlio maggiore Sigeberto II di circa undici anni, che si accingeva a governare sotto la reggenza della bisavola, Brunechilde ma che venne tradito dai nobili e dal clero austrasiani, guidati da Pipino di Landen e da Arnolfo di Metz; infatti, i nobili e il clero Austrasiani si erano ribellati a Brunechilde, che era una forte sostenitrice dell'autorità statale, e non aveva intenzione di concedere potere ai dignitari. Clotario II, invece si era impegnato a riconoscere grandi privilegi all'aristocrazia, l'ereditarietà di cariche come quella di maggiordomo di palazzo, l'esenzione dalle tasse per il clero e il diritto al papa di eleggere i vescovi: fu così che i due maggiori dignitari della corte austrasiana, il beato Pipino di Landen e sant'Arnolfo di Metz, congiurarono contro Sigeberto II e Brunechilde facilitando l'entrata nel regno d'Austrasia a Clotario II di Neustria[12].
Sigeberto II era affiancato alla guida dell'esercito burgundo dal maggiordomo di palazzo, Warnacario[5], che, temendo per la propria vita, cospirò con i maggiorenti Burgundi, per consegnare a Clotario, Brunechilde, Sigeberto ed i suoi fratellastri[13].
Sigeberto II e Brunechilde tentarono di resistere e ordinarono agli eserciti di Austrasia e di Burgundia di avanzare[13]. Lo scontro con le truppe di Clotario II avvenne sul fiume Aisne, ma per il comportamento degli austrasiani che non combatterono e, per il tradimento di Warnacario e la diserzione di molti ufficiali, anche i burgundi si ritirarono, Sigeberto, sconfitto, con pochi fedeli sostenitori tentò la fuga, verso il fiume Aire, ma venne catturato, coi fratellastri Corbus e Meroveo, mentre il secondogenito Childeberto riuscì a sottrassi alla cattura[14]. Sigeberto II, di circa undici anni, fu immediatamente ucciso, assieme a Corbus, di circa nove anni, mentre Meroveo fu graziato[7]. La bisnonna di Sigeberto II, la reggente, Brunechilde aveva tentato di raggiungere Orbe, ma venne catturata sul lago di Neuchâtel[14]. Secondo Fredegario, dopo tre giorni di torture, Brunechilde venne legata alla coda di un cavallo per i capelli, per un braccio e per un piede. Il cavallo fu fatto correre finché Brunechilde ripetutamente colpita dagli zoccoli dei cavalli morì[14].
Clotario II divenne re di tutti i Franchi, infatti, alla corona di Neustria, poté unire quelle di Austrasia e Borgogna.

Re di tutti i Franchi[modifica | modifica wikitesto]

Rimasto l'unico re dei Franchi, il 18 ottobre 614, mantenne l'impegno preso con la nobiltà e con l'Editto di Parigi (o Edictum Clotarii), confermò le grandi concessioni ai nobili e al clero, garantì l'autonomia dei tre regni e sancì che ognuno di questi sarebbe stato retto da un maggiordomo, la cui carica venne resa ereditaria. Concesse che il clero ed i vescovi venissero eletti dal popolo, in un congresso, presieduto dal metropolita, scegliendo il candidato ritenuto migliore; il re non aveva più il diritto di imporre il suo candidato, ma accettare quello eletto dal popolo e consacrarlo oppure chiedere che si procedesse alla scelta di un secondo candidato, concesse inoltre che il clero ed i vescovi godessero del privilegio di poter essere giudicati solo da altri ecclesiastici ed infine concesse a tutte le chiese del regno il diritto di asilo, cioè qualsiasi malfattore, che entrava in una chiesa, non poteva più essere arrestato dai soldati e dalle guardie del re.

Clotario II aveva finito di smantellare quanto rimaneva della concezione romana dello Stato, che quindi più fortemente assunse il carattere patrimoniale tipico della cultura barbarica, in cui le cariche e il territorio erano considerate proprietà private. Pipino di Landen e Arnolfo di Metz assunsero il controllo della corte (i loro figli, Begga e Ansegiso, si sposarono e generarono Pipino di Herstal, bisnonno di Carlo Magno). Il regno divenne un insieme di potentati civili ed ecclesiastici.

Nel 622, su pressione dei potentati austrasiani, Clotario II proclamò re d'Austrasia suo figlio Dagoberto[15], che era stato educato ed era ancora sotto la tutela di Arnolfo di Metz e Pipino di Landen.

Clotario II morì nell'ottobre 629, dopo 45 anni di regno (il più lungo di tutta l'età merovingia) e fu sepolto nella chiesa dell'abbazia di San Vincenzo (oggi Saint-Germain-des-Prés), presso Parigi[16]. Gli subentrarono i due figli, Dagoberto e Cariberto[17],

Il re dei Franchi, con Clotario II, perse molto del suo potere, che passò alla nobiltà (soprattutto al maggiordomo di palazzo) e all'alto clero: i suoi successori vennero detti i Re fannulloni.

Matrimoni e discendenza[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Gregorio di Tours, Historia Francorum, IV, 28
  2. ^ a b Gregorio di Tours, Historia Francorum, VI, 41
  3. ^ Fredegario, Fredegarii scholastici chronicum, Pars quarta, III
  4. ^ a b Fredegario, Fredegarii scholastici chronicum, Pars quarta, XV
  5. ^ a b c d Fredegario, Fredegarii scholastici chronicum, Pars quarta, XVI
  6. ^ Fredegario, Fredegarii scholastici chronicum, Pars quarta, XX
  7. ^ a b Fredegario, Fredegarii scholastici chronicum, Pars quarta, XXVI
  8. ^ Fredegario, Fredegarii scholastici chronicum, Pars quarta, XIX
  9. ^ a b Fredegario, Fredegarii scholastici chronicum, Pars quarta, XXVII
  10. ^ Fredegario, Fredegarii scholastici chronicum, Pars quarta, XXXVIII
  11. ^ Fredegario, Fredegarii scholastici chronicum, Pars quarta, XXXXIX
  12. ^ Fredegario, Fredegarii scholastici chronicum, Pars quarta, XL
  13. ^ a b Fredegario, Fredegarii scholastici chronicum, Pars quarta, XLI
  14. ^ a b c Fredegario, Fredegarii scholastici chronicum, Pars quarta, XLII
  15. ^ Fredegario, Fredegarii scholastici chronicum, Pars quarta, XLVII
  16. ^ Fredegario, Fredegarii scholastici chronicum, Pars quarta, LVI
  17. ^ Fredegario, Fredegarii scholastici chronicum, Pars quarta, LVII
  18. ^ a b Fredegario, Fredegarii scholastici chronicum, Pars quarta, XXV
  19. ^ Fredegario, Fredegarii scholastici chronicum, Pars quarta, XLVI
  20. ^ Settipani (1993), p. 95
  21. ^ Settipani (1993), p. 99
  22. ^ Léon Levillain, Études mérovingiennes: la charte de Clotilde (10 mars 673), 1944
  23. ^ Fredegario, Fredegarii scholastici chronicum, Pars quarta, LIV

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Fonti primarie[modifica | modifica wikitesto]

Letteratura storiografica[modifica | modifica wikitesto]

  • Christian Pfister, La Gallia sotto i Franchi merovingi. Vicende storiche in Storia del mondo medievale, Cambridge, Cambridge University Press, 1999, pp. 688-711.
  • Christian Pfister, La Gallia sotto i Franchi merovingi, istituzioni in Storia del mondo medievale, Cambridge, Cambridge University Press, 1999, pp. 712-742.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Successioni[modifica | modifica wikitesto]

Predecessore Re di Neustria Successore
Chilperico I 584-629 Dagoberto I
Predecessore Re di Borgogna Successore
Sigeberto II 613-629 Dagoberto I
Predecessore Re di Austrasia Successore
Sigeberto II 613-622 Dagoberto I
Predecessore Re del Regno Franco dell'est Successore
vacante 613-622 vacante

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