Virginia Oldoini

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
La Contessa di Castiglione fotografata da Pierre-Louise Pierson, 1863-66 ca.

Virginia Elisabetta Luisa Carlotta Antonietta Teresa Maria Oldoini Verasis Asinari, contessa di Castiglione, (Firenze, 23 marzo 1837Parigi, 28 novembre 1899), è stata una nobildonna italiana.

Indice

Biografia [modifica]

Il padre di Virginia, il marchese Filippo Oldoini, era nato a La Spezia il 25 febbraio 1817, primo deputato della Spezia, nel 1848, al Parlamento del Regno di Sardegna, in seguito ambasciatore d'Italia a Lisbona. Sua madre, la marchesa Isabella Lamporecchi, era nata a Firenze, figlia di Luisa Chiari, ballerina di teatro, e del grande giureconsulto Ranieri Lamporecchi. Entrò giovinetta alle Orsoline per una crisi mistica ma il suo ritiro durò poco. Giunta all'adolescenza era intelligente, di carattere brillante, bellissima e di gusti raffinatissimi.

Irrequieta, estremamente consapevole della propria bellezza e intrigata fin da giovanissima da storie galanti, ma anche ambiziosa e intelligente, sposò a 17 anni Francesco Verasis Asinari, conte di Costigliole d'Asti e Castiglione Tinella, dal quale ebbe un figlio, Giorgio Verasis Asinari, erede del titolo, che morirà a 24 anni per malattia. Storicamente siamo in pieno Risorgimento italiano, precisamente tra la prima e la seconda guerra per l’indipendenza. Il matrimonio, che lei prevede noiosissimo, segna un punto di svolta: trasferitasi a Torino nel palazzo dei Castiglione che fiancheggia la residenza di Cavour, ella compie un mirabolante ingresso alla vita di corte di Vittorio Emanuele II. La sua bellezza risalta anche grazie all'inimitabile gusto per gli abiti originali e audaci. La sua eleganza, sempre ricercata fin nei dettagli, costosissima, e il suo charme conquistano tutti, inizialmente senza distinzione di sesso. Iniziano i dissapori coniugali: Virginia è troppo bella, e concede i suoi favori a molte persone importanti, tra cui entrambi i fratelli Doria, il banchiere Rotschild, l'imperatore dei francesi, Cavour, Costantino Nigra, ambasciatore in Francia e lo stesso Vittorio Emanuele II. Presto la situazione diventa insostenibile e, anche per salvarsi dall'ingente mole di debiti contratti dalla moglie, il marito chiede la separazione. Dopo la separazione partecipava alle feste ad agli spettacoli indossando gioielli preziosissimi e vestiti audaci e inconsueti. Ebbe numerosi flirt dei quali annota tutti i particolari sul suo Journal. Questo diario è redatto dalla contessa in maniera decisamente astuta, col chiaro intento di far risaltare solo ed esclusivamente le sue doti: non è mai riportato alcun episodio che possa metterla in qualche modo in cattiva luce o che faccia notare i suoi difetti.


Il matrimonio la introdusse alla corte dei Savoia, dove ebbe gran successo con il re Vittorio Emanuele II ,ma anche con i fratelli Doria, il banchiere Rothschild e Costantino Nigra, ambasciatore del Piemonte sabaudo in Francia.

La Contessa di Castiglione ritratta da Michele Gordigiani, 1862

Considerate la sua intraprendenza e le sue doti di fascino, forse un po' imbarazzanti per il parente ma molto utili per il politico, il cugino Cavour nel 1855 la inviò in missione alla corte francese di Napoleone III per perorare presso l'imperatore l'alleanza franco-piemontese.

La gran presenza mondana e seduttiva della contessa (la principessa di Metternich la definì «una statua di carne») diede i risultati attesi: ospitata lussuosamente a Compiègne, mondanissima, costosissima, la contessa fu per un anno l'amante pressoché ufficiale dell'imperatore, suscitando invidie, grande scandalo e la furia della cattolicissima imperatrice Eugenia. La rivalità giunse al punto che, essendo stato l'imperatore oggetto di un attentato nella casa della contessa in Rue Montaigne, si disse che si fosse trattato di una messinscena orchestrata dall'imperatrice stessa per danneggiare la rivale.
L'intrigo diede comunque i suoi buoni frutti con l'appoggio francese alla partecipazione italiana alla Guerra di Crimea, ma la fortuna della contessa cominciò ad appannarsi.
[senza fonte]

Il marito, (da lei soprannominato con derisione "il povero Becco"), rovinato economicamente dai dispendiosi capricci di sua moglie, ne rimase sempre innamorato, malgrado i noti tradimenti e malgrado il disprezzo che ella professava nei suoi confronti (era solita dire, nella sua superbia, che se invece di maritarla a Castiglione sua madre l'avesse portata a Parigi, invece di una Spagnola - Eugenia, consorte di Napoleone III - ci sarebbe stata un'italiana sul trono di Francia). Francesco Verasis morì il 30 maggio 1867, durante i preparativi per le nozze di Amedeo d'Aosta con la principessa Maria Vittoria dal Pozzo della Cisterna.

La Contessa di Castiglione proseguì la sua carriera divenendo anche, per un certo periodo, l'amante di Vittorio Emanuele II. Malgrado le ricchezze accumulate (mediante i sussidi ottenuti dal Re o mediante speculazioni borsistiche in combutta coi Rothschild, durante le guerre di indipendenza), Virginia era incapace di accettare l'inesorabile scorrere del tempo che la condannava ad abbandonare il suo ruolo di "più bella donna del secolo". Rancorosa, sempre più ripiegata su se stessa, si stabilì a Parigi in un ammezzato di Place Vendôme (che aveva battezzato "la mia colonna", così come in altri tempi la collina dei cappuccini dove a La Spezia aveva trascorso l'infanzia era chiamata "la mia montagna" e "la mia torre"), chiudendosi nel lutto per la propria bellezza in disfacimento. Virginia aveva accumulato molti debiti sia per la sua vita dispendiosa sia per la causa di divorzio che il marito le aveva intentato con ampia documentazione. Dopo aver brillato e scintillato dell’eleganza più sfrenata, tra balli ed amanti, e aver conosciuto i fasti e i trionfi della mondanità e della propria influenza, finisce i suoi giorni come una romantica eroina: in solitudine, malinconica, nostalgica ed inconsolabile per il fascino perduto. E come un’eroina decadente farà coprire gli specchi del suo appartamento parigino con un velo nero, affinché non rispecchino più la sua bellezza perduta, chiudendosi in un voluto eremitaggio. Il 28 Novembre 1899, muore nella sua casa, senza clamore. Chiede di essere sepolta a La Spezia, senza funzione religiosa né fiori, e che non venga data alcuna notizia alla stampa né alle autorità. Avrà invece una regolare funzione religiosa, e ai suoi funerali parteciperanno personaggi noti.


Tornò in Italia e invecchiò nella sua villa familiare a La Spezia, in un luogo privo di specchi ma ingombro di fotografie attestanti la sua passata bellezza.

Morì nella sua casa di Rue Cambon 14, dove era stata costretta a trasferirsi dopo essere stata sfrattata, nel 1893, dal prestigioso appartamento di Place Vendôme, essendo stato acquistato l'intero stabile dal gioielliere Boucheron.

Conservò fino a vecchiaia avanzata, a mo' di gelosa reliquia, all'interno di una piccola teca sferica di cristallo, la vestaglia di seta verde con la quale, secondo lei, durante la notte passata con Napoleone III di Francia cambiò la storia d'Italia. Avrebbe voluto essere sepolta proprio con quell'indumento ma i suoi eredi non rispettarono le sue volontà. Attualmente la "storica camicia da notte di Compiégne" è al Museo Cavouriano di Sarzana.

Le sue carte, che testimoniavano i contatti da lei avuti con molti importanti personaggi dell'epoca, furono sottratte e - si dice - bruciate dalla polizia subito dopo la sua morte.

È sepolta al cimitero del Père Lachaise, a Parigi.

Nel 2011 il Comune della Spezia le ha intitolato il "Largo Virginia Oldoini" nei giardini di fronte al Conservatorio e già dal 2001 è stato collocato un busto in bronzo a lei dedicato, opera dell'artista Francesco Vaccarone, all'ingresso del palazzo in cui abitava.

Citazioni [modifica]

«Io sono io, e me ne vanto; non voglio niente dalle altre e per le altre. Io valgo molto più di loro. Riconosco che posso non sembrare buona, dato il mio carattere fiero, franco e libero, che mi fa essere talvolta cruda e dura. Così qualcuno mi detesta; ma ciò non mi importa non ci tengo a piacere a tutti». «Ogni donna ha il dovere di essere bella, non per sé, ma per gli altri. Per sé invece, deve essere ambiziosa, astuta e agguerrita».


Influenze nella cultura [modifica]

Cinema [modifica]

Televisione [modifica]

Letteratura [modifica]

Bibliografia [modifica]

Voci correlate [modifica]

Altri progetti [modifica]

Collegamenti esterni [modifica]

Controllo di autorità VIAF: 15641563