Basilica di San Francesco (Siena)

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Coordinate: 43°19′19.99″N 11°20′04.12″E / 43.32222°N 11.334477°E43.32222; 11.334477

Basilica di San Francesco
La facciata
La facciata
Stato Italia Italia
Regione Toscana Toscana
Località Siena
Religione Cristiana cattolica di rito romano
Diocesi Arcidiocesi di Siena-Colle di Val d'Elsa-Montalcino
Stile architettonico Gotico
Inizio costruzione 1326
Completamento 1475
La basilica di San Francesco vista dalla Torre del Mangia

La basilica di San Francesco è tra le più importanti chiese di Siena, situata in piazza San Francesco. Eretta nel XIII secolo in stile romanico fu ingrandita nei due secoli successivi nell'immensa struttura gotica attuale. Conserva al suo interno la pisside con le Sacre Particole.

Storia[modifica | modifica sorgente]

I francescani arrivarono a Siena immediatamente dopo la morte di San Francesco d'Assisi, avvenuta nel 1226. Tra il 1228 e il 1255 si registra la costruzione di una prima chiesetta nel sito in cui ora sorge la basilica. L’edificio attuale fu costruito tra il 1326 e il 1475 in forme gotiche, ingrandendo una chiesetta preesistente. Nel Quattrocento prese parte al progetto forse Francesco di Giorgio. Nel 1655 un incendio rovinò la chiesa, lasciandola malridotta per oltre due secoli: vennero infatti attuati pessimi restauri e aggiunte barocche poco amalgamate. Nel 1763-1765 si provvide alla costruzione del campanile attuale, su progetto di Paolo Posi.

Le operazioni di restauro iniziarono alla fine del XIX secolo, quando Giuseppe Partini ripristinò l’interno (1885-1892) e Vittorio Mariani e Gaetano Ceccarelli sostituirono la malridotta facciata medievale con quella attuale (1894-1913).

Il miracolo delle Sacre Particole[modifica | modifica sorgente]

La Basilica di S.Francesco

Il 14 agosto 1730 venne rubata dalla basilica una pisside con 351 particole (ostie) consacrate. Tre giorni dopo, il 17 agosto, le particole vennero ritrovate nella cassetta delle elemosine della vicina chiesa di Santa Maria di Provenzano (non si conoscono i motivi del furto, né della restituzione da parte del ladro).durante le messa al momento della elevazione un chierichetto si fermò davanti a una cassetta per elemosina e scorse del bianco, aperta furono trovate le ostie. Per motivi igienici venne deciso di non consumare le particole] in quanto la cassetta in cui vennero ritrovate era piene di polvere e ragnatele. le ostie vennero riportate il giorno dopo con una grande processione in San Francesco .Inoltre i fedeli chiesero di conservare le particole per poterle adorare a fini riparatori. le ostie vennero messe prima in un corporale poi dopo la visita canonica del Padre Generale in una nuova pisside e fatta sigillare. Dopo circa trent'anni la pisside fu aperta e si costatò che le ostie erano integre e intatte , non ci si pose problema, fu chiusa e poste nel tabernacolo. Circa 12 volte fu fatta questa operazione. Dopo oltre 280 anni le particole sono ancora integre, a dispetto della loro normale natura a ridursi in poltiglia e polvere entro circa due anni. Nel 1914 al momento della riapertura ci si meravigliò che le ostie erano ancora intatte. Analisi chimiche e biologiche effettuate nel 1914 dimostrarono come le particole erano ancora composte da farina di pane azzimo, inalterate nell’aspetto, prive di batteri, acari e muffe, che invece avevano attaccato le pareti interne della pisside che le conteneva.si gridò al miracolo La Chiesa Cattolica attribuisce questo fenomeno soprannaturale alla Reale Presenza del Corpo di Gesù Cristo nelle particole consacrate, in accordo con il dogma eucaristico. Questo è un miracolo permanente, in quanto le ostie non sono una reliquia di ciò che avvenne nel 1730,ma la presenza reale di Gesù Eucarestia ancora oggi(perché il pane è fresco).

Le particole sono conservate in inverno e in estate in due cappelle diverse all’interno della basilica, rispettivamente nel transetto destro e sinistro.

Facciata[modifica | modifica sorgente]

La chiesa medievale gotica del 1326-1475 aveva una facciata coperta di fasce di marmo bianche e verdi, nello stile delle pareti laterali esterne del Duomo di Siena, un portale quattrocentesco di Francesco di Giorgio Martini e un rosone dello stesso autore. I lavori di restauro intrapresi alla fine del XIX secolo portarono alla sostituzione di tale facciata, ormai rovinata, con quella attuale in stile neogotico, fatta con laterizi e assai sobria. Tra le poche decorazioni si trovano un portale cuspidato in marmo che raffigura, nella lunetta, San Francesco e san Bernardino in adorazione della Vergine col Bambino e, in cima alla cuspide, il Cristo con la croce. Gli stemmi disseminati sulla facciata, anch'essi in marmo, rappresentano la città di Siena e le famiglie che hanno contribuito al mantenimento e restauro della chiesa. Il rosone è l'unico elemento antico, ereditato dalla facciata quattrocentesca di Francesco di Giorgio Martini.

Interno[modifica | modifica sorgente]

La navata

L'edificio presenta una pianta a croce egizia, con unica navata ampia coperta a capriate e senza cappelle sporgenti, un transetto anch'esso coperto a capriate e molte cappelle voltate a crociera su entrambi i lati, tutte terminanti con una parete piatta piuttosto che semicircolare. Essendo la pianta a croce egizia manca un coro ed un'abside, sostituito da una cappella centrale simile alle altre del transetto, se si eccettua la maggiore dimensione. Tale pianta seguiva lo schema dell'architettura cistercense ed era un semplificato modello architettonico degli ordini mendicanti, che mirava ad un tempo a creare un ambiente di estese dimensioni, estremamente adatto alla predicazione ad una vasta folla di fedeli, e dall'altro ad eliminare gli eccessi decorativi.

Tutte le pareti interni sono caratterizzati da fasce di marmo bianco e verdi, sull'esempio del Duomo della stessa città. In seguito all'incendio del 1655 e al ripristino ottocentesco, l'ambiente interno è cambiato molto rispetto al passato, appare quasi disadorno, nonostante la recente ricollocazione dei dipinti originariamente ubicati negli altari barocchi demoliti nel XIX secolo.

La proiezione verticale della navata è a due fasce con altari nella prima e finestre gotiche con vetrate nella seconda, bifore lungo la navata e una grande quadriforaabsidale. Tali vetrate sono ben 36, in tutta la chiesa, e furono fatte dalla vetreria F. Zettler di Monaco di Baviera intorno al 1885-1890. Di queste, 25 sono state rifatte dalla stessa vetreria poco dopo la seconda guerra mondiale, essendo state distrutte dai bombardamenti.

Controfacciata[modifica | modifica sorgente]

In controfacciata si conservano i resti di due sepolcri trecenteschi e, in alto, due grandi affreschi frammentari staccati rispettivamente da Porta Romana e Porta Pispini: l'Incoronazione della Vergine, iniziata dal Sassetta nel 1447 e terminata da Sano di Pietro nel 1450 (a sinistra), e la Natività di Cristo eseguita dal Sodoma nel 1531 (a destra).

Lato sinistro della navata[modifica | modifica sorgente]

Numerose sono le opere di questo lato della navata. Degno di nota è il portale rinascimentale che si incontra all’inizio della navata. Fu disegnato da Francesco di Giorgio Martini intorno al 1450 per la facciata esterna e qui trasferito dopo i restauri dei secoli XIX-XX (il dipinto ad olio su legno raffigurante San Padre Pio è opera moderna di Ezio Pollai del 1996).

Interessanti sono anche i bassorilievi in marmo raffiguranti la benedizione della prima pietra e, più avanti, San Francesco che benedice gli uccelli e San Francesco che appare a Gregorio IX, tutte opere di fine-Duecento recuperate dalla vecchia chiesa romanica e murate su questa parete.

Al termine della parete troviamo un affresco staccato raffigurante la Crocifissione di Girolamo di Benvenuto (fine XV-inizio XVI secolo).

Le sei pale sono opere non eccelse di pittori dei secoli XVI-XVII inclusi Alessandro Casolani e Ilario Casolani, Jacopo Zucchi, Pietro Sorri, Pietro da Cortona, un pittore vicino a Deifebo Burbarini e Dionisio Montorselli.

Lato destro della navata[modifica | modifica sorgente]

All'inizio del lato destro della navata è presente, entro una lunetta, una Visitazione e santi di pittore senese del primo Quattrocento. Più avanti si vedono in un nicchione altri frammenti di affreschi attribuiti ad Andrea Vanni (seconda metà del XIV secolo) in cui si riconoscono Santa Caterina d'Alessandria, Santa Margherita, San Gherardo, Santa Chiara, San Giovanni Battista e San Francesco che riceve la stimmate.

Alla fine della parete il crocifisso ligneo della fine del Duecento è una delle opere più antiche della chiesa, sopravvissuto miracolosamente all’incendio del 1655.

Le tre tele sono opere minori dei secoli XVI-XVII di Giuseppe Nicola Nasini, Giovan Battista Ramacciotti, ed Alessandro Casolani insieme a Vincenzo Rustici.

Dopo il portale laterale è presente la tomba dei Tolomei, qui trasportata dall'esterno; una lastra nel pavimento è additata tradizionalmente come tomba di Pia de' Tolomei.

Cappella Maggiore[modifica | modifica sorgente]

La vetrata della Cappella maggiore

Contiene un altare moderno in marmo disegnato da Giuseppe Partini e scolpito da Leopoldo Maccari (XIX secolo) e una bellissima vetrata, la maggiore della chiesa nonché una delle più belle vetrate moderne. Raffigura l'approvazione di Papa Onorio III della regola di San Francesco ed è opera della Vetreria F. Zettler di Monaco di Baviera del 1889 (rifatta dalla stessa vetreria nel 1952).

Sulla parete sinistra sono esposti due busti raffiguranti i genitori del papa senese Pio II, Silvio Piccolomini e Vittoria Forteguerri. Sono i resti delle tombe dei genitori del pontefice, commissionate dal pontefice stesso ad Antonio Federighi nel 1459, per onorare la memoria dei genitori scomparsi. Per l'occasione i corpi furono trasferiti da Pienza a questa chiesa.

Cappelle del transetto[modifica | modifica sorgente]

Ambrogio Lorenzetti, Martirio di cinque frati francescani
Pietro Lorenzetti, Crocifissione

I maggiori tesori della chiesa si trovano proprio nelle otto cappelle del transetto ai lati della Cappella Maggiore (quattro a destra e quattro a sinistra).

Partendo dalla prima cappella che si trova vicino alla parete di fondo a sinistra, è da segnalare un affresco staccato dal chiostro del convento, dipinto da Jacopo di Mino del Pellicciaio prima del 1396 e raffigurante la Maestà. Nella seconda cappella si trovano due affreschi di Ambrogio Lorenzetti staccati dalla Sala Capitolare del convento e risalenti al 1335-1340. Raffigurano storie di frati francescani e precisamente il Martirio di cinque frati francescani (a sinistra) e San Ludovico di Tolosa si congeda da papa Bonifacio VIII (a destra). Nella quarta cappella c’è invece un'opera del fratello di Ambrogio, Pietro Lorenzetti, un altro affresco staccato dalla Sala Capitolare e raffigurante la Crocifissione (1336-1337 circa).

Nella quinta cappella, la prima dopo la cappella maggiore centrale, una Madonna col Bambino di Andrea Vanni (1398) risulta annerita, nonostante i recenti restauri, a causa dell’incendio del 1655. Questo dipinto e il crocifisso ligneo della navata sono le uniche opere “infiammabili” che si trovavano nella chiesa prima dell'incendio e a questo sopravvissute. La sesta cappella reca sulla parete destra il monumento funebre in marmo al cavaliere Cristoforo Felici, realizzato da Urbano da Cortona nel 1463. Nella cappella successiva da ammirare, sulla parete destra, un bassorilievo in marmo del 1340 circa di Giovanni d'Agostino, l’artista che copriva la carica di capomastro dell’Opera del Duomo in quegli anni. Rappresenta l'Assunzione di Maria. Nella stessa cappella, il polittico moderno neogotico al centro è degno di nota per essere una delle poche opere raffigurante san Massimiliano Kolbe, il padre francescano deportato ad Auschwitz che volle sostituirsi volontariamente ad un condannato a morte. La figura di Kolbe si trova a destra nel polittico ed è un'aggiunta di Aldo Marzi (1973) ad un polittico precedente di Pietro de Pezzatis (1898) con la Madonna e san Francesco.

Il transetto contiene altre quattro cappelle sul lato opposto rispetto a quelle già descritte. Di queste la seconda e la quarta, numerate a partire dalla parete sinistra di fondo, preservano le Sacre Particole profanate nel 1730 e rimaste da allora miracolosamente incorrotte. Le particole vengono collocate nella seconda e quarta cappella in estate ed inverno, rispettivamente. La seconda cappella “estiva” fu realizzata da Lorenzo di Mariano detto il Marrina nel 1504, ma fu rifatta interamente nel XIX secolo. Dell’apparato originario rimane però soltanto il pavimento a graffito con le quattro Virtù cardinali. La quarta cappella “invernale” è decorata sulla sinistra da un finto polittico ad affresco della seconda metà del Trecento di Lippo Vanni, raffigurante la Madonna col Bambino e santi, staccato dal convento.

Le bandiere delle contrade nella basilica[modifica | modifica sorgente]

Dalle pareti della navata penzolano le bandiere delle contrade di tutta la città, come avviene in altri edifici religiosi di Siena. Trovandosi la basilica sulla linea di confine tra il territorio della contrada della Giraffa e di quello della contrada del Bruco, alle due contrade spettano il patronato di due cappelle molto importanti della chiesa, rispettivamente la Cappella Maggiore e la Cappella estiva delle Sacre Particole. In entrambi i casi i pilastri di ingresso della cappella esibiscono quattro bandiere della contrada che ne ha il titolo (due per pilastro). Le bandiere delle rimanenti contrade di Siena sono qui presenti perché ogni singola contrada il giorno in cui rende omaggio al proprio santo protettore fa il giro della città e si reca anche in S. Francesco, dove rende omaggio alle Sacre Particole (rubate e ritrovate nel periodo di quel palio del 16 agosto 1730 che per questo motivo non fu corso).

Sagrestia[modifica | modifica sorgente]

Si accede alla sagrestia dal transetto destro. Essa conserva un lavabo cinquecentesco tra affreschi di Angeli del Sodoma.

Il convento[modifica | modifica sorgente]

Il convento di San Francesco venne eretto nel XV secolo e ingrandito nel 1518. Dopo la secolarizzazione è stato adibito a sede della facoltà di Economia dell'Università degli Studi di Siena e della Biblioteca del circolo giuridico, che vanta oltre 177.000 volumi e opuscoli, 1000 cinquecentine e numerosi manoscritti.

Opere già in San Francesco[modifica | modifica sorgente]

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Paolo Torriti, La Basilica di San Francesco e l'Oratorio di San Bernardino a Siena, Sagep, Genova, 1987.
  • Padre Paolo Primavera, La Basilica di San Francesco in Siena, Tipografia L'Artigiana, Siena, 2008.
  • Toscana. Guida d'Italia (Guida rossa), Touring Club Italiano, Milano 2003. ISBN 88-365-2767-1

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