Amerighi

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Gli Amerighi, originari della Francia meridionale furono una famiglia patrizia senese protagonista nelle vicende politiche ed economiche della Repubblica di Siena. Strenui difensori delle libertà repubblicane, parteciparono attivamente nelle guerre contro la Repubblica di Firenze e la nascente signoria dei Medici.

Arme della famiglia Amerighi sulla porta del Castelletto di Vignoni (Anno 1360).Non più visibile dopo l'alluvione del 1966

Storia[modifica | modifica sorgente]

Giunti in Italia nella seconda metà del XII secolo, vissero inizialmente, nel Ducato di Spoleto. Successivamente, con Ulrico definito anche come Amerigo da Spoleto[1] e Renaud, suo fratello, decisero di insediarsi definitivamente nella città di Siena. I loro figli parteciparono al governo della giovane Repubblica, con l'incarico di "Consoli" negli anni 1180,[2] 1190, 1195[3]. Nelle fonti documentarie e nelle fonti bibliografiche[3], per individuare l'appartenenza alla stessa origine familiare, vengono usati singolarmente o contemporaneamente sia il predicato "de' Machoni" (a volte nella forma contratta "de Macôni" o "Macôni"[4]), sia i cognomi di origine patronimica Amerighi e Renaldini. Negli anni seguenti, abbandonato definitivamente il predicato "de' Macôni", nacquero due distinte famiglie: Renaldini e appunto Amerighi.

Il periodo senese (1180 circa - 1739)[modifica | modifica sorgente]

Durante la "Repubblica di Siena"[modifica | modifica sorgente]

Durante tutto il XIII secolo, nella fase di maggiore espansione, Siena ebbe come principale obiettivo, quello di consolidare i confini, sia di mare che di terra a danno dei signori feudali (Pannocchieschi, Aldobrandeschi, Tederighi, Salimbeni), i cui territori vennero progressivamente annessi, frazionati e redistribuiti ai signori di comprovata fedeltà alla Repubblica. In questo contesto anche gli Amerighi, appartenenti al "Monte dei Riformatori" furono parte attiva partecipando alla progressiva integrazione sia politica, che socio-economica delle popolazioni e dei territori della Toscana meridionale.

Troviamo:

  • Amerigulino[5]: è fra gli emissari della Repubblica che ratificano il giuramento[6] dell'osservanza della Lega con Siena da parte della Città di Poggibonsi, posta al confine con i Fiorentini. 10 luglio 1221.
  • Amerigo[7]: è fra i procuratori nominati dal Comune di Massa di Maremma (attuale Massa Marittima) per ratificare la pace con i fuoriusciti di quella città. 8 aprile 1276. Partecipò[8] come capitano alla Battaglia di Montaperti (4 settembre 1260) distinguendosi contro il generale Uberto dei Fiorentini[9]
  • Goso di Amerigo[10]: legato nominato dal governo di Siena per l'acquisizione alla Repubblica, della Roccatederighi e tutti i territori, vassalli e diritti ad essa direttamente connessi. Unitamente il signore della Rocca Guasco Tederighi cede a Goso, sempre in rappresentanza della Repubblica, tutti diritti e le ragioni contro i Signori di Sassoforte. 14 aprile 1294
E. Romagnoli - Veduta dei Bagni di Vignone. Sullo sfondo il Castelletto di Vignoni - (Disegno del XVIII secolo).
Tavoletta di Biccherna - "La Vittoria di Camollia" Commissionata da Niccolò Amerighi 1526

Nel 1360 Il Castello di Vignoni, in Val d'Orcia (già dei Salimbeni), entra nell'orbita della famiglia Amerighi nel nome di Gherardo[11].

Nella seconda metà del XIV e nel XV secolo, durante il periodo di massimo splendore della Repubblica, sia economico che culturale, questa famiglia prosperò, continuando la sua antica attività connessa alla lana ed alla produzione di tessuti in genere, non mancando però di partecipare con continuità al governo della città e dei suoi territori. Il primo risieduto al supremo magistrato del concistoro (ossia al governo della Città) fu Amerigo di Gherardo nel 1373.[12] Si susseguirono poi con continuità fino al 1690 numerosi membri della famiglia (102), tra cui Gonfalonieri[12] e Capitani del Popolo[12].Presiedettero anche le più importanti magistrature finanziarie come quelle di Gabella e di Biccherna. Si ricorda fra tutti Niccolò, Camerlengo di Biccherna nel 1526[13], cui è attribuita la commissione della Tavoletta di Biccherna raffigurante "La Vittoria di Camollia".

L'influenza della famiglia si concretizzò anche con matrimoni contratti con le più importanti famiglie della Repubblica. (Evidenziamo i Vanni,[14] i Petrucci,[14] i Piccolomini,[14] i Bandini,[14] gli Ugurgieri della Berardenga,[14] i Tolomei,[14] i Cinughi[14], i Cacciaguerra.[14])

La prima metà del XVI secolo vide la Repubblica di Siena al centro del cambiamento geopolitico che interessò la penisola, stretta fra gli interessi Imperiali e quelli della Francia.

"Cardinale Francois de Tournon

Gli Amerighi, in quell'epoca, occupavano ruoli di primo piano nel governo dello stato.

"Diego Hurtado de Mendoza"
  • Niccolò: (Siena 1472). Sposa nel 1505 Beatrice Carli Piccolomini[14]. capitano del Popolo nel 1537[12].
  • Pier Maria[18]: (Siena 1508). Sposa nel 1553 Celia Petrucci[14]. Uno dei quattro Capitani Generali[21] della Repubblica.

La condizione dominante della famiglia negli affari della repubblica, consentì di tessere un delicato e molto complesso sistema di relazioni che portò alla cosiddetta cacciata degli spagnoli[23] nel 1552. Questo evento concluse un periodo di oppressione iniziato il 24 aprile 1535, con l'entrata di Carlo V in Siena. In quella occasione, l'Imperatore fu accolto trionfalmente dai Senesi, che erano convinti di avere acquisito un potente alleato contro i nemici Fiorentini. Alleanza però che si trasformò progressivamente in occupazione, che ebbe come epilogo, la costruzione di una cittadella, roccaforte della guarnigione spagnola, entro le mura cittadine.

"Amerigo Amerighi"

Questa prima fase della guerra di Siena contro gli spagnoli ebbe come protagonisti, da una parte, Amerigo Amerighi, capo della congiura o rivoluzione[24], dall'altra, don Diego Hurtado de Mendoza y Pacheco[25], delegato di Carlo V, per gli affari senesi.

Amerigo, riuscì, muovendosi con perizia tra Roma, Venezia e Parigi a concludere un negoziato con il cardinale François II de Tournon, emissario pontificio e il Monsignor Mirapois, ambasciatore francese.

Il 18 luglio 1552, nel convegno di Chioggia[18] ottenne un importante finanziamento, da parte dei francesi, per costituire un esercito da opporre al contingente militare spagnolo a Siena.

Per sviare i sospetti, ottenne, inoltre, che dal Convegno uscisse la notizia di una spedizione contro il regno di Napoli (che dal 1516 era entrato nella sfera di influenza Imperiale).

A causa di questa notizia fuorviante, il de Mendoza si vide costretto ad alleggerire il contingente militare a Siena, per rafforzare le difese di quel regno.

Con grave rischio il negoziato fu tenuto segreto ed era conosciuto da pochissime persone. Il de Mendoza aveva grandissima fiducia nei confronti di Amerigo che da parte sua mostrava piena fedeltà alla causa imperiale[26]. Circostanza questa che procurò a lui e alla famiglia grave discredito verso i Senesi che lo consideravano, a torto, un traditore.

Questi fatti allarmarono gli alleati e il cardinale de Tournon, che, temendo per la vita di Amerigo e per quella dei suoi familiari, offrì loro asilo presso la Repubblica di Venezia[27]. Tale eventualità non fu però presa in considerazione, al fine di non pregiudicare il buon esito della cospirazione, ormai giunta alla fase risolutiva.

I fratelli Amerighi e Claudio Zuccantini, ritennero, a questo punto, indispensabile coinvolgere nell'iniziativa, un nome di prestigio che avesse credito presso la gioventù senese. Fu deciso di coinvolgere[28] lo stesso cugino di Amerigo, Enea Piccolomini Pieri[29] delle Papesse[30], che viveva vicino a Vignoni nella città di Pienza, la cui adesione fu determinate per la riuscita dell'operazione.

Amerigo approfittando del suo ruolo nel collegio di Balìa appose il Sigillo della Repubblica su un quinterno di fogli bianchi[31], da trasformare in "patenti" atte a dare ampi poteri, di vita o di morte, ai comandanti militari dell'impresa, che cominciarono immediatamente il reclutamento delle truppe.

Nella notte tra il 26 e il 27 luglio dell'1552 fu radunato un esercito di oltre 4.000 uomini, stanziati, in gran segreto, tra Vignoni e San Quirico d'Orcia[32], il cui comando era diviso tra il Cavalier Amerigo[33], il capitano generale Pier Maria ed Enea Piccolomini delle Papesse. Il contingente Francese di Piero Strozzi, invece tardava a venire.

La notizia dell'insurrezione ormai era difficile da tenere sotto controllo ed Amerigo, per non vanificare la sorpresa, diede l'ordine di intervenire anche senza lo Strozzi. Così, mentre le truppe del Piccolomini e Pier Maria marciavano su Siena, quelle di Amerigo occuparono la fortezza di Montalcino e Buonconvento[34].

Marco Antonio e il capitano del Popolo Claudio Zuccantini (suo cognato), rimasero a Siena per organizzare l'insurrezione interna.

Tavoletta di Biccherna - Resa della Repubblica di Siena Ritirata in Montalcino. In basso lo stemma "Amerighi" - 1559

La guardia spagnola, insospettita da informazioni anonime, arrestò numerose persone, compreso lo Zuccantini, che rischiò la defenestrazione[35] dal Palazzo del Governo. Marco Antonio invece riuscì a sottrarsi[36].

Tavoletta di Biccherna - I senesi demoliscono la fortezza degli spagnoli - In basso a destra lo stemma "Amerighi" - 1552

I combattimenti durarono fino al 29 luglio, quando gli spagnoli si ritirarono nella loro cittadella. Cominciarono i negoziati e gli occupanti, ormai battuti, lasciarono la città il 5 di agosto[37].

Il periodo di pace, per Siena, durò pochi mesi, fino al mese di gennaio 1553. In questo breve periodo la cittadella fortificata costruita dagli spagnoli fu demolita.

Seguì un periodo di grande travaglio.

Nella seconda fase della guerra, che vide le forze imperiali e fiorentine contrapposte a quelle francesi e senesi, il territorio della repubblica fu devastato. Il castello di Vignoni fu seriamente danneggiato, con la distruzione quasi totale del mastio; di conseguenza anche l'attività manifatturiera della famiglia Amerighi fu compromessa con la distruzione, a Bagno Vignoni, della Torre[38] (non più esistente) ed i sottostanti mulini.

Il capitano Pier Maria durante i mesi che seguirono, agli ordini di Piero Strozzi, comandante generale dell'esercito franco-senese, ebbe un ruolo rilevante, tenendo impegnato l'esercito imperiale in tutto il sud del territorio della Repubblica. Nel marzo del 1554, fu mandato in soccorso del comandante delle forze francesi in Val di Chiana, Paolo Orsini, il quale, senza combattere, aveva lasciato la città fortificata di Torrita di Siena in mano nemiche, benché, come riferito allo Strozzi, fosse notevolmente superiore di numero[38].

Fu in questa occasione che Pier Maria, radunò tutte le truppe senesi della sua giurisdizione, detta della Montagna, e le portò in Val di Chiana, costringendo l'Orsini a venire in contatto con il nemico[38]. A Chiusi l'esercito Imperiale - Mediceo subì una grave sconfitta e il loro comandante Ascanio della Cornia, nipote del Papa Giulio III, ferito, fu fatto prigioniero e condotto a Siena con 400 prigionieri[39].

Questa fu la sola e ultima battaglia di rilievo vinta dai senesi prima della "rotta" di Marciano (Battaglia di Scannagallo), dopo la quale incominciò il lungo assedio della città di Siena e il rapido declino della Repubblica. Dopo questi avvenimenti Pier Maria fu al comando della difesa di un terzo della città: Il Terzo di San Martino[18].

Nel disperato tentativo di ricevere i promessi soccorsi francesi, Pier Maria fu mandato, emissario della Repubblica, presso il gran maresciallo Brisach[40], comandante delle forze francesi in Piemonte. Amerigo, recandosi più volte a Roma[41], cercò fino alla fine, di ottenere, presso i cardinali Tournon e Farnese, l'intervento di un nuovo più consistente contingente francese.

Il 17 aprile 1555 Siena firmò la capitolazione della città, contro il volere dell'Amerigo[18].

Il capitano del popolo Mario Bandini Piccolomini, suocero di Amerigo, prese il Sigillo pubblico[42] (simbolo della continuità statuale) ed insieme al fratello Francesco[43], arcivesco di Siena, e 78 gentiluomini, tra cui tutti gli Amerighi (cui se ne aggiunsero in seguito altri 164)[44], si ritirò a Montalcino, proclamando la "Repubblica di Siena Ritirata in Montalcino", che sopravvisse fino al 1559, alla stipula del trattato di Cateau-Cambrésis.

Durante il "Granducato di Toscana"[modifica | modifica sorgente]

Dopo la pace di Cateau-Cambrésis, la Repubblica di Siena Ritirata in Montalcino si arrese e i sudditi ribelli ricevettero, dal Duca Cosimo I, il perdono per le colpe politiche passate e concessioni graziose per facilitare il loro reinserimento nella società senese già sottomessa[45].

In questo contesto, dopo anni di abbandono, il patrimonio della famiglia, che nel periodo dell'esilio era stato amministrato da terze persone, fu nuovamente curato da un Amerighi: Mario figlio di Amerigo.

  • Mario: (1565 - 1625) (Sposa nel 1583 Flavia Ugurgieri della Berardenga)[14]. Cavaliere di Santo Stefano. Si adoperò per instaurare nuovi rapporti di fiducia con il governo centrale del Granducato, dal quale ottenne importanti donazioni e concessioni, sia nel territorio di Vignoni che a Siena.
Bagno Vignoni - Loggiato e prospiciente "Vasca termale"
  1. Il Castello di Vignoni: nel 1605 fu completamente restaurato. Il mastio fu riedificato, ma le autorità granducali non ne permisero il ripristino, nella sua altezza originaria. Le mura già fortificate furono riedificate, ma con la funzione di semplice recinzione. La chiesetta romanica di San Biagio fu risanata e impreziosita dalla collocazione di un crocifisso del Giambologna[46], visibile nel Museo di Montalcino[47]. Inoltre, nel 1635, fu collocato un "Fonte battesimale"[48], di sobria fattura e di autore incerto. Conservato nella Collegiata di San Quirico. All'interno della chiesa fu fondata la cappella di San Rocco[49]. Rimane solo una targa commemorativa[50].
  2. San Quirico d'Orcia - Gli Horti Leonini: il "Giardino di San Quirico"[51] con annesso "casino", già di proprietà di Francesco I de' Medici, fu donato, nel 1581, a Diomede Leoni, da cui, poi i giardini presero il nome. Dopo la sua morte avvenuta, senza eredi nel 1589, il parco reinserito nel patrimonio Granducale, fu nuovamente oggetto di donazione e pervenne a Mario Amerighi. Questi, il 25 aprile 1591[52] istituì una commenda nell'Ordine di Santo Stefano, dove il "Giardino" fu inserito, con diversi altri beni, poderi e fabbricati. La rendita di tali beni accessori, nella legislazione del tempo, avrebbe dovuto garantire in perpetuo, la manutenzione e l'aspetto monumentale degli Horti Leonini così come ci sono pervenuti.
  3. Bagno Vignoni: dopo anni di abbandono, il piccolo centro, fu da Mario Amerighi completamente restaurato. I mulini che si affacciano sulla Val d'Orcia, furono ripristinati e l'attività molitoria riprese a pieno ritmo. Anche l'attività dedicata alla tintura dei tessuti fu ricostituita con il riutilizzo e sistemazione delle piccole vasche di contenimento, sempre nella zona dei mulini[53]. Il 25 gennaio 1592[54] Mario ottenne, dal Governo Granducale, per sé e per i suoi discendenti, la concessione delle gabelle di Bagno Vignoni, con l'obbligo di curarne la manutenzione. Mario provvide a riorganizzare la piscina delle acque termali, con una lineare cornice muraria, ornata da simmetriche lastre di pietra, così come ci è stata tramandata. Sempre a lui si deve inoltre la ricostruzione[55] della piccola cappella di Santa Caterina, affrescata da Ventura Salimbeni e situata al centro del loggiato che si affaccia sulla grande vasca termale.
    Busti marmorei di Ferdinando I de' Medici e Cosimo II, commissionati da Mario Amerighi (1616), sull'Arco di San Maurizio - Siena.
  4. Siena - Porta San Maurizio: porta della prima cinta muraria di Siena del 1200. Più per motivi di prestigio nei confronti della cittadinanza Senese che, per effettiva necessità, Mario ottenne, dal Governo Granducale, la concessione[56] in perpetuo dell'Arco di San Maurizio. Prese come pretesto il fatto di dover abbattere la muraglia sovrastante, al fine di ottenere dei piccoli locali adiacenti la casa di famiglia[57]. In ottemperanza agli impegni presi, fece affrescare da un allievo di Ventura Salimbeni gli spazi racchiusi tra i beccatelli, raffigurando immagine sacre. Inoltre per riconoscenza verso il Granduca Ferdinando I de' Medici ed il suo successore Cosimo II, pose in due nicchie, all'uopo ricavate, due busti marmorei che li raffiguravano.
  • Marco Antonio (1626 - ....)[58]. Sposa nel 1558 Filomena Placidi[14]. Partecipò alla Guerra dei Trent'anni, in Germania dove prese parte all'attacco di Cham sotto il comando del Barone von Trapp e alla Guerra di Castro sotto Raimondo Montecuccoli. Divenne capitano a 23 anni.
  • Paolo: (1664 - 1721). Si stabilì a Vienna presso la corte dell'Imperatore Leopoldo I d'Asburgo. Nel 1685, durante la guerra contro i Turchi in Ungheria e sotto il comando del colonnello Filippo Spinola Marchese di Los Balbases e del maresciallo conte Giacomo di Leslie, ventenne, partecipò alla presa della città di Muhach situata sul Danubio. Nei combattimenti sul ponte di Eszech, benché ferito, strappò ad un vessillifero turco uno stendardo[59]. Tale stendardo[60] fu inviato al padre a Siena e donato alla Chiesa di Santa Maria di Provenzano[61] che ancora lo conserva. Ai comandi del Duca Carlo V di Lorena prendeva parte all'Assedio di Buda (1686). Nell'occasione scrisse un Diario[62][63] ritenuto, storicamente prezioso.
    Stendardo Turco, sottratto in battaglia da Paolo Amerighi -1685
  • Vittorio Pompeo - Abate (1656 - 1720). Accademico degli Intronati, consigliere spirituale e confessore della Regina di Francia Maria Teresa d'Asburgo (1638-1683), alla quale dedicò un libro, che ne esaltava le qualità teologiche e religiose, intitolato: Speculum theologicum Theresiae Christianissimae Galliarum reginae[64].
  • Stanislao (1674 - 1731)[65]. Personaggio pragmatico: fu uomo di religione, uomo d'arme e uomo di lettere. Fin dalla prima infanzia visse a Vienna, dove passò gran parte della sua vita. Fu inizialmente Paggio[58], poi Oratore[66] e "Consigliere Aulico"[67] presso Leopoldo I d'Asburgo. Scrisse, nel 1696, per la Cappella di Corte un poemetto dedicato all'Imperatore, intitolato "L'Incoronazione di Salomone"[68] e musicato, per l'occasione, da Ferdinand Tobias Richter[69]. Come Cavaliere Gerosolimitano, dal 1694, partecipò alla guerra contro i Turchi in Ungheria[70]. Fu tra quelli che nel 1696, con il generale Giannandraea Corbelli[71], comandante imperiale, si recarono a Máriapócs, per esaminare l'icona del Miracolo della lacrimazione della Madonna[72]. Fece parte della commissione, nominata da Leopoldo I per svolgere l'indagine ecclesiale sull'autenticità dell'avvenimento. Successivamente, dopo la morte dell'Imperatore nel 1711, si ritirò a Malta, sua nuova residenza, dove, fra l'altro, visti i suoi trascorsi, stilò un progetto[73] per il recupero dei beni dell'Ordine, sottratti dai Turchi, in Ungheria. Ben presto però si rimise in movimento, divenendo Priore di Santa Croce del Sovrano Militare Ordine di Malta, per la lingua Italiana e si insediò nel Priorato Gerosolimitano di Messina. Nel 1731, come ultimo Conte, storicamente rilevante, di questo ramo della famiglia, morì a Lucera, lontano dagli echi del mondo

Il periodo di transizione da Siena a Firenze (1698 - 1795)[modifica | modifica sorgente]

  • Orazio Maurizio: (Siena 1665 - Firenze 1710). Sposa nel 1698 Maria Camilla Terriesi. Appartenente al ramo secondogenito della famiglia, visse tra Siena e Firenze, ove, in qualità di Cavaliere di Santo Stefano, confermò, arricchendola, una commenda nel medesimo Ordine, che prese il nome di Casa Amerighi.
    Villa Amerighi - Casa Bianca - Sant'Agata di Mugello - Firenze.
    Nel 1697 si unì in matrimonio con Maria Camilla, che con la sorella Lucrezia, era l'ultima rappresentante della famiglia patrizia fiorentina dei Terriesi. Da questo matrimonio nacquero tre figli Carlo, Raffaello e Antonio, che rimasti orfani di padre in età pupillare, vennero educati sotto la protezione della famiglia Ricasoli, che li introdusse nella società Fiorentina. Antonio, poi, divenne canonico.

Nel 1715 moriva Francesco Terriesi, personaggio di rilievo nella Toscana del tempo.

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Francesco Terriesi.

Lasciò alle due nipoti, Maria Camilla[74], negli Amerighi, Lucrezia, nei Paulini, e la loro discendenza maschile, un vasto patrimonio[75] distribuito in numerosi immobili e fondachi, a Firenze, e tenute di grande dimensione in Mugello. Alla vedova Amerighi toccò in sorte una fattoria a Sant'Agata di Mugello, consistente in diversi poderi, ville e case rurali, vigne e boschi, nonché alcuni mulini dislocati su di un vasto territorio. A capo, un'antica e pregiata dimora, detta "La Casa Bianca", da cui la tenuta prese il nome. A Firenze divenne proprietaria di alcuni immobili, tra cui un palazzetto trecentesco, situato in via delle Caldaie[76], nel quartiere di Santo Spirito.

  • Niccolò: (Siena 1667 - Siena 1739). Personaggio minore e fratello più giovane di Stanislao, fu l'ultimo rappresentante del ramo primogenito della famiglia[77]. Il patrimonio reso inalienabile dall'istituto giuridico del fedecommesso, passò al ramo fiorentino, composto da parenti ormai lontani, essendosi diviso da quello principale da quattro generazioni. Con Niccolò si interruppe quel circolo virtuoso nel quale la famiglia si era sempre mossa, tra erudizione accademica, da una parte, e tradizione militare e relazioni internazionali di alto livello, dall'altra. Non ultima andò perduta anche quella plurisecolare e radicata esperienza mercantile, che aveva rappresentato un collante non indifferente nella famiglia. Prerogative perdute che, con il tempo e non senza ostacoli e difficoltà, vennero gradualmente recuperate nella nuova realtà fiorentina.
  • Carlo:(Siena 1699 - Firenze 1778). Sposa nel 1754 Francesca di Simone Fazzi. Nel 1736, con la morte della madre Maria Camilla divenne erede del patrimonio fiorentino, di recente acquisizione, e nel 1739 di quello senese che, insieme al titolo comitale
    Accademici Intronati[78]. Cavalieri dell'Ord. di S. Stefano[79]. Cavalieri dell'Ord. di Malta[80].
    , gli venne lasciato dal cugino Niccolò.
    Camilla Teresa Amerighi, benefattrice della Confraternita della Misericordia di Firenze (1795). Riproduzione di una grande tavola lignea, esposta in una delle sale del palazzo.
    Giunto in età avanzata, i rapporti con il territorio di Siena diminuirono e nel 1771 a causa di amministratori infedeli, alcune clausole[81] inerenti alla concessione feudale delle gabelle di Bagno Vignoni e dei sottostanti mulini, non vennero osservate. Ragione che fece decadere i diritti della famiglia, in quell'istituto feudale, che le consentivano di riscuotere i tributi in un vasto territorio. Diritti che poi vennero definitivamente assegnati, dal granduca, alla famiglia Chigi[82], che progressivamente dal 1773, subentrò nel ruolo che era già stato degli Amerighi.

Con la successione dei Lorena, nella monarchia Granducale, cominciò un lento rinnovamento dello stato Toscano, che trovò un'accelerazione con la politica illuminata di Pietro Leopoldo. Alcuni istituti giuridici di remota origine medioevale, che erano in netto contrasto con la filosofia rinnovatrice del tempo, vennero progressivamente aboliti. In particolare, il fedecommesso, dopo le prime restrizioni introdotte nel 1747, venne soppresso dal nuovo monarca, nel febbraio 1789[83]

  • Camilla Teresa: (Firenze1754 - Firenze 1795). Donna dal forte carattere, si impegnò con veemenza per i diritti e l'emancipazione della donna. Con la morte del padre Carlo ed in virtù della nuova legislazione allora vigente, a soli 29 anni divenne erede di tutto il patrimonio senese della famiglia, ad esclusione della casa antica di Siena della porta di San Maurizio ed un paio di tenute che erano state oggetto di precedente divisione con lo zio Raffaello. Questa situazione molto particolare per una signorina del tempo, la trasformò in uno dei più ambiti partiti di Firenze. Ma la sua indole religiosa era simile a quella del suo prozio Francesco Terriesi. Benché laica, anche lei, si avvicinò alla Confraternita della Misericordia di Firenze, di cui divenne dama sostenitrice e assidua benefattrice. Si fece promotrice del soccorso ed assistenza dell'infanzia abbandonata. Alla sua morte, nel 1795, lasciò, alla confraternita, tutti i suoi averi[84], che, oltre il castello di Vignoni, comprendevano anche la corte di pertinenza, consistente in un territorio di migliaia di ettari diviso tra diverse tenute, boschi e vigneti e diverse case padronali. Nell'ingresso del palazzo della Misericordia, in piazza Duomo a Firenze, viene ricordata, in una targa marmorea, come prima benefattrice.

Il periodo fiorentino (1737 - 1970)[modifica | modifica sorgente]

Maria Artemisia Pitti e Pier Francesco A.
  • Pier Francesco: (Firenze1737 - Firenze 1811).
    Villa Amerighi-Pitti - Momigliano - Pieve a Nievole. Nel 1924.
    Figlio di Raffaello, nel 1781, prese in moglie Maria Artemisia, ultima discendente della famiglia di Luca Pitti[85], che gli portò in dote, la grande tenuta di Momigliano in Val di Nievole, più nota, come Villa Pitti-Amerighi. Fu un funzionario governativo e si occupò di molti uffici granducali. Come la cugina Camilla Teresa, anche lui si dedicò ai problemi dell'infanzia, divenendo, curatore degli Uffici del Bigallo, per una lunga parte della sua vita. Per questi servizi il granduca Pietro Leopoldo lo ricompensò, donandogli i frutti di due commende nell'Ordine di Santo Stefano[86]. Ebbe numerosi figli. Nel 1785, per fervente desiderio della moglie Artemisia, adottò e tenne a battesimo un'orfanella, di origine ebraica, alla quale diede il nome di Maria Maddalena. Più tardi, questa nuova figlia, vesti, a Firenze, l'abito di Suora Cappuccina[87] e nei primi anni del XIX secolo, divenuta Madre Badessa, per ordine dei superiori, si recò a Pisa, dove fondò un nuovo monastero della Clarisse Cappuccine, che prese luogo nell'antica chiesa di San Bernardo, restaurata, per questo fine, da una pia benefattrice[88].

Nel grande terremoto del 1798, la casa senese della porta di San Maurizio, che in passato era stata una delle antiche torri della città, fu seriamente danneggiata. Dopo il restauro fu abitata solo saltuariamente, poiché gli interessi, prevalenti di Pier Francesco, gravitavano, ormai, tra il Mugello, Firenze e la Val di Nievole.

  • Giuseppe: (Firenze 1791 - Firenze 1866). Unico figlio maschio superstite di Pier Francesco sposò Giulia Michelozzi,
    Giulia Michelozzi e Giuseppe Amerighi
    dopo che si erano già sposati
    Villa Amerighi. La Ruzza - Faltona - Firenze. Nel 1935
    anche i rispettivi sorella e fratello, e cioè, Maria Giuseppa Amerighi e Felice Michelozzi, ultimo discendente del pittore ed architetto Michelozzo. Ricoprì incarichi governativi[89] e militari, negli ultimi anni del granducato. Liberale ed aperto alle nuove correnti di idee democratiche, fu convinto sostenitore dell'unità d'Italia, ma come cattolico assunse un atteggiamento non gradito al nuovo "Establishment" sabaudo, che nel 1864, su di lui, aprì un fascicolo, con la sua biografia, nel quale venne classificato come reazionario[90]. Visto il grande prestigio e l'ascendente che l'Amerighi, aveva nel tessuto sociale fiorentino e toscano in genere, le nuove autorità, non ritenendo conveniente assumere iniziative di alcun genere, preferirono registrare l'indagine come segreta. Da notare che a quell'epoca Giuseppe aveva 72 anni.

In quegli anni il patrimonio familiare raggiunse un livello di riguardo. Filippo Paulini[91], ultimo discendente di Lucrezia Terriesi, morì, lasciando eredi[92] del suo cospicuo patrimonio, comprendente, tra l'altro, le tenute de "La Radicchia" e de "La Ruzza", i figli maschi del cugino Giuseppe, che poi si ridussero al solo Fabio. Il grande patrimonio che già fu di Francesco Terriesi, ritornò nella sua interezza nell'ambito di un'unica famiglia.

  • Elena: (Firenze 1822 - Firenze1904). Nel 1834, a dodici anni di età, rimase erede del patrimonio Michelozzi[93], compreso lo storico palazzo di via maggio. Patrimonio, che vista la giovane età della ragazza, fu amministrato dal padre Giuseppe[94]. Nel 1846 contrasse matrimonio[95] con Leonardo Roti, alla discendenza del quale, per espressa volontà del testatore, avrebbe dovuto essere imposto anche il cognome Michelozzi[96].
  • Fabio Maria: (Firenze 1837 - Firenze 1908). Sposa, nel 1856, Clelia Magnani, proveniente da una ricca e nobile famiglia di Pescia, in Val di Nievole. Famiglia che era impegnata in varie attività mercantili e manifatturiere, come l'industria ed il commercio della seta e le cartiere, note per i loro prodotti di pregio. In particolare, la carta filigranata veniva usata in tutta Europa per la produzione di carta moneta. Portò nella famiglia Amerighi[97], il Palazzo Del Pugliese a Firenze, già dei Feroni, e una tenuta a Montecarlo in Val di Nievole.
    Palazzo Del Pugliese, già degli Amerighi
    Palazzo Michelozzi, già di Elena Amerighi (Prima metà del XX secolo)
    Nel 1866, a 29 anni, con la morte del padre, Fabio Maria si ritrovò ad amministrare un vasto territorio, di svariate migliaia di ettari, dislocato in diverse provincie toscane, distribuito tra vigne, boschi e terreni agricoli con annessi opifici atti alla macinazione delle granaglie e alla lavorazione dei legnami. Visse in modo riservato, più avvezzo alla vita di gentiluomo di campagna, che non a quella di uomo mondano, declinando il fascino indiscreto della Belle Époque. Non disdegnò comunque il mondo delle opere d'arte, con cui adornò il palazzo di Firenze, e la partecipazione a quel mondo culturale, che coinvolse la società fiorentina di fine ottocento. Suoi erano due palchi in altrettanti teatri di Firenze. Il teatro degli Intrepidi e il Teatro Goldoni, che però dopo la partenza dei Lorena decaddero rapidamente.

Nel 1869, toccò a lui un'opera pietosa che si rese necessaria a causa dei lavori di ampliamento dei lungarno. Nella Chiesa di Santa Maria dei Bardi, volgarmente conosciuta, come Santa Maria Sopr'Arno, aveva trovato sepoltura[59] nel 1721, il generale imperiale Paolo Amerighi, conosciuto come l'eroe di Eszech. La grande iniziativa urbanistica, che coinvolse la Firenze di quegli anni, determinò la demolizione di questa chiesa. Il sarcofago, in pietra, del suo avo, trovò dimora in una delle cappelle di famiglia, che nella fattispecie fu quella di Sant'Agata di Mugello. La lastra marmorea commemorativa, fu, in seguito, donata alla Chiesa di Santa Maria di Provenzano, che insieme ad altri ricordi e doni della famiglia, la conserva, affissa nell'abside in alto a sinistra, a fianco della navata centrale.

Ebbe quattro figli, che alla sua morte, si divisero il patrimonio. Il primogenito, Amerigo, visse tra Firenze e la tenuta della Casa Bianca in Mugello. Il secondogenito, Lorenzo, visse, tra Firenze[98] e Faltona nella tenuta della Ruzza e, successivamente, anche nella Radicchia sul Monte Senario, già del fratello Mario. Infine Pier Francesco visse tra Firenze e la Val di Nievole, nelle tenute di Momigliano[99] e Montecarlo di Pistoia. Le ultime due superstiti, del ramo fiorentino, furono Teresa[100] già sposata Ulivieri Stiozzi Ridolfi e Maria Luisa già sposata Cini di Pianzano. Morirono negli ultimi anni del XX secolo.

  • Amerigo: (Firenze 1857 - Viareggio - 1927). Sposò nel 1894 Maria Elisabetta Torrigiani, da cui ebbe, oltre la citata Maria Luisa, un figlio maschio di nome Fabio. Quest'ultimo morì, a Firenze, senza eredi nel 1970, nella sua casa di piazza Santo Spirito.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Passerini Luigi, Manoscritto Passerini n. 8 - pagina 31 bis', in Alberi Genealogici, Biblioteca Nazionale Centrale,Firenze.
  2. ^ Gio.Vincenzo Coppi,Annali, memorie ed Huomini illustri di Sangimignano ove si dimostrano le leghe e le guerre delle repubbliche Toscane. al principe Ferdinando di Toscana' (pag. 71). Firenze 1695
  3. ^ a b Rerum Italicarum Scriptores - Tomo Decimo Quinto (pag.17,18) Milano 1729 [1]
  4. ^ Il Castello di Montieri - sub. Paragrafo: Instrum trasaclionis de Mensa septembris 1181 [2]
  5. ^ Il Caleffo Vecchio del Comune di Siena (Fonti di Storia Senese) a cura di Giovanni Cecchini - Istituto di Arte e di Soria del Comune di Siena Vol. I ( pag. 239 - N. ord. 170) - Leo S. Olschki - Editore - 1932 - Firenze.
  6. ^ Dell'Historie di Siena - Giugurta Tommasi(Parte Prima)- Gio.Batt. Pulciani Sanese - Venezia - 1625 (pag 211)[3]
  7. ^ Il Caleffo Vecchio del Comune di Siena (Fonti di Storia Senese) a cura di Giovanni Cecchini - Istituto di Arte e di Soria del Comune di Siena Vol. II ( pag. 1080 - N.ord. 885) - Leo S. Olschki - Editore - 1932 - Firenze.
  8. ^ Francesco Masetti,Historiae urbium et Regionum Italiae rariores, Volume 99 - Salvatore e Giandomenico Marescandoli ed. Lucca - 1722 (pag. 61)[4]
  9. ^ Archivio di Stato di Siena - Biblioteca Sestigiana - Appunti sulla famiglia Amerighi . Il manoscritto è sicuramente nella biblioteca dell'archivio, è da controllare l'appartenenza alla "Sestigiana"
  10. ^ Il Caleffo Vecchio del Comune di Siena (Fonti di Storia Senese) a cura di Giovanni Cecchini - Istituto di Arte e di Soria del Comune di Siena Vol. III ( pag. 1379, pag.1380 - N.ord. 989 - pag. 1382 - N.ord 990 - pag. 1387 - N.ord 991) - Leo S. Olschki - Editore - 1932 - Firenze.
  11. ^ Galgano Bichi - Serie Manoscritti della biblioteca dell'archivio di Stato di Siena (a.c. 37 nello spoglio delle "Famiglie Nobili Esistenti")
  12. ^ a b c d e Archivio di Stato di Siena - Libro 1º dei Leoni (Foglio 7 nell'archivio delle Riformagioni) (prima del 1371 non esistono fonti accessibili)
  13. ^ Alessandro Sozzini - Diario delle cose avvenute in Siena - Gio.Pietro Vieusseux, 1842 (pag. 20)[5]
  14. ^ a b c d e f g h i j k l m Galgano Bichi - Serie Manoscritti della biblioteca dell'Archivio di Stato di Siena ("Famiglie Nobili Esistenti" - Matrimoni). Fonte
  15. ^ a b Dizionario Biografico degli Italiani - Volume 2 (1960) (pag. 669) o
  16. ^ Mentre il cugino Enea Silvio Piccolomini delle Papesse, discendeva da Caterina, lei discendeva da Laudomia. Entrambe erano sorelle di Pio II. Dizionario Biografico degli Italiani - Volume 5 (1963)[6]
  17. ^ Carlo Carnesecchi, La nipote dell'arcivescovo - 1895, in Miscellanea storica senese (A cura della cassa mutua assistenza del personale del Monte Paschi di Siena). Lalli Editore, Siena - 2004. Vol. II, pp.170-174 (ristampa). Fonte. Trascrizione fonte
  18. ^ a b c d e Dizionario Biografico degli Italiani - Volume 2 (1960)
  19. ^ a b c Alessandro Sozzini - Diario delle cose avvenute in Siena - Gio.Pietro Vieusseux, 1842 (pag. 50)[7]
  20. ^ Magistratura analoga a quella istituita a Firenze nel 1376
  21. ^ Alessandro Sozzini - Diario delle cose avvenute in Siena - Gio.Pietro Vieusseux, 1842 (pag. 46 nota 78)[8]
  22. ^ Aurieri - Appunti e Variazioni - Biblioteca - Archivio di Stato di Siena
  23. ^ Archivio Storico Italiano - La storia d'Italia - Tomo II - Cacciata degli Spagnoli da Siena - Gio.Pietro Vieusseux, 1842 - Firenze
  24. ^ Così viene chiamata, nel titolo riepilogativo nel Diario del Sozzini
  25. ^ http://www.treccani.it/enciclopedia/hurtado-de-mendoza-diego/
  26. ^ Alessandro Sozzini - Diario delle cose avvenute in Siena - Gio.Pietro Vieusseux, 1842 (pag. 57-58)[9]
  27. ^ Alessandro Sozzini - Diario delle cose avvenute in Siena - Gio.Pietro Vieusseux, 1842 (pag. 59)[10]
  28. ^ Alessandro Sozzini - Diario delle cose avvenute in Siena - Gio.Pietro Vieusseux, 1842 (pag. 69)[11]
  29. ^ Signore di Sticciano, chiamato "delle Papesse", per la discendenza che aveva da Caterina, sorella di Enea Silvio Papa Pio II. Era anche cugino di Papa Pio III. Morì nella difesa della Repubblica di Siena Ritirata in Montalcino.
  30. ^ Vittorio Spreti, Enciclopedia Storico-Nobiliare Italiana - Vol. V - Forni Editore. (Copia Anastatica dell'originale del 1928- 1935), Bologna. pag. 327-330
  31. ^ Alessandro Sozzini - Diario delle cose avvenute in Siena - Gio.Pietro Vieusseux, 1842 (pag. 72-73)[12]
  32. ^ Archivio Storico Italiano - La storia d'Italia - Tomo II - Cacciata degli Spagnoli da Siena - Gio.Pietro Vieusseux, 1842 - Firenze (pag. 519)
  33. ^ Nel corso della visita di Carlo V a Siena Amerigo, il 24 aprile 1535, ottenne dall'Imperatore il titolo di Cavaliere Aurato [13]
  34. ^ Archivio Storico Italiano - La storia d'Italia - Tomo II - Cacciata degli Spagnoli da Siena - Gio.Pietro Vieusseux, 1842 - Firenze (pag. 521)
  35. ^ Alessandro Sozzini - Diario delle cose avvenute in Siena - Gio.Pietro Vieusseux, 1842 (pag. 75)[14]
  36. ^ Archivio Storico Italiano - La storia d'Italia - Tomo II - Cacciata degli Spagnoli da Siena - Gio.Pietro Vieusseux, 1842 - Firenze (pag. 518)
  37. ^ Alessandro Sozzini - Diario delle cose avvenute in Siena - Gio.Pietro Vieusseux, 1842 (pag. 88)[15]
  38. ^ a b c Alessandro Sozzini - Diario delle cose avvenute in Siena - Gio.Pietro Vieusseux, 1842 (pag. 122)[16]
  39. ^ D'Addario, Il Problema Senese nella Storia Italiana della prima metà del cinquecento (La guerra di Siena),Firenze-Empoli 1958(pag.295)
  40. ^ Alessandro Sozzini - Diario delle cose avvenute in Siena - Gio.Pietro Vieusseux, 1842 (pag. 411)[17]
  41. ^ D'Addario, Il Problema Senese nella Storia Italiana della prima metà del cinquecento (La guerra di Siena),Firenze-Empoli 1958(pag.361)
  42. ^ D'Addario, Il Problema Senese nella Storia Italiana della prima metà del cinquecento (La guerra di Siena),Firenze-Empoli 1958(pag.386
  43. ^ Dizionario Biografico degli Italiani - Volume 5 (1963). Fonte
  44. ^ In quell'epoca, dopo l'assedio, la peste e la carestia, la popolazione di Siena si era ridotta da 20.000 a 6.000 abitanti. I fuoriusciti tra gente comune e "risieduti" furono circa un migliaio.
  45. ^ D'Addario, Il Problema Senese nella Storia Italiana della prima metà del cinquecento (La guerra di Siena),Firenze-Empoli 1958(pag.425-426)
  46. ^ Foto de crocifisso del Giambologna - Particolare
  47. ^ museo di Montalcino (pag. 26)
  48. ^ Foto del "Fonte Battesimale"
  49. ^ Copia atto "Rogato Ser Benedetto Martelli" - Notaio in Siena
  50. ^ Targa commemorativa
  51. ^ Così denominato nei documenti del tempo
  52. ^ Danilo Barsanti - Le Commende dell'Ordine di Santo Stefano Attraverso La Cartografia Antica - ETS Editrice Pisa - 1991 ( pag. 85 n. 183) o copia Atto Zenobi Paccalli Notaio in Firenze e Cancelliere dell'Ordine nel 1591 [18]
  53. ^ Dal 1997 è stato istituito il Parco naturale dei Mulini
  54. ^ Copia Atto Rogatum ser Fulvio Ronconi Notaio in Siena
  55. ^ F.Grottanelli, Leggenda minore di s. Caterina da Siena e lettere dei suoi discepoli : scritture inedite pubblicate da F. Grottanelli. - G. Romagnoli - Bologna 1868 (pag.197)[19]
  56. ^ Copia della Concessione Granducale
  57. ^ Gerolamo Gigli, Diario Sanese in cui si veggono alla giornata tutti gli avvenimenti più ragguardevoli spettani si allo spirituale si al temporale della città e stato di Siena. Con la notizia di molte nobili famiglie di essa delle quali è caduto - Ed. Leonardo Venturini, Lucca - 1723 (pag. 231)
  58. ^ a b Archivio di Stato di Siena - Biblioteca Sestigiana - Famiglie Nobili - Vol. 1
  59. ^ a b Nozze Amerighi-Torrigiani - Tipografia Ariani - Firenze 1894 (pag. 5)
  60. ^ Foto bandiera Turca a Siena
  61. ^ Nozze Amerighi-Torrigiani - Tipografia Ariani - Firenze 1894 (pag. 3)
  62. ^ Diario dell'Assedio e presa di Buda - Comprendendo anche la marchia a Quella volta Descritto da Cavaliere Senese (Conte Paolo Amerighi) - Stamperia del pubblico Siena 1686
  63. ^ Diario di un testimone oculare l'assedio del Castello di Buda 1686 In ungherese:traducibile con traduttore Google [20]
  64. ^ Pompeo Amerighi, Speculum theologicum Theresiae Christianissimae Galliarum reginae, propositum a Pompeo abbate Amerighi patritio Senensi, academico intronato - 1681 [21]
  65. ^ G. Mazzucchelli, Gli scrittori d'Italia - Bossini 1753 pag. 620
  66. ^ Alfred Noe, - Böhlau Verlag Wien • Köln • Weimar - 2011 [22] (pag. 253)
  67. ^ Carlo Antonio de Rosa (march. di Villarosa), [23] Notizie di alcuni cavalieri del Sacro ordine gerosolimitano illustri per lettere e per belle arti] - 1841 (pag. 21)
  68. ^ Alfred Noe, Die italienische Literatur 0in Österreich Von den Anfängen bis 1797 - Böhlau Verlag Wien • Köln • Weimar - 2011 (pag. 253)[24]
  69. ^ È stato compositore austriaco e organista barocco
  70. ^ Partecipazione alla guerra in Ungheria - Manoscritto
  71. ^ Emmanuele Antonio Cicogna, Delle inscrizioni Veneziane, Volume 5 - Orlandelli 1842 (pag.22)
  72. ^ Santuario mariano di Máriapócs
  73. ^ Constantine Böhm (Edler von.) - I manoscritti della Imperiale e Reale Casa, Corte e Archivio di Stato, Volumi 1-2. Ed. M. Sändig, Wien - 1968 (pag.33)[25]
  74. ^ Stefano Villani, Note su Francesco Terriesi (1635-1715), mercante, diplomatico e funzionario mediceo tra Londra e Livorno in "Nuovi Studi Livornesi", Vol. X, 2002-2003 pp. 59 e 73
  75. ^ Anna Matia Crinò, Anna Maria Crinò, Il complotto papista nelle relazioni inedite dei Residenti granducali alla corte di Londra (1678-1681), Edizioni di Storia e Letteratura, Roma 1954 pag. 13
  76. ^ Reperetorio delle architetture civili di Firenze a cura Di Claudio Paolini Fonte.
  77. ^ Gio. Battista Bellucci, Senen Fideicommissi De Amerighis, Stamperia Bonducciana, Firenze 1797. Retro copertina anteriore (tavola genealogica)
  78. ^ Bullettino senese di storia patria Volumi, 49-50 - 1941 - Siena. Pag.205, 209, 210, 212 Fonte
  79. ^ Gino Guarnieri, L'ordine di Santo Stefano, nella sua organizzazione interna. Elenchi di cavalieri appartenuti all ordine con riferimenti cronologici, di patria, di titolo, di vestizione d' Abito: 1562-1859. Giardini Ed. - Pisa - Ristampa Anastatica - CLD, Pisa - 2012. Pag. 26, 246.
  80. ^ Francesco Bonazzi, Elenco dei cavalieri del S.M.ordine di S. Giovanni di Gerusalemme ricevuti nella veneranda lingua d'Italia dalla fondazione dell'ordine ai nostri Giorni, Parte 1, Lib.Detken & Rocholl, Napoli - 1897 Pag. 19 Fonte Nomina Cavaliere di Malta per Fabio Amerighi . Fonte Bolla di ricezione di Roberto Amerighi Nell'Ordine di Malta . Fonte
  81. ^ Come per esempio la riparazione dei tetti e la sostituzione delle tegole rotte nei fabbricati del borgo
  82. ^ . Fonte
  83. ^ Muzio Mainoni, Fedecommesso e sostituzione fedecomissaria, in Enciclopedia giuridica italiana, vol. VI, parte I, Società Editrice Libraria, Milano, 1900 pp. 924-926.
  84. ^ Rita Romanelli, Inventario dell'Archivio Baldovinetti Tolomei, Ed. di Storia e Letteratura, Roma 2000 pp.158-159 [26]
  85. ^ Archivio di Stato di Firenze - Libro d'Oro dei Patrizi Fiorentini - Tomo II - n° XVI (Descrizione)Fonte
  86. ^ Gazzetta toscana , Volume 29 - Stamperie Anton Giuseppe Pagani - Firenze - 1794
  87. ^ Memorie di Pier Francesco Amerighi (1776-1806) pag.13.Fonte
  88. ^ Ranieri Grassi, Descrizione storica e artistica di Pisa e de' suoi contorni con XXII tavole in rame - Ranieri Prosperi - Pisa 1838. Pag. 165 [27]
  89. ^ Tra l'altro fu "Priore della Prima Borsa" (Controllore della Spesa Pubblica)"Filza [di istanze, relazioni, etc. del Magistrato della Comunità di Firenze degli anni 1833 e 1834" in cui compare come Priore della Prima Borsa ] e Gonfaloniere Fonte dal 1854-1857
  90. ^ Pietro D'Angiolini, Quaderni della "Rassegna degli Archivi di Stato" - 31 - Ministero dell'Interno (Biografie 1861 - 1869) - Roma 1964 -Tipografia "La Galluzza" Perriccioli - Siena. Pag. 19 Fonte dal 1854-1857.
  91. ^ Trascrizione monumento funerario
  92. ^ Concessione proroga alla voltura a Fabio Amerighi dei beni ereditati da Filippo Paulini Fonte
  93. ^ Scheda nel Repertorio delle Architetture Civili di Firenze a cura di Claudio Paolini [28]
  94. ^ Lavori sul palazzo Michelozzi di proprietà Amerighi
  95. ^ Ricordi di Giuseppe Amerighi pag. 15
  96. ^ Vittorio Spreti, Enciclopedia Storico-Nobiliare Italiana - Vol. V - Forni Editore. (Copia Anastatica dell'originale del 1928- 1935), Bologna. Pag. 836.
  97. ^ Scheda nel Repertorio delle Architetture Civili di Firenze a cura di Claudio Paolini
  98. ^ In un Palazzetto in Via Agnolo Poliziano . Fonte
  99. ^ Emilia Daniele, Le dimore di Pistoia e della Valdinievole: l'arte dell'abitare tra ville e residenze urbane. Alinea Editrice . Firenze 2004. Pag. 327 . Fonte
  100. ^ Figlia di Pier Francesco, lasciò l'antico Archivio Stiozzi Ridolfi (libri e pergamene dal XII al XIX secolo] all'Archivio di Stato di Firenze . Fonte
  101. ^ Ebbe post morte (avvenuta nel 1941) l'onorificenza, dell'Accademia Nazionale dei Lincei, per il suo importante contributo, nel plurisecolare impegno scientifico per la risoluzione del Teorema di Fermat

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Gio.Vincenzo Coppi - Annali, memorie ed Huomini illustri di Sangimignano ove si dimostrano le leghe e le guerre delle repubbliche Toscane... al Princ. Ferdinando di Toscana'- Firenze 1695.
  • Ludovico Antonio Muratori - Rerum Italicarum Scriptores - Tomo Decimo Quinto - Milano 1729 [29]
  • Il Caleffo Vecchio del Comune di Siena (Fonti di Storia Senese) a cura di Giovanni Cecchini - Istituto di Arte e di Storia del Comune di Siena- Leo S. Olschki - Editore - 1932 - Firenze.
  • Archivio di Stato di Siena - Biblioteca - Manoscritti Galgano Bichi - 1713
  • Archivio di Stato di Siena - Libro dei Leoni 1-2-3-4)- Archivio delle Riformagioni
  • Dizionario Biografico degli Italiani - Volume 2 (1960)
  • Alessandro Sozzini - Diario delle cose avvenute in Siena - Gio.Pietro Vieusseux, 1842 - Firenze
  • Archivio di Stato di Siena - Biblioteca - Aurieri - Appunti e Variazioni
  • Archivio Storico Italiano - La storia d'Italia - Tomo II - Cacciata degli Spagnoli da Siena - Gio.Pietro Vieusseux, 1842 - Firenze
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  • G.A. Pecci, Memorie stor.-critiche della città di Siena,1758,III, Siena
  • L. Cantini, Vita di Cosimo dei Medici...,Firenze 1805
  • N. Giorgetti. Le armi toscane,I, Città di Castello 1916,
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  • Danilo Barsanti - Le Commende dell'Ordine di Santo Stefano Attraverso La Cartografia Antica - ETS Editrice Pisa - 1991
  • S. Bizozeri, La sagra lega contro la potenza Ottomana, Milano 1690 [30]
  • Nozze Amerighi-Torrigiani - Introd. di Carlo Mazzei - Tipografia Ariani - Firenze - 1894
  • Paolo Amerighi, Diario dell'Assedio e presa di Buda - Comprendendo anche la marchia a Quella volta Descritto da Cavaliere Senese (Conte Paolo Amerighi) - Stamperia del pubblico Siena 1686
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  • Carlo Grasso, Le Rime degli Ereini di Palermo e la Decadenza letteraria in Sicilia e in Italia - 1903 (Diverse rime di Stanislao Amerighi) - 1903
  • Alfred Noe, Die italienische Literatur in Österreich Von den Anfängen bis 1797 - Böhlau Verlag Wien • Köln • Weimar - 2011
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  • Mario Ascheri, I Libri dei Leoni: la nobiltà di Siena in età medicea: 1557-1737. Monte dei Paschi di Siena, 1996.
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  • Archivio di Stato di Firenze - Libro d'Oro dei Patrizi Fiorentini - Firenze
  • Carlo Carnesecchi, La nipote dell'arcivescovo - 1895, in Miscellanea storica senese (A cura della cassa mutua assistenza del personale del Monte Paschi di Siena). Lalli Editore, Siena - 2004

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