Val di Chiana

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Val di Chiana
Valdichiana-erba medica.JPG
Stati Italia Italia
Regioni Toscana Toscana
Umbria Umbria
Province Arezzo Arezzo
Siena Siena
Perugia Perugia
Terni Terni
Località principali
  • Valdichiana aretina:

Arezzo, Castiglion Fiorentino, Cortona, Foiano della Chiana, Civitella in Val di Chiana, Marciano della Chiana, Monte San Savino, Lucignano

  • Valdichiana senese:

Chianciano Terme, Chiusi, Montepulciano, Sinalunga

  • Valdichiana romana:

Castiglione del Lago, Tuoro sul Trasimeno, Panicale, Paciano, Città della Pieve, Monteleone d'Orvieto, Fabro

Fiume Canale Maestro della Chiana
Chiani
Superficie 2354,51 km²
Altitudine media: 405 m s.l.m.
Nome abitanti Chianini
Sito internet
« Non è possibile vedere campi più belli; non vi ha una gola di terreno la quale non sia lavorata alla perfezione, preparata alla seminazione. Il formento vi cresce rigoglioso, e sembra rinvenire in questi terreni tutte le condizioni che si richieggono a farlo prosperare. Nel secondo anno seminano fave per i cavalli, imperocché qui non cresce avena. Seminano pure lupini, i quali ora sono già verdi, e portano i loro frutti nel mese di marzo. Il lino pure è già seminato; nella terra tutto l'inverno, ed il freddo, il gelo lo rendono più tenace. »
(Johann Wolfgang von Goethe, Viaggio in Italia)

La Val di Chiana (o Valdichiana) è una valle di origine alluvionale dell'Italia centrale, ricompresa tra le province di Arezzo e di Siena, in Toscana, e tra quelle di Perugia e di Terni, in Umbria.

Geografia[modifica | modifica sorgente]

Vista della Val di Chiana senese da Montepulciano

La Val di Chiana si presenta come un solco vallivo lungo circa 100 km ed esteso per circa 2300 km². La valle si protende da nord verso sud tra la piana di Arezzo e quella di Orvieto e ricomprende il bacino idrografico del Canale Maestro della Chiana, il principale corso d'acqua, e la parte settentrionale del bacino idrografico del fiume Chiani.
A nord-est è delimitata dalla fascia dei Preappennini toscani, tra cui svettano l'Alta Sant'Egidio (1.057 m), il monte Lignano (837 m) e il monte Corneta (744 m).
A sud-est giunge fino alle sponde del Lago Trasimeno e della Valle del Nestòre.
A ovest la Val di Chiana si estende fino ai declivi della Val d'Orcia e alle pendici del monte Cetona, la vetta più alta della zona, che raggiunge i 1.148 m.

Il paesaggio è prevalentemente collinare, con una lunga fascia pianeggiante in prossimità del Canale Maestro. L'altitudine media è di circa 405 m s.l.m..

Idrografia[modifica | modifica sorgente]

Il Canale Maestro della Chiana nella zona delle Colmate di Brolio, nella Val di Chiana aretina

Anticamente solcata dal fiume Clanis [da Clarus Chiaro,il Fiume Chiaro ,come ancora oggi vengono chiamati i bacini dei laghi di Montepulciano e Chiusi ( i chiari)]antico affluente del Paglia, a sua volta tributario del Tevere, la Val di Chiana è oggi attraversata dai due corsi d'acqua che ne derivano: il Canale Maestro della Chiana e il Chiani. Il primo attraversa gran parte della valle e ripercorre circa i due terzi dell'antico corso del Clanis, ma in direzione opposta, cioè da sud verso nord: il Canale nasce dal Lago Trasimeno attraverso il torrente Tressa (artificiale) si getta nel Lago di Chiusi, e attraverso la chianetta passa nel Lago di Montepulciano e, dopo circa 45 km, si getta sull'Arno in corrispondenza della Chiusa dei Monaci, presso Ponte Buriano, nel comune di Arezzo. Il secondo, invece, percorre il tratto finale dell'antico corso del Clanis e si getta nel Paglia presso Orvieto.

Gli altri corsi d'acqua sono per lo più a regime torrentizio, sovente soggetti a periodi di magra durante l'estate, mentre dalla discreta portata d'acqua negli altri periodi dell'anno. I loro corsi sono brevi e nascono da sorgenti nelle montagne prospicienti per poi gettarsi nei fiumi maggiori.

Clima[modifica | modifica sorgente]

Vista della Val di Chiana romana e aretina da Panicale

Il clima della Val di Chiana è tipicamente peninsulare continentale, con estati calde e inverni freddi; elevate sono le escursioni termiche diurne nelle giornate con cielo sereno. Primavera e autunno sono di regola miti, talora con periodi di piovosità (specie tra settembre e dicembre). Le precipitazioni nevose sono rare: di solito la neve cade nei mesi di dicembre-gennaio, ma non ricopre la valle che per pochi giorni.

Temperatura e precipitazioni[modifica | modifica sorgente]

Mese Precipitazioni
medie

(mm)
Temperatura
media

(°C)
Temperatura
massima

(°C)
Temperatura
minima

(°C)
gennaio 57,04 5,4 10,7 -0,6
febbraio 63,55 6,8 11,7 1,6
marzo 63,58 9,3 14,7 3,3
aprile 68,21 12,7 17,6 7,0
maggio 69,61 16,8 21,6 11,1
giugno 66,3 20,3 24,8 14,8
luglio 37,95 23,5 27,5 18,3
agosto 51,45 23,5 28,0 18,2
settembre 83,68 20,2 24,5 15,1
ottobre 94,8 15,9 20,5 10,4
novembre 102,91 10,3 15,9 4,5
dicembre 81,34 6,5 11,7 1,2


  • Fonte LaMMa[1].

Suddivisione geografica[modifica | modifica sorgente]

Suddivisione geografica della Valdichiana, in cui i territori in grigio fanno parte della Toscana e quelli in bianco dell'Umbria

La Val di Chiana si estende sul territorio di 23 comuni[2] delle province di Arezzo e di Siena, in Toscana, nonché di Perugia e di Terni, in Umbria. Si suole distinguere la valle in tre zone: la Val di Chiana aretina, la Val di Chiana senese e la Val di Chiana romana.

Val di Chiana aretina[modifica | modifica sorgente]

Per Val di Chiana aretina si intende il territorio della Provincia di Arezzo situato all'interno dei comuni di:

Trattasi dei Comuni che già prima del 1554 (anno della battaglia di Scannagallo, dopo la quale Firenze occupò l'intera valle) appartenevano alla Signoria fiorentina de' Medici.
La Val di Chiana aretina rientra tra le quattro vallate storiche della Provincia di Arezzo, insieme alla Valtiberina, al Casentino e al Valdarno.

Val di Chiana senese[modifica | modifica sorgente]

Per Val di Chiana senese si intende il territorio della Provincia di Siena situato all'interno dei comuni di:

Trattasi, ad eccezione di Montepulciano, dei Comuni che fino al 1554 appartenevano alla Repubblica di Siena.
Ad eccezione di San Casciano dei Bagni e Sarteano, tutti i Comuni dell'odierna Val di Chiana senese erano ricompresi nel Compartimento Aretino del Granducato di Toscana. Nel 1860, con l'unità d'Italia, furono annessi alla Provincia di Siena.

Val di Chiana romana[modifica | modifica sorgente]

Per Val di Chiana romana si intende il territorio di sette comuni dell'Umbria. Cinque sono in provincia di Perugia, ovvero:

Due sono invece in Provincia di Terni:

Per i suddetti comuni si parla tradizionalmente di Val di Chiana "romana" e non "umbra", in quanto fino all'unità d'Italia appartenevano allo Stato Pontificio. È opportuno specificare che i comuni della provincia di Perugia, sebbene storicamente appartenenti alla Val di Chiana romana, sono geograficamente da iscrivere nel bacino dalla Val di Chiana toscana, in quanto le acque vanno a confluire nel Canale Maestro della Chiana.

Superficie e demografia[modifica | modifica sorgente]

Comune Superficie
(km²)
Popolazione Densità
(ab./km²)
Arezzo (*) 386,26 99.156 256,71
Castiglion Fiorentino 113,19 13.359 118,02
Civitella in Val di Chiana 100,37 9.119 90,85
Cortona 342,33 23.041 67,31
Foiano della Chiana 40,82 9.423 230,84
Lucignano 44,90 3.578 79,69
Marciano della Chiana 23,71 3.346 141,12
Monte San Savino 89,61 8.667 96,68
VAL DI CHIANA ARETINA 1141,19 169.689 148,69
Cetona 53,19 2.968 55,80
Chianciano Terme 36,52 7.461 204,30
Chiusi 58,06 8.842 152,29
Montepulciano 165,58 14.472 85,40
San Casciano dei Bagni (*) 91,86 1.708 18,59
Sarteano 85,27 4.852 56,90
Sinalunga 78,60 12.841 163,37
Torrita di Siena 58,36 7.461 127,84
Trequanda 64,10 1.388 21,65
VAL DI CHIANA SENESE 691,54 61.993 89,64
Castiglione del Lago 205,54 15.504 75,43
Panicale(*) 78,84 5.741 72,81
Paciano 16,83 988 58,70
Città della Pieve 111,37 7.748 69,57
Fabro 34,33 2.915 84,91
Monteleone d'Orvieto 23,85 1.583 66,37
Tuoro sul Trasimeno(*) 55,56 3.866 69,56
VAL DI CHIANA ROMANA 447,48 32.604 72,86
VAL DI CHIANA (totale) 2371,34 264.286 111,45


Dati aggiornati al 31 marzo 2009[3].

(*) Il territorio, la popolazione e la densità dei Comuni di Arezzo, San Casciano dei Bagni, Panicale e Tuoro del Trasimeno è riportata per intero nella tabella suddetta, per quanto siano considerati come non del tutto ricompresi in Val di Chiana.

Comunicazioni viarie[modifica | modifica sorgente]

L'Autostrada del Sole presso Arezzo

La Val di Chiana presenta buoni collegamenti con il resto dell'Italia.

A livello autostradale è attraversata in lungo dall'Autostrada del Sole (A1) e conta sei caselli: "Arezzo", "Monte San Savino", "Val di Chiana" (a Bettolle, nel comune di Sinalunga), "Chiusi-Chianciano Terme", "Fabro" e "Orvieto".
Da San Zeno, località nel comune di Arezzo e prossima al capoluogo, si diparte la superstrada SS680 (troncone della E78 Grosseto-Fano o Due mari) che attraversa da nord a sud la Val di Chiana aretina fino a Monte San Savino e Lucignano. A Bettolle passa inoltre il lungo raccordo autostradale che porta a Perugia e in Umbria verso est (RA06) e a Siena (SS73-SS326), attraversando la Val di Chiana senese, a ovest.
I vari centri chianini sono inoltre collegati da un efficiente sistema stradale.

A livello ferroviario la Val di Chiana è percorsa in lungo dalla Direttissima RomaFirenze. Parallela ad essa corre la locale ferrovia che da Arezzo conduce a Chiusi, passando per le stazioni di Castiglion Fiorentino, Terontola-Cortona e Castiglione del Lago. Un altro asse ferroviario collega Arezzo con Sinalunga, per congiungersi con la linea Chiusi Chianciano Terme - Siena.

Storia[modifica | modifica sorgente]

Formazione morfologica[modifica | modifica sorgente]

La valle, in seguito a fenomeni geomorfologici, in epoche remote cominciò a sollevarsi nella sua parte mediana e, in seguito al deposito di materiale alluvionale, si trasformò in due spartiacque contropendenti tributarie del Tevere e dell'Arno. Successivamente fenomeni orogenetici e di vulcanismo (specie per la relativa vicinanza del vulcano Amiata, oggi spento) determinarono la deviazione dell'Arno verso ovest. Il bacino fu quindi occupato dal fiume in seguito chiamato dai Romani Clanis, un fiume che si originava dalle montagne prospicienti Arezzo con i torrenti Castro e Vingone ( probabilmente le frequenti esondazoni di questi torrenti che attraversavano la potente città Romana di Arezzo costrinsero gli abitanti ha creare il primo tratto del canale Maestro tra la Chiusa dei Monaci e l'Arno per far defluire meglio i due torrenti )per poi confluire nel fiume Paglia, tributario del Tevere, presso Orvieto in Umbria.

I primi insediamenti umani[modifica | modifica sorgente]

Testimonianze di quanto antico sia l'insediamento umano in Val di Chiana derivano da reperti archeologici di epoca preistorica e protostorica. Primo fra tutti rileva il "cranio dell'Olmo", rinvenuto nel 1863 presso l'omonima località del comune di Arezzo e costituente di una calotta cranica appartenuta ad un homo sapiens vissuto nel Pleistocene medio[4]. Ad esso si aggiungono i resti di utensili lavorati rinvenuti sempre nella zona di Arezzo presso i torrenti Castro e Vingone e risalenti al Mesolitico[5].

L'epoca etrusca[modifica | modifica sorgente]

La Chimera di Arezzo, IV secolo a.C., Firenze, Museo Archeologico Nazionale

Dopo che in epoca villanoviana l'insediamento umano in Val di Chiana subì un sensibile incremento demografico, l'arrivo degli Etruschi mutò notevolmente il panorama della valle. L'area conobbe in effetti un periodo di grande floridezza, grazie ad efficaci tecniche di produzione agricola importate dagli etruschi e ai fiorenti commerci che essi avviarono. L'influenza delle lucumonie di Arezzo, Cortona e Chiusi permise una sistematica coltivazione delle terre chianine a cereali, specie il farro, molto apprezzato dagli etruschi[6]. Inoltre la notevole portata d'acqua del Clanis consentì agli etruschi la sua navigazione con piccole imbarcazioni per il commercio di prodotti alimentari, manufatti e per il semplice transito umano e animale. Gli etruschi attrezzarono una serie di piccoli porti presso le località lambite dal Clanis. Un esempio eloquente è dato da Brolio, oggi frazione di pochi abitanti nel comune di Castiglion Fiorentino, ma all'epoca fiorente località etrusca: nel 1863 furono qui rinvenuti numerosi bronzetti etruschi, votivi e non, risalenti a varie epoche ricomprese tra il VII e il V secolo a.C. e oggi noti con il nome di "Deposito di Brolio"[7].

Vaso etrusco a forma di anatra rinvenuto a Chiusi, IV secolo a.C., Parigi, Louvre

Lo splendore e l'importanza della Val di Chiana in età etrusca è testimoniato anche dagli numerosi reperti archeologici provenienti dai vari centri chianini, specie dalle antiche lucumonie di Arezzo, Cortona e Chiusi.

Anfora etrusca con danzatori rinvenuta a Chiusi, VI secolo a.C., Palermo, Museo Archeologico Regionale

Ad Arezzo i resti delle antichissime mura etrusche di Castelsecco (VI-V secolo a.C.) fanno da contorno alle numerose vestigia rinvenute nel tempo. Tra esse rileva soprattutto la celeberrima Chimera (ultimo quarto del IV secolo a.C.), opera bronzea raffigurante l'omonimo animale mitologico e rinvenuta nei pressi della città il 15 novembre 1553, durante la costruzione di alcune fortificazioni medicee. Della stessa epoca è pure un altro bronzo aretino assai noto, la statua di Menrva, dea etrusca della saggezza, della guerra, dell'arte, della scuola e del commercio, corrispondente alla Minerva dei Romani.

A Cortona, come anche in altri luoghi della Val di Chiana aretina, sono stati ritrovati manufatti di gran pregio, come il celebre Lampadario in bronzo (IV secolo a.C.)[8], statuette, vasellame, oggetti di oreficeria e utensili vari. Si tratta per lo più di materiale rinvenuto con la scoperta di necropoli (celebre quella del Sodo, nel comune di Cortona) o di rovine di antichi centri etruschi (come al Melmone di Brolio, in cui sono state riportate alla luce le tracce delle antiche fondamenta di abitazioni[9]).

A Chiusi, oltre ai resti delle mura etrusche, testimoniano l'antico splendore della città le due grandi necropoli site nei pressi del borgo. Una è la necropoli detta appunto "di Chiusi", ove sorgono le celebri tombe "della Scimmia" (fine V secolo a.C.), "del Leone" (IV secolo a.C.) e "della Pellegrina" (IV-II secolo a.C.). L'altra è la necropoli di Poggio Gaiella, nota soprattutto per l'imponente complesso di ipogei collegati tra loro da una fitta rete di cunicoli che si estendono, come un labirinto, per tutti i sotterranei della città vecchia. Scoperti nella prima metà del XIX secolo, tali cunicoli furono in un primo tempo ritenuti dagli archeologi parte integrante della tomba del re etrusco Porsenna: questi, secondo la leggenda, sarebbe sepolto proprio al centro di un grande labirinto, in un sarcofago d'oro, all'interno di un carro trainato da 4 cavalli d'oro e accompagnato da una chioccia con 5000 pulcini, anch'essi d'oro. L'ipotesi ha fatto sì che tutt'oggi i cunicoli siano noti anche come "Labirinto di Porsenna", anche se ormai si concorda che si tratti di un acquedotto etrusco del V secolo a.C.[10].

Il dominio romano[modifica | modifica sorgente]

La sconfitta di Veio ad opera di Roma e la progressiva occupazione dell'Etruria da parte della Repubblica Romana cui fece capo la sconfitta etrusca a Sentino (295 a.C.), permisero ai romani l'ingresso nella stessa Val di Chiana.

L'anfiteatro romano di Arezzo (II secolo d.C.), a fianco del quale sorge il Museo archeologico statale Gaio Cilnio Mecenate

La presenza romana in Val di Chiana è documentata fin dal II-I secolo a.C. dai reperti dell'epoca, presenti un po' in tutta la valle. Nel centro di Arezzo, città natale di Gaio Cilnio Mecenate, si trovano i resti di un ampio anfiteatro romano dell'epoca dell'imperatore Adriano (117-138 d.C.). A Brolio sono stati riportati alla luce un genietto votivo e addirittura un tegolone di argilla con impresso il "pesce stilizzato" usato quale segno di riconoscimento in età paleocristiana dai primi adepti del culto di Cristo residenti in Italia[11].
Della stessa epoca sorgono a Chiusi le celebri catacombe di Santa Caterina (II secolo) e Santa Mustiola (III secolo), che dimostrano la rapidità con cui il cristianesimo si diffuse nella valle, tanto che la città era già stata fatta sede episcopale nel corso del III secolo d.C.
Tra le principali opere architettoniche di età romana si segnalano anche i resti di diversi acquedotti romani, tra cui quello di Porta Montanina a Cortona[12].

Inoltre esempi di toponomastica locale enunciano chiaramente la loro origine romana. Si pensi alla località di Castroncello (nel comune di Castiglion Fiorentino), il cui nome deriva chiaramente dal latino castrum, evidenziando la presenza di un accampamento romano. Si considerino pure i due capoluoghi comunali di Lucignano (il cui nome deriva con molta probabilità da un castrum Lucinianum, così chiamato in onore del console Lucio Licinio Lucullo che aveva occupato la zona nel I secolo a.C. durante la guerra tra Silla e Gneo Papirio Carbone[13]) e Marciano della Chiana (derivante dal nome di una gens Marcia, famiglia di rango patrizio ivi possidente di un fundus[14]).

Anche nella Val di Chiana romana la presenza dei romani ha lasciato tracce: Castiglione del Lago fu fondata dai romani con il nome di Novum Clusium (nuova Chiusi), mentre presso la vicina Tuoro fu combattuta la celebre battaglia del Lago Trasimeno (21 giugno 217 a.C.), nella quale i cartaginesi guidati da Annibale inflissero una dura sconfitta all'esercito romano guidato da Gaio Flaminio, nel corso della seconda guerra punica.

Neppure i romani, almeno in un primo tempo, rinunciarono alle risorse della Val di Chiana. Il geografo greco Strabone e gli storici romani Plinio il Vecchio, Tito Livio e Tacito descrissero la Val di Chiana come il "granaio dell'Etruria"[15].

Inoltre la posizione strategica della Val di Chiana, crocevia tra gli importanti centri di Florentia (l'attuale Firenze), Arretium (l'odierna Arezzo), Cortona, Clusium (oggi Chiusi), Urbs Vetus (oggi Orvieto) e la stessa Roma, indussero i romani a farvi passare la via Cassia, realizzata dal console Cassio Longino nel II secolo d.C.

Tuttavia l'avvento dell'impero mutò notevolmente la visione della Val di Chiana presso i centri del potere romano. Le numerose piene del Paglia, affluente del Tevere (sul quale sovente di ripercuotevano, inondando l'Urbe), indussero gli idraulici romani a ritenerne la principale causa il Clanis, fiume dall'eccezionale portata d'acqua, del quale quindi, a loro modo di vedere, occorreva un'ostruzione presso la foce sul Paglia. Essa fu realizzata con l'innalzamento di un muraglione presso Fabro, che in seguito avrebbe preso il nome di "Muro grosso" e che, secondo la tradizione, sarebbe stato innalzato sotto Nerone nel 65 d.C.[16]. L'opera arrecò inevitabili danni alla Val di Chiana: il Clanis infatti, non potendo più scaricare le proprie acque sul Paglia, finì per rompere gli argini, dando luogo in poco tempo ad una sorta di lago. L'acqua, non potendo più defluire, stagnò su vaste aree chianine, che a breve si tramutarono in un malsano acquitrino.

L'epoca medievale e la formazione della palude[modifica | modifica sorgente]

Della Valdichiana quale regione malsana nel Medioevo si sente parlare in diversi documenti scritti dell'epoca.
A tal proposito occorre precisare come la pressoché totale migrazione (se mai si ebbe) della popolazione dalle pianure ai centri siti nelle colline non avvenne prima dell'XI secolo. Si hanno infatti testimonianze, specie nei documenti vescovili del tempo, di pievi disseminate nel territorio chianino anche in zone pianeggianti. Si ricorda poi che lo stesso Carlo Magno, dovendo spostarsi nell'inverno del 786 da Roma a Firenze, transitò proprio per la via Cassia, e quindi per la stessa Val di Chiana. È quindi ipotizzabile che lo spopolamento sia avvenuto dopo il 1000, quando il territorio chianino era divenuto così invivibile da impedire ogni possibilità di insediamento, coltivazione o sfruttamento del suolo.

Mappa della Val di Chiana, Leonardo da Vinci, 1502-03, Windsor, Royal Library

Le dimensioni della palude divennero notevoli e Leonardo da Vinci, in una mappa da lui realizzata tra il 1502 e il 1503, mostra al centro della Val di Chiana un vasto territorio sommerso dalle acque, circondato da colline sulle quali sorgevano appunto gli abitati. Le acque putride e stagnanti, sovente pericolose per chi doveva attraversarle (si narra che la giovane Santa Margherita da Cortona, attuale patrona della città, durante una fuga notturna con l'amato Arsenio Del Pecora dal paese natale Laviano a Montepulciano, di cui Arsenio era signore, rischiò l'annegamento per via della barca che si era ribaltata) portarono l'arrivo della zanzara anofele e conseguentemente della malaria. Il morbo falcidiò la popolazione locale per secoli, specie nei periodi caldo-umidi. A tal proposito restano celebri le parole di Dante:

« Qual dolor fora, se de li spedali
di Valdichiana tra 'l luglio e 'l settembre »
(Dante Alighieri, Divina Commedia - Inferno, XXIX canto, 46-47)

Il medesimo autore ricorda le acque stagnanti della Chiana nelw verso 23 del XIII canto del Paradiso, dove descrive il lento «mòver della Chiana». Mentre Fazio degli Uberti, nel "Dittamondo", attesta come pure l'idropisia minasse seriamente la salute dei chianini del tempo:

« Quivi son volti pallidi e confusi

perché l'aire e le Chiane li nemica sì che li fa idropichi e rinfusi »

(Fazio degli Uberti, Dittamondo - libro III, capitolo X, vv. 22-24)
Le torri della rocca senese a Lucignano

I locali centri, messi a dura prova dalla palude, organizzarono per i relativi collegamenti veri e propri porti su quelle acque ricoperte da giuncheti e canneti, come si deduce dagli Statutari Cortonesi del 1325, che deliberavano «tre navi nuove per i porti di Fasciano, di Foiano e di Creti». Si hanno inoltre testimonianze di porti anche a Cignano e Farneta (sempre nel cortonese), a Bettolle (nel comune di Sinalunga) e a Cesa (nel comune di Marciano della Chiana). E pure la toponomastica odierna ricorda il vasto acquitrinio: eloquenti due zone di Castiglion Fiorentino che portano il nome di Rivaio e Spiaggina, mentre nel medesimo comune si trovano la località della Nave e il Melmone, zona della frazione di Brolio. Tra l'altro, proprio a Brolio la palude raggiungeva il punto di massima profondità, 3 metri[17].

Lo stesso termine "chiana" divenne sinonimo di palude. Scrive Luigi Pulci nel "Morgante":

« Tutto quel giorno cavalcato avevon

per boschi, per burron, per mille chiane e non s'avevon messo nulla in seno »

(Luigi Pulci, Morgante - XXIII canto, stanza 41)

La drammatica situazione in cui versava il luogo fu accentuata dalla peste nera, che nel 1348 non risparmiò neppure la Val di Chiana.

La città fortificata di Torrita di Siena in un'incisione del Cinquecento

Per contro, comunque, i centri sorti già in epoca etrusca, romana e longobarda conobbero una notevole importanza, specie a livello strategico, in una zona che pur sempre rimaneva di interesse per le potenti città di Firenze, Arezzo, Siena e Perugia. La sottomissione di Perugia allo Stato pontificio riavvicinò alle sorti di Roma la parte umbra della valle, che da allora avrebbe preso il nome di Val di Chiana romana. Nella parte toscana, invece, la caduta di Arezzo sotto Firenze fece rimanere solo la città del Giglio e la sua acerrima rivale, Siena, nel tentativo di occupare definitivamente la valle. La svolta si ebbe nel 1544, quando i senesi (che già controllavano le aree oggi ricomprese nella Val di Chiana senese, più la roccaforte di Lucignano), guidati dal fiorentino, ma nemico di Cosimo I de' Medici, Piero Strozzi, irruppero in Val di Chiana, distrussero Foiano e occuparono Castiglion Fiorentino e Marciano. In tutta risposta i fiorentini, guidati dal marchese di Marignano, Gian Giacomo Medici detto il Medeghino, espugnarono Marciano e da qui fecero partire la propria controffensiva vittoriosa nella celebre Battaglia di Scannagallo, presso Marciano della Chiana (2 agosto 1554).

Da quel momento la parte toscana della Val di Chiana entrò definitivamente sotto il dominio fiorentino, dei Medici prima e dei Lorena poi, sotto i quali sorse il Granducato di Toscana.

Il dominio fiorentino e la bonifica della Val di Chiana toscana[modifica | modifica sorgente]

Monumento a Vittorio Fossombroni ad Arezzo
Un'antica "casa leopoldina", edificata durante il granducato di Pietro Leopoldo I di Lorena (1765-1790), presso Foiano della Chiana. Sono visibili, ad entrambi i lati della parte alta della facciata, le insegne granducali (croci di Malta rosse)

A lungo il governo fiorentino, consapevole della potenziale ricchezza della Val di Chiana, cercò di bonificare la palude, incaricando tra gli altri eminenti ingegneri quali Galileo Galilei, Evangelista Torricelli e Vincenzo Viviani: ma tutti i tentativi comportarono solo una notevole spesa, senza giungere ad un miglioramento permanente. Simili piani per la verità presentavano un punto in comune: in ciascuno di loro si cercava di contrastare le leggi della natura, ostacolando cioè il normale deflusso delle acque. A tale soluzione i suddetti incaricati erano dovuti ricorrere soprattutto per il divieto, posto dal governo di Firenze, di far defluire le acque chianine nell'Arno, perché - secondo la tesi fiorentina - avrebbero provocato ondate di piena del fiume, allagando la città.

Fu però un ingegnere di eccezionali doti idrauliche, il conte Vittorio Fossombroni, a dimostrare la falsità di simili ipotesi. Incaricato di riprendere i lavori dal Granduca Pietro Leopoldo I di Lorena nel 1788, Fossombroni utilizzò il sistema della cosiddetta "bonifica per colmata". Esso consiste principalmente nel permettere alle acque fluviali di stagnare nelle zone palustri, lasciando sedimentare i detriti alluvionali di cui sono ricche e appunto "colmando" le suddette aree. Depositati i detriti, le acque vengono fatte defluire in canali artificiali. Il deflusso è peraltro facilitato dal fatto che i sedimenti permettono alla piana un progressivo innalzamento, riversando quindi le acque nei bacini fluviali più vicini[18]

Fu per tale motivo che venne realizzato il Canale Maestro della Chiana, che riprende quasi del tutto l'antico corso d'acqua del remoto Clanis. Le colmate chianine hanno consentito alla Val di Chiana di alzarsi, riversando le acque dei numerosi torrenti che la impantanavano nel Canale, che a sua volta le convoglia nell'Arno. Peraltro tale sistema non ha provocato alcun danno al corso del grande fiume toscano, né alla città di Firenze (l'alluvione del 1966 non fu infatti causata dalle acque provenienti dalla Valdichiana).

La Val di Chiana è oggi ricca di colmate, la più celebre (e imponente) delle quali si trova a Brolio, nel comune di Castiglion Fiorentino.
Il progetto di Fossombroni, che all'epoca trovò efficienti esecutori quali il lucignanese Federico Capei e gli ingegneri che gli succedettero, Alessandro Manetti (nel 1838) e Carlo Possenti (nel 1860), ha peraltro reso i suoi frutti nel giro di pochi di anni. Giovan Battista Del Corto ricorda nella sua "Storia della Valdichiana" come il Fossombroni, ritiratosi nel 1828, poté ammirare compiaciuto i progressi del lavoro eseguito e «segnalava nella purificata aria la prima apparizione dei rondoni in Foiano e altrove».

In effetti nel giro di pochi anni il panorama cambiò completamente. La valle si prosciugò, il terreno tornò fertile e coltivabile, la malaria scomparve e le popolazioni poterono tornare a popolare la piana, sotto lo stimolo dei comuni e del governo fiorentino che, memori della grande ricchezza agricola in epoca etrusca e romana, volevano tornare a quelle grandi rese per soddisfare il fabbisogno alimentare.

Il successo della bonifica per colmate in Val di Chiana fu di grande ispirazione per altri ingegneri, primo tra tutti lo stesso Manetti, che fu in seguito incaricato della bonifica di ampie aree della Maremma.

Il dominio pontificio e la bonifica della Val di Chiana romana[modifica | modifica sorgente]

Vista della Val di Chiana romana presso Monteleone d'Orvieto

Le sorti della parte della valle sotto la dominazione papale ebbero esiti analoghi a quelli della parte toscana. La divisione della Val di Chiana in due Stati non aveva certo facilitato le cose, con i due governi intenti sovente ad adottare soluzioni opposte che talora generavano effetti negativi nell'altra parte della valle.
La svolta si ebbe nel 1718, quando i due governi trovarono l'accordo per la realizzazione di uno spartiacque che dividesse la Val di Chiana romana da quella toscana. In seguito a ciò, il governo pontificio dette avvio alla bonifica della valle attraverso il ricorso ai calloni (o regolatori), opere di presa di un corso d'acqua costituite da uno sbarramento con luci laterali e da un'apertura chiudibile mediante una paratoia. Dopo quello costruito a Valiano (nella parte toscana) nel 1723, la Val di Chiana romana fu dotata di un proprio callone, edificato a Campo alla Volta nel 1727 e funzionante fino al 1786. Frattanto la collaborazione con il governo del Granducato di Toscana continuava: nel 1780 i due Stati firmarono presso Città della Pieve il "Concordato per la Bonificazione delle Chiane nei territori di Chiusi e Città della Pieve". Quarant'anni dopo, nel 1820, ne seguì un altro, in seguito al quale la bonifica attraverso il sistema delle colmate fu adottata anche per la Val di Chiana romana, sotto la supervisione degli ingegneri Girolamo Scaccia e Clemente Folchi, che nel concordato concertarono la bonifica della zona con gli omologhi toscani Capei e Manetti[19].
Tutt'oggi in Val di Chiana romana opera il Consorzio per la bonifica della Val di Chiana romana e per la Val di Paglia, istituito nel 1927.

La Valdichiana da Napoleone all'Unità d'Italia[modifica | modifica sorgente]

Le truppe del Viva Maria in una stampa di fine Settecento

La Campagna d'Italia condotta da Napoleone nel 1796 condusse all'occupazione francese degli Stati pre-unitari, inclusi il Granducato di Toscana e lo Stato pontificio. In Val di Chiana toscana, all'epoca, fervevano i lavori per la bonifica, cosa alla quale i francesi non si opposero. Lo stesso Napoleone rimase fortemente colpito dall'ingegno del Fossombroni, al punto che giunse ad esclamare: «Peccato, un sì grande ministro per un sì piccolo Stato!».

Nel 1799 la Val di Chiana aretina fu al centro del moto anti-francese ribattezzato Viva Maria, che per un breve periodo liberò gli abitati dell'aretino, giungendo perfino a Siena e a Firenze. Il Viva Maria non fu peraltro privo di eccessi: a Monte San Savino, ove risiedeva la più numerosa comunità ebraica chianina, gli ebrei furono scacciati e non avrebbero mai più fatto ritorno[20]. La storia ricorda come i francesi, dopo la vittoria a Marengo (14 giugno 1800), ripresero il controllo dell'Italia fino al 1814.

Dell'epoca sotto la dominazione francese è rimasto un lascito, tutt'oggi molto evidente, nella parlata aretina e della Val di Chiana aretina. Un'espressione qui molto utilizzata nel linguaggio comune è la parola «Alò», generalmente pronunciata a inizio frase e derivante dal francese «Allons» (cioè "andiamo", seconda persona plurale del presente indicativo del verbo andare)[21].

Con la Restaurazione vennero ricostituiti il Granducato di Toscana e lo Stato pontificio. Sotto entrambi furono ultimati i lavori di bonifica della Val di Chiana. La qualità della vita in quegli anni migliorava progressivamente per gli abitanti della Val di Chiana toscana, che nel frattempo parteciparono al plebiscito con cui, il 15 marzo 1860, la Toscana fu annessa al Regno di Sardegna e successivamente al Regno d'Italia. Il 4 novembre dello stesso anno, un analogo referendum si tenne anche in Umbria: l'esito fu identico a quanto avvenuto in Toscana e da allora anche la Val di Chiana romana legò la sua storia a quella d'Italia.

La ripresa economica e la seconda guerra mondiale[modifica | modifica sorgente]

Uno StuG 40 Ausf. G tedesco esposto in Piazzale Garibaldi a Castiglion Fiorentino

Gli anni successivi all'Unità d'Italia comportarono un definitivo miglioramento delle condizioni di vita dei chianini. Le terre, tornate fertili, furono intensamente coltivate o dedicate all'allevamento animale, di regola con il metodo della mezzadria[22]. Ciò permise l'afflusso dai centri circostanti di numerosi contadini e la valle si ripopolò nel giro di pochi decenni.

Dopo aver conosciuto un breve periodo di brigantaggio (piuttosto comune nelle campagne italiane del tempo), durante il quale si affermò la fama del locale bandito Gnicche, la Val di Chiana si avviò definitivamente verso la normalità.

Questa fu però sconvolta dal passaggio del fronte bellico durante la seconda guerra mondiale. Ai numerosi militari provenienti dai centri chianini, caduti nelle battaglie cui presero parte le divisioni italiane, e a quelli stranieri morti nei locali scontri a fuoco tra i tedeschi e gli alleati (a Foiano della Chiana e ad Indicatore, presso Arezzo, sorgono tutt'oggi due cimiteri militari dell'esercito britannico), si aggiunsero purtroppo molte vittime civili.
Sotto tale aspetto la Val di Chiana fu sconvolta da almeno tre drammatici episodi meritevoli di essere citati.

Il 27 giugno 1944 a Falzano, località del comune di Cortona, un gruppo di soldati tedeschi operò una feroce rappresaglia in risposta all'uccisione di 2 loro camerati (e al ferimento di un terzo) avvenuta il giorno prima da parte dei partigiani. Furono uccisi 10 civili, alcuni dei quali fatti saltare con dell'esplosivo dopo essere stati rinchiusi nelle rovine di una casa bruciata il giorno prima[23]. Il tenente della Wehrmacht Josef Scheungraber è stato riconosciuto colpevole del massacro e conseguentemente condannato all'ergastolo dal tribunale di Monaco di Baviera con una sentenza emessa il 10 agosto 2009, a 65 anni dalla strage; la sentenza di condanna tedesca segue quella precedentemente emessa dal Tribunale militare di La Spezia nel 2006[24]

La rocca longobarda di Civitella in Val di Chiana, distrutta durante un bombardamento alleato e mai ricostruita

Due giorni dopo, il 29 giugno, i militari tedeschi della divisione "Hermann Göring", stanziati a Civitella in Val di Chiana trucidarono 244 civili. Anche in tal caso l'efferata azione venne effettuata in risposta all'uccisione di 3 giovani soldati della Wehrmacht, da parte dei partigiani in un'osteria del centro chianino[25].

Di lì a poco, il 14 luglio, i soldati tedeschi si resero protagonisti di un'altra barbarie. Dopo aver liberato alcuni commilitoni catturati dai partigiani, operarono un rastrellamento della zona di Pietramala, località del comune di Arezzo. Numerosi civili vennero catturati e trasportati nella vicina frazione di San Polo: alcuni durante il tragitto e altri una volta arrivati a destinazione vennero uccisi (fucilati o fatti saltare con l'esplosivo); molte donne furono violentate. Fortunatamente due soldati tedeschi, mossi a compassione verso i prigionieri, permisero la fuga di alcuni di loro, evitando così di aggravare ancor di più l'elevato numero delle vittime. Queste furono in totale 65, di cui 17 partigiani[26]: tra questi vi era anche Eugenio Calò, vice-comandante della Divisione Partigiana "Pio Borri".

Numerose furono inoltre le distruzioni (a Civitella un bombardamento alleato semidistrusse l'antica rocca longobarda in cui si erano rifugiati alcuni tedeschi) che resero assai difficile la ripresa post-bellica.

In effetti a guerra finita quasi tutti i centri della Val di Chiana subirono uno spopolamento di non poco conto, il quale si è arrestato solo con il "boom economico" degli anni sessanta. Negli anni seguenti la popolazione ha attraversato una fase di notevole incremento demografico.

Economia[modifica | modifica sorgente]

Girasoli nella Val di Chiana aretina, presso Foiano

La bonifica ha dato i suoi frutti e oggi la Val di Chiana è una delle zone agricole più fertili d'Italia. La popolazione locale è dedita in buona percentuale al settore primario (agricoltura, allevamento e attività collegate), condotto mediante aziende agricole, ma anche da parte di coltivatori diretti, possidenti di fondi più o meno estesi.

Seguono in dettaglio le principali attività economiche esercitate in Val di Chiana.

Settore primario[modifica | modifica sorgente]

La fiorente agricoltura, grazie al grande sviluppo che dalla bonifica non si è mai fermato, produce oggi elevate rese di cereali (grano, granturco, girasole, orzo), ortaggi (cavolo nero, cavolfiore, bietola toscana, cipolla rossa, lattuga delle quattro stagioni, lattuga di Sant'Anna, pomodoro bistecca, pomodoro cuore di bue, pomodoro a grappolo, zucchina tonda, fagiolo dall'occhio, fagiolo romano) e frutta (specie la mela e la pesca).
L'allevamento è diffuso a livello suino, bovino, ovino (cui si lega la produzione del pecorino toscano) e del pollame. Recentemente nella località di Manciano La Misericordia (comune di Castiglion Fiorentino) sono stati impiantati persino allevamenti di struzzi.

Tuttavia una serie di prodotti tipici e rinomati meritano una particolare citazione.

Vino[modifica | modifica sorgente]

Viti di Bianco Vergine della Val di Chiana nelle campagne di Brolio, nella Val di Chiana Aretina

La Val di Chiana è terra di vini pregiati (bianchi e rossi) fin dall'epoca etrusca. Parti della Val di Chiana settentrionale sono ricomprese nelle vie del Chianti, mentre nel resto della valle diffusa è la produzione del Bianco Vergine della Valdichiana, uno dei vini bianchi più apprezzati in Italia e nel mondo. La produzione avviene per lo più a mezzo dei locali viticoltori, i quali, dopo la vendemmia, trasportano la propria uva presso cantine sociali o consorzi.
Seguono in dettaglio i principali vini chianini con la relativa etichetta.

Vino etichetta
Bianco Vergine della Valdichiana D.O.C.
Valdichiana Bianco Vergine Frizzante D.O.C.
Valdichiana Chardonnay D.O.C.
Valdichiana Grechetto D.O.C.
Valdichiana Sangiovese D.O.C.
Valdichiana Vin Santo D.O.C.
Valdichiana Vin Santo riserva D.O.C.
Valdichiana rosato D.O.C.
Valdichiana rosso D.O.C.
Valdichiana spumante D.O.C.
Chianti Colli Aretini D.O.C.G.
Colli dell'Etruria Centrale D.O.C.
Colli della Toscana Centrale I.G.T.
Cortona D.O.C.
Rosso di Montepulciano D.O.C.
Vin Santo di Montepulciano D.O.C.
Toscano I.G.T.

Vino Nobile di Montepulciano [D.O.C.G.]

Olio d'oliva[modifica | modifica sorgente]

Olivi nella Val di Chiana senese, presso il borgo di Rigomagno

La salubrità del clima, la ricchezza nutrizionale della terra e il paesaggio tipicamente collinare hanno reso la Val di Chiana patria di ottimi olii d'oliva. Anche in tal caso la produzione avviene per lo più mediante la produzione dei coltivatori diretti, che a raccolta terminata portano la propria resa presso frantoi.

Il principale olio chianino è il Colline di Arezzo, il quale è una Menzione Geografica Aggiuntiva del Toscano. Quest'ultimo in sé si fregia dell'IGP (D.M. del Ministero delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali datato 21 luglio 1998) e può anche essere accompagnato da una menzione geografica aggiuntiva se rispondente alle condizioni e ai requisiti del disciplinare di produzione (come appunto "Colline di Arezzo", ma anche "Colline Senesi", "Montalbano", "Seggiano", "Colline di Firenze", "Colline della Lunigiana", "Colline Lucchesi", "Monti Pisani").

Il Toscano - Colline di Arezzo è un olio dal colore verde intenso con tonalità tendenti al giallo verdognolo, profumo fruttato intenso e dal sapore piccante e leggermente amaro che con il tempo si attenua, nonché un retrogusto persistente.

Chianina[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Chianina.

La Val di Chiana è terra d'origine della celebre "chianina", razza bovina rinomata (e oggi allevata) praticamente in tutto il mondo. Un tempo utilizzati prevalentemente per il lavoro nei campi, data la notevole stazza fisica (i maschi possono arrivare fino a 190 cm di altezza (al garrese) e a 17 quintali di peso), oggi i bovini di razza chianina sono assai apprezzati per lo più per la loro carne

Miele[modifica | modifica sorgente]

Il rinomato miele locale è oggi raramente prodotto da apicoltori professionisti: di regola sono le famiglie residenti nelle aree di campagna a possedere arnie popolate da api, il cui miele viene anche venduto.
L'origine vegetale del miele chianino (cioè il tipo di fiore del cui nettare le api si nutrono) deriva principalmente da acacia, girasole, lupinella e, quello più pregiato, corbezzolo. Altrimenti si produce il semplice miele millefiori.

Settore secondario[modifica | modifica sorgente]

Il sopra citato "boom economico" degli anni sessanta ha portato alla nascita e allo sviluppo di centri industriali negli abitati della Val di Chiana. Se è vero che, se si eccettua Arezzo, gli altri restano centri preponderantemente agricoli, meritano comunque di menzione le principali tipologie di industrie impiantate. La presenza di una terra fertilissima ha ovviamente stimolato la nascita di industrie alimentari (pastifici, pollifici, confetturifici e un grande zuccherificio, chiuso tuttavia nel 2005 e destinato a diventare una centrale elettrica a biomasse). Sviluppato anche il settore tessile, quello dell'edilizia (negli ultimi anni il ritorno alla campagna ha fortemente condizionato ampie aree della Val di Chiana) e l'oreficeria.
A livello artigianale va citata la produzione della ceramica (rinomate quelle di Brolio e di Marciano).

Settore terziario[modifica | modifica sorgente]

Gargonza - La porta d'ingresso nel borgo

Negli ultimi anni la Val di Chiana sta crescendo notevolmente quanto a presenze turistiche. Se già il turismo coinvolge da tempo Arezzo e gli stessi borghi di Cortona, Chiusi e Montepulciano, l'interesse storico-artistico presentato da molti altri centri locali (non solo capoluoghi di comune) si è spostato anche su nuove mete. Notevole è infatti il recente afflusso turistico a Castiglion Fiorentino, Lucignano, Foiano della Chiana, Monte San Savino (e nel suo comune il celebre castello di Gargonza), San Casciano dei Bagni, Castiglione del Lago, Sinalunga, Trequanda, Torrita di Siena, Città della Pieve e Monteleone d'Orvieto, che si è tradotto in un notevole aumento degli stabilimenti alberghieri. Tra l'altro Castiglion Fiorentino, Lucignano, Montefollonico (nel comune di Torrita di Siena), Montepulciano, Trequanda, Città della Pieve e San Casciano dei Bagni sono state insignite della bandiera arancione dal Touring Club Italiano.

Il turismo si proietta però anche verso la campagna in sé. Numerosi sono così coloro che decidono di passare una o più giornate all'aperto muovendosi a piedi (trekking), a cavallo (ippo-trekking) e in mountain bike. Inevitabile inoltre lo sviluppo degli agriturismi, divenuti numerosissimi in tutta la Val di Chiana. Nelle strutture agrituristiche chianine vengono svolte attività di vario genere: didattiche, sportive, agresti, culturali o ricreative. Il tutto al fine di cogliere quella specificità del territorio (enogastronomia, storia, artigianato, natura, arte, archeologia) che da secoli contraddistingue la Val di Chiana.

Folklore[modifica | modifica sorgente]

Giostra del Saracino di Arezzo
Maggiolata di Lucignano

La Val di Chiana è terra di antiche tradizioni e nei suoi centri abitati si trovano diverse manifestazioni folkloristiche e rievocazioni storiche, che trovano la partecipazione di buona parte della popolazione. Tra le principali si ricordano:

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ LaMMa, clima della Toscana - Arezzo
  2. ^ Valdichiana.it, La valle, delimitazione geografica
  3. ^ Bilancio demografico anno 2009 in ISTAT. URL consultato il 10 ottobre 2009.
  4. ^ La Preistoria di Arezzo, La Paleontologia nel Territorio Aretino: Il Cranio dell'Olmo
  5. ^ La Preistoria di Arezzo, La Paleontologia nel Territorio Aretino: "La Presenza dell'Uomo"
  6. ^ La Rosa residence, Gli Etruschi vivono ancora tra il tevere e l'arno
  7. ^ Aracnet, Sala del Deposito di Brolio
  8. ^ Cortona Web, Museo dell'Accademia Etrusca e della città di Cortona
  9. ^ Aracnet, Sala di Brolio Melmone
  10. ^ Toscana underground, Labirinto di Porsenna
  11. ^ Castiglion Fiorentino, Le Pievi di Castiglion Fiorentino
  12. ^ Comune di Cortona, Informazioni per il Turista
  13. ^ Comune di Lucignano, Cenni storici
  14. ^ Comune di Marciano della Chiana, Cenni storici
  15. ^ Istituto e Museo di Storia della Scienza, Bonifiche della Valdichiana
  16. ^ Consorzio per la bonifica della Val di Chiana romana e Val di Paglia, storia - il Muro Grosso
  17. ^ Frassineto.it, la Valdichiana ieri, cenni storici
  18. ^ Valdichiana.it, Le colmate
  19. ^ Consorzio per la bonifica della Val di Chiana romana e Val di Paglia, Storia
  20. ^ Roberto Salvadori, Gli Ebrei a Monte San Savino in Comune di Monte San Savino. URL consultato il 24 maggio 2009.
  21. ^ Maria Simonetti, Slangopedia, un fiume di parole (ABC) in L'espresso. URL consultato il 24 maggio 2009.
  22. ^ Banca di Credito Cooperativo di Montepulciano, lavoro e ambiente nella Toscana preindustriale
  23. ^ Regione Toscana, Germania: Nega tutto ex soldato imputato strage Falzano/ANSA
  24. ^ Massacro di civili a Falzano, ergastolo all'ex ufficiale tedesco Corriere della Sera 11 agosto 2009
  25. ^ Resistenza toscana, Le stragi di Civitella e San Pancrazio
  26. ^ Campi di sterminio, Strage di San Polo

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Giovan Battista Del Corto, Storia della Val di Chiana, Arezzo, 1898
  • AA. VV., Cortona e la Valdichiana - Diari di viaggio 1860-1924, Banca Popolare dell'Etruria e del Lazio, 1998
  • F. Bargagli Petrucci, Montepulciano, Chiusi e la Val di Chiana senese, Bergamo, 1932

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

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