Eugenio Calò

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Eugenio Calò, vice Comandante della Divisione Partigiana "Pio Borri"

Eugenio Calò (Pisa1906 – San Polo14 luglio 1944) è stato un partigiano italiano, vice comandante della Divisione Partigiana Pio Borri, ebreo, partigiano sui monti del Casentino, medaglia d'oro al valor militare.

Indice

[modifica] Biografia

Eugenio dimostrò umanità nei confronti dei prigionieri tedeschi catturati dai partigiani, dopo di che fu barbaramente ucciso dai soldati dell'esercito tedesco. Il suo supremo eroismo è stato riconosciuto dall'Italia con la Medaglia d'Oro al Valor Militare alla Memoria.

[modifica] Infanzia e gioventù

Eugenio Calò nacque a Pisa, nel 1906, da un'antica famiglia di ebrei italiani e lui stesso padre orgoglioso di una famiglia ebraica residente ad Arezzo.

[modifica] Italiano ebreo durante la seconda guerra mondiale

Deportati a campo di concentramento a Fossoli e sopra a Auschwitz
Deportati a campo di concentramento a Fossoli e sopra a Auschwitz

Durante seconda guerra mondiale Eugenio perse la sua officina, la sua casa e infine la famiglia tutta composta dalla moglie, Carolina Lombroso, ed i figli Elena, Renzo ed Alberto arrestati come ebrei. Quando Eugenio seppe che la sua famiglia era nelle carceri fiorentine delle Murate, cercò di organizzarne la liberazione, ma invano, furono tutti, nel maggio 1944, nel trasporto n.16, deportati ed uccisi ad Auschwitz. Carolina incinta, partorì il suo quarto figlio nel treno.

[modifica] Partigiano

Due mesi dopo Eugenio ed i suoi compagni partigiani catturarono un gruppo di una trentina di soldati tedeschi e fascisti, e fu Eugenio che con l'autorità di comandante e di uomo, si oppose al processo sommario e all'uccisione dei prigionieri tedeschi.

Insieme ai compagni, tra questi Angelo Ricapito e Luigi Valentini, portarono il 2 luglio 1944, i prigionieri al Comando Alleato a Cortona, di là dal fronte, ben sapendo che se fossero stati intercettati, loro e chiunque li avesse aiutati sarebbero stati uccisi. Su richiesta del generale Clark comandante della V Armata dell'Esercito Alleato, Eugenio ed Angelo si offrirono di nuovo volontari per portare ai partigiani oltre le linee nemiche gli ordini per la liberazione di Arezzo, che sarebbe dovuta avvenire il 14 del mese. Riuscirono nell'impresa, ma il 14 luglio furono catturati insieme ad altri civili al Molin dei Falchi, dove si erano accampati per la notte insieme ad un altro gruppo di prigionieri tedeschi e altri partigiani. Un prigioniero tedesco era riuscito a fuggire ed ad avvisare l'esercito e collaborazionisti fascisti. Fu una dura battaglia e molti partigiani morirono, i superstiti ed i civili furono trasferiti al villaggio di San Polo per essere interrogati e poi uccisi.

Gli ordini del comando supremo dell'esercito tedesco in Italia dopo l'8 settembre 1943 erano di non rispettare le leggi di guerra, ed in particolare nessun cedimento di pietà verso la popolazione civile, le superiori autorità avrebbero dato protezione legale per ogni accusa di strage. Gli ordini erano specificamente di torturare e di uccidere chiunque fosse preso con armi, nonché di terrorizzare i civili inermi. Per ogni tedesco ucciso dovevano essere uccisi 10 civili italiani.

[modifica] La strage di San Polo

Tutti gli abitanti di San Polo furono quindi riuniti, i partigiani portati a Villa Mancini, al comando degli ufficiali tedeschi, dove furono brutalmente picchiati con tubi di gomma e torturati, né Eugenio, né Angelo parlarono. Vi sono testimonianze di superstiti che videro ed udirono le urla ed i lamenti tali che si sentivano da lontano e del parroco che intervenne per cercare di fare qualcosa. Altre testimonianze raccontano di torture inaudite. Dopo di che i partigiani feriti e moribondi ed i civili 48 in tutto, furono portari in un campo nel retro di Villa Gigliosi, requisita dalla truppa tedesca. I civili obbligati a scavare tre fosse dove furono gettati alcuni ancor vivi, i partigiani sotterrati con la testa fuori dalla terra, con cariche di tritolo addosso, poi esplose. I tedeschi impedirono il seppellimento delle vittime.

Nel febbraio del 2007 l'unico responsabile della strage rimasto ancora in vita, è stato assolto da un tribunale. Il tenente Herbert Hantschy, di anni 87, tenente della Wehrmacht al tempo dei fatti, è stato assolto perché la corte giudicante ha ritenuto che l'imputato non abbia commesso il fatto.

[modifica] La memoria

Ancor oggi la Strage di San Polo è ricordata ogni anno il 14 luglio, come la liberazione di Arezzo, avvenuta il 16 luglio del 1944, da tutte le autorità religiose, civili e militari. Al nome dei partigiani sono dedicate strade a Firenze ed ad Arezzo, a Eugenio Calò una scuola a Quarata porta il suo nome.

[modifica] Onorificenze

Medaglia d'oro al valor militare - nastrino per uniforme ordinaria

Medaglia d'oro al valor militare

«Rispose pronto al grido della Patria; sapendo moglie e figli catturati, antepose all’amore per la famiglia la fede profonda negli ideali, supremi valori di libertà e di giustizia. Organizzatore e animatore instancabile, pur menomato nel fisico, dette tutto se stesso al consolidamento dei reparti partigiani, affrontando intrepido disagi gravissimi e rischi continui. Combattente, vicecomandante di Divisione partigiana affermava doti altissime di coraggio e di sprezzo del pericolo che specialmente brillarono nell’attraversare le linee germaniche con un folto gruppo di prigionieri che stavano per essere liberati, e consegnarli alle avanzanti truppe alleate. Catturato durante un attacco di sorpresa, interrogato e seviziato ferocemente conservò il più assoluto silenzio. Il nemico furente ne sotterrò il corpo ancor vivo. Esempio fulgido di dedizione totale alla grandezza d’Italia.»
— Arezzo, ottobre 1943 -14 luglio 1944.


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