Parrano

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Parrano
comune
Parrano – Stemma
Parrano – Veduta
Dati amministrativi
Stato Italia Italia
Regione Regione-Umbria-Stemma.svg Umbria
Provincia Provincia di Terni-Stemma.png Terni
Sindaco Gino Mechelli (ex DS oggi PD) dal 28/05/2007
Territorio
Coordinate 42°52′0″N 12°7′0″E / 42.86667°N 12.11667°E / 42.86667; 12.11667 (Parrano)Coordinate: 42°52′0″N 12°7′0″E / 42.86667°N 12.11667°E / 42.86667; 12.11667 (Parrano)
Altitudine 441 m s.l.m.
Superficie 39,89 km²
Abitanti 600[1] (31-12-2010)
Densità 15,04 ab./km²
Frazioni Contrada Verciano, Cantone, Frattaguida, Pievelunga
Comuni confinanti Ficulle, Montegabbione, San Venanzo
Altre informazioni
Cod. postale 05010
Prefisso 0763
Fuso orario UTC+1
Codice ISTAT 055025
Cod. catastale G344
Targa TR
Cl. sismica zona 3 (sismicità bassa)
Nome abitanti parranesi
Patrono san Biagio
Giorno festivo 3 febbraio
Localizzazione
Parrano è posizionata in Italia
Parrano
Posizione del comune di Parrano all'interno della provincia di Terni
Posizione del comune di Parrano all'interno della provincia di Terni

Parrano è un comune di 587 abitanti della provincia di Terni.

Abitato sin dai tempi remoti (resti importanti del Paleolitico Superiore e dell'Età del Bronzo sono stati rinvenuti nel secolo scorso nel complesso di grotte ipogeo denominato "Tane del Diavolo"), Parrano fu sede di insediamenti etruschi e probabilmente romani. L'esistenza di un castello è attestata da un documento del XII secolo. Feudo dei Conti di Marsciano e dei Marescotti, con la bonifica della Val di Chiana perse progressivamente importanza a partire dal XV-XVI secolo. Di particolare rilievo, oltre al complesso di grotte ipogee prima ricordate, le sorgenti di acqua ipotermale.

« Perché lasciarti senza una risposta
Parrano, che non sai la gratitudine
Per te serbata salendo la costa
Verso la porta della Beatitudine »
(Epigramma inedito di Gaio Fratini)

Indice

Geografia fisica [modifica]

Parrano fa parte della Comunità Montana Monte Peglia e Selva di Meana.

La Forra e le acque termali [modifica]

La Forra del Fosso del Bagno Minerale per i suoi aspetti carsico-idrologici, archeologici, botanici e faunistici, costituisce un "unicum" in Umbria ed è stata dichiarata "Sito di interesse comunitario". Il canyon si sviluppa per un chilometro tra pareti di calcare alte dai 15 ai 20 metri (mentre in alcuni tratti la larghezza misura appena 70 cm). La Forra, scavata in rocce risalenti al Cretaceo, si trova molto vicino a zone interessate da fenomeni vulcanici recenti (40.000 anni fa). Ciò è da mettere in relazione con le sorgenti d’acqua minerale ipotermale (si tratta di acque ipotermali ricche di sali minerali, di tipo salse-sulfureo-bicarbonato-alcaline e alcalino-terrose) che rampollano ai piedi della stessa forra, con una temperatura di 26,5 °C. Una sorgente raggiunta dall'escavazione di un pozzo per la captazione di nuove acque (2006) ha fatto registrare una temperatura di 30 °C con oltre 25/30 litri/s.

Storia [modifica]

Le Tane del Diavolo e il Paleolitico Superiore [modifica]

Lungo la Forra si individuano una ventina di grotte chiamate “Tane del Diavolo” che hanno restituito importanti reperti archeologici risalenti al Paleolitico Superiore e all’Età del Bronzo. In particolare, sono state esplorate le tre più grandi chiamate Tana Minore, Tana del Rospo Superiore e Tana del Faggio o Grotta Grande. Sebbene fossero frequentate anche nei secoli passati, scavi sistematici furono compiuti soltanto nel XX secolo ad opera di Umberto Calzoni, allora direttore del Museo Archeologico Nazionale di Perugia. Nella Tana Minore Calzoni rinvenne cospicui resti di una locale industria litica mentre all’interno della Tana del Rospo Superiore recuperò reperti del periodo appenninico e sub-appenninico (fondi di capanne, oggetti ceramici e una vasta necropoli). Gli archeologi che hanno operato ricerche all'interno del sito in tempi recenti suppongono che tali grotte fossero destinate ad ospitare riti e cerimonie sacre.

La Venere Verde di Parrano [modifica]

Le ultime ipotesi avanzate dagli studiosi sulle Tane del Diavolo propendono nell'individuarvi un luogo di culto. A sostegno di tale congetture vanno evidenziati i resti di cereali carbonizzati (i cereali, all'epoca costituivano nutrimento pregiato, degno quindi di essere bruciato in precisi riti di offerta. Stesso discorso vale per i numerosi resti animali - marmotte e stambecchi). Oggi queste ipotesi sembrano essere confermata da un ulteriore ritrovamento, eccezionale nel suo genere. Si tratta di una piccola scultura, scolpita su un pezzo di ofiolite di colore verde. Si tratta di una delle più antiche rappresentazioni scultoree rinvenute nell'Orvietano e nel centro Italia.

Rappresenta una figura femminile: si intravedono il taglio degli occhi, il naso e la bocca. La testa è coperta (forse fasciata?) da un copricapo. In grembo sembra custodire amorevolmente un feto. La statuetta risale al Paleolitico Superiore e andrebbe collecata tra le cosiddette "Veneri" (Per approfondimenti: Venere di Willendorf).

Questa statuetta si deve alla curiosità di Cesare De Sanctis, dottore in scienze agrimensorie, vissuto nell'800 che univa l'attività professionale con quella di “raccoglitore” di curiosità e reperti.

Gli etruschi [modifica]

Parrano, Museo del Territorio: Corredo Tomba Etrusca di Soriano

Nel 1993, in località “Soriano”, (ad un chilometro del capoluogo) venne casualmente scoperta una piccola tomba etrusca a camera, franata e piena di terreno.

Il primo scavo sistematico riportò alla luce una serie di oggetti di grande pregio (anfore, crateri, oinochoai (Oinochoe), calici, coppe e piattelli appartenenti al cosiddetto "Gruppo Orvieto". La Tomba di Soriano, proprio in virtù del valore dei manufatti contenuti in essa, probabilmente apparteneva ad una persona di alto rango sociale, vissuta tra la fine del VI e l’inizio del V secolo a.C.
Tale ipotesi è corroborata anche dalla presenza di vasi in lamina di bronzo, dalla collezione di oggetti necessari al banchetto (alari e spiedi, una grattugia usata per aggiungere spezie o resine al vino) e da una pregevole Kylix attica.

Le origini del nome

Il termine Parranum è di origine romana, come dimostra il suffisso, presente anche in altre località del territorio orvietano. In ornitologia Parra significa:

  1. Uccello caradriforme caratterizzato dallo sviluppo eccezionale dei piedi e delle unghie che gli consente di camminare sulle foglie di ninfea in stagni e zone paludose (n.b: Fino al XVI secolo la Valle del Chiani - da Arezzo sin quasi a Orvieto - era sommersa da un'ininterrotta estensione palustre).
  2. Upupa o civetta. Il suo nome, dunque, deriverebbe da Parra o Parsa, cioè Upupa; quindi terra di upupe.

Società [modifica]

Evoluzione demografica [modifica]

Abitanti censiti[2]

Cultura [modifica]

Persone legate a Parrano [modifica]

Amministrazione [modifica]

Galleria fotografica [modifica]

Note [modifica]

  1. ^ Dato Istat - Popolazione residente al 31 dicembre 2010.
  2. ^ Statistiche I.Stat - ISTAT;  URL consultato in data 28-12-2012.

Bibliografia [modifica]

  • F. Milani, "Parrano", 1997 (Nuova edizione, 2006)
  • M. Cecci, "Parrano e il suo territorio"
  • L. Filippetti, "La Venere Verde", in La Città, aprile 2007, Orvieto
  • Museo del Territorio / Parrano

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Collegamenti esterni [modifica]