Sarteano

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Sarteano
comune
Sarteano – Stemma Sarteano – Bandiera
Panorama di Sarteano
Panorama di Sarteano
Localizzazione
Stato Italia Italia
Regione Coat of arms of Tuscany.svg Toscana
Provincia Provincia di Siena-Stemma.png Siena
Amministrazione
Sindaco Francesco Landi (centrosinistra) dal 07-5-2012
Territorio
Coordinate 42°59′00″N 11°52′00″E / 42.983333°N 11.866667°E42.983333; 11.866667 (Sarteano)Coordinate: 42°59′00″N 11°52′00″E / 42.983333°N 11.866667°E42.983333; 11.866667 (Sarteano)
Altitudine 573 m s.l.m.
Superficie 84,81 km²
Abitanti 4 905[1] (31-12-2010)
Densità 57,84 ab./km²
Frazioni Castiglioncello del Trinoro
Comuni confinanti Cetona, Chianciano Terme, Chiusi, Pienza, Radicofani, San Casciano dei Bagni
Altre informazioni
Cod. postale 53047
Prefisso 0578
Fuso orario UTC+1
Codice ISTAT 052031
Cod. catastale I445
Targa SI
Cl. sismica zona 3s (sismicità bassa)
Nome abitanti sarteanesi
Patrono Madonna del Buon Consiglio
Giorno festivo 26 aprile
Cartografia
Mappa di localizzazione: Italia
Sarteano
Posizione del comune di Sarteano all'interno della provincia di Siena
Posizione del comune di Sarteano all'interno della provincia di Siena
Sito istituzionale

Sarteano (Sartiàno in dialetto locale[2]) è un comune italiano di 4.852[3] abitanti della provincia di Siena in Toscana.

È un paese di importanza storica e naturalistica, collocato sui contrafforti della Val d'Orcia in un altopiano al confine con la Val di Chiana. Il passato medievale del paese è testimoniato dal castello, elemento principale del paesaggio architettonico, e da un grande numero di chiese. L'economia di Sarteano è diversificata, ma fondamentalmente si basa sull'agricoltura e sul turismo. I prodotti della terra sono olio d'oliva, vino e frumento.

Geografia[modifica | modifica wikitesto]

Territorio[modifica | modifica wikitesto]

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Preistoria[modifica | modifica wikitesto]

Scarse e incerte sono le testimonianze dell'uomo nel territorio di Sarteano nel Paleolitico. Le fasi successive, dal Neolitico all'età del bronzo sono invece ampiamente note grazie alla ricchissima documentazione archeologica proveniente dalla Grotta dell'Orso. Conosciuta fin dal 1954, questa ampia cavità carsica fu esplorata completamente dai componenti del Gruppo Speleologico di Sarteano. Fu indagata con scavi sistematici a partire dal 1960, prima da Guglielmo Maetzke poi dall'università di Pisa tra il 1960 e il 1963. La grotta, oggi non visitabile, è divisa in due parti comunicanti attraverso stretti cunicoli. In molte zone si rinvennero, generalmente in superficie, gruppi di vasi dell'età del bronzo, alcuni anche interi e contenenti cariossidi di grano, che lasciavano supporre deposizioni intenzionali legate a pratiche rituali, La stratigrafia ricavabile dal saggio principale indica la presenza dei seguenti aspetti culturali:

La frequentazione della grotta continua fino all'XI secolo a.C. e si hanno infine tracce di epoca romana con frammenti di piatti e anforoni. Un'altra cavità carsica nel territorio di Sarteano è la Buca del Rospo posta sul versante occidentale del monte Cetona che ha restituito vasi dell'antica età del bronzo deposti per una raccolta rituale delle acque di stillicidio.

Periodo Etrusco e Romano[modifica | modifica wikitesto]

Proprio le tracce di un passato etrusco sono quelle che più hanno segnato il territorio intorno a Sarteano, dal IX al I secolo a.C. I primi insediamenti occuparono le zone collinari più elevate, vicino alla necropoli di Sferracavalli, lungo la strada che conduce a Radicofani e poi, soprattutto nel corso del VII secolo a.C., nella zona verso Castiglioncello del Trinoro dove la sterminata necropoli di Solaia-Macchiapiana, con le sue numerose sepolture entro canopi (vasi cinerari a testa umana tipici di questo territorio), dimostra la presenza nelle vicinanze di un centro abitativo densamente popolato soprattutto nel periodo tardo-orientalizzante. Con il periodo Arcaico invece, ovvero con il VI secolo a.C., ci fu uno spostamento dell'area abitativa su colline meno elevate, poco sopra i 500 m., per avvicinarsi a quello che all'epoca era il centro politico egemone, ovvero il polo urbano di Chiusi che viveva in quella fase il suo periodo più florido, come dimostrano sul finire del secolo le imprese del lucumone Porsenna. Così le necropoli di maggior rilievo di quel periodo sono proprio quella della Palazzina, posta lungo una delle vie Cupe, ovvero i tracciati viari che conducevano verso Chiusi, e la necropoli delle Pianacce. Quest'ultima, indagata a partire dal 2000 dal Museo civico archeologico di Sarteano e dal Gruppo Archeologico Etruria ha riservato negli anni una serie di straordinarie scoperte, oltre ad essere ubicata in una zona di grande suggestione paesaggistica con uno splendido affaccio sulla Val di Chiana a controllo di quello che era anche in antico il fondamentale asse viario nord-sud tra Orvieto e Arezzo. In primo luogo l'eccezionale Tomba della quadriga infernale, con pitture uniche e dai colori vivacissimi della seconda metà del IV secolo a.C. in cui è raffigurato un demone dai capelli rossi alla guida di un carro trainato da due leoni e due grifi, probabilmente Charun – il Caronte etrusco - nella sua unica raffigurazione come auriga nello svolgimento del suo compito di accompagnatore delle anime verso l'Ade. Anche le altre scene (il banchetto di due figure maschili accompagnate da un servitore e un grande serpente a tre teste ed un ippocampo) sono ambientate nell'Ade e sono uno dei più fulgidi esempi del nuovo sentire degli Etruschi per un mondo funerario più tormentato e pauroso rispetto a quello di epoca Arcaica. Accanto alla tomba della Quadriga Infernale numerosi altri ipogei, databili tra la fine del VI e il I secolo a.C., mostrano una necropoli occupata da famiglie aristocratiche di un certo rango, così come di grande interesse è la struttura teatriforme collegata a tre di questi ipogei e adibita ai rituali funerari venuta alla luce nel 2007. Questo sito di straordinario interesse, visitabile, è solo una delle numerose realtà archeologiche del territorio. Quando nel periodo Ellenistico, cioè nel corso del III e II secolo a.C., il popolamento del territorio si diffuse “a macchia di leopardo” ci fu un'occupazione sparsa, ma capillare e in quella fase le necropoli interessarono numerosi siti tra cui quello di Molin Canale, dove alcuni esempi di tipologie tombali sono stati messi in luce e resi visitabili. In epoca romana si mantenne una diffusa occupazione dell'area, anche in virtù dello sfruttamento delle sorgenti termali e sicuramente due importanti aree insediative dovevano essere nella zona di Sant'Alberto e nell'altra, molto ampia, della Peschiera Giannini e delle aree limitrofe. Resti di questi edifici termali legati a villae rustiche, mostrano un notevole grado di raffinatezza, come dimostrano le lastre di tipo Campana da Colombaio e dalla Peschiera. Tutte le tracce di questo intenso e vitale passato, dai canopi Orientalizzanti, ai buccheri, alle ceramiche figurate sia etrusche che attiche, le straordinarie statue-cinerarie di pietra fetida rinvenute nel 2006, fino ai reperti Romani sono esposti nel Museo civico archeologico di Sarteano a testimonianza dell'alternarsi di tre civiltà dall'uomo dell'età del bronzo, agli Etruschi ai Romani.

Medioevo[modifica | modifica wikitesto]

Alcuni documenti provenienti dalle carte del monastero dell'Abbazia di San Salvatore del Monte Amiata attestano nel territorio della contea di Chiusi-Sarteano-Chianciano, fin dagli inizi dell'anno Mille, la presenza della famiglia longobarda dei conti Farolfi.[4] Causa la legge longobarda di successione ereditaria la contea venne a poco a poco spezzettandosi tra i molti rami di questa famiglia comitale da cui in Sarteano ebbero origine i conti Peponi ed infine i Manenti.[5] Questi documenti[6] riferiscono di alcune donazioni effettuate dagli eredi dei Farolfi pro remedio animae in favore delle più note abbazie del territorio:

  • a) ( carta n° 252)-a. 1038 « Nel Castello di Sarteano il conte Winildo, figlio di Farolfo dona un terreno in favore del monastero di Abbadia San Salvatore,
  • b) (carta n.° 153)- a.1055 « donazione dei conti Ranieri, Pietro e Farolfo figli de conte Winildo di Sarteano.»
  • c) (carta Sarteano n°1) a.1085 « donazione della contessa Willa vedova del conte Pepo, detto Pepone di un terreno nei pressi di Spineta per edificarvi una chiesa e monastero.»
  • d) (carta Sarteano n° 10) a. 1126 « il conte Manente, figlio di Pietro dona la metà di Castiglione del Trinoro al monastero dell'Abbazia di San Pietro in Campo

Granducato di Toscana[modifica | modifica wikitesto]

Il Duca Valentino

La fedeltà del comune di Sarteano nei confronti del governo di Siena auspicata dalle parti contraenti nell'accomandigia già sottoscritta, durò fino alla sconfitta della repubblica senese in seguito alla quale quest' ultima venne annessa nel Granducato di Toscana. Nel mese di gennaio del 1503 il duca Valentino, Signore di Romagna e braccio armato dello Stato Pontificio dopo aver espugnato Perugia, abbandonata dai Baglioni, con un esercito agguerrito si portò in Toscana con l'intento di estendervi la sua signoria ed assalì, pertanto, la rocca di Sarteano provocandogli gravi danni.[7] La morte contemporanea di papa Alessandro VI, padre del Valentino e la contrarietà del nuovo papa Giulio II, furono gli eventi che facilitarono il fallimento di quell'ambizioso progetto.[8]

Stemma Mediceo

Verso la metà del XVI secolo, tutto il territorio della Val di Chiana fu teatro del conflitto armato in atto tra le Repubbliche di Siena e Firenze. Il conflitto si concluse con la rotta dell ' esercito senese verificatasi durante la battaglia di Scannagallo. Nonostante la pesante sconfitta della città alleata, le comunità di Sarteano e Chiusi rimasero fedeli alla Repubblica di Siena riparata in Montalcino, dove i resti del suo esercito sconfitto condotto da Piero Strozzi, tentarono l'ultima disperata resistenza. Nella priavera del 1556, Sarteano venne conquistato dalle milizie del conte Mario Sforza di Santa Fiora, che non appena ricevuti i rinforzi dal duca Cosimo, dall'accampamento di Radicofani mosse l'artiglieria pesante alla conquista delle ultime rocche di Sarteano e Chiusi che, aggiungendosi ai precedenti comuni già facenti parte del dominio mediceo dello Stato Vecchio, vennero annessi nello Stato Nuovo del Granducato di Toscana.[9]

Porta Monalda[modifica | modifica wikitesto]

Porta Monalda- MCCCXIII-
Duomo d'Orvieto- Bassorilievo-

Nel 1228 Sarteano venne occupato dalle milizie orvietane comandate da Pietro Monaldeschi. Poco dopo i Senesi mossero la controffensiva e dopo aver preso Chianciano imprigionarono Pietro, figlio di Monaldo, capostipite del ramo dei " Monaldeschi della Cervara ". Pietro morì a Siena nel 1238.[10] Dopo successivi conflitti tra le città di Siena ed Orvieto con esiti alterni, verso la fine del XIII secolo le località di Sarteano e Chianciano furono elencate in appendice al catasto di Orvieto come:« dominii con obblighi speciali »[11] In quel periodo nel comune di Orvieto era in atto la feroce disputa per il potere tra la famiglia ghibellina dei Filippeschi e quella guelfa dei Monaldeschi, conclusasi con la sanguinosa sconfitta dei Filippeschi. Porta Monalda, sormontata dallo stemma dei Monaldeschi con incisione della data 1313 (MCCCXIII), posta in direzione di Siena, sembra voler ricordare ai Sarteanesi la « grande vittoria »[12] del condottiero Ermanno Monaldeschi. Il Monaldeschi aspirante al potere della signoria orvietana intraprese grandi lavori pubblici, tra questi la lunga strada selciata che partendo da Porta Monalda, attraversando la valle del Paglia raggiungeva Orvieto.[13] "....consiste questa terra la maggior parte in una strada lunga competentemente larga, parte selciata e parte mattonata che principia alla porta Monalda" L'opera si rese necessaria per facilitare la percorrenza dei pesanti carriaggi effettuati dalle maestranze che per conto dell'architetto Lorenzo Maitani, dalla cava posta nelle vicinanze di Camporsevoli estraevano il prezioso travertino impiegato nella composizione dei bassorilievi del Duomo d'Orvieto. Alla morte di Ermanno Monaldeschi avvenuta nel 1337, il controllo politico sul comune di Sarteano venne esercitato dalla città di Perugia quando, a seguito della battaglia di Torrita Perugia, stremata dalle ingenti spese, per porre fine alla lunga guerra contro Siena (1357-1359) fu costretta ad accettare il lodo del cardinale Egidio Albornoz che pose fine alle pretese egemoniche di Perugia su gran parte del territorio toscano.[14]

Il Castello nel XV secolo[modifica | modifica wikitesto]

Ladislao re di Napoli

Nel 1408, un poderoso esercito condotto da Ladislao di Durazzo, re di Napoli, nel tentativo di estendere i confini di quel regno si accampò in Val di Chiana nelle rocche di Ossaia e Valiano in attesa di portare a termine l'impresa con la conquista delle città di Siena e Firenze. Qui stanziò per oltre due anni compiendo devastazioni e razzie delle messi nelle campagne circostanti tali da meritarsi l'epiteto di re guastagrano, rimasto a lungo nella memoria di quelle popolazioni.[15] Nel mese di giugno 1409, le milizie di Ladislao mossero dagli accampamenti e dopo aver occupato Cortona assediarono il castello di Sarteano, ma i Sarteanesi riuscirono a respingerle impedendone l'espugnazione.[16]

Balzana senese

Nel 1455 il Castello subì un nuovo assedio da parte dei mercenari della Compagnia di ventura condotta dal perugino Jacopo Piccinino che dal governo senese pretendeva il pagamento per allontanarsi con le sue masnade, liberando il territorio. Anche in questa occasione i Sarteanesi, seppero sconfiggere i mercenari del Piccinino e per celebrare la vittoria eressero un altare, di cui ancor oggi appare traccia nel cortile interno della rocca. Da allora il 29 giugno, giorno della ritirata del Piccinino, la popolazione tributò per lunghi anni nel passato una processione annuale di ringraziamento che, partendo dall'abitato sottostante il castello, risaliva fino alla porta interna.[17]. Nel 1467, il comune di Sarteano liberatosi delle passate difficoltà concluse con il governo senese contratto di accomandigia perpetua, contratto di protezione da parte della Repubblica di Siena con assoggettamento politico del Comune di Sarteano.

Monumenti e luoghi di interesse[modifica | modifica wikitesto]

Architetture religiose[modifica | modifica wikitesto]

Architetture civili[modifica | modifica wikitesto]

Castelli[modifica | modifica wikitesto]

  • Castello delle Moiane: insediamento medievale fortificato risalente al XII secolo, divenne libero comune nel XIV secolo. Alla sua storia risale la Leggenda della contessa Dorilla, arrogante signora del castello, che nel celebrare una messa, spazientita dal ritardo del monaco a cui spettava il compito, fu strangolata e strascinata su di un dirupo da un serpente gigante uscito dal calice durante il rito religioso. Oggi il complesso è ridotto a ruderi ben conservati, nascosti nella zona boschiva vicino Spineta a pochi chilometri da Sarteano.

Palazzi storici[modifica | modifica wikitesto]

  • Casa natale di Papa Pio III: situata in via Goti, vi nacque nel 1439 Francesco Tedeschini, papa tra il settembre e l'ottobre del 1503, prima che fosse colpito da un'ulcera alla gamba. Su questo palazzo, in onore dell'unione tra le famiglie Tedeschini e Piccolomini, fu scolpito il portale, appena dopo la morte del padre Nanni di Piero.
  • Palazzo del Podestà, edificato nel XIV secolo è stato ampliato nella seconda metà del XVI secolo, e presenta ancora tracce delle sue originarie bifore; oggi ospita abitazioni ed esercizi commerciali.
  • Palazzo Berdini, risalente al XIV secolo ed ampliato nel XVI secolo.
  • Palazzo Cennini, costruito nel XV secolo, contiene un chiostro, oggi adibito ad uso commerciale, di cui un tempo disponeva la Fattoria di Martignano per conservare e lavorare i sui prodotti agricoli.
  • Palazzo Comunale, sede attuale degli uffici comunali e del Teatro Comunale degli Arrischianti.
  • Palazzo Cospi Forneris, risalente al XVII secolo, ma dallo stile spiccatamente rinascimentale.
  • Palazzo Gabrielli, la cui struttura ha origine nel XIII secolo, è stato caratterizzato dalle forti modifiche e ristrutturazioni apportate nel XVI secolo, e attualmente ospita nelle sue sale il museo archeologico.
  • Palazzo Paparoni, edificio del XVI secolo ampliato nel corso del Novecento, ospitava una struttura ricettiva per inabili.
  • Palazzo Piccolomini, edificio storico in stile rinascimentale fatto erigere da Francesco Tedeschini Piccolomini, futuro papa Pio III, con elegante cortile interno nel quale sono ancora visibili le colonne con capitelli corinzi ornati con mezzelune. Nella parte destra della facciata si può ancora ammirare lo stemma di famiglia, scolpito in marmo nel XV secolo.
  • Santa Chiara, (residenza agrituristica), ex convento delle Clarisse insediate nel monastero dal 1580 fino al XIX secolo, all'interno: un cortile con elegante chiostro ed artistico palazzo.
  • Palazzo Preziani, con pregevoli elementi decorativi.
  • Palazzo Goti-Fanelli, antica sede dell'Accademia degli Arrischianti; già esistente nel XIII secolo, è stato notevolmente ristrutturato e ampliato nel 1536 con elegante cortile interno, sale affrescate ed una piccola cappella gentilizia con dipinti di Apollonio Nasini.

Architetture militari[modifica | modifica wikitesto]

Fortezza di Sarteano

La fortezza, costruzione cinta da doppia cerchia di mura con il maschio quadrato e torri rotonde ai lati. Nel XIII secolo fu feudo dei conti Manenti e da questi ceduta al comune di Sarteano. Nel XVI secolo la rocca medievale, ormai cadente, venne modificata in una più moderna struttura militare secondo le tecniche di costruzione messe in atto in Toscana dall'architetto Baldassarre Peruzzi. Così Sarteano ebbe la sua "cittadella" capace di resistere agli attacchi delle nuove armi (bombarde ed archibugi) portate in Toscana nel 1454 dall'esercito di re Afonso di Napoli.[18] Il maschio della fortezza fu modificato e reso capace di ospitare stabilmente una guarnigione di soldati armati con armi da sparo; cunicoli sotterranei percorribili da soldati furono collegati con le porte di accesso dell'abitato. Fin dal 1590 i granduchi di Toscana concessero la proprietà della fortezza al capitano Eustachio Fanelli ed ai suoi eredi.[19] Oggi la fortezza è stata acquistata dal comune di Sarteano per essere usufruita dalla cittadinanza.

Il Monumento ai caduti, definito come miglior monumento ai caduti d'Italia, è stato collocato nella piazza principale del paese nel 1923 in quanto dono da parte dello scultore italiano Arnoldo Zocchi, in onore della moglie originaria del luogo.

Aree naturali[modifica | modifica wikitesto]

  • Il bagno Santo, nelle vicinanze dell'abitato di Sarteano, (località Santa Lucia) sgorga la sorgente delle Canalette. La catalogazione di queste acque rientra tra quelle sulfuree-alcaline che fuoriescono ad una temperatura di 24° circa. Queste acque sono ritenute curative per l'infezione degli occhi e della pelle. La sorgente delle Canalette, insieme ad altre limitrofe, sono conosciute come acque del Bagno Santo.
  • Il Parco delle Piscine, grande parco ombreggiato con ampi spazi verdi ben curati, dotato di tre piscine alimentate con acqua corrente proveniente dalla sorgente termo-minerale delle Canalette. Il parco, dotato di un campeggio ben organizzato è fornito di attrezzature sportive.
  • Riserva naturale di Pietraporciana: prende il suo nome dal poggio su cui si estende separando la Val d'Orcia dalla Val di Chiana. La sua faggeta, residuo di uno dei più grandi boschi di faggio, si sviluppa sul versante settentrionale della collina, dove il microclima si mantiene abbastanza fresco e umido; oltre ai faggi sono presenti alberi di cerro, carpino bianco e carpino nero, acero montano, ecc... I due tipi di arbusti principali portano i nomi di belladonna e "fusaggine maggiore", una specie tipica della zona mediterraneo-montana, mentre nella varietà floreale della riserva si distingue il bucaneve, la primula, l' anemone, ma soprattutto il giglio martagone, una rarissimo esemplare appartenente alla famiglia delle liliaceae.

Società[modifica | modifica wikitesto]

Evoluzione demografica[modifica | modifica wikitesto]

Abitanti censiti[20]

Consultando la rivista Montepiesi può essere ulteriormente seguita l'evoluzione demografica di Sarteano Nel gennaio 1970, ad esempio, gli abitanti di Sarteano risultavano essere 3.903 (Cfr. Montepiesi gennaio 1970). In Montepiesi)numero 2, 1970)[21] si trovano alcuni dati relativi al decennio 1960-1969. Nel periodo 1960-1969 nel comune di Sarteano sono nate 413 persone, ne sono morte 468, sono immigrate 1208 persone e ne sono emigrate 1692. Nel solo anno 1969 i nati a Sarteano furono 39, i morti 55, gli immigrati 156, gli emigrati 106.

Una significativa emigrazione di sarteanesi verso l'Australia è avvenuta negli anni sessanta.

Etnie e minoranze straniere[modifica | modifica wikitesto]

Secondo i dati ISTAT al 31 dicembre 2010 la popolazione straniera residente era di 530 persone. Le nazionalità maggiormente rappresentate in base alla loro percentuale sul totale della popolazione residente erano:

Fiere e mercati[modifica | modifica wikitesto]

  • Mercato settimanale. Si svolge ogni venerdì. Istituzione antichissima documentata con atto notarile risalente al 1525 Oggi il Mercato settimanale si svolge per la "Via di Fuori", mentre fino a una ventina di anni fa si svolgeva nelle centrali piazze "XXIV Giugno" e "Bargagli".
  • Fiera d'estate. Si svolge l'ultima domenica di giugno lungo Viale Europa.
  • Il 10 agosto, per le vie del paese, si svolge la tradizionale fiera di San Lorenzo e la Contrada omonima organizza la festa per celebrare il Santo Patrono.
  • Fiera di San Martino. L'11 novembre, per le vie del paese si svolge la tradizionale fiera di San Martino e la Contrada omonima organizza la festa per celebrare il Santo Patrono.

Cultura[modifica | modifica wikitesto]

Il giornale locale Montepiesi (antica denominazione del Monte Cetona), da oltre 40 anni racconta le cronache paesane. È una pubblicazione interessata a tramandare la memoria storica di Sarteano con lunghi e dettagliati racconti di Sarteanesi.[22] Il primo numero è uscito nel dicembre 1969. Parte della storia rimane ancora tramandata oralmente da anziani che si ritrovano abitualmente sulle panchine poste "suppelacosta", ovvero all'altezza della salita che collega le piazze "XXIV Giugno" e "Bargagli" (detta anche Piazza d'Armi).

Istruzione[modifica | modifica wikitesto]

Musei[modifica | modifica wikitesto]

Il Museo civico archeologico di Sarteano.

Teatri[modifica | modifica wikitesto]

Persone legate a Sarteano[modifica | modifica wikitesto]

Eventi[modifica | modifica wikitesto]

Giostra del Saracino[modifica | modifica wikitesto]

Si svolge il 15 agosto. La manifestazione ha tradizioni antichissime: il primo documento d'archivio risale al 1583, ma ha subito alcuni, anche lunghi, periodi d'interruzione; dal 1982 ha ripreso a svolgersi con regolarità. La Giostra fonda le sue radici nei tornei medievali, quando le attività equestri della caccia col falcone, cavalcate, quintane, e giostre costituivano il passatempo preferito dei cavalieri che con il gioco si mantenevano in esercizio per affrontare le più pericolose battaglie campali.[23] Cinque cavalieri si sfidano nella piazza principale del paese. Ognuno di questi cavalieri-giostratori rappresenta una delle cinque contrade in cui è suddiviso il paese: San Lorenzo, San Martino, San Bartolomeo, Santissima Trinità, Sant'Andrea. Imbracciata un'asta, i cavalieri devono infilare un anello posto sopra lo scudo di un busto girevole detto Buratto, rappresentante il Saraceno invasore, nemico "infedele" che pratica una religione contraria alla tradizione cristiana. Vince il giostratore che, dopo cinque batterie dette Carriere, ha preso più anelli. Suggestivo è il corteo che si snoda per le vie del paese nel primo pomeriggio, con abiti medievali molto eleganti. La storia che narra le origini del Slaracino parla dell'avanzata nemica dei Saraceni, i Sarteanesi chiamarono due maschi per ogni famiglia, (cioè le contrade )a combattere il nemico. Le stoccate sarebbero simbolo delle spade che trafiggono il nemico.

Contrade[modifica | modifica wikitesto]
  • Contrada di San Lorenzo

Colori: bianco e rosso
Scudo: "d'oro a tre bande controdoppiomerlate d'azzurro"
Nome Rione: Porta Monalda
La Contrada prende il nome dall'omonima Collegiata di San Lorenzo, chiesa principale di Sarteano dedicata al Santo Martire. La chiesa sita nel centro storico si contende la metà di esso con la contrada rivale di San Martino. Accesso principale al territorio contradaiolo è Porta Monalda, situata all'estremità ovest del corso principale (Corso Garibaldi anticamente denominato ruga di mezzo), in direzione di Siena. Caratteristico l'affresco riportato in alto e internamente alla porta di Madonna con bambino affiancata da due Santi, uno dei quali San Lorenzo.

  • Contrada di San Martino

Colori: bianco e azzurro
Scudo: "spaccato d'oro e di rosso, alla mezz'aquila col volo abbassato uscente dalla partizione", "scudetto partito d'oro e di nero alla pergola dell'uno all'altro"
Nome del Rione: Porta Umbra
La Contrada di San Martino è una delle cinque contrade in cui è diviso il Comune di Sarteano[24]. Istituita nel 1933, la Contrada deriva il proprio nome dall'antica Chiesa di San Martino in Foro distrutta e finita di ricostruire a.1844 nei pressi della porta est di Sarteano. La contrada ha anche un secondo nome, Porta Umbra, una delle tre porte che si aprono nell'antica cerchia di mura difensive di Sarteano rivolta in direzione dell'Umbria. Nel 1986 la Contrada di San Martino ha stretto un gemellaggio con il Rione Giudea, uno dei quattro rioni del Torneo di Federico II della cittadina di Oria.

  • Contrada di San Bartolomeo

Colori: bianco e viola
Scudo: "spaccato, nel primo di rosso, al levriere corrente di bianco, collarinato d'oro; nel secondo scaccato di bianco e di nero al filetto in fascia di sull partizione"
Nome del Rione: Romitorio o Cappuccini

  • Contrada della Santissima Trinità

Colori: giallo-viola
Scudo: "partito nel primo di rosso alla fascia di bianco; nel secondo di bianco a tre mezze lune capovolte di rossoposte in palo"
Nome del Rione: Spineta

  • Contrada di Sant Andrea

Colori: azzurro-rosso
Scudo: "di rosso al leone rampante d'oro che sostiene con le zampe anteriri una torre quadrata, speronata e merlata di bianco, finestrata di nero"
Nome del Rione: Castiglioncello

Geografia antropica[modifica | modifica wikitesto]

Frazioni[modifica | modifica wikitesto]

  • Castiglioncello del Trinoro, adagiato su uno splendido balcone naturale permette ai visitatori la suggestiva visione della Val d'Orcia, dichiarata nel 2004 dall'Unesco, "Sito italiano del Patrimonio dell'umanità". Centro di origini etrusche attestato da numerosi reperti rinvenuti nella vicina necropoli di Solaia. La tradizione lo ricorda come, Castrum Trinum Latronum, "Castello dei tre Ladroni", pronti a taglieggiare pellegrini e viandanti di passaggio lungo la Via Francigena[25].
Panorama della Val d'Orcia
Abbazia di San Pietro in campo

Il Castello fondato dai Conti Manenti, nel 1117 venne ceduto al monastero di Abbazia di San Pietro in Campo e nel tardo Medioevo fu possedimento degli eredi di Salimbene Salimbeni che in possesso di ampie porzioni di territorio senese della Val d'Orcia dalla Rocca di Tentennano esercitarono il dominio in quel territorio, costituendo uno stato nello stato, con alleanze alterne.[26] A testimonianza del passato nel castello di Castiglioncello resta la romanica Chiesa di Sant' Andrea. Affreschi provenienti da questa chiesa sono conservati nella Chiesa del Suffragio di Sarteano.

Rocca a Tentennano

Località[modifica | modifica wikitesto]

  • Fontevetriana, piccola borgata sul Monte Cetona raggiungibile dalla via di Radicofani abitata da pochi residenti in condizioni di relativo isolamento. Le cantine ricavate nella roccia, i resti di tracce etrusche e medievali che si sovrappongono nei fabbricati più recenti, la presenza di una sorgente, formano un nucleo particolare e suggestivo. Fu uno dei luoghi nei quali, durante il periodo della Resistenza si verificarono cruenti episodi di combattimento.[27]
  • Fonterenza
  • Casabebi, sorge sulla pendice ovest del Monte Cetona a 708 m.s.l. Composto da tre agglomerati di edifici in pietra, di cui il principale conta 10 unità abitative. Centro ormai disabitato, fino al 1950 contava una popolazione di circa 50 abitanti dediti alla pastorizia ed all'agricoltura.

Amministrazione[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Dato Istat - Popolazione residente al 31 dicembre 2010.
  2. ^ AA. VV., Dizionario di toponomastica. Storia e significato dei nomi geografici italiani, Milano, GARZANTI, 1996, p. 606.
  3. ^ Dato Istat all'1/1/2010.
  4. ^ G. Bersotti, Chiusi " Guida storico-artistica" Ed. Gentilini, Chiusi, 1981, p.89.
  5. ^ G. Bersotti, Ibidem p. 30.
  6. ^ F. Liverani, Il Ducato e le antichità longobarde e Saliche di Chiusi Ed. A. Forni, 1978, pgg. 272-283
  7. ^ L. Russo, Il Principe, Ed. Sansoni(FI). 1958, p.78.
  8. ^ Ivi.
  9. ^ S. Benci, Storia di Montepulciano Ed. Lessi, Montepulciano (SI) 1896. p. 134.
  10. ^ G. Pardi, Comune e Signoria a Orvieto Ed Multigrafica, Roma 1974, p. 56-57.
  11. ^ G. Pardi, Ibidem p16.
  12. ^ G. Pardi, Ibidem p. 40.
  13. ^ G. Pardi, Ibidem p.
  14. ^ M. Borgogni, La guerra tra Siena e Perugia Ed. Cantagalli, Siena, 2003, pgg. 88-89
  15. ^ G. B. Del Corto, Storia della Val di Chiana, ed. A. Forni, (BO) 1985, p. 78
  16. ^ G. Mancini, Cortona nel Medioevo, Ed. Calosci, Cortona (AR), 1992, pgg.266-267.
  17. ^ M. Marrocchi, Op, Cit, p. 26.
  18. ^ S, Benci, ''Op, Cit. p.84.
  19. ^ M. Marrocchi, Ibidem, pgg. 21-22.
  20. ^ Statistiche I.Stat - ISTAT;  URL consultato in data 28-12-2012.
  21. ^ http://www.montepiesi.it/Archivio%20pdf/archivio.htm. URL consultato l'8 marzo 2008.
  22. ^ Disponibile in rete all'indirizzo www.montepiesi.it
  23. ^ E. Pognon, Nell'anno Mille, Ed. Fabbri, (BG)1998, p. 286-287.
  24. ^ Sito web
  25. ^ M. Marrocchi, Op, Cit, p. 46.
  26. ^ F. Valacchi, Storia di Siena, Ed. La Fenice, Milano, 1996. p. 44.
  27. ^ M. Marrocchi, Op, Cit, p.51-52.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Spinello Benci, Storia di Montepulciano Ed. Lessi, Montepulciano (SI), 1886, pgg.312.
  • Luigi Russo, Niccolò Machiavelli-IL PRINCIPE- Ed. Sansoni, (FI), 1958, pgg. 272.
  • Giuseppe Pardi, Comune e Signoria a Orvieto, Ed. Multigrafica,(Roma), 1974, pgg.123.
  • Francesco Liverani, Il ducato e le antichità longobarde e saliche di Chiusi Ed. A. Forni (BO)1978, pgg. 301
  • Giacomo Bersotti, Chiusi Ed. Gentilini, Chiusi (SI), 1981, pgg.154.
  • Bruno Dozzini, Museo Archeologico nazionale dell'Umbria Ed. Utnam ( PG), 1983, pgg.202.
  • Giovan Battista Del Corto, Storia della Val di ChianaEd. A. Forni(BO), Ris.1985, pgg.439.
  • Girolamo Mancini, Cortona nel Medio Evo Ed. Etruria Cortona (AR), Ris. 1992, pgg.393.
  • Federico Valacchi, Siena Ed. La Fenice,(MI), 1994, pgg.92. ISBN 88-8017-008-2
  • Mario Marrocchi, Sarteano Ed. Pieraldo, Roma, 1996, pgg. 85. ISBN 88-85386-35-0
  • Edmond Pognon, Nell'Anno Mille Ed. Fabbri (MI), 1998, pgg. 303.
  • Massimo Borgogni, La guerra tra Siena e Perugia, Ed. Cantagalli (SI), 2003, pgg.80. ISBN 88-8272-152-3
  • Renata Grifoni Cremonesi in "Museo Civico Archeologico di Sarteano" di Alessandra Minetti Ed. Protagon (Si), 2001, pgg. 18.

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