Cultura della ceramica lineare

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La cultura della ceramica lineare è un più grande orizzonte archeologico del neolitico europeo, fiorente 5500–4500 a.C. circa Le più alte concentrazioni si trovano nell'area del Danubio centrale, lungo il corso centrale e superiore sia dell'Elba che del Reno. La cultura ebbe un maggiore impulso dovuto all'avvento dell'agricoltura in questa parte del mondo. La ceramica che ne porta il nome è costituita di semplici tazze, ciotole, vasi e brocche, senza manici, ma in fase successiva con lug semplici o perforati, basi e colli.[1] Essi erano ovviamente pensati come piatti da cucina, o per l'immediato o locale trasporto di cibo e liquidi.

Tra i siti importanti vi sono Nitra in Slovacchia; Bylany nella Repubblica Ceca; Langweiler e Zwenkau in Germania; Brunn am Gebirge in Austria; Elsloo, Sittard, Köln-Lindenthal, Aldenhoven, Flomborn e Rixheim sul Reno; Lautereck e Hienheim lungo il corso superiore del Danubio; Rössen e Sonderhausen nella zona centrale dell'Elba.

Due varianti della più antica cultura della ceramica lineare sono:

Vengono definiti anche i periodi medio e tardo. Nel periodo medio, l'antica cultura della ceramica lineare venne introdotta nella cultura del Bug-Dnestr e inizia a fabbricare ceramica con note musicali. Nel periodo tardo, la cultura della ceramica decorata a punzone si spostò giù verso la Vistola e l'Elba.

Un numero di culture alla fine venne a sostituirsi alla cultura della ceramica lineare, ma non c'è messuna corrispondenza biunivoca tra le sue varianti e le culture che vennero a rimpiazzarla. La mappa della cultura invece è complessa. Alcune delle culture successive sono la Hinkelstein, Großgartach, Rössen, Lengyel, Cucuteni, e Boian-Maritza.

Ceramica lineare. "I recipienti sono globi schiacciati, sezionati in alto e leggermente appiattiti sul suggestivo fondo di una zucca."—Frank Hibben[1] Notate l'imitazione delle bande dipinte con l'incisioni dei bordi.

Nomi[modifica | modifica sorgente]

"A causa degli attuali confini politici osservati, la terminologia applicata alle varie culture e gruppi è diventata inutilmente complicata. perciò, in diverse nazioni la stessa cultura complessa può portare nomi completamente differenti, basati su differenti siti eponimi, o possono avere lo stesso nome di base modificato da varianti regionali o linguistiche. Per esempio, lo iugoslavo Starčevo è il l'equivalente generale dell'ugherese Körös e del Rumeno Criş. "—Robert Ehrich[2]

La cultura è conosciuta tramite un numero di nomi, tutti molto usati:

  • Germanico Linienbandkeramische Kultur, in cui l'aggettivo è formato dal nome della ceramica, Linearbandkeramik (abbr. LBK)
  • Bandkeramische Kultur, basata du Bandkeramik, il più popolare termine usato oggi in Germania
  • Francese Culture rubanée, riferita alla ceramica viene detta céramique rubanée.
  • Cultura della ceramica a banda lineare (Linear Band Pottery culture)
  • Cultura del vasellame (a banda) lineare (Linear (Band) Ware culture)
  • Cultura della ceramica lineara (Linear Ceramics culture)
  • Danubiana I cultura di Vere Gordon Childe
  • Cultura danubiana antica ('Early Danubian culture')
  • Gruppo di vasellame inciso (Incised Ware Group)

L'espressione "vasellame a banda lineare" (Linear Band Ware) è uno mnemonico della tecnica decorativa della ceramica. Il "vasellame a banda" (Band Ware) o Bandkeramik iniziò ad essere usato come una innovazione dell'archeologo tedesco, Friedrich Klopfleisch (1831–1898).[3] Il nome più antico accettato in inglese generalmente era quello danubiano di Vere Gordon Childe. Attualmente la maggior parte dei nomi sono tentativi di tradurre Linearbandkeramik in un buon inglese.

Poiché la ceramica di Starčevo-Körös era più arcaica della LBK (Linearbandkeramik) ed era situata in una regione contigua adatta alla produzione del cibo, i primi investigatori cercavano là dei precedenti. Molti modelli con caratteristiche decorative della ceramica della Starčevo-Körös erano composti con bande convolute di pittura: spirali, bande convergenti, bande verticali, e così via. La LBK sembra imitare e spesso perfezionare queste convoluzioni con linee incise; perciò il termine lineare viene usato per distinguire il vasellame a bande dipinte dal vasellame a bande incise.

Il nome dipende dai significati specializzati di "lineare" e "banda", se sono in lingua inglese o tedesca. Queste parole senza delle qualificazioni non descrivono la decorazione. Ci sono poche bande intorno alla superficie della ceranica e le linee non sono principalmente dritte. Ci sono dei motivi che si ripetono: spirali, rettangoli, triangoli, frecce. Per la maggior parte, essi non sono posti dentro le bande, ma invero, l'intera superficie del recipiente è il campo dell'artista.

Inoltre i nomi elencati sopra sono locali o specifici al periodo, e si riferiscono a qualche fase o stile incluso nella cultura della ceramica lineare. Accordi non sempre esistono riguardo al fatto se uno stile locale sia incluso o no nella categoria del lineare.

Estensione[modifica | modifica sorgente]

La LBK non incomincia con questa portata così estesa, ma soltanto verso la fine della sua epoca. Essa iniziò nelle regioni di più densa occupazione, ovvero, nelle zone centrali del corso del Danubio (Boemia, Moravia, Ungheria) e si estese oltre 1500 km lungo i fiumi in 360 anni. Il tasso di espansione era dunque di circa 4 km ogni anno,[4] che può difficilmente essere chiamata un'invasione o un'onda per lo standard degli eventi attuali, ma riguardo al tempo archeologico essa sembra alquanto rapida.

La LBK era concentrata soprattutto nell'entroterra rispetto alle aree costiere; vale a dire, essa non viene evidenziata in Danimarca o nelle fasce costiere della Germania e Polonia, o la costa del mar Nero in Romania. Le regioni costiere settentrionali rimasero occupate da culture mesolitiche che sfruttavano gli allora favolosamente ricchi tragitti dei salmoni dell'Atlantico. Ci sono concentrazioni più leggere di LBK nei Paesi bassi, come a Elsloo, Belgio con i siti di Darion, Remicourt, Fexhe o Waremme-Longchamps e alle foci dell'Oder e del Vistola. Evidentemente, i neolitici e i mesolitici non si escludevano l'un l'altro.

La LBK nella sua massima estensione comprendeva approssimativamente la linea della SennaOise (Bacino di Parigi) verso oriente fino alla linea della Vistola e oltre il Dnestr, e verso sud fino alla linea dell'alto Danubio giù giù fino alla grande curvatura. Un'estensione correva attraverso la valle del Buh Occidentale, oltrepassando la valle del Dnestr, e deviava poi verso sud dal Dnestr centrale al Basso Danubio della Romania orientale, ad est dei Carpazi

Durata[modifica | modifica sorgente]

Un grande numero di date con il metodo del carbonio-14 sono state acquisite sulla LBK, rendendo possibili delle analisi statistiche, svolte su gruppi di campioni differenti. Una tale analisi fatta da Stadler e Lennais[5] stabilisce il 68.2% dei limiti di confidenza a circa 5430–5040 a.C.; cioè, il 68.2% di date possibili permesse dalla variazione dei fattori maggiori che influenzano la misurazione, calcolo e calibratura che cadono dentro quel campo. Il 95.4% di intervallo di confidenza è 5600–4750 a.C.

I dati continuano ad essere acquisiti e quindi ogni analisi sarebbe presa solo come un'indicazione approssimata. Nel complesso è probabilmente sicuro dire che la cultura della ceramica lineare abbraccia molte centinaia di anni di preistoria continentale europea, dal tardo VI millennio all'inizio del successivo, con variazioni locali. I dati provenienti dal Belgio indicano una tardiva sopravvivenza della LBK, fino al 4100 a.C.[6]

Nello stadio della preistoria europea, la cultura della ceramica lineare non è il solo fattore legato alla produzione di cibo. È stato dunque necessario fare la distinzione fra essa e il neolitico, e facilmente la si fa dividendo il neolitico dell'Europa in periodi cronologici. Questi variano di una grande quantità. Un'approssimazione è la seguente:[7][8][9]

  • Neolitico primario. 6000–5500. La prima comparsa delle culture che producevano cibo nel sud del futuro campo della cultura della ceramica lineare: il Körös dell'Ungheria meridionale e la cultura del Bug-Dnestr nell'Ucraina.
  • Neolitico intermedio. 5500–5000. Antica e intermedia fase della cultura della ceramica lineare.
  • Neolitico recente. 5000–4500. Ceramica lineare recente e culture che l'hanno ereditata.

L'ultimo periodo non è più lungo della fine del neolitico. Un neolitico finale è stato aggiunto alla transizione fra il neolitico e l'età del bronzo.[10] Tutte le cifre dipendono per qualche estensione dalla regione geografica.

Gli stili della ceramica della LBK permettono qualche divisione della sua finestra nel tempo. Schemi concettuali sono alquanto variati. Uno è il seguente:[9]

  • Primario. Le culture LBK orientali e occidentali, originatesi nel medio Danubio.
  • Intermedio. Ceramica a note musicali. Le linee incise nella decorazione sono spezzate o terminanti con punture, o "tratti", dando l'apparenza di note musicali. La cultura arrivò alla sua massima estensione. Apparvero varianti regionali. Una variante è la tarda cultura del Bug-Dnestr.
  • Recente. Ceramica tratteggiata. Le linee di punture sostituite da linee incise.

Origini[modifica | modifica sorgente]

L'origine della cultura deve essere distinta dall'origine del popolo che l'ha usata.

Cultura[modifica | modifica sorgente]

La più remota teoria riguardo all'origine della cultura della ceramica lineare è che essa provenga dalla cultura di Starčevo-Körös in Serbia e Ungheria.[11] A Sostenere questa opinione è il fatto che la LBK apparirebbe per prima 5600–5400 a.C. circa lungo il corso medio del Danubio nel campo della Starčevo. Presumibilmente, l'espansione verso nord dell'arcaica Starčevo-Körös produsse una variante locale raggiungendo il corso superiore del fiume Tisza che può essere ben stata creata dal contatto con il popolo epipaleolitico nativo. Questo piccolo gruppo inizia una nuova tradizione di ceramica, sostituendo le incisioni con le pitture delle culture balcaniche.

Un sito a Brunn am Gebirge, precisamente a sud di Vienna sembra documentare la transizione verso la LBK. Il sito fu densamente insediato con un modello di casa lunga, approssimativamente verso il 5550–5200 a.C. Gli strati più bassi mettono in evidenza la ceramica semplice del tipo Starčevo, con un grande numero di utensili fatti di materiali provenienti dal vicino Lago Balaton, Ungheria. Nel tempo la ceramica LBK e la zootecnia aumentano, mentre l'uso di strumenti in pietra diminuisce.

Una seconda teoria propone uno sviluppo autoctono fuori dalle culture mesolitiche locali.[12] Benché la Starčevo-Körös entrasse nell'Ungheria meridionale circa nel 6000 a.C. e la LBK si espandesse là molto rapidamente, pare vi sia uno iato di oltre 500 anni[11] in cui una barriera effettivamente sembra esservi stata.[7][13] Oltre a ciò, le specie coltivate del neolitico orientale vicino e intermedio non combaciano con il campo della cultura della ceramica lineare. E infine, i mesolitici nella regione prima della LBK, usavano alcune specie domestiche, come frumento e lino. La cultura di La Hoguette nel nord-ovest della LBK sviluppò la propria produzione cibaria da piante e animali nativi.

Una terza teoria attribuisce l'inizio della ceramica lineare a un'influenza proveniente dalle culture mesolitiche della pianura dell'Europa orientale.[14] La ceramica venne usata nella raccolta intensiva di cibo.

Il tasso con cui si espanse non fu più veloce in generale di quello del neolitico. Concordemente Dolukhanov ed altri postulano che un impulso dato dalle steppe al sud-est della barriera stimolò la parte mesolitica del nord a innovare la loro ceramica. Questa visione considera solo la ceramica; presumibilmente, i mesolitici la combinarono de novo con la produzione locale di cibo, la quale inizia ad espandersi molto rapidamente da un capo all'altro in zone che già avevano avuto alcune esperienze produttive di questo tipo.

Popolazione[modifica | modifica sorgente]

La teoria riguardo alla popolazione iniziale della LBK ipotizzava che la cultura fosse sparsa dagli agricoltori che risalivano il Danubio praticando i metodi del taglia e brucia. La presenza del tipo di conchiglia nel Mediterraneo, lo Spondylus gaederopus, e la somiglianza della ceramica a forma di zucca, che non cresce al nord, sembrava avvalorare l'evidenza dell'immigrazione.[15] Si pensava che le terre dove essi si muovevano fossero disabitate oppure troppo scarsamente popolate da cacciatori-raccoglitori per essere un fattore significativo.

La barriera, provocando lo iato sopra menzionato, non ha un'immediata causa geografica. La Körös Culture finì nel mezzo della pianura ungherese e, sebbene il clima del nord sia più freddo, il gradiente non è così distinto da formare ivi una barriera. Ci può essere stata comunque una omogeneità etnica e linguistica.

La popolazione mesolitica dell'Europa in nessun modo fu fisicamente omogenea. In essa c'erano gruppi di tipi fisici chiamati da Gimbutas "europei locali" o "Cro-magnon (B)",[16] significando non l'esatto tipo dell'uomo ancestrale Cro-Magnon del paleolitico recente, che visse nella regione precedentemente, ma una popolazione similare residua che sopravvisse in piccole aree meno accessibili, avente distinte caratteristiche fisiche e spesso associata a culture distinte.

A Nord del Körös si trovava una popolazione. Zoffman[17] in una recente analisi statistica di una serie di 120 campioni prelevati dai resti nell'intero bacino dei Carpazi, che ricopre un arco di tempo di migliaia di anni, definisce questa popolazione della cultura della ceramica proto-lineare come un "tipo di Cro-Magnoide-Protonordico". La sua correlazione con i nordici è un altro argomento, ma essa usa le variabili dell'antropometria, che chiama "dati tassonomici", per confrontare le popolazioni situate nel bacino. Calcola così la distanza di Penrose[18] tra le popolazioni per determinare se possano essere in qualche modo identificate con o siano distanti da ogni altra.

I "cro-magnoidi protonordici" risultano essere diversi dai "gracili mediterranei" come i Körös e da ogni altra popolazione circostante: europei centrali, boemi e germanici, confermando infatti che essi furono un vasto gruppo. L'autrice ammette che il risultato possa essere influenzato da errori di campionatura. Apparentemente lo studio mostra che la cultura della ceramica lineare non fosse trasmessa tramite movimenti maggiori di popoli.

Recenti studi sul DNA mitocondriale riguardo a 24 individui della LBK in 16 località nella Germania, Austria e Ungheria fatti da una squadra di scienziati[19] trovarono che sei individui appartenevano a una rara serie di mutazioni classificati come N1a, una percentuale molto più grande della moderna popolazione. Gli investigatori conclusero che le loro "... scoperte danno peso ad una supposta discendenza paleolitica riguardo ai moderni europei."

Lo studio non è conclusivo. La popolazione moderna può essere la neolitica e i proprietari dell'N1a un residuo paleolitico. Ad ogni modo la conclusione sembra addirsi al lavoro antropometrico di Zoffman: poiché non c'erano trasferimenti su larga scala di popolazione, la cultura potrebbe essere stata portata da una popolazione formata da un piccolo numero di individui con questa rara mutazione. Poi disparve dalla tarda LBK; vale a dire, l'intera popolazione fu geneticamente sopraffatta dagli immigranti.

Varianti[modifica | modifica sorgente]

Mappa del neolitico europeo all'apogeo dell'espansione danubiana, 4500–4000 a.C. circa

Arcaico oppure Occidentale[modifica | modifica sorgente]

L'antica o la più antica cultura di ceramica lineare inizia convenzionalmente nel 5500 a.C., possibilmente verso il 5700 a.C., nell'Ungheria occidentale, Germania meridionale, Austria e Repubblica Ceca.[11]. Essa talvolta viene chiamata Ceramica Lineare dell'Europa Centrale (Central European Linear Pottery, CELP) per distinguerla dal periodo ALP della Cultura della ceramnica lineare orientale. Gli ungheresi tendono ad usare il DVK, Dunatúl Vonaldiszes Kerámia, tradotto con "Ceramica Lineare Transdanubiana". Del vasellame vengono definiti un numero di fasi e stili locali.[20]

La fine della fase arcaica può essere datata con il suo arrivo nei Paesi Bassi verso il 5200 a.C. circa La popolazione già praticava la "produzione del cibo" in una certa misura. La fase o periodo arcaico così vi arrivò, mentre la fase della ceramica a note musicali (Notenkopfkeramik) della cultura intermedia della ceramica a bande lineari apparve in Austria nel 5200 a.C. e si spostò verso est nella Romania e Ucraina. La tarda fase, o cultura della ceramica tratteggiata (Stichbandkeramik o SBK, 5000–4500 a.C.) evolse nell'Europa centrale procedendo verso est.

Questo articolo comprende una breve introduzione per qualcuna delle caratteristiche della cultura della ceramica lineare occidentale sottostante.

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Cultura della ceramica decorata a punzone e Cultura del Bug-Dnestr.

Oriente[modifica | modifica sorgente]

La cultura della ceramica orientale si sviluppò nell'Ungheria dell'est in modo rudimentale contemporaneamente a quella dei transdanubiani, forse poche centinaia di anni dopo.[11] La grande pianura ungherese è stata occupata dalla cultura di Starčevo-Körös-Criş dei "gracili mediterraneani" provenienti dai Balcani verso il 6100 a.C.[21] Hertelendi ed altri danno una rivalutata intorno al 5860–5330 a.C. per il Neolitico arcaico, 5950–5400 per la Körös.[22] La cultura di Körös arrivò a nord fino al margine del corso superiore del Tisza e qui si fermò. A nord di essa la pianura ungherese dell'Alföld e le montagne di Bükk furono intensamente occupate dai prosperi mesolitici con il loro commercio di utensili di selce.

Intorno al 5330 a.C. la classica cultura dell'Alföld della LBK apparve a nord della cultura di Körös e prosperò fino al 4940 a.C. circa[23] Questo è anche il tempo del Neolitico intermedio. La Cultura dell'Alföld è stata abbreviata con l'acronimo AVK derivato dall'ungherese Alföldi Vonaldíszes Kerámia, (in inglese ALP per Alföld Linear Pottery Culture), la prima variante della cultura della ceramica lineare orientale.

Complessivamente, la AVK scaturiva "direttamente" dalla Körös.[7] Il breve, poco esteso gruppo di Szatmár sul margine settentrionale della cultura di Körös sembra transitorio.[7] Alcuni li collocano con la Körös, alcuni con la AVK. La ceramica di quest'ultima è decorata con bande dipinte di bianco e bordi incisi, mentre la ceramica della Körös era dipinta.

Come si è detto, tuttavia, non ci furono maggiori spostamenti della popolazione attraverso i confini. La Körös iniziò in una tarda fase nel suo consueto posto, 5770–5230 a.C.[23] La tarda Körös viene anche chiamata Proto-Vinča, la quale cedette il posto alla Vinča-Tordo, 5390–4960 a.C. Non c'è necessità di vedere la Körös e la AVK come strettamente connesse. L'economia della AVK è alquanto diversa, poiché utilizza bestiame e maiali, entrambi esistenti selvatici nella regione, invece delle pecore dei Balcani e del Mediterraneo. La percentuale di ossa di animali selvatici è più grande. Orzo, miglio e lenticchie vennero ad aggiungersi alla loro dieta.

Intorno al 5100 a.C. oppure verso la fine del Neolitico intermedio la classica AVK discese dentro un complesso di marcati gruppi locali chiamati Szakálhát-Esztár-Bükk,[7][23] che fiorirono nel 5260-4880 a.C. circa:

  • Il gruppo di Szakálhát venne localizzato sul basso e medio corso del Tisza e i fiumi Körös, prendendo il posto della precedente cultura di Körös. La sua ceramica viene realizzata con bande bianche dipinte e bordi incisi.
  • Il gruppo di Esztár a nord caratterizza la ceramica con bande dipinte a tinte oscure.
  • Il gruppo di Szilmeg venne localizzato nelle basse colline ai piedi delle montagne Bükk.
  • Il gruppo di Tiszadob localizzato nella valle Sajó.
  • Il gruppo di Bükk venne localizzato nelle montagne.

Questi sono tutti caratterizzati dal vasellame finemente lavorato e decorato. L'intero gruppo è considerato, dalla maggioranza delle fonti, elencato in questo articolo come appartenente alla LBK. Prima che la cronologia e molti dei siti fossero conosciuti, la Bükk si pensava fosse stata una variante maggiore; infatti, Gimbutas[24], a un certo punto, finì per crederla identica alla cultura della ceramica lineare orientale. Dal 1991 la predominanza dell'Alföld è venuta alla luce.

La fine della cultura della ceramica lineare orientale e della LBK è meno certa. La Szakálhát-Esztár-Bükk viene coinvolta in un altro complesso lascito del tardo neolitico, la Tisza-Hérpály-Csöszhalom, la quale o non è la LBK o è transizionale dalla LBK alla Tiszapolgar, una cultura del successore.

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Cultura di Bükk.

Economia[modifica | modifica sorgente]

Utilizzazione della terra[modifica | modifica sorgente]

Loess slovacco

Il popolo della LBK era insediato su terrapieni fluviali e nelle prossimità di fiumi. Essi furono rapidi ad identificare le regioni del fertile loess, innalzandovi sopra una distintiva estensione di culture ed erbe infestanti in piccoli appezzamenti, un'economia che Gimbutas chiamò un "tipo di giardino della civiltà."[25] La differenza fra un coltura e un'erba infestante nei contesti della LBK è la frequenza. I cibi provenienti dalle colture sono:

Le specie trovate così raramente che possono garantire una classificazione come possibili erbacce sono:

Papaveri e lino
Prato bagnato, di Vasiliev

Il farro e il frumento furono talvolta coltivati come maslin, o culture miste. Il più basso rendimento del farro piccolo predomina sul farro; ciò è stato attribuito alla sua migliore resistenza alla forte pioggia.[26] Canapa e lino (Linum usitatissimum) diedero alla popolazione della LBK il materiale grezzo per corde e vestiti, che essi senza dubbio confezionavano a casa come un'industria casalinga. Dai papaveri (Papaver somniferum), introdotti successivamente dal Mediterraneo, essi confezionarono medicine palliative.

I popoli della LBK erano allevatori preferibilmente di bestiame, sebbene vengano registrati anche capre e maiali. Come gli allevatori di oggi, essi avrebbero usato il miglior grano per sé stessi e quello di scarto per gli animali. I cani sono onnipresenti anche qui, anche se scarsamente. Sono stati trovati consistenti resti di selvaggina. Le LBK integrarono le proprie diete cacciando alci, cervi e verri nelle foreste aperte d'Europa come lo erano una volta.

Sebbene nessun significativo spostamento di popolazione venne associato con l'inizio della LBK, la diffusione delle sue genti lungo le umide terre della matura civiltà (5200 a.C. circa) uguagliò l'alta percentuale di quelle con la rara sequenza di geni sopra menzionata della più recente LBK. La popolazione divenne allora molto più grande, un fenomeno che ebbe a concludersi con la transizione demografica neolitica (Neolithic Demographic Transition, NDT). Secondo Bocquet-Appel[27] iniziando da una popolazione stabile di "piccoli gruppi connessi, che si scambiavano migranti" fra i "cacciatori-raccoglitori e orticoltori", la LBK sperimentò un aumento del tasso di natalità causata da una "riduzione nella lunghezza dell'intervallo di nascita". L'autore ipotizza una diminuzione nel periodo di svezzamento, reso possibile dalla divisione del lavoro. Alla fine della LBK, la NDT terminò e la crescita della popolazione scomparve a causa di un aumento della tasso di mortalità, provocato - presume l'autore - da nuovi agenti patogeni trasmessi attraverso l'aumento dei contatti sociali.

La nuova popolazione era sedentaria in base alla produttività della terra, e allora la popolazione in eccesso si spostò verso terre inabitate. In uno studio approfondito del GIS fatto da Ebersbach e Schade riguardo ad una zona di 18 km² nelle "zone umide" della regione del Wetterau, Assia, traccia l'uso dettagliato della terra scoprendo il fattore limitante.[28] Nella regione in esame l'82% della terra è adatto per l'agricoltura, l'11% per il pascolo (sebbene zona umida) e il 7% costituita da pendii ripidi. L'investigazione trovò che la LBK ebbe ad occupare questa terra per circa 400 anni. Si iniziò con 14 insediamenti, 53 case, 318 persone che usavano le zone umide per il pascolo del bestiame. L'insediamento gradualmente si espanse sopra le zone umide, arrivando ad un massimo di 47 insediamenti, 122 case, 732 persone nel periodo tardo. A quel tempo tutte le terre disponibili adatte al pascolo erano in uso.

Verso la fine, la popolazione improvvisamente diminuisce verso i livelli iniziali, sebbene molta terra arabile fosse ancora disponibile. Gli investigatori conclusero che il bestiame fosse l'interesse economico principale e le terre per il pascolo disponibili fossero il fattore limitante per l'insediamento. Il neolitico del Medio Oriente caratterizzava le umane concentrazioni urbane, il cui sostentamento era basato principalmente sul grano. Carne di manzo e prodotti caseari d'altra parte furono il sostegno nella dieta della LBK. Quando le terre per la pastura furono tutte in uso, essi si spostarono altrove in cerca di altre zone. Poiché la breve finestra (window) della LBK si ritrovò precipitata violentemente nel centro del periodo climatico atlantico, con un massimo di temperatura e precipitazioni di pioggia, successe che l'espansione delle zone umide a quel tempo incoraggiarono la crescita e l'espansione della LBK, in qualche modo così giustificata.

Corredo di strumenti[modifica | modifica sorgente]

Il corredo di strumenti era appropriato all'economia. Selce ed ossidiana furono i principali materiali usati per punte e affilature taglienti.[29] Non c'è traccia di metallo. Per esempio, essi mietevano con falcetti fabbricati inserendo lame di selce dentro la parte interna di un pezzo oblungo di legno ricurvo. Uno strumento diagnostico, la shoe-last celt, era costituita da una lama in pietra (ground stone) cesellata legata ad un manico. Si accostava la lama sopra un pezzo di legno tramite il manico, e si rimuovevano così le scaglie, come fosse una pialla. Per gli auguri venivano fatte delle punte di selce legate ad un bastone che poteva essere ruotato. Rasciatoi e coltelli venivano fatti in abbondanza. L'uso di pezzi di selce, o microliti, discendeva da Mesolitico, mentre le ground stone sono caratteristiche del neolitico.

Questi materiali sono la testimonianza sia della specializzazione del lavoro che del commercio. La selce proveniva dalla Polonia meridionale; l'ossidiana, dalle montagne del Bükk e Tatra. Gli insediamenti in quelle regioni si specializzarono nell'estrazione mineraria e manifatturiera. I prodotti vennero esportati in tutte le altre regioni della LBK, la quale avrebbe dovuto avere, comunque, qualcosa da barattare. Questo commercio è un punto di forte controversia riguardo all'unità etnica fra i gruppi sparsi della cultura.

Modelli di insediamento[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi casa lunga neolitica.

L'unità di residenza era la casa lunga, una struttura rettangolare, larga da 5,5 a 7 m, e di lunghezza variabile; per esempio, una casa a Bylany era lunga 45 m. I muri esterni erano intrecciati ed intonacati, talvolta alternando tronchi di separazione (split logs), con tetti inclinati coperti di paglia, sostenuti da file di pali, tre in senso trasversale.[30] Il muro esterno della casa era solido e massiccio ed erano preferiti i pali di quercia. L'argilla per l'intonaco veniva scavata da fosse vicino alla casa, le quali erano allora usate come magazzino. Pali extra nella parte finale possono indicare una seconda storia incompleta. Alcune case della LBK erano occupate per 30 anni.[31]

Almeno parte della casa può essere stata utilizzata per gli animali, come un recinto o steccato aggiunto alla sua fine. Fossati correvano lungo una parte dei muri esterni, specialmente alla fine, nella parte posteriore. Il loro scopo non è noto, ma probabilmente non erano lavori difensivi, poiché non offrivano molta difesa. Sicuramente questi fossati avevano la funzione di raccogliere acqua e pioggia. Una grande casa con molte persone ed animali avrebbero dovuto avere un sistema di drenaggio. Si può concepire la parte posteriore emanante cattivi odori, dove gli animali e latrine ad uso domestico erano situate.

Un facile accesso all'acqua potabile sarebbe stato obbligatorio, ed è un'altra ragione del perché gli insediamenti fossero nelle terre basse vicino l'acqua. Un numero di pozzi sono stati scoperti, con un tipo di cabina di "tronchi" (log-cabin) costruiti allineando uno strato sull'altro come i precedenti strati affondavano dentro il pozzo.[32]

Internamente la casa aveva una o due partizioni che creavano tre aree distinte. Le interpretazioni riguardo all'uso di queste variano; forse per dormire, insieme con gli animali.[31] I rifiuti erano regolarmente rimossi e posti in fosse esterne. Il lavoro di vasta produzione, come la preparazione delle pelli e la manifattura della selce, veniva fatto all'esterno della casa. La porta principale era situata nel lato opposto rispetto agli alloggi per dormire.

Le case lunghe furono riunite in villaggi in unità di 5–8 e distanti le une dalle altre circa 20 m, poste su 300–1250 acri. Vicino ai villaggi si formavano nuclei di insediamenti, alcuni con una densità di 20 abitanti per 25 km², altri invece sparsi con una media di 1 abitante per 32 km².[30] Questa strutturazione degli insediamenti non avvalora l'opinione in base alla quale la popolazione della LBK non avrebbe potuto avere una struttura sociale, o addirittura essere stata anarchica. D'altra parte la struttura resta oscura e interpretativa. Una casa lunga poteva sostenere una grande famiglia; tuttavia, la breve durata della vita media avrebbe precluso più di due generazioni. Le case richiedevano troppo lavoro per essere delle residenze di singole famiglie; di conseguenza si resero necessarie le case comunali (o diciamo così condominiali).[31] Sebbene i fatti conosciuti siano lusinganti, la corretta interpretazione sociale della sistemazione di una casa lunga e la disposizione dei villaggi dovranno attendere testimonianze più precise.

Almeno alcuni villaggi sarebbero stati fortificati per qualche tempo con una palizzata e un fossato esterno.[33] Una più recente considerazione vede la cultura della ceramica lineare come vivente uno "stile di vita pacifico e non fortificato".[34] Fin d'allora sono stati scoperti insediamenti con palizzate ed ossa traumatizzate da armi, come a Herxheim,[35] i quali, sia che fossero siti di un massacro o di un rituale di guerra, dimostrano comunque una "... violenza sistematica fra gruppi". La maggior parte degli insediamenti conosciuti, però, non lasciavano tracce di violenza.

È stata trovata la ceramica nelle case lunghe come nelle tombe. L'analisi della ceramica trovata nell'ambiente domestico rivela che ogni casa avesse la sua propria tradizione. Il ritrovamento di ceramica principalmente nelle tombe femminili, dimostra che le donne della lunga casa erano coloro che probabilmente fabbricavano la ceramica; infatti i lignaggi erano stati definiti. Gimbutas va ben oltre asserendo che... "i risultati indiretti indicano una residenza endogamica e matrilocale".[36]

Religione[modifica | modifica sorgente]

Come succede per tutte le culture preistoriche, i dettagli degli attuali sistemi di credenza mantenuti dalla popolazione della cultura della ceramica lineare sono comprese scarsamente rispetto alle credenze e alle religioni dei periodi storici. L'estensione per cui le credenze preistoriche formassero un canone sistematico religioso è anche il soggetto di qualche dibattito. Tuttavia studi comparativi, dettagliati e scientifici dei manufatti culturali e dell'iconografia hanno condotto a proporre dei modelli.

Il modello della dea madre è il maggiore che si applica al neolitico del medio e vicino oriente, la civiltà egea ed europea. L'iconografia venne ereditata dal paleolitico. La cultura Gravettiana la introdusse nell'ambito della futura LBK dall'Asia occidentale e dalla Russia meridionale.[37] Da lì essa si diffuse per tutta l'Europa nel paleolitico superiore, il quale fu abitato dall'uomo di Cro-Magnon, responsabile di molti lavori artistici, come la Venere di Willendorf.[38]

Con la transizione al neolitico, "... il principio femminile continuò a predominare nelle culture che si trovavano a crescere intorno ai misteriosi processi di nascita e generazione".[39] La LBK dunque non apporta nulla di nuovo spiritualmente all'Europa, né il culto fu ad ogni modo localizzato in Europa. Esso è riflesso nelle pitture fittili, figurine, tombe e oggetti funerari, nei costumi che sono sopravvissuti e nei miti europei. Nel nord la dea potrebbe manifestarsi come la padrona degli animali, cereali, filatura e telai, unità familiare, vita e morte.[40]

I lavori dell'ultimo archeologo preso in considerazione, Marija Gimbutas, presentano un maggiore studio dell'iconografia e delle credenze sopravviventi del neolitico europeo, inclusa la cultura della ceramica lineare. Essa fu capace di tracciare l'unità tematica riproduttiva negli oggetti culturali precedentemente insospettabili di tali temi. Per esempio, le fosse di sepoltura della cultura della ceramica lineare, che erano fiancheggiate da pietre, argilla o intonaco, possono essere state concepite per rappresentare uova. Il defunto ritorna all'uovo, per modo di dire, là dove attende la rinascita.[41]

La presenza di tali fosse contemporaneamente con la sepoltura di donne e bambini sotto i pavimenti delle case suggeriscono una molteplicità di convinzioni religiose, come mostra l'uso sia della cremazione che dell'inumazione. Alcune delle figurine non sono di sesso femminile, ma androgine. Forse le credenze degli europei di ogni cultura già erano complesse.[42]

Tradizioni funerarie[modifica | modifica sorgente]

Il neolitico primario in Europa si caratterizzava per le sepolture di donne e bambini sotto i pavimenti delle residenze personali. I resti degli adulti maschi sono mancanti. È probabile che la cultura neolitica fosse caratterizzata dalla discriminazione sessuale riguardo ai costumi funerari, e che le donne e bambini fossero importanti nell'ideologia concernente la casa.[43]

Le sepolture sotto i pavimenti di case continuarono fino al 4000 a.C. circa Tuttavia, nei Balcani e nel Centro Europa, anche il cimitero divenne in uso verso ilt 5000 a.C. I cimiteri della LBK contenevano da 20 a 200 tombe disposte in gruppi che sembra si basassero sulla parentela. Maschi e femmine di ogni età vi erano inclusi, e venivano praticate sia la cremazione che l'inumazione. Gli inumati venivano collocati in posizione curvata in fosse fiancheggiate da pietre, intonaco o argilla. I cimeteri erano vicini ad aree residenziali, ma distinte da esse.

La presenza di oggetti nelle tombe indicano sia il sesso che una discriminazione dominante. Le tombe per i maschi includevano asce in pietra, utensili di selce e monete o gioielleria di conchiglie di spondylus. Le tombe per le donne contenevano molti identici manufatti come quelle degli uomini, ma anche la maggior parte della ceramica e dei contenitori di ocra. Gli oggetti sono stati interpretati come doni al defunto o come suoi possessi personali.

Solo il 30% delle tombe hanno oggetti. Questa circostanza probabilmente giustamente è stata interpreta come una qualche sorta di distinzione nella dominanza, ma la sua esatta natura non si conosce. Se gli oggetti funerari fossero stati dei doni, allora si può supporre che qualcuno fosse stato più onorato degli altri; se essi invece erano delle cose possedute dal defunto, allora qualcuno sarebbe stato certamente più ricco degli altri.

Queste pratiche sono poste in contrasto alle tombe di massa, come la fossa comune di Talheim.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ a b Hibben, page 121.
  2. ^ Ehrich pagina 404.
  3. ^ Klopfleisch (1882), Die Grabhügel von Leubingen, Sömmerda und Nienstädt, nel Voraufgehend: allgemeine Einleitung, sezione intitolata Charakteristik und Zeitfolge der Keramik. Un breve riconoscimento della sua autorità e offerta in inglese da Fagan, Brian Murray (1996), "Il manuale di Oxford per Archeologia" (The Oxford Companion to Archaeology), Oxford University Press, ISBN 0-19-507618-4 page 84.
  4. ^ (EN) Dolukhanov, vedi sotto Collegamenti esterni, Modelli. I numeri sono specificati in astratto. Notate che forme come queste, sebbene reali dato i parametri, dipendono dai dati che erano selezionati dall'analista e sono stimati migliori come approssimazione.
  5. ^ Vedi sotto Collegamenti esterni, Date
  6. ^ (EN) Vedi l'articolo Linterazione fra i primi agricoltori e i popoli indigeni nel Belgio centrale incluso il sottostante Collegamento esterno, Popoli.
  7. ^ a b c d e (EN) KRAP (2007), vedi sotto Collegamenti esterni, Luoghi.
  8. ^ Hertelendi ed altri (1995), vedi sotto Collegamenti esterni, Luoghi, in special modo a pagina 242.
  9. ^ a b Gimbutas (1991) pagine 35–45.
  10. ^ Per esempio, Baldia (2006) La più arcaica Bandkeramik presenta uno schema con una 5ª fase portando l'ultimo del neolitico sotto di 2200 anni. La sua tabella può essere trovata a [1].
  11. ^ a b c d (EN) Baldia (2006) La prima Bandkeramik..
  12. ^ Price, pagine 13–16, fornisce una visione d'insieme riguardo allo sviluppo della teoria.
  13. ^ L'articolo di Kertész include la ricerca sull'area e i concetti di hiatus e barriera.
  14. ^ Dolukhanov ed altri (2005), pagine 1453–1457.
  15. ^ Clark & Piggott, pagine 240–246.
  16. ^ 1991, pagina 43.
  17. ^ Zoffman 2000, vedi #Collegamenti_esterni#Popoli.
  18. ^ Questo termine si riferisce alla distanza statistica tra gruppi di campioni per le variabili misurate.
  19. ^ Haak (2005) ed altri citati sotto Dienekes (2005) nei #Collegamenti_esterni#Popoli.
  20. ^ Questo articolo non concede spazio a tutti nomi, ma essi possono in maggior parte essere trovati nelle fonti.
  21. ^ Baldia (2003), Starcevo-Koros-Cris, vedi #Collegamenti_esterni#Luoghi.
  22. ^ #Collegamenti_esterni#Luoghi. Queste cifre hanno il loro campo di variabilità di 1σ. Per le tolleranze, vedi l'articolo.
  23. ^ a b c Hertelendi ed altri, #Collegamenti_esterni#Luoghi.
  24. ^ 1991, pagine 43–46
  25. ^ Gimbutas (1991) pagina 38.
  26. ^ La coltura e l'informazione riguardo alle malerbe si deve a Kreuz ed altri, citati sotto nei #Collegamenti_esterni#Economia.
  27. ^ 2002, vedi #Collegamenti_esterni#Popoli.
  28. ^ 2003, vedi #Collegamenti_esterni#Economia.
  29. ^ (EN) Una breve discussione riguardo agli strumenti si trova in Gimbutas (1991), pagina 39, e una più completa presentazione con dipinti del corredo di strumenti in Lodewijckx & Bakels (2005) - vedi #Collegamenti_esterni#Popoli.
  30. ^ a b I numeri sono forniti da Gimbutas (1991), pagine 39–41. Tuttavia, essi sono approssimatamente gli stessi di quelli forniti da altri ricercatori e possono perciò essere presi come misurazioni attendibili con una tolleranza accettabile.
  31. ^ a b c Marciniak, Capitolo I.
  32. ^ Baldia (2000), "I vecchi pozzi datati" (The Oldest Dated Well), vedi #Collegamenti_esterni#Popoli, descrive un pozzo della LBK.
  33. ^ Krause (1998), vedi #Collegamenti_esterni#Luoghi.
  34. ^ Gimbutas (1991), pagina 143.
  35. ^ Orschiedt (2006), under vedi #Collegamenti_esterni#Luoghi.
  36. ^ 1991, pagina 331.
  37. ^ James, Capitolo I, pagina 13.
  38. ^ James, pagine 20–22.
  39. ^ James, pagina 22.
  40. ^ Il lettore può trovare una recapitolazione completa in Davidson (1998), il cui titoli del capitolo l'elenco sottostante ripete; tuttavia, l'argomento ha ricevuto attenzione da molti scolari e scrittori notevoli.
  41. ^ (EN) I lavori di Gimbutas elencati nella bibliografia sono sufficienti per dare al lettore una veduta complessiva sui suoi studi. Tuttavia, questi interessi per una disponibile veduta immediatamente comprensiva fornita da un sostenitore di Gimbutas, possono vedersi in Marler (2005); vedi #Collegamenti_esterni#Modelli.
  42. ^ Un sostegno in difesa della rilevante complessità può essere trovato in Hayden (1998), citato nei #collegamenti-esterni#Modelli. Hayden scoperse alcune delle limitazioni del pensiero di Gimbutas'. Il suo punto di vista venne esternato nei dettagli in Marler (1999), vedi #collegamenti-esterni#Modelli. Il lettore dovrebbe essere consapevole del fatto che tutta la carriera di Gimbutas' fu circondata da controversie, forse alimentate dalle accuse e contro-accuse sessiste. Ciò nondimeno Marler e Hayden restano professionali per i loro contributi, come lo sono Renfrew e altri protagonisti riguardo ai dibattiti ancora attuali su Gimbutas.
  43. ^ Questa sezione è debitrice fortemente a Gimbutas (1991), pagine 331–332.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

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  • Childe, Vere Gordon, Man Makes Himself, New York, the New American Library (a Mentor Book), 1951.
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  • Grahame Clark, Stuart Piggott, Prehistoric Societies, New York, Alfred A. Knopf, 1967.
  • Hilda Ellis Davidson, Roles of the Northern Goddess, Routledge, 1998, ISBN 0-415-13610-5.
  • Ehrich, Robert W., Editor, Chronologies in Old World Archaeology, Chicago and London, The University of Chicago Press, 1965.
  • Gimbutas, Marija, The Goddesses and Gods of Old Europe 6500–3500 BC: Myths and Cult Images: New and Updated Edition, Berkeley, Los Angeles, University of California Press, 1982, p. 27, ISBN 0-520-04655-2.
  • Gimbutas, Marija, The Civilization of the Goddess: The World of Old Europe, San Francisco, HarperCollins Publishers (HarperSanFrancisco), 1991, ISBN 0-06-250368-5 (hardcover) or ISBN 0-06-250337-5 (paperback) .
  • Hawkes, Jacquetta, Prehistory, New York, the New American Library (a Mentor Book), 1965.
  • Hibben, Frank, Prehistoric Man in Europe, Norman, Oklahoma, University of Oklahoma Press, 1958.
  • E.O. James, The Cult of the Mother-Goddess, New York, Barnes&Noble, 1994, ISBN 1-56619-600-0.
  • Róbert Kertész, Mesolithic Hunter-Gatherers in the Northwestern Part of the Great Hungarian Plain in Praehistoria, vol. 3, 2002.
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  • Arkadiusz Marciniak, Placing Animals in the Neolithic: Social Zooarchaeology of Prehistoric Farming Communities, Routledge Cavendish, 2005, ISBN 1-84472-092-6.
  • Renfrew, Colin, Archaeology and Language : The Puzzle of Indo-European Origins, Cambridge University Press, 1990, ISBN 0-521-38675-6.
  • Stäuble, Harald, Häuser und absolute Datierung der Ältesten Bandkeramik, Habelt, 2005.

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

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Globale[modifica | modifica sorgente]

Modelli[modifica | modifica sorgente]

  • Pavel Dolukhanov, Shukurov, Anvar, Modelling the Neolithic Dispersal in Northern Eurasia (PDF) in Documenta Praehistorica XXXI, Department of Archaeology, Faculty of Arts, University of Ljubljana, 2003.
  • Brian Hayden, An Archaeological Evaluation of the Gimbutas Paradigm in The Virtual Pomegranate, 6ª ed., 1998.
  • Joan Marler, A Response to Brian Hayden's article in The Virtual Pomegranate, 10ª ed., 1999.

Date[modifica | modifica sorgente]

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