Baglioni (famiglia)

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La famiglia Baglioni è stata una nobile casata perugina di origine feudale.

Signori di Perugia

Heraldic Crown of Spanish Lords.svg

Baglioni
Stemma Baglioni.png
'Semper idem'
Arma: "d'azzurro alla fascia d'oro"
Cimiero: "mezzo grifone con coda di serpente, coronato con ali spiegate e tenente una spada diritta
nella branca destra
"
Stato signoria di Perugia
bandiera Stato Pontificio
Titoli signori di Perugia,
conti di Spello e di Bettona
Fondatore Malatesta I
Ultimo sovrano Rodolfo II
Data di fondazione 1424
Data di estinzione 1540
(annessione a Stato Pontificio)
Rami cadetti conti di Civitella Messer Raimondo, Ferrara, Vicenza e Venezia, Bergamo, Roma, conti di Castel di Piero, De Baglion (Francia, non accertato)

Storia[modifica | modifica sorgente]

Le origini[modifica | modifica sorgente]

Le prime testimonianze della dinastia, in documenti ufficiali del comune di Perugia, risalgono al XIII secolo. La loro provenienza è incerta, ma vengono indicati, dal Maturanzio e dall'antica tradizione popolare, tra le famiglie di nobile stirpe militare di origine germanica che scesero in Italia al seguito dell'imperatore Federico I Barbarossa. Secondo questo filone storiografico il capostipite della dinastia, Ludovico Oddo Baglioni, già duca di Svevia e cugino del Barbarossa, venne insignito dal sovrano del vicariato di Perugia a Cagli, nel ducato di Urbino, il 7 settembre 1162.

La lotta verso la supremazia[modifica | modifica sorgente]

Tra il trecento e il quattrocento furono in lotta con l'avversa famiglia degli Oddi per il controllo di Perugia e del suo contado, conquistando i possedimenti di Bettona, Bastia, Collemancio, Torgiano. Nel 1416 Braccio Fortebracci li nominò feudatari di Cannara. Il papa Martino V conferì loro il rango di signori di Spello e, il papa Leone X, di conti di Bettona, che divenne così il "capoluogo" di quello che fu lo Stato Nuovo dei Baglioni, che comprendeva gli attuali comuni di Bettona, Cannara, Collazzone, ed i soppressi comuni di Collemancio, Rosciano, Canalicchio, Tor Segnarelli, Sorgnano, Castelbuono, Torre del Colle. Durante la sua assenza il conte vi teneva un luogotenente generale, vi erano i giudici ed il Bargello. Nel 1584 furono fatti rivedere e ristampare gli antichi statuti comunali di Bettona (fatto notevole che per l'epoca merita essere sottolineato, consentivano alle donne pieno possesso delle proprietà, fare testamento, avere denaro proprio senza la tutela del marito, del genitore, dei fratelli o senza altre limitazioni di sorta).

La signoria di Perugia[modifica | modifica sorgente]

Le case dei Baglioni incorporate nella Rocca Paolina

Fortissima fu sempre la lotta interna tra i vari rami della famiglia Baglioni, ma anche con le altre famiglie perugine e con il papato. L'affermazione dei Baglioni nel territorio della legazione perugina costituì un problema ricorrente per l'autorità di Roma, che non poteva però privarsi dell'appoggio politico e militare baglionesco.

Nel periodo 1438 - 1479 la famiglia esercitò su Perugia una signoria occulta (ovverosia non caratterizzata da un totale controllo dei poteri civici): Braccio I Baglioni, sfruttando la sua posizione di capitano delle milizie della Santa Sede, essendo egli anche nipote di Braccio da Montone, precedente signore della città, esercitò su Perugia un'influenza che ne sancì presto la supremazia. Il Baglioni, oltre che "nascosto" reggente della città perugina, fu anche signore di Bastia Umbra, Cannara e Sterpeto, territori in parte ereditati dal padre[1]. In quegli anni, il centro umbro visse un periodo di florida crescita, in quanto i Baglioni attuarono una politica di espansione ed abbellimento della città, facendo costruire nuove strade e bei palazzi. Tra il 1429 ed il 1433 venne ampliato il palazzo dei Priori, furono costruite chiese e cappelle private, mentre il mecenatismo dei Baglioni condusse a Perugia artisti come Piero della Francesca, Pinturicchio e Raffaello. Venne costruito a Perugia, un imponente palazzo signorile come residenza privata della famiglia[2], di cui oggi rimane solo la parte inglobata nella Rocca Paolina. L'edificio fu decorato da Domenico Veneziano con un ciclo di pitture sulle famiglie nobili perugine e sui grandi condottieri del passato. Si possono ancora vedere, invece, i palazzi Baglioni di Spello, Bettona e Torgiano. Molti della famiglia furono sepolti nella chiesa di San Domenico di Perugia, ma pure in San Francesco al Prato.

I Baglioni signori di Perugia (1424-1540)[3][modifica | modifica sorgente]

Lo stemma dei Baglioni con il mezzo grifone con coda di serpente
Titolo Nome Dal Al Consorte
1 Signore Malatesta I 1424 1437 Iacopa Fortebracci
2 Signore Braccio I 1437 1479 Toderina Fregoso,
Anastasia Sforza di Santa Fiora
3 Signore Guido I 1479 1500 Costanza da Varano
4 Signore Rodolfo I 1479 1501 Francesca Baglioni-Castel di Piero
5 Signore Astorre I 1479 1500 Lavinia Colonna-Orsini
6 Signore Federico Grifonetto 15 luglio 1500 Zenobia Sforza di Santa Fiora
7 Signore Carlo il Barciglia 15 luglio 1500
1503
8 Signore Giampaolo 1500 1520 Ippolita Conti
9 Signore Adriano I il Morgante 1500 1502
10 Signore Gentile I 1511 1527 Giulia Vitelli
11 Signore Malatesta IV 1520 1531 Monaldesca Monaldeschi
12 Signore Orazio II 1520 1528 Francesca Petrucci
13 Signore Rodolfo II 1531 1540 Costanza Vitelli

Le nozze di sangue[modifica | modifica sorgente]

Pala Baglioni di Raffaello (1507)
« ... Grifonetto Baglioni col suo giustacuore trapunto, il berretto gemmato e i ricci in forma di acanto, che uccise Astorre con la sposa e Simonetto col suo paggio, e che era di una tale bellezza che quando giacque morente nella piazza gialla di Perugia coloro che l'avevano odiato non potevano trattenere le lacrime e Atalanta, che l'aveva maledetto, lo benedisse »
(Oscar Wilde, Il ritratto di Dorian Gray)

Alla morte di Braccio seguì un periodo di lotte interne nel casato per la conquista della supremazia, culminato nella sanguinaria faida passata alla storia come quella delle nozze rosse, il 14 luglio 1500. Astorre Baglioni, subito dopo il matrimonio pubblico con Lavinia Colonna celebrato per sancire la sua scalata al potere, fu ucciso da Grifonetto Baglioni, figlio di Atalanta. Incontratosi in maniera casuale con Gian Paolo, il giovane Grifonetto venne risparmiato momentaneamente ed invitato ad andarsene, ma il cugino Gentile lo inseguì uccidendolo a sua volta. Atalanta Baglioni corse in piazza e trovò ancora in vita il figlio Grifonetto, che prima di morire chiese perdono per sé e per i suoi assassini. Per commemorarlo Atalanta Baglioni commissionò un'opera pittorica per la chiesa di San Francesco al Prato, realizzata da Raffaello Sanzio e passata alla storia con il nome di Pala Baglioni.

La fine dello stato baglionesco[modifica | modifica sorgente]

Palazzo Baglioni a Spello
Basilica di San Domenico (Perugia): sotto la pedana rossa, davanti all'altare maggiore, una lapide indica la cripta in cui sono sepolti molti Baglioni, fino a Malatesta V

Negli anni successivi ad assumere il potere fu Gentile Baglioni, vescovo di Perugia dal 1501 al 1506. Nel 1520 Gian Paolo venne attirato con uno stratagemma a Roma da papa Leone X ed al suo arrivo lo fece decapitare. Qualche anno dopo Ridolfo Baglioni affrontò il potere della Chiesa cacciando il legato pontificio, ma poi venne sconfitto dalle milizie papali guidate da Pier Luigi Farnese. Privato dei propri privilegi e dei soldati, Ridolfo dovette abbandonare la città segnando la fine della signoria perugina. La residenza di Braccio fu abbattuta nel 1540 per far posto alla fortezza costruita da Antonio da Sangallo il Giovane su richiesta del papa Paolo III. Il figlio di Gentile Astorre Baglioni difese la cristianità nella guerra di Cipro e morì insieme con Marcantonio Bragadin a Famagosta. A sua volta il figlio di Astorre, Guido, si distinse al seguito dell'imperatore e visse a Verona e Brescia. Il ramo principale si estinse con la morte di Malatesta V Baglioni, conte di Spello e di Bettona, nel 1648, che soleva firmarsi con la dicitura "ultimus ex suis".

I Baglioni attuali[modifica | modifica sorgente]

Gli attuali Baglioni discendono da Percivalle di Guido, dimorano a Firenze e nell'avita Perugia[4]. Oggi dediti alle arti e alle scienze, hanno da tempo smesso i panni del condottiero. Si citano tra questi Pietro alias Melindo Turrenio (letterato), Benedetto (filosofo), Astorre (storico), Lorenzo Grifone (sociologo). All'origine della recente partizione della famiglia, con la nascita del ramo degli Oddi-Baglioni, vi è lo sposalizio nel 1782 di Alessandro con Caterina, l'ultima della casata degli Oddi[5]. A Pietro, suo fratello primogenito, va l'onore di perpetuare il casato Baglioni. Suo figlio Benedetto, in qualità di gonfaloniere della città all'epoca dei moti d'indipendenza, sarà il testimone dell'atterramento della Rocca Paolina e della ritrovata libertà di Perugia[6]. In Francia esiste a tutt'oggi un altro ramo della famiglia, i Baglion de la Dufferie, che discende da Michele di Colaccio[7].

Personaggi e condottieri della famiglia Baglioni[modifica | modifica sorgente]

L'albero genealogico relativo al ramo principale del casato baglioniano

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Ariodante Fabretti, "Biografie dei Capitani Venturieri dell'Umbria", Volume 3, pag.8
  2. ^ Ariodante Fabretti, Op.cit, pag.20-21
  3. ^ Ottorino Gurrieri, p.60
  4. ^ La famiglia è iscritta nell'Elenco Ufficiale della Nobiltà Italiana del 1922 (p. 62) e nel Libro d'Oro della Nobiltà Italiana del 1910 (p. 73) con il titolo di Conte (m.) e di Patrizio perugino (m.f.).
  5. ^ "Alessandro, secondogenito di Francesco Baglioni, rappresentante di uno dei rami superstiti della famiglia, sposando nel 1782 Caterina di Lodovico di Marcantonio III Oddi, riunirà le due illustri prosapie che ne assunsero congiuntamente i cognomi e ne accoppiarono gli stemmi [...] Dal fratello primogenito del suindicato Alessandro di Francesco Baglioni, signore di Rosciano, deriva il ramo dei conti Baglioni, che ne ha conservato il cognome senz'altro aggiunto" (V. Spreti 1931, vol. IV, p. 880)
  6. ^ (A. Baglioni 1964, pp. 453-458)
  7. ^ (L. de Baglion de la Dufferie 1909, pp. 239-245)

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Louis de Baglion de la Dufferie, Perouse et les Baglioni, Paris, Emile-Paul, 1909.
  • Astorre Baglioni, I Baglioni, Olschki, Firenze, 1964 (pubblicato con lo pseudonimo di Astur Baleoneus).
  • Mimmo Coletti (a cura di), Le Grandi Famiglie Umbre, pp. 13-18, La Nazione-Banca Toscana, Bologna 1991.
  • Sforza Degli Oddi di Laviano, Cenni storici della famiglia Degli Oddi, ed. La Nazionale, Parma 1977.
  • Giovanni Battista Di Crollalanza, Dizionario storico-blasonico delle famiglie nobili e notabili italiane estinte e fiorenti compilato dal commendatore G. B. Di Crollalanza, Bologna, Forni, 1986 (ristampa anastatica dall'originale del Giornale araldico 1886-1890).
  • Maurizio Gattoni, Pandolfo Petrucci e la politica estera della Repubblica di Siena, Siena, Cantagalli, 1997.
  • Maurizio Gattoni, L'alleanza naturale tra due medie potenze del Rinascimento: Siena e Perugia nelle fonti senesi, perugine, fiorentine e veneziane, in Bollettino della Deputazione di Storia Patria per l'Umbria, XCIV, 1997, pp. 103-138.
  • Maurizio Gattoni, Leone X e la geo-politica dello Stato Pontificio (1513-1521),Città del Vaticano, Collectanea Archivi Vaticani (47), 2000.
  • Maurizio Gattoni, La politica estera e il primato dei Petrucci a Siena (1498-1524), in Siena e il suo territorio nel Rinascimento, a cura di M. Ascheri, vol. III, Siena, Il Leccio 2000, pp. 215-222.
  • Maurizio Gattoni, Clemente VII e la geo-politica dello Stato Pontificio (1523-1534), Città del Vaticano, Collectanea Archivi Vaticani (49), 2002.
  • Mario Giubboni, Gian Paolo Baglioni, condottiero perugino del 1500 e il suo tempo, Città di Castello, Edimond, 2007.
  • Ottorino Gurrieri, I Baglioni, Firenze, Nemi, 1938.
  • Silvio Mannucci, Nobiliario e blasonario del Regno d'Italia, Roma, Collegio Araldico, 1929.
  • Raffaele Rossi (a cura di), Storia illustrata delle città dell'Umbria, Perugia, Milano, Elio Sellino, 1993.
  • Vittorio Spreti, Enciclopedia storico-nobiliare italiana, Milano, Edizioni dell'Enciclopedia storico-nobiliare, 1931.

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

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