Palazzo Salimbeni

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Coordinate: 43°19′16.50″N 11°19′50.75″E / 43.32125°N 11.3307639°E / 43.32125; 11.3307639

La facciata

Palazzo Salimbeni o Rocca Salimbeni è l'edificio in cui è posta la sede centrale della banca Monte dei Paschi di Siena. È situato in piazza Salimbeni 1 a Siena.

Indice

[modifica] Storia

Il palazzo fu edificato nel XIV secolo, probabilmente ampliando un palazzo preesistente del XII o XIII secolo. La parte posteriore del palazzo mostra i segni più vistosi della sua edificazione trecentesca.

Fu quindi restaurato e rimaneggiato in stile neogotico tra Ottocento (ad opera di Giuseppe Partini) e Novecento (da Carlo Ariotti e Vittorio Mariani). Allora furono rimaneggiati e restaurati anche i palazzi laterali della piazza che assunsero l’aspetto attuale.

Nel 1959 il Monte dei Paschi di Siena decide di dare un nuovo assetto alla sua sede storica, ipotizzando anche la costruzione di un nuovo edificio alla Lizza nel quale trasferire parte dei servizi. Pierluigi Spadolini viene incaricato di questo 'progetto generale di restauro e riordino'. La richiesta della committenza è quella di un intervento che riesca coniugare il rinnovamento dell'immagine e della funzionalità dell'antico complesso con il restauro conservativo ed il risanamento delle preesistenze.

[modifica] Architettura

Il palazzo è in stile gotico senese. I rimaneggiamenti ottocenteschi e novecenteschi in stile neogotico hanno cercato di riprodurre lo stile della Siena del Trecento, con le trifore sotto archi a sesto acuto, la merlatura in alto e la fila ininterrotta di archi ciechi sotto di essa, tutti elementi che ricordano quelli del trecentesco Palazzo Pubblico della stessa città.

[modifica] La piazza e i palazzi laterali

Veduta notturna di Piazza Salimbeni con il Palazzo Salimbeni al centro, il Palazzo Tantucci a sinistra e il Palazzo Spannocchi a destra

Il Palazzo Salimbeni è situato nel centro storico di Siena, nell’omonima Piazza Salimbeni. La piazza è costeggiata su un lato dalla rinomata Via Banchi di Sopra, che rappresenta anche l’unica via di accesso alla piazza. Sul lato opposto si trova appunto il Palazzo Salimbeni, mentre a sinistra e a destra si trovano, rispettivamente, il Palazzo Tantucci, originariamente progettato alla metà del 1500 dal Riccio, e il Palazzo Spannocchi, originariamente quattrocentesco (1470) e progettato da Giuliano da Maiano. Tutti e tre i palazzi furono rimaneggiati e restaurati nell’ottocento da Giuseppe Partini che dette all’intera piazza l’aspetto attuale.

Al centro della piazza svetta la statua di Sallustio Bandini, opera di Tito Sarrocchi del 1882.

[modifica] I dettagli dell'intervento di Spadolini

L'impostazione del progetto viene costantemente accompagnata, discussa e confortata dalla commissione presieduta da Ranuccio Bianchi Bandinelli e dal locale sovrintendente ed è preceduta da un'accurata ricerca d'archivio (condotta dall'architetto Giovanni Padalino) e da saggi delle murature e delle fondazioni: Spadolini si concentra in particolar modo nel vano scala centrale, nei nuovi locali della sala di studi e del centro convegni e nella ridefinizione dei fronti sul cortile della dogana. Il progetto e la costruzione procedono per fasi distinte e successive: il primo intervento consiste nella costruzione di una nuova scala (nel punto di incontro tra il Palazzo Spannocchi, il fondaco e il palazzetto Salimbeni) a collegamento tra i diversi nuclei degli uffici e comporta la demolizione di alcuni volumi e la creazione di una galleria sotterranea (a raccordo fra la nuova succursale ed il tesoro) che si configura come risanamento delle fondazioni del fondaco. Il secondo, verso il cortile, consiste nella demolizione della vecchia succursale in stile neogotico e nella conseguente rimessa in luce del cortile prospiciente l'antico castellare verso la valle: in tal modo vengono ritrovate la vecchia facciata e la sovrapposizione delle arcate della galleria, cosiddetta del Peruzzi. Il terzo affronta la totale ristrutturazione del Palazzetto Salimbeni sul quale viene ridisegnata una nuova facciata in mattoni e il restauro degli interni dell'antico fondaco, e della grande stanza di ingresso. L'ultima fase, progettualmente la più rilevante, affronta la messa in luce dell'antica torre dei Salimbeni alla quale viene addossata la nuova scala ad elica in cemento armato. I lavori sono conclusi alla fine degli anni settanta con il restauro della chiesa di San Donato trasformata in sala congressi e spazio museale della quadreria del Monte dei Paschi.

L'intervento è assai articolato e consiste in diverse fasi:

  • restauro conservativo e ristrutturazione di antiche strutture (la Rocca dei Salimbeni, il piano terra dei palazzi Salimbeni, Tantucci e Spannocchi)
  • demolizione di parti 'incongrue' con conseguente liberazione di volumi (cortile della Dogana)
  • progettazione di nuovi spazi e elementi di raccordo.

La fase più interessante, per qualità delle soluzioni formali proposte, è quella della nuova progettazione, concentrata nella centrale torre dei Salimbeni (piano terra) e nel complesso della ex chiesa del San Donato e della sala studi, situati ad una quota più bassa rispetto al piano terra dei tre palazzi. A seguito della ristrutturazione del fondaco, trasformato in atrio che collega trasversalmente l'intero piano terra, l'antica torre dei Salimbeni ha assunto un ruolo rilevante: dopo averne liberato la massa muraria, così da enfatizzarne il valore stereometrico, Spadolini ne ha sottolineato il ruolo di elemento generatore delle successive architetture addossandovi la nuova scala di rappresentanza, elicoidale ed in cemento armato. Questa si articola a foggia di tenaglia in corrispondenza di uno degli sproni della torre: presenta al piano seminterrato un elemento di fondazione a fungo in cemento armato, fungente anche da sostegno per le fondazioni della torre, e è conclusa alla sommità da un lucernario a due falde che crea un suggestivo gioco di luci sul volume dinamico. I gradini sono rivestiti in legno di rovere mentre i parapetti sono costituiti da fasce di quercia sovrapposti. Dall'asse centrale del corridoio fondaco (alla cui estremità settentrionale è situata la scala di rappresentanza) si accede a ovest alle salette del palazzo Salimbeni (interessate da un restauro conservativo che ha portato alla luce le antiche murature), a sud al sistema dei collegamenti verticali (scala rettilinea e blocco degli ascensori) e a est alla Rocca Salimbeni (ristrutturata e trasformata al piano terra in archivio storico ed al primo in sala riunioni) e al cortile della Dogana. In questo secondo caso il progetto ha determinato la demolizione di un edificio neogotico e di alcuni volumi addossati ad fronte occidentale, così da rendere chiaramente leggibile la partitura rinascimentale ad arcate sovrapporte del piano terra e primo. L'intero cortile è uniformato dall'uso del laterizio, per le pavimentazioni come per i rivestimenti. In particolare il progettista lo ha utilizzato per ridisegnare la facciata meridionale, nuovo rivestimento della preesistente ala di palazzo Ranieri Salimbeni: questa, su tre livelli fuori terra, è caratterizzata da una serie di lesene formanti, in corrispondenza delle dieci finestre rettangolari per piano, un sistema di fasce verticali-feritoie che corrono continue per tutti e tre i piani. Dall'estremità settentrionale del fondaco si scende ai due spazi della sala di studio e della sala delle conferenze (ex chiesa di San Donato), in successione planimetrica: la prima è caratterizzata da un vano a pianta rettangolare con una copertura a due vele in cemento armato (esplicito rimando all'architettura di Leonardo Savioli) divise da un centrale lucernario; la sala convegni, ampiamente restaurata, è connotata da una controsoffittatura in legno caratterizzata da lamelle dal profilo mistilineo.

Per quanto riguarda l'interno, al piano primo l'intervento di Spadolini si è limitato a opere di restauro che hanno portato in alcuni casi alla piena riqualificazione di alcuni spazi (vedi la galleria dei Peruzzi). Per quanto concerne la destinazione d'uso, nei palazzi Tantucci, Spannocchi e Ranieri Salimbeni sono stati ubicati gli uffici e la direzione generale, mentre nella parte centrale e nella rocca, gli ambienti di rappresentanza con la grande sala della rocca stessa per convegni e congressi, la sala delle armi come archivio storico, la galleria dei Peruzzi come passi perduti della sala della Deputazione e della Presidenza, il fondaco come ingresso e la parte retrostante il fondaco come pinacoteca.

[modifica] Bibliografia

  • Italia gli ultimi trent'anni, AA.VV, Milano, 1992, p.295
  • La sede storica del Monte dei Paschi, Gurrieri F. (a cura di), Siena, 1988, pp.167-189
  • La sede storica del Monte dei Paschi di Siena, Ruffilli C., "L'Industria delle costruzioni", 77/1978, pp.3-7

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