Cesa

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Cesa
comune
Cesa – Stemma
Dati amministrativi
Stato Italia Italia
Regione Regione-Campania-Stemma.svg Campania
Provincia Provincia di Caserta-Stemma.png Caserta
Sindaco Cesario Liguori (Cesa al centro) dal 07/05/2012
Territorio
Coordinate 40°58′00″N 14°14′00″E / 40.966667°N 14.233333°E40.966667; 14.233333 (Cesa)Coordinate: 40°58′00″N 14°14′00″E / 40.966667°N 14.233333°E40.966667; 14.233333 (Cesa)
Altitudine 40 m s.l.m.
Superficie 2 km²
Abitanti 8 241[1] (31-12-2010)
Densità 4 120,5 ab./km²
Comuni confinanti Aversa, Gricignano di Aversa, Sant'Antimo (NA), Sant'Arpino, Succivo
Altre informazioni
Cod. postale 81030
Prefisso 081
Fuso orario UTC+1
Codice ISTAT 061029
Cod. catastale C561
Targa CE
Cl. sismica zona 2 (sismicità media)
Nome abitanti cesani
Patrono san Cesario di Terracina
Giorno festivo 3 novembre
Localizzazione
Mappa di localizzazione: Italia
Cesa
Posizione del comune di Cesa nella provincia di Caserta
Posizione del comune di Cesa nella provincia di Caserta
Sito istituzionale

Cesa è un comune italiano di 8.241 abitanti della provincia di Caserta in Campania.

Geografia fisica[modifica | modifica sorgente]

Storia[modifica | modifica sorgente]

Diverse sono le ipotesi sull’etimologia del nome. L'ipotesi più attendibile lega che il toponimo Cesa all'aggettivo latino caesus - dal verbo caedere (tagliare): infatti, Cesa è un piccolo insediamento dell’antica Atella e, quindi, tagliato fuori dalle grandi vie di comunicazione.[senza fonte]

Una spiegazione egualmente attendibile, e riconducibile sempre al verbo latino caedere, ipotizza che Cesa in origine fosse un terreno boschivo chiamato in seguito a disboscamento "silva caesa" (selva tagliata).[senza fonte]

Cesa fu in origine probabilmente uno dei minuscoli casali appartenenti alla Liburia Atellana, in cui si svolsero pochi eventi storici di rilevo. Il primo documento che accerta l’esistenza del borgo è un diploma dei principi Pandolfo I e Landolfo III di Capua, risalente all’anno 964 d.C., ma oltre a questo poco è noto sulla sua più remota storia. Fu legata probabilmente a le vicende della morente Atella e, più tardi, della nascente Aversa, poiché, dopo il Mille, Cesa fu per lungo tempo un casale della città normanna, appartenuto prima al feudo del conte Roberto di Sant’Agata, e successivamente ai Carafa, ai Villano, ai Palomba, ai Del Tufo e ai Maresca, che ne furono gli ultimi proprietari.

Società[modifica | modifica sorgente]

Evoluzione demografica[modifica | modifica sorgente]

Abitanti censiti[2]

Religione[modifica | modifica sorgente]

La parrocchia di San Cesario a Cesa conserva una statua in argento del santo, esposta solo in occasione della festa, opera di orefici napoletani che lo raffigura in apoteosi, nell'atto di ricevere la palma del martirio.

Il 19 giugno 1612 la Santa Sede affidò alla parrocchia alcune reliquie del braccio del santo che attualmente sono conservate in un reliquiario argenteo a forma di braccio, nella statua argentea e nella statua lignea esposta nella cappella dedicata al santo.

Il 2007 si è festeggiato l'anno giubilare di San Cesario (1900º anniversario del martirio del santo).

Modi di dire[modifica | modifica sorgente]

Una tipica frase detta in modo scherzoso / affettuoso, detta più che altro a mo' di scioglilingua, dagli abitanti di Sant'Antimo ai cesani è la seguente:
Chi ven a Cces mor accis (Chi viene a Cesa muore ucciso)e chi fa ammor va Mparavis ( e chi fa l'amore va in Paradiso).

Cultura[modifica | modifica sorgente]

Persone legate a Cesa[modifica | modifica sorgente]

Cesa ha dato i natali, tra gli altri, a:

  • Mons. Antonio Malvasio (1738-1822) sacerdote che esercitò in Aversa il suo ministero, latinista di vasta cultura ed autore di molte ed importanti opere di Diritto canonico, nonché di testi di genere narrativo (famosissima la sua Eutrapelia). Gli fu affidata la carica di Sindaco della città durante la breve vita della Repubblica Napoletana;
La casa in cui nacque Francesco Bagno, uno membri attivi della fondazione della Repubblica Napoletana.
  • Francesco Bagno (26 giugno 1744- 28 novembre 1799) medico, professore di medicina nell'Ospedale degli Incurabili[3], autore di diverse opere di carattere medico, che durante la Repubblica Napoletana del 1799 ricoprì importanti cariche inclusa quella di Rettore dell’Università di Napoli) e che, ristabilita la monarchia, venne impiccato il 28 novembre 1799, subendo così la stessa sorte degli altri martiri della Repubblica Napoletana;
  • Domenico Di Fiore (1769-1848) avvocato, attivista durante la rivoluzione partenopea, che ricoprì, durante la Repubblica Napoletana, diversi ed importanti incarichi e che, al ritorno dei Borboni, si rifugiò in Francia, dove continuò la sua opera di rivoluzionario. In Francia collaborò a numerosi giornali e conobbe lo scrittore Stendhal, col quale strinse un forte vincolo di amicizia e che il Di Fiore raccomandò per la sua nomina a console[console di cosa e dove? lo raccomdò a chi?];
  • Don Giustino Marini (1797-1837) sacerdote morto in concetto di santità il 6 luglio del 1837 per assistere i suoi fedeli colpiti dal colera;
  • Francesco De Michele (1911-1997) storico, poeta e scrittore molto affermato e conosciuto per le sue opere, diverse delle quali inserite in molte antologie della Lingua italiana e tradotte e pubblicate in Francia;
  • Ammiraglio Alberto Romano Comandante del Porto di Napoli, che nacque a Cesa da una famiglia di basse condizioni economiche, come testimoniato dell'emigrazione negli Stati Uniti dei suoi quattro fratelli maggiori. Frequentò con profitto l’Avviamento professionale e poi l’Istituto tecnico A. Volta di Napoli, vincendo nel frattempo due concorsi nazionali di matematica pura. Al termine del diploma (1936) vinse il concorso per Capo Tecnico delle Ferrovie e fu destinato alla Stazione di Apice dove conobbe Pina Cardone, sua futura moglie. Continuando a lavorare, si iscrisse all’Università di Napoli dove nel 1940 si laureò in Scienze economico-marittime.
Allo scoppio della guerra (10 giugno 1940) fu richiamato in Marina e frequentò il corso da Ufficiale di complemento presso l’Accademia Navale di Livorno. Al termine del corso venne nominato Aspirante Guardia Marina ed imbarcato per attività di scorta convogli.
Nel 1942 vinse il concorso per l'ingresso nel Corpo delle Capitanerie di Porto, e venne destinato presso la Capitaneria di Pola, allora città italiana.
L’8 settembre 1943 fu con i colleghi arrestato dai Tedeschi ma riuscì a sfuggire e a rifugiarsi a Como con la famiglia; dal 1943 al 1945 non rispose alla chiamata della Repubblica di Salò e mantiene la famiglia trovandosi un lavoro nella Compagnia di navigazione del Lago di Como.
Nell’estate del 1945 riprese il suo posto in Marina nelle Capitanerie di Castellamare di Stabia, Salerno, Molfetta, Catania. Giunse fino al massimo grado previsto dall’organico (Ammiraglio Ispettore), e a Roma al Ministero getta le basi della componente navale del Corpo delle Capitanerie che poi in anni recenti si trasforma in Guardia Costiera.
Ottenne negli ultimi anni della sua carriera l'incarico di Comandante del Porto di Napoli.
Morì a Salerno, dove si era ritirato, nel 1996 e, come da suo desiderio, viene sepolto nel cimitero di Cesa dove riposa assieme ai suoi genitori ed a due figli deceduti in piccola età. In vita, fu nominato cittadino onorario di Aversa.
  • Gerardo De Michele, pneumologo di fama internazionale e politico, eletto Sindaco di Napoli;
  • Luigi Pagano, Dirigente generale Amministrazione penitenziaria per il nord-italia, direttore del Carcere di San vittore durante il periodo di Tangentopoli.
  • Prof. Domenico De Michele, (1925-2010), internista di chiara fama, docente di Clinica delle Malattie Tropicali e sub-tropicali dell'Università di Napoli, negli anni '50 fu anche Sindaco di Cesa, cui donò la fontana (poi rimossa) di piazza Alfonso De Michele
  • Francesco Marino, nato a Cesa il 24 novembre 1955, eletto vescovo di Avellino il giorno 8 gennaio del 2005.

Geografia antropica[modifica | modifica sorgente]

Economia[modifica | modifica sorgente]

Infrastrutture e trasporti[modifica | modifica sorgente]

Amministrazione[modifica | modifica sorgente]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Dato Istat - Popolazione residente al 31 dicembre 2010.
  2. ^ Statistiche I.Stat - ISTAT;  URL consultato in data 28-12-2012.
  3. ^ Nello Ronga, La Repubblica Napoletana del 1799 nel territorio atellano, Istituto di Studi Atellani, 1999. ISBN 9788849800920. (consultabile anche online)

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]