Pastorano

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Pastorano
comune
Pastorano – Stemma Pastorano – Bandiera
Localizzazione
Stato Italia Italia
Regione Regione-Campania-Stemma.svg Campania
Provincia Provincia di Caserta-Stemma.png Caserta
Amministrazione
Sindaco Giovanni Diana (lista civica) dal 29/05/2007
Territorio
Coordinate 41°11′00″N 14°12′00″E / 41.183333°N 14.2°E41.183333; 14.2 (Pastorano)Coordinate: 41°11′00″N 14°12′00″E / 41.183333°N 14.2°E41.183333; 14.2 (Pastorano)
Altitudine 67 m s.l.m.
Superficie 14,02 km²
Abitanti 2 941[1] (31-12-2010)
Densità 209,77 ab./km²
Frazioni Pantuliano, San Secondino, Torre Lupara
Comuni confinanti Camigliano, Giano Vetusto, Pignataro Maggiore, Vitulazio
Altre informazioni
Cod. postale 81050
Prefisso 0823
Fuso orario UTC+1
Codice ISTAT 061055
Cod. catastale G364
Targa CE
Cl. sismica zona 2 (sismicità media)
Nome abitanti pastoranesi
Patrono Beata Vergine Maria del Monte Carmelo o Madonna del Carmine
Giorno festivo Lunedì dopo la Terza Domenica di ottobre
Cartografia
Mappa di localizzazione: Italia
Pastorano
Posizione del comune di Pastorano nella provincia di Caserta
Posizione del comune di Pastorano nella provincia di Caserta
Sito istituzionale

Pastorano è un comune italiano di 2.839 abitanti della provincia di Caserta in Campania.

Geografia fisica[modifica | modifica wikitesto]

Il territorio di Pastorano confina a Nord con il comune di Giano Vetusto, ad Ovest con il comune di Pignataro Maggiore, ad Est con i comuni di Camigliano e Vitulazio ed a Sud con il comune di Vitulazio; in particolare l'area sud-est è attraversata dalla Casilina e dall'Appia, strade di comunicazione nazionale, dall'Autostrada A1, nonché dalla linea ferroviaria Roma-Napoli (via Cassino) e dalla linea ferroviaria ad alta velocità.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Il territorio comunale pastoranese è collocato in un'area, la cui urbanizzazione, cominciata in età preromana, vede ampio sviluppo con i romani, che strutturano e organizzano tutta la fertile pianura dell'agro campano. Nella seconda metà del III secolo, una vasta crisi agraria ed economica investì l'intero Impero romano, e le regioni meridionali dell'Italia in particolare; la crisi fu aggravata dalla crescente minaccia dei barbari ai confini dell'Impero, i quali ne accelerarono i processi di dissolvimento. Sotto la minaccia delle invasioni barbariche si compie quindi l'atto che consacra l'involuzione dell'urbanesimo imperiale. Proprio in questo clima si spiega la formazione dell'originario nucleo di Pastorano, piccolo insediamento dedito alla prevalente attività pastorizia di cui permane forse il segno nello stesso toponimo. Vi confluirono prima dell'anno mille, non solo parte degli abitanti della dissolta Cales, ma anche cittadini della Capua antica che qui si ritirarono per allontanarsi dai tumulti della loro città.

Stessa origine medioevale hanno le due frazioni di San Secondino, il cui nome deriva da quello del santo, e di Pantuliano, dalla omonima famiglia, anche se studi recenti hanno accertato che il territorio dove sorge Pastorano apparteneva al vastissimo agro caleno, che comprendeva gli attuali comuni di Sparanise, Francolise, Rocchetta e Croce, Calvi Risorta, Camigliano, Giano Vetusto, Pastorano, Pignataro Maggiore.

Trattato di Casalanza[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Trattato di Casalanza.

Il Trattato di Casalanza fu stipulato a Pastorano il 20 maggio 1815 tra l’esercito austriaco e quello napoletano, sconfitto nella battaglia di Tolentino. Il trattato, stipulato in casa dei Baroni Lanza di Capua, pose fine al decennio napoleonico nel regno, che l'imperatore Francesco I d'Asburgo riconsegnò all'alleato Ferdinando IV di Borbone. La convenzione fu sottoscritta, per i napoletani, da Pietro Colletta, plenipotenziario del generale in capo, Michele Carascosa.

Monumenti e luoghi di interesse[modifica | modifica wikitesto]

Parrocchia San Secondino[modifica | modifica wikitesto]

Il primitivo impianto della Chiesa di San Secondino, risalente alla seconda metà del XII secolo, consisteva in una piccola Cappella detta del Purgatorio, data la presenza di un altarino che sorgeva accanto al dipinto in cui venivano raffigurate le fiamme del Purgatorio con numerose anime purganti con le braccia protese verso il cielo per implorare il perdono dei peccati e l'abbreviazione delle loro pene. La Cappella del Purgatorio fu oggetto di vari interventi di rimaneggiamento e di trasformazione, fino ad ottenere l'attuale impianto-chiesa. La data precisa di questa trasformazione è ancora incerta, anche se una stupenda acquasantiera, datata 1513 è stata trafugata 10 anni fa

Alla Parrocchia di San Secondino appartiene anche la Cappella di Sant'Anna, prospiciente la via Nazionale Appia, al km 194.500: essa fu fatta erigere nel 1712 in onore della Santa dalla nobile famiglia Lanza, della vicina Capua, sul proprio possedimento e che ancora oggi la apre al culto pubblico. In questa Cappella il 27 maggio del 1729 sostò in preghiera Papa Benedetto XIII (Orsini) che concesse indulgenze plenarie annue ai viandanti che si fossero fermati a pregare in quel sacro luogo il giorno di Sant'Anna, come ricorda una lapide dell'epoca ora conservata in casa Lanza.

Parrocchia San Pietro Apostolo[modifica | modifica wikitesto]

L'antica Chiesa Parrocchiale di San Pietro Apostolo sorge al centro del paese. Le prime notizie storiche relative alla costruzione risalgono al 1583, a seguito della Santa Visita del Mons. Maranta. Non si hanno notizie documentate antecedenti perché i documenti, conservati nella Cattedrale di Calvi, andarono distrutti nell'incendio del 1647.

La Chiesa si sviluppa in un'unica navata coperta da una volta a botte lunettata e termina nell'abside semicircolare. A sinistra dell'ingresso, vi è una fonte battesimale del 1548 in granito scolpito, composta da un lavabo quadrato a base circolare poggiante su un pilastro cilindrico e sulla parete un affresco su intonaco raffigurante San Giovanni Battista che battezza il Cristo (XV o XVI secolo).

Parrocchia di San Giovanni Evangelista[modifica | modifica wikitesto]

La fondazione della Chiesa parrocchiale di San Giovanni Evangelista risale al periodo tardo-gotico. La parte più antica del complesso è l'attuale battistero a sinistra della navata, con ingresso diretto sull'antistante sagrato, sormontato da un'iscrizione in caratteri gotici del tempo recante la data dell'8 febbraio 1431. La Cappella, fatta costruire dall'arcipresbitero capuano D.Antonio Adegocie, è dedicata a Sant'Antonio Abate.

Cultura[modifica | modifica wikitesto]

Feste e tradizioni[modifica | modifica wikitesto]

Fiera Agricola[modifica | modifica wikitesto]

La Fiera nasce del 2005, essa rappresenta l’intero comparto agricolo della terra di lavoro, in tre anni è diventata punto di riferimento per rivenditori ed utilizzatori di macchine, attrezzi, servizi e prodotti agrolaimentari. È collocata su di un terreno che unisce due grandi strade: Casilina e Appia, distanti dal casello autostradale A1 Uscita Capua solo 100 m; è allestita con tendostrutture, pagode e aree scoperte. La Fiera si svolge nel periodo primaverile, nell'ultima settimana di aprile.

Fiera Cose e Casa[modifica | modifica wikitesto]

La fiera “Cose e Casa”, alla sua prima edizione, rappresenta un grande appuntamento dedicato al mondo della casa: su una superficie espositiva di circa 8000 m², ben 100 espositori accanto a prodotti di arredo tradizionali, proporranno un’ampia panoramica di nuove soluzioni tecnologiche innovative per realizzare una casa “naturale” in grado di produrre energia con notevole risparmio.

Gastronomia[modifica | modifica wikitesto]

Località molto conosciuta per la numerosa presenza di caseifici che producono la famosa mozzarella di bufala, per la produzione di ottimo olio, vino, una particolare tipologia di mele di origine meridionale detta Mela annurca, o melannurca.

Infrastrutture e trasporti[modifica | modifica wikitesto]

Evoluzione demografica[modifica | modifica wikitesto]

Abitanti censiti[2]

Amministrazione[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Dato Istat - Popolazione residente al 31 dicembre 2010.
  2. ^ Statistiche I.Stat - ISTAT;  URL consultato in data 28-12-2012.