Letino

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Letino
comune
Letino – Stemma Letino – Bandiera
Letino – Veduta
Localizzazione
Stato Italia Italia
Regione Regione-Campania-Stemma.svg Campania
Provincia Provincia di Caserta-Stemma.png Caserta
Amministrazione
Sindaco Fausto Perrone (lista civica di centrodestra Andiamo Avanti) dal 15/04/2008
Territorio
Coordinate 41°27′00″N 14°15′00″E / 41.45°N 14.25°E41.45; 14.25 (Letino)Coordinate: 41°27′00″N 14°15′00″E / 41.45°N 14.25°E41.45; 14.25 (Letino)
Altitudine 961 m s.l.m.
Superficie 31 km²
Abitanti 780[1] (31-12-2010)
Densità 25,16 ab./km²
Comuni confinanti Gallo Matese, Prata Sannita, Roccamandolfi (IS), San Gregorio Matese, Valle Agricola
Altre informazioni
Cod. postale 81010
Prefisso 0823
Fuso orario UTC+1
Codice ISTAT 061044
Cod. catastale E554
Targa CE
Cl. sismica zona 2 (sismicità media)
Nome abitanti letinesi
Patrono san Giovanni Battista
Cartografia
Mappa di localizzazione: Italia
Letino
Posizione del comune di Letino nella provincia di Caserta
Posizione del comune di Letino nella provincia di Caserta
Sito istituzionale

Letino (Letinë in campano[2]) è un comune italiano di 793 abitanti della provincia di Caserta in Campania.

Geografia fisica[modifica | modifica sorgente]

Il territorio comunale si estende per 31 km² con un'altitudine che varia dagli 898 metri della località "cavuto" ai 1580 della località "Vallocchie scure", ai piedi di monte Miletto.

Il centro abitato è sito a 961 metri sul livello del mare.

Dista da Caserta, capoluogo di provincia, 80 km.

Lago di Letino[modifica | modifica sorgente]

Il Lago di Letino o di Cauto è un bacino artificiale sito poco lontano dal centro abitato.

Venne costruito agli inizi del XX secolo per alimentare la centrale idroelettrica di Prata Sannita.

Ha una superficie di 1,1 km², un volume d'acqua di 925.000 m3 e un limite massimo di invaso di 908 metri.[3]

Storia[modifica | modifica sorgente]

Il territorio comunale di Letino è stato sede di un insediamento sannita come testimoniano alcune tracce archeologiche site in località "campo delle secine".[4]

Nel XVI secolo fu feudo dei baroni Della Penna, poi dei D'Aragona e successivamente dei Carbonelli.

Sotto la reggenza di Ippolita D'Aragona vennero approvati gli Statuti che riconoscevano una certa autonomia amministrativa ai letinesi.

Nel 1531 il feudo di Letino venne valutato mille ducati, con una popolazione pari a settantadue famiglie ed una rendita di trentanove ducati.[5]

Ultimo feudatario fu Marco Aurelio Carbonelli che governò sino alla abolizione del feudalesimo (1806).

Nel 1877 fu invasa da una banda di anarchici. I membri di questa banda furono arrestati ma durante lo scontro un carabiniere fu ucciso.

Il 24 ottobre 1943, durante la seconda guerra mondiale, i soldati tedeschi vi uccisero quattro giovani.[6]

Nel 1945 passò dalla provincia di Campobasso a quella di Caserta[7].

Monumenti e luoghi di interesse[modifica | modifica sorgente]

Castello[modifica | modifica sorgente]

Il Castello di Letino è sito su di un colle che domina l'abitato, a 1.200 metri sul livello del mare.

Fondato nell'XI secolo, ospitava una guarnigione permanente destinata a sorvegliare la zona dell'alto Matese.

Il lato maggiore, posto sull'asse est-ovest, è lungo 90 metri mentre il lato minore, posto sull'asse nord-sud, è lungo 40 metri.[8]

Nel corso dei secoli il Castello ha subito numerose trasformazioni.

La poderosa cinta muraria, di forma irregolare, è intervallata da cinque torri di avvistamento a pianta circolare.

All'interno della cinta muraria venne edificato intorno al XVII secolo il Santuario di Santa Maria del Castello che assorbì buona parte dell'edificio. Attualmente non sono presenti altre costruzioni dentro le mura tanto è vero che lo spazio interno ospita il cimitero di Letino.[5]

Santuario di Santa Maria del Castello[modifica | modifica sorgente]

All'interno della cinta muraria del Castello è sito questo antico luogo di culto, eretto nel Seicento ma restaurato nei secoli successivi.

Il Santuario è stato ricavato a ridosso della cinta muraria e nella sua struttura architettonica ha inglobato anche due delle cinque torri del Castello.

La facciata, in pietra locale, è a capanna e presenta un portale sovrastato da un oculo.

L'interno, ad unica navata, conserva quattro altari per lato più il maggiore, in posizione elevata rispetto agli altri.

Grotte di Cauto[modifica | modifica sorgente]

Le Grotte di Cauto, site nei pressi del lago di Letino, sono un complesso di cavità naturali costituite da un ramo ancora percorso dall'acqua e da un ramo "fossile", visitabile.[3]

La galleria superiore, che corrisponde al vecchio percorso del fiume Lete, è un susseguirsi di pozzi d'acqua, dislivelli, piccoli canyon.

Nella sala maggiore, alta oltre trenta metri, si possono ammirare pregevoli stalattiti e stalagmiti.

La galleria inferiore ha uno sviluppo di circa 500 metri ed un dislivello di circa 90 metri. Lungo le sue diramazioni è possibile ammirare diverse specie animali particolari come degli insetti e dei crostacei dal guscio bianco, senza occhi.[3]

Società[modifica | modifica sorgente]

Evoluzione demografica[modifica | modifica sorgente]

Abitanti censiti[9]

Cultura[modifica | modifica sorgente]

Di particolare interesse è il costume tipico femminile di Letino, dai colori vivaci e dai ricchi decori.[10]

Amministrazione[modifica | modifica sorgente]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Dato Istat - Popolazione residente al 31 dicembre 2010.
  2. ^ AA. VV., Dizionario di toponomastica. Storia e significato dei nomi geografici italiani, Milano, GARZANTI, 1996, p. 352.
  3. ^ a b c Touring, op. cit., p. 271.
  4. ^ Marrocco, op. cit., p. 77.
  5. ^ a b Castello, op. cit., p. 6.
  6. ^ Marrocco, op. cit., p. 78.
  7. ^ Decreto legislativo luogotenenziale 11 giugno 1945, n. 373, articolo 1, in materia di "Ricostruzione della provincia di Caserta."
  8. ^ Castello, op. cit., p. 4.
  9. ^ Statistiche I.Stat - ISTAT;  URL consultato in data 28-12-2012.
  10. ^ Touring, op. cit., p. 270.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • AA.VV., Il Castello di Letino: il Santuario, le mura, il paesaggio, Comune di Letino, 2005.
  • AA.VV., L'Italia: Campania, Milano, Touring Club Italiano, 2005.
  • Dante B. Marrocco, Guida del Medio Volturno, Napoli, Tipografia Laurenziana, 1986.