Alife

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Alife
comune
Alife – Stemma
Localizzazione
Stato Italia Italia
Regione Regione-Campania-Stemma.svg Campania
Provincia Provincia di Caserta-Stemma.png Caserta
Amministrazione
Sindaco Giuseppe Avecone (Per Alife) dal 17/05/2011
Territorio
Coordinate 41°20′00″N 14°20′00″E / 41.333333°N 14.333333°E41.333333; 14.333333 (Alife)Coordinate: 41°20′00″N 14°20′00″E / 41.333333°N 14.333333°E41.333333; 14.333333 (Alife)
Altitudine 110 m s.l.m.
Superficie 63 km²
Abitanti 7 667[1] (31.12.2011)
Densità 121,7 ab./km²
Frazioni Vedi elenco
Comuni confinanti Alvignano, Baia e Latina, Dragoni, Gioia Sannitica, Piedimonte Matese, San Potito Sannitico, Sant'Angelo d'Alife
Altre informazioni
Cod. postale 81011
Prefisso 0823
Fuso orario UTC+1
Codice ISTAT 061002
Cod. catastale A200
Targa CE
Cl. sismica zona 2 (sismicità media)
Cl. climatica zona C, 1 263 GG[2]
Nome abitanti alifani
Patrono Papa Sisto I
Giorno festivo 11 agosto
Cartografia
Mappa di localizzazione: Italia
Alife
Posizione del comune di Alife nella provincia di Caserta
Posizione del comune di Alife nella provincia di Caserta
Sito istituzionale

Alife (Allifae in latino, Alìfë in dialetto) è un comune italiano di 7.667 abitanti della provincia di Caserta nella regione Campania. Antica sede vescovile documentata storicamente a partire dall'anno 499, ma sicuramente di fondazione precedente: dal 1978, pur mantenendo la sua cattedra vescovile, è unita alla vicina Diocesi di Caiazzo (divenuta concattedrale) in un'unica comunità, con il nome di Diocesi di Alife-Caiazzo. Capoluogo del Sannio Alifano che è quella parte territoriale dell'antica regione Sannio che comprende tredici Comuni, oggi appartenenti alla Provincia di Caserta.

Per effetto ed a seguito del DPR del 2 ottobre 1995, il comune di Alife ha diritto, nei suoi atti ufficiali, di fregiarsi del titolo di Città che già le competeva in antichità (Civitas Allifarum = Città di Alife). Fa parte della Comunità montana del Matese. La cittadina è conosciuta a livello nazionale anche come "Città della Cipolla": la coltivazione di quest'ortaggio è qui storicamente attestata fin dai tempi della dominazione romana e la sua esportazione è stata per secoli la principale fonte di sostentamento dei suoi abitanti.

Geografia fisica[modifica | modifica sorgente]

Dista 35 km da Caserta, 54 km da Benevento, 50 km da Isernia, 65 km da Napoli. In linea d'aria la distanza fra Alife e Roma è di 166 chilometri.

Territorio[modifica | modifica sorgente]

La cittadina si trova nella parte sud-occidentale della regione storica del Sannio, nota come Sannio Alifano. È posta alle pendici del versante meridionale del Massiccio del Matese, quasi al centro di un anfiteatro naturale, in una verdeggiante pianura che ne prende il nome (pianura alifana), solcata dal medio corso del fiume Volturno e da altri torrenti. La vastità del suo territorio comunale (63,87 km²) la colloca al terzo posto della provincia (dopo Sessa Aurunca e Teano) e tra i primi in Campania: esso va dalle sponde del fiume, naturale confine verso sud, ai vasti pianori intensamente coltivati e, attraversando una stretta fascia collinare, raggiunge la parte montuosa la cui vetta più alta è monte Acuto (m. 1265 s.l.m..).

Idrografia[modifica | modifica sorgente]

Alife è bagnata a sud dal fiume Volturno, mentre il centro storico è lambito a destra dal Torano affluente dello stesso Volturno. Il Torano si divide in due rami, denominati nuovo e vecchio, e tale distinzione risale a prima del XIII secolo. Nella suddivisione in tre parti del percorso del Volturno, dalla sorgente alla foce (alto, medio, basso Volturno), il territorio alifano è pienamente inserito nel Medio Volturno. Altri torrenti, numerosi ruscelli e diverse sorgenti ne completano il quadro idrografico.

Etimologia[modifica | modifica sorgente]

L'etimologia del nome Alife è ancora oggetto di studi. L'esatta pronuncia sabellica dovrebbe essere ALIPHA; su una moneta d'argento del IV a.C. la forma osca è grecizzata in ALIOHA. In greco è Ἀλλιφαί per Strabone e Diodoro Siculo, Ἄλλιφα per Tolomeo. Per i romani è Allifae, con qualche variante, ed è nominata da Silio Italico, Plinio il Giovane, Cicerone, Orazio ed altri numerosi. Nel medioevo la forma definitiva Alife compare su pergamene dell'XI secolo, il nome continuerà a circolare su documenti e cronache in varianti come Alifia e Alifi. Il termine greco Elaias (oliva) è l'origine più plausibile del termine latino (sostantivi di origine greca pluralizzati) Aliphae Di fatto la antichissima varietà autoctona 'tonda allifa' di ulivi sembra la prova più convincente -se non l'unica- di una etimologia con contenuto semantico.

Storia[modifica | modifica sorgente]

Alife ha origine osca o sannita, coniava moneta propria come un didramma d'argento del IV secolo a.C. Fu a lungo in lotta con Roma, dal 343 al 290 a.C., venendo poi distrutta durante le guerre sannitiche. Numerose le sepolture di età sannitica rinvenute in località Conca d'Oro.

Alife fu in seguito riedificata come oppidum, con il caratteristico impianto romano, con decumano massimo e cardine massimo. Incorporata come praefectura sine suffragio nella repubblica romana, e poi municipium Romanorum, con governo proprio di decurioni, decemviri, questori, censori, edili e pontefici. Fu iscritta alla tribù Teretina. Le lapidi superstiti raccontano figure e ruoli dell'Alife romana, compresi consoli romani. Del Calendario alifano si conservano frammenti dei giorni 11-19 agosto e 22-29 agosto; interessa la menzione del Circo alifano, del quale, a differenza dell'Anfiteatro e del Teatro, si è persa ogni traccia.

La città romana, circondata da mura tuttora esistenti, rimase abitata per tutto il medioevo, nonostante assedi e saccheggi. Il vescovado alifano è antichissimo, il primo vescovo noto è Clarus in carica nel 499 e dopo un'interruzione riprende con Paolo subito dopo il 969. Una grande fioritura monastica interessò il territorio alifano dal 719 al 774 con la fondazione dei monasteri di S. Maria e S. Pietro a Massano, S. Maria in Cingla, S. Giovanni, S. Salvatore, ed altri minori come S. Nazario e S. Martino al Volturno.

Nel lungo periodo longobardo fu gastaldato. Nel corso del IX secolo conobbe eventi molto duri: coinvolta nelle lotte fra i signori longobardi, subì danni dal terremoto dell'847, venne saccheggiata dai saraceni, e nell'anno 860 riconquistata dopo battaglia dall'imperatore Ludovico II. Nel X secolo la città visse una nuova ripresa, prima divenne contea e il primo conte storicamente noto è Bernardo, seguito da Aldemario, poi riottenne un proprio vescovo. Dopo Paolo, sono nominati nelle lapidi coeve della Cattedrale alifana i vescovi Vito, Gosfrido e Arechi.

Nella seconda metà dell'XI secolo il territorio alifano fu conquistato dalla casa normanna dei Drengot Quarrel, e la cittadina ebbe momenti di gloria e di splendore. Il primo conte della stirpe è Rainulfo, cui succedette il figlio Roberto di Alife e il figlio di costui, il secondo Rainulfo, conte di Alife e Caiazzo. Rainulfo II chiese ed ottenne, nel 1131 o 1132, dall'antipapa Anacleto II le reliquie di San Sisto I, papa e martire, divenuto poi protettore della città e della diocesi. A lui fu dedicata la cattedrale, intitolata a Santa Maria Assunta. Nel 1132 Rainulfo entrò in guerra contro Ruggero II di Sicilia e nel luglio numerosi cavalieri e fanti alifani furono impegnati nella vittoriosa ma sanguinosa Battaglia di Nocera. Nel 1135 Alife fu occupata dal truppe regie ma ripresa nel 1137 da Rainulfo ora elevato da papa e imperatore al ducato di Puglia. Dopo la strage del 1138 voluta da Ruggero II di Sicilia prese il potere Malgerio Postella. In questi anni la città fu sottoposta alle continue lotte fra il regno ed i ribelli. La casa normanna di Alife riconquistò temporaneamente la contea con Andrea di Ravecanina negli anni a partire dal 1154 e saldamente solo dal 1193 con Giovanni di Ravecanina, l'ultimo dei Drengot.

Anche nell'età sveva infuriarono le lotte per il possesso dell'antica città: nel 1205 il castello respinse un assedio, ma la città fu data alle fiamme. In questi anni fu governata dal conte Siffrido, di origine germanica, fino all'ingresso dell'Imperatore Federico II di Svevia che ne prese il controllo diretto nel 1221. Nel 1229 la città aprì le porte all'esercito pontificio ma tornò rapidamente in potere di Federico II, che fece riparare il castello normanno. Il 2 novembre 1254 Papa Innocenzo IV annetteva Alife alla Chiesa, ma presto la città fu riannessa al Regno di Sicilia. Vi transitò Carlo I d'Angiò prima di sconfiggere Manfredi a Benevento nel 1266. Nel 1269 è conte Filippo, primogenito di Baldovino imperatore di Costantinopoli. Un eretico alifano, Pietro, è reso celebre da un affresco di Giotto. Sono numerose le chiese e i monasteri in attività fra il XII e il XIII secolo, ancora nel 1226 la chiesa di S. Pietro al Mercato ospitava una confraternita, e quell'anno erano in funzione due ospedali.

Nel Trecento città e contea passano di mano tra le dinastie D'Avella, Janvilla e Marzano. Per oltre un decennio tra il 1324 e il 1335 appartiene all'Ordine degli Ospitalieri di Gerusalemme. Nel 1320 Alife, che comprende una comunità ebraica, è tassata per 78 once, 2 tarì e 12 grani, mentre il casale di S. Simeone è tassato per 2 once ed 8 tarì, con una popolazione totale stimata fra i 5000 ed i 6000 abitanti. La città subisce qualche danno con il terremoto dell'Appennino centrale del 1349. L'alifano Niccolò Alunno († 1367) diviene prima maestro razionale e poi gran cancelliere del Regno di Napoli; scrive gli Arcani Historici e suo figlio Francesco Renzio viene fatto cardinale da papa Urbano VI. Fra i vari vescovi che si susseguono nella diocesi, chiude il secolo l'alifano Giovanni de Alferis, della stessa famiglia di Alferio, vescovo di Alife, poi di Viterbo.

Nel Quattrocento si alternano le dinastie Stendardo, Origlia, di nuovo Marzano, Gaetani e Diaz Garlon. Il 5 dicembre 1456 un violento terremoto devasta tutto il Sannio; in Alife si contano 60 morti e numerosi crolli. Il vescovo Antonio Moretta ripara la cattedrale, e la città conserva il suo ruolo di centro principale del territorio. Ha propri Statuti Municipali nel 1464, che vengono aggiornati nel 1503 e solennemente nel 1506 dal Palazzo Grande della città rinascimentale. In contrada San Simeone si insedia una colonia di Albanesi e di Ebrei. Nel 1536 è attiva la tipografia del primicerio Luigi Cilio che dedica alla contessa Cornelia Piccolomini il Tempio de Amore di Iacopo Campanile; per il torchio di Cilio Alifano, trasferitosi a Napoli, il professore alifano Cesare Benenato pubblica il De puerorum institutione. Dal 1557 è vescovo il giurista e storico Antonio Agustín che trascrive le epigrafi latine della città e ne studia (senza pubblicare) antichi documenti. Nella seconda metà del XVI secolo la città governata dagli spagnoli Diaz Garlon, passa da un alto momento culturale ad un rapido declino. Nel 1561 è saccheggiata congiuntamente da milizie pontificie e del regno di Napoli. Il vescovo Giacomo Gilbert de Nogueras trasferisce la residenza del vescovo nel vicino centro di Piedimonte d'Alife, dove i suoi successori sono rimasti fino ad oggi senza, tuttavia, intaccare l'antico titolo vescovile, mantenuto sempre da Alife da sedici secoli.

Nel Seicento è feudo della famiglia Caetani. Si conservano i giuramenti dei governatori, di regola esterni, in carica dal 1585 al 1689. Ancora un terremoto, questa volta nel 1688, abbatte diverse case e danneggia la cattedrale. Nel 1716 sono ritrovate in Cattedrale le reliquie di San Sisto. Nel 1746 viene compilato il catasto onciario, nel 1810 con la fine della feudalità, è assegnato al comune l'attuale patrimonio boschivo. La cittadina ha un nuovo incremento demografico all'inizio dell'Ottocento. Con l'unificazione d'Italia nel 1861 è segnalata qualche incursione di briganti, reduci dell'esercito napoletano nelle zone collinari e boschive.

Nel 1914 è inaugurata la Ferrovia Alifana che la collega a Napoli. Il 2 gennaio 1927, eliminata la provincia di Caserta (poi ricostituita nel 1945), Alife passa alla provincia di Benevento. Dopo il Ventennio, fu coinvolta nei combattimenti della seconda guerra mondiale: nell'ottobre 1943 la torre più alta del castello fu minata dai tedeschi in ritirata e la città intera subì un duro bombardamento aereo americano che mieté numerose vittime civili; anche questa volta i danni di guerra furono rapidamente riparati.

Nel 1945 passò dalla provincia di Benevento a quella di Caserta[3].

Storia dei terremoti[modifica | modifica sorgente]

Alife rientra nella classificazione nazionale di sismicità media (zona 2). Al 369 risale il primo terremoto storicamente noto che interessò l'intero Sannio, al quale fece seguito il sisma dell'847. Eventi sismici conosciuti ed oggetto di studi geologici e storici, con origine lungo la faglia del monte Matese, hanno provocato seri danni alla città nel 1349, 1456 (crollo di abitazioni, grave danneggiamento della cattedrale e 60 vittime), 1688 (crollo della cattedrale e di vari edifici). Danni minori si sono registrati in seguito ai terremoti del 1805 e 1980. Il 29 dicembre 2013, con gli altri comuni limitrofi, Alife è stata colpita da un sisma di magnitudo 4.9, poi ricalcolato a 5.0, con epicentro a distanza di 10 km, riportando lievi danni; all'evento principale sono seguite oltre 200 repliche di bassa intensità.

Stemma civico[modifica | modifica sorgente]

Lo stemma comunale storico è rappresentato da un elefante portante sul dorso una torre merlata dorata con tre bastioni recante l'iscrizione Civitas Alipharum. Se gli elefanti si trovano scolpiti, per la prima volta, in un archivolto della cattedrale originaria (XII secolo), lo stemma nella forma attuale si trova già disegnato in una bolla di papa Paolo III del 19 maggio 1543 (Archivio della Cattedrale di Alife) ed è documentato continuamente dal XVIII secolo. La blasonatura è la seguente: Di rosso, all’elefante al naturale, gualdrappato di azzurro, cinghiato e frangiato di argento, sostenente una torre merlata di tre pezzi, d’oro, aperta del campo. Gli ornamenti esteriori da città (dal 2.10.1995) sono rappresentati da una corona dorata con cinque torri portanti merli ghibellini, contornati dai simboli della Repubblica. L'art. 4 dello Statuto comunale del 28.11.2000 protegge e disciplina l'uso dello stemma civico.

Monumenti e luoghi d'interesse[modifica | modifica sorgente]

Resti di età romana[modifica | modifica sorgente]

  • Centro storico. Completamente circondato dal rettangolo delle Mura Romane di epoca sillana (I sec. a.C.), conserva la tipica conformazione urbana del castrum, strutturata su cardini e decumani.
    Il caratteristico centro storico di Alife
    Il decumano maggiore (Via Roma - Via Napoli) e il cardine maggiore (via A. Vessella - Via G. Trutta) si intersecano in un punto centrale (Piazza O. Michi) detto "il Termine" e uniscono le quattro porte urbiche d'accesso alla città: Porta Beneventana (detta popolarmente Porta Napoli), Porta Venafrana (o Porta Roma), Porta San Bartolomeo (o Porta Fiume) e Porta degli Angeli (o Porta Piedimonte). Le due strade maggiori del centro storico, inoltre, lo suddividono in quattro rioni detti "Quarti": il Quarto di San Francesco, il Quarto del Vescovado, il Quarto di San Pietro e il Quarto del Castello. Le Mura sono rinforzate, lungo tutto il perimetro (che misura 540 × 410 m), da torrette, equidistanti tra loro, di forma semicircolare e rettangolare, alternate.
  • Criptoportico. Imponente costruzione ipogea.
  • Mausoleo degli Acilii-Glabrioni. Monumento funerario attribuita a questa nobile gens alifana, conosciuto anche come Torre di San Giovanni poiché è stato possesso dell'Ordine Gerosolimitano.
  • Anfiteatro. Appena fuori il circuito delle Mura, recentemente riportato alla luce.
  • Sepolcri. Sono disseminati in tutto l'ager allifanus, lungo il percorso dell'antica Via Latina che attraversava la città e il suo territorio. Quelli meglio conservati sono quello detto "il Torrione", quello di "Via Campisi" e quello su cui è stato edificato il Santuario della Madonna della Grazia.
  • Parco delle Pietre. In Piazza S. D'Acquisto, conserva alcune epigrafi, pietre lavorate, sarcofaghi e resti di tombe del periodo romano. Nel giardino pubblico di Piazza della Liberazione si conserva anche un impluvium, proveniente da una domus romana. Lapidi, resti di mosaici, colonne, epigrafi e altro sono sparse in tutto il territorio. Nel giardino di un'abitazione privata in Piazza Vescovado sono visibili i resti del Teatro.
  • Area del Foro. È visibile sotto l'edificio che ospita l'Ufficio Postale in Via Anfiteatro.

Testimonianza medievali[modifica | modifica sorgente]

  • Castello delle Torri. Edificio costruito, su preesistenti fortificazioni romane, in epoca longobarda, quando il territorio divenne feudo dei conti di Alife e che raggiunse il periodo di massimo splendore durante l'epoca normanna. Ospitò anche l'imperatore Federico II e Carlo d'Angiò.
  • Cripta Normanna. È un ambiente sacro ipogeo edificato, insieme alla Cattedrale, dal conte Rainulfo per ospitare le reliquie del patrono San Sisto.

Chiese e architetture religiose[modifica | modifica sorgente]

Dentro le Mura:

Facciata della Cattedrale
  • Maria SS. Assunta e S. Sisto. È la Cattedrale normanna, edificata ad opera del feudatario Rainulfo di Alife dopo il crollo dell'antica Cattedrale di Santa Maria (che sorgeva all'angolo delle Mura Romane tra Porta Romana e Porta degli Angeli) per ospitare degnamente le reliquie del Santo Patrono, il pontefice Sisto I. Sottoposta a continui rifacimenti nei secoli, conserva la cripta originaria e un artistico archivolto del XII secolo, una lapide rinascimentale e alcune artistiche tele del Settecento e dell'Ottocento. Notevole è anche il grande ciclo di affreschi del 1937, opera dell'artista napoletano Gaetano Bocchetti. Ospita la cattedra vescovile della Diocesi di Alife-Caiazzo ed è sede della parrocchia maggiore della città; è, infine, l'edificio di culto più grande dell'intera diocesi. Oltre alle insigni reliquie del Santo Patrono, conserva quelle del Santo martire Onorato e, nell'attigua cappella di Santa Lucia, anche quelle di numerosi altri Santi (vedasi anche la voce: Cattedrale di Alife).
  • S. Lucia. Di certo preesistente alla Cattedrale[4], oggi ne rappresenta parte integrante come cappella laterale, anche se architettonicamente indipendente. Dedicata alla martire siracusana, probabile prima patrona della città fino al 1132, è stata restaurata nel 2004 e riportata all'antica spazialità architettonica. Al suo interno ospita una pregevole tela barocca e un confessionale ligneo del secolo XVIII.
  • Maria SS. Immacolata della Congrega. Come la precedente, anch'essa è oggi parte integrante della Cattedrale. Nelle forme attuali è stata eretta nel 1864, a spese dell'omonima Confraternita (detta appunta "la Congrega"), quivi eretta nel 1817, com'è attestato anche da una lapide marmorea[5]. Conserva un dipinto ottocentesco della Titolare, un gruppo scultoreo della Vergine Addolorata e del Cristo Morto (che vengono portati solennemente in processione ogni anno, la sera del Venerdì Santo) e un bellissimo presepe in stile settecentesco napoletano.
  • S. Caterina d'Alessandria. La seconda chiesa urbana è dedicata alla martire egiziana.
    Chiesa di S.Caterina
    Era già in funzione nel Trecento, e all'inizio del Quattrocento ad essa era annesso un ospedale detto "delle fratarìe"; nel corso dei secoli ha avuto diverse ricostruzioni, fino all'ultima, radicale nel 1946, essendo stata quasi completamente distrutta dal tragico bombardamento della città del 1943. Si trova nell'omonima piazza e, assieme alla Cattedrale e a S. Sisto, è l'unica chiesa in piedi dal Medioevo e sopravvissuta al terremoto del 1688 che rase al suolo le numerose altre chiese cittadine. Nelle vicinanze di S. Caterina ancora nell'Ottocento era in funzione la trecentesca chiesa di S. Maria Maddalena, trasformata in abitazione civile.
  • S. Francesco (istituto delle Suore degli Angeli). All'interno della struttura adibita a residenza dell'ordine, vi è una cappella dedicata alla Vergine del Rosario di Pompei. L'istituto, fondato nel 1910, consta oggi di due edifici contemporanei (l'uno residenziale, l'altro scolastico): esso è intitolato al Poverello di Assisi anche a ricordo del "quarto" di San Francesco, uno dei quattro rioni di Alife in cui è ubicato, poco distante dall'antico convento francescano del XIII secolo ed esistente, nelle vicinanze, ancora nel Seicento.

Fuori le Mura:

  • Maria SS. della Grazia. Santuario costruito su un antico mausoleo romano e trasformato in chiesa già in età normanna.
    Santuario della Vergine della Grazia
    All'interno si conservano un altare marmoreo settecentesco sormontato da una tela coeva che rappresenta "l'Immacolata e la Trinità", la bellissima statua della Titolare in legno dorato del sec. XVII (molto sentita dal popolo la devozione verso la Marònn'a Gràzia, in onore della quale si svolge annualmente una festa la terza domenica di settembre), tracce di affreschi tardomedievali nella cripta, un presepe napoletano in stile settecentesco che riproduce alcuni scorci alifani, una statua in legno del sec. XIX raffigurante l'Addolorata e altre opere. All'esterno del Santuario vi è un piazzale sopraelevato, uno dei primi dedicati a papa Giovanni Paolo II; poco dopo la sua morte, nell'estate del 2005, una statua fu posta in questo luogo, anche in ricordo di un pellegrinaggio che i fedeli del Santuario fecero nell'aprile 1996 a Roma, in udienza da papa Giovanni Paolo II, che benedisse il grande quadro ad olio (copia di quello che si conservava in questa chiesa fin dal sec. XIII e che oggi si trova nel vicino e omonimo Santuario di Baia e Latina) che si può ammirare nella cripta della chiesa alifana. Accanto al monumento a papa Wojtyla, si erge una bella stella in pietra su cui è disposta una grande formella bronzea circolare che raffigura la titolare del Santuario.
  • S. Sisto Extra Moenia. A breve distanza dalla cinta muraria e da Porta Roma, è il luogo che ricorda la traslazione delle reliquie di S. Sisto I papa (1131/1132).
    Chiesa S.Sisto Extra Moenia
    All'interno del piccolo tempio sono conservati un affresco di G. Mugnaj del XIX sec e una copia in gesso del busto del Santo Patrono. Ogni anno, la sera del 10 agosto, giunge la processione di San Sisto per restarvi tutta la notte, vegliato dai fedeli e per ripartire, al mattino successivo alla volta della Cattedrale, rievocando il solenne ingresso delle reliquie nel 1132.
  • S. Michele Arcangelo. Nell'omonima frazione, sulle colline, è la seconda parrocchia dell'unità pastorale di Alife. Costruita negli anni '70 del '900 su terreno donato dalla famiglia Scorciarini Coppola, contiene tre gruppi scultorei del 1985, opere dell'artista Vittorio Tirrito.
  • S. Michele Vecchio. Costruita nel 1784, la piccola chiesa fu elevata parrocchia nel 1939. L'interno, in stile neoclassico, è a campata unica ed ospita, sull'antico altare marmoreo, la statua di San Michele del 1954 che da qui, in processione (la prima domenica di ottobre), raggiunge la chiesa nuova, per farvi ritorno alla fine dei festeggiamenti. La sede parrocchiale è stata trasferita nella chiesa nuova nel 1985.
  • S. Giovan Giuseppe della Croce. Si trova nella frazione Totari ed è la terza sede parrocchiale dell'unità pastorale di Alife. La chiesa, costruita negli anni '80 del '900, è dedicata a Giovan Giuseppe della Croce, il Santo frate che operò in diocesi nel XVII secolo e che qui viene celebrato il 5 marzo. È la prima (e finora unica) chiesa del mondo dedicata al Santo ischitano. In essa, la terza domenica luglio, si svolge anche la festa della Madonna del Carmine, patrona del borgo.
  • Maria SS. Immacolata e S. Sisto. Edificato intorno al 1850, è l'oratorio del Cimitero cittadino, composto da tre grandi cappelle a colombario dedicate all'Immacolata, al Patrono e, quella centrale, agli Angeli Custodi.
    Colombari del Cimitero

Chiese chiuse al culto:

  • S. Giovanni Gerosolimitano. Già mausoleo romano, in età longobarda divenne chiesa e dal XII secolo fu annessa dall'Ordine Gerosolimitano. Per lungo tempo una delle chiese principali della città, possedeva anche un mulino. Nel XIX secolo era di proprietà comunale, e ancora negli anni '30 del XX secolo, destinata ad onorare i Caduti alifani di tutte le guerre, vi si diceva messa. Restituita allo stato di edificio classico, oggi è spesso sede di mostre archeologiche.
  • S. Maria la Nova. Antica chiesa, le cui prime testimonianze risalgono al Trecento, fu l'edificio religioso che risultò meno danneggiato dal terremoto del 1688. A fine ottocento era di patronato comunale, ma venne trasformata in abitazione civile. Esiste la cripta con affreschi trecenteschi raffiguranti la vergine Maria.
  • S. Maria Ausiliatrice. Già chiesa dell'istituto religioso delle R.O.S.E. (fondato dal sacerdote alifano Mons. Pasquale Panella), è stata edificata nel 1952 per servire lo stesso; è stata chiusa al culto nel 1980. La festa della Madonna di Lourdes che qui si svolgeva fino agli anni '60, è stata trasferita nella chiesa di S. Caterina.

Musei[modifica | modifica sorgente]

  • Museo Archeologico dell'antica Allifae. Ospita la mostra permanente "Antiche Genti Alifane" con ingresso libero. Sono esposti al pubblico una raccolta di antiche monete locali, diverse iscrizioni lapidee, statue e fontane, monili, arredi funebri e oggetti preziosi, il tutto rinvenuto nelle diverse campagne di scavo che si svolgono nella città e nel territorio circostante.

Società[modifica | modifica sorgente]

Evoluzione demografica[modifica | modifica sorgente]

Abitanti censiti[6]

Cultura[modifica | modifica sorgente]

Istruzione superiore[modifica | modifica sorgente]

L'Istituto professionale per l'Industria e l'Artigianato Manfredi Bosco, è l'unico istituto d'istruzione superiore. Sono presenti le scuole dell'obbligo scolastico a carattere pubblico, e anche privato per la materna e la primaria.

Biblioteche[modifica | modifica sorgente]

La biblioteca comunale ha un patrimonio di 6500 volumi. Biblioteche scolastiche sono disponibili presso la scuola secondaria di primo grado Niccolò Alunno, e presso l'IPIA.

Associazionismo[modifica | modifica sorgente]

Si contano alcune associazioni religiose e culturali tra le quali, L'Associazione Pro Loco Alifana con sede in Via Roma 105, attiva dal 1974, una sezione dell'Archeoclub d'Italia. Si segnala, in particolare, l'esistenza di un'associazione di alifani e matesini residenti nell'Italia centrale (MATAL) e l'organizzazione degli alifani emigrati in Canada.

Ricorrenze, feste e fiere[modifica | modifica sorgente]

Le principali ricorrenze di Alife si svolgono in estate e sono legate a S. Anna a luglio, e dall'1 al 13 agosto per la festa del patrono (antichissima) con la tradizionale duplice processione e a quella dell'Assunta (15 agosto). La fiera principale è quella di S. Lorenzo del 10 agosto. Il mercato si tiene il martedì. Caratteristica è la sagra della cipolla.

Persone legate ad Alife[modifica | modifica sorgente]

Geografia antropica[modifica | modifica sorgente]

Frazioni[modifica | modifica sorgente]

Località[modifica | modifica sorgente]

Campisi, Cerquelle, Cidonio, Conca d’Oro, Croce dei Pioppi, Defenza, Fontanelle, Forma, Fosse, Gervaso, Madonna della Grazia, Marmaruolo, Masseria Bianca, Montecalvo, Olivétole, Pacifico, Pera, Perazzete, Ponte Meola, Porchiera, Posta Vecchia, Saetta, San Luglio, Santa Lucia, San Michele, San Simeone, San Vittore, Sàure, Scafa, Sferracavallo, Torrione, Tre Portelle, Vadolargo, Varanelle, Vergini, Vernelle.

Curiosità[modifica | modifica sorgente]

La cittadina conserva alcune reliquie di Papa Sisto I, santo patrono di Alife e di Alatri (FR), con la quale è gemellata.

È diffusa la tradizione di sega la vecchia, una festa per dare il benvenuto alla primavera verso metà quaresima. La tradizione consiste nel festeggiare con amici in campagna fino a tarda sera.

Infrastrutture e trasporti[modifica | modifica sorgente]

Strade[modifica | modifica sorgente]

Alife si collega alla rete autostradale tramite i caselli Caianello in provenienza da nord e Caserta nord in provenienza da sud della Autostrada A1 Milano-Napoli. Per i viaggiatori provenienti da nord si prosegue per tratti della Strada statale 372 Telesina e Strada statale 158 della Valle del Volturno, e da sud attraverso un tratto della Strada statale 87 Sannitica; la superstrada Caianello-Benevento la collega al capoluogo del Sannio.

Ferrovie[modifica | modifica sorgente]

La stazione di Alife, è una stazione di transito sulla linea Piedimonte Matese - Santa Maria Capua Vetere - Napoli il cui nome storico è Ferrovia Alifana, che la collega anche con Caiazzo, Caserta e altri comuni. S. M. Capua Vetere è l'interscambio per immettersi sulla linea Roma-Cassino-Napoli. La stazione più vicina per il collegamento con la Capitale è però la Stazione di Vairano-Caianello raggiungibile in macchina o autobus.

Mobilità urbana[modifica | modifica sorgente]

In assenza di servizio di trasporto pubblico urbano, si possono utilizzare le fermate comunali delle linee provinciali della ACMS che la collegano ai comuni vicini e al capoluogo di provincia, con collegamenti che si spingono fino a Venafro in Molise. Le autolinee private Eredi Roberto Ferrazza e Ferrazza Group, sono utili per collegamenti con i comuni confinanti, il Matese, Telese Terme, Vairano Scalo, Cassino e Napoli.

Aeroporto[modifica | modifica sorgente]

Lo scalo aereo più vicino è quello di Napoli Capodichino, in attesa dell'ampliamento dell'Aeroporto di Caserta-Grazzanise, più prossimo, ma utilizzato attualmente solo per scopi militari. Nella pianura di Alife è attivo un campo di volo privato per aerei delta a motore, aerei biposto e deltaplani.

Amministrazione[modifica | modifica sorgente]

Gemellaggi[modifica | modifica sorgente]

Alife è gemellata con:

  • Italia Alatri, dal 1984. Con questa cittadina del frusinate Alife divide, dal 1131, la comune devozione per il patrono, il martire e papa Sisto I, il cui corpo è sepolto per una circa una metà nella cripta normanna della tempio alifano e per la restante parte nella basilica concattedrale alatrina di San Paolo. Le due cittadine, in onore di questo gemellaggio spirituale, ogni anno si scambiano le visite in occasione della festa patronale che ad Alife trova il suo culmine nei giorni 10 e 11 agosto, mentre ad Alatri si svolge il mercoledì in Albis. Un'opera in ceramica cerretese che rappresenta il comune patrono San Sisto è stata posta, nel 1984, sulla facciata della chiesa di Santa Caterina d'Alessandria, a ricordo della prima visita degli abitanti di Alatri e a suggello della fine, dopo nove secoli, di ogni attrito campanilistico.

Sport[modifica | modifica sorgente]

Calcio[modifica | modifica sorgente]

La principale squadra di calcio della città è l' A.S.D. Alife 2007 che milita nel girone molisano di Promozione. I colori sociali sono: il giallo e l'azzurro. E' nata nel 2007.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Francesco S. Finelli, Città di Alife e Diocesi, Scafati 1928;
  • Angelo Gambella, Medioevo Alifano, Drengo, Roma 2007;
  • Gianfrancesco Trutta, Dissertazioni istoriche delle antichità alifane, Napoli 1776.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ ISTAT data warehouse
  2. ^ Tabella dei gradi/giorno dei Comuni italiani raggruppati per Regione e Provincia (PDF) in Legge 26 agosto 1993, n. 412, allegato A, Ente per le Nuove Tecnologie, l'Energia e l'Ambiente, 1 marzo 2011, p. 151. URL consultato il 25 aprile 2012.
  3. ^ Decreto legislativo luogotenenziale 11 giugno 1945, n. 373, articolo 1, in materia di "Ricostruzione della provincia di Caserta."
  4. ^ Gaetano Cuomo - "L'ecclesiuncula di S. Lucia: un'ipotesi sulla sua fondazione ad opera dei Longobardi", da Clarus, mensile diocesano (aprile-maggio 2005).
  5. ^ Gianni Parisi - "Alife e le sue Chiese" (2006)
  6. ^ Statistiche I.Stat ISTAT  URL consultato in data 28-12-2012.

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

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