Maddaloni

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Maddaloni
comune
Maddaloni – Stemma Maddaloni – Bandiera
Localizzazione
Stato Italia Italia
Regione Regione-Campania-Stemma.svg Campania
Provincia Provincia di Caserta-Stemma.png Caserta
Amministrazione
Sindaco Rosa de Lucia (Forza Italia) dal 10/06/2013
Territorio
Coordinate 41°02′00″N 14°23′00″E / 41.033333°N 14.383333°E41.033333; 14.383333 (Maddaloni)Coordinate: 41°02′00″N 14°23′00″E / 41.033333°N 14.383333°E41.033333; 14.383333 (Maddaloni)
Altitudine 73 m s.l.m.
Superficie 36,53 km²
Abitanti 39 248[1] (01/01/2012)
Densità 1 074,4 ab./km²
Comuni confinanti Acerra (NA), Caserta, Cervino, Marcianise, San Felice a Cancello, San Marco Evangelista, Santa Maria a Vico, Valle di Maddaloni, San Nicola la Strada
Altre informazioni
Cod. postale 81024
Prefisso 0823
Fuso orario UTC+1
Codice ISTAT 061048
Cod. catastale E791
Targa CE
Cl. sismica zona 2 (sismicità media)
Cl. climatica zona C, 978 GG[2]
Nome abitanti maddalonesi
Patrono san Michele Arcangelo
Giorno festivo 29 settembre
Cartografia
Mappa di localizzazione: Italia
Maddaloni
Posizione del comune di Maddaloni nella provincia di Caserta
Posizione del comune di Maddaloni nella provincia di Caserta
Sito istituzionale

Maddaloni (Matalùnë in campano[3]) è un comune italiano di 39.248 abitanti della provincia di Caserta in Campania.

Etimologia[modifica | modifica sorgente]

Nel corso del tempo vari studiosi si sono cimentati nella ricerca dell’origine del toponimo Mataluni, ma non si è ancora giunti ad una conclusione certa; tra i tanti, il de’ Sivo si concentra sul Castrum Kalato Magdala, cioè il monastero di Maria Maddalena la cui chiesa fu distrutta dal terremoto del 5 giugno 1694. Secondo il Mazzocchi «questo nome fosse venuto al castello dalla voce araba di Magdalo, che vuol dire appunto castello, imposta a quel luogo forte dà Saraceni, che assai probabilmente dovettero farsene un nido di rapina». Per don Francesco Piscitelli, arciprete della Collegiata di San Pietro e studioso maddalonese, invece, il toponimo deriverebbe dal principe Matalo, capitano dei Galli Boji che seguirono Annibale nella sua discesa in Italia durante la seconda guerra punica: poiché lo stesso Annibale si curò poco di loro, essi, «avvezzi ad abitare appiè delle Alpi, trovarono alle falde del Tifata un sito conforme alle loro abitudini». Decisero, quindi, di stabilirsi lì e di non seguire il condottiero punico a Capua: dal nome del principe, Matalo, gli abitanti di quella zona furono detti Mataluni.

Altra ipotesi vorrebbe che il nome derivi, dal Medioevo, da "Mezza Luna", descrivendo così la forma che è andata assumendo l'espansione del centro abitato rispetto alla collina che sorge dietro di esso. Una quarta ipotesi vede la città citata al tempo dei Romani con il nome di Meta Leonis, ovvero a forma di leone, sembra a causa di un masso di tale forma sito nei pressi.

Storia[modifica | modifica sorgente]

Al confine tra gli attuali comuni di Maddaloni e di San Nicola la Strada, lungo la via Appia, sorgeva la città di Calatia, fondata probabilmente intorno all'VIII secolo a.C. durante l'età del ferro dell'Europa centrale. Essa si estendeva su una superficie di dodici ettari di terreno, mentre tutto il perimetro fuori le mura abbracciava un vasto territorio di circa sessanta ettari. Difficile ricostruire le sue origini e conoscerne la storia, in quanto, purtroppo, risulta ormai del tutto distrutta e pochissimi sono i documenti che la citano. Parte, però, della vita che si svolgeva in questo luogo è ricostruibile attraverso le campagne di scavo che, grazie al ritrovamento di vari oggetti, cercano di interpretare la quotidianità del tempo ormai perduto. Numerose sono le tombe ritrovate in questo luogo, infatti la città di Calatia si caratterizzò per il fatto di essere costituita da un popolo inumatore che praticava però anche l'incinerazione. Le tombe più antiche si datano all'ultimo quarto dell'VIII secolo a.C.; la sepoltura era molto semplice, composta da una fossa terragna con una copertura a ciottoli di pietra calcare. A partire dal VII secolo a.C. la sepoltura è invece a fossa semplice con copertura a tegole, mentre solo al IV secolo a.C. risalgono le sepolture a cassa di tufo. Da queste tombe sono venuti alla luce moltissimi oggetti che i Calatini usavano porre accanto al defunto per il viaggio nell'aldilà. Oggi tutti questi oggetti risultano materiale preziosissimo per poter conoscere i loro usi, costumi, tradizioni. Gli oggetti rinvenuti sono di vario genere: fibule, ampolle per unguenti, spade, pugnali, lance, brocche e bicchieri, vasi, monete, lucerne. Nel sito archeologico della città di Calatia si conservano pochi resti e per la maggior parte sotto il piano di calpestio: si tratta di alcune fondamenta di case e alcune pavimentazioni di cortili e abitazioni, per la maggior parte costituite di lastre di pietre e argilla battuta, nonché un tratto di mura lungo circa 34 metri che un tempo cingeva tutta la città. I primi abitanti della città calatina furono gli Osci, un popolo prettamente campano, del quale purtroppo scarne sono le notizie; successivamente arrivarono gli Etruschi, poi i Sanniti, e solo nell'anno 309 a.C. la città fu conquistata dai Romani. Un avvenimento molto importante si ebbe durante la seconda guerra punica, quando Annibale, a capo dell'esercito cartaginese, riuscì a piegare la potenza di Roma. Tutto era pronto per la resa finale, ma Annibale nella sua marcia verso Roma temporeggiò nella città di Capua aspettando che arrivassero i rinforzi. Allora Capua e le città ad essa sottoposte, tra le quali anche Calatia, non si opposero all'impresa del comandante cartaginese, anzi si allearono con lui. Questo stratagemma politico capuano non servì però a liberarsi della politica di Roma, perché quest'ultima riuscì a risollevare le sue sorti e a cacciare dall'Italia il condottiero cartaginese con tutto il suo esercito. Questo evento condizionò tutta la politica delle città sottoposte a Capua, infatti avvenne che i Romani, all'indomani della vittoria su Annibale, non distrussero le città ribelli, ma le sottomisero tassandole fortemente e di conseguenza esse, e quindi anche Calatia, dovettero sostenere anni di duro lavoro e di grande crisi. Un periodo di grande splendore fu vissuto invece da Calatia nell'età imperiale, tra il I secolo a.C. ed il I d.C., anni in cui si rinvigorirono i traffici commerciali e le varie attività si risvegliarono. A partire dal II secolo d.C. Calatia, come il resto della Campania e dell'Impero Romano, visse un periodo di decadenza a causa delle orde barbariche provenienti dai paesi del nord Europa, dall'Asia e dall'Africa alla conquista di nuovi territori.

Di tale periodo è la Tabula Peutingeriana che rappresenta uno dei documenti cartografici più importanti dell'antichità. Tale documento fu scoperto in una Biblioteca di Worms, nel XV secolo da Konrad Celtes, umanista viennese, che lo consegnò a Konrad Peutinger, un antiquario dal quale poi prese il nome. La Tabula indica luoghi e strade dell'età romana imperiale dell'intero mondo conosciuto dagli antichi con i tre continenti Europa, Asia e Africa; alla V tavola sono evidenziate le strade che nella pianura campana collegavano tra loro luoghi e città, tra le quali Calatia, Capua ed altre. Eccone un riferimento onine in cui si scorgono chiaramente Capuae a est di Puteolis (l'attuale Pozzuoli) e Neapoli, quindi Calatie e Ad Novas (l'attuale Santa Maria a Vico) sulla via Appia verso Benevento.

Una nuova fase storica iniziò per la città nell'anno 439, quando fu istituita la diocesi ad opera di Sant'Augusto, primo vescovo di Calatia. La figura di questo vescovo è avvolta dalla leggenda, infatti si narra che egli con altri undici uomini, in seguito alle invasioni dei Vandali di Genserico, scappò dalle coste dell'Africa per approdare sulle coste della Campania e più precisamente nella zona dell'odierna Mondragone, per poi vagare per i luoghi campani e fondare le prime dodici diocesi della Campania. Sant'Augusto fondò dunque la diocesi di Calatia e si racconta anche che abbia operato dei miracoli nella stessa città, risuscitando dei morti, dando la vista a dei ciechi e convertendo alcuni Giudei che abitavano la zona. Per queste ragioni fu perseguitato a tal punto da dover scappare dalla città di Calatia e rifugiarsi nell'antico monastero della Maddalena che si trovava nell'antico borgo di Maddaloni e che oggi non esiste più. Tuttavia, presunto o vero che sia il racconto della vita di Sant'Augusto, ciò che interessa è la sede della diocesi che si venne ad istituire a Calatia in quel presunto anno 439 d.C. Tale diocesi fu anche sede episcopale con l'annessa chiesa dedicata a San Giacomo (tutta la zona di Calatia fino a qualche tempo fa era denominata infatti San Giacomo alle Gallazze, mentre oggi questa toponimo è quasi del tutto scomparso). La diocesi dovette assumere una forte importanza al punto tale che, quando la città subì le ultime devastazioni (nel corso del IX secolo) e i suoi abitanti furono costretti ad abbandonarla, istituzionalmente essa fu traslocata a Casahirta, l'attuale Casertavecchia sul Monte Virgo, dove ancora per un lungo periodo i vari vescovi preposti conservarono il titolo di "Episcopus Calatinus". La distruzione della città di Calatia, dunque, comportò lo spostamento della popolazione in luoghi più riparati dalle incursioni barbariche che in quel periodo erano frequenti nella zona. Quindi, parte dei Calatini si rifugiò sul Monte Virgo e fondò o popolò quello che già esisteva di Casahirta trasferendo in quel luogo anche la diocesi, e parte si stanziò presso la forse già esistente Maddaloni. In questo borgo, a quel tempo, dovevano esserci almeno cinque o sei chiese tra le quali San Benedetto, San Martino, Sant'Agnello, e il monastero della Maddalena, così come già esisteva il Castello, anche se non ne conosciamo la struttura originaria. Esso doveva già esistere nel II secolo a.C., in quanto citato da Tito Livio nell'opera "Ab Urbe condita libri" quando, nel raccontare i fatti annibalici, lo storico latino, nel passaggio dalla via Sannitica verso Calatia, cita un Kastrum, da identificare con il Castello di Maddaloni.

Quindi dall'anno 880 in poi per il borgo di Maddaloni iniziò una nuova fase storica: la popolazione si arroccò intorno alla collina del castello, furono costruite le varie abitazioni e la cinta muraria, percorribile a piedi, che cingeva tutto il borgo, allo scopo di difenderlo. Negli stessi anni fu costruita anche la torre piccola o torre nord affinché essa potesse rappresentare un punto di avvistamento

Nel corso del tempo la città di Maddaloni continuò a crescere ed il castello divenne il suo principale punto di riferimento, infatti già in epoca Normanna fu fortificato, mentre un secolo più tardi, nel 1231, con la dominazione sveva, fu riparato a spese della popolazione. Nell'anno 1390, il nuovo feudatario di Maddaloni, Carlo Artus, volle costruire una nuova torre, denominata appunto torre Artus, questa volta vicino al castello a rappresentare un nuovo punto di difesa della città; i lavori durarono dal 1390 al 1402. La vita e le abitudini della popolazione intanto subivano profondi cambiamenti: si cominciavano a risvegliare i commerci e non si viveva più arroccati in montagna, ma in pianura, dove si potevano agevolmente coltivare i campi e scambiare le merci. Quindi, anche gli abitanti del borgo di Maddaloni, già a partire dal XII - XIII secolo, incominciarono a costruire nuove abitazioni fuori dalla cinta muraria del castello e di conseguenza si creò un nuovo assetto urbanistico della città, divisa in due parti, la zona della Pescara o più comunemente detta dei Formali da un lato e la zona dell'Oliveto dall'altro.

Ma la svolta decisiva per Maddaloni avvenne nel 1460, quando tutto il borgo fu dato alle fiamme da Ferrante D'Aragona per la ribellione del nuovo feudatario Pietro da Mondrago, e quindi il castello e il borgo all'interno della cinta muraria ftirono abbandonati, determinando una diversa urbanizzazione della città lungo la fascia pedemontana.

Nel 1465 Ferrante concesse il feudo di Maddaloni a Diomede Carafa (1406-1487) figlio di Antonio detto il Malizia, il quale non ristrutturò il castello, ma pensò di costruire un nuovo palazzo ai piedi della collina, 1'attuale Villaggio dei Ragazzi, in modo da costituire una cesura con il nucleo urbano che si era formato nel corso del tempo lungo tutta la fascia pedemontana. Il palazzo, quindi, rappresentava non solo la sede della corte ducale, ma svolgeva anche la funzione di controllo della fiera settimanale che si teneva all'interno del suo cortile, nonché una funzione di controllo della strada che passava proprio davanti all'edificio, rappresentando così un punto di riferimento politico, sociale ed economico di tutta la vita che si svolgeva in Maddaloni.

Dal 1465 fu costruito il palazzo Ducale, 1'attuale Villaggio dei Ragazzi, e dal 1546 la cappella del Corpus Domini. Questa piazza cambiò aspetto a partire dal Settecento, quando iniziarono i lavori di ampliamento della chiesa del Corpus Domini con il suo imponente campanile e l'edificazione della congrega del Redentore.

Tra il XVI e il XVII secolo la città di Maddaloni visse allora un lento ma decisivo miglioramento: furono ampliate piazze, costruite nuove chiese e migliorate le preesistenti, edificati nuovi palazzi e, dato ancora più importante, ci furono risvegli commerciali. Il percorso fu lento e difficoltoso: guerre intestine, crisi economiche e carestie ne caratterizzarono i tempi, ma ugualmente furono gettate le basi della Maddaloni che noi oggi conosciamo, mentre il XVIII secolo costituì il momento di maggior splendore per la città, in parti colar modo l'anno 1734, quando Carlo III di Borbone consegnava al Duca Marzio Domenico IV Carafa il titolo di Città per Maddaloni, che così era diventata nel corso del tempo ufficialmente un punto di riferimento culturale, sociale ed economico di tutta Terra di Lavoro. Questa ferma convinzione era già stata espressa qualche anno prima, quando lo storico G.B. Pacichelli nel suo importantissimo lavoro "Il Regno di Napoli in prospettiva" del 1702, nella descrizione della città di Maddaloni scriveva che "questa piazza era luogo di passeggio, riunioni, di affari, e che il palazzo ospitava una galleria di pittura, un museo di manoscritti, una raccolta di strumenti matematici, scuderie di cavalli ed officine di ogni genere".

Economia[modifica | modifica sorgente]

La maggior parte della popolazione è dedita al Terziario, ma molte persone lavorano in fabbriche dislocate in zona o nelle prossime vicinanze. Da citare è la grande presenza di industrie agricole nelle zone più esterne del comune. Noto è anche a livello nazionale il cementificio Cementir che è entrato in esercizio nel 1975 e sorge nelle immediate vicinanze del giacimento di calcare del Monte San Michele. Radicata tradizione è la produzione della Sedia impagliata Maddalonese.

Evoluzione demografica[modifica | modifica sorgente]

Grafico non aggiornato. Dalle informazioni più aggiornate dei dati istat la popolazione maddalonese è arrivata a 39.409 abitanti (Dicembre/2009)

Abitanti censiti[4]

Monumenti e luoghi di interesse[modifica | modifica sorgente]

Acquedotto Carolino

Santuario di San Michele Arcangelo e Santa Maria del Monte[modifica | modifica sorgente]

All'altezza di 427 m si trova questo magnifico Santuario che è anche uno dei luoghi più suggestivi della città; secondo fonti accertate il santuario era presente già nel 1113. Un sentiero che parte dalla città da una altitudine di circa 95 m si inerpica verso il Santuario con la possibilità di deviare verso il Castello; lungo tale sentiero sono poste le croci indicanti il percorso della tradizionale Via Crucis cittadina del Venerdì Santo; dal 2008 su ognuna delle 14 croci è affissa una tavoletta rappresentante il percorso tradizionale di Cristo verso il Golgota, opera realizzata dall'artista maddalonese Carmine Confessore. Il 10 maggio dell'anno 1993 S.E. Raffaele Nogaro, vescovo di Caserta, ha denominato il Santuario di San Michele con il nuovo nome di Santuario di San Michele Arcangelo e Santa Maria del Monte.

Basilica Minore del Corpus Domini[modifica | modifica sorgente]

Una delle testimonianze del florido periodo maddalonese. Da citare sono le splendide opere che si trovano all'interno della Chiesa, ma le opere di maggior rilievo sono l'altare disegnato dall'architetto Luigi Vanvitelli e il campanile di scuola Vanvitelliana.

Convitto Nazionale Giordano Bruno[modifica | modifica sorgente]

La più antica istituzione scolastica della provincia casertana, il Convitto nasce grazie a Giuseppe Bonaparte che emana una legge nel 1807. La struttura trova residenza a Maddaloni nel soppresso monastero dei Conventuali. Tra i suoi allievi più famosi è da citare Luigi Settembrini che frequentò l'istituto dal 1821 al 1827.

Museo degli Antichi Mestieri e della Civiltà Contadina[modifica | modifica sorgente]

In questo museo, frutto di donazioni dei cittadini maddalonesi al Gruppo Archeologico "Franco Imposimato" dal '76 ad oggi, sono esposti numerosi attrezzi da lavoro dello scorso secolo e riproposti alcuni laboratori d'epoca del sellaro, del ferraro, del mannese, del carzularo, del seggerellaro, dello spurtellaro, del conciapiatti. Un'intera sezione è dedicata alla civiltà contadina, con i suoi attrezzi e accessori. Aperto su prenotazione. http://www.museoantichimestieri.it

Museo civico di Maddaloni[modifica | modifica sorgente]

Importante museo della provincia di Caserta, raccoglie per la maggior parte reperti dell'antica Calatia. Il museo ha una superficie utile di circa 650 m² distribuita su tre livelli e precisamente piano terra, primo e secondo piano. Il piano terra ha una funzione polivalente che varia dall'utilizzo dell'ambiente a sala per conferenze, proiezioni, laboratorio didattico e, all'occorrenza, anche come spazio espositivo per mostre.

Museo Archeologico di Calatia[modifica | modifica sorgente]

È situato all'interno del Casino ducale dei “Carafa della Stadera”, masseria fortificata del XVI secolo, che fu una delle residenze principali di questa famiglia, il cui meraviglioso stemma domina la volta del portone d'entrata in Via Caudina 313. La mostra riguarda tre temi principali: il territorio, la città e la necropoli. Nelle cinque sale del museo sono esposti numerosi e preziosi reperti utili a ricostruire la vita quotidiana che si svolgeva nell'antica città di Calatia a partire dall'VIII secolo a.C. Il percorso è autodidattico e studiato anche per persone disabili. Attualmente il cortile interno ospita una fedele ricostruzione di una domus che è stata oggetto di studio da parte della S.U.N. ed una mostra relativa alle fasi di scavo in essa condotte ed i vari reperti recuperati.[5]

Chiesa di Santa Margherita[modifica | modifica sorgente]

Una delle chiese più antiche di Maddaloni custodisce un meraviglioso santuario gotico con affreschi di scuola locale degli inizi del XV secolo. Rappresentano un Cristo pantocratore, l'Annunciazione e la Crocifissione.

Borgo Antico dei Formali e Mulino Ducale del XVII secolo[modifica | modifica sorgente]

Un dedalo di viuzze in cui si respira un'aria d'altri tempi. Lontano dal traffico cittadino, gli stretti vicoli del Borgo dei Formali, inaccessibili alle autovetture, consentono di passeggiare serenamente in un contesto che conserva una forte impronta medievale, con scorci panoramici mozzafiato che affacciano sulla Terra di Lavoro, accompagnati dal canto di merli e cardellini o dalle grida dei ragazzini che spensierati giocano in strada. Degni di nota sono l'Antro di Matalo, cavità artificiale utilizzata in tempi remoti per l'estrazione della pietra calcarea, ed il Mulino Ducale, realizzato dal duca Domenico Marzio Carafa alla fine del seicento, con il suo acquedotto e le vasche di raccolta dell'acqua ed una architettura secentesca che lo ha reso soggetto a vincolo architettonico da parte del Ministero dei BB.CC.

Castello[modifica | modifica sorgente]

Simbolo della città, domina da ogni strada della cittadina. Risale al periodo normanno, fu costruito per la sua posizione strategica. L'edificio è situato a 170 metri sul livello del mare, ha una forma irregolare e nel corso degli anni ha subito molte trasformazioni, che si possono notare ancora oggi. Il complesso della fortificazione è sviluppato intorno alla grande torre rettangolare che è alta più di venti metri. Essa si sviluppa su due livelli: il primo è composto da due stanzoni, separati da un muro centrale, traforato da due archi a tutto sesto, che mantiene le due volte a botte; il secondo è formato da un unico ambiente, attualmente scoperto, ma tempo fa coperto da una volta a crociera. Il castello ha una connotazione molto più remota, età romana,infatti Tito Livio ne fa menzione negli "Annales"quando parla dell'attestazione di Annibale alle spalle del Castello di Magdalo(Storia della città del De Sivo). Un riferimento esplicito alla sua esistenza risale solo all'anno 1099, citato come "Castrum Kalato Maddala". Intorno all'VIII secolo fu rafforzato nelle sue difese dalla Torre superiore piccola, detta anche Castelluccio: essa fu costruita allo scopo ben preciso di rispondere alla funzionalità difensiva del borgo, allungando lo sguardo non solo sulla vasta piana di Terra di Lavoro, ma anche verso le colline del Sannio. Il borgo di Maddaloni nel corso del tempo acquistò sempre più importanza e proprio il castello fu oggetto di ricostruzione in epoca Normanna, quando divenne luogo di incontri e soggiorno di importanti personaggi. Appena un secolo dopo (1231) fu di nuovo oggetto di restauro a spese degli abitanti di Maddaloni. Nel XIV secolo fu possesso dei Sabrano, poi fu presieduto dall'esercito di Luigi d'Angiò e per qualche anno restò nelle mani del conte di Caserta, Francesco Della Ratta. La svolta avvenne nel 1390, quando fu concesso a Carlo Artus d'Angiò, conte di Sant'Agata dei Goti, il quale divenne il nuovo feudatario di Maddaloni. A lui si deve l'ulteriore rafforzamento del borgo, infatti costruì la torre cilindrica grande denominata per l'appunto torre Artus (1390 - 1402), questa volta vicino al castello. Alla morte di Carlo Artus (1413) il feudo fu ceduto a Ottino Caracciolo; nel 1442 fu venduto a Giannantonio Marzano, Duca di Sessa; nel 1445 fu riscattato da Pietro da Mondrago, il quale si rese protagonista della famosa congiura dei Baroni e perciò fu scacciato dalla città nel 1460, quando Ferrante d'Aragona mise a ferro e a fuoco il castello con il suo borgo. Da questo momento in poi il castello fu abbandonato e disabitato fino al 1821, quando fu acquistato dalla famiglia De Sivo che lo trasformò in una dimora per incontri e battute di caccia.

Istituzioni ed enti[modifica | modifica sorgente]

È presente la scuola di Amministrazione e Commissariato dell'Esercito Italiano.

Cultura[modifica | modifica sorgente]

Biblioteca Comunale[modifica | modifica sorgente]

La biblioteca comunale di Maddaloni fu istituita il 1º marzo 1969. Il patrimonio librario è di circa 17.000 volumi. Le testate giornalistiche sono 57 tra quotidiani e periodici. Nella sala convegni si svolgono molte attività culturali organizzate sia dalla biblioteca che da altri organismi. La nuova sede della Biblioteca comunale, dal 23 febbraio 2014, è il prestigioso ex Liceo Classico Giordano Bruno

Clinica San Michele[modifica | modifica sorgente]

La Clinica San Michele è una struttura attiva da 50 anni. La sua apertura fu voluta dal dott. Giuseppe Barletta.

Fondazione Villaggio dei Ragazzi[modifica | modifica sorgente]

Fondata nel 1947 è situata nell'antica residenza dei Duchi Carafa, la quale è stata sede del Collegio Militare della Nunziatella tra il 1855 ed il 1859. http://www.villaggiodeiragazzi.it/

Infrastrutture e trasporti[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Stazione di Maddaloni Inferiore e Stazione di Maddaloni Superiore.

Interporto Sud Europa Maddaloni-Marcianise[modifica | modifica sorgente]

Importante piattaforma logistica e di stoccaggio a livello continentale, è il quinto interporto italiano per importanza su nove in totale[senza fonte].

Collegamenti[modifica | modifica sorgente]

Il territorio di Maddaloni è direttamente collegato con la Tangenziale di Caserta che attraversa tutto il capoluogo e il suo hinterland.

Sport[modifica | modifica sorgente]

Calcio[modifica | modifica sorgente]

La squadra di calcio locale è la A.S.D. città di Maddaloni. Dopo avere rischiato il fallimento verso la metà degli anni novanta, la squadra è stata iscritta al campionato di Promozione anche se in seguito nuovamente fallita. Il presidente è Michele Ferraro, ex giocatore nella stessa squadra Maddalonese.

Calcio a 5[modifica | modifica sorgente]

Nella stagione 2008/2009 la città ha avuto una rappresentanza in C2 ovvero la Virtus Maddaloni. Nella stagione 2010/2011 la Virtus Maddaloni e passata in serie C1.

Ciclismo[modifica | modifica sorgente]

Maddaloni è stata più volte partenza e/o arrivo di tappa del Giro d'Italia e lo è anche nell'edizione 2011: vinta dal belga Bart De Clercq.

Data Tappa Vincitore Nazionalità
1985 (29 maggio) 12ª Bernard Hinault Francia Francia
1995 (22 maggio) 10ª Tony Rominger Svizzera Svizzera
1998 (22 maggio) Alex Zülle Svizzera Svizzera
2000 (15 maggio) Cristian Moreni Italia Italia
2002 (22 maggio) 10ª Robbie McEwen Australia Australia
2003 (16 maggio) Alessandro Petacchi Italia Italia
2011 (13 maggio) Bart De Clercq Belgio Belgio

Pallacanestro[modifica | modifica sorgente]

Dalla stagione 2004-05 alla stagione 2006-07 ha avuto una squadra nel campionato di A1 donne di basket, il Kalati, giunta alle semifinali di FibaEurope Cup nel 2005-06, nella stessa stagione ha inoltre partecipato ai play-off scudetto uscendo ai quarti. Quintetto base della stagione dei record: Anna Zimerle (playmaker), 'Rosi' Sanchez (guardia), Anna Vicenzetto (ala piccola), Planette Pierson (ala grande), 'Mama' Dantas (pivot). La tradizione della Pallacanestro femminile a Maddaloni è stata continuata dal Centro Diana Maddaloni che partendo dalla serie C, è arrivata alla conquista della Serie A/3 nel Campionato 2011/2012 vincendo il concentramento finale svoltosi a Bari contro Cagliari, Palermo e Roma.

Inoltre ha una squadra di basket maschile, l'Artus Basket Maddaloni, che dalla stagione 2002/03 alla stagione 2008-09 ha militato ininterrottamente in B2. Il sodalizio annovera tra le sue file atleti quali Davide Serino, Pablo Enrique Albertinazzi, Di Lauro, il capitano Carlos Mainoldi, Pietro Saccoccio, Stefano Bazzucchi, Salvatore Desiato, Nando Gentile, Domenico Marzaioli, Aniello Garofalo, Stefano D'Aiello, Antonio Zamo e Dario D'Orta. Dalla stagione 2009-2010 la rappresentanza del basket maschile in città è passata alla Pallacanestro San Michele - Navale Maddaloni che, dopo l'uscita di scena dell'Artus (rimasta però come settore giovanile), tiene alta la tradizione della pallacanestro calatina militando nel campionato di serie C2 campionato vinto nell'anno 2011/2012 entrando a far parte della lega nazionale C. Nel 2012/2013 ha vinto il campionato di Lega Nazionale C entrando a far parte della Lega Nazionale B (LNB.)

Le squadre presenti sono:

  • Navale Maddaloni (maschile - serie DNB)
  • Artussino Maddaloni (maschile - giovanili)
  • Libertas Maddaloni (minibasket - giovanili)

Feste e tradizioni[modifica | modifica sorgente]

  • Concorso Ippico Nazionale "Premio Città di Maddaloni"
  • Festa di San Michele Arcangelo
  • Calatiafestival - rassegna di Teatro, Musica e ARTE

Amministrazione[modifica | modifica sorgente]

Periodo Primo cittadino Partito Carica Note
10 giugno 2013 in carica Rosa de Lucia Forza Italia sindaco

Curiosità[modifica | modifica sorgente]

  • Rosa de Lucia è il primo sindaco donna della storia di Maddaloni. Ed è inoltre il primo cittadino più giovane che Maddaloni abbia mai avuto.[senza fonte]
  • Il brano "Gerardo Nuvola 'e Polvere" di Enzo Avitabile e Francesco Guccini, parla di un uomo partito da Maddaloni verso il nord-Italia per trovare lavoro, e proprio sul posto di lavoro troverà la morte.[senza fonte]
  • Il film Solo Dio mi fermerà, che narra della nascita del "VIllaggio Dei Ragazzi", è ambientato completamente a Maddaloni[senza fonte]

Persone legate a Maddaloni[modifica | modifica sorgente]

Note[modifica | modifica sorgente]

[6]


Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Dato Istat - Popolazione residente al 1 gennaio 2012.
  2. ^ Tabella dei gradi/giorno dei Comuni italiani raggruppati per Regione e Provincia (PDF) in Legge 26 agosto 1993, n. 412, allegato A, Ente per le Nuove Tecnologie, l'Energia e l'Ambiente, 1 marzo 2011, p. 151. URL consultato il 25 aprile 2012.
  3. ^ AA. VV., Dizionario di toponomastica. Storia e significato dei nomi geografici italiani, Milano, GARZANTI, 1996, p. 368.
  4. ^ Statistiche I.Stat - ISTAT;  URL consultato in data 28-12-2012.
  5. ^ Museo Archeologico di Carafa sul sito del Gruppo Archeologico Calatino.
  6. ^ Intervista Enzo Avitabile.