Ombrone

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Ombrone
Ombrone
Il fiume Ombrone nei pressi di Arcille
Stato Italia Italia
Regioni Toscana Toscana
Lunghezza 160 km
Portata media alla foce 32 m³/s
Bacino idrografico 3494 km²
Altitudine sorgente 420 m s.l.m.
Nasce San Gusmè
Sfocia Mar Tirreno presso Grosseto

L'Ombrone è per lunghezza (161 km) ed estensione di bacino (3.494 km²) il secondo fiume della Toscana dopo l'Arno. Come volume d'acqua risulta invece il terzo della regione dopo l'Arno e il Serchio.

Il corso del fiume[modifica | modifica sorgente]

Cippo posto alle sorgenti dell'Ombrone (San Gusmè)

L'Ombrone nasce nei pressi di San Gusmè (nel comune di Castelnuovo Berardenga) sul lato sud-orientale dei Monti del Chianti. Dopo un corso tortuoso e articolato, dove riceve importanti affluenti come l'Arbia, il Merse, l'Orcia e le Trasubbie, il fiume giunge in pianura presso Istia d'Ombrone, e il suo tracciato assume andamento meandriforme. Quindi, dopo aver lambito la periferia est della città di Grosseto, attraversa per 12 km circa il Parco naturale della Maremma e infine sfocia a delta nel Mar Tirreno, a Bocca d'Ombrone. Nel suo corso l'Ombrone attraversa i comuni di Castelnuovo Berardenga, Rapolano Terme, Asciano, Buonconvento, Murlo, Montalcino, Civitella Paganico, Cinigiano, Campagnatico, Scansano e Grosseto.

Caratteri idro-geologici[modifica | modifica sorgente]

Il letto dell'Ombrone è particolarmente sedimentoso a causa delle forte erodibilità delle formazioni plioceniche argilloso-sabbiose dei terreni su cui scorre, in particolare quelli costituenti le cosiddette "Crete senesi" (per lo più argille plioceniche glauconitiche sovraconsolidate): per questo stesso motivo, il suo deflusso torbido annuo (cioè la "portata" di sedimenti) è superiore addirittura a quello dell'Arno. In epoca granducale, questa caratteristica è stata sfruttata per bonificare in un tempo relativamente breve le paludi costiere che costituivano la Maremma toscana. L'Ombrone (pur a fronte di una portata media pari a 32 m3/s), specialmente nel tratto a monte dell'affluente Orcia, è un fiume dal regime estremamente torrentizio, che alterna periodi di magra estremi in estate e turbinose piene in autunno.

Il 4 novembre 1966, a seguito di svariati giorni di violente precipitazioni, la portata crebbe sino a raggiungere l'eccezionale valore di 3.500 m3/s, così che il fiume invase gran parte delle campagne lungo il suo corso e la parte centro-meridionale della città di Grosseto.

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Alluvione di Grosseto del 4 novembre 1966.

Il 9 dicembre 1995 ha registrato invece il culmine della magra invernale più intensa osservata nell'Ombrone in tempi storici, paragonabile addirittura alle magre estive. Si pensa che l'elevato arretramento dei lidi prossimali alla sua foce, rilevato a partire dagli anni trenta, e più accentuato lungo il lembo meridionale del delta, sia dovuto a un fenomeno di subsidenza legata al consolidamento dei depositi deltizi subattuali.

Fauna[modifica | modifica sorgente]

Nel corso principale del fiume i salmonidi sono rari, anzi, a parte quelli immessi durante i ripopolamenti, si possono definire del tutto assenti; i ciprinidi invece, sono numerosi tanto come numero di specie che come densità di popolazione. Alcune specie ittiche, come il cavedano, il barbo, l'alborella sono comuni od abbondanti nel medio e basso corso del fiume. Altre specie sono molto rare, vivono in ristrette aree del bacino e necessitano di protezione assoluta: il cavedano etrusco, considerato da Bianco (1984) endemico dei bacini dell'Ombrone, del Tevere e dell'Arno e, nel medio-alto corso il vairone, il ghiozzo di ruscello e la rovella.

Purtroppo negli ultimi anni si è assistito ad una vera invasione di specie ittiche alloctone immesse per scopi sportivi o di specie da acquario rilasciate per abbandono come il carassio, il pesce gatto maculato, la pseudorasbora, la carpa, il pigo od il barbo spagnolo.

Inoltre nelle acque del fiume e dei suoi affluenti sono presenti molte specie transfaunate dalla pianura Padana quali la lasca, la savetta ed il triotto.

Specie di risalita sono il cefalo ed il muggine labbrone, oltre ad laccia o cheppia: popolazioni di quest'ultima si possono ancora osservare durante il loro periodo di risalita, stazionamento e discesa in mare (primi di aprile – seconda metà di maggio), ma il tragitto di risalita di queste specie si esaurisce in prossimità dello sbarramento realizzato in località Steccaia privo d'impianto di risalita, non lontano da Istia d'Ombrone. Notevole è stata la diminuzione (quasi sparizione) delle anguille, fatto del resto comune a tutto il bacino del Mediterraneo dal 1988 ad oggi.

Storia[modifica | modifica sorgente]

Ombrone è stato anche il nome di un dipartimento dell'Impero napoleonico con capoluogo Siena. Fu creato il 24 maggio 1808 dopo la conquista del Granducato di Toscana da parte dei francesi.

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]


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