Battaglia di Ruvo

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Coordinate: 41°07′N 16°29′E / 41.116667°N 16.483333°E41.116667; 16.483333

Battaglia di Ruvo
parte delle Guerre d'Italia
Il castello in piazza Matteotti, sede delle truppe francesi
Il castello in piazza Matteotti, sede delle truppe francesi
Data 22-23 febbraio 1503
Luogo Ruvo di Puglia
Causa assenza del generale Louis d'Armagnac
Esito Vittoria degli Spagnoli
Schieramenti
Comandanti
Effettivi
300 lancieri
300 fanti[1]
400 fanti
600 cavalieri
1.300 soldati[1]
Perdite
600 tra morti e catturati[2]
1.000 cavalli catturati[2]
minime
L'intero centro cittadino di Ruvo fu ridotto ad un cumulo di macerie
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La battaglia di Ruvo fu combattuta tra il 22 e il 23 febbraio 1503 tra l'esercito spagnolo guidato da Gonzalo Fernández de Córdoba, conosciuto anche come Consalvo di Cordova, e da Diego de Mendoza e l'esercito francese comandato da Jacques de La Palice a Ruvo di Puglia[3]. La battaglia si inserisce nel contesto della Seconda guerra d'Italia che vede scontrarsi Luigi XII di Francia e Ferdinando II d'Aragona per la spartizione del territorio del Regno di Napoli.

Il contesto: la guerra per Napoli[modifica | modifica sorgente]

Con la rapida vittoria delle truppe francesi sul Ducato di Milano nel 1499 e il riconoscimento nel 1501 con il Trattato di Trento dei possedimenti nel nord Italia da parte dell'Austria, Luigi XII propose a Ferdinando II una alleanza per sconfiggere Napoli e dividersi dunque il Regno, siglata con il Trattato di Granada. Con la caduta di Napoli nel 1501 tra i due monarchi si incrinò il rapporto soprattutto a causa dell'insistenza del re spagnolo di essere riconosciuto re di Napoli e di Sicilia. I già fragili rapporti tra i due sovrani e la conseguente rottura portò alla guerra tra Spagna e Francia per il controllo del sud Italia. Bisogna inoltre ricordare che solo dieci giorni prima Ruvo, roccaforte dei francesi, aveva visto partire dalle proprie mura i tredici cavalieri transalpini guidati da Charles de Torgue verso la pianura di Sant'Elia per affrontare altrettanti cavalieri italiani nella famosa disfida di Barletta[4].

L'assalto a Ruvo[modifica | modifica sorgente]

Alla notizia della rivolta degli abitanti di Castellaneta, aiutati da un esiguo numero di soldati spagnoli, contro le truppe francesi lì stanziate, il duca di Nemours, Louis d'Armagnac, che occupava la piazzaforte di Ruvo con l'esercito francese, corse subito in difesa della città jonica con alcune guarnigioni, passando il momentaneo controllo di Ruvo nelle mani di Jacques de La Palice, viceré degli Abruzzi[5].

Consalvo di Cordova, di stanza a Barletta con la maggior parte delle truppe spagnole, venuto a conoscenza dell'esiguo numero di soldati francesi presenti a Ruvo e dell'assenza del duca di Nemours, in piena notte, a poche ore dalla partenza delle truppe francesi per Castellaneta, il 22 febbraio organizzò una spedizione[6]. alla quale presero parte anche Diego García de Paredes, Prospero e Fabrizio Colonna. Il generale spagnolo, piantata l'artiglieria composta da quattro cannoni e sette falconetti, dopo sette ore di assedio riuscì ad aprire una breccia nelle forti e rinomate mura di Ruvo[7] permettendo così di far entrare l'esercito in città, di cui un primo assalto fu respinto dai francesi mentre il seguente fu decisivo e nonostante la strenua difesa guidata da La Palice, gli spagnoli riuscirono a battere i transalpini e a catturare lo stesso viceré, era il 23 febbraio 1503[2]. Sotto le cannonate dell'esercito spagnolo tuttavia perì anche gran parte della popolazione e il centro cittadino fu fortemente danneggiato.

Molti soldati francesi furono catturati e condotti a Barletta, inoltre gli spagnoli requisirono circa mille cavalli ingrandendo e potenziando la propria cavalleria[2]. Sotto le mura di Castellaneta Louis d'Armagnac apprese dell'assedio di Ruvo ma il suo tentativo di soccorrere una delle città più importanti e strategiche per i francesi non valse a nulla: al ritorno a Ruvo di d'Armagnac sulle mura già sventolava il vessillo spagnolo[8].

Conseguenze[modifica | modifica sorgente]

Con questa battaglia per Ruvo si trattò della terza espugnazione e distruzione del centro abitato: le truppe di Consalvo infatti, irritate dalle sette ore di resistenza dei francesi durante l'assedio, misero a ferro e fuoco la città saccheggiandola[3]. Le rovine che questo scontro produsse, sommate alle macerie delle precedenti due volte in cui Ruvo era stata rasa al suolo, fecero innalzare di circa un metro il livello odierno del manto stradale come dimostra il dislivello presente tra il pavimento della cattedrale e l'asfalto[3].

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ a b Prescott, op. cit., pag. 113
  2. ^ a b c d (ES) Asalto a Ruvo.
  3. ^ a b c Jatta, op. cit., pag. 47
  4. ^ Anonimo, op. cit., pag. 6
  5. ^ Guicciardini, op. cit., pag. 324
  6. ^ Guicciardini, op. cit., pag. 325
  7. ^ Cantalicio, op. cit., pag. 47
  8. ^ Prescott, op. cit., pag. 115

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

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