Notte di san Bartolomeo

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Notte di San Bartolomeo
Francois Dubois 001.jpg
François Dubois (1529–1584):
il massacro di san Bartolomeo
Stato Francia Francia
Luogo Parigi
Obiettivo Ugonotti
Data 23-24 agosto 1572
Morti Tra 5.000 e 30.000
Responsabili Fazione cattolica

La notte di San Bartolomeo è il nome con il quale è passata alla storia la strage compiuta nella notte tra il 23 ed il 24 agosto 1572 dalla fazione cattolica ai danni degli ugonotti a Parigi in un clima di rivincita indotto dalla battaglia di Lepanto e dal crescente prestigio della Spagna. La vicenda è nota anche come Strage di san Bartolomeo o Massacro di san Bartolomeo.

Il massacro ebbe luogo a partire dall'ordine di Carlo IX di uccidere sistematicamente i maggiori esponenti dei protestanti, fra i quali il capo militare e politico degli ugonotti, l'ammiraglio Gaspard de Coligny, che sei giorni prima si erano radunati a Parigi, una città fortemente cattolica, in occasione delle nozze fra la sorella del re, Margherita di Valois e il protestante Enrico III di Borbone, re di Navarra e futuro re di Francia. Due giorni dopo l'attentato a Coligny gli organizzatori persero il controllo della situazione e, in un eccidio indiscriminato durato diverse settimane e destinato ad estendersi in altri centri urbani e in campagna provocò l'uccisione di un numero di persone compreso, secondo le stime moderne, fra 5.000 e 30.000. A nulla valse l'ordine, giunto dal re il 24 agosto, di cessare immediatamente gli omicidi: la strage proseguì, diventando - secondo una definizione diffusa - «il peggiore dei massacri religiosi del secolo»[1] e macchiando il matrimonio reale con il nome di «nozze vermiglie».[2]

A lungo la tradizione storiografica ha ritenuto che la strage sia stata organizzata da Caterina de' Medici e Carlo IX per evitare che una controffensiva dei protestanti colpisse la famiglia reale dopo il tentato omicidio di Coligny. Ad ogni modo, la strage, colpendo gli ugonotti con l'uccisione di molti nobili influenti e numerosi soldati, segnò una svolta nelle guerre di religione francesi, contribuendo a diffondere fra i protestanti l'idea che «il cattolicesimo [fosse] una religione sanguinaria e traditrice».[3]

Il contesto[modifica | modifica sorgente]

Tra il 1560 e il 1569, furono chiamati ugonotti i protestanti francesi di tendenza calvinista. Il protestantesimo si diffuse tra la nobiltà e la borghesia francesi nella prima metà del XVI secolo. Il calvinismo, eccetto che in piccole zone, si diffuse meno nelle campagne ma ebbe una certa diffusione presso alcuni ceti popolari delle città, in particolar modo i lavoranti di professioni nuove e innovative per l'epoca (tipografi, vetrai, stampatori, barbieri...).

Tale diffusione suscitò l'allarme dei cattolici, aggiungendo l'elemento religioso ai motivi di scontro politico-dinastico che opponevano la casa regnante dei Valois a quella di Guisa. Caterina de' Medici, reggente dal 1559, aveva più volte utilizzato la presenza e l'appoggio degli ugonotti per evitare di essere soffocata dalle pretese della grande nobiltà cattolica, rappresentata soprattutto dai Guisa.

Storia[modifica | modifica sorgente]

Lo sposo e la sposa. Il loro matrimonio sarà ricordato come "le nozze vermiglie".
L'attentato a Coligny in una stampa dell'epoca.

Il massacro di San Bartolomeo è la conseguenza dei seguenti fatti:

Una pace e un matrimonio impopolare[modifica | modifica sorgente]

La pace di Saint-Germain mise fine a tre anni di terribili guerre civili tra cattolici e protestanti, ma fu precaria, perché i cattolici intransigenti non l'accettarono. Il ritorno dei protestanti a corte li scandalizzava ma la regina madre Caterina de' Medici e il figlio Carlo IX, coscienti delle difficoltà finanziarie del regno, erano decisi a impedire la ripresa delle ostilità. Per concretizzare il mantenimento della pace tra i due partiti religiosi, Caterina progettò il matrimonio tra la figlia Margherita di Valois e il principe protestante Enrico di Navarra, pretendente alla corona dopo i Fils de France ed erede di una grande proprietà nella Francia sud-occidentale.

Alla notizia del matrimonio, Margherita accettò l'ordine della madre (secondo una parte della tradizione storiografica pur dopo aver rifiutato, forse convinta successivamente dall'ambizione di salire al trono e dall'ottimismo che si stava diffondendo sulle nozze[4]), ribadendo però la sua adesione convinta al Cattolicesimo.[5] Il suo attaccamento alla fede fu contrapposto alle richieste della madre di Enrico, Giovanna d'Albret, regina di Navarra e convintamente ugonotta, che durante le trattative matrimoniali iniziate nel 1572 pose come condizione la conversione al Calvinismo della sposa: Margherita rifiutò e Giovanna, spinta dal partito protestante, accettò di ritirare la condizione dando il suo assenso[6] poco prima di morire e cedere il trono proprio a Enrico.

Lo sposo arrivò a Parigi, accompagnato da 800 gentiluomini vestiti a lutto per la morte della regina, nel luglio 1572. Le nozze furono celebrate il 18 agosto 1572 dal cardinale Carlo di Borbone-Vendôme, zio di Enrico, davanti alla Cattedrale di Notre Dame. Per il matrimonio non fu attesa la dispensa papale, che si era resa necessaria perché il rito riguardava fedeli di due religioni differenti, fra l'altro cugini di secondo grado fra loro. Alle nozze, definite "unione esecrabile" dai gesuiti e seguite da tre giorni di festeggiamenti, non presero parte ambasciatori provenienti da nazioni cattoliche[7] né componenti del Parlamento di Parigi.

Il tentato assassinio di Coligny[modifica | modifica sorgente]

Nel 1572 il clima di rivincita cattolica introdotto dalla battaglia di Lepanto (1571 - Golfo di Corinto - contro l'impero ottomano) e il crescente prestigio della Spagna, sostenitrice dei Guisa, provocarono un clima di rinnovata fiducia per le posizioni cattoliche più intransigenti, favorendo il diffondersi di congiure e parole d'ordine che avrebbero portato alla strage.

Il 22 agosto 1572, l'ammiraglio comandante delle forze protestanti Gaspard II de Coligny subisce un attentato, operato da Charles de Louviers, seigneur de Maurevert, dal quale esce soltanto ferito a un braccio. La storiografia non è riuscita a individuare con certezza i mandanti del tentato omicidio e risultano tre tesi:

  • Il duca d'Alba governatore dei Paesi Bassi in nome di Filippo II: Coligny progettava di appoggiare i ribelli fiamminghi per liberarli dal dominio spagnolo d'accordo con i Nassau. Nel mese di giugno aveva inviato clandestinamente delle truppe in aiuto della cittadinanza di Mons, assediati dal duca d'Alba e sperava, dopo il matrimonio, di portare una guerra a fondo contro la Spagna.
  • Caterina de' Medici: secondo la tradizione, Coligny avrebbe acquisito troppa influenza sul re e Caterina avrebbe avuto il timore che il figlio trascinasse la Francia in una guerra nelle Fiandre contro i potenti spagnoli. Considerando i suoi sforzi per ristabilire la pace interna, sembra difficile credere che volesse provocare la nuova guerra interna che si sarebbe certamente scatenata dopo l'omicidio. Caterina de' Medici, in quanto donna, straniera e fiorentina (città che nel rinascimento veniva spesso associata a Machiavelli e alle congiure) fu immediata protagonista di una sorta di "leggenda nera", che la vorrebbe dietro ogni malefatta della strage di San Bartolomeo.

La strage[modifica | modifica sorgente]

Gli aristocratici escono dal Louvre: da Intolerance (1916)

Il mancato assassinio del Coligny è l'evento che scatena la crisi: gli ugonotti chiedono vendetta e la capitale è al limite di un regolamento di conti fra i partigiani dei Guisa e quelli dei Montmorency; per rassicurare i protestanti, il re Carlo IX si presenta al capezzale del ferito, promettendogli giustizia, mentre i Guisa minacciano di lasciare la famiglia reale senza la loro protezione e Caterina, che non ha dimenticato il rischio corso in occasione del tentativo di sequestro - la sorpresa di Meaux - nel 1567, avrebbe deciso la strage.

La sera del 22 agosto tiene una riunione alle Tuileries con il Maresciallo di Tavannes, il Barone de Retz, René de Birague e Ludovico Gonzaga-Nevers. La sera dopo Caterina avrebbe informato il figlio - un debole di mente come il fratello suo predecessore - che i protestanti stavano complottando contro di loro.

A questo punto secondo una tradizione corrente Carlo IX, gridando di collera: «Ebbene, sia! Li si uccida! Ma tutti! Che non ne resti uno che me ne si possa rimproverare!», decise l'eliminazione dei capi protestanti, con l'esclusione dei principi di Navarra e di Condé. Poco tempo dopo, le autorità municipali di Parigi furono convocate ed ebbero ordine di chiudere le porte della città e di armare anche i borghesi.

La fazione cattolica facente capo ai duchi di Guisa e appoggiata dal re[8], dal fratello Enrico (poi Enrico III) e dalla regina madre Caterina de' Medici, nella notte tra il 23 e 24 agosto scatenò la caccia agli ugonotti convenuti in città per il matrimonio tra l'ugonotto Enrico di Navarra e Margherita di Valois.

Sembra che il segnale d'inizio della strage fosse fissato dallo scoccare di un'ora imprecisata della notte delle campane della chiesa di Saint-Germain-l'Auxerrois, vicina al Louvre, dove molti dei nobili protestanti abitavano. L'ammiraglio de Coligny fu ucciso nel suo letto e scaraventato dalla finestra; i corpi degli uccisi, trascinati per le strade, furono ammassati nel cortile del Louvre[9]. Parte della popolazione, scoperta la strage al mattino, partecipò ai massacri che durarono diversi giorni, incoraggiati dai preti[10] che incitarono a sterminare anche gli studenti stranieri e i librai, considerati tutti protestanti. Molti cadaveri furono gettati nella Senna, come quello del de Coligny, poi ripescato, evirato e impiccato. Il re di Navarra e suo cugino Enrico di Condé, sorpresi al Louvre, furono obbligati ad abiurare la loro fede e graziati perché principi del sangue.

Secondo Castelot, Elisabetta d'Austria fu svegliata dalle urla e chiese se suo marito fosse informato, ottenendo in risposta la notizia che l'ordine proveniva da lui. Dopo questa conversazione, la regina consorte chiese perdono a Dio per il marito.[11]

La strage nel resto della Francia[modifica | modifica sorgente]

Il lit de justice di Carlo IX

Il 26 agosto il re tenne un lit de justice dove si assunse la responsabilità del massacro, dichiarando di aver voluto «prevenire l'esecuzione di una disgraziata e detestabile congiura fatta dall'ammiraglio, capo e autore, e dai suoi aderenti e complici, contro la persona del re e il suo Stato, la regina madre, i fratelli, il re di Navarra e i principi e i signori che erano presso di loro».

Ma il massacro di San Bartolomeo fu seguito da molti altri: dura tutta una stagione, secondo l'espressione di Michelet. Avvertiti da testimoni, da commercianti di passaggio, incoraggiati da agitatori come il conte di Montsoreau nella Valle della Loira[12], le città di provincia scatenarono i loro massacri: il 25 agosto è la volta di Orléans, dove fece un migliaio di vittime, e Meaux; il 26 La Charité-sur-Loire, il 28 e il 29 Angers e Saumur, il 31 agosto Lione, l'11 settembre Bourges, il 3 ottobre Bordeaux, il 4 ottobre Troyes, Rouen, Tolosa, il 5 ottobre Albi, Gaillac, Bourges, Romans, Valence, Orange e altre ancora.

La medaglia commemorativa di Gregorio XIII

La reazione delle autorità fu varia: a volte incoraggiarono il massacro, come a Meaux dove il procuratore del re diede il segnale[13] o anche a Bordeaux, dove fu organizzato dal Parlamento, a Tolosa il governatore duca di Joyeuse, si mostrò favorevole alla strage[14] A volte i protestanti vengono protetti chiudendoli in prigione, come Le Mans o a Tours, ma a volte le prigioni sono assaltate e i reclusi uccisi, come a Lione, Rouen, Albi. I governatori si oppongono a coloro che sostengono che la strage sia ordinata dal re stesso ma questo non sempre impedisce gli omicidi.

I sovrani europei, papa Gregorio XIII compreso, appresero la notizia del massacro, «presentata come una vittoria del re contro la congiura ordinata dagli ugonotti contro di lui»:[15] il pontefice fece cantare un Te Deum di ringraziamento, coniare una medaglia con la propria effigie per ricordare l'evento e commissionò al pittore Giorgio Vasari una serie di affreschi raffiguranti il massacro, tuttora presenti nella Sala Regia dei Palazzi vaticani. Filippo II di Spagna espresse la sua soddisfazione dichiarando che quello era il più bel giorno della sua vita; invece la regina Elisabetta I d'Inghilterra prese il lutto e fece stare l'ambasciatore francese in piedi per molte ore prima di fingere di credere, per ragioni diplomatiche, alla tesi del complotto ugonotto e del massacro preventivo. Quella strage provocò in Francia l'inizio della quarta guerra di religione.

Interpretazioni storiografiche[modifica | modifica sorgente]

La notte di San Bartolomeo raffigurata in un affresco del Vasari (1572-1573).

Interpretazione tradizionale[modifica | modifica sorgente]

Il massacro di San Bartolomeo divenne presto un tema di studio storiografico. Di fronte alle contraddizioni della politica reale, ciascuno ha cercato di darne la propria interpretazione. Secondo i protestanti, il re e la regina-madre sono responsabili di aver progettato il massacro o almeno di non aver saputo proteggere i protestanti. Scrittori come Aubigné non hanno esitato a esagerare le cifre e a trasformare l'evento come il risultato del solo conflitto religioso. I cattolici cercano di scolparsi gettando la responsabilità su altri, il maresciallo de Saulx-Tavannes, o su Margherita di Valois, che disse di non aver mai saputo nulla. In realtà, la complessità e la rapidità della tragedia fu tale che nessuno ha mai saputo veramente cogliere le differenti fasi del suo sviluppo.

Rivendicando alcuni giorni dopo la paternità della strage, Carlo IX ne divenne, di fronte alla posterità, il principale responsabile. Un'altra interpretazione schematica del massacro consiste nel considerarne solo l'aspetto religioso. Al tempo della Rivoluzione, in un'epoca di tentativo di scristianizzazione, il fanatismo cattolico fu stigmatizzato e il dramma teatrale di Marie-Joseph Chénier, Charles IX ou la Saint Barthélemy (1790), ebbe un grande successo.

Ancora nel XIX secolo Alexandre Dumas continuò la tradizione nel suo romanzo La Regina Margot.

Nuovo orientamento storiografico[modifica | modifica sorgente]

Se oggi gli storici separano l'esecuzione dei capi protestanti dal massacro popolare propriamente detto, essi dibattono ancora sulle responsabilità della famiglia reale. Il problema è di trovare il grado del loro coinvolgimento nell'organizzazione del massacro.

  • L'interpretazione tradizionale, sostenuta da Janine Garrisson, fa di Caterina de' Medici e dei suoi consiglieri i maggiori responsabili. Essi avrebbero forzato la mano di un re esitante e velleitario per decidere l'esecuzione dei principali capi militari.
  • Denis Crouzet pone il massacro nel contesto ideologico dell'epoca. Carlo IX e Caterina non avrebbero potuto avere il disegno di assassinare Coligny, perché questo sarebbe andato contro il loro desiderio di mantenere l'armonia della persona reale. Una volta che il tentativo di uccidere l'ammiraglio è stato compiuto e che viene minacciata la riapertura di una nuova guerra a causa dell'indignazione protestante, Caterina avrebbe deciso di sopprimere tutti i capi protestanti.
  • Per Jean-Louis Bourgeon furono i parigini, i Guisa e gli agenti di Filippo II i veri responsabili e il re e la regina madre del tutto estranei. Egli sottolinea lo stato quasi insurrezionale della città in quei giorni: già nel dicembre 1571 molte case ugonotte erano state saccheggiate e i Guisa, molto popolari nella capitale, avrebbero approfittato per fare pressione sul re e la madre ed essi sarebbero stati costretti a precedere la prossima sommossa.
  • Per Thierry Wanegffelen, uno dei principali responsabili sarebbe il duca d'Anjou, il futuro re Enrico III. Dopo il fallito attentato al Coligny, che sarebbe stato organizzato dai Guisa e dagli spagnoli, i consiglieri italiani di Caterina de' Medici avrebbero suggerito l'eliminazione di una cinquantina di capi protestanti per profittare dell'occasione di eliminare il pericolo ugonotto, ma il re e la madre si sarebbero opposti. Tuttavia, Enrico d'Anjou, luogotenente generale del regno e presente al Consiglio reale, vide nel delitto l'occasione di imporsi al governo, accordandosi con Enrico di Guisa. La notte di San Bartolomeo sarebbe nata da questa unità d'interessi e gli uomini del duca d'Anjou avrebbero agito, secondo la mentalità dell'epoca, in nome del re. Si comprenderebbe così perché, l'indomani della strage, Caterina abbia fatto condannare attraverso una dichiarazione di Carlo IX i delitti, minacciando il Guisa: ma quando seppero del coinvolgimento di Enrico d'Anjou, si sentirono legati alla sua iniziativa e Carlo IX fu costretto ad assumersi pubblicamente la responsabilità della strage, giustificandola come un atto preventivo. Caterina de' Medici avrebbe da allora cercato di eliminare il figlio Enrico dalla successione reale, mandandolo a comandare l'assedio de La Rochelle e facendolo poi eleggere re di Polonia.

Riferimenti nell'arte e nella cultura di massa[modifica | modifica sorgente]

Letteratura[modifica | modifica sorgente]

Teatro[modifica | modifica sorgente]

Musica[modifica | modifica sorgente]

Cinema[modifica | modifica sorgente]

Televisione[modifica | modifica sorgente]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ H.G. Koenigsberger, George L.Mosse, G.Q. Bowler, Europe in the Sixteenth Century, Second Edition, Longman, 1989
  2. ^ Haldane, Regina di Cuori - Margherita di Valois, p. 60.
  3. ^ Chadwick, H. & Evans, G.R. (1987), Atlas of the Christian Church, Macmillian, London, ISBN 0-333-44157-5 hardback, pp. 113;
  4. ^ Viennot, Margherita di Valois. La vera storia della regina Margot, pp. 39-40
  5. ^ Craveri, Amanti e regine, p. 62.
  6. ^ Vannucci, Caterina e Maria de' Medici regine di Francia, p. 148
  7. ^ Nemi & Furst, Caterina de' Medici, pp. 255-256.
  8. ^ In realtà il Re non appoggiò i cattolici di sua volontà, perché questi ultimi lo costrinsero a dare l'ordine grazie all'influenza che la Regina Madre esercitava su Carlo. Dopo il massacro il popolo ne imputò la colpa, quasi ingiustamente, al Re. Questi reagì così male al malcontento e al recente eccidio che cadde in preda a una crisi depressiva,
  9. ^ P. Miquel, Les guerres de religion, p 284
  10. ^ P. Miquel, cit., p. 285
  11. ^ Castelot, Regina Margot: una vicenda umana tra fasto, amore, crudeltà, guerre di religione e esilio, p. 103
  12. ^ P. Miquet, cit., p 286
  13. ^ P. Miquel, cit., p 286
  14. ^ P. Miquel, cit., p 287-288
  15. ^ Enciclopedia cattolica, vol. II, coll. 924-6

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • André Castelot, Regina Margot: una vicenda umana tra fasto, amore, crudeltà, guerre di religione e esilio, Milano, Fabbri Editore, 2000.
  • Pierre Chevallier, Henri III: roi shakespearien, Paris, Fayard, 1985
  • Ivan Cloulas, Caterina de' Medici, Firenze, Sansoni editore, 1980.
  • Benedetta Craveri, Amanti e regine. Il potere delle donne, Milano, Adelphi, 2008. ISBN 978-88-459-2302-9
  • Janine Garrisson, Enrico IV e la nascita della Francia moderna, Milano, Mursia, 1987.
  • Charlotte Haldane, Regina di Cuori: Margherita di Valois, Verona, Gherardo Casini editore, 1975.
  • Dara Kotnik, Elisabetta d'Inghilterra. Una donna al potere, Milano, Rusconi libri, 1984.
  • Dara Kotnik, Margherita di Navarra. La regina Margot, Milano, Rusconi libri, 1987.
  • Orsola Nemi & Henry Furst, Caterina de' Medici, Milano, Bompiani, 2000. ISBN 88-452-9077-8
  • Jean Orieux, Caterina de' Medici. Un'italiana sul trono di Francia, Milano, Arnoldo Mondadori Editore, 1988. ISBN 88-04-30464-2
  • Jean- François Solnon, Henri III: un désir de majesté, paris, Perrin, 2001
  • Marcello Vannucci, Caterina e Maria de' Medici regine di Francia, Roma, Newton&Compton Editori, 2002. ISBN 88-8289-719-2
  • Éliane Viennot, Margherita di Valois. La vera storia della regina Margot, Milano, Mondadori, 1994.

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]