Cutrofiano

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.

Cutrofiano
Cutrofiano - Stemma
Stato: bandiera Italia
Regione: Puglia
Provincia: stemma Lecce
Coordinate: 40°8′0″N 18°12′0″E / 40.13333, 18.2Coordinate: 40°8′0″N 18°12′0″E / 40.13333, 18.2
Altitudine: 81 m s.l.m.
Superficie: 55 km²
Abitanti:
9.238 novembre 2008
Densità: 165 ab./km²
Comuni contigui: Aradeo, Collepasso, Corigliano d'Otranto, Galatina, Maglie, Melpignano, Neviano, Scorrano, Sogliano Cavour, Supersano
CAP: 73020
Pref. telefonico: 0836
Codice ISTAT: 075026
Codice catasto: D237 
Nome abitanti: cutrofianesi 
Santo patrono: Sant'Antonio di Padova 
Giorno festivo: 13 giugno 
Comune
Posizione del comune nell'Italia
Sito istituzionale
Portale:Portali Visita il Portale Italia

Cutrofiano è un comune di 9.238 abitanti del Salento in provincia di Lecce. Si trova 32 km a sud del capoluogo.

Centro noto per la lavorazione della terracotta, dal 2007 fa parte dell'Unione dei Comuni della Grecìa Salentina, sebbene nel paese non si parli più la lingua grika da circa un secolo.

Ha dato i natali, tra gli altri, ad Uccio Aloisi, uno dei maggiori esponenti salentini della tradizione della pizzica e dei canti tradizionali contadini e ad Ortensio Abbaticchio, religioso, giustiziato a Roma dall'Inquisizione il 15 giugno 1566.

Indice

[modifica] Etimologia

Probabilmente l'origine del nome risale al nome di persona greco-latino: Oecotrophius; o osco: Octufrius. La toponomastica riporta anche una derivazione collegata all'antica attività di produrre oggetti di terracotta, i cutrubbi, tipici recipienti di argilla (dal greco kutra, che vuol dire vaso), da cui Cutrubbiano, e poi Cutrofiano. Gli abitanti si chiamano Cutrofianesi.

[modifica] Cenni storici

Di un gruppo di casali medievali, alcuni dei quali sorti su antiche villae rusticae o pagi di epoca romana imperiale, è sopravvissuto alle distruzioni dei turchi nel xv e xvi secolo solo quello più vicino alla antica palude: Cutrofiano. E’ nella palude e nelle argille che si giustifica l’antropizzazione del luogo fin dai tempi remoti: l’industria ceramica è documentata non solo dai numerosi prodotti raccolti nel Museo civico, ma anche dalla scoperta di una fornace di epoca romana recentemente emersa in località “Scacciato”. La distruzione di Otranto nel 1480 fu anticipata dalla distruzione di Cutrofiano (una settimana prima di quell’11 agosto) e di tutti i casali circostanti. Sopravvissuto a quella distruzione, il centro salentino riprendeva la vita nell’ampio territorio agricolo e nelle botteghe “di lavorar la creta”. Nel Seicento, caduta la paura dei Turchi, e abbattute le misere mura di difesa, il paese torna ad espandersi, e le botteghe della ceramica vanno a formare quasi un casale a parte ad est del paese da nord a sud. Nel 1745-50, epoca in cui si redigono i Catasti Onciari voluti da Re di Napoli, Cutrofiano conta circa 650 abitanti, 150 dei quali vivono dell’industria ceramica di pignatari, piattari e codimari (vasai). Cutrofiano fece parte della Contea di Soleto dal 1319, entrando così nei vastissimi possedimenti dei Del Balzo-Orsini, principi di Taranto e Conti di Lecce. Nel 1484 il casale di Cutrofiano fu ceduto dalla corona Aragonese ai Del Doce - Capece che nel 1664 lo cedettero ai loro parenti Filomarini, che lo tennero fino al 1806, anno in cui fu soppressa la feudalità. Un caso particolare di lunga diatriba giudiziaria, legata all’eversione feudale, fu quello della foresta di Cutrofiano, che era ancora demanio nel Quattrocento, ed era una propaggine della vasta macchia mediterranea che un tempo ricopriva il basso Salento. Si estendeva a sud del casale per 1000 tomoli, corrispondenti a circa 716 ettari, procurando la legna che alimentava i forni per la produzione della terracotta, ma all’atto della divisione tra feudatario e Università (Comune) l’estensione si era quasi dimezzata ed il feudatario divenne per compromesso proprietario di un bene demaniale. Le testimonianze archeologiche di epoca preistorica e i numerosi reperti fittili di epoca medievale sono ospitati nel Museo Comunale della Ceramica. Quanto a monumenti il palazzo feudale, oggi acquisito alla comunità, fu organizzato tra Sei e Settecento intorno ad una originaria torre del Quattrocento, ma non presenta aspetti significativi. Più notevole, invece, la Chiesa confraternale dell’Immacolata, a forma ottagonale allungata, finita nel 1772, espressione non minore del Barocco salentino. Probabilmente voluta dai maestri della ceramica che in quella zona avevano la gran parte di botteghe, fu costruita con l’aiuto economico dei Filomarini, soprattutto di Lelio, figlio cadetto e longevo del primo duca Alfonso (+ 1692). (Bibliografia: V. Ligori, Cutrofiano. L'argilla, la terra, la pietra, Galatina, Congedo ed., 1993)

[modifica] Anni '60

Come si può vedere dall'andamento della popolazione nei primi anni '60 vi sono state delle forti correnti migratorie verso le città del nord e verso Svizzera, Germania, Belgio dove i nostri emigranti erano utilizzati come manovali nelle imprese di costruzione, miniere e fabbriche di automobili.

Le condizioni di vita, per la maggior parte dei braccianti, facenti parte di famiglie spesso numerose, erano infatti quelle di chi lavora a giornata (" de sule an sule "). Anche le donne partecipavano ai lavori dei campi nelle giornate di vendemmia e raccolta delle ulive. La maggior parte dei lavori erano svolti manualmente e la mancanza di energia elettrica nelle campagne non permetteva nemmeno di sollevare l'acqua dai pozzi.

D'estate si dormiva in campagna e si mangiava una sola volta al giorno, la sera, una minestra di legumi o di ortaggi cotti con i tralci secchi delle viti ( "sarmenti") o le piante secche di tabacco("tabaccare"). Ci si trovava poi tutti insieme davanti a un piccolo falò per raccontare qualche storia.

La fertile terra permetteva, nella stessa annata, due diverse coltivazioni ed essendo il sottosuolo argilloso la stessa acqua usata di giorno per innaffiare si raccoglieva la notte in pozzi profondi 7-8 metri. Erano gli stessi contadini a selezionare le sementi, preparare i semenzai, trapiantare le piantine così che mentre si essiccava il tabacco a fine agosto erano già pronte le piantine di cicoria, rape, cavoli sedano e finocchi che si raccoglievano a novembre e dicembre.

Dagli anni Settanta con l'elettrificazione delle campagne, il completamento della rete idrica e fognaria, la cittadina ha potenziato le attività agricole, zootecniche e figule, ed è diventata un punto di riferimento per tutto il Salento. Con i moderni sistemi di coltivazione ed irrigazione è possibile avere delle piantine già pronte senza dover fare i semenzai ed ottenere primizie ortofrutticole.

[modifica] Mostra dell'artigianato figulino

Cutrofiano rappresenta il più importante centro di produzione ceramica del basso Salento, perpetuando una tradizione antica che risale al Medioevo. Nel mese di agosto si tiene la mostra annuale della terracotta che, istituita nel lontano 1973, ha contribuito notevolmente al rilancio del settore, dopo la grave crisi del dopoguerra. Oggi esistono 8 botteghe ma, alla fine del secolo scorso, ve ne erano oltre 40. Nel catasto onciario, nella metà del '700, su una popolazione di poco più di 600 abitanti, sono elencati 50 artigiani della terracotta divisi in codimari, piattari e pignatari. Alcuni erano spinti, così, a trasferire la propria arte altrove.

Dal 1973 la Mostra dell'artigianato figulo è un punto di riferimento per il Salento e la Puglia. La Mostra si divide in tre spazi:

  • - Il Palazzo Ducale Filomarini che si trasforma in una grande bottega, dove è possibile osservare la lavorazione dell'argilla ed acquistare oggettistica, complementi di arredo.
  • - L'edificio scolastico, dove si possono ammirare ed acquistare manufatti in cartapesta, legno, pietra leccese, ferro battuto, tessuti.
  • - La Fiera del Gusto, uno spazio enogastronomico per scoprire i sapori tradizionali del territorio.

Non resta che visitare il Museo della Ceramica, ospitato presso la Biblioteca Comunale, dove sono esposti i manufatti dei vecchi artigiani locali, una collezione di maioliche, reperti di epoca medioevale, romana e in piccola parte preistorica.

La Mostra Mercato è organizzata dal Comune di Cutrofiano e dal Consorzio Ceramiche del Salento e si tiene nelle tre settimane centrali del mese d'agosto con apertura, ogni giorno dalle 17 alle 23.

[modifica] Beni culturali e ambientali

  • Chiesa Matrice. Rifatta alla fine dell'Ottocento, ha cinque altari in stile barocco, rimontati dalla precedente chiesa del Seicento.
  • Chiesa dell'Immacolata del '700.
  • Palazzo Filomarini. Di proprietà dei primi feudatari, l'edificio venne ricostruito nel '600.
  • Palazzo Marino. Del XVI secolo, ristrutturato all'inizio del '700.
  • Sito Pretore. Abitato in periodo romano, successivamente sede di un casale medievale.
  • Località San Giovanni. Vi sono una bella chiesetta rupestre con cripta; una piccola necropoli medievale, un frantoio sotterraneo, e una grande cisterna.
  • Masseria Monaci. Nei suoi dintorni esiste un complesso di grotte, formate dall' estrazione della pietra ed oggi in pieno degrado.

Località "Scacciato", un pagus di epoca romana nei cui pressi è emersa una fornace figulina di epoca imperiale, ora compresa (ma salvata) nel vano sottostante un supermercato di detersivi.

[modifica] Parco dei fossili

Il Parco si trova lungo la strada Statale Aradeo-Cutrofiano presso l'incrocio per Sogliano Cavour. È accolto in una ex cava d'argilla, in contrada Lustrelle, dismessa alla fine degli anni '70. In questo giacimento a cielo aperto, esteso per circa 12 ettari, sono esposti vari strati geologici, di origine marina, alcuni dei quali straordinariamente ricchi di fossili. Famosissima nell'ambiente scientifico italiano ed estero per l'abbondanza e per lo stato di conservazione dei reperti, la cava visse un periodo di abbandono e rischiò di andare perduta durante gli anni '80, quando divenne una discarica abusiva di rifiuti. Negli anni '90 la nuova ditta proprietaria, la Colacem di Gubbio che ha un Cementificio nella vicina Galatina, provvide al suo recupero bonificandone i confini ed il fondo, piantumando ben 8000 alberi lungo i bordi a pendio dolce. Nel febbraio 1999 iniziavano i lavori nella ex-cava, diventando il Parco dei Fossili, e nella seicentesca casa contadina (Museo Malacologico delle Argille) che ricade nella proprietà e che sorge a meno di dieci metri dal bordo cava. Il tutto sotto l'organizzazione scientifica Dr. Giuseppe Piccioli e logistica del Dr Giuseppe Botrugno. Nel frattempo sono state compiute ulteriori opere di miglioria, per rendere ancor più piacevoli ed accoglienti le escursioni ai visitatori.

[modifica] Economia e Società

È situata nella parte centrale della penisola salentina, sulla direttrice di collegamento fra l'Adriatico e lo Ionio, centro artigiano della provincia di Lecce.

Il suo territorio è caratterizzato da un'agricoltura ad alta produttività (olivi, viti, cereali, tabacco).

Gli allevamenti più importanti sono quelli avicoli. Rilevante il settore artigianale: più di 120 laboratori e botteghe e quasi 250 addetti.

L'artigianato rappresenta più di un terzo dell'imprenditoria non agricola. I settori più importanti vanno dalla lavorazione delle terraglie, alla carpenteria, alla falegnameria. Le attività industriali sono costituite da circa 75 aziende, presso le quali è addetto il 21% della popolazione. Alle costruzioni è addetto il 9% della popolazione, le imprese sono una ventina. Gli altri rami economici importanti sono il commercio e i servizi, ai quali è addetto rispettivamente il 13 e l'11 per cento della popolazione. Il commercio, con le sue circa 180 aziende, impiega il 30% della manodopera locale. Nei servizi prevalgono i trasporti e le agenzie immobiliari. La pubblica amministrazione è rilevante: 300 dipendenti (33% degli occupati). Dal punto di vista dell'occupazione e del ricambio aziendale, la città mostra indici al di sotto della media provinciale. Una certa crescita è registrabile fra le attività industriali e quelle dei servizi. Il risparmio bancario ha un peso importante: i depositi ammontano a circa 30 milioni di euro, gli impieghi a 23.

[modifica] Viticultura

Una delle produzioni agricole più diffuse è sicuramente quella della vite con tutte le attività ad essa connesse. I terreni migliori sono quelli in pendenza nella direzione di Aradeo e Collepasso. Infatti i vini prodotti in collina hanno potenzialità qualitative superiori in confronto a quelli prodotti in pianura. Oggi quasi tutte le nuove vigne sono basate su vitigni selvatici americani poco sensibili alla fillossera, un afide parassita che attacca le viti europee, e vengono utilizzate come portinnesto (arbusto su cui innestare le barbatelle dei vitigni autoctoni come la Malavasia nera di Lecce o Negroamaro ). Associata alla cultura della vite è quella della produzione delle "barbatelle" (innesti di vitigni europei) oltre che degli impianti di spalliere o tendoni con le moderne tecniche per la meccanizzazione della produzione. Solo la raccolta dell'uva è forse l'unica attività ancora manuale.

Nel periodo della vendemmia tutta la popolazione è impegnata sia per la produzione in proprio del vino sia per il conferimento alle aziende di trasformazione ed imbottigliamento dei paesi limitrofi tra cui Galatina che vanta una produzione di ben 9 vini DOC nelle tipologie Bianco, Bianco Frizzante, Chardonnay, Rosato, Rosato Frizzante, Rosso, Rosso Novello, Negroamaro e Negroamaro Riserva.

[modifica] Ceramistica

È il settore artiginale più sviluppato e per cui Cutrofiano è nota al di fuori della provincia come centro di produzione di ceramiche artistiche. Dopo un lungo periodo in cui l'argilla gialla locale era estratta, purificata, impastata, lavorata, essiccata, cotta e smaltata completamente a mano, oggi vengono usate delle macchine sempre più sofisticate e dei forni moderni per il controllo della temperatura e dei tempi di cottura. Parallelamente si sono sviluppate delle scuole di decorazione che negli anni '70-'80 hanno rivitalizzato quella che prima era solo una umile attività di figulo in una attività di rilievo artistico. I manufatti che prima erano molto semplici e di uso quotidiano ( stoviglie in terracotta smaltata, giare per la conservazione dell'olio, capase per mantenere i legumi o altre derrate alimentari) ora sono finemente decorati e smaltati con produzione di oggetti d'arte veramente unici. Vi sono inoltre delle produzioni in serie ( per esempio i vasi da fiori di diverse dimensioni) che prima venivano ottenute con stampi in gesso e che ora utilizzano dei "robots" molto affidabili con stampi in acciaio e la tecnica della presso-intrusione. Solo cinquanta anni fa , quando ancora non esisteva la plastica, la terracotta era utilizzata per tutti gli usi quotidiani come materia di minor pregio rispetto al vetro o alle leghe metalliche con produzione di boccali, bicchieri, bacinelle per lavabo, vasi da notte, ecc che venivano venduti nelle fiere e nei mercati settimanali dei vicini paesi tra cui il più importante quello del giovedi a Galatina. Oggi molti souvenir del Salento sono prodotti a Cutrofiano tra cui fischietti, salvadanai, "pignate", vasi da fiori,piatti da appendere. In alcuni matrimoni è uso far dono agli sposi di un servizio completo di piatti, vassoi, bicchieri con decorate le iniziali degli sposi o la data del matrimonio.

[modifica] Cesti e canestri

Un'attività artiginale svolta da alcuni contadini nelle piovose giornate invernali è quella di intrecciare cesti e canestri ("panare" e "canisce") con polloni di ulivo e strisce di canna che assomiglia più al bambù che alla cannuccia di palude. Lungo gli argini dei canali che solcano le valli e che raccolgono le acque piovane crescono delle grandi estensioni di canne comuni. Con queste piante che hanno una veloce vegetazione e raggiungono i 5-6 metri in altezza, i nostri contadini facevano di tutto. Da coperture per capanni (con sopra le tegole), tutori per alberi e piante rampicanti (pomodori,fagiolini), lettucci per essiccazione (pomodori,fichi), alle scope fatte con i pennacchi piumosi di 40-60 cm di color verde-violaceo. Ma la produzione ancora oggi utilizzata è quella di cesti e canestri, utilizzando i rami flessibili dell'ulivo (polloni) per intrecciare i manici ed i fondi. I lati del cesto vengono poi ricoperti con strisce di canna verde ( ancora flessibile) che intrecciandosi con i rami robusti d'ulivo rendono resistente tutta la struttura.

[modifica] Industria

Le aziende industriali sono scarse.

Di rilievo è l’attività estrattiva della caratteristica pietra di Cutrofiano (tufi), nonché dell’argilla utilizzata sia per la produzione del cemento, sia per la produzione delle terrecotte.

[modifica] Antichi mestieri

Lu Stagninu

Il lavoro "te lu stagninu" nel passato ha avuto una grande importanza. Con il suo lavoro e con la vasta produzione di oggetti riusciva a soddisfare tutti quei bisogni di cui una famiglia necessitava. Quando l'acqua non c'era, nelle case il lavoro consisteva principalmente nella realizzazione delle grondaie e dei pluviali che portavano l'acqua piovana alle cisterne. Si aggiungeva la riparazione delle pentole, dei tegami, dei secchi che per il troppo uso si bucavano o si rompevano con una certa periodicità. Per i lavori di chiusura saldatura e tamponamento veniva usato lo stagno consumato al minimo perché costava caro e allora lo spreco era inconcepibile. Dalle loro botteghe uscivano "le menze" per raccogliere l'acqua dalle fontane, "li sicchi", li ndacquaturi, le firsure e i tegami di varia forma e grandezza, oltre ad inventare nuovi tipi di contenitori. Gli oggetti, oltre che di rame zincata, erano anche di rame rossa come "le pompe" per irrorare i vigneti, i pescheti e altri tipi di frutta, "li quatarotti" che servivano per bollire il bucato prima di trattarlo con cenere e sapone nell'enorme "cofano" di creta. Piantato a terra un paletto di ferro capovolgeva lu "quatarottu" e con colpi precisi e ritmati di martello, bin - bin, bin - bin, bin - bin, gli procurava delle ammaccature, poste in modo circolare, tutte uguali e precise tanto da desiderare di mantenerlo così com'era, pensando anche che di lì a poco su quella superficie arabescata si sarebbe depositato uno spesso strato di fuliggine. Oltre a questo realizzava le "brocche" "le teglie" adatte per gli arrosti, per i dolci. Oltre a questi venivano realizzati anche gli "scarfalietti" e le "bracere".

Lu Conzalimbi e Giustacofane

Gli attrezzi che servivano per il suo lavoro erano: un trapano a mano fatto di legno, filo di ferro non molto grosso, stucco bianco in polvere; li teneva in una scatola di legno che portava sulla spalla e con questa girava per tutto il paese in modo lento. Ogni tanto gridava con voce rauca: "cconzalimmure, ci ole cconzalimmure". Per tutti gli abitanti egli era il chirurgo dei vasi in terracotta. Ozze, capasuni, limmi, mbili, cofane, ecc. crepati o addirittura rotti erano i pazienti che lui curava con amore e bravura. Tutto riusciva a sanare, a riattaccare. Quasi sempre si sedeva o sulla sua cassetta o sopra alli pisuli delle case. Prendeva i pezzi, li esaminava con attenzione, li accostava per vedere se potevano combaciare e dopo che si era reso conto di cosa necessitasse iniziava, il lavoro di restauro. Faceva frullare con bravura e abilità il trapano di legno; lungo la frattura faceva una serie di forellini, poi infilava delicatamente piccoli fili di ferro nei fori, li intrecciava e li stringeva con la pizzicarola. Poi passava una leggera mano di stucco lungo la frattura e sui fili di ferro. Lu cofanu tornava intero e suonava come una campana. A volte mentre lavorava raccontava delle storielle strampalate, dei fattarelli e i bambini seduti e tranquilli accanto lo ascoltavamo e contemporaneamente seguivamo come riusciva a risanare l'oggetto.

Lu Ombrellaru

Se una raffica di tramontana aveva rovesciato la cupola di un ombrello e sconnesso qualche stecca si aspettava di sentire la voce te l'ombrellaru. Questo era un uomo che si faceva vedere, in periodi ben precisi e cioè prima e durante i periodi delle piogge. Vestiva quasi sempre molto male. Questo modo di vestire serviva per proteggerlo dalle giornate brutte ma gli permetteva anche di lavorare in modo più libero L'ombrellaru portava con sé un'attrezzatura costituita da pinze, filo di ferro, stecche di ricambi, pezzi di stoffe, aghi, filo, spaghi di vario genere tutto in una cassetta di legno sulla quale sedeva durante il lavoro che non era né facile, né breve. La struttura dell'ombrello era facile da incepparsi all'altezza del collano o anello di scorrimento. Le cattive condizioni economiche potevano permettere l'acquisto di un solo ombrello per tutta la famiglia, per le basse tariffe di riparazione e non ultima, la mentalità del tempo di non buttare via nulla o distruggere quello che poteva ancora servire permettendo a questo mestiere di sopravvivere. L'ombrellaru girava per il paese a piedi alla ricerca di eventuali clienti intanto bussava alla porta di qualche famiglia o gridava: "Ombrellaru - Ombrellaru". Quando era impegnato dimostrava che tutto era riparabile. Ci voleva solo pazienza e bravura. Arrangiava sulla tela o aggiustandola o cambiandola del tutto; armeggiava con la pinza su pezzi metallici, sul manico finché l’ombrello non tornava a funzionare come prima.

Lu Mpajasegge

Un tempo in moltissime famiglie l’arredamento era costituito dalla cascia, dall’armadio, dal letto di ferro con materassi ripieni “te fronde” e dalle sedie. Un mobilio misero, ridotto all’essenziale, da tenere molto caro perché non sempre ci si poteva permettere il lusso di cambiarlo. La sedia, quindi era parte importante nell’arredo della casa. Questa, oltre alla solida struttura in legno aveva la parte in giunchi di paglia. Il continuo utilizzo per gli usi più impensati ne determinavano spesso la rottura di questi giunchi. Certe volte, per le precarie condizioni economiche della famiglia si arrivava ad avere la base quasi completamente sfondata. Si ricorreva così allu “mpajasegge”. Girava per tutto il paese a piedi, con la bisaccia a tracolla, piena di giunchi di diversi colori e con relativi attrezzi. Quando era chiamato per la sistemazione del fondo, lavorava in silenzio e con molta calma. Vi è da dire che oltre alla capacità aveva anche la fantasia. A seconda delle richieste che gli venivano fatte mpajava anche le spalliere delle sedie e dava del colore sulla parte. Ancora oggi molte famiglie preferiscono avere nel tinello o nelle cucina “le segge mpagghiate” perché oltre a dare un tono diverso sono anche più comode. C’è solo che se dovessero rompersi, lu “mpajasegge” è un po’ difficile trovarlo.

Lu Uttaru

Prima che arrivassero i silos di vetroresina o le cantine con contenitori di cemento, il vino si conservava oltre che nelle grandi capase anche nelle botti. Di questo contenitore cambiava solo la grandezza ma la forma restava sempre uguale. Lu uttaru era uno dei mestieri poco noti, ma chi lo esercitava doveva conoscere bene sia le tecniche che l’uso dei materiali. Maestri indiscussi, cui tutta la provincia riconosceva bravura e capacità, erano "li uttari gallipolini". Il legno più adatto per meglio conservare sia l’aroma che il colore era il rovere o il castagno. Dai tronchi ben stagionati ne ricavavano delle doghe che venivano lavorate con l’ascia, poi incurvate e sagomate con vera maestria, in modo che, accostate le une alle altre, formassero un cerchio di legno e non si lasciasse filtrare una sola goccia di liquido. Le due estremità della botte “li cuperchi” o “timpagni” erano anche essi fatti con fasce di legno. Per meglio tenere e far legare le fasce realizzava dei cerchi di ferro di diametro diverso che collocava con perizia sulla botte. L’utilizzazione di tinelle, utticeddre, utti e uttuni era tanta in tutti i palmenti della Provincia perché l’esportazione del nostro vino in altre parti dell’Italia avveniva con questi contenitori. La clientela era costituita da grandi proprietari e produttori di vino ma anche da singoli contadini

Lu Trainieri

“Trainieri” veniva definito chi, munito di traino, cavallo, o mulo, trasportava su richiesta qualunque tipo di materiale. Gli incarichi più frequenti erano di trasportare dalle tajate vicine “li cuccetti” per le diverse costruzioni “la breccia” o “lu tufu”. Durante il periodo della vendemmia vi era chi collocava ai lati del traino “le sponde” e così poteva trasportare anche l’uva delle campagne ai diversi palmenti. Spesso lo si incontrava per le strade cantando e ritmando la canzone con “lu scurisciatu” che di tanto in tanto faceva schioccare con vera maestria.

[modifica] Lo Sport

Di tutti gli sport praticati nel paese, quello che ha avuto maggior lustro è stato senza alcun dubbio la Pallavolo, con una squadra che ha militato per vari anni nella 2^ Serie Nazionale di A2 con la Società Sportiva "Via Montenapoleone Volley" fino alla stagione 2000, in cui a causa di un fallimento societario scomparve. Attualmente vi è una nuova Società nata da 8 anni l'"AS. Pallavolo 1979 Cutrofiano", nata dalle ceneri della vecchia con dirigenti alcuni pionieri della pallavolo cutrofianese. Questa squadra ha partecipato all'ultimo campionato regionale di Serie C.

[modifica] Evoluzione demografica

Abitanti censiti


[modifica] Amministrazione comunale

Sindaco: Aldo Tarantini (lista civica) dal 30/05/2006
Centralino del comune: 0836 542230
Posta elettronica: info@comune.cutrofiano.le.it

[modifica] Bibliografia

  • V. Ligori: Cutrofiano. L'argilla, la terra, la pietra - Galatina, Congedo ed., 1993

[modifica] Collegamenti esterni

Il Tafaluro a Torre Sant'Andrea, marina di Melendugno (LE)

Salento - Tacco d'Italia

Brindisi · Lecce · Taranto · Grecìa Salentina · Elenco completo dei comuni


Storia · Cultura · Economia · Tradizioni · Enogastronomia · Luoghi · Eventi

Ulivi e muretti a secco a San Vito dei Normanni (BR)
Strumenti personali