Parabita
| Parabita comune |
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Castello e Palazzo Castriota |
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| Dati amministrativi | |||||
| Stato | |||||
| Regione | |||||
| Provincia | |||||
| Sindaco | Alfredo Cacciapaglia (centro-destra) dal 30/03/2010 | ||||
| Territorio | |||||
| Coordinate | 40°3′0″N 18°8′0″E / 40.05°N 18.13333°ECoordinate: 40°3′0″N 18°8′0″E / 40.05°N 18.13333°E | ||||
| Altitudine | 80 m s.l.m. | ||||
| Superficie | 20,84 km² | ||||
| Abitanti | 9 374[1] (31-12-2010) | ||||
| Densità | 449,81 ab./km² | ||||
| Comuni confinanti | Alezio, Collepasso, Matino, Neviano, Tuglie | ||||
| Altre informazioni | |||||
| Cod. postale | 73052 | ||||
| Prefisso | 0833 | ||||
| Fuso orario | UTC+1 | ||||
| Codice ISTAT | 075059 | ||||
| Cod. catastale | G325 | ||||
| Targa | LE | ||||
| Cl. sismica | zona 4 (sismicità molto bassa) | ||||
| Nome abitanti | parabitani | ||||
| Patrono | santa Maria della Coltura | ||||
| Giorno festivo | terza domenica di maggio | ||||
| Localizzazione | |||||
Posizione del comune di Parabita all'interno della provincia di Lecce |
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| Sito istituzionale | |||||
Parabita (pronunciare Paràbita) è un comune italiano di 9.374 abitanti[2] della provincia di Lecce in Puglia.
Situato nel Salento sud-occidentale, arroccato sulle alture delle Serre salentine, dista 13 km dal mare Ionio e 41,5 km dal capoluogo provinciale[3]. La cittadina è nota per le Veneri, statuine scolpite in osso di cavallo raffiguranti donne in stato di gravidanza, risalenti al Paleolitico.
[modifica] Geografia fisica
[modifica] Territorio
| Per approfondire, vedi la voce Geografia della Puglia. |
Parabita sorge sulle propagini settentrionali della Serre salentine a 80 m s.l.m.. Dista 12 km dalla costa ionica e 38 km dall'estrema punta della penisola salentina rappresentata da Capo Santa Maria di Leuca. Il territorio, fortemente carsico, è privo di corsi d'acqua di superficie ma ricchissimo di corsi d'acqua sotterranei alimentati dalle cosiddette "Vore", inghiottitoi naturali delle acque pluvie situati in depressioni naturali del terreno. Il comune, che si estende su una superficie di 20.84 km², è compreso tra i 37 m s.l.m. di altezza minima e i 193 m s.l.m. di altezza massima con un'escursione altimetrica pari a 156 metri.
Il territorio comunale confina a nord con i comuni di Tuglie e Neviano, a est con il comune di Collepasso, a sud con il comune di Matino, a ovest con il comune di Alezio.
[modifica] Clima
| Per approfondire, vedi le voci Stazione meteorologica di Lecce Galatina e Stazione meteorologica di Santa Maria di Leuca. |
Dal punto di vista meteorologico Parabita rientra nel territorio del basso Salento che presenta un clima prettamente mediterraneo, con inverni miti ed estati caldo umide. In base alle medie di riferimento, la temperatura media del mese più freddo, gennaio, si attesta attorno ai +9 °C, mentre quella del mese più caldo, agosto, si aggira sui +25,1 °C. Le precipitazioni medie annue, che si aggirano intorno ai 676 mm, presentano un minimo in primavera-estate ed un picco in autunno-inverno.
Facendo riferimento alla ventosità, i comuni del basso Salento risentono debolmente delle correnti occidentali grazie alla protezione determinata dalle Serre Salentine che creano un sistema a scudo. Al contrario le correnti autunnali e invernali da Sud-Est, favoriscono in parte l'incremento delle precipitazioni, in questo periodo, rispetto al resto della penisola[4].
| Parabita | Mesi | Stagioni | Anno | ||||||||||||||
|---|---|---|---|---|---|---|---|---|---|---|---|---|---|---|---|---|---|
| Gen | Feb | Mar | Apr | Mag | Giu | Lug | Ago | Set | Ott | Nov | Dic | Inv | Pri | Est | Aut | ||
| T. max. media (°C) | 12,4 | 13,0 | 14,8 | 18,1 | 22,6 | 27,0 | 29,8 | 30,0 | 26,4 | 21,7 | 17,4 | 14,1 | 13,2 | 18,5 | 28,9 | 21,8 | 20,6 |
| T. min. media (°C) | 5,6 | 5,8 | 7,3 | 9,6 | 13,3 | 17,2 | 19,8 | 20,1 | 17,4 | 13,7 | 10,1 | 7,3 | 6,2 | 10,1 | 19 | 13,7 | 12,3 |
| Precipitazioni (mm) | 80 | 60 | 70 | 40 | 29 | 21 | 14 | 21 | 53 | 96 | 109 | 83 | 223 | 139 | 56 | 258 | 676 |
| Umidità relativa (%) | 79,0 | 78,9 | 78,6 | 77,8 | 75,7 | 71,1 | 68,4 | 70,2 | 75,4 | 79,3 | 80,8 | 80,4 | 79,4 | 77,4 | 69,9 | 78,5 | 76,3 |
- Classificazione climatica di Parabita:[5]
- Zona climatica: C
- Gradi giorno: 1235
[modifica] Storia
| Per approfondire, vedi le voci Storia del Salento e Storia della Puglia. |
Il territorio parabitano è stato abitato sin dall'antichità: la presenza dell'uomo in quest'area risale infatti a 80.000 anni prima di Cristo. I rinvenimenti effettuati nel corso del Novecento, come scheletri e le due statuine (le Veneri) in osso di cavallo raffiguranti donne in gravidanza, sono riconducibili all'uomo di Neanderthal e a quello di Cro-Magnon. Inizialmente abitatore di caverne, nel corso del Neolitico l'uomo abbandonò le grotte e realizzò il primo insediamento abitativo formato da capanne.
Intorno al 1000 a.C. si sviluppò la potente città messapica di Baubota o Bavota che venne colonizzata dai Greci nell'800 a.C. La città dovette affrontare le guerre contro Taranto e successivamente contro Roma; quest'ultima la sottomise dal 272 a.C. al 400 d.C. concedendole tuttavia grossi benefici come battere moneta. Nel 927, in seguito alla sconfitta con i saraceni e alla conseguente distruzione, l'insediamento abitativo venne abbandonato e gli abitanti superstiti si spostarono più a sud fondando l'attuale Parabita.
La nuova città venne costruita riproducendo l'assetto urbanistico di quell'antica e venne dotata di mura difensive e di quattro porte di accesso (Porta di Lecce a nord, Porta di Gallipoli a ovest, Porta Falsa a est e un'altra porta a sud di cui si ignora il nome).
Con l'avvento del feudalesimo diverse furono le casate che detennero il controllo del feudo. Nel 1231 apparteneva a Bernardo Gentile che lo dovette cedere agli Angioini; essi potenziarono il sistema difensivo edificando il Castello. Nel 1269 era del francese Giovanni di Tillio al quale succedettero i figli, Niccolò Adimari e nel XIV secolo i Sanseverino. Nel XV secolo passò a Ottino De Caris e poi a Giovanni Antonio Orsini Del Balzo. Nel 1484 fu invasa dai Veneziani che avevano occupato Gallipoli. Nei primi anni del Cinquecento era signore del feudo Francesco Orsini del Balzo alla cui corte viveva lo scrittore Antonino Lenio. Dopo la guerra tra francesi e spagnoli, guidati rispettivamente da Francesco I e Carlo V, i Del Balzo dovettero fuggire da Parabita. Nel 1535 venne acquistato da Pirro Castriota al quale si deve la ristrutturazione del castello eseguita dall'architetto Evangelista Menga. I Castriota rimasero fino al 1678 e nel 1689 passò a Domenico Ferrari i cui discendenti furono gli ultimi feudatari.
[modifica] Toponomastica
Le teorie circa le origini del toponimo sono svariate e gli studiosi ne danno diverse interpretazioni. Quelle maggiormente condivise sono tre: la prima fa derivare l'etimo da due parole greche col significato di intorno alle mura oppure dentro le mura; le seconda vede un nesso con il termine parabàtes che significa soldato di appoggio alla cavalleria; la terza ipotesi riconduce l'attuale toponimo al nome della città messapica di Bavota per cui il primo nome sarebbe stato Parabavota (presso Bavota). Il nome, col passare dei secoli, venne cambiato e a volte riportato non corretto; subì quindi un complesso processo di evoluzione da Bavarita, in Paravite, Parabide, Paranate, Paravete, Parabice, Paravita, fino all'attuale dicitura di Parabita.
[modifica] Simboli
Descrizione araldica dello stemma:
| « D'azzurro, al castello torricellato di due, al naturale, aperto di nero, posto su una pianura erbosa di verde, a due cipressi, al naturale, uscenti dalla cortina, con l'Arcangelo Gabriele, pure al naturale, con la spada sguainata, librato sulla Torre di destra. » | |
Stemma del Comune concesso con decreto del Capo del Governo in data 10 gennaio 1929.
[modifica] Monumenti e luoghi d'interesse
[modifica] Architetture religiose
[modifica] Basilica di Santa Maria della Coltura
| Per approfondire, vedi la voce Madonna della Coltura. |
La basilica, costruita nel 1913 e ultimata nel 1942, è opera dell'architetto Napoleone Pagliarulo e sorge sulle rivine di un'antica cappella probabilmente costruita nel XIV secolo. È dedicata alla Madonna della Coltura e al suo interno è custodito un monolito bizantino del XI-XII secolo raffigurante la Vergine col Bambino.
Nella realizzazione del tempio, l'architetto, si rifà ad un gotico ieratico che unito all'arte del romanico pugliese genera uno stile nuovo, il neogotico. L'edificio presenta una struttura interna a tre navate, divise da archi a sesto acuto dai quali si sviluppano lunette con finestre istoriate. L'abside centrale, che custodisce il prezioso monolito, è diviso dal coro attraverso cinque archi decorati, anch'essi a sesto acuto. I diciotto affreschi presenti in chiesa sono stati eseguiti da Mario Prayer e risalgono al 1942. In particolare il pittore ha affrescato sulle due pareti interne della facciata principale la vita di Maria, dalla promessa della redenzione nel paradiso terrestre alla sua glorificazione. Degne di attenzione sono le cappelle laterali, terminate nel 1980. Quella di destra è arricchita da un baldacchino di marmo e quella di sinistra accoglie un altare, su cui è posta la statua del Cristo scolpita dal Tomagnini.
La facciata a doppia capanna, essenzialmente romanica, presenta un portale con protiro finemente intagliato sormontato da una lunetta con un mosaico raffigurante il Cristo Re. In alto è l'artistico rosone arricchito da vetrate istoriate con al centro Cristo e negli spicchi i dodici apostoli. Al lato dell'intera struttura s'innalza il maestoso campanile, ultimato nel 1976 e voluto dai Domenicani, custodi del santuario.
[modifica] Chiesa madre di San Giovanni Battista
La chiesa madre di San Giovanni Battista sorge sui resti di una piccola cappella del XIII secolo dedicata a San Biagio. Originariamente la chiesa era composta da una sola navata che attualmente costituisce il braccio del transetto. Ampliata più volte nel corso dei secoli, ha assunto la fisionomia odierna dopo gli interventi ampliativi del 1853 che ne hanno determinato l'allungamento della fabbrica e il conseguente rifacimento della facciata.
L'interno è a tre navate con le due laterali non omogenee, segno che la sua edificazione è avvenuta in epoche differenti. Nelle navate sono presenti sette altari databili a un periodo che va dalla fine del XV al XVIII secolo; due altri altari si trovano nelle cappelle dedicate all'Immacolata e a San Sebastiano. Nell'incrocio tra le navate e il transetto si innalza una grande cupola ottagonale che copre il presbiterio. Degna di nota è la sacrestia caratterizzata da una volta a padiglione con lunette nelle quali sono affrescate alcune marine del Salento. Gli affreschi risalgono al Settecento e raffigurano Porto Cesareo, Marina di Nardò, Sant'Isidoro, Gallipoli, Leuca e Castro.
Interessante dal punto di vista artistico è il prospetto nord su cui è addossato un portale cinquecentesco, opera dello scultore leccese Gabriele Riccardi, sul cui architrave sono posizionate le statue di San Giovanni Battista, della Madonna col Bambino e di San Pietro. Ai lati del portale sono situati due grandi affreschi riproducenti San Cristoforo e la Vergine con San Gaetano.
La chiesa custodisce il corpo di San Vincenzo martire donato nel 1851 dalla duchessa Maria la Greca. Le reliquie provenivano dalle catacombe di Commodilla e furono donate nel XVIII secolo da fra' Tommaso Cervioni a Giuseppe Ferrari, duca di Parabita.
[modifica] Chiesa dell'Immacolata
La chiesa dell'Immacolata risale al Cinquecento ma venne successivamente rifatta e l'attuale struttura risale alla seconda metà del XVII secolo. Fa parte delle tre chiese del centro storico del paese e presenta un sobrio e lineare prospetto composto da portale d'ingresso, sormontato da un affresco della Titolare, posto in asse col finestrone. L'interno, a navata unica rettangolare, è caratterizzato da sfarzosi stucchi barocchi e da affreschi che ornano tutta la superficie con motivi floreali, volute e conchiglie. Grandi medaglioni accolgono tele raffiguranti i quattro evangelisti, alcuni Santi, Papi e scene di vita della Vergine. Sulla parete di fondo è addossato l'altare maggiore in stile barocco con intarsi, colonne tortili e capitelli; al centro è posizionata la tela dell'Immacolata.
[modifica] Chiesa delle Anime del Purgatorio
La chiesa delle Anime del Purgatorio, più correttamente intitolata a Santa Maria Liberatrice, risale ai primi decenni del Settecento. Il documento più antico che testimonia l'esistenza di suddetta chiesa risale al 25 novembre 1738 ed è rappresentato da una relazione di Monsignor Francesco Carafa stilata dopo una visita pastorale.
Presenta una semplice facciata inquadrata da due poderose paraste che racchiudono il portale sormontato da un affresco della Vergine delle Anime del Purgatorio e da una finestrella circolare. L'interno, a navata unica, è composto da due campate con volta alla leccese separate da un pilastro. Sul controprospetto trova posto la cantoria nella quale è allocato un ottocentesco organo a canne. Il presbiterio, affrescato di recente con immagini che richiamano episodi evangelici, ospita l'altare maggiore in pietra leccese che racchiude al centro la tela della Titolare.
La chiesa, officiata dalla Confraternita delle Anime, ha assolto per un lungo periodo anche la funzione di cimitero comunale prima che venissero emanate, nel 1804, le norme sui cimiteri con l'Editto di Saint Cloud.
[modifica] Chiesa del Crocefisso e convento degli Alcantarini
La chiesa del Crocefisso, con l'annesso convento degli Alcantarini, è un complesso conventuale fondato nel 1731 in seguito all'insediamento dei frati voluti dall'Universitas locale.
La chiesa, meglio conosciuta sotto il titolo di San Pasquale, rispecchia la regola dell'ordine improntata sull'umiltà e la semplicità. La sobria facciata, che si conclude con un timpano poco slanciato, è caratterizzata da un portale centrale affiancato da due finestrelle e sormontato da una finestra centrale più grande; lateralmente sono presenti due edicole affrescate con le immagini di San Pasquale Baylon e di San Pietro d'Alcantara. L'interno, a navata unica terminante nel presbiterio dalla copertura con volta a lunetta, custodisce un pregevole altare maggiore in pietra leccese finemente intagliato e decorato con statue, stucchi e sculture. Nella navata, dal pavimento maiolicato, sono presenti diversi altari fra cui quello dedicato a Santa Filomena (fatto costruire dalla duchessa Lucia la Greca nel 1837), un settecentesco presepe in cartapesta e un organo a canne.
Al convento, anch'esso semplice nelle linee architettoniche, si accede mediante un portale preceduto da un pronao a baldacchino sul quale vi trovavano sede tre statue trafugate in tempi recenti. Sulla sommità del prospetto è presente il loggiato con archi ogivali acuti nel quale i frati trascorrevano i loro momenti di meditazione. Soppresso una prima volta nel 1809 con le leggi eversive di Gioacchino Murat, venne definitivamente abbandonato nel 1866.
[modifica] Convento di Santa Maria dell'Umiltà
Il convento di Santa Maria dell'Umiltà, con annessa chiesa dedicata alla Madonna del Rosario, venne fondato nel 1405 dai Domenicani sebbene non attestato da documenti ufficiali. Alla seconda metà del XV secolo risalirebbe invece il completamente del complesso conventuale. Espropriato dallo Stato con le leggi eversive del XIX secolo, divenne sede del Comune e successivamente dei Carabinieri. Nel 1927 la chiesa fu venduta dall'Amministrazione Comunale alla Parrocchia e fu dichiarata Monumento Nazionale. Nel 1957 fu interessata da scellerate modifiche, effettuate per ricavarne sale da destinare ad attività ricreative parrocchiali, che ne sfregiarono per sempre l'originaria fisionomia.
L'edificio, a navata unica, presentava dieci altari laterali, un fonte battesimale in pietra leccese, un pulpito ed era ricoperto da un tetto a cassettoni in legno di rovere poi sostituito con una volta piana. Tuttavia rimangono alcuni elementi decorativi come i resti di un affresco cinquecentesco raffigurante un Santo domenicano fra angeli. La facciata conserva ancora il suo aspetto originario caratterizzato da un rosone centrale con sculture; al centro la Crocefissione, ai lati l'Annunciazione con l'Angelo a destra e Maria a sinistra, negli spazi intermedi vi sono otto testine angeliche.
Il convento, anch'esso interessato da rifacimenti poco consoni dell'ultimo secolo, conserva il chiostro dal quale si accede, mediante due scalinate, al corridoio del piano superiore sul quale si aprono le piccole celle dei frati.
[modifica] Cripte
Parabita ospita due cripte bizantine: la cripta urbana di Santa Marina e la cripta rupestre del Cirlicì, una cavità naturale trasformata in luogo di culto nel XII secolo. Quest'ultima, situata nei pressi dell'omonimo canale, è costituita da un primo ambiente da cui tramite un breve corridoio si accede ad una seconda stanza più ampia. Sono presenti tracce di affreschi tra i quali risalta un santo Vescovo, forse San Basilio Magno.
[modifica] Altre architetture religiose
- Chiesa di Sant'Anna
- Chiesa di Sant'Antonio
- Chiesa del Sacro Cuore di Gesù
- Cimitero Monumentale - Progettato dagli architetti Alessandro Anselmi e Paola Chiatante, venne realizzato a partire dal 1972 e inaugurato dieci anni dopo.
[modifica] Architture civili
- Palazzo d'Alfonso o Castriota, XVI secolo
- Palazzo dei Veneziani, fine XV secolo
- Palazzo Ferrari, XVI secolo
- Palazzo Vinci, XV secolo
- Palazzo Lopez Y Royo, XVI secolo
[modifica] Architetture militari
[modifica] Castello Angioino
Il Castello risale al XIV secolo e si deve agli Angioini che lo edificarono per potenziare il sistema difensivo della città. Con l'avvento della famiglia Castriota, feudatari dal 1535 al 1678, la fortezza venne ristrutturata e ammodernata secondo i criteri militari dell'epoca. Tra gli anni 1540-1545, i lavori guidati dall'architetto Evangelista Menga portarono alla demolizione dei vecchi torrioni circolari e alla costruzione di quattro bastioni a pianta laoncelata. L'attuale fisionomia venne data nel 1911 dall'architetto parabitano Napoleone Pagliarulo incaricato dal proprietario Raffaele Elia di rendere la fortezza adatta ai bisogni abitativi della famiglia.
Presenta una pianta quadrangolare caratterizzata da una imponente mole centrale decorata con motivi rinascimentali. Pregevole è la corte interna sul quale si affacciano portali a tutto sesto che conducono negli ambienti interni. Le stanze hanno coperture a botte, a botte ogivale, a padiglione. La cappella di famiglia, dedicata a San Francesco d'Assisi, possiede una copertura con cupola su pennacchi sferici.
[modifica] Siti archeologici
- Frantoi ipogei
[modifica] Grotta delle Veneri
La Grotta delle Veneri è una cavità naturale di origine carsica che prende il nome da due statuine femminili di epoca paleolitica, le Veneri, qui ritrovate nel 1965. Si tratta di statuine scolpite in osso di cavallo raffiguranti donne in stato di gravidanza e risalenti ad un periodo compreso tra 12.000 e 14.000 anni fa. La cavità può essere divisa in due settori: la grotta-riparo esterna, conseguenza dei progressivi cedimenti della volta che hanno generato un ambiente aperto, e la grotta interna suddivisibile in un ambiente centrale e due cunicoli che si sviluppano verso nord e verso ovest.
[modifica] Società
[modifica] Evoluzione demografica
Abitanti censiti 
[modifica] Etnie e minoranze straniere
Al 31 dicembre 2009 a Parabita risultano residenti 121 cittadini stranieri. Le nazionalità principali sono:[6]
[modifica] Dialetto
| Per approfondire, vedi la voce dialetto salentino. |
Il dialetto parlato a Parabita è il dialetto salentino nella sua variante meridionale. Il dialetto salentino si presenta carico di influenze riconducibili alle dominazioni e ai popoli stabilitisi in questi territori che si sono susseguite nei secoli: messapi, greci, romani, bizantini, longobardi, normanni, albanesi, francesi, spagnoli.
[modifica] Cultura
[modifica] Istruzione
[modifica] Biblioteche
- Biblioteca Comunale
[modifica] Scuole
- 7 Scuole dell'Infanzia (statali e paritarie)
- 1 Scuola primaria
- 1 Scuola secondaria di I° grado
- Istituto d'Arte "Giannelli"
[modifica] Musei
- Museo del Manifesto - Fondato a Parabita nel 1982 da Rocco Coronese, artista, docente e direttore dell'Accademia di Belle Arti di Frosinone, ospita una vastissima collezione di manifesti raccolti dal suo fondatore, con sezioni di cinema, teatro, turismo, pubblicità, politica.
- Quadreria Giannelli - Donata nel 1924 al Comune di Parabita da Enrico Giannelli, è esposta in alcune sale di palazzo Ferrari e rappresenta uno spaccato della scuola napoletana dell'Ottocento e inizi del Novecento. La raccolta è costituita da quarantatré quadri e dieci sculture, opere di diversi artisti.
- Museo del Vino - è ubicato in un vecchio palmento del 1891, nel Centro Storico di Parabita. Vi sono sistemati macchinari secondo il ciclo di produzione e raccolti oggetti e strumenti relativi ai processi di vinificazione (botti, damigiane, bascule, furate, torchi, solfitometri, matthre, ecc.) Dentro è sistemato un “Centro di documentazione”, che raccoglie materiali documentali (libri, riviste, stampe, pubblicazioni, opuscoli, etichette,ecc.) relativi alla produzione del vino nel Salento fin dalle origini, oltre a libri di agricoltura.
[modifica] Personalità legate a Parabita
- Antonio Lenio (Parabita 1499-?) - poeta cavalleresco
- Fra Dionisio Volpone (Parabita XVI secolo-1610) - architetto e monaco teatino
- Vincenzo Maria Ferrari (Parabita 1729-1820) - sacerdote, fu esaminatore sinodale di Sant'Alfonso Maria de' Liguori
- Francesco Marzano (1858-?) - giurista ed economista
- Napoleone Pagliarulo (XIX secolo-XX secolo) - architetto, progettò la Basilica della Madonna della Coltura
- Giuseppe Ricci (XVIII secolo) - gesuita
- Giuseppe Bellisario (?-1824) - medico agronomo e filosofo
- Alfredo De Gregorio (1881-1979) - economista
- Giuseppe Serino (1821-1900) - poeta e scrittore
- Rocco Cataldi - poeta dialettale
- Michele Placido - attore e regista
- Paolo Vinci - avvocato, professore e giurista
- Aldo Garzia (1926 -1994) - vescovo di Molfetta-Giovinazzo-Terlizzi (1975-1982) e poi di Nardò-Gallipoli (1982-1994)
- Fra Giuseppe Sabato op - Sacerdote Domenicano , Provinciale dei Domenicani della Provincia San Tommaso D'aquino in Italia dal 2001 al 2005
- Fra Giuseppe Piccinno op - Sacerdote Domenicano, Direttore di EDI
- Fra Alessio Romano op - Sacerdote Domenicano
[modifica] Eventi
- Maratona del Salento - gennaio
- Festa Patronale della Madonna della Coltura - maggio: terzo sabato, domenica e lunedì
- Festa di Sant'Antonio da Padova - 13 giugno
- Festa di San Luigi Gonzaga - 21 giugno
- Festa di San Giovanni Battista - 24 giugno
- "Teatriamo", rassegna teatrale in vernacolo - luglio
- Festa di Maria SS. delle Anime del Purgatorio - 19 luglio
- Festa di Sant'Anna e San Pantaleone - ultima settimana di luglio
- Sagra della Puccia - agosto
- Festa di San Domenico di Guzmán - 8 agosto
- Festa della Madonna Immacolata - 8 dicembre
[modifica] Festa Patronale
La festa patronale, che si svolge l'ultimo sabato, domenica e lunedì di maggio, è dedicata a Maria SS. della Coltura, patrona della città assieme a San Rocco e a San Sebastiano. La festa inizia il sabato sera con la processione del simulacro per le vie della città. La processione, parte dalla Basilica di Maria SS. della Coltura e culmina in piazza Umberto I dove la statua della Vergine viene lasciata nella Chiesa Matrice. La domenica, si svolge una seconda processione, che ricorda il ritrovamento del monolite. La tradizione racconta che un contadino mentre arava con i buoi trovò un Monolite con la raffigurazione della Vergine; corse in paese ad annunciare la lieta notizia e l'immagine venne condotta nella Chiesa Matrice per essere custodita. La mattina seguente, all'apertura della chiesa, l'immagine non era al suo posto ma venne trovata in una piccola chiesa situata fuori le mura della città di fronte alle campagne. Da quel momento le fu dato il nome di Madonna della Coltura o dell'Agricoltura. La Domenica si rievoca l'accaduto e mentre la processione si ferma "ssutta a porta" (espressione dialettale indicante il luogo in cui un tempo sorgeva la porta della città) i "curraturi" cioè i corridori, partono dal luogo dove è stato trovato il Monolite e corrono fino al luogo della processione (1 km). Il lunedì mattina il simulacro viene portato in Basilica, dove viene celebrata la Santa Messa.
La festa è molto sentita dai cittadini parabitani e dai contadini. La festa è famosa anche per le luminarie e per la simulazione dell'incendio del campanile.
[modifica] Economia
| Per approfondire, vedi la voce Economia della Puglia. |
L'economia cittadina si basa da sempre sulle attività produttive tradizionali legate all'agricoltura. Importante è la produzione vinicola, olearia, dei cereali e degli ortaggi. Negli ultimi decenni si sono registrati nuovi insediamenti produttivi nel campo dell'imbottigliamento di vino e olio con relativa esportazione.
Presente è l'artigianato: ferro battuto, legno, restauro e tessitura. Con la nascita della zona artigianale si sono sviluppate piccole aziende manifatturiere. In forte crescita è il settore turistico. A Parabita c'è la sede legale della Banca Popolare Pugliese un istituto che ha 100 sportelli in tre regioni.
[modifica] Infrastrutture e trasporti
[modifica] Strade
I collegamenti stradali principali sono rappresentati da:
- Strada statale 274 Salentina Meridionale (Santa Maria di Leuca - Gallipoli)
- Strada statale 101 Salentina di Gallipoli (Gallipoli - Lecce) uscita SP361
Il centro è anche raggiungibile dalle strade provinciali interne: SP361 Gallipoli-Alezio-Parabita-Maglie; SP51 da Tuglie, SP334 da Casarano e dal confinante abitato di Matino.
[modifica] Ferrovie
La città è servita da una stazione ferroviaria posta sulla linea locale Novoli-Gagliano del Capo delle Ferrovie del Sud Est.
[modifica] Aeroporti
Gli aeroporti civili più vicini sono:
- Aeroporto Internazionale del Salento con sede a Brindisi.
- Aeroporto di Taranto-Grottaglie "Marcello Arlotta", che effettua servizi di linea per il traffico passeggeri con voli charter.
- Aeroporto internazionale di Bari "Karol Wojtyla".
[modifica] Amministrazione
Sindaco: Alfredo Cacciapaglia (centro-destra) dal 30/03/2010
[modifica] Sport
A Parabita ci sono due squadre di calcio; l'A.C. Parabita che milita nel campionato di Seconda Categoria e la Gioventù Calcio militante in Prima Categoria.
[modifica] Note
- ^ Dato Istat - Popolazione residente al 31 dicembre 2010.
- ^ Dato Istat al 31/12/2010
- ^ Puglia.indettaglio.it
- ^ Valori climatici del Salento meridionale
- ^ Pagina con le classificazioni climatiche dei vari comuni italiani
- ^ Dati Istat
[modifica] Bibliografia
- L. A. Montefusco, Le successioni feudali in Terra d'Otranto, Istituto Araldico salentino, Lecce, 1994
- (AA.VV.): Salento. Architetture antiche e siti archeologici - Edizioni del Grifo, 2008
- Stefanelli Laura, La biblioteca degli Alcantarini di Parabita. Storia e fondo antico, Congedo Editore, Galatina, 2008
[modifica] Voci correlate
- Salento
- Provincia di Lecce
- Terra d'Otranto
- Castelli della provincia di Lecce
- Diocesi di Nardò-Gallipoli
- Serre salentine
[modifica] Altri progetti
Wikimedia Commons contiene file multimediali su Parabita
[modifica] Collegamenti esterni
- Sito del Comune
- Parabitalife
- Basilica Santuario Madonna della Coltura
- Parabita Online
- Sito sulle Veneri di Parabita
- Sito Maratona del Salento
- Sito dell'Associazione «Ospitalità e Cultura»