Parabita

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Parabita
comune
Parabita – Stemma Parabita – Bandiera
Parabita – Veduta
Localizzazione
Stato Italia Italia
Regione Regione Puglia-Stemma it.png Puglia
Provincia Provincia di Lecce-Stemma.png Lecce
Amministrazione
Sindaco Alfredo Cacciapaglia (centro-destra) dal 30/03/2010
Territorio
Coordinate 40°03′00″N 18°08′00″E / 40.05°N 18.133333°E40.05; 18.133333 (Parabita)Coordinate: 40°03′00″N 18°08′00″E / 40.05°N 18.133333°E40.05; 18.133333 (Parabita)
Altitudine 83 m s.l.m.
Superficie 20,84 km²
Abitanti 9 315[1] (31-05-2012)
Densità 446,98 ab./km²
Comuni confinanti Alezio, Collepasso, Matino, Neviano, Tuglie
Altre informazioni
Cod. postale 73052
Prefisso 0833
Fuso orario UTC+1
Codice ISTAT 075059
Cod. catastale G325
Targa LE
Cl. sismica zona 4 (sismicità molto bassa)
Nome abitanti parabitani
Patrono santa Maria della Coltura
Giorno festivo terza domenica di maggio
Cartografia
Mappa di localizzazione: Italia
Parabita
Posizione del comune di Parabita all'interno della provincia di Lecce
Posizione del comune di Parabita all'interno della provincia di Lecce
Sito istituzionale

Paràbita è un comune italiano di 9.315 abitanti[1] della provincia di Lecce in Puglia.

Centro dell'entroterra salentino, dista 13 km dal mar Ionio e 41,5 km dal capoluogo provinciale[2]. La cittadina nacque nel IX secolo in seguito alla distruzione dell'antico insediamento messapico di Bavota. Nel suo territorio è presente il sito paleolitico della Grotta delle Veneri, nota per il ritrovamento di due statuine in osso di bue raffiguranti donne in stato di gravidanza.

Geografia fisica[modifica | modifica sorgente]

Territorio[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Geografia della Puglia.

Parabita sorge sulle propagini settentrionali delle serre salentine a 83 m s.l.m. Il comune occupa una superficie di 20.84 km² ed è compreso tra i 37 m s.l.m. di altezza minima e i 193 m s.l.m. di altezza massima con un'escursione altimetrica pari a 156 metri. L'abitato si sviluppa al margine sud-occidentale della Serra di Sant'Eleuterio che, con la sua quota massima di 195 m s.l.m., costituisce il principale elemento morfologico della zona. Il territorio è tipicamente carsico, con affioramenti di rocce carbonatiche e totale assenza di idrografia superficiale. La natura carsica è anche all'origine delle numerose cavità, dette localmente vore, che frastagliano il territorio e alimentano i corsi d'acqua sotterranei.

Il territorio comunale confina a nord con i comuni di Tuglie e Neviano, a est con il comune di Collepasso, a sud con il comune di Matino, a ovest con il comune di Alezio.

Clima[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Stazione meteorologica di Lecce Galatina e Stazione meteorologica di Santa Maria di Leuca.

Dal punto di vista meteorologico Parabita rientra nel territorio del basso Salento che presenta un clima prettamente mediterraneo, con inverni miti ed estati caldo umide. In base alle medie di riferimento, la temperatura media del mese più freddo, gennaio, si attesta attorno ai +9 °C, mentre quella del mese più caldo, agosto, si aggira sui +25,1 °C. Le precipitazioni medie annue, che si aggirano intorno ai 676 mm, presentano un minimo in primavera-estate ed un picco in autunno-inverno.
Facendo riferimento alla ventosità, i comuni del basso Salento risentono debolmente delle correnti occidentali grazie alla protezione determinata dalle Serre Salentine che creano un sistema a scudo. Al contrario le correnti autunnali e invernali da Sud-Est, favoriscono in parte l'incremento delle precipitazioni, in questo periodo, rispetto al resto della penisola[3].

Parabita Mesi Stagioni Anno
Gen Feb Mar Apr Mag Giu Lug Ago Set Ott Nov Dic Inv Pri Est Aut
T. max. mediaC) 12,4 13,0 14,8 18,1 22,6 27,0 29,8 30,0 26,4 21,7 17,4 14,1 13,2 18,5 28,9 21,8 20,6
T. min. mediaC) 5,6 5,8 7,3 9,6 13,3 17,2 19,8 20,1 17,4 13,7 10,1 7,3 6,2 10,1 19,0 13,7 12,3
Precipitazioni (mm) 80 60 70 40 29 21 14 21 53 96 109 83 223 139 56 258 676
Umidità relativa media (%) 79,0 78,9 78,6 77,8 75,7 71,1 68,4 70,2 75,4 79,3 80,8 80,4 79,4 77,4 69,9 78,5 76,3

Storia[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Storia del Salento e Storia della Puglia.
Le origini del nome

Il toponimo potrebbe derivare da una espressione greca che significa intorno alle mura oppure dentro le mura. Una seconda ipotesi vede un nesso con il termine parabàtes che significa soldato di appoggio alla cavalleria. Una terza ipotesi riconduce l'attuale toponimo al nome della città messapica di Bavota, per cui il primo nome sarebbe stato Parabavota (presso Bavota). Il nome, col passare dei secoli, venne cambiato e a volte riportato non corretto; subì quindi un complesso processo di evoluzione da Bavarita, in Paravite, Parabide, Paranate, Paravete, Parabice, Paravita, fino all'attuale dicitura di Parabita[5].

Il territorio parabitano è stato abitato sin dall'antichità: la presenza dell'uomo in quest'area risale infatti a 80.000 anni prima di Cristo. I rinvenimenti effettuati nel corso del Novecento, come scheletri e le due statuine (Veneri di Parabita) in osso di bue o cavallo raffiguranti donne in gravidanza, sono riconducibili all'uomo di Neanderthal e a quello di Cro-Magnon. Inizialmente abitatore di caverne, nel corso del Neolitico l'uomo abbandonò le grotte e realizzò il primo insediamento abitativo formato da capanne.
Intorno al 1000 a.C. si sviluppò la potente città messapica di Baubota o Bavota che venne colonizzata dai Greci nell'800 a.C. La città dovette affrontare le guerre contro Taranto e successivamente contro Roma; quest'ultima la sottomise dal 272 a.C. al 400 d.C. concedendole tuttavia grossi benefici come battere moneta. Nel 927, in seguito alla sconfitta con i saraceni e alla conseguente distruzione, l'insediamento abitativo venne abbandonato e gli abitanti superstiti si spostarono più a sud fondando l'attuale Parabita.

La nuova città venne costruita riproducendo l'assetto urbanistico di quell'antica e venne dotata di mura difensive e di quattro porte di accesso (Porta di Lecce a nord, Porta di Gallipoli a ovest, Porta Falsa a est e un'altra porta a sud di cui si ignora il nome).
Con l'avvento del feudalesimo furono diverse le casate che detennero il controllo del feudo. Nel 1231 il casale di Parabita apparteneva a Bernardo Gentile che lo cedette agli Angioini; essi potenziarono il sistema difensivo edificando il Castello. Nel 1269 era del francese Giovanni di Tillio al quale successero i figli nel 1280. Fu poi di Niccolò Adimari e nel XIV secolo della famiglia Sanseverino. Nel XV secolo passò a Ottino De Caris e poi a Giovanni Antonio Orsini Del Balzo. Nel 1484 Parabita fu invasa dai Veneziani che avevano occupato Gallipoli. Nei primi anni del Cinquecento era signore del feudo Francesco Orsini del Balzo alla cui corte viveva lo scrittore Antonino Lenio. Dopo la guerra tra francesi e spagnoli, guidati rispettivamente da Francesco I e Carlo V, i Del Balzo dovettero fuggire da Parabita. Dal 1531 il feudo fu gestito dal Regio Fisco e nel 1535 venne acquistato da Pirro Castriota al quale si deve la ristrutturazione del castello eseguita dall'architetto Evangelista Menga. Il feudo venne gestito dai Castriota fino al 1678 e nel 1689 fu venduto sub hasta a Domenico Ferrari che lo trasforma in ducato. Alla sua morte passò al nipote Giuseppe e ai sui discendenti che furono gli ultimi feudatari di Parabita fino all'emanazione delle leggi eversive della feudalità, attuate tra il 1806 e il 1808[6].

Simboli[modifica | modifica sorgente]

Parabita-Stemma.png

Descrizione araldica dello stemma:

« D'azzurro, al castello torricellato di due, al naturale, aperto di nero, posto su una pianura erbosa di verde, a due cipressi, al naturale, uscenti dalla cortina, con l'Arcangelo Gabriele, pure al naturale, con la spada sguainata, librato sulla Torre di destra. »
(D.C.G. 10 gennaio 1929)

Monumenti e luoghi d'interesse[modifica | modifica sorgente]

Architetture religiose[modifica | modifica sorgente]

Chiesa madre

Chiesa di San Giovanni Battista[modifica | modifica sorgente]

La chiesa matrice di San Giovanni Battista forse sorge sul luogo di una chiesetta del XIII secolo dedicata a san Biagio. Ampliata più volte nel corso dei secoli, ha assunto la fisionomia odierna dopo gli interventi ampliativi del 1853 che ne hanno determinato l'allungamento della fabbrica e il conseguente rifacimento della facciata. Possiede una pianta a tre navate con altari databili dalla fine del XV al XVIII secolo. Nell'incrocio tra le navate e il transetto si innalza una cupola ottagonale che copre il presbiterio. La chiesa conserva le spoglie di san Vincenzo Martire, legionario romano, provenienti dalle catacombe di Commodilla in Roma, donate alla famiglia Ferrari nel 1737 e successivamente dalla duchessa Lucia la Greca alla parrocchia nel 1851.

Basilica santuario della Madonna della Coltura[modifica | modifica sorgente]

Basilica Madonna della Coltura

La basilica santuario della Madonna della Coltura fu ricostruita tra il 1913 e il 1942 su progetto dell'architetto Napoleone Pagliarulo. Sorge su una precedente chiesa degli inizi del XVII secolo, a sua volta sorta sulle rivine di un'antica cappella del XIV secolo. Negli anni '70 del secolo scorso, la Basilica viene consolidata ed ampliata con le cappelle laterali dall'Impresa Gaetano Leopizzi di Parabita, che realizza anche il campanile. Al suo interno è custodito un affresco bizantino dell'XI-XII secolo raffigurante la Vergine col Bambino. L'icona proviene dall'ingresso di una laura basiliana, già esistente nel territorio di Parabita in contrada cultura (che in greco significa pane). L'iscrizione in greco, presente sull'affresco, invoca appunto Maria come la portinaia, custode della laura. Dal luogo del ritrovamento ha preso il nome di Madonna della Coltura. Il tempio fu elevato a santuario mariano diocesano il 15 maggio 1949 dal vescovo Francesco Minerva e innalzato a basilica minore il 1º settembre 1999 da Giovanni Paolo II[7][8].

Chiesa dell'Immacolata

Chiesa dell'Immacolata[modifica | modifica sorgente]

La chiesa dell'Immacolata risale al Cinquecento ma venne successivamente rifatta e l'attuale struttura risale alla seconda metà del XVII secolo. Fa parte delle tre chiese del centro storico del paese e presenta un sobrio e lineare prospetto composto da portale d'ingresso, sormontato da un affresco della titolare, posto in asse col finestrone. L'interno, a navata unica rettangolare, è caratterizzato da sfarzosi stucchi barocchi e da affreschi che ornano tutta la superficie con motivi floreali, volute e conchiglie. Grandi medaglioni accolgono tele raffiguranti i quattro evangelisti, alcuni santi, papi e scene di vita della Vergine. Sulla parete di fondo è addossato l'altare maggiore in stile barocco con intarsi, colonne tortili e capitelli; al centro è posizionata la tela dell'Immacolata.

Chiesa delle Anime

Chiesa delle Anime del Purgatorio[modifica | modifica sorgente]

La chiesa delle Anime del Purgatorio, più correttamente intitolata a Santa Maria Liberatrice, risale ai primi decenni del Settecento. Il documento più antico che testimonia l'esistenza di suddetta chiesa risale al 25 novembre 1738 ed è rappresentato da una relazione di Monsignor Francesco Carafa stilata dopo una visita pastorale.
Presenta una semplice facciata inquadrata da due poderose paraste che racchiudono il portale sormontato da un affresco della Vergine delle Anime del Purgatorio e da una finestrella circolare. L'interno, a navata unica, è composto da due campate con volta alla leccese separate da un pilastro. Sul controprospetto trova posto la cantoria nella quale è allocato un ottocentesco organo a canne. Il presbiterio, affrescato di recente con immagini che richiamano episodi evangelici, ospita l'altare maggiore in pietra leccese che racchiude al centro la tela della Titolare.
La chiesa, officiata dalla Confraternita delle Anime, ha assolto per un lungo periodo anche la funzione di cimitero comunale prima che venissero emanate, nel 1804, le norme sui cimiteri con l'Editto di Saint Cloud.

Chiesa del Crocefisso e Convento

Chiesa del Crocefisso e convento degli Alcantarini[modifica | modifica sorgente]

La chiesa del Crocefisso, con l'annesso convento degli alcantarini, è un complesso conventuale fondato nel 1731 in seguito all'insediamento dei frati voluti dall'Universitas locale.
La chiesa, meglio conosciuta sotto il titolo di San Pasquale, rispecchia la regola dell'ordine improntata sull'umiltà e la semplicità. La sobria facciata, che si conclude con un timpano poco slanciato, è caratterizzata da un portale centrale affiancato da due finestrelle e sormontato da una finestra centrale più grande; lateralmente sono presenti due edicole affrescate con le immagini di san Pasquale Baylon e di san Pietro d'Alcantara. L'interno, a navata unica terminante nel presbiterio dalla copertura con volta a lunetta, custodisce un pregevole altare maggiore in pietra leccese finemente intagliato e decorato con statue, stucchi e sculture. Nella navata, dal pavimento maiolicato, sono presenti diversi altari fra cui quello dedicato a santa Filomena (fatto costruire dalla duchessa Lucia la Greca nel 1837), un settecentesco presepe in cartapesta e un organo a canne.
Al convento, anch'esso semplice nelle linee architettoniche, si accede mediante un portale preceduto da un pronao a baldacchino sul quale vi trovavano sede tre statue trafugate in tempi recenti. Sulla sommità del prospetto è presente il loggiato con archi ogivali acuti nel quale i frati trascorrevano i loro momenti di meditazione. Soppresso una prima volta nel 1809 con le leggi eversive di Gioacchino Murat, venne definitivamente abbandonato nel 1866.

Convento di Santa Maria dell'Umiltà[modifica | modifica sorgente]

Il convento di Santa Maria dell'Umiltà, con annessa chiesa dedicata alla Madonna del Rosario, venne fondato nel 1405 dai domenicani sebbene non attestato da documenti ufficiali. Alla seconda metà del XV secolo risalirebbe invece il completamente del complesso conventuale. Espropriato dallo Stato con le leggi eversive del XIX secolo, divenne sede del Comune e successivamente dei carabinieri. Nel 1927 la chiesa fu venduta dall'amministrazione comunale alla parrocchia e fu dichiarata monumento nazionale. Nel 1957 fu interessata da scellerate modifiche, effettuate per ricavarne sale da destinare ad attività ricreative parrocchiali, che ne sfregiarono per sempre l'originaria fisionomia.
L'edificio, a navata unica, presentava dieci altari laterali, un fonte battesimale in pietra leccese, un pulpito ed era ricoperto da un tetto a cassettoni in legno di rovere poi sostituito con una volta piana. Tuttavia rimangono alcuni elementi decorativi come i resti di un affresco cinquecentesco raffigurante un santo domenicano fra angeli. La facciata conserva ancora il suo aspetto originario caratterizzato da un rosone centrale con sculture; al centro la Crocefissione, ai lati l'Annunciazione con l'angelo a destra e Maria a sinistra, negli spazi intermedi vi sono otto testine angeliche.
Il convento, anch'esso interessato da rifacimenti poco consoni dell'ultimo secolo, conserva il chiostro dal quale si accede, mediante due scalinate, al corridoio del piano superiore sul quale si aprono le piccole celle dei frati.

Cripte[modifica | modifica sorgente]

Parabita ospita due cripte bizantine: la cripta urbana di Santa Marina e la cripta rupestre del Cirlicì, una cavità naturale trasformata in luogo di culto nel XII secolo. Quest'ultima, situata nei pressi dell'omonimo canale, è costituita da un primo ambiente da cui tramite un breve corridoio si accede ad una seconda stanza più ampia. Sono presenti tracce di affreschi tra i quali risalta un santo Vescovo, forse san Basilio Magno.

Cimitero Monumentale di Parabita[modifica | modifica sorgente]

Il Cimitero Monumentale di Parabita è stato progettato nel 1967 dallo Studio G.R.A.U. di Roma, del quale fanno parte gli architetti Alessandro Anselmi e Paola Chiatante. I lavori vengono effettuati con straordinaria maestria dall' Impresa Gaetano Leopizzi di Parabita; si utilizzano manufatti edilizi in cemento armato e pietra carparo, usato in blocchi a faccia vista di dimensioni 25x25x60 cm, e la realizzazione delle differenti curvature richiede la sagomatura a mano di ogni singolo blocco. La pianta del cimitero simboleggia l'esplosione di un capitello corinzio. Nel 1982 viene inaugurato il nuovo cimitero monumentale di Parabita, un cimitero di cui si interessano le più prestigiose riviste nazionali ed internazionali di architettura ed urbanistica, sul quale discutono, spesso con toni culturalmente accesi, insigni studiosi e grandi progettisti, presente in esposizioni di tutto il mondo, punto di riferimento nella discussione sul postmoderno. Il plastico del Cimitero Monumentale di Parabita è esposto al MAXXI di Roma, nella sezione della esposizione permanente.

Altre architetture religiose[modifica | modifica sorgente]

  • Chiesa di Sant'Anna
  • Chiesa di Sant'Antonio
  • Chiesa del Sacro Cuore di Gesù
Palazzo Castriota
Castello Angioino

Architetture civili[modifica | modifica sorgente]

  • Palazzo d'Alfonso o Castriota, XVI secolo
  • Palazzo dei Veneziani, fine XV secolo
  • Palazzo Ferrari, XVI secolo
  • Palazzo Vinci, XV secolo
  • Palazzo Lopez Y Royo, XVI secolo
  • Palazzo Ramis, XVI secolo

Architetture militari[modifica | modifica sorgente]

Castello angioino[modifica | modifica sorgente]

Il castello risale al XIV secolo e si deve agli Angioini che lo edificarono per potenziare il sistema difensivo della città. Con l'avvento della famiglia Castriota, feudatari dal 1535 al 1678, la fortezza venne ristrutturata e ammodernata secondo i criteri militari dell'epoca. Tra gli anni 1540-1545, i lavori guidati dall'architetto Evangelista Menga portarono alla demolizione dei vecchi torrioni circolari e alla costruzione di quattro bastioni a pianta laoncelata. L'attuale fisionomia venne data nel 1911 dall'architetto Napoleone Pagliarulo incaricato dal proprietario Raffaele Elia di rendere la fortezza adatta ai bisogni abitativi della famiglia.
Presenta una pianta quadrangolare caratterizzata da una imponente mole centrale decorata con motivi rinascimentali. Pregevole è la corte interna sul quale si affacciano portali a tutto sesto che conducono negli ambienti interni. Le stanze hanno coperture a botte, a botte ogivale, a padiglione. La cappella di famiglia, dedicata a san Francesco d'Assisi, possiede una copertura con cupola su pennacchi sferici.

Siti archeologici[modifica | modifica sorgente]

  • Frantoi ipogei

Grotta delle Veneri[modifica | modifica sorgente]

Riproduzione Veneri di Parabita in legno d'ulivo

La grotta delle Veneri è una cavità naturale di origine carsica che prende il nome da due statuine femminili di epoca paleolitica, le Veneri, qui ritrovate nel 1965. Si tratta di statuine scolpite in osso di cavallo raffiguranti donne in stato di gravidanza e risalenti ad un periodo compreso tra 12.000 e 14.000 anni fa. La cavità può essere divisa in due settori: la grotta-riparo esterna, conseguenza dei progressivi cedimenti della volta che hanno generato un ambiente aperto, e la grotta interna suddivisibile in un ambiente centrale e due cunicoli che si sviluppano verso nord e verso ovest.

Società[modifica | modifica sorgente]

Evoluzione demografica[modifica | modifica sorgente]

Abitanti censiti[9]

Etnie e minoranze straniere[modifica | modifica sorgente]

Al 31 dicembre 2010 a Parabita risultano residenti 129 cittadini stranieri. Le nazionalità principali sono[10]:

Diffusione del dialetto Salentino

Lingue e dialetti[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi dialetto salentino.

Il dialetto parlato a Parabita è il dialetto salentino nella sua variante meridionale. Il dialetto salentino si presenta carico di influenze riconducibili alle dominazioni e ai popoli stabilitisi in questi territori che si sono susseguite nei secoli: messapi, greci, romani, bizantini, longobardi, normanni, albanesi, francesi, spagnoli.

Cultura[modifica | modifica sorgente]

Istruzione[modifica | modifica sorgente]

Biblioteche[modifica | modifica sorgente]

  • Biblioteca Comunale

Scuole[modifica | modifica sorgente]

  • 7 Scuole dell'Infanzia (statali e paritarie)
  • 1 Scuola primaria
  • 1 Scuola secondaria di I° grado
  • Istituto d'Arte "Giannelli"

Musei[modifica | modifica sorgente]

  • Museo del Manifesto - Fondato a Parabita nel 1982 da Rocco Coronese, artista, docente e direttore dell'Accademia di Belle Arti di Frosinone, ospita una vastissima collezione di manifesti raccolti dal suo fondatore, con sezioni di cinema, teatro, turismo, pubblicità, politica.
  • Pinacoteca Giannelli - Donata nel 1924 al Comune di Parabita da Enrico Giannelli, è esposta in alcune sale di palazzo Ferrari e rappresenta uno spaccato della scuola napoletana dell'Ottocento e inizi del Novecento. La raccolta è costituita da quarantatré quadri e dieci sculture, opere di Francesco Saverio Altamura, Giuseppe Casciaro, Vincenzo Caprile, Camillo Miola, Salvatore Petruolo, Raffaele Giurgola, Vincenzo Gemito e Achille D'Orsi.
  • Museo del Vino - è ubicato in un vecchio palmento del 1891, nel Centro Storico di Parabita. Vi sono sistemati macchinari secondo il ciclo di produzione e raccolti oggetti e strumenti relativi ai processi di vinificazione (botti, damigiane, bascule, furate, torchi, solfitometri, matthre, ecc.) Dentro è sistemato un “Centro di documentazione”, che raccoglie materiali documentali (libri, riviste, stampe, pubblicazioni, opuscoli, etichette, ecc.) relativi alla produzione del vino nel Salento fin dalle origini, oltre a libri di agricoltura.

Eventi[modifica | modifica sorgente]

  • Maratona del Salento - gennaio
  • Festa Patronale della Madonna della Coltura - maggio: quarto sabato, domenica e lunedì
  • Festa di Sant'Antonio da Padova - 13 giugno
  • Festa di San Luigi Gonzaga - 21 giugno
  • Festa di San Giovanni Battista - 24 giugno
  • "Teatriamo", rassegna teatrale in vernacolo - luglio
  • Festa di Maria SS. delle Anime del Purgatorio - 19 luglio
  • Festa di Sant'Anna e San Pantaleone - ultima settimana di luglio
  • Sagra della Puccia - agosto
  • Festa di San Domenico di Guzmán - 8 agosto
  • Festa della Madonna Immacolata - 8 dicembre

Festa Patronale[modifica | modifica sorgente]

La festa patronale, che si svolge il quarto fine settimana di maggio (sabato, domenica e lunedì), è dedicata a Maria SS. della Coltura, patrona della città assieme a San Rocco e a San Sebastiano. La festa inizia il sabato sera con la processione del simulacro per le vie della città. La processione, parte dalla Basilica di Maria SS. della Coltura e culmina in piazza Umberto I dove la statua della Vergine viene lasciata nella Chiesa Matrice. La domenica, si svolge una seconda processione, che ricorda il ritrovamento del monolite. La tradizione racconta che un contadino mentre arava con i buoi trovò un Monolite con la raffigurazione della Vergine; corse in paese ad annunciare la lieta notizia e l'immagine venne condotta nella Chiesa Matrice per essere custodita. La mattina seguente, all'apertura della chiesa, l'immagine non era al suo posto ma venne trovata in una piccola chiesa situata fuori le mura della città di fronte alle campagne. Da quel momento le fu dato il nome di Madonna della Coltura o dell'Agricoltura. La domenica si rievoca l'accaduto e mentre la processione si ferma "ssutta a porta" (espressione dialettale indicante il luogo in cui un tempo sorgeva la porta della città) i "curraturi" cioè i corridori, partono dal luogo dove è stato trovato il Monolite e corrono fino al luogo della processione (1 km). Il lunedì mattina il simulacro viene portato in Basilica, dove viene celebrata la Santa Messa.
La festa è molto sentita dai cittadini parabitani e dai contadini. La festa è famosa anche per le luminarie e per la simulazione dell'incendio del campanile.

Economia[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Economia della Puglia.

L'economia cittadina si basa da sempre sulle attività produttive tradizionali legate all'agricoltura. Importante è la produzione vinicola, olearia, dei cereali e degli ortaggi. Negli ultimi decenni si sono registrati nuovi insediamenti produttivi nel campo dell'imbottigliamento di vino e olio con relativa esportazione.
Presente è l'artigianato: ferro battuto, legno, restauro e tessitura. Con la nascita della zona artigianale si sono sviluppate piccole aziende manifatturiere. In forte crescita è il settore turistico. A Parabita c'è la sede legale della Banca Popolare Pugliese un istituto che ha 100 sportelli in tre regioni.

Infrastrutture e trasporti[modifica | modifica sorgente]

Strade[modifica | modifica sorgente]

I collegamenti stradali principali sono rappresentati da:

Il centro è anche raggiungibile dalle strade provinciali interne: SP361 Gallipoli-Alezio-Parabita-Maglie; SP51 da Tuglie, SP334 da Casarano e dal confinante abitato di Matino.

Ferrovie[modifica | modifica sorgente]

La città è servita da una stazione ferroviaria posta sulla linea locale Novoli-Gagliano del Capo delle Ferrovie del Sud Est.

Amministrazione[modifica | modifica sorgente]

Sport[modifica | modifica sorgente]

Calcio[modifica | modifica sorgente]

La principale squadra di calcio della città è l'A.S.D. Gioventù Parabita che milita nel girone C pugliese di Prima Categoria.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ a b Dato Istat - Popolazione residente al 31 maggio 2012.
  2. ^ Puglia.indettaglio.it
  3. ^ http://clima.meteoam.it/AtlanteClimatico/pdf/(332)Lecce%20Galatina.pdf Tabelle climatiche 1971-2000 dall'Atlante Climatico 1971-2000 del Servizio Meteorologico dell'Aeronautica Militare
  4. ^ Pagina con le classificazioni climatiche dei vari comuni italiani.
  5. ^ Corografia Fisica e Storica della Provincia di Terra d'Otranto
  6. ^ L. A. Montefusco, Le successioni feudali in Terra d'Otranto - Istituto Araldico salentino, Lecce, 1994
  7. ^ [1] La basilica santuario della Madonna della Cultura
  8. ^ Visita virtuale della basilica
  9. ^ Statistiche I.Stat - ISTAT;  URL consultato in data 28-12-2012.
  10. ^ Dati Istat

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • L. A. Montefusco, Le successioni feudali in Terra d'Otranto, Istituto Araldico salentino, Lecce, 1994
  • (AA.VV.): Salento. Architetture antiche e siti archeologici - Edizioni del Grifo, 2008
  • Stefanelli Laura, La biblioteca degli Alcantarini di Parabita. Storia e fondo antico, Congedo Editore, Galatina, 2008
  • La Confraternita delle Anime di Parabita. La chiesa, i restauri, l'archivio, Congedo, 2001
  • Carmen Mancarella, Loredana Barone, Mario Monaco, Iscrizioni latine del Salento. Melendugno e Borgagne, Parabita, Tricase e frazioni, Congedo, 1996
  • Antonio Romano, Vocabolario del dialetto parabitano, Edizioni del Grifo, 2009
  • Giuseppe Tornesello, L'eccidio di Parabita (23 giugno 1920), Bibliotheca Minima, 1997
  • De Giorgi C., La Provincia di Lecce. Bozzetti di viaggio, I-II, Lecce, 1888
  • Parabita (Prov. di Lecce) I.G.M. F. 214 III SE, «Rivista Scienze Preistoriche» XXXIX, 1984

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]