Gallipoli (Italia)

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Gallipoli
comune
Gallipoli – Stemma Gallipoli – Bandiera
Gallipoli – Veduta
Localizzazione
Stato Italia Italia
Regione Regione Puglia-Stemma it.png Puglia
Provincia Provincia di Lecce-Stemma.png Lecce
Amministrazione
Sindaco Francesco Errico (centro-sinistra) dal 21/05/2012
Territorio
Coordinate 40°04′00″N 18°03′00″E / 40.066667°N 18.05°E40.066667; 18.05 (Gallipoli)Coordinate: 40°04′00″N 18°03′00″E / 40.066667°N 18.05°E40.066667; 18.05 (Gallipoli)
Altitudine 12 m s.l.m.
Superficie 41,22 km²
Abitanti 20 169[2] (31-05-2012)
Densità 489,3 ab./km²
Frazioni Baia Verde, Lido Conchiglie, Rivabella
Comuni confinanti Alezio, Galatone, Matino, Sannicola, Taviano[1]
Altre informazioni
Cod. postale 73014
Prefisso 0833
Fuso orario UTC+1
Codice ISTAT 075031
Cod. catastale D883
Targa LE
Cl. sismica zona 4 (sismicità molto bassa)
Cl. climatica zona C, 999 GG[3]
Nome abitanti gallipolini
gallipolitani (in antichità)
Patrono san Sebastiano, sant'Agata; Compatrona: Santa Cristina
Giorno festivo 20 gennaio, 5 febbraio
Cartografia
Mappa di localizzazione: Italia
Gallipoli
Posizione del comune di Gallipoli nella provincia di Lecce
Posizione del comune di Gallipoli nella provincia di Lecce
Sito istituzionale
(LA)
« […] In ora vero Senorum, Callipolis, quae nunc est Anxa […] »
(IT)
« […] sulla costa dei Senoni c'è Gallipoli, che ora è (chiamata) Anxa […] »
(Plinio il Vecchio, Naturalis historia, Roma, 23-79, pag. 100)
« […] Gallipoli è tutta bianca sotto il sole, affocata come una città araba della costa dell'Africa...in lontananza su un isolotto un faro bianco[…] »
(Gabriele D'Annunzio,Taccuini pg. 31)

Gallipoli (IPA: [ɡalˈlipoli][4][5], Caddhrìpuli o Caḍḍìpuli in dialetto gallipolino e in greco salentino, Gallipolis o Callipolis in latino, Καλλίπολις in greco classico, traslitterato Kallìpolis, Anxa in messapico) e conosciuta come "Perla dello Ionio", è un comune italiano di 20.169 abitanti[2] della provincia di Lecce in Puglia.

Situato lungo la costa occidentale della penisola salentina, è il quinto centro della provincia per numero di abitanti. È sede, insieme a Nardò, della diocesi di Nardò-Gallipoli[6]. La città è protesa sul mar Ionio ed è divisa in due parti: il borgo e il centro storico. Di notevole importanza storico-naturalistica è l'Isola di Sant'Andrea, circa un miglio al largo del centro storico, caratterizzata dalla presenza di animali selvatici, come il Gabbiano corso.

Indice

Geografia fisica[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Geografia della Puglia.

Territorio[modifica | modifica wikitesto]

mappa di Gallipoli realizzata da Piri Reis

Il territorio del comune di Gallipoli, che occupa una superficie di 40,35 km², si affaccia sul mare Ionio con un litorale di circa 20 km comprendente anche le località di Punta Pizzo, Baia Verde, Rivabella e Lido Conchiglie[7]. Il centro urbano, situato a 12 m s.l.m., è composto dalla città vecchia, posta su un'isola calcarea collegata alla terraferma con un ponte seicentesco, e dal borgo, che accoglie la parte più moderna della città. Il territorio confina a nord con il comune di Sannicola, a est con i comuni di Alezio e Matino, a sud con il comune di Taviano e a ovest con il mare Ionio[8]. Il comune dista da Lecce 37 km. Nel comune di Gallipoli ricade il parco naturale regionale Isola di Sant'Andrea e litorale di Punta Pizzo istituito con legge regionale n. 20 del 10 luglio 2006[9].

Clima[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Clima della Puglia e Stazione meteorologica di Lecce Galatina.

Dal punto di vista meteorologico Gallipoli rientra nel territorio del Salento meridionale che presenta un clima prettamente mediterraneo, con inverni miti ed estati caldo umide. In base alle medie di riferimento, la temperatura media del mese più freddo, gennaio, si attesta attorno ai +9 °C, mentre quella del mese più caldo, agosto, si aggira sui +25,1 °C. Le precipitazioni medie annue, che si aggirano intorno ai 676 mm, presentano un minimo in primavera-estate e un picco in autunno-inverno.
Facendo riferimento alla ventosità, i comuni del basso Salento risentono debolmente delle correnti occidentali grazie alla protezione determinata dalle Serre Salentine che creano un sistema a scudo. Al contrario le correnti autunnali e invernali da Sud-Est, favoriscono in parte l'incremento delle precipitazioni, in questo periodo, rispetto al resto della penisola[10].

Gallipoli Mesi Stagioni Anno
Gen Feb Mar Apr Mag Giu Lug Ago Set Ott Nov Dic Inv Pri Est Aut
T. max. mediaC) 12,4 13,0 14,8 18,1 22,6 27,0 29,8 30,0 26,4 21,7 17,4 14,1 13,2 18,5 28,9 21,8 20,6
T. min. mediaC) 5,6 5,8 7,3 9,6 13,3 17,2 19,8 20,1 17,4 13,7 10,1 7,3 6,2 10,1 19,0 13,7 12,3
Precipitazioni (mm) 80 60 70 40 29 21 14 21 53 96 109 83 223 139 56 258 676
Umidità relativa media (%) 79,0 78,9 78,6 77,8 75,7 71,1 68,4 70,2 75,4 79,3 80,8 80,4 79,4 77,4 69,9 78,5 76,3

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Storia del Salento e Storia della Puglia.
Origini del nome

Si riteneva che l'antico nome della città, in epoca messapica, fosse Anxa,[12] ma non si hanno conferme di questa ipotesi dai dati archeologici, già assai scarsi: è giusto ritenere, quindi, che Gallipoli fosse semplicemente uno scalo della messapica Alezio.
Contrariamente a quanto suggerito dal gonfalone cittadino, su cui campeggia un gallo, la radice del nome Gallipoli non pare avere nulla a che vedere con l'animale. Secondo un'opinione diffusa la parola Gallipoli deriverebbe dal greco classico Καλλίπολις (Kallí Pólis o Kallípolis), che significa "città bella". Alcuni studi, invece, riconducono l'origine del nome al toponimo kal, in questo caso nella sua variante gal, presente anche nei toponimi salentini Calimera, Galugnano, Alliste (originariamente Calliste), Galatina, Galatone, ecc. Stando a quest'ultima ipotesi, Gallipoli significherebbe "città dello scalo" oppure "dell'emporio/fondaco". Viceversa, altri studiosi, considerando attendibile la testimonianza di Plinio il Vecchio, riconducono la stessa radice gal alla presenza sul territorio di Galli Senoni, ipotesi in parte suffragata dalla presenza nel Salento di monumenti megalitici, tipici della cultura celtica.

(LA)
« Urbs Graia Kallipolis »
(IT)
« Città Greca Gallipoli »
(Pomponio Mela)

In località Torre Sabea vi era un antico e importante villaggio neolitico del quale sono rimasti chiari segni archeologici, benché coperti da uno strato di sabbia. I dati faunistici e paleobotanici e il materiale archeologico compresi i segni di vegetazione commestibile (frumento, orzo, ...) o di focolari incisi sulla roccia, dimostrano che la comunità del villaggio apportava modifiche al suo habitat, in funzione dell'utilità che ne poteva trarre per il vivere più civile: colture dei terreni, pascoli di capro-ovini. Né la comunità si lasciava sfuggire lo scambio per via mare dell'ossidiana proveniente dalle isole Eolie.

Lo stemma di Gallipoli si compone dell'immagine di un gallo con la corona e di una scritta che recita "fideliter excubat" (vigila fedelmente). La leggenda narra che il gallo avrebbe impresso con la propria immagine lo scudo di Idomeneo di Creta, l'eroe che si crede fondatore delle città di Lecce e di Gallipoli.[13]

Altri pensano che la città originaria sia stata la messapica Alezio, e che in quel tempo lo scoglio su cui è posta Gallipoli servisse da stazione per i pescatori, che edificarono qualche casetta senza ordine per ripararsi. In effetti tutte le città messapiche erano collegate tramite tracciati stradali ai loro approdi portuali: Alezio era collegata a Gallipoli, Ugento a Torre San Giovanni, Nardò a Santa Maria al Bagno a cui forse era collegata la stessa Manduria. In seguito alla distruzione di Alezio, con l'accrescere della popolazione e degli artigiani, Gallipoli divenne una città. La tortuosità delle strade del centro storico sembra confermare questa teoria[14]. L'impianto urbanistico della città vecchia è dovuto anche a motivi militari e climatici (la tortuosità delle strade è un'ottima difesa contro le truppe nemiche e i venti dominanti) inoltre si è sfruttato ogni centimetro quadrato disponibile pur di poter edificare entro la cinta muraria; infatti nel centro storico non esistono vere e proprie piazze ma al più qualche slargo.

Altre fonti attribuiscono le origini della città ad altri eventi. Plinio il vecchio, ad esempio, induce a dedurre che i Galli Senoni si siano insediati nel territorio[15]; più credibile pare quella attribuita ai Messapi: è certo che Gallipoli fece parte della Magna Grecia controllando un vasto territorio comprendente l'attuale Porto Cesareo. Nel 265 a.C. a fianco di Taranto e di Pirro, si scontrò con Roma subendo una sconfitta che la relegò a colonia romana fino a diventare "municipium".[16]

Agli inizi del Medioevo fu quasi certamente saccheggiata dai Vandali e dai Goti. Ricostruita dai Bizantini, Gallipoli conobbe un periodo di floridezza sociale e commerciale, sfruttando la sua posizione geografica. Durante il Medioevo appartenne alla Chiesa di Roma e fu teatro di durissimi scontri con il monachesimo greco, il cui ricordo si conserva ancora nell'Abbazia di San Mauro, i cui ruderi sono visibili sulla serra che da est guarda alla città.

Il distretto di Gallipoli

Nell'XI secolo, Gallipoli fu occupata dai Normanni e successivamente, nel 1268, subì l'assedio di Carlo I d'Angiò, determinandone di fatto il passaggio della città sotto il controllo degli Angioini e provocando la fuga degli abitanti nella vicina Alezio. La ripopolazione della città avvenne già nel 1300 sotto il governo del Principato di Taranto. Nel 1484, i Veneziani ne tentarono l'occupazione con una flotta composta da settanta navi, tra cui sedici galee e cinque navi da carico, con settemila combattenti e trecento cavalli, contro i duecento gallipolini che manifestarono fino all'ultimo la loro fedeltà al regnante. Nel XVI secolo subì dapprima l'assedio degli spagnoli e poi dei Borbone; con quest'ultimi entrò a far parte del Regno di Napoli. Ferdinando I di Borbone avviò la costruzione del porto che divenne nel Settecento la più importante piattaforma olearia del Mediterraneo per il commercio dell'olio per lampade (olio lampante).

Il distretto di Gallipoli fu una delle suddivisioni amministrative del Regno delle Due Sicilie, subordinate alla provincia di Terra d'Otranto, soppressa nel 1860 con l'occupazione garibaldina e l'annessione al Regno di Sardegna. Fu costituito con la legge 132 del 1806 "sulla divisione ed amministrazione delle province del Regno", varata l'8 agosto di quell'anno da Giuseppe Bonaparte.

Particolare di un Frantoio ipogeo gallipolino

Il distretto era suddiviso in successivi livelli amministrativi gerarchicamente dipendenti dal precedente.[17]. Al livello immediatamente successivo, infatti, individuiamo i circondari, che, a loro volta, erano costituiti dai comuni, l'unità di base della struttura politico-amministrativa dello Stato moderno. A questi ultimi potevano far capo i villaggi, centri a carattere prevalentemente rurale. I circondari del distretto di Gallipoli ammontavano a tredici: Gallipoli, Parabita, Casarano, Alessano, Gagliano, Presicce, Tricase, Ruffano, Ugento, Poggiardo, Maglie, Nardò, Galatone.

Da sempre ambita meta turistica, è stata raggiunta negli ultimi anni da un numero sempre crescente di visitatori diventando una delle mete preferite del Mediterraneo grazie al suggestivo centro storico, costituito da un intricato labirinto fatto di stradine tortuose, corti, bellissime chiese e palazzi storici.

Gallipoli nell'opera di Plinio il Vecchio[modifica | modifica wikitesto]

Lo storico gallipolino Stefano Catalano in una lettera rivolta al filosofo Giovan Battista Crispo, ammette di provare un certo imbarazzo leggendo il testo di Plinio il Vecchio "".

Citazione nella Naturalis historia
...in ora vero Senonum, Callipolis, quae nunc est Anxa...

L'interpretazione di questa citazione è stata oggetto di numerosi studi: Giovanni Arduino vuole che si legga in ora senum Callipolis, poiché i Senoni giunsero a Roma e difficilmente nella zona meridionale d'Italia. Assunsero atteggiamento analogo altri storici come Antonio de Ferrariis, Filippo Cluverio. Nell'opera di Bartolomeo Ravenna Memorie istoriche della città di Gallipoli, si parla di un anonimo milanese il quale preferisce leggere la proposizione pliniana come in ora sinus Callipolis a differenza di Cluverio in ora Salentinorum Callipolis, ossia Gallipoli nel golfo dei Salentini. Molto probabilmente quel senonum presente nella Naturalis historia è stato un errore dei copisti o una abbreviazione dello scrittore stesso per indicare il Salento. Vi furono però storici come Polibio, che appoggiarono la tesi di Plinio ammettendo che veramente i Senoni approdarono alle spiagge di Gallipoli. Appiano di Alessandria scrisse che la perla dello ionio era in passato abitata dai greci e dai Galli senoni, una popolazione celtica.

Simboli[modifica | modifica wikitesto]

Stemma civico
Gonfalone civico

Descrizione dello stemma:

« Lo stemma raffigura un gallo coronato che reca tra le zampe un cartiglio con la scritta latina "FIDELITER EXCUBAT"  »


Descrizione del gonfalone:

« Il Gonfalone è costituito da un drappo perimetrato di azzurro, che porta in alto la scritta dorata CITTA' DI GALLIPOLI; al centro, in campo rosso, vi è una corona a cinque torri, sotto la quale si trova lo scudo azzurro, al cui interno è riprodotto lo stemma civico. Lo scudo è incorniciato a sinistra da una fronda di alloro e a destra da una fronda di quercia con sottesa una lista bifida dorata. »

Onorificenze[modifica | modifica wikitesto]

Titolo di Città - nastrino per uniforme ordinaria Titolo di Città

[18]

Monumenti e luoghi d'interesse[modifica | modifica wikitesto]

Barocco a Gallipoli[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Barocco a Gallipoli.

Nel XVII secolo si diffuse nella città ionica il Barocco e questo è testimoniato dalla presenza di numerosi edifici religiosi e civili presenti. Caratteri fondamentali di questo movimento furono le decorazioni floreali e angeliche esagerate, stravaganti ed eccessive.
Gallipoli, insieme ad altre città salentine, per l'importanza degli edifici e le architetture religiose dell'epoca barocca, il cosiddetto Barocco leccese, è stata inserita nella "Tentative Lists" dell'Unesco in attesa di eventuale riconoscimento come Patrimonio dell'Umanità.[19]

Martirio di Sant'Agata.
Chiesa di San Francesco di Paola.

Architetture religiose[modifica | modifica wikitesto]

Basilica Concattedrale di Sant'Agata[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Basilica Concattedrale di Sant'Agata.

La basilica concattedrale di Sant'Agata è una costruzione barocca del XVII secolo a croce latina, edificata sul luogo di una chiesetta romanica dedicata a San Giovanni Crisostomo. Posta al centro e nel punto più alto dell'isola, sito probabilmente destinato ad area sacra sin dall'antichità, essa rappresenta uno dei principali monumenti dell'espressione barocca salentina. Presenta un prospetto in tufo calcareo diviso in due ordini riccamente decorati. È caratterizzato da nicchie contenenti le statue in pietra di Sant'Agata, San Fausto, San Sebastiano, Santa Marina, Santa Teresa d'Avila e i busti dei Santi Agostino e Giovanni Crisostomo impostati sui riccioli delle volute di raccordo. L'interno, a tre navate, ospita pregevoli altari barocchi e numerose tele che fanno della concattedrale una vera e propria pinacoteca. Nel presbiterio, delimitato da una balaustra marmorea, si innalza un maestoso altare maggiore in marmi policromi opera dell'artista bergamasco Cosimo Fanzago. Intorno ad esso sono la cattedra vescovile in legno e il grande coro in legno di noce con quarantun stalli. Nel 1949 papa Pio XII, su richiesta del vescovo Mons. Nicola Margiotta, l'ha elevata al rango di basilica pontificia minore.[20]

Chiesa di San Francesco di Paola[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Chiesa di San Francesco di Paola (Gallipoli).

La chiesa di San Francesco di Paola, sede della confraternita di Santa Maria ad Nives o Cassopo, fu edificata nel 1621 e fece parte del convento dei Paolotti. Sorge sulle mura cittadine di fronte al porto.

La sobria facciata, di forma rettangolare leggermente timpanata, presenta un semplice portale sormontato da una nicchia contenente la statua del Santo. In asse con il portale si apre una finestra finemente decorata. L'interno è costituito da un'unica navata separata dal presbiterio da un maestoso arco trionfale rivestito in legno colorato. La zona presbiteriale ospita un prezioso altare maggiore su cui si conserva la tela della Morte di San Giuseppe del pittore Romualdo Formosa. Sui muri laterali sono posizionati due grandi dipinti della seconda metà del Seicento raffiguranti i Miracoli di San Francesco di Paola. Nella navata sono presenti gli altari dedicati al titolare, a san Michele Arcangelo e a san Liborio.

Chiesa di San Francesco d'Assisi

Chiesa di San Francesco d'Assisi[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Chiesa di San Francesco d'Assisi (Gallipoli).

Il nucleo più antico della chiesa di San Francesco d'Assisi risale al XIII secolo, ma successivi rimaneggiamenti, intercorsi tra il Seicento e il Settecento, ne hanno radicalmente trasformato la struttura.

La facciata, articolata su due livelli, si presenta al piano terra con un portale introdotto da un portico ad arco e al piano superiore con due corpi aggettanti e la parte centrale concava. L'interno, a tre navate, ospita dieci altari barocchi disposti lungo le pareti laterali. Pregevoli sono le tele e le opere d'arte appartenenti a epoche differenti come il presepe in pietra attribuito a Stefano da Putignano (fine XVI secolo). Di particolare suggestione sono le statue lignee dei due Ladroni (opere di Vespasiano Genuino), la cui "orrida bellezza" venne ricordata da Gabriele D'Annunzio, giunto a Gallipoli nel 1895.

Santissimo Crocifisso (sinistra) e San Domenico al Rosario (destra)

Chiesa di San Domenico al Rosario[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Chiesa di San Domenico al Rosario.

La chiesa di San Domenico al Rosario, annessa all'ex convento dei Domenicani, fu riedificata negli ultimi anni del XVII secolo sulle rovine di un tempio antico. Sede della confraternita del Rosario, l'edificio si presenta con un elegante prospetto in carparo decorato con nicchie e motivi floreali. L'interno, a pianta ottagonale con volta in pietra finemente decorata, ospita dieci altari barocchi impreziositi da alcune tele del pittore gallipolino Giovanni Domenico Catalano. L'adiacente chiostro del convento presenta alcuni affreschi raffiguranti la flotta cristiana all'ancora nella rada di Gallipoli dopo la battaglia di Lepanto.

Chiesa del Santissimo Crocifisso[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Chiesa del Santissimo Crocifisso (Gallipoli).

La chiesa del Santissimo Crocifisso, sede dell'omonima confraternita, venne eretta nel 1750 sui terreni di proprietà dei padri Domenicani, acquistati dalla confraternita nel 1741. Il sobrio prospetto, spartito in due ordini da un'aggettante trabeazione, è caratterizzato da una grande maiolica ottocentesca che raffigura il miracolo della traslazione del quadro della Vergine del Buon Consiglio e da una nicchia contenente un croce lignea recante il messaggio: IN HOC SIGNO VINCES. L'interno, a navata unica riccamente decorata con stucchi, ospita un pregevole altare maggiore su cui è collocata un'antica scultura lignea del Cristo morto che viene portata in processione durante i riti della Settimana Santa. Decorano la navata nove tele, tutte del pittore Aniello Letizia, un pulpito barocco, piccole statue raffiguranti personaggi biblici e angeli, gli stalli confraternali del 1867 e la statua lignea del XVIII secolo ritraente san Michele arcangelo.[21]

Chiesa di Santa Maria della Purità
Chiesa confraternale di Santa Maria degli Angeli

Chiesa di Santa Maria della Purità[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Chiesa di Santa Maria della Purità (Gallipoli).

La chiesa di Santa Maria della Purità, sede dell'omonima confraternita, fu edificata nel 1664. La facciata, delimitata lateralmente da due lesene e terminante con un cornicione in carparo leggermente aggettante sul quale poggia un frontone con due pinnacoli laterali, è caratterizzata da tre pannelli in maiolica raffiguranti la Madonna della Purità, San Giuseppe e San Francesco d'Assisi. L'interno, ricco di fastosi stucchi, ospita un marmoreo altare maggiore sul quale è collocata la tela di Luca Giordano raffigurante la Madonna della Purità tra san Giuseppe e san Francesco d'Assisi. Numerose sono le tele settecentesche che ricoprono le mura perimetrali della navata, molte delle quali opera del murese Liborio Riccio.[22]

Chiesa di Santa Maria degli Angeli[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Chiesa di Santa Maria degli Angeli (Gallipoli).

La chiesa di Santa Maria degli Angeli, edificata nella seconda metà del Seicento, sorge lungo il perimetro delle mura, di fronte all'isola di Sant'Andrea. Sede dell'omonima confraternita, composta da pescatori, agricoltori e artisti, presenta una semplice facciata impreziosita da un pannello maiolicato che ritrae la Madonna degli Angeli. L'interno, il cui ingresso è sormontato dal settecentesco organo della controfacciata, ospita grandi tele settecentesche del pittore Diego Oronzo Bianchi di Manduria e il marmoreo altare maggiore del 1865. Lungo le pareti sono disposti i seggi dei confratelli contrassegnati dalle cariche di pertinenza.

Santuario di Santa Maria del Canneto[modifica | modifica wikitesto]

Santuario di Santa Maria del Canneto
Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Santuario di Santa Maria del Canneto.

Il santuario di Santa Maria del Canneto si erge nei pressi del ponte che collega la città vecchia, posta sull'isola, al borgo. Affacciata sullo specchio d'acqua del Seno del Canneto, l'antico porto di Gallipoli, fu costruita nell'ultima metà del Seicento su un preesistente edificio sacro del 1504. Un portico, con tre arcate frontali e due laterali a tutto sesto con archi, introduce alle tre navate sormontate da un pregevole soffitto ligneo a cassettoni. Sulla parete di fondo troneggia l'antica effigie della Madonna del Canneto, legata a una leggenda cara ai pescatori del posto.

Chiesa del Carmine[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Chiesa del Carmine (Gallipoli) e Confraternita di Maria Santissima del Monte Carmelo.

La chiesa del Carmine, sede della confraternita di Maria Santissima del Monte Carmelo e della Misericordia, fu ricostruita nel 1836 e disegnata da Vito Donato da Galatone. La chiesa sorge sul luogo dove prima erano la chiesa di Santa Maria della Misericordia e l'oratorio dedicato alla beata Vergine del Carmine, abbattuti per le precarie condizioni statiche. L'edificio ospita un'edicola con una raffigurazione del Compianto sotto la Croce - un dipinto del 1931 di Giulio Pagliano -, il coro ligneo per i confratelli, l'altare maggiore e due altari laterali.

Chiesa Arciconfraternale della Santissima Trinità e delle Anime del Purgatorio[modifica | modifica wikitesto]

Particolare dell'Arciconfraternita delle Anime del Purgatorio e della Santissima Trinità

La chiesa della Santissima Trinità e delle Anime del Purgatorio, sede dell'omonima confraternita, venne edificata tra il 1665 e il 1675 su disegno dell'architetto padre Carlo Coi. Presenta una semplicissima facciata, priva di qualsiasi elemento architettonico e decorativo; l'interno, a navata unica con presbiterio, ospita numerose tele di Giuseppe Franco e Liborio Riccio. Interessanti sono l'altare maggiore in oro zecchino del 1678 arricchito dalle statue di santa Teresa d'Avila e dell'Angelo Custode, la tela delle Anime del Purgatorio e la Trinità del 1684, l'organo del 1794 e l'ottocentesco pavimento maiolicato. Viene denominata gergalmente la "confraternita dei nobili" in quanto, in passato, solo a questi era ammesso di farne parte.

Chiesa dei Santi Apostoli Pietro e Paolo[modifica | modifica wikitesto]

Chiesa dei Santi Pietro e Paolo

La chiesa dei Santi Apostoli Pietro e Paolo, sede dal 1904 circa della Confraternita di San Giuseppe e della buona morte, fu edificata tra il 1598 e il 1600 e appartenne al soppresso monastero delle clarisse fondato nel 1578.
La chiesa, al quale si accede attraverso un pregevole portale finemente scolpito con motivi floreali, ospita una consistente raccolta di opere pittoriche attribuibili al gallipolino Giovan Domenico Catalano, prodotte a cavallo fra gli ultimissimi anni del Cinquecento e i primi anni del Seicento. Sull'altare maggiore è presente un grande dipinto del 1599 raffigurante i santi Pietro, Paolo, Francesco d'Assisi e Chiara d'Assisi. Nella navata sono collocati gli altari barocchi, con rispettive tele, della Crocifissione, di Santa Caterina d'Alessandria e dell'Annunciazione di Maria. Nella cantoria è situato un organo del 1779.

Chiesa conventuale di Santa Teresa[modifica | modifica wikitesto]

La chiesa di Santa Teresa, con l'annesso monastero delle Teresiane, fu costruita tra il 1687 e il 1690 per volere del vescovo spagnolo Antonio Perez de la Lastra, del quale è visibile il marmoreo monumento funerario in cornu evangeli.
La sobria facciata presenta un unico portale d'accesso sormontato dallo stemma episcopale di mons. De Rueda e da un'epigrafe che ricorda l'edificazione della chiesa e la concessione dell'indulgenza plenaria ai fedeli che avessero recitato l'Ave Maria. Sovrasta il tutto una statua in pietra di Santa Teresa d'Avila.

L'interno presenta un grandioso retablo dell'altare maggiore, scolpito in pietra leccese, con il monumentale altare marmoreo policromo (prima metà del XVIII secolo). Tra le opere di maggior rilievo si segnalano il settecentesco organo montato sulla cantoria nel presbiterio, attribuibile al mastro organaro Carlo Sanarica, originario di Grottaglie e morto a Gallipoli nel 1770, e la tela raffigurante i santi Agostino e Ignazio di Loyola attribuibile alla scuola leccese del pittore Antonio Verrio.

Chiesa dell'Immacolata Concezione[modifica | modifica wikitesto]

La chiesa dell'Immacolata Concezione, sede della omonima confraternita, fu costruita tra il 1767 e il 1768. Il prospetto, inquadrato da due paraste con capitelli corinzi, presenta due porte d'accesso e una finestra centrale. L'interno, a navata unica riccamente decorata con stucchi, conserva numerose tele settecentesche. Pregevoli sono quelle raffiguranti le storie di Tobia eseguite da Oronzo Tiso nella seconda metà del XVIII secolo. L'altare maggiore è sormontato da una tela raffigurante l'Immacolata con san Francesco e san Giuseppe. In sagrestia sono custoditi un organo del 1560 e la statua dell'Immacolata in cartapesta.

Statua di santa Cristina nella chiesetta omonima

Chiesetta di Santa Cristina[modifica | modifica wikitesto]

La piccola chiesa di Santa Cristina, situata presso il porto Peschereccio, di fronte al Rivellino, fu costruita nel 1607. Presenta un semplicissimo prospetto con portale architravato e un sobrio interno in cui si conserva una statua di santa Cristina di Bolsena. L'originario altare esistente fu trasferito nel 1770 nel vicino santuario del Canneto.
Sconsacrata per un certo periodo e adibita a deposito delle reti dei pescatori, fu recuperata e riaperta al culto nel 1865. Per santa Cristina, a cui la leggenda attribuisce il miracolo della fine dell'epidemia di colera che colpì la città nel 1867, si organizzano ogni anno solenni festeggiamenti.

Chiesa di San Pietro dei Samari[modifica | modifica wikitesto]

La chiesa di San Pietro dei Samari, situata in aperta campagna a sud della città, è un'antica costruzione bizantina. Deve il suo nome al vicino fosso dei Samari e la tradizione colloca la sua fondazione al periodo in cui l'apostolo san Pietro, in viaggio verso Roma, attraversò questi luoghi. Da un'incisione latina ottocentesca (probabilmente in sostituzione di una più antica), posta sul prospetto, si può dedurre che la chiesa venne edificata nel 1148 per volere di Ugo di Lusignano, un feudatario francese, condottiero dei Crociati.

L'edificio, il cui prospetto con motivi ad archetti pensili è nascosto da un settecentesco corpo di fabbrica, si presenta altamente compromesso a causa dell'abbandono e dell'incuria. L'interno si compone di un'unica navata, divisa in due campate scandite da possenti archi su cui si scaricano due cupole di copertura, terminante con abside semicilindrica. Nulla è rimasto dell'originaria decorazione, come ad esempio il dipinto, realizzato da Giovanni Andrea Coppola, raffigurante i Santi Apostoli Pietro e Paolo.

Chiese soppresse da decreto vescovile[modifica | modifica wikitesto]

A Gallipoli nel XVII secolo vennero costruiti numerosi edifici religiosi su indicazione dello storico Concilio di Trento convocato da papa Paolo III. Molti di essi sono scomparsi;[23]

  • "Confraternita di Sant'Antonio Abate" nel centro storico della città, che si trovava in via Giuseppe Ribera. I confratelli di questo oratorio indossavano un saio bianco, una mozzetta con le immagini e gli stemmi religiosi e un cappuccio nero. Oggi sui resti di questa chiesa estinta sorge una piccola cappella con una nicchia dedicata al santo.
  • Oratorio di Sant'Angelo (attuale biblioteca comunale e Archivio Storico)
  • Il convento dei Riformati di San Francesco d’Assisi
  • Il convento dei Domenicani, dedicato alla Santissima Annunziata
  • Il convento dei Paolotti, autorizzato nel 1622 dal vescovo Consalvo de Rueda non appena il prelato prese possesso della cattedra della diocesi di Gallipoli.
  • la chiesa di San Giusto
  • Il convento dei Cappuccini, intitolato a S. Maria delle Grazie
  • I conventi dei Mendicanti di Gallipoli non furono appressi nel 1600 per l'opposizione del clero diocesano di Gallipoli e del Capitolo della cattedrale.

Il vescovo Giuseppe Massa, nel 1652, aveva ricevuto dalla Congregazione sullo stato dei regolari una circolare con allegata la copia della bolla Instaurandae, e l’elenco dei conventi da sopprimere. Le autorità ecclesiastiche per opporsi alla decisione di Innocenzo X convocò il capitolo della Basilica Cattedrale gallipolina e il Decurionato della città, consapevole che la bolla emanata dal pontefice avrebbe avuto delle implicazioni negative sulla cittadina. mons. Massa, nel 1653, inviò alla Curia papale una supplica in cui veniva chiesto al papa di annullare il provvedimento di soppressione dei conventi. Nei primi del 1654 giunse a Gallipoli la notizia che la Congregazione sullo Stato dei Regolari aveva ritirato la bolla ed affermò l'utilità spirituale per gli abitanti del territorio di Gallipoli.

Altre chiese[modifica | modifica wikitesto]

  • Chiesetta di San Luigi
  • Chiesetta dei Santi Medici Cosimo e Damiano
  • Chiesetta di San Giuseppe
  • Monastero delle suore di clausura, fondato il 27 maggio 1692 dal vescovo castigliano Antonio Perez De la Lastra.
  • Ex oratorio e chiesa di Sant'Angelo, attuale archivio storico comunale (XV secolo)

Architetture civili[modifica | modifica wikitesto]

Nella città di Gallipoli sono numerosi i palazzi di origine rinascimentale e barocca; molti di questi erano in mano a delle nobili famiglie del Regno delle due Sicilie della Spagna; nello spazio sottostante ne sono indicati soltanto i principali e i più noti.

Palazzo Pirelli[modifica | modifica wikitesto]

Palazzo Pirelli

Palazzo Pirelli, situato di fronte alla concattedrale, risale al XVI secolo. Fu ristrutturato in stile barocco e arricchito da un bel portale e da una loggia. Si accede dall'antico portale cinquecentesco catalano-durazzesco. L'interno è ricco di decorazioni, tra le quali si distingue quelle del soffitto dell'antico ingresso che nel 1814 fu trasformato in farmacia. Il soffitto evidenzia alto-rilievi in carparo, corredati da fregi e cornici che si incontrano nella chiave di volta. Questa rivela una formella centrale raffigurante l'incontro fra due divinità mitologiche: Minerva armata (la sapienza) con ai piedi la civetta e il gallo, animali di attenzione preferiti dalla dea, e la dea Fortuna recante in mano la cornucopia (simbolo dell'abbondanza) e un timone per indirizzare il destino degli uomini. Questi elementi simbolici rimandano all'augurale motto cinquecentesco: Sapienza e Fortuna sovrintendano al governo della Città.

Palazzo Assanti-Aragona[modifica | modifica wikitesto]

Il palazzo si trova in via Giuseppe Ribera nel centro storico della città ed appartenne ad una delle più nobili famiglie del 1500; l'esistenza della famiglia è attestata già nel XII secolo dallo scrittore ed abate gallipolino Francesco Camaldari. I committenti dello stabile furono Angelo Assanti e Antonio; ad uno di questi andò in sposa una fanciulla proveniente dalla famiglia Aragona così come lo dimostra lo stemma posto sul lato sud-est; passò in seguito al De Tomasi il quale sposò l'ultima superstite degli Assanti, Antonia. Per successione la proprietà andò al figlio Filippo, nato a Gallipoli, che ricevette nel 1709 il titolo di Conte. Fu Vincenzo Gallo magistrato, letterato e archeologo famoso per la stesura di un'opera storica sulla vera forma della croce di Gesù Cristo. Caratteristica del palazzo è il frantoio ipogeo scavato completamente nella pietra.

Palazzo Specolizzi[modifica | modifica wikitesto]

Particolare palazzo Specolizzi

Anche esso sorge in Via Giuseppe Ribera. Gli storici a causa della scarsezza delle fonti non lasciano scorgere il principio della nobile famiglia; per questo motivo gli storici e studiosi confessano di non saper accertare la sua origine. Oltre a tutte le avversità nel ricostruire la storia degli Specolizzi, si è alla conoscenza dell'importanza della famiglia che ricoprì per ben undici volte (dal 1484 al 1697) la suprema carica di Sindaco, come era provato dai diversi stemmi dipinti nella sala dell'antico palazzo di città. Gli altri membri furono dottori, medici e alti prelati che occuparono alte cariche ecclesiastiche.

La residenza signorile rappresenta insieme all'edificio suddetto, uno dei palazzi più importanti nel XIV e XV secolo in proprietà a nobili famiglie. La famiglia Specolizzi generò numerosi uomini illustri tra cui spiccano alcuni General Sindaci (carica maggiore nel governo cittadino) che guidarono la città. Lo stabile sorge in via Giuseppe Ribera tra CorteSant'Antonio abate e Corte Leccesi. L'edificio (tuttora esistente) conserva sostanzialmente l'aspetto originario: lineamenti classici con decorazioni sul cornicione; un ampio portone d'accesso conduce sui locali superiori. Conserva alte e solide mura e quattro balconi. Sull'angolo sud-ovest sopravvive ancora oggi sul coronamento del prospetto montato su mensolette cinquecentesche, lo stemma della nobile famiglia interamente logorato nelle figurazioni araldiche. Il palazzo appartenne fino ai primi del XX secolo a Mons. Tricarico, Canonico del Capitolo della Basilica minore Cattedrale di Gallipoli, nonché economo spirituale della Diocesi di Gallipoli.

Palazzo Tafuri[modifica | modifica wikitesto]

palazzo Tafuri

Il Palazzo Tafuri è l'edificio che meglio risponde alle caratteristiche del Barocco leccese; esso fu voluto da un giureconsulto, cioè un esperto di diritto proveniente da Matino. Il palazzo è costruito con una squisita grazia barocca ed è ricco di particolari in carparo e da finestroni ovali. Le balconate richiamano uno stile spagnoleggiante. Oggi è proprietario un colonnello in quanto i Tafuri lo vendettero nel XIX secolo.

Palazzo del seminario[modifica | modifica wikitesto]

Il palazzo del seminario, su indicazione del Concilio di Trento, fu voluto dal vescovo De Ruenda. Il progetto elaborato fu ripreso dal vescovo Serafino Brancone. Alla costruzione contribuì il comune della stessa città con una donazione di 300 ducati e dopo aver venduto alcuni beni appartenenti all'abbazia di San Mauro di Sannicola. Il 16 marzo 1752 fu posta la prima pietra di costruzione, ad opera di mastro Adriano Preite da Copertino. Il palazzo fu terminato nel 1756 ed inaugurato nel 1760 dal vescovo Ignazio Savastano. L'esterno è riccamente decorato con una squisita grazia barocca con temi e motivi ripresi poi da altri palazzi di Gallipoli, come palazzo Doxi. Dal 12 luglio 2004 è sede del museo diocesano: contiene numerosi dipinti, quadri, tesori e paramenti ecclesiastici del 1600-1700 oltre ai busti argentei di Sant'Agata e San Sebastiano, patroni gallipolini.

Palazzo D'Acugna[modifica | modifica wikitesto]

Il palazzo era di proprietà del condottiero Francisco Antonio de Acuña Cabrera y Bayona che lo volle dedicare al re di Spagna Filippo IV; questo è dimostrato da una lunga iscrizione (tuttora presente) : CAPITAN DON FRANCISCUS VERDADEROS FILIPPE QUARTO NVESTROSENOR ESTA DMDCXXV. Lo stabile rientra nella tipologia dei palazzi del 1500, con un portone durazzesco; sono di epoca successiva i balconi che hanno danneggiato in parte la lunga iscrizione spagnola.

Palazzo Pasca[modifica | modifica wikitesto]

Il Palazzo appartenne alla nobile famiglia Pernetta e successivamente al canonico Francesco Pasca che ebbe la facoltà di celebrare la messa in un oratorio privato. La struttura presenta un ampio balcone sormontato su delle mensole; barocca è la decorazione del portone principale.

Palazzo Romito[modifica | modifica wikitesto]

È sicuramente uno dei palazzi più affascinanti e caratteristici della cittadina ionica in quanto è riccamente decorato con busti di personaggi, colonne, contrafforti e con balconi in stile rococò. Appartenne anche al nobile e storico Bartolomeo Ravenna ed è sito in un luogo intitolato le monachelle ospiti del palazzo.

Palazzo Briganti[modifica | modifica wikitesto]

Lo stabile sorge ad angolo retto e presenta due stili diversi poiché esso fu costruito in due epoche diverse (1500-1700); qui nacquero Tommaso, Domenico e Filippo Briganti, giurisperiti molto conosciuti in quel tempo; la loro nascita è testimoniata da una targa affissa dal Comune della stessa città. L'interno era ricchissimo di decorazioni, ma oggi di tutto questo è rimasto ben poco. Tuttavia sono ancora osservabili decorazioni con stucchi, porte in legno intarsiato, un altare incassato posto in una camera da letto con due ante, chiudibile a mo' di armadio. Nei sotterranei si trova un frantoio, la cui entrata è posta in via Angeli: esso è scavato nel banco di roccia calcarenitica (tufo) e serviva per la produzione di olio. Fino agli anni '80 del 1900 era ospitata nei locali una scuola elementare.

Palazzo D'Ospina[modifica | modifica wikitesto]

particolare della finestra di Palazzo D'Ospina

L'architettura civile risale al XVII secolo e fu ristrutturato e abbellito con stucchi veneziani dai De Pace; nacque qui infatti, l'eroina e infermiera ormai molto conosciuta Antonietta De Pace, figura portante del Risorgimento. Ebbe l'onore di entrare a Napoli con Giuseppe Garibaldi nel 1860. Nel 1774 fu acquistato dai D'Ospina famiglia nobile di origine spagnola e fu ristrutturato notevolmente dal commerciante Giovanni De Pace.[24].

Palazzo Fontana[modifica | modifica wikitesto]

Su via Miceti si erge imponente palazzo Fontana, così definito dal nome degli attuali proprietari. Commissionato da Domenico Doxi nel XVIII secolo, rappresenta un significativo esempio del barocco presente in città. Caratteristica dell'edificio è il frantoio ipogeo.

Palazzo Vallebona[modifica | modifica wikitesto]

Palazzo Vallebona si trova nei pressi del Monumento ai Caduti. Antonio Vallebona ne iniziò la costruzione nel 1930 e arrivò al completamento l'anno successivo, con un costo di 360.000 lire. Il palazzo ha un alto belvedere ed è attualmente un'abitazione privata; uno dei locali dell'edificio ospita la sede di Gallipoli dell'acquedotto pugliese.

Palazzo Munittola[modifica | modifica wikitesto]

Palazzo Munittola risale aiprimi anni del XVII.Era di proprietà del fisico Orazio Munittola,proveniente da Morciano. Lo stemma della famiglia è composto da un tronco con i rami spezzati su cui poggia un cardellino.Alla destra dello stemma è posta una stella d'argento. Il portone di ingresso è dominato da elementi che richiamano al mondo greco, come le metope e colonne doriche-romaniche. Ha quattro paraste di origine dorico su cui poggia una trabeazione, costituita da architrave, fregio e cornice.

Palazzo Rocci[modifica | modifica wikitesto]

La struttura è sede del Comune di Gallipoli ed appartenne ad una delle famiglie più nobili del 1700; comprende quindici stanze oltre a cortili, loggie e trappeti. Nell'ingresso sud vi è una scala che si divide in due braccia coll'effigie di S. Giuseppe e la nascita di Gesù. L'edificio è stato rimodernizzato sul finire del XIX secolo dopo l'acquisto da parte del Municipio. Molto caratteristica è l'epigrafe posta accanto al portone di ingresso che evoca la fatidica data del 20 settembre (festa della liberazione) proposta dal deputato gallipolino Nicola Vischi. Essa reca la seguente iscrizione:

"Pensiero e coscienza di Popolo dalla breccia di Porta Pia proclamarono al mondo la Roma dei Papi intangibile capitale d'Italia oggi che per legge proposta dal rappresentante politico di Gallipoli la nazione per la prima volta celebra in trionfo LA GLORIA DEL SECOLO orgogliosa la cittadinanza pone XX SETTEMBRE MDCCCXCV "

Palazzo del Capitolo[modifica | modifica wikitesto]

Il Palazzo del Capitolo è del XVIII secolo. Fu commissionato dal Capitolo della Basilica pontificia Cattedrale di Gallipoli nel 1730 all'architetto Preite, il quale progettò il palazzo Doxi e il palazzo del Seminario. Per 1030 ducati realizzò il progetto. Il palazzo passò in mano alla famiglia Portone che, nel 1926 lo rimodernizzò e ristrutturò l'interno. Caratteristica è il mignano, un elemento architettonico prettamente salentino; esso non è altro che un palco sospeso che si affaccia sulla strada. Su di esso rimane oggi il bello stemma del Capitolo, che rappresenta il sacrificio della santa protettrice di Gallipoli con una tronchesina che fa riferimento al martirio ; sono presenti dei rami di palma, simbolo di gloria.

Particolare di Palazzo De Tomasi nella città vecchia

Altri edifici[modifica | modifica wikitesto]

  • Frantoio ipogeo (scavato nella roccia calcarea)
  • Palazzo Pasca (XVII secolo)
  • Palazzo Calò (XVII secolo)
  • Palazzo Talamo (XVII secolo)
  • Palazzo De Tomasi. Lo stemma araldico della Famiglia de Tomasi è d'azzurro al leopardo d'oro posto sopra un monte di tre cime al naturale movente dalla puntala punta, sovrastato da un rastrello a sei denti e quattro gigli.
  • Palazzo Ravenna (XVII secolo)
  • Palazzo Pizzarro (XVI secolo)
  • Palazzo Zacheo (XVII secolo)
  • Palazzo Pantaleo (XVI secolo)
  • Palazzo D'Ospina (XVIII secolo)
  • Palazzo D'Acugna (XVI secolo)
  • Palazzo Senape-De Pace (XVI-XVII secolo)
  • Palazzo Balsamo (XV-XVII secolo)
  • Palazzo Venneri (XVI secolo)
  • Teatro Garibaldi (XIX secolo)
  • Palazzo Granafei (con epigrafi relative al dominio spagnolo) (XVI secolo)
  • Palazzo Zacà appartiene tuttora a questa famiglia. Al suo interno è presenta una bellissima carrozza d'epoca perfettamente conservata oltre a numerosissimi cimeli, armi, lance, armatura ed un elmo appartenuto ad un soldato spagnolo di Carlo V.

Fontana greca[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Fontana greca (Gallipoli).
Fontana Greca

La Fontana greca si ritiene essere la più antica fontana d'Italia in quanto fu costruita intorno al III secolo a.C.. La datazione tuttavia è dubbia. Alcuni storici dell'arte ritengono che i rilievi siano opera di mastri del XVI secolo, epoca in cui si usava ricopiare in nuove sculture antiche rappresentazioni scultoree[25][26]. La facciata, che guarda a scirocco, è suddivisa in tre parti da quattro cariatidi che sorreggono l'architrave con un ricco decoro ed è alto circa 5 m. Nei bassorilievi, ricavati da lastre di pietra dura locale, sono scolpite scene che rappresentano le tre metamorfosi delle mitologiche Dirce, Salmace e Biblide. Sull'altra facciata, realizzata con la funzione di sostegno nel 1765, vi sono collocati lo stemma di Gallipoli, un'epigrafe in latino e le insegne del sovrano Carlo III di Borbone. In basso è collocato l'abbeveratoio dove in passato si dissetavano gli animali.

Architetture militari[modifica | modifica wikitesto]

Castello aragonese[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Castello di Gallipoli.
Il Castello e il Rivellino

Il Castello angioino, circondato quasi completamente dal mare, sorse nel XIII secolo in epoca bizantina. Subì radicali modifiche e rifacimenti in periodo angioino e aragonese quando fu costruito un recinto a pianta poligonale fortificato da torri cilindriche. Gli interventi più significativi furono eseguiti dall'architetto senese Francesco di Giorgio Martini il quale lavorò per conto di Alfonso II di Napoli.

Nel 1522 venne costruita la cortina di levante denominata Rivellino, staccata dal perimetro della fortezza e isolata nelle acque. Nella parte superiore della torre si trovavano ancora le originarie catapulte e i cannoni usati per difendere la città. L'accesso al Rivellino è consentito mediante un ponte levatoio in legno ancora esistente.

Il castello possiede grandi sale con volte a botte e a crociera, vari cunicoli e camminamenti. La forma della fortezza rimase invariata sino alla seconda metà dell'Ottocento; fra il 1870 e il 1879 fu riempito il fossato e la facciata fu coperta con la costruzione del mercato ittico.

Mura[modifica | modifica wikitesto]

Particolare mura urbiche

Le mura di Gallipoli furono edificate a partire dal XIV secolo e ammodernate nel Cinquecento in epoca spagnola. La città, da sempre sotto le minacce degli invasori, fu cinta da muraglie, torri e bastioni. Esistevano 12 torrioni o bastioni: Torre di San Francesco di Paola, il Fortino di San Giorgio, il Fortino di San Benedetto, il Torrione di San Guglielmo, il Forte di San Francesco d'Assisi, la Torre del Ceraro, il Baluardo di San Domenico o del Rosario, il Bastione di Santa Venerandia o di Santa Venere, la Muraglia di Scirocco, la Torre di San Luca, la Torre di Sant'Agata o delle Saponere e la Torre di San Giuseppe o della Bombarda. Alcune di queste opere furono distrutte e loro posto costruiti piazze o palazzi.[27]

Torri costiere[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Torri costiere del Salento.

Le torri costiere presenti nel territorio di Gallipoli sono quattro: (da sud a nord) Torre del Pizzo, Torre San Giovanni la Pedata, Torre Sabea e Torre dell'Alto Lido. Le torri, tutte costruite nel XVI secolo, furono volute da Carlo V per la difesa del territorio salentino dalle incursioni dei Saraceni.

Borgo[modifica | modifica wikitesto]

  • Monumento ai caduti
  • Chiesa del Sacro Cuore di Gesù (1959) (sede della confraternita del Santissimo Sacramento)
  • Monumento al riccio
  • Chiesa di San Gerardo
  • Chiesa di San Lazzaro

Società[modifica | modifica wikitesto]

Evoluzione demografica[modifica | modifica wikitesto]

Abitanti censiti[28]

Altre statistiche[modifica | modifica wikitesto]

Numero di famiglie (2010) Età media (2011) Reddito medio (2010) Tasso di natalità (2010) Trend popolazione (2001-2010) Note
8.181 42,2 7.969 € 8,1% 4,3 % [29]

Etnie e minoranze straniere[modifica | modifica wikitesto]

Al 31 dicembre 2009 a Gallipoli risultano residenti 222 cittadini stranieri. Le nazionalità principali sono:[30]

Lingue e dialetti[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Dialetto salentino.

A Gallipoli si parla il dialetto gallipolino (o gallipolitano, come era detto in passato), una variante del salentino. A causa della vocazione marinaresca e commerciale della città questo dialetto è stato influenzato maggiormente dagli altri dialetti meridionali rispetto a quello salentino.[31]

Religione[modifica | modifica wikitesto]

Fernando Filograna, vescovo
Regione ecclesiastica della Puglia
Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Diocesi di Nardò-Gallipoli.

Gallipoli è sede, insieme a Nardò, della diocesi di Nardò-Gallipoli (in latino: Dioecesis Neritonensis-Callipolitana), suffraganea dell'arcidiocesi di Lecce appartenente alla regione ecclesiastica Puglia, retta dal 16 luglio 2013 dal vescovo Fernando Filograna.

La diocesi nacque il 30 settembre 1986 quando alla diocesi di Nardò, eretta il 13 gennaio 1413, fu unita la diocesi di Gallipoli, che era stata eretta nel VI secolo.

Tradizioni religiose e folclore[modifica | modifica wikitesto]

  • Madonna del Canneto (1º-2-3-4 luglio)
  • San Francesco da Paola, patrono dei pescatori e della gente di mare (5-6 luglio). Il 6 luglio nell'antico Porto di Gallipoli, alla presenza delle autorità civili e militari e della Marina militare, avviene la benedizione del mare, impartita dal vescovo. Al termine la processione con la statua rientra nella propria chiesa (ex convento dei Paolotti dell'Ordine dei minimi).
  • Madonna del Carmine (15-16-17 luglio)
  • Santa Cristina (23-24-25 luglio). È una delle maggiori ricorrenze religiose e civili dell'estate gallipolina, poiché la santa è compatrona della cittadina. Le celebrazioni hanno inizio il giorno 23 luglio, con sparo di colpi a salve nella prima mattinata e con la banda itinerante. Nel tardo pomeriggio si svolge, prima per mare a bordo di pescherecci, e poi a terra per le vie della città, la processione religiosa della statua della santa. Il giorno successivo c'è il tradizionale concerto bandistico all'interno di un teatro e, alla sera, uno spettacolo pirotecnico nel porto della città. Tale spettacolo viene ripetuto anche il terzo giorno di festività.

Durante tutta la durata dei festeggiamenti vi è un tradizionale mercato serale nel corso principale di Gallipoli che, per l'occasione, viene addobbato con luminarie per tutta la sua estensione.

  • La cuccagna a mare: trattasi di un'antichissima tradizione popolare gallipolina che consiste nel sistemare sulla banchina del porto un palo di legno in posizione orizzontale parallelo al mare con un leggero angolo verso l'alto. Il palo è interamente ricoperto di grasso e sull'estremità è fissata un'asticella con una bandiera tricolore. Lo scopo del gioco è riuscire ad afferrare la bandiera superando le difficoltà dovute all'inclinazione e al grasso che rende il palo scivoloso. Il mare attenua le cadute dei partecipanti spesso rovinose. Le origini del gioco sono immemorabili e con ogni probabilità l'albero della cuccagna simula, in realtà, l'albero di bompresso, una delle parti costitutive dei velieri, dimostrando la storica vocazione marinara della città. La manifestazione si svolge il 24 luglio in onore dei festeggiamenti di Santa Cristina.

Panoramica - Cuccagna - equalizzata.jpg

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Panoramica della tradizionale manifestazione de "La Cuccagna a mare", che si tiene a Gallipoli (foto realizzata durante l'edizione del 2008).
  • Assunzione di Maria (14-15 agosto). Il 14 agosto la processione parte dalla sede della confraternita di Santa Maria degli Angeli e prosegue per le vie della città vecchia; al termine spettacolo pirotecnico.
  • Santa Teresa d'Avila (15 ottobre): durante questa ricorrenza viene eseguita per la prima volta dell'anno la tradizionale pastorale gallipolina; si può quindi affermare che il periodo natalizio nella cittadina ionica inizia proprio nella data citata. La processione parte dall'antico Monastero delle monache carmelitane scalze (uno dei pochi monasteri di clausura d'Italia).

Periodo natalizio[modifica | modifica wikitesto]

Pastorale gallipolina[modifica | modifica wikitesto]

Durante l'Avvento è consuetudine suonare per le vie cittadine (durante le ore notturne) la Pastorale gallipolina ; il brano è una dolce nenia composta da autore anonimo molto probabilmente nel 1600, suddivisa in tre sezioni che, simbolicamente, indicano tre differenti tappe della vita terrena di Gesù Cristo: la prima parte (in tonalità maggiore o ionico) indica la nascita prodigiosa; la seconda parte (tonalità minore o eolio) indica la Passione di Gesù e la successiva morte. Il dolce componimento termina con una tonalità maggiore che indica la Risurrezione di Gesù, evento narrato nei Vangeli, nonché principio e fondamento stesso della fede. Il 1880 è una data che segna profondamente la storia della pastorale gallipolina in quanto l'allora direttore della Banda comunale gallipolina Ercole Panico, apporta delle importanti modifiche allo spartito, influenzato fortemente dalle bande di Taranto a cui è legata la consuetudine di improvvisare durante l'esibizione inserendo il motivo "Tu scendi dalle stelle". Sono note diverse versioni, ma le più note sono sicuramente la "pastorale 'ntica" (posseduta ormai da pochi), la "pastorale tradizionale" in “SOL” e quella in “RE”, comprendente l'introduzione del famoso tema natalizio succitato, composto da Sant'Alfonso Maria de' Liguori.

Capodanno[modifica | modifica wikitesto]

In occasione del Capodanno si realizza il "Pupu"; un personaggio di cartapesta artigianale raffigurante un vecchio e che rappresenta l'anno che va via; alla mezzanotte viene fatto scoppiare per dare il benvenuto al nuovo anno.

Carnevale[modifica | modifica wikitesto]

Il Carnevale di Gallipoli comincia il 17 gennaio con la festa di Sant'Antonio Abate (te lu focu = del fuoco); viene accolto con la tradizionale Focareddha, cioè un grande falò costruito con gli alberi di Natale. L'ultima domenica di carnevale e il martedì grasso si svolge la sfilata dei carri allegorici e dei gruppi mascherati lungo Corso Roma. La maschera tradizionale di Gallipoli è lu Titoru, cioè Teodoro. Tradizione vuole che Teodoro fosse un giovane gallipolino, che, tornato dal militare, chiese alla madre un piatto di polpette, il suo piatto preferito. La madre accontentò il figlio, ma questi, nella foga di mangiare le polpette, si strangolò con una di esse. Nel gruppo mascherato è rappresentato il giovane morto, la madre e un gruppo di comari che piangono (le "chiangimorti"), che sono sempre dei ragazzi vestiti da donna. La "Caremma" è figura caratterizzante della Quaresima: alcuni la associano alla madre del "Titoru" (Teodoro) e c'è chi la associa ad una delle tre parche Cloto, Lachesi e Atropo.

I riti pasquali e la Settimana Santa[modifica | modifica wikitesto]

Giovedì santo, visita ai "Sepolcri"
Maria SS. Addolorata venerata a Gallipoli
  • L'Addolorata: la ricorrenza più sentita emotivamente dalla cittadinanza che dà l'inizio ai riti della Settimana Santa. Il venerdì antecedente la Domenica delle Palme, la Confraternita di Maria SS. del Monte Carmelo e della Misericordia celebra la festa di Maria SS. Addolorata preceduta da un solenne Settenario. A mezzogiorno del quinto venerdì di Quaresima, dalla Chiesa del Carmine parte la processione solenne che raggiunge la Basilica Concattedrale di Sant'Agata, accompagnata dalle numerose autorità civili, militari, nonché dai Canonici del Capitolo della Cattedrale di Gallipoli, dai sacerdoti diocesani e dal Vescovo in abito corale con un cero in mano ; subito dopo la Celebrazione Eucaristica presieduta dal Vescovo Diocesano, e ad anni alterni, ha luogo l'esecuzione degli Oratori Sacri, opere di musica classica donate da grandi maestri della città (si ricorda il Maestro Monticchio) alla Confraternita per la celebrazione della solennità. Subito dopo, la processione continua per le vie della Città nuova, sostando in tutte le Chiese Parrocchiali per un momento di preghiera e per la riesecuzione degli Oratori Sacri. A sera, rientrando dalla Città nuova, la processione sosta sulle mura sovrastanti il porto mercantile per la benedizione al mare e ai naviganti. La processione prosegue per le vie del centro storico, assumendo quel carattere suggestivo unito a un profondo raccoglimento e a una corale preghiera. Nella tarda serata la processione rientra nella Chiesa del Carmine percorrendo lentamente via Antonietta De Pace. Ciò che più risalta in questa manifestazione è la corale partecipazione dell'intera comunità gallipolina la quale, stringendosi intorno all'immagine dell'Addolorata, vive questo momento di profondo sentimento religioso, compartecipando così ai Dolori della Vergine.
Confraternita del SS. Crocifisso, Venerdì santo
  • La visita ai "Sepolcri": Nelle chiese confraternali e nella concattedrale di Gallipoli, il Giovedì santo, la giornata liturgica dedicata alla celebrazione dell'Eucaristia, si allestisce l'altare della Reposizione, detto "Sepolcro". Folle di fedeli, gremiscono la città vecchia, recandosi nelle chiese per adorare il Santissimo, mentre le processioni dei confratelli incappucciati, in segno di anonimato, iniziano il loro pellegrinaggio con lento incedere, scandito dal rullo di tamburi e dal lamentoso sibilo della tromba. Alcune confraternite hanno l'antico privilegio di indossare, in questa occasione, il capello da pellegrino e il bordone.
  • La processione dei Misteri: Il Venerdì santo le confraternite del Santissimo Crocifisso e di Santa Maria degli Angeli organizzano la toccante processione dei Misteri. Pochi istanti prima del crepuscolo, la sacra rappresentazione viene iniziata dall'apparizione del troccolante della confraternita del Crocifisso, che indossa un saio rosso, una mozzetta celeste e un cappuccio rosso che nasconde il viso. Porta sul capo una corona di spine, ricavata da una pianta cespugliosa che cresce spontaneamente nella macchia mediterranea (Asparagus acutifolius). La troccola o "trozzula" è un rudimentale strumento percussivo, costituito da un legno sul quale sono riposti dei battenti metallici. La funzione della "trozzula", come anche della tromba e del tamburo, è di annunciare alla popolazione il passaggio della processione. Seguono la croce dei Misteri e varie coppie di confratelli del Crocifisso che accompagnano le statue raffiguranti la Passione di Cristo e il Cristo Morto, antica statua lignea di pregevole fattura. Chiudono la processione i confratelli di Santa Maria degli Angeli i quali indossano un saio bianco, mozzetta azzurra e un cappuccio bianco calato sul viso, in segno di lutto. Il sodalizio conduce il simulacro dell'Addolorata. La processione percorre le vie del borgo antico e della città nuova, seguita da centinaia di fedeli che partecipano composti in religioso silenzio, mentre bande musicali locali intonano strazianti marce funebri, composte da valenti musicisti concittadini, contemporanei e del passato. La processione rientra nelle chiese del Santissimo Crocifisso e di Santa Maria degli Angeli a notte fonda.[32]
  • La processione della Desolata con il Cristo Morto: L'alba del Sabato santo, la confraternita di Santa Maria della Purità organizza la processione di Maria Desolata e del Cristo Morto. I confratelli vestono saio bianco, mozzetta giallo paglierino, cappuccio bianco calato sul viso e portano con sé pesanti ceri. Le statua della desolata è particolarmente toccante, il suo viso esprime lo strazio per la perdita del caro figlio. Il cristo, disteso, è riposto in un'urna dipinta in oro zecchino. Gli splendidi simulacri, realizzati in cartapesta, risalgono al XIX secolo. Intriso di sacralità è il momento in cui la processione fa rientro nella città vecchia, le statue del Cristo e della Desolata, nel piazzale antistante il sagrato della chiesa, vengono accostate dai confratelli per sancire un incontro fisico e spirituale dopo la brutale separazione.
  • La Caremma è un fantoccio allegorico raffigurante una vecchia, abbigliata con abiti scuri e mesti. Rappresenta la penitenza quaresimale. La domenica di Pasqua viene incendiata, sancendo la fine dei rigori penitenziali della quaresima e annunciando la resurrezione di Gesù Cristo.

Confraternite religiose[modifica | modifica wikitesto]

Le confraternite religiose presenti a Gallipoli sono dieci: la Confraternita dei Fruttivendoli, la Confraternita dei Falegnami o Confraternita di San Giuseppe, la Confraternita dei Fabbri Ferrai, la Confraternita dei Pescatori, la Confraternita dei Bottai o Confraternita del Crocifisso, la Confraternita dei Portuali, la Confraternita dei Sarti, la Confraternita della Misericordia o Confraternita dei Calzolai, la Confraternita dei Muratori e la Confraternita dei Laureati.[33]

Cultura[modifica | modifica wikitesto]

Istruzione[modifica | modifica wikitesto]

Biblioteche[modifica | modifica wikitesto]

  • Biblioteca comunale "Ex Sant'Angelo"
Esterno della Biblioteca e Archivio Storico

La Biblioteca di Sant'Angelo è una delle più antiche e importanti e della Puglia per la provenienza e la datazione dei volumi[34]. Essa sorge in un'antica chiesa confraternale risalente al 1732 che era sede della Confraternita dei Nobili; presenta una facciata semplice con una doppia scalinata in carparo. L'interno è costituito da una sola navata e alle pareti sono presenti delle nicchie che rappresentano profeti e re biblici oltre a delle tele attribuite al Manieri (1687 - 1744). Molte tele ora sono conservate nel Museo Diocesano di Gallipoli, presso la Basilica Cattedrale. Nel 1823 il decano e arciprete della Cattedrale di Gallipoli, donò al comune una raccolta di tremila volumi; donò molte delle sue opere il più famoso Bartolomeo Ravenna.

Scuole[modifica | modifica wikitesto]

Hanno sede a Gallipoli cinque scuole dell'infanzia, cinque scuole primarie, cinque scuole medie inferiori, tra cui nel centro storico l'Istituto Comprensivo 1º polo "S. Chiara" (infanzia,elementare,scuola media inferiore) adiacente alla Chiesa di San Giuseppe in via Antonietta De Pace.

Di notevole importanza in tutta l'area ionico-salentina è il Liceo Quinto Ennio (uno dei più antichi d'Italia) che comprende il Liceo Scientifico- Liceo Classico -Liceo Linguistico - Liceo delle Scienze Umane[35].

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Liceo Quinto Ennio.

Infine sono presenti l'istituto nautico-commerciale Amerigo Vespucci, l'Istituto Professionale Industria e Artigianato Leonardo Da Vinci;

Musei[modifica | modifica wikitesto]

natura morta del Coppola, esposta nella "Sala Collezione Coppola"

Corte Gallo[modifica | modifica wikitesto]

  • Anche se non rientra nella tipologia dei veri e propri musei, è doveroso fare un accenno a "Corte Gallo", un vero e proprio "museo di oggetti del passato". Si tratta di una piazzetta senza sbocco, interna a un complesso abitativo e distaccata dalla viabilità principale ricca di oggetti tra cui la cosiddetta "macinula": essa è uno strumento di legno attorno a cui nel passato veniva attorcigliata la lana per tessere. Il "cofunu" era una sorta di lavatrice che si differenzia dalla moderna poiché richiedeva il lavoro manuale; le nasse di giunco, attrezzi che servivano per pescare. Esistono due tipi : a campana e a barile. Entrambi si basano su una strozzatura dell'entrata che costringe il pesce, attirato dall'esca, ad entrare forzando le maglie. In questo modo la preda non è poi più in grado di lasciare la trappola. Sono numerosi inoltre gli attrezzi di falegnameria del passato, botti, carretti e lampade ad olio (Gallipoli nel XVI secolo deteneva il monopolio internazionale di olio lampante usato per l'illuminazione).

Media[modifica | modifica wikitesto]

Stampa[modifica | modifica wikitesto]

  • Piazzasalento
  • Anxa

Cinema[modifica | modifica wikitesto]

Televisione[modifica | modifica wikitesto]

  • Teleonda

Internet[modifica | modifica wikitesto]

  • gallipolinweb.it
  • www.anxa.it
  • fideliterexcubat.altervista.org
  • www.ultrasgallipoli.com

Teatro[modifica | modifica wikitesto]

  • Teatro Garibaldi. Il Teatro Comunale di Gallipoli è stato costruito nel 1825 (il più antico della Puglia)[38] dal nobile Bonaventura Balsamo, che lo intitolò "Teatro del Giglio" in omaggio al casato borbonico. Mutò il nome nel 1879.
  • Teatro Italia. Il teatro è stato costruito nel 1976 ed è decorato dal ceramista napoletano Giuseppe Macedonio. Ha una capienza di 1.500 posti.[39]
  • Teatro Schipa
  • Rivellino

Musica[modifica | modifica wikitesto]

Cucina[modifica | modifica wikitesto]

Prodotti tipici della gastronomia gallipolina:

  • Zuppa di pesce alla gallipolina
  • scapece: l'ingrediente principale della scapece è il pesce che viene fritto e fatto marinare tra strati di mollica di pane imbevuta con aceto e zafferano all'interno di tinozze chiamate, in dialetto gallipolino, calette. Lo zafferano dona al piatto il colore giallo che lo rende caratteristico.
  • 'Mboti: tipici involtini fatti con polmone e fegato di agnello.
  • Pittule (durante il periodo natalizio)
  • Puccia (il 7 dicembre)

Persone legate a Gallipoli[modifica | modifica wikitesto]

  • San Pietro (2-4 d.C. (?) - 67 (?), sbarcò a Gallipoli per diffondere il Vangelo. Questo sbarco, secondo alcuni storici, è il primo del santo in Italia.[41]
  • Papa Costantino (664 - 715), 88º papa della Chiesa Cattolica dopo una visita pastorale in Sicilia si recò a Gallipoli. ("Atque inde egrediens per Rhegium et Crotonam, transfetavit Callipolim"). Gli storici non hanno evinto quanti giorni il Sommo pontefice soggiornò a Gallipoli, ma sicuramente stette fino a quando morì il vescovo Niceta (ubi mortuus est Nicetas Episcopus)[42]
  • San Pancrazio di Taormina (I secolo - 98), secondo la tradizione primo vescovo di Gallipoli, nominato dallo stesso San Pietro, nella chiesa di San Pietro dei Samari.[43]
Pancrazio di Taormina, primo Vescovo di Gallipoli
Ritratto di Giuseppe Ribera
Ritratto di Antonietta De Pace
Achille Starace al fianco di Mussolini

Geografia antropica[modifica | modifica wikitesto]

Nei pressi della Torre Sabea era presente un antico e importante villaggio neolitico (terzo momento dell'età della Pietra) del quale sono rimasti chiari segni archeologici, benché coperti da uno strato di sabbia. Furono effettuate numerose ricerche che stabilirono che Gallipoli fu un centro molto popolato nella Preistoria.

Urbanistica[modifica | modifica wikitesto]

La città di Gallipoli è quasi interamente circondata dal mare ed è una città molto importante in quanto si dice che qui terminasse la via Traiana con una colonna rimasta in vita sino al XIX secolo[44]. Essa si può "dividere" sostanzialmente in due parti: il borgo nuovo ad est, e la città vecchia a ovest su una isola calcarea. La città vecchia ha conservato immutato il suo impianto urbanistico di carattere medievale. Secondo lo storico Ettore Vernole, la città doveva possedere un fortissimo sistema difensivo. L’orografia del sito dimostra tali costruzioni.

Divisione della città[modifica | modifica wikitesto]

Come accennato in precedenza la città è suddivisa in due parti: la città nuova ed il centro storico. La prima è la parte più recente della città, costruita su una penisola che si protende nello Ionio verso ovest. Il centro storico, invece, si trova su un'isola di origine calcarea, collegata alla terraferma attraverso un ponte ad archi seicentesco. È proprio nel centro storico che sono presenti la maggior parte di edifici civili e religiosi. Il centro storico a sua volta è diviso in due zone: la parte che è rivolta a tramontana e quella rivolta verso scirocco. Dall'epoca medievale fino a pochi decenni fa era presente un ponte levatoio che serviva a rendere possibile l'accesso solo ai residenti. Al centro della città vecchia si trova la Basilica Concattedrale di Sant'Agata con il Seminario, il Museo Diocesano e il Municipio (come in età feudale e medievale). Le stradine che sono in discesa portano verso i bastioni e il mare e quelle in salita portano verso la Basilica. Tra il XII ed il XIV secolo, in Italia ma anche in altre aree dell'Europa, si assiste a profonde trasformazioni delle città con un'intensa attività edilizia e importanti interventi urbanistici. Le città si ingrandiscono a seguito del forte incremento della popolazione dovuto all'inurbamento. Si sviluppano attività produttive e commerciali che consentono l'affermarsi di ceti sociali borghesi organizzati nelle associazioni di arti e mestieri.Il centro storico è chiamato gergalmente "padella" in quanto la sua forma ricorda molto quella della pentola.

Economia[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Economia della Puglia.
Guida Pratica ai Luoghi di Soggiorno e di Cura in Italia, edizione del 1933

L'economia della città di Gallipoli si basava nei tempi passati sul commercio internazionale di olio e vino e sulla produzione industriale delle botti e del sapone. A partire dal Seicento, Gallipoli e il suo porto ebbero un'importanza fondamentale per il commercio dell'olio lampante.[45] Dal suo porto partivano navi cariche di olio verso tutto il mondo. Tuttora risiedono in città i discendenti di famiglie genovesi, sarde, veneziane e napoletane di commercianti di olio che si spostarono a Gallipoli come gli Spinola, i Vallebona, i Calvi, ecc.[46].

Gran parte dell'olio prodotto o depositato nelle cisterne veniva venduto a Paesi esteri, i quali avevano rappresentanza in Gallipoli con propri vice consolati. In Gallipoli si ebbero fino al 1923 i consolati esteri di molte nazioni europee: Austria, Danimarca, Francia, Inghilterra, Impero ottomano, Paesi Bassi, Portogallo, Prussia, Russia, Spagna, Svezia e Norvegia, Turchia. Oggi l'economia di Gallipoli coincide interamente con il settore terziario, in particolare quello turistico. La pesca è un'attività importantissima per Gallipoli e per la Puglia che può contare sulla più lunga estensione costiera tra le regioni non insulari. Esistono diversi metodi di pesca nella cittadina ionica, tra cui emerge la pesca delle cosiddette "Paranze" e la pesca a strascico; quest'ultima è un metodo di pesca che consiste nel trainare attivamente una rete da pesca sul fondo del mare. La rete può essere trainata da una o due barche.

Infrastrutture e trasporti[modifica | modifica wikitesto]

Strade[modifica | modifica wikitesto]

Le principali direttrici stradali di Gallipoli sono:

Il comune è inoltre raggiungibile da una rete di strade provinciali che comprende la SP 52 Gallipoli-Sannicola, la SP 282 Gallipoli-Alezio, la SP 108 Gallipoli-Santa Maria al Bagno, la SP 200 Gallipoli-Baia Verde e la SP 361 Gallipoli-Maglie.

Ferrovie[modifica | modifica wikitesto]

La città è servita da una stazione ferroviaria posta sulle linee Zollino-Gallipoli e Gallipoli-Casarano delle Ferrovie del Sud Est. Un tempo la ferrovia arrivava fino al porto per facilitare il carico/scarico delle merci.

Panorama di Gallipoli

Porti[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Porto di Gallipoli.

Di notevole importanza è il Porto di Gallipoli, risalente al 1400, che ospita il Premio Barocco.[47]. A Gallipoli sono presenti 2 porti: uno antico nei pressi della fontana Greca e uno mercantile nella città vecchia.

Mobilità urbana[modifica | modifica wikitesto]

I trasporti urbani ed extraurbani di Gallipoli vengono svolti con servizi regolari di autobus gestiti dalla Autoservizi Chiffi s.r.l.

Amministrazione[modifica | modifica wikitesto]

Elenco sindaci dal 1484 al 1573
  • 1484: Costantino Specolizzi
  • 1485: Antonio Sillari
  • 1486: Carmine Specolizzi
  • 1487: Antonio Assenti
  • 1488: Nicola Specolizzi
  • 1489: de Rataro Roberto
  • 1490: Guglielmo Patitari
  • 1491: Bugito Assanti
  • 1492: Luigi Gorgoni
  • 1493: de Natali Roberto
  • 1494: Antonio Sillari
  • 1495: Isidoro Sillari
  • 1496: Nicola Specolizzi
  • 1497: Francesco Calò
  • 1498: Alessio Gorgoni
  • 1499: Bartolomeo Sermaci
  • 1500: Nicola Specolizzi
  • 1501: de Natali Roberto
  • 1502: Cristallino Zifà
  • 1503: Leonardo Gorgoni
  • 1504: Francesco Calò
  • 1505: Gabriel Sansonetti
  • 1506: Angelo Assanti
  • 1507: Gabriel Sansonetti
  • 1508: Cristallino Zifà
  • 1509: Cristallino Zifà
  • 1510: Francesco Assanti
  • 1511: Carlo Muzi
  • 1512: Matteo Musarò
  • 1513: Giacomo Sillari
  • 1514: Giacomo Assanti
  • 1515: Girolamo Scaglione
  • 1516: Alfonso Calò
  • 1517: Bartolomeo Sillari
  • 1518: Pietro De Magistris
  • 1519: Amato Lombardo
  • 1520: Francesco Assanti
  • 1521: Francesco Musarò
  • 1522: Sebastiano Assanti
  • 1523: Bonifacio Venneri
  • 1524: Antonello Zacheo
  • 1525: Carlo Scaglione
  • 1526: Guglielmo Sansonetti
  • 1527: Carlo Antonio Ruffo
  • 1528: Cristoforo Assanti
  • 1529: Francesco Musarò
  • 1530: Giacomo Aragona
  • 1531: Nicola Venneri
  • 1532: Fausto Ruffo
  • 1533: Galeotto Vivaldi
  • 1534: Carlo Specolizzi
  • 1535: Gisolerio Mazzucci
  • 1536: Gabriele Nanni
  • 1537: Gisorelio Mazzucci
  • 1538: Girolamo Pirelli
  • 1539: Gisorelio Mazzucci
  • 1540: Leonardo Gorgoni
  • 1541: Giacomo Aragona
  • 1542: Nicola Specolizzi
  • 1543: Bartolomeo Zacheo
  • 1544: Antonio Rocci
  • 1545: Filippo Gorgoni
  • 1546: Gabriele Musarò
  • 1547: Antonio Rocci
  • 1548: Francesco Musarò
  • 1549: Consalvo Occhilupo
  • 1550: Guglielmo Camaldari
  • 1551: Stefano da Galà
  • 1552: Bernardo Specolizzi
  • 1553: Filippo Gorgoni
  • 1554: Benedetto De Magistris
  • 1555: Alfonso Deletto
  • 1556: Paolo Venneri
  • 1557: Alfonso Deletto
  • 1558: Bernardo Specolizzi
  • 1559: Paolo Venneri
  • 1560: Nunzie Zacheo
  • 1561: Giovanni Abatizio
  • 1562: Tiberio Barba
  • 1563: Antonio Valdelarano
  • 1564: Pandolfo Calella
  • 1565: Francesco Valdelerano
  • 1566: Tiberio Barba
  • 1567: (?)
  • 1568: Pietro Abatizi
  • 1569: Antonio Valdelerano
  • 1570: Silvio Zacheo
  • 1571: Sancio Rossi
  • 1572: Pietro Abatizi
  • 1573: Pandolfo Calello
Periodo Primo cittadino Partito Carica Note
21 maggio 2012 in carica Francesco Errico centro sinistra Sindaco

Gemellaggi[modifica | modifica wikitesto]

Sport[modifica | modifica wikitesto]

Calcio[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Associazione Sportiva Dilettantistica Gallipoli Football 1909.

La squadra della città è l'Associazione Sportiva Dilettantistica Gallipoli Football Club 1909, che partecipa al campionato 2010/11 di Promozione pugliese. Altra squadra della città, la più tifata, è l'Associazione Sportiva Gallipoli 1929, militante in Serie C e miglior detentore di essa, avendo vinto ben 30 scudetti di lega, 11 coppe Italia e 8 Supercoppe.

Dalla Lega Pro alla Serie B[modifica | modifica wikitesto]

Il Gallipoli Calcio era una società calcistica di Gallipoli rifondata nel 1999. Nella stagione 1998/99 la società giallorossa venne radiata dal campionato in seguito al rifiuto di scendere in campo in tre partite. Nel campionato italiano di Serie C2 girone C 2005-2006 è stato saldamente in testa e ha ottenuto la promozione in Serie C1 con tre giornate d'anticipo, oltre che la vittoria della Coppa Italia di Serie C. Nella stagione 2007-2008 ha chiuso al nono posto. Nella stagione 2008-2009 ha dominato il campionato e il 17 maggio 2009, all'ultima giornata, dopo la vittoria decisiva sul Real Marcianise (3-2) ha ottenuto la storica promozione in Serie B. Pochi giorni dopo ha messo in bacheca la Supercoppa italiana di Lega Pro. Il Gallipoli retrocede matematicamente in Lega Pro Prima Divisione il 23 maggio 2010, a quasi un anno dalla storica promozione in cadetteria.

Il fallimento e la ripartenza dalla Promozione[modifica | modifica wikitesto]

A giugno 2010 per la società, oberata da debiti per 5 milioni di euro, la Procura ha presentato istanza di fallimento. La richiesta viene accolta dal Tribunale di Lecce pochi giorni dopo.[57] A luglio 2010 viene costituita una nuova società, l'Associazione Sportiva Dilettantistica Gallipoli Football 1909, che parteciperà al campionato di Promozione[58]. Dopo due campionati di Promozione Pugliese il Gallipoli viene promosso in Eccellenza e poi un anno dopo, il 16 aprile 2014 conquista il ritorno in Serie D con la vittoria per 2-0 contro il Virtus Francavilla.

Impianti sportivi[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Stadio Antonio Bianco.

A Gallipoli è presente lo stadio comunale dedicato ad Antonio Bianco. Lo stadio Antonio Bianco è una struttura situata vicino al mare, costruita nel 1969 per ospitare le partite della squadra cittadina, il Gallipoli Calcio, che in quella stagione militava nei campionati di Prima Categoria. Ha capienza pari a 4.368 posti[59][60].

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Gallipoli (LE) - Italia: Informazioni - Comuni confinanti. URL consultato il 17 maggio 2013.
  2. ^ a b Dato Istat - Popolazione residente al 31 maggio 2012.
  3. ^ Tabella dei gradi/giorno dei Comuni italiani raggruppati per Regione e Provincia (PDF) in Legge 26 agosto 1993, n. 412, allegato A, Ente per le Nuove Tecnologie, l'Energia e l'Ambiente, 1 marzo 2011, p. 151. URL consultato il 25 aprile 2012.
  4. ^ DiPI Online - Dizionario di Pronuncia Italiana. URL consultato il 9 aprile 2013.
  5. ^ Dizionario di ortografia e di pronunzia. URL consultato il 15 luglio 2013, 16:39 (CEST).
  6. ^ Diocesi Nardò - Gallipoli Home page. URL consultato il 24 apr 2013, 22:41 (CEST).
  7. ^ Comune di Gallipoli. URL consultato il 24 aprile 2013.
  8. ^ Gallipoli (LE) - Italia: Informazioni. URL consultato il 24 aprile 2013.
  9. ^ Comune di Gallipoli - Parco Regionale. URL consultato il 24 aprile 2013.
  10. ^ Valori climatici del Salento meridionale. URL consultato il 1º maggio 2013.
  11. ^ Pagina con le classificazioni climatiche dei vari comuni italiani. URL consultato il 1º maggio 2013.
  12. ^ La verità storica su Gallipoli. URL consultato il 1º maggio 2013.
  13. ^ Gallipoli. URL consultato il 1º maggio 2013.
  14. ^ Bartolomeo Ravenna, Memorie Istoriche della città di Gallipoli.
  15. ^ La Puglia, a cura di Michele Orlando. URL consultato il 1º maggio 2013.
  16. ^ Colletta istorica e tradizioni anticate sulla città di Gallipoli
  17. ^ Distretto di Gallipoli (Regno delle Due Sicilie)
  18. ^ dal sito del comune
  19. ^ (EN) Unesco. Salento and the Barocco Leccese. URL consultato il 2 maggio 2013.
  20. ^ Cattedrale di Gallipoli. URL consultato il 1º maggio 2013.
  21. ^ Chiesa SS. Crocifisso. URL consultato il 1º maggio 2013.
  22. ^ Chiesa della Purità. URL consultato il 1º maggio 2013.
  23. ^ dal sito ufficiale dello storico gallipolino Federico Natali.
  24. ^ da "Gallipoli il Mito...la storia di Elio Pindinelli
  25. ^ "Gallipoli. Guida storica ed artistica", De Marco Mario, pag. 42
  26. ^ ANTONIO COSTANTINI, MICHELE PAONE, Guida di Gallipoli: la città, il territorio e l’ambiente, Le Guide Verdi Congedo Editore, 2007
  27. ^ dalle "Memorie istoriche della città di Gallipoli" di Bartolomeo Ravenna"
  28. ^ Statistiche I.Stat - ISTAT;  URL consultato in data 28-12-2012.
  29. ^ Statistiche Gallipoli. URL consultato il 18 maggio 2013.
  30. ^ Dati Istat 2009. URL consultato il 1º maggio 2013.
  31. ^ Vocabolario dialetto gallipolino. URL consultato il 1º maggio 2013.
  32. ^ La settimana santa a Gallipoli. URL consultato il 1º maggio 2013.
  33. ^ Civitas confraternalis di Elio Pindinelli.
  34. ^ dal sito del Comune di Gallipoli nella sezione Biblioteca Comunale ed Archivio Storico
  35. ^ Liceo Quinto Ennio. URL consultato il 1º maggio 2013.
  36. ^ Cattedrale di Gallipoli. URL consultato il 1º maggio 2013.
  37. ^ dal sito "Sipuglia".
  38. ^ teatro Giuseppe Garibaldi. URL consultato il 10 maggio 2013.
  39. ^ Cinema Teatri Riuniti Gallipoli. URL consultato il 1º maggio 2013.
  40. ^ Gallipoli 1952. URL consultato il 1º maggio 2013.
  41. ^ Diocesi di Gallipoli. URL consultato il 1º maggio 2013.
  42. ^ Papa Costantino. URL consultato il 1º maggio 2013.
  43. ^ dal sito della Basilica concattedrale gallipolina
  44. ^ dal sito del comune di Gallipoli
  45. ^ Salento lento. URL consultato il 1º maggio 2013.
  46. ^ Società e patriziato a Gallipoli nel Settecento, Salvatore Barbagallo
  47. ^ Premio Barocco. URL consultato il 1º maggio 2013.
  48. ^ a b Gemellaggi in gallipolinweb.it. URL consultato il 3 luglio 2014.
  49. ^ Ciro Vitiello, Il gemellaggio con Gallipoli si è rinnovato "via etere" in Il Piccolo. URL consultato il 3 luglio 2014.
  50. ^ Gallipoli-Monfalcone, 10 anni di gemellaggio e turismo in LECCEPRIMA. URL consultato il 3 luglio 2014.
  51. ^ Gemellaggio radio tra Monfalcone e Gallipoli in ARI Monfalcone. URL consultato il 3 luglio 2014.
  52. ^ Gemellaggio con Gallipoli: grande festa per il decennale in Messaggero Veneto. URL consultato il 3 luglio 2014.
  53. ^ Rossella de Candia, Monfalcone omaggia Gallipoli in Il Piccolo. URL consultato il 3 luglio 2014.
  54. ^ a b Verbale di Deliberazione del Consiglio Comunale: Gemellaggio tra la città di Gallipoli e la città di Betlemme (PDF) in Comune di Gallipoli. URL consultato il 3 luglio 2014.
  55. ^ Anche Gallipoli pronta a gemellarsi con Betlemme in LECCEPRIMA. URL consultato il 3 luglio 2014.
  56. ^ Gemellaggio tra la Città di Betlemme, Otranto e Gallipoli in euroPuglia. URL consultato il 3 luglio 2014.
  57. ^ Linda Cappello, Gallipoli Calcio, il tribunale sentenzia il fallimento, Lecce Prima, 27 luglio 2010. URL consultato il 1º agosto 2010.
  58. ^ NASCE GALLIPOLI FOOTBALL 1909. GIOCHERÀ IN PROMOZIONE, Lecceprima.it, 13 luglio 2010.
  59. ^ Lo stadio del Gallipoli... a due passi dal mare, 15 lug 2013, 21:51 (CEST).
  60. ^ Stadio, 15 lug 2013, 21:51 (CEST).

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Leandro Alberti, Descrittione di tutta Italia, a cura di Eleonora Carriero, Bergamo, Leading Edizioni [1567-68], 2010, p. 163, ISBN 88-86996-23-3.
  • Annali Civili del Regno delle Due Sicilie - Volumi 47-49, Reale Ministero dell'Interno, p. 41.
  • Salvatore Barbagallo, Società e patriziato a Gallipoli, Congedo Editore, ISBN 88-8086-378-9.
  • Filippo Briganti, Filippo Briganti, patrizio di Gallipoli.Teoria e prassi del governo cittadino nel Settecento napoletano, Storia e Letteratura (collana Biblioteca del XVIII secolo), 2006, ISBN 88-8498-343-6.
  • Antonio Costantini e Michele Paone, Guida di Gallipoli. La città, il territorio, l'ambiente, Congedo Editore, 1992.
  • Vincenzio D'Avino, Cenni Storici Sulle Chiese arcivescovili, vescovili, e prelatizie, Kessinger Publishing [1848], 2010, p. 241, ISBN 1-160-72119-X.
  • A. D'Elia, Puglia, p. 453.
  • Marco De Mario, Gallipoli. Guida storica ed artistica, Lecce, Capone Editore, 2002.
  • Marco De Paola, Marco Mazzeo, Alberto Nutricati, Gallipoli in mano. Percorsi di storia, arte e cultura, ProArT, 2010, ISBN 978-88-905005-1-0.
  • Gaetano Fano, Architettura religiosa minore di Puglia: Santa Maria del Canneto, Dedalo, 1979, ISBN 978-88-220-1833-5.
  • Liborio Franza, Colletta istorica e tradizioni anticate sulla città di Gallipoli, Kessinger Publishing [1836], 2010, ISBN 1-161-26387-X.
  • C. Gelao, Scultura del Rinascimento in Puglia: atti del Convegno, Edipuglia, 2004, p. 79, ISBN 88-7228-381-7.
  • Giuseppe Gigli, Il Tallone d’Italia. II: Gallipoli, Otranto e dintorni, Bergamo, Istituto Italiano d’Arti Grafiche, 1912.
  • Paula Hardy, Abigail Hole, Olivia Pozzan, Puglia e Basilicata, Edt, 2008, p. 191, ISBN 978-88-6040-277-6.
  • Amalia Ingrosso, Il Libro Rosso di Gallipoli, Congedo, 1990, ISBN 88-8086-536-6.
  • Andrea Metrà, Il Mentore Perfetto De Negozianti, Trieste, stamperia di G.T. Hoechenberger, 1793.
  • Luigi Mezzadri, Maurizio Tagliaferri, Elio Guerriero, Le diocesi d'Italia - Volume 3, Cinisello Balsamo, San Paolo, 2008, ISBN 978-88-215-6172-6.
  • Federico Natali, Gallipoli nel Regno di Napoli: dai Normanni all'unità d'Italia, Galatina, Congedo, 2007, ISBN 978-88-8086-716-6.
  • Elio Pindinelli e Mario Cazzato, Civitas confraternalis. Le confraternite a Gallipoli in età barocca, Congedo Editore, 1997, ISBN 88-8086-207-3.
  • Bartolomeo Ravenna, Memorie istoriche della città di Gallipoli, Kessinger Publishing [1836], 2010, ISBN 978-1-167-72037-6.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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