Diocesi di Nardò-Gallipoli

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Diocesi di Nardò-Gallipoli
Dioecesis Neritonensis-Gallipolitana
Chiesa latina
Chiesa Cattedrale di Nardò, Lecce.jpg
Suffraganea dell' arcidiocesi di Lecce
Regione ecclesiastica Puglia
Provincia ecclesiastica
Provincia ecclesiastica della diocesi
Collocazione geografica
Collocazione geografica della diocesi
Vescovo Fernando Filograna
Vicario generale Luigi Ruperto
Sacerdoti 138 di cui 123 secolari e 15 regolari
1.478 battezzati per sacerdote
Religiosi 18 uomini, 109 donne
Abitanti 206.071
Battezzati 204.093 (99,0% del totale)
Superficie 587 km² in Italia
Parrocchie 73 (6 vicariati)
Erezione 12 gennaio 1413 (Nardò)
VI secolo (Gallipoli)
in plena unione dal 30 settembre 1986
Rito romano
Cattedrale Santa Maria Assunta
Concattedrali Sant'Agata
Santi patroni Gregorio Illuminatore
Sant'Agata
Indirizzo Piazza Pio XI 24, 73048 Nardò [Lecce], Italia
Sito web www.diocesinardogallipoli.it
Dati dall'Annuario Pontificio 2005 * *
Chiesa cattolica in Italia

La diocesi di Nardò-Gallipoli (in latino: Dioecesis Neritonensis-Gallipolitana) è una sede della Chiesa cattolica suffraganea dell'arcidiocesi di Lecce appartenente alla regione ecclesiastica Puglia. Nel 2004 contava 204.093 battezzati su 206.071 abitanti. È attualmente retta dal vescovo Fernando Filograna.

Territorio[modifica | modifica wikitesto]

La diocesi comprende la porzione occidentale del Salento.

Sede vescovile è la città di Nardò, dove si trova la basilica cattedrale dell'Assunzione di Maria Vergine. A Gallipoli si trova la basilica concattedrale di Sant'Agata.

Parrocchie e foranie[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Parrocchie della diocesi di Nardò-Gallipoli.

Il territorio è suddiviso in 73 parrocchie, raggruppate in 6 zone pastorali o foranie:

Rettorie[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Rettorie della diocesi di Nardò-Gallipoli.

Nelle 6 zone pastorali o foranie vi sono alcune chiese che godono dello status di rettorie essendo, la gran parte, sedi di confraternite.

Santuari[modifica | modifica wikitesto]

In diocesi sono presenti i seguenti santuari[1]:

Strutture formative e residenziali[modifica | modifica wikitesto]

Denominazione
  • Casa per ferie e campiscuola "La Lizza" - Alezio;

La struttura,[8] ristrutturata recentemente, adiacente al santuario mariano di "Santa Maria della Lizza", è predisposta per incontri spirituali o culturali, vacanze e campiscuola.

  • Complesso formativo residenziale "Oasi Tabor" - Cenate;

L'opera,[8][9] realizzata sotto l'episcopato di Corrado Ursi, con annessa l'antica villa estiva dei vescovi di Nardò, fu realizzata per la formazione del clero e dei fedeli. Negli ultimi anni, dopo la ristrutturazione, la struttura è stata adibita anche a casa di vacanza o location per eventi culturali.

  • Seminario diocesano - Nardò;

L'edificio[8] è utilizzato, in alcuni periodi dell'anno, per campiscuola, esercizi spirituali o convegni

Residenza[8] destinata ai gruppi parrocchiali per incontri spirituali o formativi.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Diocesi di Gallipoli[modifica | modifica wikitesto]

Incerte sono le origini della diocesi di Gallipoli. La città di Gallipoli fu decorata, sin dai primi tempi del cristianesimo, della cattedra vescovile ed illuminata con la luce del Vangelo dal "principe degli Apostoli": infatti, secondo la tradizione e numerose fonti storiografiche accertate, la diffusione del cristianesimo a Gallipoli è attribuita allo stesso apostolo san Pietro, che avrebbe lasciato la giovane chiesa al suo discepolo san Pancrazio, il quale in seguito si trasferì in Sicilia, subendo il martirio a Taormina. Secondo l'abate Vincenzo D'Avino, San Pietro sarebbe giunto in Italia sbarcando nel porto di Gallipoli con i discepoli e fedeli provenienti dall'Antiochia, nell'anno 42 o 43 sotto il regno di Claudio. A testimoniare il passaggio del principe degli apostoli fu costruita la chiesa di San Pietro dei Samari nel territorio diocesano, dove si crede che san Pietro abbia battezzato i primi fedeli; altro edificio religioso era San Pietro "cucurizzutu" (per via della forma piramidale della cupola), registrato nella visita pastorale di Mons. Pellegro Cibo. Gallipoli, come numerose città pugliesi, ebbe quindi come protovescovo un discepolo di san Pietro. Nella vicina Alezio esisteva nel XVI secolo una cappella dedicata al primo vescovo, la quale era affiancata da un pozzo le cui acque si veneravano come miracolose e prodigiose, perché Pancrazio aveva battezzato i fedeli convertiti a Cristo[10]. Sui quattro lati del pozzo leggevasi la seguente iscrizione: P.C.A.D. (Pancratio Callipolitano Antistiti Dicatum). Il vescovo Capece volle fare immortalare la storicità e la veridicità del vescovo Pancrazio commissionando un'opera a Gian Domenico Catalano (oggi nella sacrestia del santuario della Lizza in Alezio).

Non si hanno delle fonti storiografiche che attestino il nome del Pontefice che elevò Gallipoli a sede vescovile; Ferdinando Ughelli, acuto storico dell'origine delle sedi episcopali, scrisse nel tomo IX della sua opera maggiore "Italia Sacra" che vetustissimus Callipolitanus Episcopatus est [11]. È certo però che la diocesi di Gallipoli sia anteriore ai tempi di papa Gregorio I. Primo vescovo attestato storicamente e largamente condiviso dagli storici è Domenico, che sottoscrisse un decreto di papa Vigilio del 551 contro Teodoro, arcivescovo monofisita di Cesarea.

Sinodo nella cattedrale di Gallipoli convocato dal vescovo Nicola Margiotta

L'accademico e storico Giorgio Otranto, nella sua opera "Italia meridionale e Puglia paleocristiane: saggi storici", sostiene che la diocesi risalirebbe addirittura all'inizio del V secolo o alla fine del IV; certo è che Gallipoli, verso la fine del VI secolo, fosse una sede vescovile latina[12].

Tela della patrona della diocesi nella cattedrale di Sant'Agata (Giovanni Andrea Coppola)

Fino all'VIII secolo era una diocesi immediatamente soggetta alla Santa Sede[13]. Successivamente[14] dall'VIII all'XI secolo le diocesi salentine gravitarono nell'orbita del patriarcato di Costantinopoli, fino alla conquista normanna della regione. In epoca bizantina, Gallipoli era suffraganea dell'arcidiocesi di Santa Severina, come attestato dalla Notitia Episcopatuum attribuita all'imperatore bizantino Leone VI (886-912) e databile all'inizio del X secolo.

Un tempo comprendeva numerosi territori come Nardò, Copertino, Galatone, Seclì, Noha, Neviano, Tuglie, Parabita, Alliste, Felline, Taviano e Casarano [15]. A confermare l'ipotesi che Nardò abbia fatto sua parte, vi è un breve documento spedito da Clemente VI ad Avignone nel 1348[15].

Il capitolo dei canonici della cattedrale di Gallipoli eleggeva i vescovi fino al XIV secolo, ma numerosi furono i problemi che nacquero tra gli elettori e gli eletti. Clemente V fu il primo romano pontefice che provvide all'elezione dei vescovi gallipolitani[16].

In seguito ai cambiamenti politici nel Salento, subito dopo il sinodo di Melfi del 1067, Gallipoli divenne suffraganea dell'arcidiocesi di Otranto. Il rito latino si impose nella diocesi solo gradualmente: ancora nel XVI secolo la cattedrale era officiata da sacerdoti di rito bizantino.

Fu mantenuto il rito greco-bizantino fino al 1513 a causa della presenza dei monaci basiliani che si rifugiarono a Gallipoli per scampare alle persecuzioni iconoclaste[17]. A ricordo di questa antica tradizione del rito greco osservato nella diocesi, durante i solenni pontificali di Sant'Agata presieduti dal vescovo, il Vangelo viene proclamato in greco dal canonico del capitolo della cattedrale[18][19].

La diocesi di Gallipoli, con l'avvento dei Normanni, come attestato da un documento del 1172, dovette cedere la gran parte del suo territorio alla vicina abbazia di Sancta Maria de Nerito[14].

Il cardinale Andrea della Valle, amministratore apostolico di Gallipoli (1518 - 1524)

La diocesi generò molti vescovi tra cui: Filippo Gorgoni (vescovo di Ugento), Antonio Camaldari (vescovo di Montepeloso), Fra Ludovico Bevilacqua (vescovo di Catellammare), Fra Domenico Stradiotti (vescovo di Castro), Giovanni Carlo Coppola (abate e vescovo di Muro Lucano), Abate Ercole Coppola (vescovo di Nicotera), Guglielmo Camaldari (arcivescovo di Rossano) e Filippo D'Aprile (vescovo di Teano e in seguito traslato alla sede di Melfi e Rapolla). È certo che la diocesi gallipolitana generò importanti e conosciute personalità religiose: alcuni vescovi saranno elevati alla dignità cardinalizia come Corrado di Sabina, il cardinale camerlengo Francesco Armellini Pantalassi de' Medici ed Andrea della Valle; il vescovo Alessio Zelodano fu chiamato da papa Giulio II come segretario ufficiale, essendo riconosciuta la sua ottima preparazione in ambito teologico e filosofico; il cardinale Vincenzo Orsini arcivescovo di Benevento e poi eletto papa col nome di Benedetto XIII fu un commendatario dell'abbazia di San Mauro. Filippo V di Spagna chiamò presso la propria corte l'arcivescovo gallipolitano Antonio Maria Piscatori, nominandolo predicatore della Corte, qualificatore della Sacra Inquisizione, Teologo ed esaminatore nell'apostolica Nunziatura del Regno di Spagna[20].

Rupi dell'abbazia di San Mauro, a Sannicola, di cui fu commendatario Papa Benedetto XIII, al secolo Pietro Francesco (in religione Vincenzo Maria) Orsini
Papa Benedetto XIII (1650 - 1730)

Il 47º vescovo di Gallipoli Consalvo de Rueda, per la sua austera e lodevole vita, fu proposto come modello a tutti i nuovi vescovi da Papa Urbano VIII, il quale affermava spesso:"Speculatevi in quel Santo Prelato di Gallipoli"[21][22].

Secondo il professore Antonio Barbino, questi vescovi hanno contribuito a rendere l'«antica diocesi gallipolina una della più importanti d'Italia», oltre ad essere una delle più antiche[23].

Diocesi di Nardò[modifica | modifica wikitesto]

San Pancrazio di Taormina, secondo la tradizione primo vescovo di Gallipoli, Chiesa di Santa Maria della Lizza (Gian Domenico Catalano)
Stefano Argercolo Pendinelli, vescovo di Nardò (1436 - 1451)
Giovanni Domenico De Cupis, vescovo di Nardò (1532 - 1536)
Papa Alessandro VII, nato Fabio Chigi, vescovo di Nardò (1635 - 1652)
Antonio Perez della Lastra, vescovo di Gallipoli (1679 - 1700)
Giuseppe Maria Giove, vescovo di Gallipoli (1834 - 1848)
Gaetano Muller, vescovo di Gallipoli (1898 - 1935) e di Nardò (1927 - 1935)
Salma del vescovo Gaetano Müller, 1935
Nicola Margiotta, vescovo di Gallipoli (1935 - 1953)
Pasquale Quaremba, vescovo di Gallipoli (1956 - 1982)

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Francesco Minerva, vescovo di Nardò (1948 - 1950)
Domenico Caliandro, vescovo di Nardò-Gallipoli (2000 - 2012)
Fernando Filograna, attuale vescovo di Nardò-Gallipoli

Più giovane è la diocesi di Nardò, città elevata a sede vescovile nel 1413. Una recente pubblicazione tuttavia porta alla luce che fu istituita grazie ai favori dell'antipapa Clemente VII nel 1387 [24]. È probabile che Nardò fosse già una diocesi nei primi secoli dell'era cristiana. Infatti esiste una lettera apostolica, dubbia, di papa Paolo I, del 761 o del 762, indirizzata alla diocesi, per porre fine all'elezione dell'ordinario[25]; con tale documento si disponeva, altresì, l'insediamento di una comunità di archimandriti basiliani, i quali erano stati vittima della persecuzione di Costantino V. Di tale tradizione il vescovo Girolamo De Franchis fece riferimento nella documentazione riguardante la visita pastorale del 1612, allorché menzionava alcune lettere apostoliche del V e VI custodite presso l'arcidiocesi di Brindisi. Tracce della grecità della diocesi neretina sono riportate, riguardo l'arredo sacro, nelle visite pastorali del XV secolo.

Documentata invece è l'erezione di Nardò, a partire dal 1090, a sede di abbazia territoriale benedettina. Donazioni, lasciti, privilegi e concessioni[14] a favore degli Abati, contribuirono alla fisionomia territoriale della diocesi di Nardò. Storicamente incerta appare, però, l'esistenza di una diocesi, prima della supplica per la sua erezione, da parte di Giovanni De Epifanis all'antipapa Giovanni XXIII. Proprio il De Epifanis divenne il 12 gennaio 1413 primo vescovo di Nardò. Tuttavia già durante lo scisma avignonese Nardò ebbe un vescovo, l'abate Matteo, nominato dall'antipapa Clemente VII il 28 giugno 1387.

Il 27 febbraio 1674 fu eretto dal vescovo Tommaso Brancaccio il seminario[26] diocesano di Nardò, dedicato a san Filippo Neri, ubicato, sino al 1964, accanto all'episcopio[27]. A tale istituto concorsero a dare vitalità e splendore i vescovi Orazio Fortunato, Antonio Sanfelice, Carmine Fimiani, Luigi Vetta, Michele Mautone[28] e Francesco Minerva[29]. Mentre la posa della prima pietra dell'attuale sede, sita in via dell'Incoronata, avvenne il 31 maggio 1960, sotto l'episcopato di Corrado Ursi. Tale complesso fu inaugurato il 7 maggio 1964 dal successore Antonio Rosario Mennonna. L'edificio, per volere del vescovo Aldo Garzia, fu ristrutturato e riaperto l'8 dicembre 1993. Il seminario ospita anche l'Istituto di Scienze Religiose. Nel medesimo edificio, con decisione del Consiglio presbiterale del 25 ottobre 2011, sarà realizzata la Casa diocesana del Clero, attrezzata all'accoglienza dei sacerdoti anziani o infermi.

Fabio Chigi, già vescovo di Nardò, fu eletto, il 7 aprile 1655, al soglio pontificio con il nome di papa Alessandro VII.

Diocesi di Nardò-Gallipoli[modifica | modifica wikitesto]

Sino al 20 ottobre 1980, data dell'erezione della provincia ecclesiastica dell'arcidiocesi di Lecce, la diocesi di Nardò era immediatamente soggetta alla Santa Sede, mentre la sede di Gallipoli era suffraganea dell'arcidiocesi di Otranto.

Il 30 settembre 1983 Aldo Garzia, già vescovo di Gallipoli e coadiutore di Antonio Rosario Mennonna, divenne per successione vescovo di Nardò, unendo così in persona episcopi le due diocesi.

Il medesimo vescovo, il 20 febbraio 1984, eresse il Centro Diocesano Beni Culturali, comprendente l'Archivio Storico e la Biblioteca "Antonio Sanfelice", fondata nel 1721. Tale centro, per la consistenza del patrimonio archivistico, è stato ritenuto dal Presidente della Regione Puglia, con decreti del 10 maggio 1984 e 21 maggio 1985, di "Interesse Storico Locale".

Il 30 settembre 1986, con il decreto Instantibus votis della Congregazione per i vescovi, le due sedi di Nardò e di Gallipoli furono unite plena unione e la nuova circoscrizione ecclesiastica ha assunto il nome attuale.

Successivamente cedette le frazioni di Collemeto, Noha e Santa Barbara, del comune di Galatina, all'arcidiocesi di Otranto.

Il 12 luglio 2004 è stato inaugurato il Museo diocesano di Gallipoli[30], ubicato nella sede dell'ex seminario, realizzato in stile barocco tra il 1651 ed il 1660 su iniziativa dei presuli Serafino Brancone (Branconi) ed Ignazio Savastano, al fine di valorizzare gli innumerevoli reperti, oltre 500, appartenuti alla vecchia diocesi gallipolina. Ossia: cartepeste, busti, calici ed opere pittoriche. Infatti la diocesi pur essendo tra le più piccole della regione risultava essere tra le più ricche. Il progetto dell'istituzione del museo fu del vescovo Aldo Garzia. Completarono l'iniziativa i successori Vittorio Fusco e Domenico Caliandro.

Cronotassi degli abati e dei vescovi[modifica | modifica wikitesto]

Abati di Nardò[modifica | modifica wikitesto]

Vescovi di Nardò[modifica | modifica wikitesto]

  • Giovanni De Epifanis, O.S.B. † (12 gennaio 1413 - 1423 dimesso)
  • Giovanni Barella, O.F.M. † (19 febbraio 1423 - dicembre 1435 deceduto)
  • Stefano Argercolo Pendinelli † (8 febbraio 1436 - 16 giugno 1451 nominato arcivescovo di Otranto)
  • Ludovico de Pennis † (16 giugno 1451 - gennaio 1483 deceduto)
  • Ludovico Giustino † (31 gennaio 1483 - 1492 deceduto)
  • Gabriele Setario † (12 dicembre 1491 - 27 ottobre 1507 nominato vescovo di Avellino)
  • Antonio De Caro † (27 ottobre 1507 - 1517 deceduto)
    • Luigi d'Aragona † (17 giugno 1517 - 21 gennaio 1519 deceduto) (amministratore apostolico)
    • Marco Cornaro † (24 gennaio 1519 - 20 febbraio 1521 dimesso) (amministratore apostolico)
    • Giacomo Antonio Acquaviva † (20 febbraio 1521 - 1531 dimesso) (vescovo eletto)
  • Giovanni Domenico De Cupis † (15 gennaio 1532 - 22 maggio 1536 dimesso)
  • Giovanni Battista Acquaviva † (22 maggio 1536 - 1569 deceduto)
  • Ambrogio Salvio, O.P. † (26 agosto 1569 - 9 febbraio 1577 deceduto)
  • Cesare Bovio † (15 aprile 1577 - 17 gennaio 1583 deceduto)
  • Fabio Fornari † (9 marzo 1583 - 20 febbraio 1596 deceduto)
  • Lelio Landi † (9 settembre 1596 - 24 novembre 1610 deceduto)
  • Luigi de Franchis, C.R. † (24 gennaio 1611 - 17 luglio 1615 deceduto)
  • Girolamo de Franchis † (13 novembre 1617 - 27 novembre 1634 nominato arcivescovo di Capua)
  • Fabio Chigi † (8 gennaio 1635 - 19 febbraio 1652 dimesso, successivamente eletto papa con il nome di Alessandro VII)
  • Calanio della Ciaja † (1º luglio 1652 - dicembre 1654 deceduto)
  • Geronimo de Coris † (6 marzo 1656 - 17 giugno 1669 nominato vescovo di Sovana)
  • Tommaso Brancaccio † (19 agosto 1669 - 29 aprile 1677 deceduto)
  • Orazio Fortunato † (10 gennaio 1678 - 23 luglio 1707 deceduto)
  • Antonio Sanfelice † (28 novembre 1707 - 1º gennaio 1736 deceduto)
  • Francesco Carafa † (11 aprile 1736 - 1º luglio 1754 deceduto)
  • Marco Aurelio Petruccelli † (16 dicembre 1754 - 18 novembre 1781 deceduto)
    • Sede vacante (1781-1792)
  • Carmine Fimiani † (27 febbraio 1792 - 1800 deceduto)
    • Sede vacante (1800-1819)
  • Leopoldo Corigliano † (4 giugno 1819 - 15 dicembre 1824 dimesso)
  • Salvatore Lettieri † (27 giugno 1825 - 6 ottobre 1839 deceduto)
  • Angelo Filipponi † (27 gennaio 1842 - 16 agosto 1845 dimesso)
  • Ferdinando Girardi, C.M. † (21 dicembre 1846 - 11 settembre 1848 nominasto vescovo di Sessa Aurunca)
  • Luigi Vetta † (20 aprile 1849 - 10 febbraio 1873 deceduto)
  • Salvatore Nappi † (22 dicembre 1873 - 23 giugno 1876 dimesso)
  • Michele Mautone † (18 dicembre 1876 - 17 febbraio 1888 deceduto)
  • Giuseppe Ricciardi † (1º giugno 1888 - 18 giugno 1908 deceduto)
  • Nicola Giannattasio † (30 novembre 1908 - 24 giugno 1926 dimesso)[31]
  • Gaetano Müller † (13 agosto 1927 - 7 febbraio 1935 deceduto)
  • Nicola Colangelo † (16 dicembre 1935 - 27 giugno 1937 deceduto)
  • Gennaro Fenizia † (17 agosto 1938 - 21 luglio 1948 nominato vescovo di Cava e Sarno)
  • Francesco Minerva † (16 settembre 1948 - 17 dicembre 1950 nominato vescovo di Lecce)
  • Corrado Ursi † (31 luglio 1951 - 30 novembre 1961 nominato arcivescovo di Acerenza)
  • Antonio Rosario Mennonna † (22 febbraio 1962 - 30 settembre 1983 ritirato)
  • Aldo Garzia † (30 settembre 1983 succeduto - 30 settembre 1986 nominato vescovo di Nardò-Gallipoli)

Vescovi di Gallipoli[modifica | modifica wikitesto]

Vescovi di Nardò-Gallipoli[modifica | modifica wikitesto]

Cardinali, vescovi e religiosi oriundi della diocesi[modifica | modifica wikitesto]


Comunità religiose[modifica | modifica wikitesto]


Statistiche[modifica | modifica wikitesto]

La diocesi al termine dell'anno 2004 su una popolazione di 206.071 persone contava 204.093 battezzati, corrispondenti al 99,0% del totale.

anno popolazione sacerdoti diaconi religiosi parrocchie
battezzati totale % numero secolari regolari battezzati per sacerdote uomini donne
1950 140.000 140.000 100,0 120 94 26 1.166 34 119 26
1970 157.625 157.810 99,9 126 101 25 1.250 25 136 40
1980 170.415 171.208 99,5 117 101 16 1.456 21 127 44
1990 207.000 208.139 99,5 146 124 22 1.417 27 155 72
1999 210.376 211.596 99,4 146 126 20 1.440 23 116 72
2000 210.515 211.866 99,4 146 129 17 1.441 19 108 72
2001 210.670 211.735 99,5 148 129 19 1.423 22 110 72
2002 208.829 209.793 99,5 146 130 16 1.430 18 109 73
2003 209.936 210.704 99,6 141 125 16 1.488 21 109 73
2004 204.093 206.071 99,0 138 123 15 1.478 18 109 72

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Elenco dal sito ufficiale della diocesi.
  2. ^ Da sangiuseppedacopertino.it: Un po' di storia del santuario.... URL consultato il 13 ottobre 2012.
  3. ^ Da Cultura Salentina, Rivista di pensiero e cultura meridionale: La Vergine dall'occhio nero. La Madonna della Grazia di Galatone, di Francesco Danieli. URL consultato il 13 ottobre 2012 (archiviato dall'url originale il 10 agosto 2010).
  4. ^ Il Santuario sul sito www.japigia.com e sul sito del comune di Galatone.
  5. ^ Informazioni sul santuario: salentovirtuale.com, cresciamoinsieme.org e viaggispirituali.it.
  6. ^ Da portoselvaggio.net: La masseria dell'Alto. URL consultato il 14 ottobre 2012.
  7. ^ Comune di Taviano: Chiesa della Beata Vergine Maria Addolorata. URL consultato il 13 ottobre 2012.
  8. ^ a b c d Dal Sito Ufficiale della diocesi di Nardò-Gallipoli: Ospitalità, case per ferie e campi-scuola. URL consultato il 6 ottobre 2012.
  9. ^ Dal Sito Ufficiale della diocesi di Nardò-Gallipoli: Oasi Tabor. URL consultato il 6 ottobre 2012.
  10. ^ Cenni storici sulle chiese arcivescovili, vescovili, e prelatizie, Vincenzo D'Avino abate
  11. ^ (trad. "l'episcopato gallipolino è antichissimo")
  12. ^ Guida degli Archivi capitolari d’Italia I - Gallipoli, pp.174 -178. URL consultato il 13 gennaio 2013.
  13. ^ Memorie istoriche della Città di Gallipoli, pg.430
  14. ^ a b c Guida degli Archivi capitolari d’Italia I - Gallipoli, pp.174 -178
  15. ^ a b Memorie istoriche della Città di Gallipoli, pg.431
  16. ^ Cenni Storici Sulle Chiese Arcivescovili, Vescovili, E Prelatizie (Nullius) del Regno Delle Due Sicilie, Abate Vincenzo D'Avino
  17. ^ Rito greco a Gallipoli. URL consultato il 4 marzo 2014.
  18. ^ La festività di Sant'Agata. URL consultato il 4 marzo 2014.
  19. ^ Gallipoli bizantina e grecità della sua massa. URL consultato il 4 marzo 2014.
  20. ^ "Memorie istoriche della Città di Gallipoli" pg.490, Bartolomeo Ravenna
  21. ^ Don Onofrio Orlandino di Gallipoli nella "Tragedia di Sant'Agata" così affermò: "Quel santo Prelato di felice memoria Don Consalvo de Rueda, la di cui santità diede dei voli così sublimi, che si poté dire giunto all'apogeo della perfezione, a segno che le sue lettere non solo in Napoli ed Ispagna dai signori viceré, dai grandi e da Filippo IV, ma anco nei famosi bolli del Vaticano, che si ponno dire tante catacombe di Corpi Santi, erano riverite da quei principi porporati come pregiatissime reliquie, e l'istesso Urbano VIII miracolo del mondo soleva dire ai vescovi di presto consagrati di questo Regno: Speculatevi in quel Santo Prelato di Gallipoli.
  22. ^ Memorie istoriche di Gallipoli, B. Ravenna, pg.472
  23. ^ ultimi righi Vescovi della diocesi di Gallipoli. URL consultato il 17 novembre 2013.
  24. ^ Nardò e Gallipoli. Storia delle diocesi in oltre seicento anni (1387-2013), Congedo Editore (2014)
  25. ^ Annuario della Chiesa Neretina, 1986, pp. 9 e 10.
  26. ^ Dal Sito Ufficiale della diocesi di Nardò-Gallipoli: Seminario diocesano. URL consultato il 30 settembre 2012.
  27. ^ Foto vecchia sede del seminario diocesano. URL consultato il 24 dicembre 2012.
  28. ^ Anche in Annuario della Chiesa Neretina, p. 29 - 1986
  29. ^ Da Comuni Italiani.it: Lapide a Mons. Francesco Minerva. URL consultato il 29 settembre 2012.
  30. ^ Da www.cattedralegallipoli.it: Il Museo diocesano. URL consultato il 1º novembre 2012.
  31. ^ Nominato arcivescovo titolare di Pessinonte.
  32. ^ Questo vescovo, menzionato da Coletti, continuatore dell'Italia Sacra di Ughelli, e dal D'Avino, è ammesso da studiosi locali (Antonio Barbino, L'antichissima sede episcopale di Gallipoli, Taviano 1987), ma è assente nelle cronotassi di Cappelletti, Lanzoni e Gabrieli e dalla stessa cronotassi del sito ufficiale della diocesi.
  33. ^ Ugolino e Giovanni di Nardò sono nominati dall'antipapa Clemente VII.
  34. ^ Secondo Eubel è vescovo titolare di Callipoli in Tracia.
  35. ^ Così Cappelletti, che lo indica trasferito ad Andria l'anno successivo; è ignorato invece da Eubel, secondo il quale alla morte di Pietro succede Ludovico Spinelli; cfr. sede titolare di Callipoli, dove alle stesse date è menzionato il francescano Antonello.
  36. ^ Eubel inserisce un vescovo, Giovanni, nominato il 24 gennaio 1480, che potrebbe appartenere, come fa notare lo stesso autore, alla sede di Callipoli.
  37. ^ Nel 1784 fu nominato vescovo di Melfi e Rapolla da Ferdinando IV, ma non ottenne mai la conferma pontificia. Il 27 febbraio 1792 venne nominato vescovo di Capua.
  38. ^ Il 12 maggio 1879 fu nominato vescovo titolare di Callinico.

Fonti[modifica | modifica wikitesto]

Per la sede di Nardò[modifica | modifica wikitesto]

Per la sede di Gallipoli[modifica | modifica wikitesto]

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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