Galatone

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Galatone
comune
Galatone – Stemma Galatone – Bandiera
Porta San Sebastiano
Porta San Sebastiano
Localizzazione
Stato Italia Italia
Regione Regione Puglia-Stemma it.png Puglia
Provincia Provincia di Lecce-Stemma.png Lecce
Amministrazione
Sindaco Livio Nisi (PdL) dal 21/05/2012
Territorio
Coordinate 40°09′00″N 18°04′00″E / 40.15°N 18.066667°E40.15; 18.066667 (Galatone)Coordinate: 40°09′00″N 18°04′00″E / 40.15°N 18.066667°E40.15; 18.066667 (Galatone)
Altitudine 58 m s.l.m.
Superficie 46,54 km²
Abitanti 15 853[1] (31-03-2012)
Densità 340,63 ab./km²
Comuni confinanti Galatina, Gallipoli, Nardò, Neviano, Sannicola, Seclì
Altre informazioni
Cod. postale 73044
Prefisso 0833
Fuso orario UTC+1
Codice ISTAT 075030
Cod. catastale D863
Targa LE
Cl. sismica zona 4 (sismicità molto bassa)
Cl. climatica zona C, 1 224 GG[2]
Nome abitanti galatonesi o galatei
Patrono san Sebastiano
Giorno festivo 20 gennaio
Cartografia
Mappa di localizzazione: Italia
Galatone
Posizione del comune di Galatone all'interno della provincia di Lecce
Posizione del comune di Galatone all'interno della provincia di Lecce
Sito istituzionale

Galàtone (Galàtune in dialetto salentino[3]) è un comune italiano di 15.853 abitanti[1] della provincia di Lecce in Puglia.

Rilevante centro agricolo e commerciale del Salento occidentale, comprende un breve tratto della costa ionica a nord di Gallipoli. Il comune è stato fregiato del titolo di città nel 2005[4] e rientra fra i dieci comuni più popolosi della provincia.

Geografia fisica[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Geografia della Puglia.

Territorio[modifica | modifica sorgente]

Il territorio comunale, che si estende nella parte centro-occidentale della penisola salentina per 46,54 km², è situato a 57 m s.l.m. e si affaccia lungo il litorale ionico con le località di Montagna Spaccata e La Reggia.

Distante 24 km da Lecce e 13 km da Gallipoli, il centro urbano è posizionato lungo la Strada statale 101 Salentina di Gallipoli che collega il capoluogo di provincia con la cittadina ionica. Il territorio del comune comprende i feudi di antichi casali medievali, ora abbandonati, di Tabelle, Tabelluccio, Fulcignano, San Cosma, Fumonegro Morice e Renda ed è attraversato a nord dal torrente Asso, un antico corso fluviale che convogliava le acque provenienti da Cutrofiano e Neviano, a sud, per condurle, a nord, in territorio di Nardò.

Confina a nord con i comuni di Nardò e Galatina, a est con i comuni di Seclì e Neviano, a sud con i comuni di Sannicola e Gallipoli e a ovest con il mar Ionio.

Clima[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Clima della Puglia e Stazione meteorologica di Lecce Galatina.

Dal punto di vista meteorologico Galatone rientra nel territorio del Salento meridionale che presenta un clima prettamente mediterraneo, con inverni miti ed estati caldo umide. In base alle medie di riferimento, la temperatura media del mese più freddo, gennaio, si attesta attorno ai +9 °C, mentre quella del mese più caldo, agosto, si aggira sui +25,1 °C. Le precipitazioni medie annue, che si aggirano intorno ai 676 mm, presentano un minimo in primavera-estate ed un picco in autunno-inverno.
Facendo riferimento alla ventosità, i comuni del basso Salento risentono debolmente delle correnti occidentali grazie alla protezione determinata dalle Serre Salentine che creano un sistema a scudo. Al contrario le correnti autunnali e invernali da Sud-Est, favoriscono in parte l'incremento delle precipitazioni, in questo periodo, rispetto al resto della penisola[5].

Galatone Mesi Stagioni Anno
Gen Feb Mar Apr Mag Giu Lug Ago Set Ott Nov Dic Inv Pri Est Aut
T. max. mediaC) 12,4 13,0 14,8 18,1 22,6 27,0 29,8 30,0 26,4 21,7 17,4 14,1 13,2 18,5 28,9 21,8 20,6
T. min. mediaC) 5,6 5,8 7,3 9,6 13,3 17,2 19,8 20,1 17,4 13,7 10,1 7,3 6,2 10,1 19,0 13,7 12,3
Precipitazioni (mm) 80 60 70 40 29 21 14 21 53 96 109 83 223 139 56 258 676
Umidità relativa media (%) 79,0 78,9 78,6 77,8 75,7 71,1 68,4 70,2 75,4 79,3 80,8 80,4 79,4 77,4 69,9 78,5 76,3

Storia[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Storia del Salento e Storia della Puglia.

Diverse sono le ipotesi, pronunciate nel corso dei secoli, riguardo l'origine del toponimo. Il nome deriverebbe dal greco gála, che significa latte, questo perché la principale attività praticata era la pastorizia. L'etimologia potrebbe derivare anche dal nome greco di persona o di famiglia Galatos con l'aggiunta del suffisso -oni o dal greco -ones.
Sulla nascita del paese vi è un'altra duplice scuola di pensiero: quella che fa capo allo studioso Rolfs che attribuisce l'origine al popolo dei Galati e quella che accoglie l'ipotesi dell'umanista concittadino Antonio De Ferrariis, vissuto dal 1444 al 1517, che attribuisce la provenienza al popolo dei Tessali. '"Da giovane lessi Livio e vi trovai Teuma e Galatana, due città della Tessaglia, che erano state conquistate da Tito Quinzio Flaminio", che in questi luoghi si erano rifugiati per fondarvi la nuova Galatana dopo essere stati sconfitti dal console romano a Cinocefale il 197 a.C.

La nascita di Galatone si fa risalire ai primi insediamenti umani nel periodo del Neolitico. I rinvenimento di utensili in selce e ceramica nel "Villaggio Costante" sulla Serra Campilatini, nella grotta "Pinnella", negli insediamenti "Rizzi" e "Spisari" e nella grotta rinvenuta in periferia, e precisamente a sud del paese, in via San Nicola di Pergoleto ne confermerebbe la datazione di origine.

Nel Medioevo il territorio fu soggetto a occupazioni e scorrerie da parte di Saraceni, Ungari, e Bizantini. Con la dominazione bizantina si svilupparono l'agricoltura e l'allevamento e si registrò un notevole incremento demografico. Sorsero piccole comunità rurali (Choría) dedite all'agricoltura, Tabelle, Tabelluccio, Fulcignano, San Cosma, Fumonegro Morice e Renda, le quali furono in seguito abbandonate e le popolazioni residenti si stanziarono nel casale di Galatone.

Nel XV secolo subì l'assedio di Giovanni Antonio del Balzo Orsini che rase al suolo una parte della cinta muraria. Dopo la morte dell'Orsini, avvenuta nel 1463, per Galatone seguì un lungo periodo di pace, interrotta dall'invasione turca del 1480 e dall'invasione dei veneziani quattro anni più tardi. Agli Orsini successero i Castriota, con la scomparsa dei quali, il feudo passò nelle mani della Corona che lo vendette ad una facoltosa famiglia genovese. Dal 1556 appartenne ai Squarciafico i quali diedero prosperità e crescita culturale costruendo nel 1570 un ospedale per poveri gestito dal clero. Nel XVII secolo il feudo fu retto dai Pinelli. Il XVIII secolo fu caratterizzato da una vita politica poco vivace a causa delle frequenti elezioni di Sindaci, sistematicamente esautorati da un governatore prepotente e accentratore[7].

Nel 1743 la storia di Galatone fu sconvolta da un terribile terremoto, che procurò il crollo di parte delle mura cittadine, di porta San Sebastiano, del palazzo marchesale e di molte abitazioni, ma portò anche nuova linfa nello sviluppo edilizio del paese.

Simboli[modifica | modifica sorgente]

Galatone-Stemma.png
Galatone-Gonfalone.png

Descrizione araldica dello stemma:

« Di verde alla fiamma di rosso. Ornamenti esteriori da Città»

Descrizione araldica del gonfalone:

« Drappo di azzurro recante lo stemma dell'ente con frangia dorata; è sospeso mediante una traversina con pomi ad un'asta in ottone con punta a lancia piatta dorata; ad essa è annodato un cordone con fiocchi grandi, la sciarpa tricolore della Repubblica Italiana con frangia e recante la scritta CITTA' DI GALATONE. »

Onorificenze[modifica | modifica sorgente]

Titolo di Città - nastrino per uniforme ordinaria Titolo di Città
— D.P.R. del 24 febbraio 2005

Monumenti e luoghi d'interesse[modifica | modifica sorgente]

Architetture religiose[modifica | modifica sorgente]

Collegiata dell'Assunta

Collegiata dell'Assunta[modifica | modifica sorgente]

La Collegiata dell'Assunta fu edificata tra il 1591 e il 1595 sulle rovine di una chiesa precedente demolita per le precarie condizioni statiche. Presenta un elegante prospetto in carparo scandito in tre ordini da trabeazioni poco aggettanti. Il primo ordine, inquadrato da semplici paraste, accoglie il portale d'ingresso. Il secondo ordine è caratterizzato da una bifora centrale sormontata da una trabeazione con timpano spezzato e da due monofore laterali incastonate tra lesene e sormontate da architravi. Il terzo ordine è ingentilito da due nicchie con balaustre in pietra. Adiacente al prospetto è il campanile, a tre piani a forma di prismi sovrapposti, innalzato in epoche differenti fra il 1599 e il 1750. L'interno, ad aula a croce latina, ospita altari con dipinti di Donato Antonio D'Orlando. Nel cappellone di san Sebastiano è conservata una copia settecentesca del Martirio di San Sebastiano di Mattia Preti e un armadio con pregevoli reliquiari. Sull'altare maggiore troneggia un seicentesco Cristo ligneo[8].

Santuario del Santissimo Crocifisso della Pietà

Santuario del Santissimo Crocifisso della Pietà[modifica | modifica sorgente]

Il Santuario del Santissimo Crocifisso della Pietà fu costruito fra il 1683 e il 1694 da diverse maestranze salentine dopo il crollo della precedente chiesa. Per l'apparato decorativo contribuì anche l'architetto leccese Giuseppe Zimbalo. Fu elevato a Santuario nel 1796 da papa Pio VI. La facciata barocca, realizzata in carparo e pietra leccese, è divisa in tre ordini ed è arricchita da nicchie con statue. Sul portale d'ingresso troneggia la scultura lapidea di Gesù Crocifisso osannato da quattro cherubini. L'interno, a croce latina, si compone del presbiterio, del transetto e della navata in cui si aprono tre cappelle per lato ospitanti altari barocchi. In corrispondenza del transetto si innalza una cupola ottagonale affrescata con il tema del ritrovamento della Croce da parte di sant'Elena imperatrice. L'altare maggiore, decorato con colonne tortili e bassorilievi raffiguranti le virtù cardinali, custodisce l'icona del SS. Crocifisso della Pietà del XIV secolo[9].

Chiesa di San Sebastiano e San Rocco

Chiesa di San Sebastiano e San Rocco[modifica | modifica sorgente]

La chiesa di San Sebastiano e San Rocco, attigua al convento dei Domenicani, venne edificata nel 1500 per volontà del feudatario Giovanni Castriota e ricostruita in stile barocco nel 1712. La facciata, che ingloba pezzi scultorei del precedente tempio, è realizzata interamemte in carparo ed è scandita in tre ordini. Il primo ordine, tripartito da paraste con capitelli ionici, accoglie il cinquecentesco portale d'ingresso, sormontato da una piccola statua lapidea di san Sebastiano e affiancato da due leoni stilofori. L'interno, ad unica navata con presbiterio, presenta quattro altari barocchi dedicati alla Presentazione di Gesù al Tempio, alla Madonna Immacolata, alla Madonna del Rosario e a sant'Antonio da Padova. Gli altari, realizzati in calcareniti locali (pietra leccese e tufo) nel 1732, sono arricchiti da tele di pregevole fattura, fra cui una Madonna del Rosario del pittore neretino Donato Antonio D'Orlando[10].

Chiesa di San Giovanni Battista

Chiesa di San Giovanni Battista[modifica | modifica sorgente]

La chiesa di San Giovanni Battista, sede della Confraternita dell'Immacolata Concezione, fu costruita fra il 1635 e il 1653 dai maestri Ortensio e Cesare Pugliese con l'intento di collegarla ad un monastero di Clarisse, mai realizzato per carenze finanziarie. La chiesa presenta un prospetto racchiuso fra due paraste ioniche angolari. Le linee decorative sono quelle barocche con un richiamo catalano-durazzesco nel fastigio ospitante la nicchia con la statua dell'Immacolata. Il semplice e spoglio portale è sormontato da una lunetta semicircolare affrescata, posto in asse con il finestrone centrale con grate in pietra traforata. Sul lato sinistro dell'edificio vi è una nicchia con la statua di san Giovanni Battista.
L'interno, a navata unica rettangolare, accoglie un fastoso altare maggiore in pietra leccese, realizzato nella seconda metà del XVII secolo dallo scalpellino di Ambrogio Martinelli da Copertino. Degno di nota è l'ottocentesco organo in legno recante la data 1877[11].

Chiesa di San Francesco d'Assisi

Chiesa di San Francesco d'Assisi[modifica | modifica sorgente]

La chiesa di San Francesco d'Assisi fu edificata tra la fine del 1599 e la fine del 1600 in posizione adiacente al convento dei frati Cappuccini per volere del duca Cosimo Pinelli e di sua madre Livia Squarciafico, nella quale destinarono una cappella a sepoltura della propria famiglia. L'edificio rispecchia le caratteristiche di sobrietà delle chiese degli ordini mendicanti. La facciata, dalle linee essenziali, è priva di qualsiasi elemento decorativo, eccezion fatta per lo stemma dei Pinelli riccamente scolpito. L'interno, costituito da un'unica navata tripartita con archi, è decorato con stucchi barocchi e altari. L'altare maggiore è realizzato in legno e racchiude al centro una tela del pittore napoletano Fabrizio Santafede raffigurante San Francesco d'Assisi che riceve le stigmate. Ai lati i dipinti di sant'Antonio da Padova e santa Chiara. Un'epigrafe ricorda la consacrazione del tempio avvenuta il 29 novembre 1703 ad opera di Carlo Francesco Giocoli, l'allora arcivescovo di San Severo[12].

Chiesa Madonna della Grazia.

Chiesa della Madonna della Grazia[modifica | modifica sorgente]

La chiesa della Madonna della Grazia venne edificata tra il 1591 e il 1595 per accogliere l'icona bizantina della Vergine della Grazia (XIV secolo). Nel 1674 venne costruito l'attiguo convento degli Alcantarini, ora dei Frati Minori, in cui iniziò la sua vita religiosa sant'Egidio Maria da Taranto. La facciata è scandita in due ordini da una balaustra in pietra e termina con un timpano triangolare sul quale è collocato un medaglione a rilievo raffigurante la Madonna della Grazia. Il portale e la finestra, posti in asse, sono affiancati da nicchie con le immagini affrescate di san Pietro d'Alcántara, san Pasquale Baylón, san Francesco d'Assisi e sant'Antonio da Padova. L'interno, a navata unica con copertura a crociera, termina con un piatto presbiterio in cui è custodita l'icona della Vergine. La chiesa fu elevata a Santuario l'8 settembre 1956 dal vescovo Corrado Ursi[13].

Chiesa dell'Annunziata

Chiesa dell'Annunziata[modifica | modifica sorgente]

La chiesa dell'Annunziata, popolarmente detta di Santa Lucia, risale al XVIII secolo. Fu ricostruita sul posto di un edificio sacro medievale. La facciata, racchiusa tra due paraste d'angolo lisce, accoglie al centro un semplice portale con architrave modanata poco aggettante e un cartiglio che porta la lapide con l'anno di ricostruzione 1724 in numeri romani. L'interno si compone di un'unica navata con le pareti bipartite da pilastri addossati. Sulla parete destra un dipinto murale, appartenente alla prima chiesa, raffigura il Crocifisso della Pietà. L'unico altare, di forme molto controllate, è quello del presbiterio ed ospita due statue di angeli su piedistalli terminali, la tela che raffigura l'episodio dell'Annunciazione e in sommità, incorniciata, la tela di Santa Lucia.

Chiesa della Madonna Odigitria[modifica | modifica sorgente]

La chiesa della Madonna Odigitria risale al XII secolo. La chiesa è in realtà la parte absidale dell'originario edificio in stile catalano-durazzesco, di cui si conservano le strette monofore laterali strombate e il piccolo oculo posto a nord. La cappella presenta tracce di un preesistente tetto esterno a capanna, mentre internamente è voltata a botte. Sull'abside, secondo campiture rettangolari, vi sono scene della passione di Cristo. Al centro la Madonna Odigitria che indica la via della salvezza in suo figlio Gesù. Altri affreschi raffigurano Santi della liturgia orientale.

Abbazia di San Nicola di Pergoleto

Abbazia di San Nicola di Pergoleto[modifica | modifica sorgente]

L'Abbazia di San Nicola di Pergoleto, chiamata nei documenti San Nicola dei Pargoletti, risale al IX secolo e fu fondata dai monaci Basiliani i quali la ressero fino alla conquista normanna del Salento, in seguito alla quale passò sotto il controllo e la guida dei Benedettini. In epoca bizantina fu un importante centro di diffusione della cultura greca e orientale. Tra il XVI e il XVII secolo l'abbazia fu trasformata in masseria e subì radicali trasformazioni e rifacimenti come la ricostruzione della chiesa nel 1613.

Abbazia di Sant'Angelo della Salute[modifica | modifica sorgente]

L'Abbazia di Sant'Angelo della Salute è di origine basiliana e fu edificata tra la fine del XII e l'inizio del XIII secolo. Del complesso abbaziale, appartenuto in seguito ai monaci Benedettini, rimane la chiesa di stile romanico orientata secondo l'asse est-ovest. Presenta un prospetto a spioventi con rifacimenti seicenteschi nel portale e nel piccolo rosone centrale. Un campanile a vela è posto in corrispondenza dell'abside. L'interno, a navata unica con volta a botte a sesto leggermente acuto, venne rimaneggiato nel XVII secolo con l'aggiunta di nuovi affreschi. Nella parte absidale è raffigurata la Deposizione di Gesù, sul lato sinistro vi è l'immagine di san Michele Arcangelo mentre sul lato destro è raffigurato san Nicola nell'atto di intercedere presso la Madre di Dio. Sono inoltre visibili tracce degli originari affreschi e alcune incisioni latine.

Chiesa di Cristo di Tabelle

Altre chiese[modifica | modifica sorgente]

Architetture militari[modifica | modifica sorgente]

Porta di San Sebastiano

Porta di San Sebastiano[modifica | modifica sorgente]

Costruita intorno al 1500, delle porte urbiche poste sulla cinta muraria aragonese, è l'unica superstite. L'architettura, risalente al 1748, è dovuta alla ricostruzione avvenuta dopo il rovinoso terremoto del 1743. L'apparato murario, in carparo, è diviso in tre parti da quattro colonne di stile dorico. Al centro un arco a tutto sesto sormontato da una lunetta ad arco ribassato che contiene gli stemmi dei feudatari Pinelli-Pignatelli. La struttura è conclusa da un cornicione stretto ed aggettante, in asse con le colonne delle cuspidi lapidee ansate. Sull'arco, sopra ad un piedistallo con volute, la statua in pietra leccese del protettore della città san Sebastiano, opera di Pantaleo Larini di galatone che la completò nel 1859. Sul retro uno stemma lapideo con la fiamma civica.

Palazzo marchesale

Palazzo marchesale Belmonte-Pignatelli[modifica | modifica sorgente]

Il Palazzo Marchesale, sede dei feudatari di Galatone già dal XVI secolo, fu voluto dalla famiglia Squarciafico. L'edificio venne edificato in corrispondenza di una torre di epoca angioina a cui si addossò uno sfarzoso portale cinquecentesco. La torre, a pianta tronco-piramidale alla base e cubica nella parte finale, non presenta importanti linee architettoniche in quanto le forme sono quelle essenziali dell'architettura militare romanica. Il palazzo possiede un elegante prospetto ingentilito da finestre decorate con mascheroni e motivi floreali di gusto tardo-cinquecentesco. Nell'angolo occidentale della facciata sono presenti gli stemmi araldici delle famiglie feudatarie degli Squarciafico, dei Pinelli, dei Pignatelli e dei Grillo. Gli ambienti interni, danneggiati e rimaneggiati in seguito al terremoto del 1743 che causò il crollo della parte nord della struttura, comprende le stalle e i locali della servitù al piano terra, le stanze della nobiltà al piano superiore.

Castello di Fulcignano
Menhir Coppola

Castello di Fulcignano[modifica | modifica sorgente]

Il Castello di Fulcignano, realizzato tra il XII e il XIV secolo dai Normanni, sorge nella periferia sud dell'abitato e apparteneva all'antico casale di Fulcignano abbandonato nel XV secolo. Ciò che rimane è la cinta quadrilatera fortificata con mura in pietra calcarenitica (tufo) alte circa 8 m e spesse 2,60. Il recinto è rafforzato da alcune torri quadrangolari caratterizzate internamente da una pianta circolare. L'ingresso principale, orientato ad est, presenta un portale a sesto acuto sormontato da un elegante fregio. Il primo vano dopo l'ingresso possiede una volta a crociera a sesto acuto con interessanti decorazioni, un sedile in muratura lungo il lato destro e un camino. Dal vano d'ingresso si accede, oltre che al giardino, a due vani con volta a botte. Dal secondo vano, da una porticina sia accede ad un terzo locale privo di pavimentazione caratterizzato da diversi elementi architettonici[14].

Siti archeologici[modifica | modifica sorgente]

Menhir Coppola[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Monumenti megalitici della provincia di Lecce.

Il menhir Coppola, ubicato in contrada Coppola tra secolari piante di olivo, è un'importante testimonianza dell'Età del Bronzo. L'esemplare è in calcare duro e presenta un'altezza di circa 2,35 metri. Spezzato in sommità, la cui parte finale è appoggiata ai piedi, si differenzia dagli altri menhir salentini per una forma irregolare.

Società[modifica | modifica sorgente]

Evoluzione demografica[modifica | modifica sorgente]

Abitanti censiti[15]

Etnie e minoranze straniere[modifica | modifica sorgente]

Al 31 dicembre 2010 a Galatone risultano residenti 149 cittadini stranieri. Le nazionalità principali sono[16]:

Diffusione del dialetto Salentino

Lingue e dialetti[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi dialetto salentino.

Il dialetto parlato a Galàtone è il dialetto salentino nella sua variante centrale che corrisponde al dialetto leccese. Il dialetto salentino, appartenente alla famiglia delle lingue romanze e classificato nel gruppo meridionale estremo, si presenta carico di influenze riconducibili alle dominazioni e ai popoli stabilitisi in questi territori nei secoli: messapi, greci, romani, bizantini, longobardi, normanni, albanesi, francesi, spagnoli.

Gemellaggi[modifica | modifica sorgente]

La città di Galatone è gemellata con:

Cultura[modifica | modifica sorgente]

Istruzione[modifica | modifica sorgente]

Biblioteche[modifica | modifica sorgente]

  • Biblioteca comunale "Antonio De Ferrariis".

Scuole[modifica | modifica sorgente]

Hanno sede a Galatone cinque scuole dell'infanzia; quattro scuole primarie; una scuola secondaria di primo grado; la sezione associata dell'Istituto Professionale per i Servizi Commerciali con sede in Galatina; l'Istituto Istruzione Secondaria Superiore "Enrico Medi" comprendente l'Istituto Tecnico Industriale (Indirizzi: Informatica e Telecomunicazioni - Elettronica ed Elettrotecnica - Grafica e Comunicazione)e il Liceo Scientifico opzione Scienze Applicate.

Persone legate a Galatone[modifica | modifica sorgente]

Eventi[modifica | modifica sorgente]

  • Festa di San Sebastiano - 20 gennaio; festa patronale con luminarie, concerti bandistici e fuochi pirotecnici.
  • Carnevale - febbraio-marzo; sfilata e gara di maschere singole e a gruppo, carri allegorici.
  • Festa del Santissimo Crocifisso della Pietà - dal 2 al 4 maggio; solenni festeggiamenti con processioni, luminarie, concerti bandistici e musicali, fuochi pirotecnici. Nel pomeriggio del 4 maggio: rievocazione del ritorno a Roma della regina Elena, madre dell'imperatore Costantino, dalla Terra Santa con la ritrovata croce di Gesù.
  • Festa del Sacro Cuore - terza domenica di giugno.
  • Festa di Sant'Anna - 26 luglio
  • Galatone in pentola - 12 e/o 13 agosto; degustazione di piatti tipici locali
  • Festa e fiera Madonna della Grazia - dal 6 all'8 settembre; festa religiosa con luminarie, concerti bandistici, fiera e sagra della pagnotta (tipo di pane) e del vino.
  • Festa di Cristu ti Tabelle - 14 settembre; festività religiosa presso l'antico casale di Tabelle.
  • Festa dei Santi Medici - 25 e 26 settembre; festa religiosa con processione, luminarie, fuochi pirotecnici e sagra dei prodotti locali.
  • Festa di Santa Lucia - 12 e 13 dicembre; accensione di Fanoi nei vari rioni.
  • Presepe vivente nel centro storico - periodo natalizio.
  • Palio delle Contrade - prima decade di agosto

Economia[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Economia della Puglia.

L'economia di Galatone si basa prevalentemente sull'agricoltura (olio, vino, ortaggi) e sull'artigianato. Sviluppato è il turismo, condizionato, oltre che dalla vicinanza al litorale ionico, anche dalla presenza sul territorio di importanti insediamenti di rilievo storico-artistico. Lo sviluppo in tempi recenti della zona industriale ha favorito l'incremento aziendale di piccole e medie realtà.

Infrastrutture e trasporti[modifica | modifica sorgente]

Strade[modifica | modifica sorgente]

I collegamenti stradali principali sono rappresentati da:

Ferrovie[modifica | modifica sorgente]

La cittadina è servita da una stazione ferroviaria posta sulla linea Novoli-Gagliano del Capo delle Ferrovie del Sud Est.

Amministrazione[modifica | modifica sorgente]

Il sindaco di Galatone è Livio Nisi, imprenditore, dirigente regionale del Popolo della Libertà, Presidente della Commissione politiche comunitarie in seno al Consiglio Provinciale di Lecce. È nato il 10 agosto 1955 a Galatone, dove risiede; sposato, ha tre figli. Vince le elezioni con lo slogan "Una città attiva e ordinata".

Sport[modifica | modifica sorgente]

Calcio[modifica | modifica sorgente]

La principale squadra di calcio della città è l'U.S. Galatone A.S.D. che milita nel girone B pugliese di Promozione.

Galleria fotografica[modifica | modifica sorgente]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ a b Dato Istat - Popolazione residente al 31 marzo 2012.
  2. ^ Tabella dei gradi/giorno dei Comuni italiani raggruppati per Regione e Provincia (PDF) in Legge 26 agosto 1993, n. 412, allegato A, Ente per le Nuove Tecnologie, l'Energia e l'Ambiente, 1 marzo 2011, p. 151. URL consultato il 25 aprile 2012.
  3. ^ AA. VV., Dizionario di toponomastica. Storia e significato dei nomi geografici italiani, Milano, GARZANTI, 1996, p. 293.
  4. ^ Conferito con D.P.R. del 24 febbraio 2005
  5. ^ http://clima.meteoam.it/AtlanteClimatico/pdf/(332)Lecce%20Galatina.pdf Tabelle climatiche 1971-2000 dall'Atlante Climatico 1971-2000 del Servizio Meteorologico dell'Aeronautica Militare
  6. ^ Pagina con le classificazioni climatiche dei vari comuni italiani.
  7. ^ Le successioni feudali in Terra d'Otranto, di L. A. Montefusco, 1994
  8. ^ Francesco Potenza, Guida di Galatone. Storia, arte, paesaggio. 2002
  9. ^ Luigi Leante, Il crocifisso di Galatone. Il tempio, la devozione, la festa, il carro. 1997
  10. ^ Francesco Potenza, Il convento dei domenicani e la chiesa di san Sebastiano a Galatone (1805-1876), 2010
  11. ^ Francesco Potenza, La confraternita dell'Immacolata di Galatone. Inventario dell'archivio, 1993
  12. ^ M. Pasculli Ferrara, Inediti del Santafede per la chiesa dei Cappuccini a Galatone, in "Studi di storia dell'arte", II, 1991, pp. 339-354
  13. ^ Francesco Danieli, La Madonna della Grazia in Galatone. Storia, arte e pietà popolare, 2006
  14. ^ [1] Approfondimento sul Castello di Fulcignano
  15. ^ Statistiche I.Stat - ISTAT;  URL consultato in data 28-12-2012.
  16. ^ Dati Istat

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Zacchino Vittorio Galatone antica, medioevale, moderna. Origine e sviluppo di una comunità meridionale, Congedo Editore 1990
  • Danieli Francesco Il rito greco a Galatone. S. Francesco d'Assisi in un codice bizantino del sec. XV, Congedo Editore 2005
  • Danieli Francesco La Madonna della Grazia in Galatone. Storia, arte e pietà popolare, Congedo Editore 2006
  • Luigi Leante. Il crocifisso di Galatone. Il tempio, la devozione, la festa, il carro, Congedo Editore Galatina, 1997
  • (AA.VV.): Salento. Architetture antiche e siti archeologici - Edizioni del Grifo, 2008
  • I monumenti megalitici in Terra d'Otranto, Napoli, 1879
  • I Menhirs in Terra d'Otranto, Roma, 1880

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]