Battaglia di Cinocefale

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Coordinate: 39°25′N 22°34′E / 39.416667°N 22.566667°E39.416667; 22.566667

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Battaglia di Cinocefale
Mappa dei territori coinvolti nella seconda guerra macedonica. In evidenza il sito della battaglia di Cinocefale (in rosso)
Mappa dei territori coinvolti nella seconda guerra macedonica. In evidenza il sito della battaglia di Cinocefale (in rosso)
Data 197 a.C.
Luogo Cinocefale, in latino Cynoscephalae, ora Karadagh, in Tessaglia
Esito Vittoria romana
Schieramenti
Comandanti
Effettivi
33.400 uomini circa o lo stesso numero dei Macedoni[1] 25.500 uomini[1]
Perdite
700 uomini circa 8.000 morti, 5.000 catturati
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La battaglia di Cinocefale o Cinoscefale fu un episodio della seconda guerra macedonica tra la Repubblica romana ed il Regno di Macedonia che si combatté nel 197 a.C. presso il luogo ora chiamato Karadagh in Tessaglia.

Premessa[modifica | modifica sorgente]

Con l'espansione romana in Illiria e l'alleanza stipulata tra il Regno di Macedonia e Cartagine (proprio dopo la battaglia di Canne) tra i due Stati non correva buon sangue e la pace di Fenice del 205 a.C. era destinata a finire. Inoltre i Romani temevano un nuovo caso Annibale ed il riaffacciarsi dei rischi corsi all'epoca della Guerra Punica.

Forze in campo[modifica | modifica sorgente]

Flaminino (Romani):

Filippo (Macedoni):

Battaglia[modifica | modifica sorgente]

Le varie fasi della battaglia.

La battaglia si svolse principalmente sulla cresta delle colline Cinocefale dove, inizialmente, si scontrarono i primi reparti di fanteria leggera degli eserciti, mentre non era ancora giunto alle alture il resto delle forze armate. Filippo divise il suo esercito in due falangi, una la posizionò alla sua destra e l'altra alla sua sinistra. L'arrivo di rinforzi romani alla fanteria leggera sulle alture fece sì che i fanti macedoni arretrassero, nell'attesa di un aiuto, che giunse poi dalla falange di destra, mentre l'altra stava ancora marciando per posizionarsi in cima alle colline. La venuta della falange di destra in aiuto della fanteria leggera fece arretrare le truppe romane precedentemente giunte in difesa dei propri fanti. Flaminino tuttavia, dopo aver schierato le altre due legioni e gli elefanti di fronte alla falange sinistra macedone, la attaccò, ed essa, in difficoltà per il passaggio dalla formazione di marcia a quella di battaglia, che stava avvenendo proprio in quel momento, si mise in rotta. Quindi Flaminino, mentre inseguiva la falange, inviò in aiuto alle due legioni (una romana ed una di alleati italici) che stavano ancora arretrando di fronte alla falange di destra, venti manipoli, che attaccarono i nemici dal loro fianco sinistro, scompaginandone la formazione non molto flessibile tipica delle falangi. I Macedoni, dopo aver perso la coesione, furono facile preda del nemico. Nel massacro che derivò da tale mossa, i falangiti, persa ogni speranza, alzarono le picche in segno di resa, ma i Romani, non comprendendo tale gesto, proseguirono nella strage.[2]

Conseguenze[modifica | modifica sorgente]

Dopo la sconfitta, Filippo fu costretto a cedere ai romani il controllo della politica greca, a disarmare la flotta, a fornire ostaggi al Senato romano ed a pagare una grossa indennità di guerra. La Macedonia, seppure formalmente alleata di Roma, divenne uno stato periferico della Repubblica Romana. Venticinque anni dopo il re macedone Perseo provocò la terza guerra macedonica nel tentativo di riconquistare l'autonomia del regno, ma anche nella battaglia di Pidna, una fragorosa sconfitta Macedonica, le legioni romane prevalsero sulle falangi.[2]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ a b Plutarco.
  2. ^ a b Battaglia delle Cinocefale 197 a.C..

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]