Calimera

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Calimera
comune
Calimera – Stemma
Palazzo Comunale
Palazzo Comunale
Dati amministrativi
Stato bandiera Italia
Regione Puglia – stemma Puglia
Provincia Lecce – stemma Lecce
Sindaco Giuseppe Rosato (lista civica Libertà e Democrazia) dal 30/03/2010 (2º mandato)
Territorio
Coordinate 40°15′0″N 18°17′0″E / 40.25°N 18.28333°E / 40.25; 18.28333 (Calimera)Coordinate: 40°15′0″N 18°17′0″E / 40.25°N 18.28333°E / 40.25; 18.28333 (Calimera)
Altitudine 56 m s.l.m.
Superficie 11,14 km²
Abitanti 7 281[1] (31-12-2010)
Densità 653,59 ab./km²
Comuni confinanti Caprarica di Lecce, Carpignano Salentino, Castri di Lecce, Martano, Martignano, Melendugno, Vernole, Zollino
Altre informazioni
Cod. postale 73021
Prefisso 0832
Fuso orario UTC+1
Codice ISTAT 075010
Cod. catastale B413
Targa LE
Cl. sismica zona 4 (sismicità molto bassa)
Nome abitanti calimeresi o kalimerìti (in griko)
Patrono san Brizio
Giorno festivo 29 luglio
Localizzazione
Calimera è posizionata in Italia
Calimera
Posizione del comune di Calimera all'interno della provincia di Lecce
Posizione del comune di Calimera all'interno della provincia di Lecce
Sito istituzionale

Calimera è un comune italiano di 7.281 abitanti[2] della provincia di Lecce in Puglia.

Sorge nel Salento centrale e dista 16 km dal capoluogo provinciale. Appartiene alla storica regione della Grecìa Salentina, un'isola linguistica di nove comuni in cui si parla un antico idioma di origine greca, il griko.

Indice

[modifica] Geografia fisica

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi la voce Geografia della Puglia.

[modifica] Territorio

Il territorio del comune di Calimera, posto nella parte centro-orientale del Salento, ha una superficie di 11,14 km² per una densità abitativa di 656 abitanti per chilometro quadrato. La morfologia del territorio è pianeggiante; sorge a 56 m s.l.m. e confina a sud con i comuni di Castri di Lecce e Vernole, a est con i comuni di Melendugno e Carpignano Salentino, a nord con i comuni di Martano e Zollino, a ovest con i comuni di Martignano e Caprarica di Lecce.

[modifica] Clima

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi le voci Clima della Puglia e Stazione meteorologica di Lecce Galatina.

Dal punto di vista meteorologico Calimera rientra nel territorio del Salento orientale che presenta un clima mediterraneo, con inverni miti ed estati caldo umide. In base alle medie di riferimento, la temperatura media del mese più freddo, gennaio, si attesta attorno ai +9 °C, mentre quella del mese più caldo, agosto, si aggira sui +24,7 °C. Le precipitazioni, frequenti in autunno ed in inverno, si attestano attorno ai 626 mm di pioggia/anno. La primavera e l'estate sono caratterizzate da lunghi periodi di siccità.
Facendo riferimento alla ventosità, i comuni del Salento orientale sono influenzati fortemente dal vento attraverso correnti fredde di origine balcanica, oppure calde di origine africana[3].

Calimera Mesi Stagioni Anno
Gen Feb Mar Apr Mag Giu Lug Ago Set Ott Nov Dic Inv Pri Est Aut
T. max. mediaC) 12,6 13,2 15,0 18,3 22,6 26,8 29,2 29,6 26,2 21,8 17,6 14,2 13,3 18,6 28,5 21,9 20,6
T. min. mediaC) 5,6 5,8 7,2 9,5 13,1 17,0 19,5 19,9 17,3 13,7 9,9 7,1 6,2 9,9 18,8 13,6 12,1
Precipitazioni (mm) 71 60 65 40 33 20 16 22 49 80 97 74 205 138 58 226 627
Umidità relativa (%) 78,7 78,2 77,8 77,3 76,2 72,9 70,9 72,4 76,5 79,2 80,5 80,3 79,1 77,1 72,1 78,7 76,7

[modifica] Storia

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi la voce Storia del Salento.

Le origini del paese sono incerte. Seguendo un criterio cronologico possiamo dedurre, vista la presenza nelle campagne limitrofe del Dolmen Placa e della Specchia dei Mori (Segla u demonìu in griko), che il territorio fu abitato sin dall'Età del Bronzo. Inserita nel sistema viario romano della Via Traiana Calabra che collegava Otranto a Lecce e Brindisi, rappresentò subito un sito adatto a essere popolato. Come per gli altri centri ellenofoni del Salento, il dibattito storiografico lega la sua nascita a una presunta colonizzazione bizantina o a più antiche radici magnogreche.

È probabile che l'attuale centro urbano sia sorto nei pressi di un insediamento risalente all'XI secolo, al centro di un'area archeologica che mostra frequentazioni dal II al XV secolo d.C. A testimoniare quanto detto, rimangono le tracce di un insediamento medievale (tombe, fosse frumentarie, grotte, tracciati viarii).

Interessata dalle numerose invasioni dei saraceni e dei Turchi ottomani, la cittadina fu legata alle vicende della vicina Martano, di cui fu "annesso borgo" (frazione), e alle famiglie che la ebbero in feudo. Verso la metà del XVI secolo era di proprietà del marchese Del Monte, passò poi a Don Luigi Trani, al duca Lorenzo Brunossi e al marchese Sebastiano Gadaleta.

[modifica] Toponomastica

Secondo un'interpretazione controversa il nome Calimera deriverebbe dal greco Καλημέρα (Kalimera), che significa buon giorno o, secondo alcuni studiosi, bella contrada (καλλά μερέα, kallá meréa). Altre ipotesi si rifanno, invece, a una derivazione bizantina del toponimo "cal/gal", presente anche nelle parole Alliste (originariamente Calliste), Galugnano, Gallipoli seppur con sfumature diverse di significato.

[modifica] Simboli

Calimera-Stemma.png

Descrizione dello stemma:

« Il simbolo dello stemma di Calimera è un sole splendente. Il sole deriva dall'origine del nome: dal greco "kalos" (bello) ed "Emera" (giorno). Nella simbologia araldica il sole rappresenta l'immortalità e la regalità. »

[modifica] Monumenti e luoghi d'interesse

[modifica] Architetture religiose

Chiesa Madre
Chiesa di San Vito
Chiesa di Sant'Antonio
Chiesa Madonna del Carmine
Cappella del Crocifisso-Interno
Stele di Calimera

[modifica] Chiesa Madre

Dedicata al protettore San Brizio, è un ampio edificio a navata unica sorto nel 1689 sulle rovine di un tempio più antico a due navate. È situata nella centrale Piazza del Sole. Possiede un prospetto rettangolare, diviso in due ordini, con un ampio portale barocco. L'interno a croce latina, conserva nove altari con tele di valore, come il primo a destra, della Madonna della Misericordia, che propone un'inedita Madonna gravida, il cui dipinto viene attribuito al Catalano. I due del transetto sono dedicati a San Brizio (in cornu evangeli) e alla Madonna del Rosario (in cornu epistolae). Alcune botole danno accesso a tombe sotterranee. Alle spalle della chiesa sorge un massiccio campanile a quattro piani.

[modifica] Chiesa dell'Immacolata

È la seconda, per grandezza, dopo la Chiesa Parrocchiale. Edificata nel 1636, ha subito nel corso del XX secolo radicali mutamenti, come lo smantellamento del coro ligneo e la sostituzione del pavimento maiolicato.

[modifica] Chiesa della Madonna di Costantinopoli

Esistente già nel XVI secolo, fu abbattuta negli anni '70 del Novecento per far posto all'edificazione di uno stabile, all'interno del quale è conservato un affresco, datato 1603, dedicato alla Madonna di Costantinopoli. L'affresco testimonia la convivenza del rito greco e di quello latino nella rappresentazione pittorica degli abiti talari dei due vescovi effigiati, l'occidentale Sant'Eligio e l'orientale Sant'Elia.

[modifica] Chiesa di San Vito

Ubicata nella campagna a est del cimitero, vicino a uno degli ingressi dell'antico Bosco di Calimera, risale al '500. Al centro dell'unica navata, sporge dal pavimento un megalite calcareo di epoca precristiana con un foro nel mezzo (men-an-tol, ovvero pietra forata). La tradizione vuole che nel giorno di Pasquetta la gente passi attraverso il foro per purificarsi. Questa usanza si fa risalire ai riti propiziatori della fertilità. Il sasso presenta nella parte superiore i resti dell'affresco che raffigurava San Vito Martire.

[modifica] Chiesa di San Biagio

È una chiesa semiipogea medievale situata in aperta campagna, sulla strada che conduce a Melendugno. La chiesa è ciò che rimane di un insediamento di laure basiliane. Sorge in un'area di grande interesse storico con testimonianze che vanno dal II al XV secolo d.C. L'edificio, attualmente puntellato in attesa di interventi di consolidamento e restauro, presenta all'interno un affresco settecentesco raffigurante San Biagio.

[modifica] Altro

[modifica] Via Costantini (già Vicolo de li Sette Dolori)

Il tratto iniziale provenendo da Piazza del Sole presenta interessanti esempi di edilizia sei/settecentesca. Nel vico San Vito è possibile osservare la caratteristica gerarchia degli spazi che si snodano fra strada, spazio semipubblico e spazio privato. Al civico 41, la casa a corte bassa è un esempio di dimora contadina povera. Al n. 52, in un'altra casa a corte, è ospitata la "Casa-museo della Civiltà Contadina e della Cultura Grika", allestita dal Circolo Culturale Ghetonìa nel 2003. Gli oggetti della cultura materiale sono esposti in ambienti organizzati a tema (cucina, casa, campagna, tradizioni e artigianato, storia, architettura e archeologia); brani di musica tradizionale grika accompagnano i visitatori nei vari ambienti. Possono inoltre essere consultate la biblioteca (comprende circa 4000 volumi specializzati nella Grecìa Salentina e nel Salento, tesi di laurea, corrispondenza fra studiosi), emeroteca (con circa 14000 articoli catalogati, riguardanti l'area ellenofona), materiali multimediali (videocassette, cd e cd-rom, dvd). Presso la struttura si svolgono progetti di Servizio Civile Nazionale, Tirocini formativi universitari, ricerche per l'elaborazione di tesi di laurea e di dottorato, indagini e studi sul territorio greco-salentino.

[modifica] Via Montinari (già Vicolo del Carmine)

Via Montinari è l'asse viario più importante del centro. Si incontra la chiesa di Sant'Antonio accanto alla quale un tempo sorgeva un "hospitale" che accoglieva i pellegrini e la gente di passaggio. La chiesa ha un originale e armonico prospetto ma, nell'interno, sono evidenti i rifacimenti subiti negli ultimi secoli. Alcuni anni fa sono stati eseguiti dei lavori di restauro e, nell'occasione, il prospetto è stato arretrato, conservando però intatte le sue linee. Durante tali lavori è stata scoperta, nel centro del pavimento, una sepoltura con i resti del sacerdote Marino Licci, Plebanus VI Latinus, che volle lì essere sepolto.

La strada presenta inoltre delle belle corti, come quella di San Calimero e di San Paolo. Molte delle case a corte di Calimera sono dotate di vano antistante, il sappuèrtu, che serviva come deposito degli attrezzi e ricovero degli animali.

A metà del percorso vi è una Piazza con il monumento ai Caduti. Originariamente collocato in Piazza del Sole, il bronzo, collocato su di un alto piedistallo in marmo di Carrara, sul quale sono stati incisi i nomi dei caduti di Calimera nelle ultime guerre, rappresenta la Vittoria ed è opera del Bortone, artista ruffanese.

Superando Piazza dei Caduti, si trova la cappella del Carmine con un antico soffitto a capriate: sulla finestra è riportata la data 1577. Accanto, il bel portale di palazzo Montinari, che pare fu la residenza dell'ultimo protopapás di rito greco, Sigismondo De Matteis, morto nel 1621.

[modifica] Via Mayro (già Vicolo de la Concezione)

Su via Mayro al civico 51, si incontra il palazzo Mayro, con un nucleo del 1600. Quasi di fronte, al n. 46, si trova la casa natale dell'ellenista Vito Domenico Palumbo. Sempre in via Mayro incontriamo la corte e la cappella del Crocifisso del 1698. La volta è tutta affrescata con l'immagine dello Spirito Santo al centro e dei quattro evangelisti. Sull'altare è presente un grande Crocifisso ligneo del Seicento, attribuito a Placido Buffelli.

[modifica] Giardini pubblici

I giardini pubblici di Calimera si trovano alla fine di via Montinari. Raccontano le vicende dell'etnia dalle due lingue e dell'impegno al recupero di un'identità sociale che, con la modernizzazione, ha rischiato di scomparire totalmente.

Tra i busti di Vito Domenico Palumbo, del De Santis e del Gabrieli, spicca la Stele marmorea del IV secolo a.C., donata dalla città di Atene a Calimera nel 1960 (nel 1957, l'allora Sindaco di Calimera, Giannino Aprile, aveva indirizzato al Sindaco di Atene una lettera chiedendo un avanzo architettonico o, almeno, un sasso dell'Acropoli come simbolo della comune origine e di un'ideale continuità di rapporti: la sua lettera fu pubblicata in molti quotidiani di Atene).

La Stele è in puro marmo attico e proviene dal Museo nazionale di Atene. Reca incise le parole "Patroclia di Proclide da Atmon", località presso Marussi, nei sobborghi di Atene, dove venne rinvenuta. La Stele, di fattura perfetta, con un bassorilievo rappresentante il Saluto di Patroclia, è sormontata da una palmetta ed è ornata di fiori simboleggianti la serenità rassegnata della morte. È uno dei migliori esemplari di monumenti funebri conosciuti: per la sua perfetta armonia incanta chi la guarda anche se il bassorilievo centrale è un po' corroso dal tempo e il fusto, rotto trasversalmente, è saldato. È sistemata in un'edicola in pietra viva di Soleto, sul cui timpano è inciso "Zeni sù en ise ettù ‘sti Kalimera", "Straniera tu non sei qui a Calimera" (traslitterato in Greco sarebbe: Ζένη 'σού 'εν είσαι ετού στη Καλημέρα), verso tratto dall'omonima poesia di Ernesto Aprile.

Dolmen Placa

[modifica] Monumenti

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi la voce Monumenti megalitici della provincia di Lecce.

[modifica] Dolmen Placa

Nei dintorni di Calimera si trovano numerosi monumenti megalitici, fra cui i dolmen, monumenti sepolcrali costituiti da tre o più lastre conficcate nel suolo e sormontate da un'altra lastra di dimensioni maggiori, poggiante sulle prime.[5] A 3 km dal paese, sulla strada che porta a Melendugno, addentrato di un chilometro sulla destra tra gli ulivi, si trova il famoso Dolmen Placa, scoperto da Cosimo De Giorgi.

[modifica] Società

[modifica] Evoluzione demografica

Abitanti censiti

[modifica] Etnie e minoranze straniere

Al 31 dicembre 2009 a Calimera risultano residenti 94 cittadini stranieri, pari all'1,0% della popolazione. Le nazionalità principali sono:[6]

Dislocazione dei comuni della Grecìa Salentina

[modifica] Lingue e dialetti

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi le voci Griko, Grecìa Salentina e Dialetto salentino.

A Calimera, comune della Grecìa Salentina, oltre al dialetto salentino, si parla il Griko. Il grecanico o griko (anche grico) è un dialetto (o gruppo di dialetti) di tipo neo-greco residuato probabilmente di una più ampia e continua area linguistica ellenofona esistita anticamente nella parte costiera della Magna Grecia. I greci odierni chiamano la lingua Katoitaliótika (Greco: Κατωιταλιώτικα, "Italiano meridionale"). La lingua, scritta in caratteri latini, presenta punti in comune con il neogreco e nel frattempo vocaboli che sono frutto di evidenti influenze leccesi o comunque neolatine.
La lingua, parlata prevalentemente dalla popolazione più adulta, è stata inserita come materia di studio nelle scuole primarie.

[modifica] Cultura

[modifica] Istruzione

[modifica] Biblioteche

  • Biblioteca comunale "Giannino Aprile"

[modifica] Scuole

Insistono a Calimera una scuola dell'infanzia; una scuola primaria; una scuola media inferiore.

[modifica] Musei

  • Museo di Storia Naturale del Salento

Situato al civico 95 di via Europa, comprende le sezioni di Mineralogia, Paleontologia, Ornitologia, Entomologia, Malacologia, Teratologia; ospita inoltre acquari e terrari nei quali sono raccolte diverse varietà di anfibi e rettili.

Presso la stessa sede ha luogo l'Osservatorio Faunistico della Provincia di Lecce, centro di accoglienza per animali selvatici, feriti o debilitati, che una volta guariti vengono reintrodotti in natura; si tratta anche di un centro di affidamento permanente per gli animali esotici abbandonati che non possono essere reintrodotti in habitat naturale. L'Osservatorio è dotato di numerose voliere esterne in cui sono ricoverati gli animali in cura o in affidamento. Interventi particolari sono stati fatti negli ultimi anni per la riproduzione e la reintroduzione delle testuggini terrestri, nonché per il recupero e la cura delle tartarughe marine in difficoltà in collaborazione con la Stazione Zoologica "Anton Dohrn".

[modifica] Personalità legate a Calimera

[modifica] Letterati

  • Pasquale Tommasi (1712 - 1787), medico e letterato, nel 1746 curò la ristampa napoletana della quarta edizione, (già uscita in 6 volumi negli anni 1729 - 1738) del Vocabolario dell'Accademia della Crusca. Il Tommasi caratterizzò l’impresa, oltre che per le sue correzioni, soprattutto per l’arricchimento lessicale che apportò al Vocabolario, sempre in conformità ai canoni dell’Accademia, ma con aperture più coraggiose verso l’accoglienza del linguaggio tecnico-scientifico. Ognuno dei sei volumi infatti presenta alla fine sotto il titolo di Giunte di vocaboli raccolti dalle opere degli autori approvati dall’Accademia della Crusca gli incrementi del Tommasi, che nel 1751 saranno ristampati in un unico volume, e che per la loro accuratezza otterranno il riconoscimento dell’Accademia stessa, che anche se generalmente non vedeva con favore operazioni non ufficiali sul Vocabolario, non poteva non considerare, anche per i futuri lavori di revisione, l’opera del Tommasi.
  • Vito Domenico Palumbo (1854 - 1918), celebre umanista, linguista e poeta, fu uno dei massimi studiosi della lingua greca salentina. Raccolse un ricchissimo repertorio di materiale nei suoi "quaderni", fra cui decine e decine di fiabe e centinaia di poesie e canti da tutta la Grecìa Salentina. Compose anche molte liriche, fra cui la famosa "Matinata" (Serenata). La sua biblioteca e manoscritti (frutto di una ricerca sul campo condotta per quaranta anni) sono stati donati dagli eredi al Circolo Culturale Ghetonìa, che ha provveduto alla pubblicazione, in italiano e in griko, delle raccolte di fiabe (Io' mia forà, a cura di Salvatore Tommasi) e di canti popolari (Itela na su po' , a cura di Salvatore Sicuro).
  • Brizio De Sanctis (1863 - ?), filosofo e letterato
  • Giuseppe Gabrieli (1872 - 1942), Bibliotecario della Reale Accademia dei Lincei, studioso apprezzato in tutto il mondo malgrado non avesse mai intrapreso la carriera universitaria, nonché collaboratore di Leone Caetani col quale realizzò l'Onomasticon Arabicum e al quale Caetani dedicò un volume dei suoi Annali dell'Islām. Prolifico scrittore, la sua bibliografia è molto vasta e spazia dagli studi orientalistici, di carattere filologico e letterario, a quelli eruditi, bibliografici e storico-culturali relativi, in particolare, ai rapporti tra l'Oriente musulmano e l'Occidente cristiano.
  • Rocco Aprile (1929), storico. Figura essenziale del movimento di riscoperta delle tradizioni greco-salentine e di salvaguardia della lingua grika, è tra i fondatori del Circolo Culturale Ghetonìa. Ha pubblicato la Storia della Grecia Moderna, diretto la collana Grecìa salentina: problemi e documenti. Con Ghetonìa ha pubblicato "Il Rito e la Festa", "Il sole e il sale", "Grecìa Salentina, origini e storia", "Il Salento, dai Messapi all'Unità d'Italia". Con Icaro ha pubblicato il romanzo "Il funerale e i fiori di campo" e con Argo "La storia di Cipro"
  • Brizio Montinaro (Calimera, 1943), attore e scrittore. Oltre a una proficua attività come attore di cinema e teatro, ha contribuito notevolmente, con la propria esperienza di storia e di tradizioni popolari, a preservare e divulgare la conoscenza della lingua e della cultura grica.

[modifica] Statisti e Magistrati

  • Giuseppe Tommasi, noto giurista e avvocato, membro di varie corti italiane e Senatore del Regno d'Italia.
  • Paolo Colaci, magistrato.

[modifica] Pittori

[modifica] Forze dell'ordine

[modifica] Scrittori ellenisti

Frutto dell'impegno e della sinergia tra istituzioni culturali e amministrazione pubblica, merita di essere segnalata una vasta produzione letteraria e una ricca produzione musicale che riesce a mantenere vivo un patrimonio collettivo di canti religiosi, di lavoro e di lutto. Tra gli scrittori e poeti popolari in lingua grika più famosi, citiamo:

  • Giuseppe Aprile (1864 - ?), compose alcune poesie in griko, fra le quali spicca Aremu rindineddha (Chissà o Rondinella), musicata da un tal "maestro Costanzo", che raggiunse presto una notevole popolarità. Tuttora è probabilmente la canzone in griko più famosa e conosciuta.
  • Giovanni Gualberto (Giannino) Aprile (1918 - 1968), avvocato, sindaco di Calimera dal 1956. Si dedicò attivamente all'apertura di relazioni culturali con la Grecia, iniziativa che culminò con la donazione da parte della città di Atene a Calimera della Stele del IV secolo a.C. custodita nei giardini pubblici del paese. La sua opera più famosa è la grande raccolta di canti popolari e d'autore in griko "Calimera e i suoi traùdia".
  • Antonio Lefons
  • Giuseppe Lefons
  • Pasquale Lefons
  • Angela Campi Colella
  • Cesare Campanelli
  • Franco Corlianò Artista versato su diverse materie: la pittura (con lo pseudonimo di Mughì) la letteratura poetica, tra cui si ricorda il componimento della celebre canzone "Klama" divenuta un classico della musica grika, e la ricerca con la pubblicazione di raccolte di filastrocche, racconti e un completo vocabolario griko-italiano utilissimo per chi vuol conoscere l'antico idioma locale.
  • Salvatore Tommasi
  • Luigi (Cici) Càfaro contadino autodidatta, poliedrico poeta popolare, dotato di arguzia e sottile ironia, si diletta nella composizione di strofe in rima in dialetto griko. Antico suonatore di tarantate, conserva la memoria storica del periodo e la trasmette nei versi prodotti.

[modifica] Economia

Oggi attivo centro nel terziario, noto per la sua vivacità culturale, Calimera era in passato costretta ad attività marginali dell'agricoltura, per la povertà del suo feudo. La sua popolazione era nota per la produzione del carbone, attività che proveniva dall'utilizzo del legname del grande bosco di lecci che copriva la zona.

[modifica] Infrastrutture e trasporti

[modifica] Strade

I collegamenti stradali principali sono rappresentati da:

Il centro è anche raggiungibile dalle strade provinciali interne: SP26 Calimera-Martano, SP29 Calimera-Melendugno, SP30 Calimera-Martignano, SP140 Calimera-Castri di Lecce, SP141 Calimera-Vernole.

[modifica] Ferrovie

La stazione ferroviaria più vicina è quella di Sternatia posta sulla linea Lecce-Otranto delle Ferrovie del Sud Est.

[modifica] Aeroporti

Gli aeroporti civili più vicini sono:

[modifica] Amministrazione

Sindaco: Giuseppe Rosato (lista civica Libertà e Democrazia) dal 30/03/2010 (2º mandato)

[modifica] Città gemellate

  • Bandiera della Grecia Lefkimmi, municipalità della prefettura di Corfù.
  • Bandiera della Grecia Halandri, sobborgo di Atene

[modifica] Note

  1. ^ Dato Istat - Popolazione residente al 31 dicembre 2010.
  2. ^ Dato Istat al 31/12/2010
  3. ^ Valori climatici del Salento orientale
  4. ^ Pagina con le classificazioni climatiche dei vari comuni italiani
  5. ^ Si vedano le opere di Cosimo De Giorgi in bibliografia.
  6. ^ Dati Istat

[modifica] Bibliografia

  • Laura Berti, Pasquale Tommasi e la ristampa napoletana della IV edizione della Crusca, in «Lingua nostra», 34 voll., fasc. 3 (sett. 1973), pp. 73–80.
  • Cosimo De Giorgi, Un gruppo di dolmen fra Calimera e Melendugno in Terra d'Otranto, in Bollettino di Paletnologia Italiana, 1911, 37, pp. 6–16.

e, dello stesso autore,

  • I monumenti megalitici in Terra d'Otranto, Napoli, 1879
  • I Menhirs in Terra d'Otranto, Roma, 1880
  • Silvano Palamà, La Pietra, il Bosco, la Chiesa; San Vito o della pietra forata, Quaderno n.1 della Casa-museo, Ghetonìa, Calimera, 2006
  • Salvatore Tommasi (a cura), Io' mia forà, fiabe e racconti della Grecìa Salentina, dai Quaderni (1883-1912) di Vito Domenico Palumbo (2 voll), Ghetonìa, Calimera, 1998
  • Salvatore Sicuro (a cura), Itela na su po', canti popolari della Grecìa Salentina, da un Quaderno (1882-1895) di Vito Domenico Palumbo, Ghetonìa, Calimera, 1999

[modifica] Voci correlate

[modifica] Altri progetti

[modifica] Collegamenti esterni

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