Calimera

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Calimera
comune
Calimera – Stemma Calimera – Bandiera
Palazzo Comunale
Palazzo Comunale
Dati amministrativi
Stato Italia Italia
Regione Regione Puglia-Stemma it.png Puglia
Provincia Provincia di Lecce-Stemma.png Lecce
Sindaco Giuseppe Rosato (lista civica Libertà e Democrazia) dal 30/03/2010 (2º mandato)
Territorio
Coordinate 40°15′0″N 18°17′0″E / 40.25°N 18.28333°E / 40.25; 18.28333 (Calimera)Coordinate: 40°15′0″N 18°17′0″E / 40.25°N 18.28333°E / 40.25; 18.28333 (Calimera)
Altitudine 56 m s.l.m.
Superficie 11,14 km²
Abitanti 7 310[1] (30-11-2011)
Densità 656,19 ab./km²
Comuni confinanti Caprarica di Lecce, Carpignano Salentino, Castri di Lecce, Martano, Martignano, Melendugno, Vernole, Zollino
Altre informazioni
Cod. postale 73021
Prefisso 0832
Fuso orario UTC+1
Codice ISTAT 075010
Cod. catastale B413
Targa LE
Cl. sismica zona 4 (sismicità molto bassa)
Nome abitanti calimeresi o kalimerìti (in griko)
Patrono san Brizio e Maria SS. di Roca
Giorno festivo 29 luglio
Localizzazione
Calimera è posizionata in Italia
Calimera
Posizione del comune di Calimera all'interno della provincia di Lecce
Posizione del comune di Calimera all'interno della provincia di Lecce
Sito istituzionale

Calimera (Kalimera in griko) è un comune italiano di 7.310 abitanti[2] della provincia di Lecce in Puglia.

Sorge nel Salento centrale e dista 16 km dal capoluogo provinciale. Appartiene alla storica regione della Grecìa Salentina, un'isola linguistica di nove comuni in cui si parla un antico idioma di origine greca, il griko.

Indice

Geografia fisica [modifica]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Geografia della Puglia.

Territorio [modifica]

Il territorio del comune di Calimera, posto nella parte centro-orientale del Salento, ha una superficie di 11,14 km² per una densità abitativa di 656 abitanti per chilometro quadrato. La morfologia del territorio è pianeggiante; sorge a 56 m s.l.m. e confina a nord con i comuni di Castri di Lecce e Vernole, a est con i comuni di Melendugno e Carpignano Salentino, a sud con i comuni di Martano e Zollino, a ovest con i comuni di Martignano e Caprarica di Lecce.

Clima [modifica]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Clima della Puglia e Stazione meteorologica di Lecce Galatina.

Dal punto di vista meteorologico Calimera rientra nel territorio del Salento orientale che presenta un clima mediterraneo, con inverni miti ed estati caldo umide. In base alle medie di riferimento, la temperatura media del mese più freddo, gennaio, si attesta attorno ai +9 °C, mentre quella del mese più caldo, agosto, si aggira sui +24,7 °C. Le precipitazioni, frequenti in autunno ed in inverno, si attestano attorno ai 626 mm di pioggia/anno. La primavera e l'estate sono caratterizzate da lunghi periodi di siccità.
Facendo riferimento alla ventosità, i comuni del Salento orientale sono influenzati fortemente dal vento attraverso correnti fredde di origine balcanica, oppure calde di origine africana. Secondo il proverbio popolare, durante il mese di Maggio il paese è particolarmente sferzato dal vento: sono i "venti di Roca", perché si dice che si scatenino dopo la festa della Madonna di Roca, il primo sabato di Maggio. [3].

Calimera Mesi Stagioni Anno
Gen Feb Mar Apr Mag Giu Lug Ago Set Ott Nov Dic Inv Pri Est Aut
T. max. mediaC) 12,6 13,2 15,0 18,3 22,6 26,8 29,2 29,6 26,2 21,8 17,6 14,2 13,3 18,6 28,5 21,9 20,6
T. min. mediaC) 5,6 5,8 7,2 9,5 13,1 17,0 19,5 19,9 17,3 13,7 9,9 7,1 6,2 9,9 18,8 13,6 12,1
Precipitazioni (mm) 71 60 65 40 33 20 16 22 49 80 97 74 205 138 58 226 627
Umidità relativa (%) 78,7 78,2 77,8 77,3 76,2 72,9 70,9 72,4 76,5 79,2 80,5 80,3 79,1 77,1 72,1 78,7 76,7

Storia [modifica]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Storia del Salento.

Le origini del paese sono incerte. Seguendo un criterio cronologico possiamo dedurre, vista la presenza nelle campagne limitrofe del Dolmen Placa e della Specchia dei Mori (Segla u demonìu in griko), che il territorio fu abitato sin dall'Età del Bronzo. Inserita nel sistema viario romano della Via Traiana Calabra che collegava Otranto a Lecce e Brindisi, rappresentò subito un sito adatto a essere popolato. Come per gli altri centri ellenofoni del Salento, il dibattito storiografico lega la sua nascita a una presunta colonizzazione bizantina o a più antiche radici magnogreche.

È probabile che l'attuale centro urbano sia sorto nei pressi di un insediamento risalente all'XI secolo, al centro di un'area archeologica che mostra frequentazioni dal II al XV secolo d.C. A testimoniare quanto detto, rimangono le tracce di un insediamento medievale (tombe, fosse frumentarie, grotte, tracciati viarii).

Sino agli inizi del XVII secolo il credo della popolazione era di Rito bizantino, anche se la parrocchia apparteneva alla diocesi di Otranto di rito latino. A seguito dei rigori imposti dal Concilio di Trento, il rito greco iniziò rapidamente a declinare. L'ultimo papas greco di Calimera, Sigismondo o Gismondo de Matteis, venne assassinato da mani ignote e sostituito da un parroco latino, don Troylo Licci. Rapidamente venne abbattuto il tempio greco, sostituito dall'attuale matrice, e l'archivio parrocchiale andò bruciato. Curioso è il fatto che fino a 50 anni fa il parroco veniva ancora chiamato papas o papa. Interessata dalle numerose invasioni dei saraceni e dei Turchi ottomani, la cittadina fu legata alle vicende della vicina Martano, di cui fu "annesso borgo" (frazione), e alle famiglie che la ebbero in feudo. Verso la metà del XVI secolo era di proprietà del marchese Del Monte, passò poi a Don Luigi Trani, al duca Lorenzo Brunossi e al marchese Sebastiano Gadaleta.

Toponomastica [modifica]

Secondo un'interpretazione controversa il nome Calimera deriverebbe dal greco Καλημέρα (Kalimera), che significa buon giorno o, secondo alcuni studiosi, bella contrada (καλλά μερέα, kallá meréa). Altre ipotesi si rifanno, invece, a una derivazione bizantina del toponimo "cal/gal", presente anche nelle parole Alliste (originariamente Calliste), Galugnano, Gallipoli seppur con sfumature diverse di significato. Tradizionalmente, i Calimeresi credono però che derivi da un modo di dire degli abitanti di Martano, ipotetici fondatori del paese, che possedevano qui le loro ville:« Pame, pame, ca simmeri ene kalì emera!» - che in italiano significa «Andiamo andiamo (nelle ville), che oggi è una bella giornata!». Da kalì emera sarebbe nato il toponimo Calimera.

Simboli [modifica]

Calimera-Stemma.png

Descrizione dello stemma:

« Il simbolo dello stemma di Calimera è un sole splendente. Il sole deriva dall'origine del nome: dal greco "kalos" (bello) ed "Emera" (giorno). Nella simbologia araldica il sole rappresenta l'immortalità e la regalità. »
(D.P.C.M. 11 maggio 1957)

Monumenti e luoghi d'interesse [modifica]

Architetture religiose [modifica]

Chiesa Madre
Chiesa di San Vito
Chiesa di Sant'Antonio
Chiesa Madonna del Carmine
Cappella del Crocifisso-Interno
Stele di Calimera

Chiesa Madre [modifica]

Dedicata al protettore San Brizio, è un ampio edificio a navata unica sorto nel 1689 sulle rovine di un tempio più antico a due navate. È situata nella centrale Piazza del Sole. Possiede un prospetto rettangolare, diviso in due ordini, con un ampio portale barocco, sul quale troneggia la statua in pietra leccese del titolare.

L'interno a croce latina, conserva nove altari con tele di valore, come il primo a destra, della Madonna della Misericordia, che propone un'inedita Madonna gravida, il cui dipinto viene attribuito al Catalano. Sempre a destra, seguono l'altare dei santi Francesco e Leonardo e l'altare di San Nicola. Sul lato sinistro partendo dall'ingresso della chiesa sorgono gli altari della Resurrezione, di Sant'Oronzo e dell'Addolorata. I due del transetto sono dedicati a San Brizio (in cornu evangeli), alla cui sinistra vi è lo stipo contornato di pietra leccese in cui è conservata la statua settecentesca del santo, e alla Madonna del Rosario (in cornu epistolae). Alcune botole danno accesso a tombe sotterranee. Alle spalle della chiesa sorge un massiccio campanile a quattro piani. La chiesa conserva, oltre a quella di San Brizio, la statua della Madonna di Roca, del Cuore di Gesù, di San Luigi Gonzaga, della Madonna del Rosario, dell'Addolorata e di San Francesco d'Assisi.

L'altare maggiore, in pietra leccese riccamente decorato, è sormontato da un'imponente statua della Madonna Assunta, il cui capo, che giunge sino al soppalco dove sono montate le canne dell'organo, è circondato da una raggiera d'oro posizionata proprio sul medesimo ripiano. Nel cappellone stante a sinistra dell'altare, sono presenti due confessionali e l'antica fonte battesimale in pietra.

L'organo a canne della chiesa, situato alle spalle dell'altare maggiore, è stato costruito nel 2000 da Eligio Bevilacqua[5]. A trasmissione elettrica, al sua consolle ha due tastiere di 61 note ciascuna e pedaliera concavo-radiale di 32 note. Di seguito la disposizione fonica:

Prima tastiera - Grand'Organo
Principale 8'
Ottava 4'
XV 2'
Ripieno 3 file
Flauto matese 8'
Flauto 4'
Voce umana 8'
Tromba 8'
Seconda tastiera - Espressivo
Bordone 8'
Flauto 4'
Flautino 2'
Cimbalo 3 file
Nazardo 2.2/3'
Terza 1.3/5'
Viola da gamba 8'
Voce celeste 8'
Tremolo
Pedale
Subbasso 16'
Basso 8'
Bordone 8'
Basso corale 4'
Tromba 8'
Processione di San Brizio

Chiesa dell'Immacolata [modifica]

È la seconda, per grandezza, dopo la Chiesa Parrocchiale. Edificata nel 1636 (si dice che fosse l'antica parrocchiale)ha subito nel corso del XX secolo radicali mutamenti, come lo smantellamento del coro ligneo e la sostituzione del pavimento maiolicato. Presenta un unico altare in pietra leccese, che riporta una tela rappresentante la Vergine Immacolata in gloria con ai piedi San Donato, San Paolo, Sant'Antonio di Padova, San Paolo e il patrono San Brizio. Nella chiesa aveva sede la Confraternita dell'Immacolata, esistita fino agli '80 del XX secolo. Nel tempietto sono presenti le statue dell'Immacolata, dell'Addolorata e del Cristo Morto.

Chiesa della Madonna di Costantinopoli [modifica]

Esistente già nel XVI secolo, fu abbattuta negli anni settanta del Novecento per far posto all'edificazione di uno stabile, all'interno del quale è conservato un affresco, datato 1603, dedicato alla Madonna di Costantinopoli. L'affresco testimonia la convivenza del rito greco e di quello latino nella rappresentazione pittorica degli abiti talari dei due vescovi effigiati, l'occidentale Sant'Eligio e l'orientale Sant'Elia.

Chiesa di San Vito e Sacra Roccia di San Vito [modifica]

Ubicata nella campagna a est del cimitero, vicino a uno degli ingressi dell'antico Bosco di Calimera, risale al Cinquecento. Al centro dell'unica navata, sporge dal pavimento un megalite calcareo di epoca precristiana, detto Sacra Roccia di San Vito, con un foro nel mezzo (men-an-tol, ovvero pietra forata). La tradizione vuole che nel giorno di Pasquetta la gente passi attraverso il foro per purificarsi. Questa usanza si fa risalire ai riti propiziatori della fertilità. Il sasso presenta nella parte superiore i resti dell'affresco che raffigurava San Vito Martire.

Chiesa di San Biagio [modifica]

È una chiesa semiipogea medievale situata in aperta campagna, sulla strada che conduce a Melendugno. La chiesa è ciò che rimane di un insediamento di laure basiliane. Sorge in un'area di grande interesse storico con testimonianze che vanno dal II al XV secolo d.C. L'edificio, attualmente puntellato in attesa di interventi di consolidamento e restauro, presenta all'interno un affresco settecentesco raffigurante San Biagio e Sant'Eligio. Il nucleo originario, la cappella vera e propria, affonda le sue origini sino all'anno 1000. Era il centro di un piccolo casale di cui oggi rimangono pochissime tracce. Decaduto il casale, anche la chiesa iniziò a deteriorarsi, sinché nel 1758 venne restaurata. Venne realizzato l'affresco sopra all'altare e la struttura fu inglobata in una struttura più ampia, che inglobava la chiesa al piano inferiore mentre nel piano superiore venne realizzato un piccolo alloggio per i monaci. L'alloggio era dotato di uno spioncino in modo che i padri potessero avvistare le numerose bande di banditi che in quel periodo battevano la zona. Col passare del tempo, la struttura subì un nuovo declino, tanto che venne declassata a fienile dopo la rimozione della pietra santa. Il livello del terreno fu rialzato fino al livello della campagna e la struttura divenne un fienile. Solo nel secolo scorso a cura dell'associazione Ghetonìa l'edificio fu ripulito e sottoposto a restaro.

L'esterno della chiesa di San Biagio
L'affresco parietale della chiesa di San Biagio

Altro [modifica]

Via Costantini (già Vicolo de li Sette Dolori) [modifica]

Il tratto iniziale provenendo da Piazza del Sole presenta interessanti esempi di edilizia sei/settecentesca. Nel vico San Vito è possibile osservare la caratteristica gerarchia degli spazi che si snodano fra strada, spazio semipubblico e spazio privato. Al civico 41, la casa a corte bassa è un esempio di dimora contadina povera. Al n. 52, in un'altra casa a corte, è ospitata la "Casa-museo della Civiltà Contadina e della Cultura Grika", allestita dal Circolo Culturale Ghetonìa nel 2003. Gli oggetti della cultura materiale sono esposti in ambienti organizzati a tema (cucina, casa, campagna, tradizioni e artigianato, storia, architettura e archeologia); brani di musica tradizionale grika accompagnano i visitatori nei vari ambienti. Possono inoltre essere consultate la biblioteca (comprende circa 4000 volumi specializzati nella Grecìa Salentina e nel Salento, tesi di laurea, corrispondenza fra studiosi), emeroteca (con circa 14000 articoli catalogati, riguardanti l'area ellenofona), materiali multimediali (videocassette, cd e cd-rom, DVD). Presso la struttura si svolgono progetti di Servizio Civile Nazionale, Tirocini formativi universitari, ricerche per l'elaborazione di tesi di laurea e di dottorato, indagini e studi sul territorio greco-salentino. Nella via è situata la cappella della madonna addolorata. La chiesa è in pessimo stato. L'antica tela raffigurante la Madonna addolorata, mandata ad Otranto per un restauro, non è più tornata a Calimera a causa delle pessime condizioni del tempietto e oggi è conservata nel Museo diocesano.

Via Montinari (già Vicolo del Carmine) [modifica]

Via Montinari è l'asse viario più importante del centro. Si incontra la chiesa di Sant'Antonio accanto alla quale un tempo sorgeva un "hospitale" che accoglieva i pellegrini e la gente di passaggio. La chiesa ha un originale e armonico prospetto ma, nell'interno, sono evidenti i rifacimenti subiti negli ultimi secoli. Alcuni anni fa sono stati eseguiti dei lavori di restauro e, nell'occasione, il prospetto è stato arretrato, conservando però intatte le sue linee. Durante tali lavori è stata scoperta, nel centro del pavimento, una sepoltura con i resti del sacerdote Marino Licci, Plebanus VI Latinus, che volle lì essere sepolto. Presenta una tela con un dipinto raffigurante la Visitazione in cattivo stato di conservazione. In tempi andati, fu importante per il paese in quanto sede della disciolta Pia Unione di San Brizio, esistita sino agli anni '80 del XX secolo. A ricordo di ciò in cima all'altare vi è un'immagine del santo.

La strada presenta inoltre delle belle corti, come quella di San Calimero e di San Paolo. Molte delle case a corte di Calimera sono dotate di vano antistante, il sappuèrtu, che serviva come deposito degli attrezzi e ricovero degli animali.

A metà del percorso vi è una Piazza con il monumento ai Caduti. Originariamente collocato in Piazza del Sole, il bronzo, collocato su di un alto piedistallo in marmo di Carrara, sul quale sono stati incisi i nomi dei caduti di Calimera nelle ultime guerre, rappresenta la Vittoria ed è opera del Bortone, artista ruffanese.

Superando Piazza dei Caduti, si trova la cappella del Carmine con un antico soffitto a capriate: sulla finestra è riportata la data 1577. La cappella conserva un dipinto della Madonna del Carmelo e una statua portante il medesimo titolo. Accanto, il bel portale di palazzo Montinari, che pare fu la residenza dell'ultimo protopapás di rito greco, Sigismondo De Matteis, morto nel 1621.

Via Mayro (già Vicolo de la Concezione) [modifica]

Su via Mayro al civico 51, si incontra il palazzo Mayro, con un nucleo del 1600. Quasi di fronte, al n. 46, si trova la casa natale dell'ellenista Vito Domenico Palumbo. Sempre in via Mayro incontriamo la corte e la cappella del Crocifisso del 1698. La volta è tutta affrescata con l'immagine dello Spirito Santo al centro e dei quattro evangelisti. Sull'altare è presente un grande Crocifisso ligneo del Seicento, attribuito a Placido Buffelli.

Giardini pubblici [modifica]

I giardini pubblici di Calimera si trovano alla fine di via Montinari. Raccontano le vicende dell'etnia dalle due lingue e dell'impegno al recupero di un'identità sociale che, con la modernizzazione, ha rischiato di scomparire totalmente.

Tra i busti di Vito Domenico Palumbo, del De Santis e del Gabrieli, spicca la Stele marmorea del IV secolo a.C., donata dalla città di Atene a Calimera nel 1960 (nel 1957, l'allora Sindaco di Calimera, Giannino Aprile, aveva indirizzato al Sindaco di Atene una lettera chiedendo un avanzo architettonico o, almeno, un sasso dell'Acropoli come simbolo della comune origine e di un'ideale continuità di rapporti: la sua lettera fu pubblicata in molti quotidiani di Atene).

La Stele è in puro marmo attico e proviene dal Museo nazionale di Atene. Reca incise le parole "Patroclia di Proclide da Atmon", località presso Marussi, nei sobborghi di Atene, dove venne rinvenuta. La Stele, di fattura perfetta, con un bassorilievo rappresentante il Saluto di Patroclia, è sormontata da una palmetta ed è ornata di fiori simboleggianti la serenità rassegnata della morte. È uno dei migliori esemplari di monumenti funebri conosciuti: per la sua perfetta armonia incanta chi la guarda anche se il bassorilievo centrale è un po' corroso dal tempo e il fusto, rotto trasversalmente, è saldato. È sistemata in un'edicola in pietra viva di Soleto, sul cui timpano è inciso "Zeni sù en ise ettù ‘sti Kalimera", "Straniera tu non sei qui a Calimera" (traslitterato in Greco sarebbe: Ζένη 'σού 'εν είσαι ετού στη Καλημέρα), verso tratto dall'omonima poesia di Ernesto Aprile.

Dolmen Placa

Eventi [modifica]

Festa patronale in onore di San Brizio nei giorni 28 e 29 luglio.

I solenni festeggiamenti in onore del santo vescovo iniziano il 22 Luglio. In questo giorno, al termine della Messa vespertina, la statua del santo viene estratta dalla nicchia che la custodisce. Portato a spalla, il simulacro esce dalla chiesa dove viene salutato da una batteria pirotecnica sparata dal palazzo del Municipio.

Il santo rientra allora in Chiesa dove viene posto sul tosello (baldacchino apposito per porre "in trono" i simulacri). Inizia allora il solenne settenario di preghiera in preparazione alla festa. Per tutti i sette giorni, il popolo accorre in chiesa ad invocare l'intercessione di San Brizio per le anime del Paese.

La vigilia della festa, il 28 Luglio, si apre con l'esplosione dei colpi secchi. La mattina alle 6.30 si recitano le Lodi, il Rosario e l'ultima tappa del Settenario. Segue la celebrazione della messa.

A sera, dopo la celebrazione della Santa Messa vespertina, la reliquia del cranio del santo viene presa dal Parroco e portata solennemente in processione, seguita dal simulacro del Santo. Davanti alla reliquia, esce anche la bandiera-stendardo della disciolta confraternita Pia Unione San Brizio. La processione attraversa ogni anno un settore diverso del paese. A metà del percorso, vengono esplose due batterie pirotecniche a salutare il Santo. Infine, la processione fa rientro nella piazza del paese. Qui il parroco benedice il popolo con la reliquia del Santo. Si accende allora l'apparato di luci, che rischiarerà la notte e quella successiva. Allora il clero e il simulacro rientrano nella Parrocchiale.

Il 29 Luglio, ogni messa è affollatissima. In tutto il paese le famiglie preparano grandi pranzi. Ogni tanto qualche colpo secco ricorda la devozione del paese al Santo. A sera, l'apparato si riaccende e la piazza si riempie. La banda inizia a suonare e la festa continua sino a tarda notte. Per tutta la serata, una lunga fila si snoda nella chiesa dove la gente bacia la reliquia di San Brizio. A tarda notte, tra le 3 e le 4, viene suonato il Bolero, che chiude la festa. La statua del Santo rimarrà invece esposta per due altre settimane, quando sarà riposta nella nicchia.

Festa patronale in onore di Maria Santissima di Roca Vecchia il primo sabato e la prima domenica di Maggio.

Festa dei lampioni (decorazioni con cui vengono addobbate le strade nei giorni della festa; hanno una struttura in canna di bambù e sono rivestite di cartavelina con all'interno una luce per illuminarli) e de lu cuturusciu (tarallo morbido) tenuta in onore di San Luigi Gonzaga nei giorni 20-21-22 Giugno.

Processione della Madonna di Roca

Festa rionale di Sant'Antonio di Padova (zona 167)

Monumenti [modifica]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Monumenti megalitici della provincia di Lecce.

Dolmen Placa [modifica]

Nei dintorni di Calimera si trovano numerosi monumenti megalitici, fra cui i dolmen, monumenti sepolcrali costituiti da tre o più lastre conficcate nel suolo e sormontate da un'altra lastra di dimensioni maggiori, poggiante sulle prime.[6] A 3 km dal paese, sulla strada che porta a Melendugno, addentrato di un chilometro sulla destra tra gli ulivi, si trova il famoso Dolmen Placa, scoperto da Cosimo De Giorgi.

Società [modifica]

Evoluzione demografica [modifica]

Abitanti censiti[7]


Etnie e minoranze straniere [modifica]

Al 31 dicembre 2009 a Calimera risultano residenti 94 cittadini stranieri, pari all'1,0% della popolazione. Le nazionalità principali sono:[8]

Dislocazione dei comuni della Grecìa Salentina

Lingue e dialetti [modifica]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Griko, Grecìa Salentina e Dialetto salentino.

A Calimera, comune della Grecìa Salentina, oltre al dialetto salentino, si parla il Griko. Il grecanico o griko (anche grico) è un dialetto (o gruppo di dialetti) di tipo neo-greco residuato probabilmente di una più ampia e continua area linguistica ellenofona esistita anticamente nella parte costiera della Magna Grecia. I greci odierni chiamano la lingua Katoitaliótika (Greco: Κατωιταλιώτικα, "Italiano meridionale"). La lingua, scritta in caratteri latini, presenta punti in comune con il neogreco e nel frattempo vocaboli che sono frutto di evidenti influenze leccesi o comunque neolatine.
La lingua, parlata prevalentemente dalla popolazione più adulta, è stata inserita come materia di studio nelle scuole primarie.

Cultura [modifica]

Istruzione [modifica]

Biblioteche [modifica]

  • Biblioteca comunale "Giannino Aprile"

Scuole [modifica]

Insistono a Calimera una scuola dell'infanzia; una scuola primaria; una scuola media inferiore.

Musei [modifica]

  • Museo di Storia Naturale del Salento

Situato sulla S.P. per Borgagne, al Km 1, comprende i dipartimenti di Paleontologia, Paleantropologia, Entomologia, Erpetologia, Ornitologia e le sezioni di Mineralogia, Malacologia, Mammologia, Embriologia e teratologia, sono in fase di progettazione le sezioni di Astronomia e Planetario, di Geologia e Petrografia, di Botanica; ospita inoltre acquari e terrari, fedeli ricostruzioni ambientali, nei quali sono raccolte diverse varietà di anfibi e rettili. Il museo è nato nel 1996,la sua gestione è ora affidata ad un gruppo di ricercatori riuniti nella Cooperativa NATURALIA, che vede come presidente il dott. Antonio Durante, come vicepresidente il dott. Luigi Tommasi e come consigliere il dott. Nico Cucurachi

Presso la stessa sede ha luogo l'Osservatorio Faunistico della Provincia di Lecce, centro di accoglienza per animali selvatici ed esotici, feriti o debilitati, che una volta guariti vengono reintrodotti in natura; si tratta anche di un centro di affidamento permanente per gli animali esotici abbandonati che non possono essere reintrodotti in habitat naturale. Sono accolti mediamente ben 1000 esemplari l' anno. L'Osservatorio è dotato di numerose voliere esterne in cui sono ricoverati gli animali in cura o in affidamento. Interventi particolari sono stati fatti negli ultimi anni per la riproduzione e la reintroduzione delle testuggini terrestri, nonché per il recupero e la cura delle tartarughe marine in difficoltà in collaborazione con la Stazione Zoologica "Anton Dohrn".

Persone legate a Calimera [modifica]

Economia [modifica]

Oggi attivo centro nel terziario, noto per la sua vivacità culturale, Calimera era in passato costretta ad attività marginali dell'agricoltura, per la povertà del suo feudo. La sua popolazione era nota per la produzione del carbone, attività che proveniva dall'utilizzo del legname del grande bosco di lecci che copriva la zona.

Infrastrutture e trasporti [modifica]

Strade [modifica]

I collegamenti stradali principali sono rappresentati da:

Il centro è anche raggiungibile dalle strade provinciali interne: SP26 Calimera-Martano, SP29 Calimera-Melendugno, SP30 Calimera-Martignano, SP140 Calimera-Castri di Lecce, SP141 Calimera-Vernole.

Ferrovie [modifica]

La stazione ferroviaria più vicina è quella di Sternatia posta sulla linea Lecce-Otranto delle Ferrovie del Sud Est.

Aeroporti [modifica]

Gli aeroporti civili più vicini sono:

Amministrazione [modifica]

Città gemellate [modifica]

  • Grecia Lefkimmi, municipalità della prefettura di Corfù.
  • Grecia Halandri, sobborgo di Atene

Note [modifica]

  1. ^ Dato Istat - Popolazione residente al 30 novembre 2011.
  2. ^ Dato Istat al 30/11/2011
  3. ^ http://clima.meteoam.it/AtlanteClimatico/pdf/(332)Lecce%20Galatina.pdf Tabelle climatiche 1971-2000 dall'Atlante Climatico 1971-2000 del Servizio Meteorologico dell'Aeronautica Militare
  4. ^ Pagina con le classificazioni climatiche dei vari comuni italiani
  5. ^ L'organo a canne della Chiesa Madre
  6. ^ Si vedano le opere di Cosimo De Giorgi in bibliografia.
  7. ^ Statistiche I.Stat - ISTAT;  URL consultato in data 28-12-2012.
  8. ^ Dati Istat

Bibliografia [modifica]

  • Laura Berti, Pasquale Tommasi e la ristampa napoletana della IV edizione della Crusca, in «Lingua nostra», 34 voll., fasc. 3 (sett. 1973), pp. 73–80.
  • Cosimo De Giorgi, Un gruppo di dolmen fra Calimera e Melendugno in Terra d'Otranto, in Bollettino di Paletnologia Italiana, 1911, 37, pp. 6–16.

e, dello stesso autore,

  • I monumenti megalitici in Terra d'Otranto, Napoli, 1879
  • I Menhirs in Terra d'Otranto, Roma, 1880
  • Silvano Palamà, La Pietra, il Bosco, la Chiesa; San Vito o della pietra forata, Quaderno n.1 della Casa-museo, Ghetonìa, Calimera, 2006
  • Salvatore Tommasi (a cura), Io' mia forà, fiabe e racconti della Grecìa Salentina, dai Quaderni (1883-1912) di Vito Domenico Palumbo (2 voll), Ghetonìa, Calimera, 1998
  • Salvatore Sicuro (a cura), Itela na su po', canti popolari della Grecìa Salentina, da un Quaderno (1882-1895) di Vito Domenico Palumbo, Ghetonìa, Calimera, 1999

Voci correlate [modifica]

Altri progetti [modifica]

Collegamenti esterni [modifica]