Roca Vecchia

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Roca Vecchia
frazione
La torre cinquecentesca di Roca Vecchia
La torre cinquecentesca di Roca Vecchia
Dati amministrativi
Stato bandiera Italia
Regione Puglia – stemma Puglia
Provincia Lecce – stemma Lecce
Comune Melendugno – stemma Melendugno
Territorio
Coordinate 40°17′35″N 18°25′14″E / 40.29306°N 18.42056°E / 40.29306; 18.42056 (Roca Vecchia)Coordinate: 40°17′35″N 18°25′14″E / 40.29306°N 18.42056°E / 40.29306; 18.42056 (Roca Vecchia)
Altitudine 5,5 m s.l.m.
Abitanti 22 (2001)
Altre informazioni
Cod. postale 73026
Prefisso 0832
Fuso orario UTC+1
Nome abitanti rocani
Patrono santa Maria di Roca
Giorno festivo prima domenica di agosto

ultimo sabato aprile per Vernole
1º sabato di maggio per Calimera
2º sabato di maggio per Melendugno
3º sabato di maggio per Borgagne

Localizzazione
Roca Vecchia è posizionata in Italia
Roca Vecchia
« E di vèr l'Orïente un curvo seno / in guisa d'arco, a cui di corda in vece / sta d'un lungo macigno un dorso avanti, / ove spumoso il mar percuote e frange. / Ne' suoi corni ha due scogli, anzi due torri, / che con due braccia il mar dentro accogliendo, / lo fa porto e l'asconde; e sovra al porto / lunge dal lito è 'l tempio. »
(Virgilio - Eneide, libro III. Traduzione di Annibal Caro)

Roca Vecchia o Rocavecchia è una località costiera del Salento e una delle marine di Melendugno, in provincia di Lecce. Si affaccia sul Mare Adriatico ed è posta tra San Foca e Torre dell'Orso.

La "Grotta della Poesia"

Sede di importanti scavi archeologici, è un centro turistico di rilievo durante il periodo estivo. Si segnalano la torre di avvistamento cinquecentesca, le rovine del castello a picco sul mare, il santuario della Madonna di Roca del XVII sec. e le due grotte Posia (tanto spesso quanto erroneamente note come Poesia)[senza fonte]. Queste ultime, in particolare, distanti circa 60 m l'una dall'altra, sono delle grotte carsiche cui sono crollati i tetti; l'acqua del mare giunge in ciascuna di esse attraverso un canale percorribile a nuoto o con una piccola imbarcazione. La più grande delle due ha una pianta approssimativamente ellittica con assi di circa 30 e 18 m e dista dal mare aperto una trentina di metri. La Posia Piccola, invece, ha assi di circa 15 e 9 m ed è separata dal mare aperto da una settantina di metri in linea d'aria. La sua notevole importanza in ambito archeologico è legata al rinvenimento nel 1983 di iscrizioni messapiche (ma anche latine e greche) sulle sue pareti, da cui è stato possibile stabilire che la grotta fosse anticamente luogo di culto del dio Taotor (o anche Tator, Teotor, o Tootor).

A nord dell'area archeologica sorge il centro attualmente abitato (22 residenti nel 2001), noto anche come Roca li Posti, frequentato in estate soprattutto da vacanzieri residenti nei paesi vicini, Calimera su tutti.

Lungo la strada che collega Torre dell'Orso a Melendugno sorge il vecchio villaggio disabitato, con una masseria fortificata attualmente in restauro, di Roca Nuova. Tale borgo sorse intorno al 1480, quando la popolazione di Roca Vecchia fu messa in fuga dalle incursioni turche.

Indice

[modifica] Storia

Gli scavi effettuati a Roca hanno evidenziato un imponente sistema di fortificazioni risalente all'età del bronzo (XV-XI secolo a.C.), oltre a numerosi reperti che per affinità ricordano modelli minoici ed egei. Si ritiene che, in un periodo databile intorno al XV secolo a.C., il sito sia stato assediato e incendiato. Anche le successive mura, ricostruite nell'XI secolo a.C., presentano tracce di incendio. Di questo luogo misterioso, che come la mitica Troia fu più volte distrutto e più volte ricostruito si ignora chi fossero i popoli fondatori e perfino se queste fortificazioni servissero a difendere una città oppure - come appare più probabile - un importante luogo di culto. Il sito fu comunque frequentato per tutta l'età del ferro, mentre decisamente più cospicue sono le tracce relative all'età messapica (IV-III secolo a.C.): una cinta muraria (che tuttavia non fu completata), un monumento funerario, diverse tombe e delle fornaci. Il nome della città messapica (o per meglio dire la sua latinizzazione) si pensa fosse Thuria Sallentina.

La colonna di Santa Maria di Roca

Il sito fu successivamente abbandonato (non sono state rinvenute tracce del periodo romano), mentre fu frequentato nell'alto medioevo da anacoreti, provenienti perlopiù dall'Impero Romano d'Oriente, che col tempo costituirono una comunità, abitando in una serie di grotte scavate nel calcare. Agli inizi del XIV secolo, Gualtieri di Brienne, conte di Lecce, ricostruì Roca facendone una città fortificata, ma nel 1480 la sua popolazione venne messa in fuga dalle incursioni turche. In quell'anno infatti il sultano Maometto II, dopo aver conquistato Costantinopoli (1453) e sottomesso tutta la Penisola Balcanica, inviò una spedizione che sbarcò sulla costa orientale del Salento. Roca Vecchia fu saccheggiata e usata dai Turchi come base operativa per sferrare attacchi alla città di Otranto e ad altri centri salentini. Liberata nel 1481, divenne successivamente rifugio di corsari barbareschi[senza fonte], tanto che nel corso del '500 Ferrante Loffredo, governatore della provincia di Terra d'Otranto, dette l'ordine di raderla al suolo.

Torri costiere
del
Salento
provincia di Brindisi - provincia di Lecce - provincia di Taranto
Salento
Nord - Mar Adriatico
Sud


Nord - Mar Ionio
Salento.jpg
Salento
Progetto Torri costiere


[modifica] Monumenti e luoghi d'interesse

[modifica] Torre di Guardia

Si racconta che nel XIV secolo, il conte Gualtiero di Brienne decise di edificare in questo luogo una cittadella fortificata, attratto dalla felicità della sua posizione geografica, e la chiamò Roche, da cui Roca, a cui apparteneva anche la Torre di Maradico, altro nome della Torre Roca Vecchia, così chiamata a causa delle paludi che ancora oggi la circondano, rendendola una zona poco salubre. Costruita nel 1568 dal maestro Tommaso Garrapa, è a base quadrata e a forma troncopiramidale, tipica del periodo vicereamale spagnolo. Comunica a nord con Torre San Foca e a sud con Torre dell'Orso e nel 1576 Antonio Tamiano, procuratore dell'Università di Roca, la munì di un moschetto da una libbra, ricevuto dal sindaco di Lecce. La torre, al momento, si presenta in pessime condizioni di conservazione.

[modifica] Studi recenti

La scoperta di iscrizioni all'interno della Grotta della Poesia risale al 1983, ad opera del professor Cosimo Pagliara, archeologo ordinario dell'Università di Lecce (successivamente denominata Università del Salento). Gli studi condotti dall'Università del Salento, tesi a decifrare e interpretare le iscrizioni ritrovate nelle grotte salentine della Posia e di san Cristoforo, oltre agli studi condotti dall'Università di Foggia lungo il litorale del promontorio del Karaburun in Albania, hanno accertato che in passato esisteva un intenso traffico tra la baia di Torre dell'Orso (40°16′17.53″N 18°25′51.60″E / 40.2715361°N 18.431°E / 40.2715361; 18.431), subito a sud di Roca, e alcuni approdi albanesi, come la baia dal significativo nome di Valle dell'Orso (40°18′53.46″N 19°22′43.97″E / 40.31485°N 19.3788806°E / 40.31485; 19.3788806) o la più meridionale baia di Grama (40°12′53.46″N 19°28′20″E / 40.21485°N 19.47222°E / 40.21485; 19.47222), sede anch'essa di un antico santuario marittimo sulle cui pareti rocciose si conservano centinaia di iscrizioni[1]. Sono questi i percorsi più brevi (circa 80 km) che i naviganti possono compiere per passare da una sponda all'altra.
Nel 44 a.C. Ottaviano Augusto, che si trovava ad Apollonia per studiare lettere greche, avuto notizia dell'uccisione di Cesare e temendo disordini nel porto di Brindisi, seguì probabilmente una di queste rotte per giungere nella più sicura città di Lupiae e da qui recarsi a Roma.
Dimostrata l'esistenza di quest'approdo, appare dunque naturale che Virgilio avesse in mente questi luoghi (e non Porto Badisco o Santa Maria di Leuca, come ritenuto dai successivi commentatori) quando descrisse lo sbarco nel Salento di Enea, partito dai monti Acrocerauni in Albania, onde a le spiagge si fa d'Italia il più breve tragitto.

[modifica] Bibliografia

  • AA.VV., Progetto Liburnia. Archeologia subacquea in Albania, in L'archeologo Subacqueo, anno XIV, Maggio-Dicembre 2008
  • Antonio De Ferrariis il Galateo, Liber de situ Japigiae, Basilea, 1558.
  • Alessandro Cutolo, Maria d'Enghien, Congedo, Galatina, 1977.
  • Franco Tommasi, Canti rocani per una città distrutta: sacre rappresentazioni nel Salento, Capone Editore, 1979.
  • Pier Francesco Liguori , Roca Vecchia I: da città preromana a baluardo della Cristianità, Realtà Salentina, Maglie, 1978.
  • Pier Francesco Liguori , Roca Vecchia II: dalle laure basiliane ai covi dei pirati, Realtà Salentina, Maglie, 1978.
  • Giovangualberto Carducci, Andreas Kiesewetter, Giancarlo Vallone, Studi sul Principato di Taranto in Età Orsiniana, Società di Storia Patria per la Puglia, Editrice Tipografica, Bari, 2005.
  • Antonio Cassiano, Benedetto Vetere, Dal Giglio all'Orso - I Principi d'Angiò e Orsini del Balzo nel Salento, Congedo, Galatina, 2006.
  • Marco Delle Rose, Mario Parise, Speleogenesi e geomorfologia del sistema carsico delle Grotte della Poesia nell'ambito dell'evoluzione quaternaria della costa adriatica salentina, Atti e Memorie della Commissione Grotte "E.Boegan", Vol. 40 (2004), pp. 153–173, Trieste, 2005.
  • Cosimo D'Angela, Archeologia ed insediamenti rupestri medievali in: La Puglia tra Bisanzio e l'Occidente, Electa, Milano, 1980.
  • Cosimo Damiano Fonseca, La Civiltà rupestre in Puglia, in: La Puglia tra Bisanzio e l'Occidente, Electa, Milano, 1980.
  • Cosimo Pagliara, La grotta Poesia di Roca (Melendugno, Lecce). Note preliminari in Annali della Scuola Normale Superiore di Pisa, classe di Lettere e Filosofia, s.III,1987,v.XVII,2.
  • Riccardo Guglielmino, Cosimo Pagliara, Il sito di Roca Vecchia nell'Età del Bronzo, in Atti del Congresso Internazionale sull'Archeologia dell'Adriatico dalla Preistoria al Medioevo, Ravenna, 2001.
  • Riccardo Guglielmino, Cosimo Pagliara, Roca Vecchia (Melendugno, Lecce). Quindici anni di ricerche in un centro costiero dell'età del Bronzo, in AA.VV. Notizie degli scavi della Scuola Normale Superiore di Pisa. Rassegna archeologica, Pisa, 2001.
  • Mario Lombardo (a cura di), I Messapi e la Messapia nelle fonti letterarie greche e latine, Pubblicazioni della Scuola di Archeologia "Dinu Adamesteanu" dell'Università del Salento, Congedo, Galatina, 1992.

[modifica] Note

  1. ^ Corriere del Giorno, 25 agosto 2009, pag. 27

[modifica] Voci correlate

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