Corsari barbareschi
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I pirati barbareschi (o secondo alcuni i corsari barbareschi, vedi oltre), furono attivi contro possedimenti, beni e imbarcazioni dell'Europa cristiana a partire dal XVI secolo fino agli inizi del XIX secolo in tutto il Mediterraneo occidentale e lungo le coste atlantiche dell'Europa e dell'Africa. Loro basi di partenza furono le piazzeforti disseminate lungo le coste del Nordafrica (principalmente Tunisi, Tripoli, Algeri, Salé e altri porti del Marocco), in quelle zone che gli europei chiamavano "Barberia" o stati barbareschi (cfr. fr. Côte des Barbaresques, ingl. Barbary Coast - tutti termini connessi col nome proprio Berberi che identifica i nativi delle regioni nordafricane).
Il loro obiettivo erano le navi, militari o civili, provenienti da paesi europei, che navigavano tra i porti del Mediterraneo o che erano dirette in Asia circumnavigando l'Africa; nonché le popolazioni civili dei paesi del Mediterraneo settentrionale, fino almeno all'Inghilterra,[1] soggette a scorrerie e incursioni al fine di razziare beni e uomini da ridurre in schiavitù. Si calcola che il numero totale degli europei rapiti e schiavizzati superi sicuramente, e forse di molto, il milione[2].
Sebbene sia stata proposta la più specifica dizione di "corsari", la maggior parte di essi, specialmente nel XVI e XVII secolo, vengono genericamente definiti come pirati, facendo ricorso all'argomento che oggetto di preda e violenza erano anche le inermi popolazioni civili cristiane del bacino mediterraneo (e oltre) e non esclusivamente le proprietà degli stati nord mediterranei o le rotte di loro interesse commerciale, come nel caso della Guerra di corsa. Occorre tuttavia tener presente che il rapimento di persone aveva come immediato fine la loro resa in schiavitù o la loro liberazione dietro pagamento di un riscatto. Dunque, anche in questo caso, si tratterebbe di quella che Fernand Braudel, nel suo libro sul Mediterraneo all'epoca di Filippo II[3], definiva l'"industria più antica" del Mediterraneo. Un'industria dagli indubbi risvolti economici, tali da non consentire che si possa usare il termine "pirateria", per la quale il "diritto del mare" prevedeva d'altra parte l'immediata pena capitale, da eseguire tramite immediata impiccagione alla varea di un pennone della nave.
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[modifica] I corsari barbareschi nel Mediterraneo
Il fenomeno della pirateria era sempre stato ben presente nel Mediterraneo, ben prima del VII secolo in cui gli Arabi si affacciarono sulle sue coste orientali, rimettendo in discussione la secolare talassocrazia romana che aveva orgogliosamente fatto chiamare quel mare all'Impero Romano, Mare Nostrum.
Il "Mar bianco di mezzo", come lo chiamarono gli Arabi (o Saraceni come molti preferirono chiamarli dall'espressione romana che significava "popolo delle tende"), divenne un teatro di duro confronto fra l'Europa cristiana, latina e greca, e i musulmani, soprattutto dopo l'espansione della potenza ottomana nel bacino occidentale del Mediterraneo nel XVI secolo, le cui flotte spesso vennero erroneamente identificate come pirati barbareschi, poiché, come ad esempio a Lepanto, questi ultimi erano presenti nelle flotte del Sultano, e quindi da considerarsi più corsari che pirati.
Il periodo più cruento delle attività barbaresche (almeno per le popolazioni italiane) si ebbe in concomitanza con le Guerre d'Italia del XVI secolo, quando i musulmani maghrebini (barbareschi: termine dietro il quale si celavano arabi, berberi, turchi e rinnegati europei), alleati della Francia, indirizzarono le loro scorrerie verso le flotte e le coste del meridione d'Italia, all'epoca sotto il dominio dei Re di Spagna. I pirati barbareschi non si limitavano, come già detto, a depredare le navi, ma effettuavano spesso anche delle incursioni sulla terraferma nei territori che si affacciavano sul mare. Di questo rimangono testimoni silenziose le torri di guardia costiere presenti lungo le coste, soprattutto italiane.
Famosi gli episodi nei quali vennero ridotti in schiavitù: nel 1544 gli abitanti di Ischia (4000 deportati) e Lipari (9000 deportati, quasi l'intera popolazione)[4]; e nel 1554 Vieste (7000 deportati)[5].
In tal modo essi catturavano enormi quantità di schiavi europei, che costituivano un enorme capitale sia nel caso di vendita, sia in quello di riscatto, sia infine come forza lavoro a costo zero o come rematori sulle galee ottomane (solo a Lepanto furono liberati ben dodicimila cristiani che erano schiavi al remo sulle navi turche). In Marocco, il sultano Mulay Ismail (1645-1727) si fece costruire, nella nuova capitale di Meknès, un intero palazzo, fortificato esclusivamente con il lavoro degli schiavi cristiani catturati dai corsari barbareschi.
Quando catturati, tuttavia, veniva fatta loro assaggiare la stessa medicina che avevano inflitto alle popolazioni inermi: la Reggia di Caserta è stata infatti edificata con il rilevante apporto del lavoro forzato di equipaggi barbareschi catturati dalle navi della Real Marina del Regno delle Due Sicilie, principalmente in seguito alla spedizione contro i barbareschi organizzata da Carlo di Borbone nel 1739. Una nuova spedizione della marina napoletana (insieme alle flotte spagnola, di Malta e del Portogallo) si ebbe nel 1784 contro Algeri.
Il Monumento dei Quattro mori a Livorno celebra le vittorie riportate contro i pirati barbareschi alla fine del XVI secolo dall'Ordine dei cavalieri di Santo Stefano, appositamente creato a tale scopo, del quale il Granduca Ferdinando I de' Medici era Gran Maestro.
Il più conosciuto dei corsari (ed uno dei pochi che legittimamente poteva vantare tale titolo) barbareschi è probabilmente, Khayr al-Dīn, detto Barbarossa. Costui, dopo essere stato chiamato a difendere la città di Algeri dagli Spagnoli, ne uccise il sovrano e si sostituì ad esso nel 1510, facendo della città una delle basi più importanti per la Guerra di corsa, che egli conduceva in nome e per conto del Sultano ottomano.
Molti corsari barbareschi erano "rinnegati" o moriscos. Le navi preferite erano delle galee con schiavi o prigionieri ai remi. Due esempi di questi rinnegati sono Süleyman Reis "De Veenboer", che divenne ammiraglio della flotta corsara di Algeri nel 1617, e il suo secondo, Murad Reis, il cui nome originario era Jan Janszoon, di Haarlem. Entrambi operavano al servizio del noto corsaro Simone il Danzatore ed erano di origine olandese. L'ammiraglio Michiel de Ruyter, anch'egli olandese, tentò invano di porre fine alla loro attività piratesca. Il più famoso tra questi fu però senza dubbio Uluch Alì, nato Giovanni Dionigi Galeni, di origini calabresi e ammiraglio ottomano, che combatté anche a Lepanto nel 1571.
I corsari barbareschi algerini subirono una grave disfatta nel 1732, quando la flotta spagnola al comando dell'ammiraglio Blas de Lezo conquistò la città di Orano e distrusse la base militare dei corsari nella baia di Mostagan.
Le incursioni dei corsari barbareschi sulle coste dell'Europa continuarono fino agli inizi del XIX secolo, quando si fecero sempre più efficaci le operazioni militari contro di essi da parte degli Stati europei e anche dei neonati Stati Uniti d'America.
Appena divenuti indipendenti, infatti, gli Stati Uniti avevano poche possibilità di proteggere le proprie navi mercantili, e così nel 1784, il Congresso approvò la spesa di 60.000 dollari come tributo agli Stati barbareschi. Il fatto che, ciò nonostante, si registrassero ancora degli attacchi, fu uno stimolo alla costituzione della Marina degli Stati Uniti, che comprendeva una delle più famose navi d'America, la USS Philadelphia. Seguirono due guerre conosciute come Prima e Seconda guerra barbaresca (1801-1805 e 1815). Nel 1815 Gli Stati Uniti, vinta la guerra, si liberavano dall'obbligo del tributo, mentre altre potenze europee erano ancora esposte agli attacchi dei corsari.
Un altro grave colpo alla guerra di corsa barbaresca (sempre definita con disprezzo "pirateria") si ebbe nel 1816, quando un'incursione della marina britannica, sostenuta da sei navi olandesi, distrusse il porto di Algeri e colò a picco la sua flotta di navi barbaresche.
Nel 1830 quella che dapprincipio sembrava un'azione analoga con scopi limitati da parte della Francia contro Algeri diede il via alla colonizzazione francese dell'Algeria. Da quel momento, sparita la maggiore piazzaforte dei corsari barbareschi, essi non costituirono più una minaccia per gli Stati europei.
[modifica] I corsari barbareschi nel Nord dell'Atlantico
Benché molti storici sembrino ignorarlo, gli obiettivi dei corsari barbareschi giungevano fino alle Isole Fær Øer, all'Islanda, e forse addirittura fino alla Groenlandia, come si apprende da documenti risalenti fino al XVI secolo. Per riferirsi ai corsari barbareschi, localmente veniva usato il termine "Turchi" ("Turco" è tuttora usato con valore spregiativo dagli anziani delle Isole Fær Øer).
[modifica] Le Isole Fær Øer
La capitale delle Isole Fær Øer, Tórshavn, possiede ancora un fortino (chiamato Skansin) che domina la sua baia. Il forte venne costruito intorno al 1580 per proteggere la baia contro i corsari. Venne ampliato nel XVII e XVIII secolo, e all'epoca delle Guerre napoleoniche era uno dei più grandi fortilizi su di una baia in tutta l'Europa. Utilizzato per ospitare truppe britanniche durante la Seconda guerra mondiale, oggi è un'attrattiva per i turisti.
Nel corso del XVI secolo, un eroe locale, di nome Mogens Heinesøn, un mercenario cacciatore di pirati, riuscì per qualche tempo a ripulire quelle acque dalla maggior parte dei corsari barbareschi (nonché da quelli scozzesi, inglesi e olandesi). Oggi egli è seppellito nel Monastero di Ørslev in Danimarca.
[modifica] Islanda
Secondo la storia locale, a un certo punto l'Islanda sarebbe stata quasi del tutto spopolata dalle razzie dei corsari barbareschi. A quanto si dice, l'ultima incursione risalirebbe all'epoca delle Guerre napoleoniche.
Leggende di corsari, anche "Turchi", svolgono un ruolo importante nella storia locale. Sono un tema comune nella letteratura e nell'arte. C'è chi ha sostenuto disinvoltamente che tutti gli Islandesi debbano avere in sé almeno un po' di sangue "turco", e i membri di certe famiglie sono indicati con pari disinvoltura come possessori ancor oggi di un aspetto vicino-orientale.
[modifica] Groenlandia
Nei diari relativi al 1750 di Niels Egede, figlio del viaggiatore groenlandese Hans Egede, vengono riferiti alcuni racconti di sciamani Inuit riguardanti l'estinzione della popolazione vichinga della Groenlandia nel XVI secolo.
Secondo questi racconti, un gruppo di tre navi corsare attaccarono l'insediamento vichingo vicino all'isola di Uunartoq. I difensori ebbero la meglio e catturarono una delle navi, ma due riuscirono a sfuggire, e l'anno successivo ritornò un'intera flotta. I Vichinghi evacuarono l'area sulle loro navi, e gli Inuit presero con sé un certo numero di donne e di bambini che erano stati lasciati indietro. Non essendo i Vichinghi mai più ritornati, donne e bambini vennero alla fine assorbiti nella comunità Inuit.
Dal momento che, degli altri gruppi di pirati attivi nel Nord dell'Atlantico (per esempio i Baschi o gli Inglesi), nessuno operava in grandi gruppi, alcuni storici avanzano l'ipotesi (sebbene carente di documentazione storica) che i pirati del racconto fossero corsari barbareschi, anche se mancano conferme credibili a questa ipotesi.
[modifica] Corsari barbareschi nella letteratura e nell'arte
I pirati barbareschi sono i principali protagonisti del romanzo di Emilio Salgari Le Pantere di Algeri (1903), e compaiono in numerosi altri romanzi di avventura, tra cui Robinson Crusoe, Il Conte di Montecristo di Alexandre Dumas, The Sea Hawk di Rafael Sabatini, The Algerine Captive di Royall Tyler, Master and Commander di Patrick O'Brian ed il Ciclo barocco di Neal Stephenson.
Miguel de Cervantes fu imprigionato nel bagno penale di Algeri, ed echi della sua esperienza si ritrovano in alcuni suoi libri, tra cui Don Chisciotte della Mancia.
Anche il melodramma ha rappresentato (spesso in modo fiabesco) gli ambienti della guerra di corsa, per esempio Il ratto dal serraglio di Wolfgang Amadeus Mozart o L'Italiana in Algeri di Gioachino Rossini.
[modifica] L'inno dei Marines
Le azioni condotte dal corpo dei Marines nel corso delle "Guerre Barbaresche" è tuttora ricordato, all'inizio dell' Inno dei Marines, dove vi è un verso che ricorda le azioni del corpo "to the shores of Tripoli" ("fino al litorale di Tripoli").
[modifica] Celebri corsari barbareschi
- Khayr al-Dīn, detto Barbarossa (1466 - 1546)
- Aruj, o Bābā ‘Aruj Barbarossa, turco Oruç (c. 1473 - 1518), suo fratello
- Dragut, detto anche Dorghut Rais, Turghut Rais, Turhud Rais o Dargut (ca.1485 - 1565)
- Uluch Alì, o Kılıç Alì, detto Luccialì, (1519 - 1587)
[modifica] Note
- ^ BBC - History - British Slaves on the Barbary Coast
- ^ When Europeans Were Slaves: Research Suggests White Slavery Was Much More Common Than Previously Believed
- ^ Civiltà e imperi del Mediterraneo nell'età di Filippo II, Torino, Einaudi, 1953).
- ^ The mysteries and majesties of the Aeolian Islands
- ^ Vieste
[modifica] Bibliografia
- Philip Gosse, Storia della pirateria, Bologna, Odoya 2008, ISBN 978-88-628-8009-1
