Grecia salentina

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Unione dei comuni della Grecìa salentina: in rosso i comuni ellenofoni, in verde i non ellenofoni.
« Roma non ebbe vergogna di scrivere e far conoscere che, se essa aveva vinta la Grecia con le armi, la vinta Grecia vinse Roma con le arti e con le lettere sue. Greci siamo, ma da tremila anni in Italia stiamo… greco parliamo, ma non perché siamo stranieri, ma perché siamo la più vecchia gente del luogo. »
(Domenicano Tondi, Glossa. La lingua greca del Salento, Ed. Cretesi, 1935)

La Grecìa salentina[1] è un'isola linguistica ellenofona del Salento situata nella Puglia meridionale, in provincia di Lecce, e consistente in nove comuni in cui si parla un dialetto neo-greco noto come grecanico o griko.

A partire dal 1990 il termine "Grecìa salentina" è stato, però, in parte snaturato dal suo significato originario, diventando l'espressione di un consorzio di comuni, patrocinato anche dall'Unione europea. Nel 2007 ai nove comuni originari si sono, infatti, aggiunti altri due non ellenofoni, che sono entrati a far parte dell'Unione dei comuni della Grecìa Salentina, comprendente circa 54.000 abitanti.

Sebbene solo Melpignano e Soleto non abbiano alcun parlante griko, anche altri paesi hanno perso quasi completamente la lingua. L'idioma è ancora sporadicamente usato principalmente nei comuni di Sternatia, Martignano, Calimera, Corigliano d'Otranto e Zollino.

I comuni dell'Unione condividono non solo la cultura e (in parte) la lingua, ma anche una serie di servizi comprensoriali. La sede dell'Unione è Martano, ma recentemente la presidenza è stata spostata a Calimera.

Dell'Unione dei comuni della Grecìa Salentina fanno parte attualmente undici centri:

Di questi solo Carpignano Salentino e Cutrofiano non sono ellenofoni.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

La penetrazione greca nella penisola salentina si ebbe sia in epoca antica (Magna Grecia), sia con la successiva dominazione bizantina, in particolare con l'emigrazione di molti religiosi nel periodo delle contese sull'iconoclastia nell'VIII secolo e ancora con l'immigrazione massiccia a seguito delle campagne militari dell'imperatore Basilio I, che proseguì anche nei secoli successivi. I numerosi villaggi avevano cultura e lingua greca e praticavano la religione greco-ortodossa.

A partire dalla conquista normanna (dall'XI secolo) e ancor più con le successive dominazioni sveva, angioina, aragonese e spagnola, il clero e i monaci cattolici soppiantarono gli ortodossi. Anche la lingua greca fu progressivamente abbandonata e nel Settecento era ancora parlata solo in tredici villaggi. Dopo la seconda guerra mondiale, sia a causa del fenomeno dell'emigrazione, sia per la diffusione dei mezzi radiotelevisivi, il numero dei parlanti è ancora diminuito.

A partire dagli anni novanta, prende corpo un processo di cooperazione tra i comuni di lingua ellenofona menzionati precedentemente, al fine di valorizzare e promuovere la cultura e le tradizioni grike. Ai sensi dell’art. 25 della legge 8 giugno 1990 n. 142, è stato istituito ufficialmente il Consorzio dei comuni della Grecìa Salentina. Nel 1996 dopo una serie di tentativi, i nove, con la collaborazione della Provincia di Lecce, hanno stabilito di formalizzare un piano di coordinamento dei propri interventi per dare maggiore efficacia e unitarietà al proprio operato amministrativo, dando vita così all’Associazione dei comuni della Grecìa salentina. L’obiettivo dell’associazione era quello di promuovere la conoscenza dell’area grecanica del Salento e di salvaguardare la cultura e la lingua che nel tempo si stavano perdendo, attuando anche la gestione associata delle funzioni e dei servizi turistici.

Nel 2001, per iniziativa dei nove comuni, viene istituita l’Unione dei comuni della Grecìa Salentina. Dal 1º gennaio 2005 anche il comune di Carpignano Salentino entra a far parte dell’ente; il 1º gennaio 2007 vi aderisce il comune di Cutrofiano. Attualmente la popolazione di riferimento dell’Unione è di 54.278 abitanti (Dati Istat al 31 dicembre 2005), che risulta una delle più grandi per questa tipologia di ente.

Perché il griko sta scomparendo?[modifica | modifica wikitesto]

La lingua grika è stata per un millennio completamente isolata dalla madre-patria. Prima la cacciata dei Bizantini e poi la soppressione del rito greco durante le funzioni religiose, fecero perdere al greco il carattere di lingua colta. La Grecìa Salentina si ritrovò circondata da un "mare latino" che andava corrodendo l'ellenismo del Salento. Lentamente, l'area grika non riuscì più a resistere culturalmente alla pressione latina che, giocoforza, era la lingua ufficiale dei governi che si succedevano sul trono di Napoli. Lo studio della lingua greca, forte a tal punto da spingere Lorenzo de' Medici a mandare studiosi nel Salento ad acquistare i codici greci, scomparve del tutto intorno al XVI secolo. I feudatari, estranei al Salento, non parlavano il greco e ciò spinse la piccola aristocrazia locale ad abbandonare l'uso della lingua, per "equipararsi" ai grandi signori feudali. La lingua greca finì così per diventare la lingua del popolo. Fino al XIX secolo, comunque, il popolo continuò a parlare in griko, spesso senza conoscere il dialetto romanzo. L'unità d'Italia introdusse la scolarizzazione obbligatoria: i maestri disprezzavano i griki, ritenendo che parlassero un rude dialetto, togliendo dignità alla lingua. Il declino della lingua greca d'Italia andava di pari passo con l'aumento della scolarizzazione. Gli anni '60, l'amore per il moderno, distrussero completamente la società contadina e, con essa, il greco. A partire dagli anni '70, nessun bambino parlò più griko. Oggi, il numero di parlanti si attesta a 10.000 unità, quasi tutte persone anziane.

La lingua[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Minoranza linguistica greca d'Italia.

La lingua, definita "griko", scritta in caratteri latini, presenta punti in comune con il neogreco e nel frattempo vocaboli che sono frutto di evidenti influenze leccesi o comunque neolatine. Fenomeni fonetici molto comuni nel griko sono:

  • La caduta del gamma intervocalico, ad esempio il greco moderno φέυγω (fevgho, letteralmente "io parto") diventa "feo".
  • La palatalizzazione dei suoni gutturali. Ad esempio la congiunzione Και, equivalente alla congiunzione "e" italiana, diventa "ce" o il pronome εκείνος (quello) diventa "cino" o ancora l'esempio del vocabolo καλοκαίρι (estate) che diventa "Calo ccerò" o l'espressione "ο κύριός μου" (il mio signore, mio padre) diventa "ciùrimmu".
  • Il passaggio di grado da suono aspirato a tenue: θάλασσα (letto Thalassa con Th aspirato) diventa "tàlassa"
  • L'assibilazione: ad es. la forma neogreca ήθελα (io volevo) diviene "isela".
  • Il passaggio da gutturale a labiale: ad esempio ανοιχτός (letteralmente "aperto" da leggersi Anichtòs, con ch aspirato) diventa "niftò"
  • Il passaggio da labiale tenue a labiale aspirata: es. πεμπτη (giovedì, da leggersi "pemti") diventa "pèfti".

Riconoscimento nazionale[modifica | modifica wikitesto]

Il Parlamento italiano ha riconosciuto la comunità greca del Salento come minoranza linguistica col nome di "Minoranza linguistica grica dell'etnia erico-salentina".[senza fonte]

L'Unione dei comuni della Grecia Salentina[modifica | modifica wikitesto]

L’Unione dei comuni è un ente locale con autonomia statutaria nell’ambito dei principi fissati dalla Costituzione, dalle norme comunitarie, statali e regionali.

Lo statuto determina le norme fondamentali dell’organizzazione e dell’attività dell’Unione che svolge una pluralità di funzioni e servizi dei comuni aderenti. Suo compito è quello di promuovere l’integrazione dell’azione amministrativa tra i Comuni e garantire un coordinamento delle politiche di programma e sviluppo del territorio, migliorando la qualità dei servizi erogati ai cittadini, e sviluppando nello stesso tempo economie di scala. Il suo ambito territoriale coincide con quello dei comuni che la costituiscono.

L’Unione è costituita a tempo indeterminato.

Secondo l’articolo 2 dello Statuto, le finalità dell’ente sono:

  • rappresentare in via mediata l’insieme delle comunità che risiedono sul suo territorio e concorrere con i Comuni che la costituiscono a curarne gli interessi e a promuoverne lo sviluppo;
  • promuovere la progressiva integrazione con finalità di ottimizzazione e di razionalizzazione dell'azione amministrativa fra i comuni che la costituiscono;
  • contribuire alla determinazione dei programmi dei Comuni che la costituiscono, oltre che dei programmi della Provincia di Lecce e della Regione Puglia, e provvedere alla loro specificazione e attuazione;
  • costituire l'ambito territoriale ottimale per lo svolgimento di funzioni e servizi comunali in forma associata conferiti con leggi dello Stato o della Regione.

Sempre nello Statuto, e precisamente nell’art. 8, sono elencate le funzioni e i servizi che i Comuni delegano all’Unione (o meglio che si prefiggono di delegare). All'Unione è trasferito l'esercizio delle funzioni amministrative e la gestione dei servizi e/o compiti di seguito elencati:

  • difesa civica;
  • ufficio controlli interni, ai sensi del c.4 dell'art.147 del D.Lgs. 267/2000;
  • ufficio per la gestione del contenzioso del lavoro, ai sensi art. 12, D.Lgs. 165/2001;
  • ufficio invalidi civili;
  • servizi catastali;
  • polizia locale e protezione civile;
  • servizi per il personale (stipendi, pensioni, formazione, applicazione contratto...);
  • sviluppo economico e sportello unico, ivi comprese tutte le iniziative nel comparto degli insediamenti produttivi con eventuali partecipazioni e/o costruzione di società miste pubblico-private e dei cosiddetti “pacchetti localizzativi”);
  • servizi di prevenzione e lotta al randagismo (ivi compresi la costruzione e/o gestione di canili sanitari e/o rifugi);
  • servizi di manutenzione delle strade urbane e vicinali;
  • provveditorato e acquisti;
  • servizi necroscopici e cimiteriali;
  • servizio mensa;
  • trasporto scolastico e locale;
  • sportello Europa;
  • formazione e orientamento professionale;
  • servizi attinenti alla meccanizzazione e l'informatizzazione;
  • servizi sociali;
  • servizi di promozione turistica;
  • valorizzazione beni culturali, artistici, storici, ambientali, museali, architettonici e librari;
  • servizio biblioteche e centro “informagiovani”;
  • ufficio tecnico, urbanistico ed espropri;
  • servizi riscossione diretta dei tributi con eventuale costituzione di società di capitali e/o affidamento della riscossione a società regolarmente iscritte all'albo);
  • servizio affissioni e pubblicità;
  • uffici pubbliche relazioni;
  • servizi relativi all'igiene ambientale e al trasporto e smaltimento rifiuti solidi urbani.

Sono altresì affidate all'Unione, in quanto possibile, attività di consulenza progettuale e giuridica in favore dei comuni ai fini del coordinamento delle attività di interesse intercomunale ove tale attività implichi il ricorso ad impieghi finanziari in ragione della necessità di avvalersi di consulenze esterne, i comuni interessati potranno affidarne egualmente l'incarico all'Unione.

Bisogna precisare che gran parte delle funzioni e dei servizi delegati sono ancora svolti di fatto dai singoli comuni e non collettivamente. Questo perché, da un punto di vista prettamente amministrativo, la creazione e la conduzione di servizi da gestire su un territorio così ampio, comporta non poche difficoltà di carattere organizzativo-gestionale, di impatto sociale, e soprattutto di natura finanziaria. Per queste ragioni molti degli obiettivi a scadenza più immediata hanno subito un comprensibile slittamento dei termini di realizzazione, anche perché alcuni servizi hanno richiesto il compimento di una serie di analisi politico-ambientali, ovvero di esami e valutazioni in ordine agli effetti che un dato programma di modifica strutturale degli enti avrebbe potuto generare. È stato altresì necessario predisporre uno studio di fattibilità per alcuni dei servizi più complessi da organizzare, quale quello della polizia locale, progetto la cui complessità deriva dal coinvolgimento di 34 vigili urbani, ognuno portatore di istanze ed esigenze particolari, nonché dalla riorganizzazione dei mezzi e delle risorse a loro disposizione.

Sull'aspetto linguistico, l'unione non ha ancora realizzato il bilinguismo. La lingua grika continua la sua agonia, seppur con una velocità minore rispetto a qualche decennio fa, soprattutto grazie all'impegno di associazioni di cultori.

La Settimana santa[modifica | modifica wikitesto]

Durante la settimana santa i paesi ellenofoni di Terra d'Otranto si sentivano uniti tramite un unico, singolare canto:"I passiuna tù Cristù" è un componimento in quartina. Descrive minuziosamente la passione di Cristo, dal tradimento di Giuda alla resurrezione. È accompagnato da complessi movimenti mimici tramandati da secoli tra i cantori. Rappresenta l'ultimo componimento in cantastorie dell'intera Puglia. Come tutte le tradizioni grike, anch'esso ha rischiato di scomparire, ma grazie all'impegno degli ultimi cantori, in particolare Antimio Pellegrino di Zollino, e di alcune associazioni culturali locali è stato possibile salvare l'antico cantico e oggi agli ultimi depositari della tradizione pasquale si sono accostati non pochi giovani.

Fino agli anni '80, i cantori, di solito in coppia, accompagnati da uno o più fisarmonicisti e con un piccolo coro di voci bianche, percorrevano i paesi e le masserie della Grecìa Salentina, cantando il lunghissimo canto composto da 66 strofe. Nelle ultime strofe, si chiedeva agli ascoltatori un piccolo segno di devozione, donando ai cantori dei soldi o delle uova. Oggi il canto è scomparso nella sua forma tradizionale: i cantori non percorrono più l'area ellenofona a bordo di carretti, non cantano più nei crocicchi o nelle piazzette delle masserie. Il canto è eseguito da associazioni di cultori della moribonda lingua grika, spesso all'interno delle Chiese, senza richiedere più il compenso che tanto dava la caratteristica suggestione che per un millennio ha accompagnato la Settimana Santa dei paesi greci.


Calimèra na sas po

Sas cuntèfso tim Passiuna

Possa pàtefse o Cristò

Cùsetè ma devoziuna


‘Mbièfse lèonta o Patr’eterno

Ti mas sarve ti fsihì

Na mi pame ‘s ton anfierno

Pu afsìamo oli emì


E patriarchi ene tardèfsa

Pracalònta to Teò

Na’rti na tus liberèfsi

A citto topo scotinò


Irte an àngelo de cantu

Pu na salutezze: <<Ave Maria!>>

Opera isane tu Spirdu Santu

Na ‘ncarneftì ci'sti cilìa


I Maddonna ‘s tin oraziuna

na cuntemplezzi ci'to pedacitti

Ca cini ihe ti furtuna

‘S ti cilìati na ‘ncarneftì


Ce arte arsignò ‘vò na sas po

Passosèna na pensèfsi

Ja possa pàtefse o Cristò

Ti fsihì na mas sarvèfsi


Vuli ecàma cini Ebrei

Na mas piacu tom pricò

Ce Anna o càtaghinoschèi

Na pesàni ‘s to stavrò


Cini sciddi Turchi Ebrei

Ibbìan ghiurèonta tom Messia

O Juda ècame ma Turchi Ebrei

Ce tos dùlefse ja spia


Efsèfn’ ètrame manechò

Ce negòziezze men'olo cinu

Ce mas pùlizzane o Cristò-mma

Ja triànta tri carrinu


I sciddi tràmane sa ma raggiati

Ce tom piacane to sfortunato

Ma ton Ghiuda accumpagnati

Ton epìra carcerato.


Mas to sirane ‘s ton Anna

Ce siftò ton avastùsa

Ja na masi in catagùna

Ce ajo Petro one colùsa


Ce iche ajo Petro mbrò ti lumera

Stracco èbbiache na caìsi

Vresi javènnonta mia chiatèra

Ce cino ascosi n’ i canonìsi


Cini – Esù pai m’ o Messia

Ce irt(e)’ettù na mas sarvèfsi

Se norìzzo ‘s ti amilìa –

Àrcise ciò na neghèfsi


C’ibbie javènnonta addi hiatèra

Ja pleo doglia ja pleo trumento

– Se norìzo ‘s ti linguera -

Petros àrcise o giuramento


T’ammàdia ascose o Cristò-mma

N’ajo Petro na canonìsi

Tuo on bandùnefse manihò

Custi o gaddho na cantalìsi


Ce i Maddonna n'ibbie votonta

ce arte sto vicu, arte ste straàe

epirta on'ivvri sti ti culonna

pu ste o ccidiane ton'è mazzate


E'guiche Marta ce i Maddalena

na doi cunfortu ci sti Maria

ce na mi piaghi tosso ti pena

ce mia sto costo mia na maddhia


Anna eguìche n’ o saminèfsi

A citti schera ‘fse sordatu

Causa en ihe n’ o cundannèfsi

Ce ton àrise ‘s to Pilato


En eftàzo na sas po

Possa pàtefse e Madonna

Motti pù’vriche o Cristò

Fraggellato ‘s ti colonna


Afse hiliàte bastunate

Ce pentcòscie ce afsintàfse

Cio sumpòrtefse ampì ‘s tes plate

Ce dommène ma male mazze


Tenda u vala na

mi mblefsi

Motti pu tom pelecùsa

Ce tu lèane na mantèfsi

Tis pelèca on arodùsa


Ce Pilato ipe ‘s Cristò

– Passosèna se ‘ccusèi

Esù vrischese ‘mbrogliato –

C’ipe cino – Esù to lei –


In hera toa mardulitata

Gherni Malcos o facchino

Ce tu èdiche ti schiaffata

Es to mero to mancino


Ce Pilato de potenza

Mas cundànnefse o Cristò

Ce tu èdiche tin sentenza

Na pesàni ‘s to stavrò


Ce preparezzane (ma) tri stavvrò

ce ena isane tu mba-ladruna

o mesa topo s'atto Cristo-mma

ce e addha isane tu bon-ladruna


Eguìch’ènan abrò tu cinu

Ma mia curuna ma poddì mali

Ce oli nomeni sciuncu marinu

Ce tu ‘m balane ci'stin ciofàli


En eftàzo na sas po

Posses isan’ e strappate

Motti u vala to stavrò

Na vastàfsi ampì ‘s tes plate


Ce o Cristòs o vloïmmèno

Pu ibbie ‘mbènnonta ma es agonìa

Ambrò-ttu tòri chiliàte jeno

Tispo tò’diche mia afidìa


Ce mott’ ìstiche ‘s to stavrò

Cinò jùrefse na pì

Fsidi u doca ma t’asvèsti

Ce ‘mbischiato ma holì


C’ìbbie trèhonta e Maria

Arte apòte arte apu’cì

C’ìbbie senza cumpagnia

To pedìtti na ton di


Sa mia turtura scumpagnata

Atti dichìtti cumpagnia

Cini ehàsi ame ‘s ti strata

Senza forza ce amilìa


Ce stò sinistro iche o Lancinò

mena'ti lancia sfoderata

tu sirni o corpo ce repentino

puru trapassezze-ttu ti costata


Ce guiche jema ma ce nerò(vo)

Ja posso isane i caritata

i salvaziuna tos cristianò(vo)

ma tantu tispo diche piatata


Arte pu apèsane o Cristò-mma

O ìjo èchase i lumera

O fengo ejètti scotinò

Ce i nitta jùrise ittin emèra


Ghetti a mëa terramoto

Arte pu apesane o Cristò

Ce o cosmo ècame tale moto

Na subbisiezzi pa Cristïanò


Ce allergamente arte pedìa

Ia tuo cleo ma ce jelòvo

Visèscete oli tin ghetonìa

ca resuscìtesce ìso Christò-mma


Ce arte deli ja pas'tu limbu

ma sa valonu us patriarcu

mean'orria faccia, meon'orrio viso,

ce mas tu specane sto Paradiso


Arte pu ipusane mo ti passiuna

Possa pàtefse o Cristò

Ce ma mali devoziuna

On adorèome s to stavrò


E glossa e ssozi pleo milìsi

Ce na cuntèfsi pleo o lemò

Dochetè-ma canea turnìsi

o puramente canean’ aguò.


Ce àsca mescìa ta cannùlacìa

citt'òrrio pìnto pù sté se feni

ce an echi tessara ma sferni dio

cà tue en'e mère si lipìmene


Ce àsca suscetta tà cannulacìa

ce tramortioni ci stò puddhàri

ca decavrischi ca mia tijata

ce ma na sfenni mia centinari.


Ce me mian'orria curtesia

ena pramazzi ja passomia

Ce ja mian'orria ma devoziuna

ce'na pramazzi jatì passiuna


na mi pinsesce, me sa usuraru

ca tue ene e mere ma ja Lazzaru!


Usanza tuttora radicata, è di allestire nelle chiese i "sepolcri": gli altari spogli vengono ricoperti con i "sabburchi", cioè cereali fatti crescere in un luogo buio (generalmente nei mobili) i quali, per assenza di luce, crescono in un caratteristico colore bianco. I crocifissi si coprono con veli bianchi e vengono generalmente esposti gli oggetti sacri, anch'essi coperti. A Calimera, nella cappella dell'Immacolata, il sepolcro è reso ancora più suggestivo per l'esposizione delle statue del Cristo Morto e della Madonna Addolorata. In tutti i comuni della Grecìa Salentina, viene svolta la Processione del Cristo Morto.

Il festival Notte della Taranta[modifica | modifica wikitesto]

Il festival è un progetto nato su iniziativa dell’Unione dei Comuni della Grecìa Salentina e dell’Istituto Diego Carpitella nel 1998, quando si decise di realizzare, all’interno dell’area ellenofona, un grande concerto in cui la locale musica folklorica si ibridasse con altre tradizioni musicali, rivitalizzandosi e stabilendo, in questo modo, anche una modalità diversa di composizione musicale contemporanea. La Provincia di Lecce è socia fondatrice dell’Istituto Diego Carpitella, che organizza l’evento insieme ai Comuni della Grecìa Salentina. L’iniziativa si è sempre più sviluppata nel corso di questi otto anni fino a raggiungere una dimensione tale da assumere un ruolo di rilievo in ambito nazionale e non solo.

L’Unione dei Comuni della Grecìa Salentina cura la gestione amministrativa, mentre la struttura organizzativa del gestore è composta da un gruppo di esperti.

L’interesse crescente verso il Festival ha richiamato l’attenzione di istituzioni e privati che oggi collaborano e sostengono economicamente il progetto. Per l’edizione 2005, i promotori dell’iniziativa sono stati, infatti, secondo un protocollo d’intesa: Regione Puglia, Provincia di Lecce, Unione dei Comuni della Grecìa Salentina e Istituto Diego Carpitella. La pianificazione e realizzazione del Festival avviene con il loro apporto unitario di carattere operativo, istituzionale, tecnico, di prodotti, di servizi, consultivo e finanziario.

Il Comitato promotore concorda la nomina del direttore artistico, del direttore organizzativo, del gruppo operativo di allestimento del Festival, la redazione del programma nonché la relativa dotazione finanziaria. Tra i propositi esplicitati nel protocollo d’intesa del 2005, si ribadisce la promozione, in chiave turistica, del territorio salentino attraverso la valorizzazione del patrimonio culturale.

Per gli ottimi risultati raggiunti negli ultimi anni si è ipotizzata la costituzione di una Fondazione Notte della Taranta per non disperdere l'Orchestra popolare salentina, oramai in grado di calcare palcoscenici sempre più prestigiosi (degni di nota sono i concerti tenuti a Pechino, Roma, Bologna, Venezia, Amman e Duisburg). A partire dall’edizione del 2004 è stato organizzato a margine della manifestazione un laboratorio sulla parola, articolato in due parti: una dedicata alla conoscenza della poesia salentina della generazione che ci ha preceduti, l'altra in cui si è lavorato, invece, sulla creazione di componimenti poetici da parte degli stessi partecipanti al laboratorio.

Il nucleo centrale dell’edizione del 2005 è stato, altresì, rappresentato da: una serie di concerti in rete in tutti i comuni della Grecìa Salentina e in quelli associati all’Istituto Diego Carpitella; un workshop di preparazione del concerto finale tenuto da un maestro concertatore, che riarrangia brani della tradizione musicale salentina; il concerto finale a Melpignano, dove presentare il lavoro ed il riarrangiamento preparato nel workshop.

Il festival si apre ogni anno a Corigliano d'Otranto e termina con il grandioso concerto a Melpignano.


Lessico[modifica | modifica wikitesto]

Animali[modifica | modifica wikitesto]

Bue e Mucca: Vui

Cane: Sciddhu

Capra: Izza

Caprone: Criu

Cavallo: Ampari

Gatto: Muscia

Gallina: Ornisa

Gazza: Mita

Grillo: Griddho

Lucertola: Stavvricula

Maiale: Recco

Pecora: Pradina

Pesce: Azzari

Ragno: Karrukeddha

Serpente: Afidi

Topo: Pondikò

Uccello: Pikulì (Uccellino: Piculai)

Giorni della settimana[modifica | modifica wikitesto]

Lunedì: Deftera

Martedì: Tridi

Mercoledì: Tetradi

Giovedì: Petti

Venerdì: Prasseì

Sabato: Samba

Domenica: Ciuriacì

Espressioni di tempo[modifica | modifica wikitesto]

Oggi: Simmeri

Domani: Avvri

Ieri: Ettè

L’altro ieri: Protte

Settimana: Domà

La settimana scorsa: Tu domà pu diache

Anno: Crono

Quest’anno: Feto

L’anno prossimo:Fetisporchete

L’anno scorso: Pertzi


Luoghi del paese[modifica | modifica wikitesto]

Piazza: Mesi

Paese: Chora (E’anche il nome griko di Sternatia: il paese era la capitale culturale della Grecìa)

Casa: Essu (mu), spiti

Strada: Shtrà

Chiesa: Aglisìa

Farmacia: Spezialìa

Bottega: Puteca

Macelleria: Vucceria

Forno: Furnu

Mulino: Milo


Campagna e dintorni[modifica | modifica wikitesto]

Campagna: Korafi

Albero: Argulo

Pagliaio o fornetto di pietre: Furnai

Paglia: Kuteo

Grano: Sitàri

Orzo: Crisari

Pozzo: Frea

Secchio: Sicchio

Carrucola: Carrozziddha

Zappa: Zinari

Zappetta: Inguddha

Zappetta con il manico corto: Scioparnai

Ascia: Mannara

Carbonaio: Kraunaro

Carbonaia: Kraunara

Carboni: Kranari

Carbonella: Cinisa

Cenere: Statti


I colori (Ta culuria)[modifica | modifica wikitesto]

(Di seguito solo quelli differenti dalla versione dialettale salentina)

Colori: Culuria

Rosso: Rodinò

Bianco: Aspro

Nero: Mavvro

Giallo: Scialèno

Verde: Chiaro


Famiglia[modifica | modifica wikitesto]

Mamma: Mana

Papà: Tata

Padre: Ciuri

Bambino: Pedai

Bambina: Chiatera

Ragazzo: Pedìa

Fratello: Aderfò

Sorella: Aderfi

Suocera: Pattera

Suocero: Pattero

Cognato: Cagnao

Cognata: Cagnai

Genero: Grambò

Nonno: Pappo

Nonna: Mali

Nipote: Anizzio

Zio: Ttio

Zia: Ttia

Cugino: ‘Zaterfo

Sposo: Paddhicari

Sposa: Coràsi

Marito:Andra

Moglie: Ghineca

Vedova: Cattìa

Zitella: Coràsi


Corpo umano[modifica | modifica wikitesto]

Capelli: Maddhìa

Orecchie. Attìa

Mani: Chierria

Dita: Dattila

Occhi: Ammaddhia

Naso: Mitti

Braccio: Vrachionu

Gambe: Anche

Mani: Cherria

Testa: Ciofàle

Piedi: Poddhia


L’articolo determinativo[modifica | modifica wikitesto]

Singolare Maschile: o

Singolare Femminile: e

Singolare Neutro: to

Plurale Maschile: e

Plurale Femminile: e

Plurale Neutro: ta


L'articolo indeterminativo[modifica | modifica wikitesto]

Singolare Maschile: ena

Singolare Femminile: mia

Singolare Neutro: ena


Verbi[modifica | modifica wikitesto]

Verbo "ime": essere[modifica | modifica wikitesto]

Presente

Evo ime

Esù ise

Cino ene

Emì imesta

Esì isesta

Cini ine

Passato prossimo

Evò ime sta’meno

Esù ise sta’meno

Cino e sta’meno

Emì ime sta’meni

Esì isesta sta’meni

Cino i’sta meni

Imperfetto

Evò imone

Esù isone

Cino ione

Emì imasto

Esì isasto

Cino isane

Verbo “kanno” fare[modifica | modifica wikitesto]

Presente

Evò kanno

Esù kanni

Cino kanni

Emì kannume

Esì kannete

Cini kannune

Passato prossimo

Evò ekamo

Esù ekame

Cino ekame

Emì kamamo

Esì kamato

Cini kamane

Verbo “torò” vedere[modifica | modifica wikitesto]

Presente Riflessivo Passato prossimo

Evò torò Evò toriome Evò ita

Esù torì Esù toriese Esù ite

Cino torì Cino toriete Cino ite

Emì torume Emì toriomesta Emì itamo

Esi torite Esì toriosesta Esù itato

Cini torune Cini toriutte Cini itane


Verbo “‘zicconnome” litigare[modifica | modifica wikitesto]

Presente

Emì zicconnome

Esì zicconnete

Cino ezziccote

Emì zicconomesta

Esì zicconosesta

Cini zicconnete


Verbo “vorazzo” comprare[modifica | modifica wikitesto]

Presente Passato prossimo

Evò vorazzo Evò vorasa

Esù vorazzi Esù vorase

Cino vorazzi Esì vorase

Emì vorazzume Emì vorasamu

Esì vorazzete Esì vorasato

Cini vorazzune Cini vorasene


Verbo “pianno” prendere[modifica | modifica wikitesto]

Presente Passato Imperativo

Evò pianno Evò ebbia Piaone (Esù)

Esù pianni Esù ebbie

Cino pianni Cino ebbie

Emì piannume Emì piacamo

Esì piannete Esì piacato

Cini piannune Cini piacane


Verbo “ercome” venire[modifica | modifica wikitesto]

Presente Passato prossimo

Evò ercome Evò irta

Esù erchese Esù irte

Cino erchete Cino irte

Emì ercomesta Emì irtamo

Esì ercosesta Esì irtato

Cini ercute Cini irtane


Verbo “canonò” guardare[modifica | modifica wikitesto]

Presente Passato prossimo

Evò canonò Evò kanonisa

Esù canonì Esù kanonise

Esì canonì Cino kanonise

Emì canonume Emì kanonisamo

Esì canonite Esì kanonisato

Cini canonune Cini kanonisane


Verbo “pinno” bere[modifica | modifica wikitesto]

Presente Passato prossimo

Evò pinno Evò ebbia

Esì pinni Esù ebbie

Cino pinni Cino ebbie

Emì pinnume Emì piamo

Esì pinnete Esì piato

Cini pinnune Cini piane


Verbo “leo” dire[modifica | modifica wikitesto]

Presente Passato prossimo

Evò leo Evò ipa

Esù lei Esù ipe

Cino lei Cino ipe

Emì leome Emì ipamo

Esì lete Esù ipato

Cini leune Cini ipano


Verbo “moreo” cucinare[modifica | modifica wikitesto]

Presente Passato prossimo

Evò moreo Evò marezzo

Esù morei Esù marezze

Cino morei Cino marezze

Emì moreome Emì marezzamu

Esì morete Esì marezzato

Cini moreune Cini marezzane


Verbo “steo” stare[modifica | modifica wikitesto]

Presente

Evò steo

Esù stei

Cino stei

Emì steome

Esì stete

Cini steune


Espressioni[modifica | modifica wikitesto]

Simmeri o cerò è mavro ce scotinò

Oggi il tempo è nero e minaccioso

Mi pì zémata

Non dire bugie


Pu ste pai?

Dove stai andando?


Cini emine coràsi

È rimasta zitella


Cini emine cattìa

È rimasta vedova


Pao e’tozzo

Vado in campagna


Uso del “come”

Frasi affermative

Come si traduce con kundu o sa

Es. Echi t’ammaddia kundu o talassa = Hai gli occhi come il mare

Tua ene sa mia avloima = questa è come una benedizione

Domande

Si traduce con “pos”

Es. Pos pame? = come andiamo?

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Lemma «Grecia»

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]