Zollino

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Zollino
comune
Zollino – Stemma Zollino – Bandiera
Localizzazione
Stato Italia Italia
Regione Regione Puglia-Stemma it.png Puglia
Provincia Provincia di Lecce-Stemma.png Lecce
Amministrazione
Sindaco Francesco Mario Pellegrino (lista civica) dal 07/06/2009
Territorio
Coordinate 40°12′00″N 18°15′00″E / 40.2°N 18.25°E40.2; 18.25 (Zollino)Coordinate: 40°12′00″N 18°15′00″E / 40.2°N 18.25°E40.2; 18.25 (Zollino)
Altitudine 90 m s.l.m.
Superficie 9,89 km²
Abitanti 2 072[1] (31-03-2012)
Densità 209,5 ab./km²
Comuni confinanti Calimera, Corigliano d'Otranto, Martano, Martignano, Soleto, Sternatia
Altre informazioni
Cod. postale 73010
Prefisso 0836
Fuso orario UTC+1
Codice ISTAT 075094
Cod. catastale M187
Targa LE
Cl. sismica zona 4 (sismicità molto bassa)
Cl. climatica zona C, 1 206 GG[2]
Nome abitanti zollinesi o tzuddhinì (in griko)
Patrono sant'Antonio di Padova
Giorno festivo 13 giugno e 23 agosto
Cartografia
Mappa di localizzazione: Italia
Zollino
Posizione del comune di Zollino all'interno della provincia di Lecce
Posizione del comune di Zollino all'interno della provincia di Lecce
Sito istituzionale

Zollino (Tzuḍḍinu in lingua grika e in dialetto salentino[3]) è un comune italiano di 2.072 abitanti[4] della provincia di Lecce in Puglia.

Situato nell'entroterra del Salento, circa 18 km a sud del capoluogo, fa parte della Grecìa Salentina, un'area ellenofona di nove comuni in cui si parla ancora il griko.

Storia[modifica | modifica sorgente]

Le origini di Zollino sono tuttora incerte: secondo alcuni sarebbe stato fondato dai greci di Japigia nel vicino feudo di Apigliano (i cui abitanti sarebbero fuggiti secondo una leggenda a causa di un'invasione di vipere), secondo altri nacque da un insediamento rurale di abitanti della vicina località di Soleto (dal quale deriverebbe anche l'antico nome di Solino).

Tuttavia il territorio è stato abitato quasi sicuramente fin da epoche preistoriche come testimoniano numerose opere megalitiche in parte ancora oggi conservate (menhir di S. Anna, menhir "della Stazione", ed un dolmen).

Nei tempi antichi Zollino è stato un punto strategico, in quanto luogo di passaggio di tutti i traffici tra i paesi della costa ionica e quelli della costa adriatica.

Zollino ai primi del Novecento

Nel Medioevo Zollino appartenne alla contea di Lecce governata dai normanni di Altavilla. Nel 1190 re Tancredi d'Altavilla donò il casale di Zollino al barone Belingherio Chiaromonte; nel 1384 Maria d'Enghien ne divenne proprietaria e quando sposò il conte di Soleto, Raimondello Orsini del Balzo, portò in dono anche il casale. Quando il conte Orsini divenne principe di Taranto, Zollino fece parte del principato della città ionica e vi appartenne fino alla morte senza eredi di Giovanni Antonio Orsini Del Balzo figlio di Raimondello, avvenuta nel 1463. Sempre la famiglia Chiaromonte divenne feudataria di Zollino con Tristano di Chiaromonte, che sposò Caterina, figlia di Raimondello. Poi il casale passò di mano in mano ad altre famiglie (Gentile, Alifi, Sarlo, D'Aiello, Saraceno, Simonetta, Gomez Omen, Ghezzi, Villapiana, Granafei, Gaetani, Castromediano, Prato, Frisi, De Leon, De Pietravalida ed altre) fino all'abolizione nel 1806 del regime feudale. Vi si praticò fino al XVI secolo il rito greco.

Dal Catasto onciario del 1746 si evince che gli abitanti del paese in quell'anno erano 290, i nuclei abitativi 66, l'età media molto bassa (solo 34 persone superavano i 50 anni), e che l'esclusiva attività lavorativa era quella agricola (a parte un discreto numero di ecclesiali). Nel 1800 la popolazione aveva superato le 560 unità. Da allora la popolazione continuò ad aumentare fino agli anni sessanta del XX secolo, quando molti zollinesi emigrarono per trovare miglior fortuna soprattutto verso Svizzera e Germania. Un'inversione di tendenza si ebbe negli anni ottanta con il rientro di molti emigranti.

Toponimo[modifica | modifica sorgente]

Controverse sono le tesi che cercano di spiegare l'origine del nome del paese. La più accreditata è quella secondo la quale Zollino derivi da Soletino (piccola Soleto) e trasformato successivamente in Solino e Sollino. Secondo questa tesi, avvalorata dalla presenza dello stesso simbolo nei due paesi, il sole, Zollino era una sorta di frazione della città messapica di Soleto, fondata da alcuni abitanti della stessa. Una seconda ipotesi farebbe derivare il toponimo da un cognome greco bizantino, di radice tsuli, appartenente al proprietario di quelle terre. Da tsuli, cioè cencio, derivano numerosi cognomi bizantini quali, ad esempio, Zolis, Zulis, Tsulis, Zulinos (P. Stomeo - Cognomi greci nel Salento). Ed infatti nella lingua grika il nome di Zollino suona come Tsuddhinu. G. Alessio avanza l'ipotesi che il termine possa addirittura derivare dal germanico ed essere stato introdotto dai Normanni. Secondo il glottologo Francesco Ribezzo deriverebbe invece dal termine Sullinum. Non trova molti riscontri la tesi secondo cui il nome potrebbe essere collegato al longobardo zolla, massa compatta.

Monumenti e luoghi di interesse[modifica | modifica sorgente]

Chiesa dei Santi Pietro e Paolo Apostoli[modifica | modifica sorgente]

La chiesa risale al periodo bizantino, anche se non si hanno fonti certe sull'anno della sua costruzione. La prima descrizione è dei primi anni del Cinquecento. Si trattava di un semplice edificio ad aula con tre altari all'interno, una piccola sacrestia e un campanile. La chiesa era dedicata a San Pietro. All'interno della chiesa era presente anche un cimitero. L'Arcivescovo Pietro Antonio De Capua in visita nel 1540 criticò alcuni aspetti dell'edificio, tra i quali, in particolar modo, la presenza delle tombe all'interno della struttura e diede avvio ad alcuni lavori di rifacimento.

Nel 1608 l'Arcivescovo Lucio De Morra chiese ai fedeli e al sindaco di impegnarsi nel rifacimento dell'edificio. I lavori cominciarono nello stesso anno. Venne rifatta la sacrestia, la pianta divenne a croce latina con una nuova facciata verso sud decorata con vari fregi. Questa facciata rappresenta oggi l'entrata secondaria dell'edificio. Nel 1893 vennero costruite la torre dell'orologio, poco distante dalla facciata seicentesca, e il campanile a guglia ottagonale. Erano presenti 2 campane che nel periodo fascista vennero rimosse per essere rifuse. Attualmente ne sono presenti tre.

La facciata principale del 1863 è a forma semipoligonale. La parte terminale di tale prospetto culmina con un fastigio scultoreo dedicato alla Gloria di Maria. Il ricco gruppo scultoreo (in pietra leccese) raffigurante la Madonna inizialmente non era posto all'esterno della chiesa, ma decorava l'altare maggiore consacrato all'Assunta in Cielo, insieme ale statue dei San Pietro e di San Paolo. Nel 1863 quando venne cocepito il prospetto principale si decise di collocare le tre stature sulla parte superiore della facciata e si completò l'opera con una serie di altre sculture raffiguranti vari putti. Sempre sulla facciata principale, poco sopra l'ingresso è presente lo stemma lapideo del comune di Zollino, eseguito in rilievo nel 1800. Rappresenta un sole raggiante e personificato sormontato da una corona, con ai lati due leoni e nella parte inferiore due ghirlande di fiori.

Attualmente la chiesa è a forma di croce latina, sulla navata principale si aprono 5 altari minori (3 per lato); ma fino a metà dell'Ottocento gli altari erano nove. L'odierno altare maggiore, in marmo, fu eretto ne 1955 per volere del Cav. Antonio Tondi. Gli altari laterali sono: Altare Madonna del Rosario, Altare dell'Assunta, Altare San Giovanni Battista, Altare Sant'Antonio da Padova e Altare del S.S. Crocifisso. Questi altari presentano tutti elementi scultorio e vari dipinti.

Sulla volta sono presenti un affresco del 1925, raffigurante la Natività e due dipinti a tempera dedicati allUltima Cena e allAssunzione di Maria e Trinità .

All'interno, anche una tela ad olio, del 1651, di cui non si conosce l'autore. Le figure rappresentate sono distribuite su tre livelli: in basso ai lati due gruppi di fedeli in processione dietro due sacerdoti e al centro tre scudi araldici e un'epigrafe con il nome di Doroteo Stiso, che la commissionò. Al centro, San Pietro, tra Sant'Antonio da Padova e San Domenico; in alto la Vergine con il Bambino tra San Francesco d'Assisi, San Carlo Borromeo e vari angeli.

Chiesa di Sant'Anna[modifica | modifica sorgente]

La prima chiesa di Sant'Anna, di cui non si hanno molte notizie, fu demolita per ordine vescovile nella seconda metà del Cinquecento dato il pessimo stato in cui si trovava. Nella visita del 1613 si segnala come "diruta" e nelle successive non è più menzionata. A seguito della demolizione un'anziana del paese (di nome Caterina) scoprì casualmente in una cappella diruta vicino all'abitato un'immagine raffigurante Sant'Anna. A seguito delle numerosissime grazie legate all'immagine nel paese si riaccese la devozione per la Santa e si avviò una raccolta di denaro per la ricostruzione dell'edificio sacro. I lavori della nuova chiesa terminarono nel 1677. Il progetto è attribuito a Francesco Manuali.

Sulla facciata principale il portone si presenta adornato sui lati da due colonne con capitelli corinzi e sovrastato dallo stemma della famiglia Ghezzi e da un'epigrafe in latino. Sulla parte superiore si apre una finestra adornata da fregi in pietra leccese. La facciata ha una geometria rettangolare molto precisa, e presenta quattro nicchie con altrettante statue di santi: S. Emerentiana, S. Ioachim, S. Stolanus e S. Materana.

All'interno di particolare interesse l'Altare Maggiore in pietra, finemente lavorato in stile barocco, con una tela raffigurante Sant'Anna, San Gioacchino e Maria Fanciulla e gli altari secondari in stile gotico dedicati alla Madonna del Rosario e alla Madonna del Carmine. All'interno della sacrestia un fonte battesimale scolpito in pietra leccese ed incastonato nella parete.

Colonna votiva di san Pietro[modifica | modifica sorgente]

Costruita tra la fine del XVII e gli inizi del XVIII secolo, sul luogo dove fino al 1700 era posta un'Osanna con una Croce, tanto che il luogo prendeva il nome di Croce Grande. L'Osanna venne fatta innalzare nel 1608 al posto della Chiesa di Santa Sofia caduta in rovina. La colonna votiva termina con un capitello corinzio su cui poggia la statua di San Pietro collocata nella seconda metà del Settecento. Il basamento cubico, che ha sostituito dei gradini precedenti è del 1930. Ogni anno in occasione della festività del Santo, il 29 giugno, i fedeli collocano una collana di fiori intorno alla statua. Recentemente durante i lavori di sistemazione della piazza intorno alla colonna sono state rinvenute antiche tombe, forse adiacenti alla vecchia Chiesa di Santa Sofia.

Frantoio ipogeo[modifica | modifica sorgente]

Il frantoio, di piccole dimensioni, fu costruito verso la fine del XVII secolo. È stato utilizzato fino al 1940, per poi essere abbandonato. È stato ristrutturato recentemente dall'amministrazione comunale. Presenta una pianta articolata con un unico accesso da una scala a rampa retta coperta da una piccola volta a botte. Ai lati della scala vi sono quattro magazzini per le olive scavati nella pietra. Si accede poi ad un vano di forma circolare, l'ambiente principale dove è posta la vasca con la pietra molare e agli altri ambienti adiacenti quali stalle, cucine e nicchie riposo. In un vano è conservata una "pila", il contenitore in pietra usato per la raccolta dell'olio.

Calvario[modifica | modifica sorgente]

Sorge alla sinistra della Chiesa di Sant'Anna e fu costruito alla fine dell'Ottocento. La struttura è a base poligonale. Al centro è collocata una croce in bronzo con il Cristo Crocifisso . Sulla parete muraria alle spalle della Croce, suddivisa in quattro riquadri, vi sono dei dipinti eseguiti con la tecnica della sinopia su tonachino. I dipinti, oggi poco visibili, rappresentano scene religiose della Via Crucis: Gesù Cristo di fronte a Ponzio Pilato, la Flagellazione, il Trasporto della Croce e la Crocefissione. Dietro la Croce nella parte superiore anche una raffigurazione della Pietà.

Pozzelle[modifica | modifica sorgente]

È un complesso sistema di raccolta idrico che si trova appena fuori l'abitato in una depressione naturale del terreno dove confluivano le acque piovane. Si tratta di numerosi pozzi scavati nel terreno, ad una profondità variabile dai tre ai sette metri. Nelle buche così scavate venivano poi realizzate delle costruzioni trulliformi in pietra a secco, con un'apertura sulla sommità, che venivano successivamente ricoperte dal terreno. Alcune pozzelle sono collegate tra loro, e sono provviste di due o più aperture sui lati della vera, dalle quali passa l'acqua piovana, che si raccoglie nella parte inferiore della cavità artificiale, trattenuta dal terreno argilloso circostante.

Secondo alcuni studiosi le pozzelle risalirebbero al XVIII secolo, secondo altri avrebbero un'origine molto più antica, poiché costruzioni analoghe si ritrovano in casali vicini (es. Apigliano) già disabitato da alcuni secoli. Il complesso si trova oggi in un parco di pini ed eucalipti.

Oltre al parco principale esisono altri pozzi, forse più antichi, sulla via che collega Zollino a Martano. Secondo la tradizione qui si accampò Pirro, re dell'Epiro, prima della battaglia con i Romani.

Altare principale della Cappella Madonna di Loreto

Cappella Madonna di Loreto[modifica | modifica sorgente]

Sorge fuori dal centro abitato, in un'area verde sulla strada che collega Soleto a Martano. La sua costruzione avvenne tra il 1774 e il 1781, per volere dell'Università di Zollino il cui stemma (un sole) compare sull'altare maggiore. Esternamente presenta una semplice struttura a capanna, senza particolari decorazioni. All'interno l'altare maggiore, in stile barocco, con la statua della Vergine Maria che riporta la data del 1665. Al centro dell'altare una nicchia dove è posto un affresco raffigurante la Madonna di Loreto con Gesù, in stile bizantino. Si ritiene che la statua del 1665 appartenesse originariamente alla Chiesa dell'Assunta demolita nel 1624. Gli altari laterali sono dedicati a san Rocco e ai santi Cosma e Damiano.

Sul santuario si trova anche una colonna con in cima una statua della Madonna di Loreto.

Al lato della chiesa, in una grotticella costruita con pietre a secco, si trova un'altra statua della Madonna, in origine donata dai soldati (la Madonna di Loreto è protettrice degli aviatori e ogni anno l'Aeronautica Militare offre la sua devozione con una visita al santuario) al Comune di Zollino, nel 1945, e successivamente rubata. Quella attuale è stata prodotta recentemente da un artista locale.

Dolmen e menhir[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Monumenti megalitici della provincia di Lecce.

Attualmente sono presenti sul territorio comunale due menhir e un dolmen. Tuttavia si ipotizza che fino a pochi secoli fa potessero essere molti di più, perché distrutti per far spazio a nuove costruzioni, strade e terreni agricoli. Secondo numerose descrizioni dei primi del Novecento i menhir censiti erano quattro (sono scomparsi il menhir Pozzelle e uno in località San Vito), i dolmen due (scomparso uno in località Pozzelle) mentre Cosimo De Giorgi descrive anche una pietra triangolare (dimensioni 3 x 2,35 x 0,5 m), confitto nel terreno, che egli ritiene possa essere un bethel.

  • Menhir Sant'Anna - Lumardu

Si trova sulla strada che dalla chiesa di Sant'Anna porta verso il largo "Lumardu", antico crocevia di strade sterrate della zona. È realizzato in pietra leccese ed è incastrato in un blocco di roccia in direzione est-ovest. È alto 3,5 metri, largo 43 cm e profondo 30 cm. Quasi sicuramente di risale al periodo preistorico ed è stato in seguito cristianizzato con dei segni di Croce sulle facciate più larghe. In una descrizione fatta ai primi del Novecento da D. De Rossi si legge: "una leggenda zollinese racconta che a largo Lumardu, aveva dimora una potente tribù, il cui capo venuto a morte, fu sepolto sul posto con tutti i suoi tesori e che al di sopra della tomba venne eretto a titolo di onore il parallelepipedo".

  • Menhir della stazione

Si trova a circa quattrocento metri dalla stazione ferroviaria di Zollino, ad un quadrivio di antiche vie vicinali che conducono ai paesi di Zollino, Sternatia, Soleto e Corigliano d'Otranto. È alto 4,27 metri, con facce di 55 e 27 cm. Fu trasformato in Osanna, incidendovi una Croce. Ad una certa altezza presenta un piccolo incavo in cui si racconta che venisse collocata di notte una lanterna ad olio per i viaggiatori che dovevano raggiungere Lecce.

  • Dolmen Cranzari

Altri monumenti[modifica | modifica sorgente]

  • Cappella San Vito, piccola e semplice cappella cinquecentesca con struttura a capanna
  • Cappella San Giovanni Battista, del 1781 con struttura a capanna
  • Cappella Santi Medici,
  • Cappella San Giuseppe da Copertino, di gusto neoclassico, costruita nel 1899 per volere dei coniugi Catalano
  • Complesso archeologico di Apigliano, insediamento di epoca messapica e bizantina
  • Villa comunale

Società[modifica | modifica sorgente]

Evoluzione demografica[modifica | modifica sorgente]

Abitanti censiti[5]

Nel decennio 1991-2001 si è registrato un decremento demografico di circa il -4%. La popolazione forma 745 nuclei familiari, ciascuno costituito in media da 2,94 componenti. Nel 2001 risultavano occupati 348 individui, pari al 15,86% della popolazione.

Religione[modifica | modifica sorgente]

Il paese è a grande maggioranza cattolica. L'unica parrocchia, dedicata ai Santi Pietro e Paolo Apostoli, fu eretta nel 1625 ed fa parte del vicariato di Martano della diocesi di Otranto. Vi si pratica il Rito romano dal 1665. La cronotassi dei parroci e arcipreti è nota dal XVI secolo.

Istituzioni, enti e associazioni[modifica | modifica sorgente]

Queste sono le principali associazioni operanti sul territorio:

  • Associazione turistica Pro-Loco Zollino, dal 2000
  • Gruppo Fratres, dal 1983
  • Associazione musicale "Grecìa Salentina" , dal 1998
  • Bottega del Teatro, dal 1981

Cultura[modifica | modifica sorgente]

Prodotti tipici[modifica | modifica sorgente]

  • Pisello Nano di Zollino. (riconosciuto prodotto tipico con D.M. del 10/07/2006)
  • Fava di Zollino, cuccìa. (riconosciuto prodotto tipico con D.M. del 10/07/2006)
  • Sceblasti

Persone legate a Zollino[modifica | modifica sorgente]

Eventi[modifica | modifica sorgente]

Sagra della Sceblasti[modifica | modifica sorgente]

scéblasti

La “Sagra della Sceblasti” si svolge a Zollino il 2 e il 3 agosto di ogni anno, edizione n° 19 nel 2014. La sagra nasce nel 1996 dall'esigenza di alcuni cittadini di promuovere e far conoscere, ad un pubblico più numeroso oltre il territorio di Zollino, i prodotti tipici della gastronomica locale e vivere due serate all'insegna del buon gusto e del recupero delle antiche tradizioni popolari. Organizzata dalla Pro Loco, la sagra si svolge lungo un suggestivo percorso che attraversa antiche strade e piazze del centro storico del paese tra antiche case a corte, all'interno delle quali si può ascoltare musica e gustare le tradizionali specialità della cucina locale. Passeggiando per le vie del centro storico, si può essere rapiti dai ritmi della musica popolare salentina, ballare la “pizzica”, seguire gli affascinanti racconti in versi narrati nelle caratteristiche corti, ascoltare brani di musica sinfonico - bandistica. Nei numerosi punti di ristoro si possono gustare i piatti della tradizione popolare zollinese: oltre alle sceblasti, pittule, carne arrostita alla brace, pezzetti di cavallo al sugo, pane abbrustolito condito con ricotta forte. Il tutto accompagnato da robusto vino locale. La sagra, proposta nelle prime sere del caldo agosto Grecaniko, che invitano a star fuori casa in compagnia di amici a godere il fresco, dopo la calura del giorno, merita una visita.

Fiera di San Giovanni[modifica | modifica sorgente]

La Fiera di San Giovanni ritorna ogni anno intorno al 24 di giugno tra i caratteristici vicoli e le case a corte del centro storico di Zollino. L’evento, promosso dall’amministrazione comunale e realizzato in collaborazione con diverse realtà associative del paese, nasce nel lontano 1910 per favorire lo scambio delle ricercate produzioni agricole del paese e con lo stesso spirito viene organizzato ancora oggi. Infatti, la Fiera mette in vetrina innanzitutto le produzioni di eccellenza del territorio: il “pisello nano”, la “fava di Zollino” e la “sceblasti”, riconosciuti Prodotti Agroalimentari Tradizionali ed inseriti nell’apposito elenco ministeriale. Ma la Fiera si distingue anche per la attenzione alle tematiche della sostenibilità ambientale, nella proposizione di sempre nuovi momenti di approfondimento e per la ricerca di una giusta dimensione per offrire ai visitatori accoglienza e originalità. Tra le viuzze allestite con cascate di girasoli, antichi oggetti e luci di candele è possibile degustare e acquistare passeggiando nell’area espositiva tante produzioni di qualità e di eccellenza del settore agroalimentare ed enogastronomico salentino: dai prodotti a Km zero, all’originale Olivotto, dal polline, al miele ai succhi biologici, dai salumi ricercati ai dolci di mandorle, fichi, arancio e cioccolato, dal vino di eccellenza all’olio extravergine con spremitura a freddo e tanto altro. È inoltre possibile assaporare i piatti della cucina tradizionale quali i piselli nani alla pignata e le fave nette con i morsi preparati da mani sapienti con le ricette di una volta e cotti ancora nella tipica pignata, seduti nell'atmosfera magica di una corte, accanto a sciarabà e ballette di paglia, in linea con lo slogan griko dell’iniziativa “to kalò fai” che vuol dire “il buon cibo”. Gli stand utilizzano poi esclusivamente piatti, posate e bicchieri assolutamente biodegradabili con una grande attenzione all’allestimento delle isole ecologiche per ottimizzare e razionalizzare la raccolta, verso il traguardo della prima vera fiera a rifiuti zero del Salento. A tal proposito dall’edizione 2012 la Fiera di San Giovanni segue anche il modello sostenibile di “la Tradizione fa Eco”, valutato e certificato con la concessione del marchio “Ecofesta Puglia” rilasciato da EMS (Ente Modelli Sostenibili). Completano il programma i vari spettacoli che animano le serate della Fiera, con momenti dedicati di più piccoli e concerti di grande spessore.

Festa patronale di Sant'Antonio da Padova[modifica | modifica sorgente]

I festeggiamenti in onore del patrono sant'Antonio da Padova si svolgono ogni anno il 23 agosto, in ricordo del miracolo compiuto in questa stessa data nel 1898 quando, in seguito ad un violento uragano che stava devastando il paese, i fedeli portarono in processione la statua del santo. Si racconta che alla vista della statua la tromba d'aria si placò immediatamente. Per questo la festività è anche detta dagli abitanti Sant'Antonio dellu maletiempu. Tuttora il 22 agosto si porta in processione con la reliquia del santo.

Festa de lu focu[modifica | modifica sorgente]

L'accensione della tradizionale "focara" alla Festa de lu focu

La Festa de lu focu si svolge il 28 dicembre di ogni anno, edizione n° 35 nel 2014. Può essere definita come la classica “festa d'inverno” o del solstizio, della fine e dell'inizio del ciclo annuale, una festa che sfida la brutta stagione. Con l'accensione della grande focara si vuole riprodurre, nella fredda notte invernale, una sorta di “sole artificiale”; si possono degustare anche i cibi tipici del paese dove primeggia la famosa sceblasti[6] e i legumi preparati ”alla pignata” proprio come un tempo.

Il fuoco è un elemento ancestrale, emblema ancora attuale della socializzazione e della partecipazione di tutti. Il progetto originario, che nasceva da un'idea di Giovanni Pellegrino, era il recupero delle tradizionali focare di Sant'Antonio, in crisi mortale negli anni settanta, anticipandole dal 17 gennaio al 28 dicembre cioè, in epoca di emigrazione, da un tempo vuoto a un tempo pieno di gente (anticipare la festa di una ventina di giorni significava infatti permettere agli emigranti, che tornavano al paese per il Natale, di trascorrere un momento di vita comunitaria intorno al falò). In ordine di tempo è stata la seconda delle grandi feste popolari del Salento, dopo la "Festa de lu mieru" di Carpignano Salentino. Oltre ai tradizionali gruppi musicali che si esibiscono sul palco, la festa è animata anche dalla musica spontanea dei tamburelli che accompagna i danzatori di pizzica e che risuona intorno al fuoco per tutta la notte. La festa è un mix di giochi, tradizioni e di riti liberatori.

Negli ultimi anni la festa si svolge nella spianata “Lumardu”: un incrocio di antiche strade e tratturi che attraversavano il Salento da sud a nord e da est a ovest, accanto agli antichi puzzieddhi degli Ursi, che permettevano le soste di uomini e animali; a due passi dal menhir Sant'Anna, un luogo sacro e attrezzato per gli incontri e gli scambi fin dalla preistoria. In caso di maltempo la festa si svolge il 29 dicembre.

Altri eventi[modifica | modifica sorgente]

  • Canti di Passione (periodo quaresimale)
  • Festa della Madonna di Loreto (lunedì di pasquetta)
  • Fiera di San Giovanni[7](22-23-24 giugno)
  • Sagra della Sceblasti (2-3 agosto)
  • Festa di S. Antonio (22-23 agosto)"Sito http://santoniozollino.blogspot.com "
  • Festa di Sant'Anna (25-26 luglio)
  • Festival la Notte della Taranta (agosto)
  • Festa della Solidarietà (novembre)
  • Festa de lu Focu (28 dicembre)

Economia[modifica | modifica sorgente]

L'economia del paese è tradizionalmente legata al settore primario. Vi si coltiva in particolare l'olivo e i legumi; fino agli anni novanta inoltre era di particolare importanza la produzione del tabacco.

Oltre a diverse piccole attività commerciali è presente anche una zona industriale di particolare rilevanza, con la presenza di aziende attive nei settori della farmaceutica (Lachifarma), dell'abbigliamento dei prodotti elettrici e del più grande centro fitness della provincia.

Cooperativa di Comunità[modifica | modifica sorgente]

Zollino è stato uno dei primissimi comuni in Italia ad aderire al progetto promosso da Legacoop[8] per la costituzione di Cooperativa di Comunità, un nuovo modo di fare impresa che parte dai bisogni e dalle peculiarità del territorio per la crescita socio-economica della comunità locale. La cooperativa di comunità di Zollino in particolare si occupa di valorizzazione dei prodotti tipici locali, recupero delle tradizioni culturali e artigianali e sviluppo della green economy[9].

Infrastrutture e trasporti[modifica | modifica sorgente]

Il paese è servito da una stazione ferroviaria posta sulla linea Lecce - Otranto delle Ferrovie Sud Est. Vi si dirama un'ulteriore linea, diretta a Gallipoli.

I collegamenti viari sono assicurati dalla superstrada Lecce-Maglie della strada statale 16 Adriatica, che aggira il centro abitato, dalla provinciale 47 da Soleto o dalla provinciale 48 da Martano. Alcune strade vicinali garantiscono poi i collegamenti con i comuni di Sternatia, Martignano e Corigliano d'Otranto.

Amministrazione[modifica | modifica sorgente]

Periodo Primo cittadino Partito Carica Note
1611  ? Vito Antonio Conte Sindaco
1687 1689 Benedicto Pelegrino Sindaco
1689 1690 Antonio Chica Sindaco
1690 1691 Donato Maria Lumbardo Sindaco
1691  ? Annibale Scordari Sindaco
1746 1759 Lazzaro Cedra Sindaco
1759 1778 Antonio Castellano Sindaco
1778 1779 Paolo Maniglio Sindaco
1779 1781 Vitantonio Pellegrino Sindaco
1781 1783 Benedetto Pellegrino Sindaco
1783 1783 Leonardo Ferente Sindaco
1784 1785 Donatantonio Castellano Sindaco
1785 1792 Vito Maria Castellano Sindaco
1792 1801 Francesco Passabì Sindaco
1801 1806 Benedetto Pellegrino Sindaco
1806 1809 Vitantonio Palma Sindaco
1809 1810 Donato Palma Sindaco
1810 1811 Donato Maria Castellano Sindaco
1811 1813 Vitantonio Pellegrini Sindaco
1813 1816 Pietro Bianco Sindaco
1816 1822 Domenico Castellano Sindaco
1822 1823 Donato Castellano Sindaco
1823 1826 Vincenzo Pellegrino Sindaco
1826 1829 Leonardantonio Maggio Sindaco
1829 1830 Vitantonio Pellegrini Sindaco
1830 1830 Vitantonio Palma Sindaco
1830 1832 Vincenzo Verri Sindaco
1832 1837 Vitantonio Palma Sindaco
1837 1838 Francescantonio Bianco Sindaco
1838 1841 Leonardantonio Ferente Sindaco
1841 1844 Donato Maniglio Sindaco
1844 1847 Pantaleo Bianco Sindaco
1847 1850 Leonardantonio Ferente Sindaco
1950 1854 Donato Maniglio Sindaco
1854 1859 Marcellino Pellegrino Sindaco
1859 1861 Pantaleo Bianco Sindaco
1861 1870 Marcellino Pellegrino Sindaco
1870 1873 Il Comune è aggregato a Sternatia Sindaco
1873 1873 Pantaleo Bianco Sindaco
1873 1875 Francesco Maniglio di Pantaleo Sindaco
1875 1881 Francesco Ferente Sindaco
1881 1885 Francesco Maniglio Sindaco
1885 1895 Marcellino Pellegrino Sindaco
1895 1903 Luigi Maniglio Sindaco
1903 1905 Francesco Maniglio di Carlo Sindaco
1905 1926 Francesco Pellegrino Sindaco
1926 1935 Paolo Maniglio Podestà
1935 1936 Salvatore Mandorino Comm. prefettizio
1936 1936 Michele Comiadamo Sindaco
1936 1936 Salvatore Mandorino Podestà
1936 1936 Francesco Magi Comm. prefettizio
1936 1936 Pasquale Mandorino Comm. prefettizio
1936 1938 Ernesto Mandorino Comm. prefettizio
1938 1939 Ernesto Mandorino Podestà
1939 1939 Pasquale Mandorino Comm. prefettizio
1939 1940 Mario De Luca - Comm. prefettizio
1940 1942 Antonio Maniglio - Comm. prefettizio
1942 1944 Antonio Maniglio - Podestà
1944 1945 Antonio Maniglio - Sindaco
1945 1945 Olindo Nasta - Comm. prefettizio
1945 1946 Antonio Tondi - Comm. prefettizio
1946 1946 Niccolò Grilli - Comm. prefettizio
1946 1949 Marcellino Pellegrino - Sindaco
1949 1951 Giovanni Pellegrino - Sindaco
1951 1956 Antonio Tondi Sindaco
1956 1975 Ferdinando Tondi Sindaco
1975 1985 Michele Bianco Sindaco
1985 1995 Luigi Calò Sindaco
1995 2004 Wilson Giuseppe Castellano Lista Civica Sindaco
2004 (2014) Francesco Pellegrino Lista Civica Sindaco

Antonio Chiga

Gemellaggi[modifica | modifica sorgente]

Sport[modifica | modifica sorgente]

A Zollino hanno sede tre associazioni sportive:

  • la Bocciofila Zollinese, che partecipa al campionato di terza categoria di bocce organizzato dalla FIB Lecce.
  • la Polisportiva Zollino, una squadra maschile di calcio militante nel campionato di seconda categoria. Fu fondata nel 1966 da Renato Ferente, sulle ceneri dell'A.S.C. Zollino, presente fin dagli anni cinquanta. I colori sociali sono giallo e blu.[10] Presidente è l'Avv. Donato Gemma.
  • il Circolo Scacchistico Salvatore Manco, iscritto alla Federazione Scacchistica Italiana.

Ogni anno nel periodo estivo (tradizione ripresa nel 2011 dopo oltre 10 anni di inattività) si svolgono le "Zollimpiadi", una competizione ludico-sportiva tra i quattro rioni del paese: Chianova, Pozzelle, Sant'Anna e Sant'Antonio.

Curiosità[modifica | modifica sorgente]

Gli abitanti di Zollino, sono soprannominati cufiàri, termine griko che indica gente sciocca, tanto che una vecchia filastrocca recita: "I tzuddhinì i' cufiari is pucane', is pa' cantùna" (gli zollinesi sono melensi in ogni occasione, in ogni luogo)[11], forse perché un tempo molti matrimoni erano celebrati tra parenti, o comunque con gente del paese[senza fonte].

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Dato Istat - Popolazione residente al 31 marzo 2012
  2. ^ Tabella dei gradi/giorno dei Comuni italiani raggruppati per Regione e Provincia (PDF) in Legge 26 agosto 1993, n. 412, allegato A, Ente per le Nuove Tecnologie, l'Energia e l'Ambiente, 1 marzo 2011, p. 151. URL consultato il 25 aprile 2012.
  3. ^ AA. VV., Dizionario di toponomastica. Storia e significato dei nomi geografici italiani, Torino, UTET, 1990, p. 719.
  4. ^ Dati demo.istat.it - Bilancio demografico mensile del 31/03/2012
  5. ^ Statistiche I.Stat - ISTAT;  URL consultato in data 28-12-2012.
  6. ^ Si tratta di una puccia tipica di Zollino realizzata con impasto lievitato di farina di grano e condita con sale, olio, olive nere, zucchine, pomodori, capperi e peperoncino piccante.
  7. ^ Comune di Zollino - Sito Web Ufficiale
  8. ^ Zollino (Le) verso la cooperativa di comunità | Legacoop Puglia
  9. ^ http://www.jemmacoop.com/#!about/c8qi
  10. ^ Associazione Turistica della Grecìa Salentina nel Salento - B&;B nel Salento
  11. ^ Don Mauro Cassoni: Griko-Italiano, Vocabolario. Lecce 1999

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Andrea Cappello, Zollino. Arte, società e cultura in un percorso storiografico, Edizioni Del Grifo
  • Domenicano Tondi, Glossa. La lingua greca del Salento, Piero Manni Editore
  • Antonio Apostolo, Zollino 1914/1918. Fatti e figure nella grande guerra, Piero Manni Editore
  • Antonio Apostolo, Zollino nelle guerre del fascismo, Piero Manni Editore
  • Francesco Ferente, Analisi Socio - economica del comune di Zollino, Università di Bari
  • Antonella Perrone, Grecìa Salentina. Cappelle e chiese, Besa Guide

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Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]