Flavia Giulia Elena

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Elena
Moneta di Elena, avente sul rovescio la dea Securitas
Moneta di Elena, avente sul rovescio la dea Securitas
Augusta dell'Impero romano
In carica 324329
Nome completo Flavia Giulia Elena
Nascita Drepanum, 248 circa
Morte Treviri, 329
Dinastia costantiniana
Consorte di Costanzo Cloro
Figli Costantino I

Flavia Giulia Elena (latino: Flavia Iulia Helena; Elenopoli, 248 circa – Treviri, 329) è stata augusta dell'Impero romano, concubina (o forse moglie) dell'imperatore Costanzo Cloro e madre dell'imperatore Costantino I. I cattolici la venerano come sant'Elena Imperatrice.

Biografia[modifica | modifica sorgente]

Origini e matrimonio con Costanzo[modifica | modifica sorgente]

I dati biografici di questo personaggio sono piuttosto scarsi.[1] Sembra sia nata a Drepanum in Bitinia nel golfo di Nicomedia (attuale Turchia); suo figlio Costantino rinominò infatti la città in Helenopolis ("città di Elena") in suo onore, cosa che ha condotto successive interpretazioni ad indicare Drepanum come luogo di nascita di Elena.[2]

Statua di Elena ai Musei Capitolini a Roma.

Il vescovo e storico Eusebio di Cesarea, autore di una Vita di Costantino, afferma che Elena aveva 80 anni al suo ritorno dalla Palestina,[3] riferendosi ad un viaggio avvenuto nel 326/328; Elena nacque dunque nel 248 o nel 250. Le fonti del IV secolo, che seguono il Breviarium ab Urbe condita di Eutropio, affermano che era di bassa condizione sociale. Aurelio Ambrogio è il primo a chiamarla stabularia, un termine traducibile come "ragazza addetta alle stalle" o come "locandiera"; nell'uso di Ambrogio si tratta di una virtù, in quanto il vescovo di Milano la definisce una bona stabularia, "buona locandiera".[4][1] Altre fonti, specie quelle scritte dopo l'elevazione al trono imperiale di Costantino, ignorano la sua condizione sociale.[1]

Non è noto quando Elena incontrò il suo futuro compagno, Costanzo Cloro.[5] Lo storico Timothy Barnes ha suggerito che l'incontro ebbe luogo quando Costanzo, all'epoca al servizio dell'imperatore Aureliano, era stazionato in Asia minore per la campagna contro il Regno di Palmira; Barnes pone l'attenzione su di un epitaffio ritrovato a Nicomedia e riguardante uno dei protectores dell'imperatore, un possibile indizio della presenza di Aureliano in Bitinia poco dopo il 270.[6]

L'esatta natura legale del loro legame è sconosciuta. Le fonti non sono concordi su questo punto, alle volte chiamando Elena "moglie" di Costanzo e alle volte riferendosi a lei come "concubina".[5] Girolamo, forse confuso dalla terminologia vaga delle sue fonti, si riferisce a lei in entrambi i modi.[7] Alcuni studiosi sostengono che i due genitori di Costantino fossero legati da un matrimonio de facto, non riconosciuto dalla legge,[8] altri affermano si trattasse di un matrimonio in piena regola, in quanto le fonti che sostengono questo tipo di relazione sono le più affidabili.[9]

Elena diede alla luce Costantino nel 274. Nel 293 Costanzo dovette lasciare Elena per volere di Diocleziano e sposare la figliastra dell'imperatore Massimiano, Teodora, allo scopo di cementare con un matrimonio dinastico l'elevazione di Costanzo a cesare di Massimiano all'interno della tetrarchia.

Elena Augusta[modifica | modifica sorgente]

Il cranio di Elena nella cripta della cattedrale di Treviri.

Elena non si risposò, e visse lontano dalle corti imperiali, sebbene fosse vicina a Costantino, che per lei aveva un affetto particolare. Costantino fu proclamato imperatore nel 306, dopo la morte di Costanzo. È probabile che in questo periodo Elena abbia seguito il figlio. Inizialmente Costanzo pose la sua capitale a Treviri: qui si trova il palazzo imperiale con un affresco in cui forse è raffigurata Elena; inoltre esiste una tradizione medioevale su Elena nella zona intorno all'antica capitale romana.[10] Successivamente Costantino si stabilì a Roma: qui la presenza di Elena è legata al fundus Lauretus,[11] nella zona sud-orientale della città antica, dove sorse il palatium Sessorianum, la chiesa dei Santi Marcellino e Pietro a lei riconducibile,[12] con l'annesso mausoleo di Elena in cui fu poi sepolta. Elena godette dell'ascesa al potere del figlio, che nel 324 la onorò del titolo di augusta; in suo nome furono coniate pure molte monete, in cui Elena era la personificazione della Securitas ("sicurezza") dello stato.

Sarcofago in porfido rosso di Elena, dal suo mausoleo e ora ai Musei Vaticani. Per le scene militari presenti sui lati, si ritiene fosse stato scolpito per il figlio Costantino I.

Esiste una tradizione, legata all'Actus Sylvestri, che la vuole ebrea, ma si tratta di una versione non condivisa dagli storici moderni.[10] Dopo l'avvicinamento di Costantino al Cristianesimo, anche Elena si convertì alla religione orientale: secondo Eusebio fu Costantino stesso a convertirla.[13] È possibile che fosse vicina alle posizioni dell'arianesimo.[10]

Nel 327-328 Elena partì per un viaggio nelle province orientali dell'impero. Questo viaggio è descritto da Eusebio, il quale ne fa un pellegrinaggio in Terra Santa sui luoghi della passione di Gesù, con atti di pietà cristiana da parte dell'augusta e costruzione di chiese.[14] È però possibile che vi fosse anche un significato politico, assieme a quello religioso, in quanto la conversione di Costantino al cristianesimo, le sue riforme religiose anti-pagane, la sostituzione di ufficiali pagani con altri cristiani, nonché, probabilmente, la morte del figlio Crispo e della moglie Fausta ordinate dall'imperatore, gli avevano fatto perdere il favore delle popolazioni orientali.[10]

Nel tardo 328 o nel 329 Elena morì,[15] con Costantino al suo fianco.[16] Fu sepolta nel mausoleo di Elena, collegato alla chiesa dei Santi Marcellino e Pietro, al di fuori delle mura di Roma; il suo sarcofago in porfido è conservato ai Musei Vaticani e, per le tematiche militari che vi sono raffigurate, si ritiene fosse stato preparato per il figlio Costantino.

Agiografia e culto[modifica | modifica sorgente]

Sant'Elena Imperatrice
Icona ortodossa bulgara con la santa e suo figlio Costantino il Grande e la "vera croce".
Icona ortodossa bulgara con la santa e suo figlio Costantino il Grande e la "vera croce".
Nascita 248
Morte 329
Venerata da Tutte le Chiese che ammettono il culto dei santi
Ricorrenza 18 agosto (Chiesa cattolica); 21 maggio (Chiese ortodosse e luterane); 19 maggio (altre chiese luterane)
Attributi Croce
Patrona di archeologi, convertiti, matrimoni difficili, divorziati, imperatrici.
Helena, capitale del Montana, Sant'Elena Irpina,frazione del comune di Pietradefusi

È festeggiata dalla Chiesa cattolica il 18 agosto, ed il 21 maggio dalla Chiesa ortodossa, come sant'Elena Imperatrice.

Ritrovamento della croce[modifica | modifica sorgente]

Ritrovamento della vera croce, Jan van Eyck.

Elena è legata, nella tradizione cristiana, al suo presunto ritrovamento della "vera croce", il patibolo su cui morì Gesù, in occasione del suo viaggio in Palestina. Probabilmente non fu lei ad effettuare la scoperta, ma il fatto che Eusebio di Cesarea abbia descritto il suo viaggio in Oriente come un pellegrinaggio, e quindi abbia attestato la presenza di Elena a Gerusalemme, fece probabilmente collegare la madre del primo imperatore romano cristiano al ritrovamento della reliquia.[10]

Poiché vi sono diverse attestazioni del culto della croce nella basilica del Santo Sepolcro a Gerusalemme nel secondo quarto del IV secolo,[17] la leggenda del suo ritrovamento da parte di Elena dovette nascere in quel periodo e diffondersi molto rapidamente. Sono infatti tre le versioni del ritrovamento della reliquia: una in cui la scoperta è da attribuirsi alla sola Elena,[18] una in cui il ritrovamento fu effettuato da una presunta imperatrice del I secolo, Protonike, e una in cui Elena avrebbe ricevuto aiuto dall'ebreo Giuda, poi convertitosi e battezzato Ciriaco (Kyriakos). Fu quest'ultima versione ad avere maggior successo, probabilmente per la sua vena anti-giudaica.[10]

Nella basilica di Santa Croce in Gerusalemme, a Roma, costruita sul palatium Sessorianum appartenuto ad Elena, sono custodite delle reliquie che sarebbero state portate da Elena dalla Palestina, secondo la tradizione; oltre alla croce, infatti, Elena avrebbe trovato la croce di uno dei due ladroni, la spugna imbevuta d'aceto, parte della corona di spine, un chiodo della croce nonché il titulus crucis.

Leggenda[modifica | modifica sorgente]

Nel folklore del Regno Unito esiste una leggenda tarda, menzionata da Enrico di Huntingdon ma resa famosa da Goffredo di Monmouth, secondo la quale Elena era la figlia del re della Britannia, Coel Hen di Camulodunum, il quale si sarebbe alleato con Costanzo Cloro per evitare ulteriori guerre tra i Britanni e i Romani. Goffredo aggiunge che Elena fu educata come una regina, in quanto non aveva fratelli che potessero ereditare il trono di Britannia.

La fonte di Enrico e Goffredo potrebbe essere stato Sozomeno, il quale, però, non afferma che Elena fosse una britanna, sebbene affermi nella sua Storia ecclesiastica che suo figlio Costantino I si convertì al cristianesimo sull'isola.[19]

Non vi sono altre prove di un legame tra Elena e la Gran Bretagna; la leggenda potrebbe essere nata da una confusione con un'altra sant'Elena della tradizione celtica e britanna, Elen Lwyddog, moglie di un usurpatore romano successivo, Magno Massimo.

La leggenda che vuole Elena di origini e di natale britannici, ha offerto lo spunto per le vicende narrate da Marion Zimmer Bradley in collaborazione con Diana L. Paxson dal titolo La sacerdotessa di Avalon (2000), quarto romanzo del Ciclo di Avalon.

La stessa Elen figlia di re Cel, moglie di Costanzo Cloro e madre di Costantino è la protagonista del romanzo "L'albero della vita" di Louis de Wohl.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ a b c Harbus, p. 13.
  2. ^ Harbus, p. 12. Secondo altre interpretazioni, Costantino rinforzò Drepanum allo scopo di rinvigorire la rete stradale attorno alla nuova capitale, Costantinopoli, e in questa occasione la dedicò alla madre, senza che questo indichi il luogo di nascita di Elena (Mango, Cyril, "The Empress Helena, Helenopolis, Pylae", Travaux et Mémoires 12 (1994): pp. 143–58, citato in Harbus, p. 12). Esisteva inoltre un'altra Helenopolis, in Palestina, anch'essa dedicata ad Elena, ma di posizione sconosciuta (Hunt, E.D., Holy Land Pilgrimage in the Later Roman Empire: A.D. 312–460. Oxford: Clarendon Press, 1982, p. 49, citato in Harbus, p. 12).
  3. ^ Eusebio, Vita Constantini, iii.46.
  4. ^ Aurelio Ambrogio, De obitu Theodosii, xlii.
  5. ^ a b Lieu e Montserrat, p. 49.
  6. ^ Inscriptiones Latinae Selectae 2775, citata in Barnes, (1982), pp. 36.
  7. ^ Girolamo, Cronaca, s.a. 292 e s.a. 306, citato in Lieu e Montserrat, p. 49.
  8. ^ Drijvers (1992), pp. 17–19.
  9. ^ Barnes, (1982), pp. 36.
  10. ^ a b c d e f Drijvers (1997).
  11. ^ CIL VI, 1134, CIL VI, 1135, CIL VI, 1136.
  12. ^ Liber Pontificalis, i, 183.
  13. ^ Eusebio, iii.47.
  14. ^ Eusebio, iii.42-47.
  15. ^ La coniazione delle monete recanti la sua effigie termina nell'estate 329 (Drijvers).
  16. ^ Eusebio, iii.46.
  17. ^ Si vedano i sermoni del vescovo di Gerusalemme Cirillo alla fine degli anni 340 e la sua lettera del 7 maggio 351 all'imperatore Costanzo II con la quale testimonia il ritrovamento durante il regno di Costantino I.
  18. ^ Rufino, Storia ecclesiastica, x.7-8; Socrate Scolastico, Storia ecclesiastica, i.17; Sozomeno, Storia ecclesiastica, ii.1-2; Teodoreto, Storia ecclesiastica, i.18, Aurelio Ambrogio, De obitu Theodosii, 40-49; Paolino da Nola, Lettere, xxxi.4-5; Sulpicio Severo, Cronaca, ii.22-34.
  19. ^ (EN) Socrates and Sozomenus Ecclesiastical Histories, Christian Classics Ethereal Library. URL consultato il 28 marzo 2008.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

Fonti primarie
Fonti secondarie
  • Barnes, Timothy D. The New Empire of Diocletian and Constantine. Cambridge, MA: Harvard University Press, 1982.
  • Drijvers, Jan Willem. Helena Augusta: The Mother of Constantine the Great and her Finding of the True Cross. Leiden & New York: Brill, 1992.
  • Drijvers, Jan Willelm. "Helena Augusta (248/249-328/329 A.D.)", De Imperatoribus Romanis. 1997.
  • Harbus, Antonia. Helena of Britain in Medieval Legend. Rochester, NY: D.S. Brewer, 2002.
  • Lieu, Samuel N. C., e Dominic Montserrat. From Constantine to Julian: Pagan and Byzantine Views. New York: Routledge, 1996.
  • Edgarda Ferri, Imperatrix, Elena, Costantino e la Croce, Mondadori, 2010.
Romanzi

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]

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