Conversione religiosa

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La conversione di San Paolo, Caravaggio.

Una conversione (propriamente conversione religiosa) è l'adozione di un nuovo credo religioso, differente da quello che si possedeva precedentemente: l'individuo che sceglie tale cambiamento è detto convertito (talvolta proselito). La conversione è legata al proselitismo, cioè all'atto con cui si prova a convertire un individuo: tale termine ha assunto negli ultimi tempi una forte connotazione negativa, sconosciuta in tutte le epoche precedenti.

Legislazione internazionale[modifica | modifica sorgente]

La Dichiarazione Universale dei Diritti dell'Uomo definisce la conversione come un diritto umano:

« Ogni individuo ha il diritto alla libertà di pensiero, coscienza e di religione; tale diritto include la libertà di cambiare religione o credo, e la libertà di manifestare, isolatamente o in comune, sia in pubblico che in privato, la propria religione o il proprio credo nell'insegnamento, nelle pratiche, nel culto e nell'osservanza dei riti. »
(Articolo 18)

Sulla base di tale Dichiarazione è stato sviluppato anche un trattato legalmente vincolante (la Convenzione Internazionale dei Diritti Civili e Politici), che trova forti difficoltà di applicazione nell'ambito islamico (vedi oltre).

Conversione all'ebraismo[modifica | modifica sorgente]

1leftarrow.pngVoce principale: Ghiur.

La conversione all'ebraismo, a differenza di quanto avviene nel Cristianesimo, dove è esplicitamente una dichiarazione di fede, è sostanzialmente una forma di "adozione", un divenire membro della nazione dei Figli di Abramo.

Le richieste della legge ebraica per la conversione sono chiamate Ghiur. Esse si sono sviluppate nel tempo, poiché non se ne trova traccia nella Bibbia, quando, ad esempio, si parla della conversione di Rut, nonna del Re Davide (Libro di Rut 4) e sono così riassumibili:

  • il potenziale convertito deve desiderare la conversione per il bene personale, non per altri motivi;
  • se maschio, è tenuto alla circoncisione rituale;
  • il convertito deve accettare i principi della fede ebraica e i suoi 613 comandamenti, oltre ad abiurare le credenze religiose precedenti;
  • è richiesta l'immersione rituale in acqua (contenuta nella mikvah);
  • è necessario scegliere un nuovo nome.

È ancora aperto il dibattito sull'accettazione "automatica" nella comunità degli sposi, uniti in matrimonio a ebrei, provenienti da un'altra religione.

Il proselitismo ebraico è sempre stato un fattore di secondo piano, all'interno della dottrina religiosa, seppure costantemente presente nella storia.

Conversione al cristianesimo[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Conversione (teologia cristiana).
« Il tempo è compiuto e il Regno di Dio è vicino: convertitevi e credete al Vangelo »   (Marco 1,15)

A partire dal Nuovo Testamento (ad esempio, Atti 15,3) e nella Tradizione, la conversione è vista come un cambiamento morale che riporta a Dio e alla vera religione: ciò può accadere sia per i credenti (pentimento del peccatore e ritorno alle virtù cristiane) che per i non cristiani, quando essi abbraccino la fede nel Salvatore.

Le più importanti confessioni cristiane (Cattolica, Ortodossa, Anglicana, Luterana) prevedono il Battesimo per i neonati, accettando i bambini nella fede cristiana prima che essi raggiungano la consapevolezza: la ragione di questo comportamento è teologica, poiché, secondo la religione cristiana, il sacramento del Battesimo elimina il peccato originale. Altre confessioni rinviano invece questa iniziazione all'età adulta.

Il proselitismo, per tutti i cristiani, è un dovere espresso dallo stesso Gesù Cristo:

« Andate e ammaestrate tutte le nazioni, battezzandole nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo, insegnando loro tutto ciò che vi ho comandato »   (Matteo 28,19)

Nell'ambito cristiano si parla quindi di "evangelizzazione" ("annuncio della Buona Novella"): l'aspetto missionario universale è centrale lungo tutto lo sviluppo storico del Cristianesimo.

La conversione nella dottrina cattolica[modifica | modifica sorgente]

Secondo la dottrina cattolica, è la grazia dello Spirito Santo che cerca di risvegliare la fede, ed è detta grazia attuale: la sua prima opera è proprio la conversione. La conversione opera la giustificazione: l'uomo si volge a Dio, dando l'assenso alla richiesta di conversione e allontanandosi dal peccato. Essendo l'uomo libero, la conversione non può essere imposta con la forza, la violenza o l'inganno:

« Credere dipende dalla volontà »
(San Tommaso d'Aquino)

L'assoluta libertà di scelta, quindi anche la possibilità di rifiutare il dono della fede, è espressa nella parabola del seminatore (riportata dai tre Vangeli sinottici: Matteo 13,3, Marco 4,3 e Luca 8,5), dove si paragona Dio, appunto, ad un seminatore che lascia cadere il proprio grano (la sua predicazione) su ogni terreno: è la conformazione del terreno a far sì che il grano attecchisca o meno, ma la semina non viene mai a mancare.

Nessuno può meritare la grazia attuale che è all'origine della conversione: solo in seguito, sotto la mozione dello Spirito Santo, è possibile meritare le grazie utili alla santificazione personale propria e degli altri, con il fine ultimo della vita eterna. Infatti, come definito dal Concilio Vaticano I, la fede:

  • è un dono gratuito di Dio, che egli offre a ciascuno;
  • è un libero atto della ragione umana, guidata dalla volontà;
  • è un atto soprannaturale.

Operativamente, i passi necessari che il convertito deve compiere per entrare nella Chiesa cattolica sono:

  1. il riconoscimento dei propri peccati, cui segue la professione di fede;
  2. il Battesimo;
  3. l'Eucarestia.
« La conversione arreca ad un tempo il perdono di Dio e la riconciliazione con la Chiesa, ciò che il sacramento della Penitenza e della Riconciliazione esprime e realizza liturgicamente »
(Catechismo della Chiesa Cattolica, n.1440)
Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Conversione (teologia).

Conversione all'islam[modifica | modifica sorgente]

Per divenire musulmano è necessario affermare che Allah è il solo Dio e Maometto è il suo profeta (tale dichiarazione è detta shahada): non vi sono, invece, formali pratiche per l'inserimento nella comunità. La dottrina islamica prevede che la conversione liberi da ogni peccato.

L'interpretazione del Corano non fa chiarezza sull'utilizzo della conversione forzata: esso afferma sia che "non c'è costrizione nella religione" (sura 2,256), sia che questa conversione forzata è possibile (sura 2,191-193, Ayat al-Sayf). Sono quindi presenti due correnti di pensiero opposte, che si impongono alternativamente nei differenti momenti storici.

Un'altra controversia riguarda la proibizione dell'apostasia: in vari stati a maggioranza musulmana (fra cui Arabia Saudita, Iran e Pakistan), coloro che rinnegano la fede islamica sono passibili della pena di morte. Sebbene ciò non sia esplicitamente previsto dal Corano, tutte le maggiori scuole giurisprudenziali islamiche (Hanifi, Maliki, Shafi'i, Hanbali, Shi'a Jafari) concordano che un ex-musulmano adulto, il quale rifiuti di tornare all'Islam, merita la morte; è prevista una maggiore clemenza per le donne, per le quali si ritiene sufficiente la carcerazione fino a quando non ritornino a professare la fede natia.
Il contrasto con l'ordinamento legislativo internazionale (vedi sopra) è evidente: recentemente, quindi, sono nate opinioni differenti nel mondo musulmano riguardo l'apostasia, ma tali posizioni, proprie di alcuni intellettuali, non rispecchiano quanto professato unitariamente dalla Umma.

Conversione alle religioni orientali[modifica | modifica sorgente]

L'Induismo, il Sikhismo, il Buddismo e il Giainismo non prevedono la conversione come forma di espansione della religione, sebbene accettino chiunque chieda di unirsi alla loro fede. Tali dottrine non prevedono un approccio esclusivo, cioè è possibile seguire più di una religione contemporaneamente: questo aspetto è in aperto contrasto con quanto sopra esposto per le religioni abramitiche. Ad esempio, è possibile essere sia induisti che buddisti, ma la professione di fede cristiana esclude ogni altra appartenenza religiosa.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

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