Basilica di Santa Maria in Aracoeli
Coordinate: 41°53′38″N 12°29′00″E / 41.89389°N 12.48333°E
| Basilica di Santa Maria in Ara Coeli | |
|---|---|
|
La chiesa e la scalinata |
|
| Stato | |
| Regione | Lazio |
| Località | Roma |
| Religione | Cristiana cattolica di rito romano |
| Diocesi | Diocesi di Roma |
| Stile architettonico | Gotico |
| Inizio costruzione | XIII secolo |
La Basilica di Santa Maria in Aracoeli è una delle chiese di Roma; sorge sul colle del Campidoglio.
Indice |
Nome[modifica]
Il nome originario era Santa Maria in Capitolio; la chiesa faceva parte del complesso di edifici del monastero che si era insediato sul colle capitolino mentre il resto delle costruzioni romane antiche andava in rovina.
Sull'attuale nome, attestato dal 1323 (doveva essere entrato da tempo nell'uso popolare), vi sono varie ipotesi. Quella prevalente lo fa risalire alla leggenda, riportata nei Mirabilia Urbis Romae, secondo cui la chiesa sarebbe sorta là dove Augusto, avrebbe avuto la visione di una donna con un bambino in braccio e avrebbe udito una voce che diceva «Questa è l'ara del figlio di Dio». Si trattava di Maria, madre di Gesù, come si dice nei Mirabilia:
| « Questa visione avvenne nella camera dell'imperatore Ottaviano, dove ora è la chiesa di S. Maria in Capitolio. Per questa ragione la chiesa di S. Maria fu detta Ara del cielo. » |
Storia[modifica]
La chiesa fu costruita sulle rovine del Tempio di Giunone Moneta, che sorgeva sull'Arx, una delle due alture del Colle Capitolino. L'identificazione del sito non è però certa; secondo altri studi la chiesa sorgerebbe infatti dove si trovava l'antichissimo Auguraculum, luogo dal quale gli Auguri prendevano gli auspici osservando il volo degli uccelli.
La prima costruzione risale al VI secolo. Come in molti altri casi, attorno alla prima chiesa si addensarono costruzioni che nella parte superiore si svilupparono in un monastero, mentre sulle pendici del colle nasceva un mercato e poi un piccolo quartiere. Resti di queste costruzioni (la chiesetta di San Biagio del Mercato e la sottostante "Insula Romana") tornarono alla luce negli anni trenta del XX secolo.
In un documento del XII secolo che conferisce all'abate (benedettino) di Santa maria in Capitolio la proprietà sul montem Capitolii[1] sono descritti i tre accessi al colle all'epoca (li si può immaginare come poco più che viottoli scoscesi):
- la strada che conduceva al Clivo degli Argentari (l'attuale scalinata, che sale dal Carcere Mamertino), orientata verso la Suburra;
- la "via pubblica che porta sotto al Campidoglio" (corrispondente all'incirca all'attuale Cordonata);
- la via che porta a San Teodoro, verso il Foro, ancora esistente.
Il colle Capitolino era riemerso alla vita pubblica nel 1143, quando il popolo romano ribellatosi al papa Innocenzo II aveva designato come proprio capo Giorgio dei Pierleoni, designandolo Patricius, e aveva scelto quell'antico luogo come sede di raduno (si colloca attorno al 1195 la costruzione del primo Palazzo Senatorio).
Nei decenni della contesa tra Guelfi e Ghibellini la piazza, benché approssimativa e scoscesa, divenne il luogo fisico dell'esperienza comunale della città, e con essa la sua chiesa. Fu in questo clima che Innocenzo IV concesse nel 1250 la proprietà del sito (chiesa e monastero) ai Francescani, ordine dei tempi nuovi.
Questi ristrutturarono la chiesa, conferendole l'attuale aspetto romano-gotico, ed essa, oltre ad essere luogo di culto, divenne centro della vita politica di Roma, tanto che vi si tennero assemblee popolari del libero comune. La sintonizzazione della chiesa rinnovata con i nuovi tempi dell'Urbe si manifestò concretamente anche nella modifica del suo orientamento (prima verso il palazzo Senatorio e il Foro, ora verso San Pietro e il Campo Marzio), e nella costruzione della nuova imponente scalinata, commissionata proprio dal libero comune nel 1348, come voto alla Vergine affinché ponesse fine alla peste che imperversava in tutta Europa, e realizzata con marmi di spoglio che giacevano abbondanti lì attorno; la scala fu poi inaugurata da Cola di Rienzo.
Più della Basilica Papale di San Pietro e della Cattedrale di San Giovanni, dedicate a celebrare il fasto e la potenza dei papi, l'Aracoeli è stata la chiesa del popolo romano e delle sue istituzioni civiche, in particolare il vicino Senato.
Qui nel 1341 fu laureato poeta Francesco Petrarca; qui si svolse, nel 1571, il trionfo del romano Marcantonio Colonna, comandante della Lega Cattolica contro i Turchi, per festeggiare la vittoria nella Battaglia di Lepanto (per l'occasione fu costruito il soffitto che possiamo ammirare tutt'oggi). Qui si svolge, ogni fine d'anno, il Te Deum di ringraziamento del popolo romano. Nell'Aracoeli, inoltre, veniva celebrato solennemente il precetto natalizio delle Guardie di Palazzo del Papa, la Milizia Urbana e la Guardia Civica scelta prima, la Guardia Palatina d'Onore poi.
Durante l'occupazione di Roma, nel 1797, i Francesi s'impossessarono del colle, cacciando i frati francescani e riducendo la chiesa a stalla: gran parte delle decorazioni cosmatesche che la impreziosivano andarono distrutte. Non migliorò la situazione l'insediamento al Campidoglio della Repubblica romana, in quanto anticlericale.
Con l'Unità d'Italia la proprietà del convento passò allo Stato, che vi insediò caserma e comando dei Vigili urbani. Durante i lavori di costruzione del Vittoriano, iniziato nel 1882 e inaugurato nel 1911, furono distrutti in alcuni anni, a varie riprese, gli edifici che insistevano tra il versante sud del colle capitolino e l'imbocco di via del Corso, tra cui gli edifici conventuali collegati alla chiesa e le persistenze romane e medioevali del sito.
Interno[modifica]
L'interno ha tre navate con archi a tutto sesto, un transetto poco sporgente, ed è dotato di tre cappelle absidali terminali. Ha un'architettura risalente al rifacimento dei frati francescani iniziato nel 1250 circa. Il soffitto ligneo a cassettoni è del XVI secolo, il pavimento cosmatesco, conservato salvo gli inserti di lastre tombali, del XIV secolo.
Sono molti i tesori presenti nella chiesa. In controfacciata, alla sinistra del portale pincipale, è esposto il monumento funebre del Cardinale Ludovico d'Albret, bella opera di Andrea Bregno del 1465. Ancora a sinistra è stato appoggiata alla parete la lastra tombale dedicata a Giovanni Crivelli, arcidiacono di Aquileia, originariamente posta sul pavimento, scolpita da Donatello nel 1432.
Più avanti, addossato alla quarta colonna di sinistra, è presente un altare con la Madonna col Bambino e dedicante detta popolarmente Madonna del Rifugio (scuola senese del XV secolo); di fronte, simmetricamente, un altro altare a san Giacomo della Marca (molto meno frequentato). Più avanti, dietro le ultime colonne destra e sinistra della navata principale, sono conservati due bellissimi pergami cosmateschi risalenti all'inizio del XIII secolo e attribuiti ai Cosmati Lorenzo di Cosma e al figlio Jacopo.
Le cappelle[modifica]
Seguendo la pianta qui a fianco, questo è lo schema delle cappelle:
- Navata sinistra
- Cappella 1 - dell'Immacolata Concezione, donata da Paolo III Farnese a Gregorio Serlupi, il cui stemma campeggia nella cupola. Ciclo di affreschi manieristi attribuiti a Francesco Pichi. Metà XVI secolo.
- Cappella 2 - del Presepio, costruita nella seconda metà del XVI secolo, ma profondamente alterata per la costruzione del Vittoriano. Le figure, donate dal duca Grazioli nel 1863, prima di essere installate furono esposte a palazzo Grazioli con gran concorso di popolo. A natale vi veniva esposto, prima di essere rubato, il Bambino dell'Araceli.
- Cappella 3 - di sant'Antonio da Padova, sotto il patronato degli Albertoni (quelli della beata Ludovica Albertoni), con le tombe di famiglia e un Sant'Antonio di Benozzo Gozzoli sull'altare.
- Cappella 4 - di sant'Anna, ridipinta nell'Ottocento.
- Cappella 5 - di San Paolo, sotto il patronato dei Della Valle, ospita le Storie di san Paolo dipinte dal Pomarancio.
- Cappella 6 - dell'Ascensione, ricavata utilizzando una parte della precedente per volontà di Vittoria Orsini Frangipani, moglie di Camillo Pardo Orsini (busto di Martino Longhi il Vecchio).
- Cappella 7 - di san Michele arcangelo
- Cappella 8 - di santa Margherita da Cortona
- Cappella 9 - della Madonna di Loreto
- Transetto
- Cappella 10: tempietto ottocentesco nei pressi del pulpito di sinistra, dedicato a Sant'Elena, la madre dell'imperatore Costantino.
- 13 - Altare principale: Sull'altare principale è venerata un'icona bizantina dell'XI secolo, raffigurante la Madonna.
- Nel transetto sinistro troviamo la Tomba del Cardinale Matteo d'Aquasparta (morto nel 1302), ambasciatore di Bonifacio VIII e ministro generale dei frati minori. L'altare fu realizzato da Giovanni di Cosma mentre l'affresco raffigurante la Madonna col Bambino e santi è opera di Pietro Cavallini.
- Nel transetto destro è invece collocato un monumento funebre scolpito da Arnolfo di Cambio (fine XIII secolo).
- 14 - Altare del Sacramento
- Navata destra
- Cappella 15 - di santa Rosa da Viterbo: qui è stato di recente scoperto un affresco della fine del XIII secolo, raffigurante la Madonna col Bambino tra i santi Giovanni Evangelista e Battista, attribuito a Pietro Cavallini e Jacopo Torriti.
- Cappella 16 - di san Francesco; dietro, l'oratorio dell'Immacolata conezione
- Cappella 17 - di san Pasquale Baylon
- 18 - ingresso antico verso il Campidoglio. Nel corridoio che conduce all'esterno, sono presenti la Tomba di Cecchino Bracci (morto nel 1545) disegnata da Michelangelo e la Tomba di Pietro Manzi, vescovo di Cesena, di Andrea Sansovino (1504.
- Cappella 19 - dei santi Lorenzo e Diego
- Cappella 20 - di san Pietro d'Alcantara
- Cappella 21 - di san Matteo
- Cappella 22 - del Crocifisso
- Cappella 23 - di san Gerolamo
- Cappella 24 - della Pietà: sull'altare principale una Pietà di Marco Pino da Siena (XVI secolo) mentre sulle pareti laterali troviamo affreschi del Pomarancio dello stesso periodo. In evidenza ancora un bel pavimento cosmatesco.
- Cappella 25 - di san Bernardino, Cappella Bufalini. Si trovano qui gli affreschi del Pinturicchio che illustrano le Storie di San Bernardino da Siena (1485), insieme ad un bel pavimento cosmatesco ben conservato.
La chiesa era ed è famosa per il "Santo Bambino", scultura in legno del bambin Gesù intagliata nel XV secolo con il legno d'olivo del Giardino dei Getsemani e ricoperta di preziosi ex voto. Secondo la credenza popolare era dotata di poteri miracolosi e i fedeli vi si recavano per chiedere la grazia per un male o una disgrazia. La statua, trafugata a febbraio del 1994, non è stata più ritrovata. Al suo posto c'è ora una sua copia, alla quale non mancano nuovi ex voto.
Sepolture celebri[modifica]
All'interno della Basilica sono sepolti un Papa, Onorio IV, e diversi Cardinali, tra cui:
- Matteo d'Acquasparta (1240-1302)
- Bernardo Dovizi da Bibbiena (1470-1520)
- Cristoforo Numai da Forlì (XV secolo-1528)
- Alessandro Mattei (1744-1820).
Organi a canne[modifica]
Organo maggiore[modifica]
Il primo organo a canne della Basilica di cui si ha notizia certa è un piccolo organo portativo costruito nel 1583 da Dario de Mezzana. Nel 1585, per volere di papa Sisto V, fu costruito un doppio organo situato in prossimità del transetto sulla parete destra della navata centrale e costituito dall'organo grande e da un positivo tergale. Mentre la costruzione del primo fu affidata al colligiano Domenico Benvenuti, alla morte del quale subentrò il figlio, la seconda fu affidata al fivizzanese Francesco Palmieri. Nel 1595 Luca Blasi creò un meccanismo di unione dei due manuali e lo strumento fu più volte modificato nel corso del secolo successivo, prima da Giuseppe Catarinozzi, poi da Giacomo Alari, fino ad avere la seguente disposizione fonica:
|
|
|
||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||
Nel 1692 l'organo fu rimosso da Alari e probabilmente collocato sulla parete fondale del transetto di sinistra. Nel 1850, in occasione del Giubileo, i fratelli Martinelli di Fratta di Perugia vennero incaricati di costruire un nuovo organo, inaugurato il 22 febbraio 1848 e collocato dietro l'altar maggiore. Lo strumento venne poi ampliato da Enrico Priori nel 1863 che vi aggiunse una terza tastiera e trasformò le ottave scavezze in cromatiche estese. L'organo venne inoltre restaurato per il Giubileo del 1900. Lo strumento venne rimosso nel 1926 e al suo posto fu installato un nuovo organo, commissionato alla ditta Taburini di Crema. Lo strumento, presente tutt'ora nella basilica e funzionante (2011), ha tre tastiere di 61 tasti ciascuno ed una pedaliera di 32 note. Di seguito, la sua disposizione fonica:
|
|
|
|
|||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||
Organo della cappella dell'Immacolata[modifica]
Nella cappella dedicata all'Immacolata concezione si trova un organo positivo costruito nel 1725 da Johannes Conrad Werle. Lo strumento, a trasmissione integralmente meccanica originale, ha una tastiera di 45 note con prima ottava scavezza e una pedaliera scavezza di 9 senza registri propri e costantemente unita al manuale. La sua disposizione fonica in base alla posizione dei comandi dei vari registri è la seguente:
|
|
|||||||||||||||||||||
Curiosità[modifica]
- Una leggenda dice che per vincere al Lotto occorre salire in ginocchio la scalinata d'accesso alla basilica invocando i Re Magi e recitando il De profundis per le anime del Purgatorio[3].
- Una fase dell'ultima missione di Assassin's Creed: Brotherhood si svolge in questa Basilica.
- Lungo la navata centrale c'è un piccolo pulpito metallico, sul quale è usanza far salire i bambini di Roma a recitare la poesia di Natale, prima di recitarla a casa durante il cenone.
Note[modifica]
- ^ Privilegio di Anacleto II, citato in Santa Maria in Aracoeli (vedi Bibliografia 1)
- ^ a b La prima e la terza tastiera hanno in comune tutti i registri ad eccezione della Terza 1.3/5'
- ^ Willy Pocino, Le curiosità di Roma
Bibliografia[modifica]
- Marina Carta e Laura Russo, Santa Maria in Aracoeli, Istituto Nazionale di Studi Romani, Roma 1988 (Le chiese di Roma illustrate, n.s., 22).
- Giulia Tamanti e Claudia Tempesta (a cura di), Basilica di Santa Maria in Aracoeli. Icona della “Madonna Advocata”, Gangemi Editore, Roma 2009.
- Willy Pocino, Le curiosità di Roma, Newton&Compton, Roma 2005, ISBN 88-541-0340-3
- G. Fronzuto, Organi di Roma. Guida pratica orientativa agli organi storici e moderni, Leo S. Olschki Editore, Firenze 2007, pp. 280–285. ISBN 978-88-222-5674-4
- C. Moretti, L'Organo italiano, Casa musicale eco, Monza 1989, pp. 395–396. ISBN 88-6053-030-X
Voci correlate[modifica]
Altri progetti[modifica]
Commons contiene immagini o altri file su Basilica di Santa Maria in Aracoeli
Collegamenti esterni[modifica]
- La leggenda della visione di Ottaviano Augusto Roma Leggendaria