Oria

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Oria
comune
Oria – Stemma Oria – Bandiera
Oria – Veduta
Localizzazione
Stato Italia Italia
Regione Regione Puglia-Stemma it.png Puglia
Provincia Provincia di Brindisi-Stemma.png Brindisi
Amministrazione
Sindaco Cosimo Pomarico (centrosinistra) dal 16/5/2011
Territorio
Coordinate 40°30′00″N 17°38′00″E / 40.5°N 17.633333°E40.5; 17.633333 (Oria)Coordinate: 40°30′00″N 17°38′00″E / 40.5°N 17.633333°E40.5; 17.633333 (Oria)
Altitudine 166 m s.l.m.
Superficie 83 km²
Abitanti 15 436[1] (31-12-2010)
Densità 185,98 ab./km²
Comuni confinanti Erchie, Francavilla Fontana, Latiano, Manduria (TA), Mesagne, Torre Santa Susanna
Altre informazioni
Cod. postale 72024
Prefisso 0831
Fuso orario UTC+1
Codice ISTAT 074011
Cod. catastale G098
Targa BR
Cl. sismica zona 4 (sismicità molto bassa)
Nome abitanti oritani
Patrono San Barsanofio (patrono principale) - Santi Medici (compatroni)
Giorno festivo 30 agosto San Barsanofio - quinto giovedì dopo Pasqua Santi Medici
Cartografia
Mappa di localizzazione: Italia
Oria
Posizione del comune di Oria nella provincia di Brindisi
Posizione del comune di Oria nella provincia di Brindisi
Sito istituzionale

Oria (Uria in latino, Urbius nella Tavola Peutingeriana, אוריה in ebraico, أوريا in arabo) è un comune italiano di 15.437 abitanti[2] della provincia di Brindisi in Puglia.

Situata in territorio collinare nel Salento settentrionale al confine con la Murgia, ha ricevuto il titolo di città[3] nel 1951. Importante centro messapico e successivamente romano, la città è nota nel Medioevo per la sua comunità ebraica. Dalla fine del XVI secolo è sede dell'omonima diocesi.

Geografia fisica[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Geografia della Puglia.

Territorio[modifica | modifica sorgente]

Oria vista da nord, tra i campi di grano e gli ulivi

Oria è collocata sulle più elevate alture di un cordone collinare di antiche dune fossili[4] nel nord Salento, che le conferiscono una posizione dominante sulla circostante pianura salentina; L'altezza massima con 166 metri s.l.m., è raggiunta dal Colle del Vaglio, sulla cui sommità è costruito il castello. Non lontana dal percorso dell'antica via Appia tra Brindisi e Taranto, Oria dista 35 km da Taranto, 32 km da Brindisi e 45 km da Lecce.

Idrografia[modifica | modifica sorgente]

Il Canale Reale nel territorio di Oria

Il territorio di Oria, rispetto a quello dei comuni limitrofi, è da sempre interessato da fenomeni sorgentizi e di ruscellamento superficiale. Sono presenti alcuni corsi d'acqua per lo più a carattere stagionale, i principali dei quali sono il "canale Pezza dell'abate" ed il Canale Reale, entrambi sgorgano infatti da alcune risorgive localizzate ai margini delle suddette colline; dirigendosi prevalentemente verso sud, infiltrandosi nel terreno e continuando il loro percorso in maniera sotterranea nelle aree carsiche, la più importante delle quali, situata nei pressi del santuario di San Cosimo alla Macchia, in contrada Case Grandi, è localmente nota come La Vora; non si esclude, quindi, che il loro percorso sotterraneo possa captarne le acque addirittura in direzione delle coste del mare Ionio, distante pochi chilometri. Nella parte settentrionale del territorio oritano scorre per un breve tratto il ben più noto Canale Reale che nasce a Villa Castelli e sfocia nel mare Adriatico nei pressi della Riserva naturale statale Torre Guaceto. Nell'agro circostante la città di Oria, è da sempre numerosa la presenza di pozzi d'acqua dolce; specie nella pianura settentrionale, dove le acque piovane attraversano gli strati superficiali del terreno, nella pianura a sud della città, l'assenza di strati argillosi e l'affioramento in superficie di terreni calcarei, permeabili, porta le acque ad una profondità maggiore.

Biohabitat[modifica | modifica sorgente]

La vegetazione spontanea si compone di oliveti e querceti alternati a tratti di macchia mediterranea. Nelle vallate intercollinari si trovano legnami pregiati, funghi, corbezzoli, mirti, carrubi, lecci e roverelle; il sottobosco è di solito costituito da macchia mediterranea.

La fauna è caratterizzata dalla presenza di lepri, volpi, ricci (specie protetta), falchi, pettirossi, tordi, merli e diversi rapaci notturni (civetta, gufo, assiolo e barbagianni) e una comunità di pipistrelli. A questa folta fauna si sommano le numerosissime chiocciole che rappresentano la specialità gastronomica della cittadina.

Clima[modifica | modifica sorgente]

Oria ha un tipico clima mediterraneo, con estati calde ed inverni miti, ma non sono rari i fenomeni di gelo notturno e giornate in cui la temperatura non supera i 6-7 gradi (a causa dell'influenza di aria fredda proveniente dai Balcani), così come d'estate la temperatura, a causa del vento di scirocco, può toccare i 39-40 gradi nelle ore più calde del giorno.

Mese Gen Feb Mar Apr Mag Giu Lug Ago Set Ott Nov Dic Anno
Temperatura massima media (°C) 11,8 12,8 14,9 18,3 23,1 27,5 30,4 30,5 26,5 21,4 16,8 13,4 20,6
Temperatura minima media (°C) 4,6 4,9 6,5 8,7 12,5 16,4 19,0 19,2 16,5 12,8 9,0 6,2 11,4
Piogge (mm) 59 58 54 36 33 23 22 23 37 73 73 63 554
Umidità media (%) 77,8 76,6 75,4 72,9 70,2 65,7 61,8 63,6 70,0 76,0 78,9 78,9 72,3

Storia[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Storia di Oria.
Ceramica Messapica, Centro documentazione messapica Oria
Stele funeraria ebraica presso la biblioteca comunale di Oria
Oria come appariva nel 1642
Ritratto dell'umanista Giovanni Bernardino Bonifacio Duca di Oria

La fondazione di Oria, secondo Erodoto, avvenne quando un gruppo di cretesi naufragò lungo le coste salentine non lontano da Oria. I cretesi scelsero il colle più alto per iniziare la costruzione della città in quanto da lì potevano ben controllare tutto il territorio circostante. Diedero a tale città il nome Hyria.

Durante l'VIII secolo a.C. Oria comincia la sua evoluzione da abitato "sparso" a città vera e propria: infatti abbiamo una concentrazione probabilmente di capanne sul colle più alto della città. Oria divenne la capitale politica della confederazione messapica[5], intessendo rapporti sia con centri della Messapia che con città magno-greche. Di particolare interessa risulta il rapporto con la vicina e potente città di Taranto, con la quale il rapporto non era certo dei più pacifici, anche se vi erano periodi di floridi scambi culturali e commerciali. La rivalità dei Messapi con Taranto giunse all'apice nel 473 a.C. quando i Tarantini, uniti ai Reggini si scontrarono con i Messapi. Tale forte conflitto fini con l'indebolire sia i Messapi che i Tarantini. Nel 272 a.C. Taranto e di lì a poco i Messapi finirono nella sfera d'influenza di Roma; Oria non perse però la sua importanza. Nell'88 a.C. divenne municipio romano.

Tra VIII e X secolo, la città di Oria raggiunge il suo massimo splendore culturale. Il suo prestigio è dovuto alle scuole della sua comunità ebraica[6]. Tra i più noti maestri di Oria Amittai[7], il nipote Amittai ben Shefatiah[8] e il medico Shabbetai Donnolo[9]. Donnolo, grazie al suo sapere e alla sua perizia non comune, anticipa l'archiatra, figura tipica del basso Medioevo[10]. Amittai, Shefatiah, Amittai ben Shefatiah, Shabbatai ben Abraham Donnolo e Ahimaaz ben Paltiel hanno prodotto una cospicua mole di fonti utili alla ricostruzione del pensiero mistico, della filosofia e della mentalità ebraica tra IX e X secolo[11].

Le fonti di natura ecclesiastica sono poco affidabili, e frutto di evidenti quanto grossolani falsi storici[12][13][14].

In seguito la città fu un territorio di transizione tra Bizantini e Longobardi[15] nei pressi del centro abitato città doveva trovarsi il cosiddetto limitone dei greci; una sorta di confine tra territori longobardi e bizantini. Nel corso del IX-X secolo fu spesso bersaglio dei Saraceni, che saccheggiarono e distrussero più volte la città. L'imperatore Ludovico II nell'867 si recò in Oria per liberarla dai saraceni; ma gli attacchi non cessarono. Nel 924 i saraceni misero a ferro e fuoco la città e ci furono numerose vittime.

Nell'XI secolo si assiste all'ascesa dei Normanni: nel 1062 fu conquistata da Unfredo d'Altavilla. Federico II espropria e amplia a partire 1225 la fortificazione normanna, stabilendo l'obbligo per nobili, possidenti, ecclesiastici e comunità sia urbane che rurali di contribuire alla manutenzione del castello di Oria[16]. La città si ribellò a Manfredi, subì l'ennesimo assedio ma ne fu presto liberata grazie anche all'eroico Tommaso d'Oria. Sotto il dominio degli Angioini, Oria subì un nuovo assedio, nel 1433 venne saccheggiata dal condottiero Giacomo Caldora. Divenne poi feudo degli Orsini Del Balzo.

Alle soglie del 1500 Oria dovette subire nuovi assedi; celebre l'aspra resistenza contro gli spagnoli che assediavano la città, salvata secondo la leggenda dal patrono san Barsanofio e dal valore di tutti i cittadini. Da questo momento in poi la città fu infeudata a diverse famiglie: nel 1572 san Carlo Borromeo alienò il feudo al vescovo di Cassano; per poi passare agli Imperiali di origine genovese. Dopo il XVI secolo comincia anche un lento declino dell'antica città, soprattutto a causa dello sviluppo del borgo di Francavilla Fontana. Nel corso del Settecento a cura di Michele Imperiali vengono restaurati alcuni monumenti della città[17], tra cui Porta Manfredi.

Nella seconda metà dell'Ottocento, nonostante la propaganda post-unitaria, non mancarono a Oria voci contrastanti l'unità: per citare solo un esempio negli atti di polizia contro associazioni e atti contro lo Stato, figurano parole oltraggianti la persona del re in casa di Luigi Lombardi. Vi sono anche altri atti di presunte riunioni sovversive in cui parteciparono cittadini oritani e dei paesi limitrofi. Il 21 settembre del 1897, la città venne investita da un potente ciclone che danneggiò gran parte dei monumenti antichi[18].

Durante le guerre mondiali il comune ha versato il suo contributo alla Patria: furono molti infatti gli oritani morti combattendo.

Simboli[modifica | modifica sorgente]

Gonfalone della città di Oria

Lo stemma di Oria è al colle verde d'azzurro ai leoni d'oro coronati affrontati, al castello d'oro, merlato, turrito di tre e finestrato di nero, sovrastato dal serpente di verde e dalla colomba volante d'argento tenente un ramo d'olivo al naturale.

Presso la chiesa di San Francesco di Paola vi è una statua quattrocentesca del patrono di Oria, san Barsanofio, che tiene in mano una riproduzione di questo stemma. Quindi lo stemma cittadino era utilizzato almeno da tale periodo, ciò non esclude che sia stato utilizzato anche precedentemente ma non sappiamo la modalità di tale uso, in ogni caso ad oggi la raffigurazione più antica rimane questa. Il leone e il serpente erano presenti anche in un antico mosaico raffigurante un leone che aveva tra le fauci un serpente, segnalato nel XIX secolo presente nel palazzo vescovile che oggi è andato perduto o comunque non se ne ha più notizia.

Onorificenze[modifica | modifica sorgente]

Con decreto della Presidenza del Consiglio dei ministri del 1º ottobre 1951, ad Oria è stato conferito il titolo di città in riconoscimento della sua storia plurimillenaria.

Monumenti e luoghi d'interesse[modifica | modifica sorgente]

Frantoio Ipogeo[modifica | modifica sorgente]

Museo dell'Olio e delle Tradizioni-Frantoio Ipogeo

Museo dell'Olio e delle Tradizioni alla sinistra del Palazzo Martini con visita, degustazione, servizio audioguida per info:320.0985000.

Il frantoio di Oria o trappeto ipogeo, rappresenta le ultime tracce della fiorente civiltà rurale del XIV secolo, visitabile all'interno, lascia ancora oggi osservare la tecnica, i ritmi e la metodologia di lavorazione dell'ulivo nel Cinquecento. Utilizzato sino al XIX secolo, risulta caratterizzato da diversi spazi funzionali: ambiente per la spremitura, vasche di decantazione,stive,tavolo da pranzo, i dormitori, inghiottitoi di scarico e la stalla.

Castello[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Castello di Oria.
Panorama della cittadina di Oria, è visibile anche il maniero posto a circa 166 m. slm

Considerata l'importanza strategica del territorio di Oria (che divideva spesso con diverse sfumature di dominio i territori bizantini da quelli dei goti), pur senza prove archeologiche si deve presumere l'esistenza di un primo nucleo fortificato già in età altomedievale. In seguito (XI secolo), vi dovette essere una qualche forma di difesa/controllo dell'abitato e del territorio effettuato dai normanni che infeudarono la città. Numerose modifiche subì il maniero in età federiciana (1225-1227), al punto che generalmente viene denominato "castello svevo"; alcune fonti locali vogliono che lo stesso Stupor mundi edificò il castello, in realtà è più realistico pensare che Federico II lo ampliò e lo modificò. Altre importanti modifiche furono effettuate nel periodo angioino, a cui vanno riferite le torri cilindriche dette "del Salto" e del "Cavaliere". L'originario mastio normanno-svevo fu pesantemente riadattato, come d'altronde tutta la struttura, anche nel corso del XV-XVI secolo adattandolo alle nuove esigenze difensive, nate con l'adozione delle armi da fuoco, e dotandolo quindi di numerose cannoniere in parte ancora oggi visibili. Infine è stato oggetto di integrazioni, restauri e ricostruzioni tra Ottocento e Novecento: nel 1897 il castello fu devastato dal ciclone che investì la città di Oria.

Numerose volte il castello ha dovuto resistere ad assedi, come quello di Manfredi, o agli assalti di Giacomo Caldora (1433) e di Pietro de Paz (1504) che non riuscì a prendere la rocca.

Il castello fu anche luogo accogliente per re, principi e cavalieri; oltre agli invitati al matrimonio di Federico II, ricordiamo che vi sostarono la regina Maria d'Enghien (1407), il suo sposo Ladislao re di Napoli (1414), la principessa Isabella di Chiaromonte e il re Ferrante d'Aragona (1447); un episodio molto importante per l'epoca è la partenza di Alfonso II da Oria per liberare Otranto dai turchi (1480). Anche in tempi recenti è stato meta di personalità e studiosi italiani e stranieri quali: Maria Josè di Savoia, Margaret d'Inghilterra, il cardinale Eugène Tisserant, principi di casa d'Asburgo, Theodor Mommsen, Paul Bourget, Ferdinand Gregorovius ed altri ancora.

Il 15 dicembre 1933 il Comune di Oria cedette il Castello alla famiglia Martini Carissimo, ricevendone in cambio Palazzo Martini, poi adibito a Sede Municipale. I Martini Carissimo restaurarono il Castello con l'ausilio dell'architetto Ceschi. In considerazione dello sforzo profuso dalla famiglia Martini Carissimo, il Re d'Italia Vittorio Emanuele III, volle conferire a questa famiglia il titolo di Conti di Castel d'Oria.

Il Castello di Oria, dichiarato Monumento Nazionale, è stato venduto il 2 luglio 2007 alla società Borgo Ducale srl per 7 milioni e 750mila euro[senza fonte].

Porta degli Ebrei[modifica | modifica sorgente]

Porta degli Ebrei durante una nevicata

Nota anche come Porta Taranto perché da qui ci si dirigeva verso la città ionica, è una delle 3 porte della città (una delle quali non più in situ). La porta, che conduce alla giudecca della comunità ebraica di Oria, dà accesso ad un quartiere medievale tortuoso, di piccole case, botteghe, balconcini nascosti[19]. Alle spalle della porta degli Ebrei, posta in piazza Shabbetai Donnolo, si sviluppava la fiorente comunità ebraica[20], nota in tutto il Mediterraneo medievale, che giunse al suo culmine durante il IX secolo. Al centro della volta troviamo uno scudo araldico in pietra il cui stemma non è più visibile, ai lati due stemmi più piccoli raffiguranti gli emblemi della città. Al di sopra è posta la statua dell'Immacolata.

Porta Manfredi[modifica | modifica sorgente]

È detta anche Porta Lecce o degli spagnoli perché da qui entrarono gli spagnoli dopo un lungo assedio. La forma attuale della porta la dobbiamo a Michele III Imperiali, che probabilmente trasformò o ricostruì una già esistente porta[21]. Era sormontata da tre statue, due delle quali abbattute dal ciclone del 1897 e la terza rimossa nel 1958 perché pericolante. Erano presenti anche 3 stemmi, probabilmente appartenenti alla precedente porta ivi presente; dei tre stemmi è rimasto solo quello di Oria seppur in pessime condizioni.

Torre Palomba[modifica | modifica sorgente]

La torre "Palomba" è una torre cilindrica situata alle spalle della basilica cattedrale; è un probabile resto della fortificazione messapica, anche se per la sua continuità fino ai giorni nostri e la sua posizione centrale è molto probabile che fu modificata ed utilizzata anche in periodi successivi; è anche denominata "carnara" poiché fino al XVIII secolo servì come ossario.

Architetture religiose[modifica | modifica sorgente]

Basilica cattedrale[modifica | modifica sorgente]

Particolare della facciata della cattedrale si noti in alto lo stemma cittadino
Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Basilica cattedrale di Oria.

L'attuale cattedrale oritana fu voluta dal vescovo Castrese Scaja, che nel 1750 ordinò la demolizione della precedente chiesa medievale (edificata nella prima metà del XIII secolo) e fece costruire la nuova cattedrale di gusto barocco; a sua volta probabilmente la struttura medievale poggiava su un tempio pagano.

Durante la edificazione della cattedrale barocca, su progetto dell'architetto napoletano Giustino Lombardi, due colonne di marmo verde furono acquistate per 8000 ducati dal re di Napoli per abbellire la cappella della Reggia di Caserta e finanziare il nuovo progetto. La facciata è in carparo locale.

Nei recenti lavori di restauro dell'edificio sacro sono venute alla luce la cripta dei Vescovi (sotto il presbiterio), ossari ed un vasto ipogeo dove è ora presente un presepe permanente. Dal 1992 la cattedrale di Oria è anche basilica.[22]

Chiesa di San Domenico[modifica | modifica sorgente]

La chiesa di San Domenico risale al 1572 (progettata dall'architetto Saverio Amodio) e fu eretta dai padri domenicani che giunsero ad Oria nel 1282, stabilendosi nell'antico Calogerato di San Basilio, dentro le mura cittadine. L'attuale chiesa, ebbe i maggiori rifacimenti nel XVIII secolo. L'interno è a croce latina con pregevoli altari barocchi seicenteschi di scuola leccese. Sono inoltre presenti alcune tele di valore, in particolare quella di san Domenico, titolare della chiesa. Nel convento annesso, troviamo un chiostro. La chiesa fu eretta parrocchia il 22 agosto 1947 dall'amministratore apostolico della diocesi, Ferdinando Bernardi.

Chiesa di San Francesco di Paola[modifica | modifica sorgente]

La chiesa di San Francesco di Paola fu costruita nel 1580 insieme all'attiguo convento, provvisto anche di un orto, come si osserva da alcune carte della città del '600, come quella del Centonze. La chiesa attuale si sviluppa sopra la cripta di San Barsanofio dove si conserva il sacello che, dal 890 al 1170, conservò le reliquie del patrono. Questa chiesa risulta ancora oggi molto importante: qui i nuovi vescovi indossano i paramenti sacri prima di entrare in città; infatti la chiesa si trova appena fuori le mura molto vicina alla porta degli ebrei. All'interno è di particolar pregio la statua in pietra del santo patrono, e una di Madonna con Bambino entrambe del XV secolo. Sono inoltre presenti pregevoli altorilievi raffiguranti scene del presepe e alcune tele. All'esterno incastonato nella parete della chiesa troviamo materiale di reimpiego medievale. Annesso si trova il Convento dei frati minimi paolotti. Fu eretta parrocchia il 1º ottobre 1976 dal vescovo Alberico Semeraro.

Chiesa di San Giovanni Battista[modifica | modifica sorgente]

La chiesa e il convento furono eretti per volere della baronessa Filippa di Cosenza nel XIV secolo. Lo stemma sulla facciata, raffigurante un leone rampante, sovrastato da una tiara papale, riproduce l'arma di papa Paolo II. All'interno sono presenti numerose pitture murali medievali, raffiguranti santi, seppur in pessimo stato; in una di tali pitture si riconoscono san Benedetto e san Barsanofio. L'originaria costruzione romanica fu inglobata in un grande complesso barocco qual era il convento dei padri celestini, edificato nel XVII secolo. Nel 1912 il convento dei Celestini fu abbattuto per dare spazio all'attuale scuola elementare "Edmondo De Amicis". Quasi contemporaneamente fu abbattuto un portico di sedici archi antistante alla chiesa: secondo la tradizione qui avveniva il "Ballo di San Giovanni", che si svolgeva nella notte tra il 23 ed il 24 giugno cui conveniva tutta la popolazione del circondario; tale usanza fu vietata nel XVI secolo sotto il marchesato dei Borromeo, in quanto ritenuta immorale. Oggi rimane solo la chiesa, che attualmente non è adibita al culto, venendo utilizzata come auditorium o come spazio espositivo (negli ultimi anni durante il periodo estivo ha ospitato la mostra dei Palii del Torneo dei Rioni), secondo i bisogni della parrocchia della basilica cattedrale, che ne è proprietaria.

Chiesa e convento di San Benedetto[modifica | modifica sorgente]

L'attuale chiesa, dedicata a Maria Santissima del Ponte, risale al 1850. L'annesso convento delle Benedettine della Congregazione Cassinese è occupato dall'orfanotrofio Antoniano Femminile e venne costruito nel XVII secolo sull'area del convento molto più antico di San Barbato fatto erigere nel 1123 dalla principessa normanna Costanza d'Altavilla.

Chiesa San Francesco d'Assisi[modifica | modifica sorgente]

La chiesa di San Francesco d'Assisi secondo la tradizione popolare ricorda il passaggio da Oria del santo d'Assisi. L'attuale costruzione è di periodo barocco, coeva della cattedrale. In origine doveva essere una chiesetta basiliana, dedicata alla Madonna di Costantinopoli. Intorno al 1219 nei pressi di quella chiesetta basiliana fu fondato un cenobio dallo stesso san Francesco d'Assisi, di ritorno dalla Palestina. Nel XV secolo la chiesa, con l'annesso convento francescano, venne ricostruita dal principe Giovanni Antonio Del Balzo Orsini, per poi essere nuovamente rifatta nel XVIII secolo. All'interno si conservano le reliquie del beato Francesco da Durazzo (antico protettore di Oria che si festeggiava nella domenica in Albis) ed una Pietà litica del XV secolo che era conservata nella chiesetta rupestre della Madonna di Gallana. Sul fianco delle chiesa si trova il cenotafio del principe Giovanni Antonio Del Balzo Orsini, che edificò la chiesa quattrocentesca (prima dell'attuale barocca). Ospita il Premio Letterario Internazionale 'Il Pozzo e l'Arancio', nato nel 2005. Fu eretta parrocchia il 22 agosto 1947 dall'amministratore apostolico Ferdinando Bernardi. È stata ristrutturata negli anni cinquanta e nel 2004-2005, quando sono stati riportati alla luce resti della chiesa quattrocentesca.

Chiesetta Santa Maria al Tempio[modifica | modifica sorgente]

Tra le numerose chiesette sparse nel centro cittadino, ricordiamo quella di Santa Maria al Tempio. Alcune tradizioni la vogliono di frequentazione e fondazione templare, dato il nome della piccola chiesa; il che può essere veritiero dato che è probabile che qui ad Oria vi fosse un presidio di templari. Si ha notizia della chiesa di Santa Maria del Tempio nel 1542 in occasione di un matrimonio in essa celebrato. Potrebbe comunque trattarsi, della sinagoga della ricca comunità ebraica di Oria, che nel XVI secolo si occupava prevalentemente di prestito di capitali ad interesse. Le informazioni diocesane risalgono agli inizi del XVII secolo, quando viene ricordata con il titolo di «Ecclesia Sanctae Mariae del Tempio» nel libro delle visite pastorali. Il 10 maggio 1602 il vescovo di Oria, monsignor Lucio Fornari, si reca nella chiesetta di Santa Maria del Tempio e la trovandola decenter ornata, tuttavia priva di altare, per cui ordina un altare portatile ed una croce per potervi celebrare la liturgia cristiana. Sempre dai documenti relativi alla visita pastorale sappiamo che la chiesa nullus habet redditus.

Cripta di San Mauro[modifica | modifica sorgente]

La cripta di San Mauro è attualmente localizzata al di sotto dell'altare del santuario di Sant'Antonio da Padova. Il luogo di culto fu probabilmente utilizzato in un primo momento (alto Medioevo) dai monaci basiliani officianti con rito greco, e poi con la conquista normanna - avvenuta nel 1055 - fu utilizzato dai monaci benedettini. I monaci basiliani dedicarono l'edificio a san Basilio e in seguito i benedettini lo dedicarono a san Mauro. Dimenticata, fu riscoperta da un pastorello nel 1660 e subito il canonico oritano Lucio Riccardia volle edificarvi sopra una chiesa. Nel corso del XVII secolo fu poi utilizzata oltre che come luogo di culto e come ossario dai frati alcantarini che avevano preso possesso della chiesa soprastante e dell'annesso convento. La forma della cripta è rettangolare. All'interno, seppur in pessime condizioni, sono ancora visibili alcuni affreschi: quello centrale rappresenta san Mauro, alla destra vi è la cosiddetta Madonna del Melograno, di ottima fattura, mentre a sinistra vi è un affresco più piccolo che raffigura il Cristo coronato di spine, la Madonna di Costantinopoli e san Giuseppe.

Santuario di San Cosimo[modifica | modifica sorgente]

Il santuario di San Cosimo alla Macchia è sito a circa 5 km dalla città di Oria. È un importante centro cultuale legato ai Santi Medici, compatroni di Oria, e la cui importanza valica i "confini" del Salento. Il santuario attuale fortemente ristrutturato nel corso del Novecento e degli ultimi anni (la facciata del santuario porta la data del 1900), in realtà ha probabilmente inizio nel corso nel IX secolo quando era presente un piccola chiesa di monaci basiliani. Un cimitero medievale risalente a tale periodo è stato messo in evidenza sotto parte dell'ala ovest dell'attuale chiesa. Edificio probabilmente connessa ad un villaggio o casale medievale (oggi scomparso), così come appare nelle guide topografiche e archeologiche. Dal XVIII secolo ad oggi il complesso è stato interessato da forti modifiche, che rendono ormai invisibile la conformazione originale del santuario. Connessa al santuario è presenta un musei con gli ex voto dei fedeli. Tale santuario è rivestito di tale importanza poiché in Oria risiedono numerose reliquie dei Santi Medici. Solenni festeggiamenti sono previsti ogni anno il quinto giovedì dopo Pasqua, durante le cosiddette 'Pirdunanzi'. Interessante la presenza del museo etnografico, il primo, per numero di oggetti conservati, dell'Italia Meridionale.

Chiesa Madonna di Gallana[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Chiesa di Santa Maria di Gallana.

Tale chiesetta è situata a circa 5 km dalla città in direzione Latiano lungo l'antico percorso della via Appia. Probabilmente tale chiesa era già presente durante il periodo tardo-antico, al suo interno inciso su un muro è stato trovato un antico gioco romano. Nel periodo medievale le fonti citano il casale dove sorge la chiesa come Gallano. I racconti della chiesa si fondono tra storia e leggenda. Una leggenda riferisce che la chiesa fu fondata da tale Galerana moglie di Carlo Magno e consacrata da ben 22 vescovi tra cui San Turpino; un'altra leggenda narra che una moglie devota pregasse qui il ritorno del marito partito per le crociate. Caratteristica architettonica della chiesa è la presenza di due cupole in asse, elemento che ne colloca la costruzione nel periodo altomedievale. Ospita interessanti affreschi, tra cui una Deesis raffigurante Cristo Pantocratore presente sul catino dell'abside, nonché una Annunciazione, probabilmente parte di un ciclo di affreschi riguardanti la Madonna[23].

Chiesa Madonna della Scala[modifica | modifica sorgente]

Altra importante chiesa rupestre è quella della Madonna della Scala; insediamento altomedievale (molto prima dell'anno 1000) è situata a 3 km da Oria sulla via vecchia per Manduria sull'area di un antico casale rupestre del quale faceva parte l'eremo basiliano di Sant'Ustino (Sant'Agostino o San Giustino). La datazione anche qui è incerta ma alcuni elementi riconducono l'edificio sacro al XIII-XIV secolo. All'interno sono presenti affreschi dell'Apocalisse e il dipinto di fattura locale della Madonna della Scala.[24]

Chiesa di San Lorenzo[modifica | modifica sorgente]

L'aspetto attuale risale al XVII secolo ma esisteva una chiesetta di età precedente la cui intitolazione risultava alla Madonna delle Grazie. All'interno è conservata una tela raffigurante una Madonna con Bambino e l'effigie del santo romano Lorenzo martirizzato su di una graticola. Secondo la tradizione da qui il vescovo che doveva prendere "possesso" della diocesi oritana, partiva su un cavallo bianco per entrare nelle mura cittadine, non prima di essersi fermato nella cripta di san Barsanofio (dove sorge l'attuale chiesa di San Francesco di Paola). Annesso vi è un piccolo convento che ha ospitato anche un'esigua comunità monastica.

Architetture civili[modifica | modifica sorgente]

Il Sedile[modifica | modifica sorgente]

Il Sedile si trova in piazza Manfredi, edificato intorno al 1700 da Michele III Imperiali e dal sindaco Nicola Martini in stile barocco. Ha una pianta quadrata e sulla sommità porta le statue di san Carlo Borromeo e di san Barsanofio. Fu sede dei Decurioni e viene indicato anche come Seggio dei Nobili, sede del governo cittadino organizzato in piazze chiuse, dopo essere stato ridotto a caserma della polizia municipale, oggi è un punto di informazioni turistiche.

Palazzo Martini[modifica | modifica sorgente]

Palazzo Martini, situato nel cuore del centro storico di Oria, sullo spiazzo popolarmente denominato "sobbr'a Santa Croci", in riferimento all'antica presenza della Chiesa dedicata alla Santa Croce di Gerusalemme fatta edificare - di fronte all'attuale Palazzo Martini - dal potente abate gesuita oritano Nicola Carbone, confessore della Regina di Spagna nel 1770. Il palazzo è un classico esempio dell'architettura barocca del XVIII secolo. Nella parte alta dell'edificio è presente lo stemma della città, infatti ha ospitato il Comune fino al 1985. Oggi è utilizzato per mostre ed incontri ufficiali; inoltre attualmente ospita un museo di materiale archeologico.

Palazzo vescovile[modifica | modifica sorgente]

Il palazzo vescovile, sorge sull'antica acropoli messapica, a dimostrazione di ciò alcune testimonianze del XIX secolo riferiscono che qui, in un posto non meglio precisato era presente un mosaico che raffigurava un leone che aveva tra le fauci un serpente (elementi che ritroviamo nel successivo stemma della città dove il serpente esce da un castello, due leoni che poggiano sul castello e una cicogna che tenta di afferrare il castello); oggi il palazzo vescovile sorge accanto alla basilica cui è collegato da un passaggio interno. L'attuale palazzo fu costruito dall'arcivescovo di Oria Gian Carlo Bovio tra il 1564 e il 1570; al suo interno sono presenti elementi architettonici dell'antica acropoli messapica e dell'antica cattedrale che occupava la settecentesca basilica.

Di particolare interesse storico-artistico sono alcune colonne marmoree, una colonna di età classica e riscolpita nel Medioevo con una figura di arciere a cavallo, alcuni fregi e particolari architettonici dell'antica chiesa, due leoni scolpiti. Inoltre all'interno troviamo pregevoli soffitti affrescati attribuiti a Pellegrino Tibaldi della scuola di Raffaello.

Aree naturali[modifica | modifica sorgente]

Parco Montalbano[modifica | modifica sorgente]

Ai piedi del castello si sviluppa un parco ricco di numerose piante ed alberi, rimanenza della foresta che circondava l'intero territorio oritano. Nel Settecento divenne un vero e proprio parco; entrato a far parte del patrimonio della curia vescovile, dal 1982 è proprietà del comune di Oria.

Parco Oria-Lorch[modifica | modifica sorgente]

Creato sul colle sito tra le contrade Frascata e Sottoparabita (ora via Frascata e via Curtatone e Montanara) fu istituito per volere del consigliere provinciale Emanuele Pipino negli anni ottanta. Presenta varietà botaniche tipiche della macchia mediterranea.

Società[modifica | modifica sorgente]

Evoluzione demografica[modifica | modifica sorgente]

Abitanti censiti[25]

Religione[modifica | modifica sorgente]

La fede religiosa più diffusa a Oria è quella cristiana cattolica; inoltre la città è sede vescovile della Diocesi di Oria.

Il territorio oritano è suddiviso in quattro parrocchie: nel 1947 all'originaria parrocchia dedicata a Maria Santissima Assunta in Cielo presso la basilica cattedrale si sono aggiunte quelle di San Domenico e San Francesco d'Assisi. Nel 1976 è stata poi istituita la parrocchia San Francesco di Paola, trasferita dal 2009 nella nuova sede parrocchiale dedicata al patrono San Barsanofio.

In città sono inoltre presenti diverse case religiose: la Casa della Missione dei padri vincenziani, l'istituto "Boccone del Povero" delle suore serve dei poveri, l'istituto antoniano dei padri rogazionisti, l'istituto di san Benedetto e l'istituto del Parietone entrambi gestiti dalle figlie del divino zelo.

Tradizioni e folclore[modifica | modifica sorgente]

Leggende[modifica | modifica sorgente]

Numerose leggende sono nate intorno alla città di Oria, spesso legate a particolari luoghi o edifici, altre volte a personaggi celebri che sostarono nella città.

  • Le più antiche leggende della città sono narrate dalla letteratura giudaica e sono collegate ai sapienti ebrei di Oria: una narra del golem di Oria, un bambino ebreo resuscitato nel IX secolo,[26]. un'altra leggenda ebraica è relativa a due Se'Irim sconfitte da un sapiente ebreo di Oria. Entrambe sono narrate dal cronista Ahimaaz ben Paltiel[27].
  • Tra le più note leggende folkloristiche si ricorda la storiella di Oria fumosa. Tale leggenda narra che durante la costruzione delle mura cittadine o del castello secondo altre versioni, le mura crollavano continuamente, dunque si consultò l'oracolo che emise un "verdetto" tanto chiaro, quanto terribile, perché le mura non crollassero più serviva il sangue di un innocente; fu così rapita una fanciulla e sepolta o sacrificata sulle prime pietre delle mura, che così non crollarono più. Quando la madre della fanciulla sacrificata scoprì la morte della figlia imprecò contro Oria urlando: "Possa tu fumare Oria, come fuma il mio cuore disperato". In alcune sere ancora ai nostri giorni Oria è avvolta dalla nebbia, fenomeno da cui ha tratto ispirazione la leggenda.[28]. Nacque così la leggenda che ancora oggi gli anziani ricordano con una struggente nenia: "A Oria fumosa 'ccitera 'nna carosa, tant'era picciredda, ca si la mintera 'mposcia" (Ad Oria fumosa, uccisero una bambina così piccola che potevano metterla in una tasca). In una versione, tramandatasi nei canti popolari di Villa Castelli, la leggenda di Oria fumosa è collegata all'incendio di Oria e alla distruzione di Francavilla Fontana[29].

Stemmi dei Rioni[modifica | modifica sorgente]

San Basilio Stemma rione san basilio Castello Stemma rione castello Giudea Stemma rione giudea Lama Stemma rione lama

Cultura[modifica | modifica sorgente]

Biblioteche[modifica | modifica sorgente]

  • Biblioteca e Archivio Comunale "De Pace-Lombardi" - c/o Municipio, via Epitaffio nº1
  • Biblioteca e Archivio Diocesano "Alessandro M. Kalefati" - c/o Palazzo Vescovile, piazza Cattedrale nº9

Musei[modifica | modifica sorgente]

Museo dell'Olio e delle Tradizioni-Frantoio Ipogeo
  • Centro di Documentazione Messapica, presso Palazzo Martini;
  • Collezione "Martini Carissimo", presso il Castello Svevo;
  • Museo Archeologico "Francesco Milizia", presso Biblioteca Comunale;
  • Museo dell'Olio e delle Tradizioni-Frantoio Ipogeo con visita, degustazione, servizio audioguida.
  • Museo Didattico Zoologico, presso Giardino Zoologico (contrada San Cosimo alla Macchia);
  • Museo Diocesano, presso Palazzo Vescovile;
  • Museo Etnografico Salentino, presso Santuario di San Cosimo alla Macchia. È il più grande museo etnografico dell'Italia Meridionale, contenendo oltre cinquemila oggetti risalenti dal XVII al XX secolo[30].

Persone legate a Oria[modifica | modifica sorgente]

Eventi[modifica | modifica sorgente]

Scenni Crištu[modifica | modifica sorgente]

Plurisecolare rito quaresimale, unico nel suo genere, che vede la discesa - fra due ali di nutrita folla - del settecentesco simulacro di Cristo Morto dall'istituto di San Benedetto alla basilica cattedrale oritana a partire dal primo giovedì di marzo, fino al mercoledì santo, quando Cristo Morto scenderà assieme alle altre statue dei Misteri. Il numero dei giovedì è naturalmente vario, essendo strettamente collegato alla Pasqua che è una festa mobile.[31]

La Passione[modifica | modifica sorgente]

Organizzata dall'associazione Gruppo di promozione umana, si tiene ogni anno, fin dal 1995, la domenica delle Palme presso l'Istituto dei padri rogazionisti. Notevole la cura dei costumi e l'attinenza ai testi evangelici[32]

Torneo dei Rioni[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Torneo dei Rioni di Oria.
Il palio del 2006 portato in trionfo dai contradaioli del rione Giudea

Il Torneo dei Rioni si svolge ad Oria dal 1967, ed è tra le più importanti manifestazioni storico-medievali del Mezzogiorno. Il Bando del Torneo declamato dall'Araldo nella piazza principale del paese alla fine del corteo storico, venne inventato e strutturato nel 1967 dalla Pro-loco organizzatrice della manifestazione, in un primo momento per celebrare la fabbrica dello castello, successivamente venne aggiunta l'attesa da parte di Federico della promessa sposa Jolanda figlia del re di Gerusalemme Giovanni di Brienne (che avrebbe poi sposato a Brindisi nel mese di novembre del 1225).
Il Torneo coinvolge nella competizione i quattro rioni della città: Judea, Castello, S. Basilio e Lama.
La manifestazione si svolge il secondo fine settimana di agosto: il sabato vi è il Corteo Storico per le vie cittadine che conclude il giro nella piazza centrale del paese (piazza Manfredi), dove si celebra la presentazione del Palio; la domenica in un campo appositamente attrezzato, si svolgono le gare per l'assegnazione del Palio.
Per vincere il Palio gli atleti dei quattro rioni dovranno conquistare il maggior numero di punti durante cinque prove (ariete, botte, forziere, gara del ponte, velocità e destrezza), il cui ordine di svolgimento viene sorteggiato poco prima dell'inizio del Torneo.
Vi sono, inoltre, altre esibizioni che hanno funzione esclusivamente spettacolare come gli scontri cavallereschi.
Importante è la presenza dei quattro Gruppi Sbandieratori e Musici della Città di Oria:

Gruppo Sbandieratori e Musici "Rione Lama",
Gruppo Sbandieratori e Musici "San Domenico",
Gruppo Sbandieratori e Musici "I Federiciani",
Gruppo Sbandieratori e Musici "San Basilio".
L'evento viene spesso abbinato alla Lotteria Nazionale, e si fregia dell'Alto Patrocinio della Presidenza della Repubblica.[senza fonte]

Giornate di studio sull'Età Sveva[modifica | modifica sorgente]

Le Giornate di studio sull'Età Sveva costituiscono la principale iniziativa di studio e approfondimento dell'età sveva organizzate a Oria. Sono la naturale prosecuzione delle Giornate Federiciane' (I edizione 1968) e organizzate dalla Società di Storia Patria per la Puglia[33].

Premio Letterario "Il Pozzo e l'Arancio"[modifica | modifica sorgente]

Organizzato dal 2005 dall'omonima associazione culturale, è nato fra le mura della chiesa di San Francesco d'Assisi in Oria. Patrocinato dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali, vede tra i suoi concorrenti autori provenienti da tutta Italia e da molti Stati esteri.

Economia[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Economia della Puglia.
uva nera da vino

Le principali attività presenti ad Oria per il settore agricolo sono l'olivicoltura (anche biologica), con la produzione di olio d'oliva DOP, la viticoltura e la coltivazione di mandorli, gelsi e altri alberi da frutta.

Il settore industriale, oltre che per gli oleifici e gli stabilimenti vinicoli con impianti di imbottigliamento, si caratterizza per la presenza di aziende di produzione di materiali per l'edilizia, di ebanisteria, di erboristeria e di sartorie industriali.

Infrastrutture e trasporti[modifica | modifica sorgente]

Strade[modifica | modifica sorgente]

Il comune, non collegato direttamente alla linea autostradale, è raggiungibile dalla Strada Statale 7 Brindisi-Taranto uscita per Oria.

Ferrovie[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Stazione di Oria.

Oria possiede una stazione sulla ferrovia Potenza-Brindisi.

Amministrazione[modifica | modifica sorgente]

Gemellaggi[modifica | modifica sorgente]

Oria è gemellata con:

  • Germania Lorch
  • Polonia Miekinia
  • Italia Sarteano
  • Italia Novoli
  • Comuni del percorso Niliano (Grottaferrata (RM), Bisignano (CS), Bracigliano (SA), Oria (BR), Rofrano (SA), Rossano (CS), San Mauro La Bruca (SA))

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Dato Istat - Popolazione residente al 31 dicembre 2010.
  2. ^ Fonte Anagrafe Comunale
  3. ^ D.P.C.M. 1º ottobre 1951
  4. ^ Mario Del Prete, Le dune infrapleistoceniche di Oria, Università di Potenza.
  5. ^ G. Papatodero, Della fortuna di Oria città in provincia d'Otranto nel regno di Napoli, dal principio della sua fondazione fino ai tempi, ne' quali fu ai romani soggetta, Napoli, edizione f.lli Raimondi, 1775.
  6. ^ C. Colafemmina (a cura di),Ahimaaz ben Paltiel, Safer Yuhasin, Cassano Murge, 2001.
  7. ^ B. Ligorio, Uno Zidduq haDin di Amittai da Oria nel rito funebre degli ebrei romani, in «Yrie: quaderni di studi storici salentini», anno III 2012
  8. ^ I. Fasiori, La scuola poetica ebraica di Oria nel secolo IX: inni per lo shabbat di Amittai ben Shefatiah, prefazione di Cesare Colafemmina, Messaggi ed. Cassano 2012
  9. ^ P. Mancuso (a cura di), Shabbatai Donnolo, Safer Hackhmoni, Firenze 2009.
  10. ^ G. Lacerenza, gli ebrei, in Umberto Eco (a cura di), Il Medioevo. Barbari, cristiani, musulmani, Encyclomedia Publishers, Milano 2010, p. 251
  11. ^ B. Ligorio, Sapere e Denaro da Shabbatai Donnolo a Federico II, Taranto, 2010.
  12. ^ T. Wunstenfeld, Delle falsificazioni di alcuni documenti concernenti la storia d'Italia nel Medioevo in «Archivio Storico Italiano» X, Firenze 1859
  13. ^ C. Cantù, Di alcune falsificazioni storiche e del Signor Wustenfeld, in «Archivio Storico Italiano». XII, Firenze 1860
  14. ^ C. Teofilato, Sui falsi diplomatici di Monsignor Calefati vescovo di Oria, in «Archivio storico pugliese: organo della Società di storia patria per la Puglia», A. 5(1952), fasc. 1-4 ; pp. 337-344
  15. ^ G. D'Amico, La città di Oria nella Longobardia Inferiore, Oria, 1990.
  16. ^ B. Ligorio, Federico II Ebrei, castelli e ordini monastici in Puglia nella prima metà del XIII secolo, prefazione di S. Bernardi, Artebaria ed., Martina Franca 2011.
  17. ^ V. Basile, Gli Imperiale in terra d'Otranto: architettura e trasformazioni urbane a Manduria, Francavilla Fontana e Oria tra 16º e 18º secolo, Congedo ed., Galatina, 2008.
  18. ^ G. Corrado, Il terribile Ciclone del 21 settembre 1897, Oria 1904.
  19. ^ S. Bernardi (presentazione) in B. Ligorio, Sapere e Denaro da Shabbatai Donnolo a Federico II, Taranto, 2010, p. 9.
  20. ^ G. D'Amico, La comunità ebraica oritana e il suo Rione, Oria, 1994.
  21. ^ V. Basile, Gli Imperiale in terra d'Otranto: architettura e trasformazioni urbane a Manduria, Francavilla Fontana e Oria tra 16º e 18º secolo, Galatina, 2008.
  22. ^ Cattedrale di Oria: vent'anni da Basilica, Oria.Info, 19 febbraio 2012. URL consultato il 21 febbraio 2012.
  23. ^ P. M. Mazza, La chiesa della Madonna di Gallana nell'ager uritanus, in MemOria - anno VIII n. 1, gennaio 2013.
  24. ^ G. Mele - G. Delfino, Santa Maria di Gallana in agro di Oria: storia e architettura, Bari, 2005.
  25. ^ Statistiche I.Stat - ISTAT;  URL consultato in data 28-12-2012.
  26. ^ A. Benvenuto, L'Insolito a Oria, in Yrie: quaderni di studi storici salentini, III (2012)
  27. ^ B. Ligorio, Sapere e Denaro da Shabbatai Donnolo a Federico II, Taranto 2010, anche in: C. Colafemmina (a cura di), Ahimaaz ben Paltiel, Sefer Yuhasin, Cassano Murge 2001
  28. ^ A. Giannelli, Oria fumosa: leggenda drammatica in tre atti, Roma 1966
  29. ^ M. Salvi, G. Caramia V. Nigro, La pizzica nascosta, Kurumuny 2008
  30. ^ AA.VV. "Museo Etnografico Salentino: 1600-1900", opuscolo illustrativo.
  31. ^ Tradizioni Popolari: ad Oria “Scenni Crištu”, Oria.Info, 3 marzo 2010. URL consultato il 4 febbraio 2012.
  32. ^ L. Neglia, "La Passione di Cristo in Oria: dalle origini ai giorni nostri, dal teatro alla strada", Oria 2011.
  33. ^ Atti delle Giornate federiciane: Oria, Castello Svevo, 13-14 giugno 1968, La Tipografica, Manduria 1971

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • C. Colafemmina, Nozze nella Oria ebraica del IX secolo, Oria 1988.
  • M. Delli Santi - A. Di Summa, Guida di Oria, Lecce 2001.
  • B. Ligorio, Sapere e Denaro, da Shabbatai Donnolo a Federico II, presentazione di S. Bernardi, Taranto 2010.
  • P. Mancuso (a cura di), Shabbatai Donnolo, Safer Hackhmoni, Firenze 2009.
  • L. Neglia, Βαρσανούφιος Gazensis: Prima splendor dell'Asia e poi di Oria, Oria, 2007.
  • B. P. Marsella, Ricordi Storici di Oria Messapica.
  • P. M. Mazza, Oria: arte, storia, cultura e tradizione, Oria 2002.
  • P. Spina, Oria. Strade vecchie, nomi nuovi. Strade nuove, nomi vecchi, Ricerche di toponomastica urbana dal XVI secolo ai giorni nostri, Oria 2004.
  • C. Teofilato, Sui falsi diplomatici di Monsignor Calefati vescovo di Oria, in: Archivio Storico Pugliese, a.5 1952.

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