Jacopo Caldora
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Jacopo Caldora o Giacomo Caldora (Castel del Giudice, 1369 – Colle Sannita, 1439) è stato un condottiero e connestabile italiano. Il suo motto fu il seguente: Coelum coeli Domino, terram autem dedit filiis hominum con cui voleva significare che la terra è di chi solamente ha la forza necessaria per annetterla ai propri domini.
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Biografia [modifica]
Nato da una famiglia di importanti feudatari, iniziò la carriera militare sotto Braccio da Montone. Chiamato alla corte napoletana dalla regina Giovanna II d'Angiò, divenne uno dei favoriti del potente ministro Sergianni Caracciolo. Nel 1422 i feudi di Giacomo Caldora e del figlio Antonio si arricchirono del marchesato di Vasto, ma successivamente nel 1442 ne furono spogliati a causa della loro sconfitta da parte di Alfonso I d'Aragona.
Nella guerra dovuta alla successione di Giovanna II d'Angiò fece vari voltafaccia. Dapprima fu dalla parte di Giovanna II contro Braccio da Montone. In questo periodo Giovanna II lo nominò Gran Connestabile, carica che gli fruttava 8000 ducati al mese. Giovanna II, adottando come figlio e successore Luigi III a discapito di Alfonso d'Aragona, fece schierare Jacopo dalla parte di Alfonso. Dopo vari assedi contro Braccio da Montone, Jacopo abbandonò Alfonso per seguire di nuovo Giovanna II.
La truppe di Jacopo erano costituite da Francesco Sforza, Luigi Sanseverino, Ludovico Colonna e da altri capitani di ventura. Le truppe di Braccio da Montone erano costituite da Niccolò Piccinino, Giovan Paolo Orsini, Malatesta Baglioni, Gattamelata, Brandolino da Bagnacavallo ed altri. Nel 1424, durante la battaglia dell'Aquila, durata più di un anno, Jacopo riuscì ad avere la meglio. Braccio da Montone fu ferito a morte, tanto che giorni dopo morì, mentre il Piccinini ed il Gattamelata furono presi prigionieri.
Alla morte di Giovanna II, Jacopo insieme a Renato assediarono tutto l'Abruzzo assoggettandolo, fino all'assedio di Sulmona che costrinse Alfonso d'Aragona che aveva preso possesso del trono grazie all'intenzione del Papa di abbandonare l'Abruzzo. La potenza crescente di Jacopo fu vista come una minaccia per il sovrano.
Nel 1431 fu inviato a Colonna nel Lazio, paese che aveva ricevuto una scomunica, ma fu corrotto dagli abitanti e rimase così inattivo.
Quando morì Sergianni Caracciolo, protettore di Jacopo, ritornò nella sua terra. Successivamente, nell'assedio di Colle Sannita, Jacopo morì in un'imboscata. Le truppe passarono, così, sotto il controllo del figlio Antonio.
Bibliografia [modifica]
- Claudio Rendina, I capitani di ventura, Newton Compton, Roma 1994.
- Filippo Maria Pagano, Istoria del regno di Napoli, Volume 2, Palermo, Tipografia Spampinato, 1835.
Voci correlate [modifica]
Collegamenti esterni [modifica]
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