Temesa
Temesa (in latino Tempsa) fu una città della Magna Grecia, poi colonia romana, collocata sulla costa tirrenica. Altrettante autorità storiche come Tommaso Bartoli e La Bonia la collocano invece sulla fascia Ionica, precisamente nell'odierna cittadina di Longobucco famosa per le sue miniere di Argento, Rame e Galena. Temesa è citata da Licofrone (Alessandra, vv. 1067-1069), da Strabone (Geographia, VI,1,5) e da Plinio (Storia Naturale, III 71-74).
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[modifica] La Temesa omerica
Alcuni studiosi locali identificano Temesa magnogreca con la città citata da Omero (Odissea, I, vv.180-184). Non solo non esiste alcuna prova di ciò ma trattandosi di una città <ricca di rame> è molto probabile che il riferimento del poeta sia alla Temesa di Cipro (il luogo del rame per antonomasia), la Tamasso in epoca storica. Non esistono infatti giacimenti di rame nel comprensorio della Temesa calabrese[1]. È evidentemente un caso di omonimia, comune alle colonie greche, utilizzato da storici e archeologi locali che, per nobilitare i propri luoghi d'origine o il proprio lavoro, riprendono una tradizione di mitizzazione ecistico-fondativa tipica del passato classico.
[modifica] Storia
Secondo Strabone, Temesa venne abitata prima dagli Ausoni e poi dagli Etoli di Toante, mentre Solino ne attribuisce la fondazione agli Ioni. Strabone, che parla anche dell'esistenza di un heroon di Polite, uno dei compagni di Ulisse, la colloca in Calabria poco più a nord di Terina[2]. Fu probabilmente colonia, in epoche successive, di Sibari (VI secolo a.C.), di Crotone e di Locri Epizefiri. A questo periodo si riferisce la monetazione in argento che riporta il tripode delfico sul recto e l'elmo corinzio con legenda TEM sul retro.
Nel IV e III secolo a.C. Temesa fu dominata da altre popolazioni, tra cui i Bretti e sopravvisse con il nome di Noukria. Annibale distrusse la vicina Terina nel 203 a.C. circa e lasciò intatta Temesa, che successivamente nel 194 a.C. divenne colonia romana col nome di Tempsa.
Nell'VIII secolo sarebbe stata ancora sede di diocesi. Al tempo dei Saraceni la vecchia Temesa venne abbandonata e i suoi abitanti si sarebbe spostati nella cittadina che stava sorgendo leggermente più a nord e che prese il nome di Amantea.
La Tabula Peuntingeriana segna questa località (Temsa) a 14 miglia romane a nord del fiume Tanno, identificato con il : ma il sito, a suo tempo da taluni proposto, di Piano della Tirrena (un'alta collina pianeggiante prospiciente il mare alla confluenza del Savuto con il torrente Grande nel comune di Nocera Terinese), alla luce delle nuovissime risultanze non appare convincente. Il sito potrebbe infatti trovarsi tra Campora San Giovanni e Serra d'Aiello; sia nel primo che nel secondo paese, durante scavi negli anni 2005-2007 sono state rinvenute delle necropoli e la sede di un antico heroon (tempio), il cui rinvenimento nella località Imbelli, sede di numerosi altri rinvenimenti archeologici, è stato presentato durante un recente convegno tenutosi a Campora San Giovanni (estate 2007): ciò costituisce una forte spinta a ritenere proprio questo il territorio della antica Temesa insieme alla collina, Cozzo Piano Grande, che sorge a monte della citata località Imbelli lungo una strada secondaria che congiunge Campora a Serra d'Aiello.
[modifica] Il demone di Temesa
Narra Pausania che Ulisse, dopo la presa di Troia, vagabondando per le città dell'Italia meridionale, approdò a Temesa: qui un suo compagno ubriaco, Polite, violentò una giovane vergine del posto. Gli abitanti inferociti lo lapidarono e Ulisse se ne andò proseguendo il viaggio. Il demone dell'uomo lapidato cominciò, per vendetta, ad uccidere gli abitanti del villaggio che, su consiglio della Pizia, gli costruirono un recinto sacro ed un santuario (heroon) dove, ogni anno, portavano in sacrificio la vergine più bella del paese per placare la sua furia. Ciò accadde finché Eutimo, pugilatore di Locri, vincitore per ben tre volte ad Olimpia, non passò da quelle parti e decise di mettere fine a questo doloroso tributo: sfidò il demone, che aveva preso il nome di Alibante, lo batté e lo sprofondò per sempre nel mare.
Pausania aggiunge nel suo racconto di aver udito la vicenda da un mercante e di aver visto un quadro, copia di uno più antico, in cui erano raffigurati Eutimo e il demone, terribilmente nero e tremendo in tutto il suo aspetto, rivestito di una pelle di lupo.
La circostanza narrata testimonierebbe uno stato di soggezione degli abitanti di Temesa, risolta dall’intervento di Locri (probabilmente nel 472 a.C., come si può evincere dal confronto con il fr. 98 degli Aitia di Callimaco); la storia integra reminiscenze mitiche e religiose: il tipo di condanna cui viene sottoposto Polite, lapidato da vivo e precipitato in mare, poi, come demone, presenta decise analogie con i riti di esecuzione dei Pharmakoi.
[modifica] Note
- ^ M. Guarascio, La documentazione geologica, in Temesa e il suo territorio pp. 125-142
- ^ Quando Strabone afferma che Temesa era situata nelle immediate vicinanze di alcune miniere di rame, già alla sua epoca (I secolo a.C.) dismesse, è certamente influenzato dal passo omerico.
[modifica] Bibliografia
- Temesa e il suo territorio, atti del colloquio di Perugia e Trevi 1981, a cura di Gianfranco Maddoli, Istituto per l'archeologia della Magna Grecia di Taranto, Assisi 1982.
- Monica Visintin, La vergine e l'eroe. Temesa e la leggenda di Euthymos di Locri, Edipuglia, Bari 1992.
- O. Davies,The Copper Mines of Cyprus, The Annual of the British School at Athens Vol. 30, (1928/1929 - 1929/1930), pp. 74-85
[modifica] Collegamenti esterni
- en:Tamassos - Voce wiki in inglese della città cipriota di Temesa.