Krimisa

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Krimisa (Crimisa o Crimissa) era una piccola città antica della Magna Grecia risalente probabilmente al VII secolo a.C., situata in Calabria nell'area di Punta Alice. Abitata da gente indigena mista a Greci, essa "... non rappresentò mai una parte significante nelle vicende politiche della regione" (Paolo Orsi).

Origine e mito[modifica | modifica sorgente]

Secondo alcuni racconti mitici, non sempre univoci e coerenti, narrati da Strabone, Apollodoro, Licofrone, Pseudo Aristotele, l'eroe greco Filottete, reduce dalla guerra di Troia (che figura nel II canto dell'Iliade), era giunto in questi luoghi esule da Melibea, con dei Rodii guidati da Tlepolemo.

Nella zona tra Sibari e Crotone colonizzò il promontorio di Crimissa e vi fondò la città cui diede lo stesso nome. Topograficamente Krimisa si trovava in una posizione più bassa rispetto a Chone, città dei Choni, oggi Cirò.

Filottete avrebbe fondato anche le città di Petelia (Strongoli) e di Macalla. Inoltre aveva dedicato un santuario ad Apollo Aleo, dove avrebbe deposto l'arco e le frecce ricevute in dono da Eracle. Successivamente, accorso in aiuto dei suoi amici Rodii, sarebbe morto combattendo contro barbari indigeni. Sulla sua tomba eretta presso il fiume Sibari, sarebbe stato successivamente edificato un tempio dove egli veniva onorato con dei sacrifici.

Dati storici[modifica | modifica sorgente]

Il sito risale - dai dati archeologici rilevati - al VII secolo a.C.
In età classica Krimisa era profondamente ellenizzata e lo restò fino in epoca romana.

Area storica[modifica | modifica sorgente]

Anche se l'identificazione non la si può ancora dare per certa, gli studiosi sono più propensi a credere che la città sorgesse a Punta Alice, nei pressi dell'attuale Cirò Marina.

Resti archeologici[modifica | modifica sorgente]

Nell'area dove si presume si trovasse l'antica città di Krimisa operò per diverso tempo il celebre archeologo italiano Paolo Orsi, che vi fece diversi ritrovamenti nel corso degli scavi eseguiti fra il 1924 e il 1929.
Seppure scarsi, i resti e i rinvenimenti riconducono inequivocabilmente a quelli del santuario dedicato ad Apollo Aleo. Dell'edificio del tempio, che era in stile dorico, è documentata:

Ritrovamenti archeologici e Musei[modifica | modifica sorgente]

Nel Museo Civico Archeologico di Cirò Marina situato nell'ottocentesco Palazzo Porti e nel Castello Sabatini, sono esposti diversi reperti rinvenuti nell'area del santuario di Apollo Aleo: un capitello, elementi architettonici, una maschera di terracotta, un piedistallo, frammenti di una statua in bronzo, frammenti di una parrucca in bronzo, monete di bronzo, statuine, ecc.

Nel Museo Archeologico Nazionale di Crotone vi è una sezione dove sono esposti i ritrovamenti dell santuario di Apollo Aleo a Cirò Punta Alice: alcuni capitelli dorici del tempio, un'antefissa a disco con Gorgone proveniente dall'acroterio, delle terrecotte votive; una matrice di antefissa, e frammenti di statuetta arcaica di un giovinetto in pietra calcarea. Non mancano didascalie che illustrano il sito e foto del famoso acrolito.

Nel Museo Nazionale della Magna Grecia invece sono conservati i materiali più preziosi:

  • la stupenda testa, le mani e i piedi in marmo di una statua raffigurante Apollo: si tratta di un acrolito (cioè di una statua della quale sono realizzati in marmo solo la testa e gli arti, mentre il corpo era in legno o semplicemente un'impalcatura poi rivestita di tutto punto); la testa, che mostra influssi fidiaci, è realizzata in marmo bianco e presenta dei fori intorno alla fronte che mantenevano originariamente una parrucca in bronzo o una corona metallica. È datata al 440 a.C.
  • un piccolo Apollo in oro [dato da verificare!].

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Paolo Orsi, Templum Apollinis Alaei ad Crimisa promontorium, Roma, 1933
  • Antonino Terminelli, Krimisa, Cirò Marina, 1971
  • Mario Napoli, Civiltà della Magna Grecia, Roma, 1978
  • Emanuele Greco, Magna Grecia, Bari, 1980

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]