Thurii

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Thurii (anche Turii o Turi; in greco Θούριοι, Thurioi, in latino Thurium) fu una città della Magna Grecia, situata nelle vicinanze dell'antica Sybaris, odierna Sibari in Calabria, ovvero, più probabilmente, pressoché sullo stesso sito, sulla costa occidentale del Golfo di Taranto. Thurii sorse come colonia panellenica (ovvero formata da greci di tutte le provenienze) ma fu di fatto l'unica fondazione realizzata da Atene nel Mediterraneo occidentale.

La sua fondazione fu voluta da Pericle nel 444/443 a.C.[1] Lo statista ateniese offrì allo storico Erodoto, vicino al circolo culturale gravitante attorno alla sua figura, un ruolo nella fondazione della colonia. Il tragediografo Sofocle, in stretta amicizia con lo storico, gli dedicò un epigramma all'atto del suo trasferimento a Thurii. Erodoto si stabilì per diverso tempo nella colonia, ne assunse la cittadinanza della quale andò sempre fierissimo ed i suoi legami con essa furono tanto stretti che in alcuni codici fu detto "di Turi". Il rapido deteriorarsi dei rapporti tra Thurii ed Atene rende poco credibile un'antica notizia secondo cui Erodoto, che abbiamo detto legatissimo all'ambiente di Pericle, sarebbe morto in quella colonia della Magna Grecia, nella cui agorà avrebbe avuto sepoltura.

Storia[modifica | modifica sorgente]

La costituzione cittadina era basata su quella di Caronda[1]. Colonia di Sibari, Turi anelava fortemente la Sibaritide. Così si scontrò con i tarantini nel 433-32 e, siglato un accordo, quest'ultimi vinsero la città conquistando la zona voluta dai turioti.[1] Dopo la disfatta contro Taranto, la città cercò di espandersi verso il Tirreno, e anche qui venne a scontrarsi con la città di Terina e con i Lucani[1]. All'inizio del IV sec. faceva parte della Lega italiota assieme ad altre città per combattere la pressione fatta dai Lucani. Per tutto il secolo riuscì a resistere alle incursioni, fino a quando nel 282 a.C., vista l'impossibilità di fermare gli stessi Lucani, chiese a Roma un presidio nella città.[1]. Nel 194 a.C. divenne colonia latina col nome di Copia e divenne municipium.[1].

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ a b c d e f Sibari nell’Enciclopedia Treccani

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • R. Pappritz, Thurii, Berlino 1891
  • H. Nissen, Ital. Landeskunde, Berlino 1902, p. 920
  • Not. scavi, 1879, pp. 81 segg., 136; 1880, p. 152 segg.; 1888, passim.
  • G. Caudicano, La necropoli di Sibari, Milano 1879
  • F. Galli, Per la Sibaritide, Acireale 1907
  • E. Ciaceri, Storia della Magna Grecia, II, Milano 1927, p. 330
  • G. Giannelli, La Magna Grecia da Pitagora a Pirro, Milano 1928
  • U. Kahrstedt, Die Lage von Sybaris, in Nachrichten von der Gesellschaft d. Wissenschaften zu Göttingen (Phil. hist. Klasse), 1931, p. 279
  • Studi topografici sull'antica Sibari, in Memorie della R. Accad. di Archeol., lettere e belle arti di Napoli, XII 1931-32, p. 10 segg., con la recens. di U. Zanotti-Bianco, in Archivio storico per la Calabria e la Lucania, II (1932);
  • H. Philipp, in Pauly-Wissowa, Real-Encycl., VI A, col. 646 segg.

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]