Argos Hippium

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Argos Hippium
Civiltà Grecia antica
Utilizzo città
Localizzazione
Stato Italia Italia
Comune Foggia

Arpi (anche chiamata Argyrippa o Argos Hippium, derivante dal greco Aργύριπποι, Άργος Ίπποι) era una città della antica Apulia, di cui restano scarse vestigia e il nome della masseria Arpi, sulla destra del torrente Celone, a otto chilometri a nord-est di Foggia. La sua importanza e grandezza era dimostrata ancora al tempo di Strabone dall'ampiezza delle sue mura, per cui la città appariva, come a Canosa, una delle maggiori degli Italioti.

« Come il chicco del frumento occorre che cada e marcisca tra i solchi dei campi per dare a suo tempo una pingue spiga, e come la pianticella ha bisogno di trapianto per svilupparsi e stendere i suoi rami, così fu di Arpi, ché dalle sue rovine nacque Foggia, per cui questa "Nuova Arpi" ha ben ereditata la gloria della antica città madre. »
(Sac. Michele di Gioia, da: "Maria S.S. dei Sette Veli" - 1964)

Etimologia[modifica | modifica wikitesto]

Il nome di Arpi risulta composto da Argos in memoria della patria lontana e con l’aggiunta di Hippium per qualificare l’eccellenza del luogo adatto per l’allevamento dei cavalli, tale nome divenne poi Argirippa ed infine Arpi dal greco "arpe" che vuol dire falce. Il nome Arpi , inoltre , potrebbe anche derivare da "arpane", come venivano chiamati gli armenti dei buoi allevati nella zona . Tale versione potrebbe essere la più probabile in quanto Arpi, presumibilmente ha avuto per stemmi il delfino, il cavallo, il cinghiale e il bue.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Assedio di Arpi.

Dopo la schiacciante vittoria a Canne (216 a.C.),[1] Annibale raggiunse i primi importanti risultati politico-strategici. Alcuni centri cominciarono a abbandonare i Romani,[2] come Campani, Atellani, Calatini, parte dell'Apulia, i Sanniti (ad esclusione dei Pentri), tutti i Bruzi, i Lucani, gli Uzentini e quasi tutto il litorale greco, i Tarentini, quelli di Metaponto, di Crotone, di Locri[3] e tutti i Galli cisalpini,[4] e poi Compsa, insieme agli Irpini.[5] Non si arrese invece Neapolis, rimasta fedele a Roma.[6]

Negli anni successivi Annibale si recò più volte in Apulia. Nel 215 a.C., dopo essere stato sconfitto a Nola,[7] pose gli accampamenti invernali proprio nei pressi di Argos Hippium.[8] Il console Quinto Fabio Massimo Verrucoso ordinò allora al console più giovane, Tiberio Sempronio Gracco, di condurre le sue legioni da Cuma a Lucera in Apulia, ed inviò il pretore Marco Valerio Levino a Brundisium con l'esercito che aveva con sé in precedenza a Lucera, incaricandolo di difendere le coste dell'agro salentino e sorvegliare i movimenti di Filippo V di Macedonia in vista di una possibile guerra con la Macedonia.[9]

L'anno seguente (214 a.C.), Annibale partì da Argos Hippium per tornare in Campania, seguito da Tiberio Gracco, che mosse la sua armata da Luceria a Beneventum; intanto al il figlio di Fabio Massimo, il pretore Quinto Fabio, venne ordinato di partire per l'Apulia e sostituirvi Gracco.[10] Annibale dopo aver passato l'inverno ad Arpi ritornò sul monte Tifata nel territorio di Capua.[11]

Nel 194 a.C. Roma fece aspra vendetta sulle antiche città che le furono infedeli. Tra queste, vi fu Arpi alla quale fu tolta la libertà, furono abbattute le mura, furono negati l'approdo marittimo a Siponto, le monete proprie e ogni altro diritto: divenne quindi un'umile colonia romana.

Posta, come poi Foggia, nel cuore del Tavoliere delle Puglie, vi ebbe preponderante importanza

La sua alleanza con Roma contro i Sanniti determinò l'esito della lotta tra Oschi e Latini nel primato d'Italia.[senza fonte]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Polibio, III, 116, 9.
  2. ^ EutropioBreviarium ab Urbe condita, III, 11.
  3. ^ Livio, XXIV, 1-3.
  4. ^ Livio, XXII, 61.11-12.
  5. ^ Livio, XXIII, 1.1-3.
  6. ^ Livio, XXIII, 1.5-10.
  7. ^ Livio, XXIII, 44-45.
  8. ^ Livio, XXIII, 46.8; XXIV, 3.16-17.
  9. ^ Livio, XXIII, 48.3; XXIV, 3.16-17.
  10. ^ Livio, XXIV, 12.5-8.
  11. ^ Livio, XXIV, 12.1-3.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Fonti antiche
Fonti storiografiche moderne