Basilica del Santo Sepolcro
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La basilica del Santo Sepolcro, (in arabo: كنيسة القيامة, Kanīsat al-Qiyāma, ossia "Chiesa della Resurrezione"; in ebraico כנסיית הקבר - Cnesiat HaChever, ovvero Chiesa della Tomba), chiamata anche la chiesa della Resurrezione (Anastasis in greco e Surp Harutyun in armeno) dai cristiani di rito ortodosso, è una chiesa cristiana di Gerusalemme, costruita sul luogo che la tradizione indica come quello della crocifissione, unzione, sepoltura e resurrezione di Gesù.
Essa si trova oggi all'interno delle mura della città vecchia di Gerusalemme, al termine della Via Dolorosa, e ingloba sia quella che è ritenuta la collina del Golgota, luogo della crocefissione, sia il sepolcro scavato nella roccia, dove il Nuovo Testamento narra che Gesù fu sepolto.
La chiesa del Santo Sepolcro è una delle mete principali e irrinunciabili dei pellegrinaggi che visitano la Terra Santa, insieme alla Basilica dell'Annunciazione di Nazaret e alla Basilica della Natività di Betlemme. Il flusso dei pellegrinaggi è documentato a partire dal IV secolo.
Oggi è la sede del Patriarca ortodosso di Gerusalemme, il quale, al centro della chiesa[1], vi ha il proprio Katholikon, ossia la propria cattedrale, e la propria cattedra.[2][3][4][5][6][7] Nel 1847 papa Pio IX ristabilì a Gerusalemme il patriarcato di Gerusalemme dei Latini ed eresse la basilica del Santo Sepolcro a cattedrale patriarcale; tuttavia il Patriarca cattolico non ha libertà di celebrare se non negli spazi e nei tempi assegnati nel 1852 dallo Statu Quo alla comunità francescana della Custodia di Terra Santa e secondo gli accordi con la stessa. Il Patriarca latino risiede in una sede presso la concattedrale del Santissimo Nome di Gesù, chiesa principale della diocesi e chiesa madre, dove egli ha la propria cattedra e celebra normalmente.[8]
Secondo la tradizione ortodossa, ogni anno, a mezzogiorno, durante la celebrazione del Sabato Santo della Pasqua ortodossa, vi si ripete il miracolo del Fuoco Santo.[9]
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[modifica] Storia
Il luogo del Santo sepolcro, originariamente la tomba vuota di Gesù, fu sempre oggetto di venerazione da parte dei cristiani.
Nel 135 l'esercito romano represse la lunga rivolta di Bar Kokhba (132–135). Per punire gli ebrei, l'imperatore Adriano ordinò la distruzione di Gerusalemme, facendo radere al suolo anche i luoghi più sacri per gli ebrei. Gerusalemme fu ricostruita come Aelia Capitolina, mentre sui luoghi sacri vennero eretti templi pagani. Uno solo di questi fu costruito fuori dalle mura della città, in mezzo a un cimitero, un luogo dove mai un ebreo si sarebbe recato a pregare. Il luogo non poteva che essere, dunque, il luogo della tomba vuota venerata dai cristiani.
Eusebio di Cesarea, nella sua Vita di Costantino[10] descrive come il sito fu ricoperto di terra e vi venne edificato sopra un Tempio dedicato a Venere. Ma il sito venne riscoperto nel IV secolo.
Nel IV secolo l'imperatore Costantino I ordinò che il luogo sacro venisse riportato alla luce (325-326) e incaricò San Macario, vescovo di Gerusalemme, di costruire una chiesa su quel luogo. Venne costruita così la prima Basilica costantiniana.
Socrate Scolastico (nato nel 380), nella sua Storia Ecclesiastica dà una descrizione completa della scoperta (che venne ripresa in seguito da Sozomeno e da Teodoreto) che enfatizza il ruolo giocato negli scavi e nella costruzione dalla madre di Costantino I, Elena, alla quale è attribuita anche la riscoperta della Vera croce.
La chiesa di Costantino fu costruita attorno alla collina della crocifissione, ed era in realtà composta da tre chiese collegate, costruite sopra tre differenti luoghi santi: una grande basilica (il martyrium visitato dalla Pellegrina cristiana Egeria negli anni 380), un atrio chiuso colonnato (il triportico) costruito attorno alla tradizionale roccia del Calvario, e una rotonda, chiamata anastasis ("resurrezione"), che conteneva i resti della grotta che Elena e Macario avevano identificato come luogo di sepoltura di Gesù. L'anastasis e il martyrium vennero inaugurati il 14 settembre del 335, in occasione della festa dell'Esaltazione della Croce[11]. La roccia circostante venne scavata e la tomba venne incapsulata in una struttura chiamata edicola (in latino aediculum, piccolo edificio) o kouvoulkion (in greco, sacrario) al centro della rotonda. La cupola della rotonda venne completata per la fine del IV secolo, sostituendo un deambulatorio che anticamente girava attorno al Sepolcro.
Questo edificio venne danneggiato dal fuoco nel 614 quando i persiani di Cosroe II invasero Gerusalemme e catturarono la Croce. Nel 630, l'imperatore Eraclio marciò trionfalmente in Gerusalemme e riportò la vera Croce nella ricostruita chiesa del Santo Sepolcro. Sotto i musulmani il luogo rimase una chiesa cristiana. I primi governanti musulmani protessero i luoghi cristiani della città, proibendone la distruzione e l'uso come abitazione, ma dopo una rivolta nel 966, quando le porte e i tetti vennero bruciati, l'edificio originale venne distrutto completamente, il 18 ottobre 1009, dal "pazzo" califfo fatimide al-Hakim bi-Amr Allah, che sradicò la chiesa fino alle fondamenta. L'edicola, i muri orientale e occidentale e il tetto della tomba scavata nella roccia in essa racchiusa vennero distrutti o danneggiati (i resoconti dell'epoca sono discordanti), ma i muri nord e sud vennero probabilmente protetti da ulteriori danni dalle macerie.
Ad ogni modo una serie di piccole cappelle venne eretta sul sito da Costantino IX di Bisanzio nel 1048, in base a rigide condizioni imposte dal califfato. I siti ricostruiti vennero presi dai cavalieri della prima crociata il 15 luglio 1099. La prima crociata venne raffigurata come un pellegrinaggio armato, e nessun crociato poteva considerare completo il viaggio senza aver pregato come un pellegrino sul Santo Sepolcro. Il capo dei crociati, Goffredo di Buglione, che divenne il primo monarca crociato di Gerusalemme, decise che non avrebbe usato il titolo di "re", e si dichiarò Advocatus Sancti Sepulchri, "Protettore (o Difensore) del Santo Sepolcro". Il cronista Guglielmo di Tiro, riporta della ricostruzione a metà del XII secolo, quando i crociati iniziarono a rinnovare la chiesa in stile romanico e aggiunsero un campanile. Questi rinnovamenti unificarono i luoghi santi e vennero completati durante il regno della regina Melisenda, nel 1149. La chiesa divenne sede dei primi patriarchi latini e fu anche sede dello scriptorium del regno. La chiesa, assieme al resto della città, fu presa da Saladino nel 1187, anche se il trattato firmato dopo la terza crociata permetteva ai pellegrini cristiani di visitare il sito. L'imperatore Federico II riconquistò la città e la chiesa con un trattato del XIII secolo, quando egli stesso era stato scomunicato dalla chiesa, con il curioso risultato che la chiesa più sacra della Cristianità si trovò sotto interdetto. Sia la città che la chiesa vennero conquistate e pesantemente saccheggiate dall'impero corasmio (Khwarezmshah) nel 1244.
La chiesa fu di ispirazione per altre chiese in Europa, spesso a pianta circolare. Costruzioni ispirate al Santo Sepolcro furono, tra le altre, il Battistero di Pisa o la chiesa di Santa Gerusalemme a Bologna.
I frati francescani la rinnovarono ulteriormente nel 1555, essendo stata trascurata nonostante un sempre maggior numero di pellegrini. Un nuovo incendio danneggiò gravemente la struttura nel 1808, provocando il crollo della cupola della rotonda e la distruzione delle decorazioni esterne dell'edicola. L'esterno della rotonda e dell'edicola vennero ricostruiti nel 1809–1810 dall'architetto Komminos di Mitilene, nello stile barocco turco dell'epoca. Il fuoco non raggiunse l'interno dell'edicola, e le decorazioni in marmo della tomba risalgono principalmente al restauro del 1555. La cupola attuale risale al 1870. Un grande restauro moderno ebbe inizio nel 1959, compreso il restauro della cupola nel 1994–1997. Il rivestimento in marmo rosso applicato all'edicola da Komminos si è molto deteriorato e si sta staccando dalla struttura sottostante. Dal 1947 viene tenuto in posizione da un'impalcatura in travi di ferro installata dal mandato britannico. Non si è ancora concordato un piano per il suo restauro.
Nel 1840, dozzine di pellegrini vennero calpestati a morte a causa di un incendio. Il 20 giugno 1999, tutte le denominazioni cristiane che dividono il controllo della chiesa concordarono sulla decisione di installare una nuova uscita per la chiesa. Non si ha notizia che questa porta sia stata completata.
[modifica] Dal 1852: lo «Statu quo»
Diverse giurisdizioni ecclesiastiche cooperano, spesso con difficoltà, nell'amministrazione e manutenzione della chiesa e del terreno su cui sorge, in base a un decreto ottomano del 1852 (conosciuto in Occidente come Statu Quo) emanato per porre fine ai violenti dissidi soprattutto tra la Chiesa ortodossa greca e la Chiesa apostolica romana, rappresentata dalla Custodia di Terra Santa dell'ordine francescano. Il decreto, tuttora in vigore, ripristinava la situazione risalente al 1767, tenendo conto degli ulteriori diritti acquisiti anche da altre comunità cristiane, quali la Chiesa apostolica armena, la Chiesa ortodossa copta e la Chiesa ortodossa siriaca. Esso assegna la Basilica quasi interamente ai greci ortodossi, il cui Patriarca vi ha infatti la cattedra ed il katholikon, regolando altresì tempi e luoghi di adorazione e celebrazione per ogni chiesa.[12] Dal XII secolo, le famiglie palestinesi musulmane Nusayba e Ghudayya, incaricate da Saladino in quanto neutrali, sono custodi della chiave dell'unico portone di ingresso, sul quale nessuna chiesa ha diritto.
[modifica] Sistemazione moderna della chiesa
L'ingresso alla chiesa avviene tramite una singola porta nel transetto sud. La chiave dell'ingresso viene custodita, per mantenere la pace tra le varie fazioni cristiane, dalla famiglia musulmana Nusayba, che ne mantiene la custodia fin da 1192, quando le fu affidata dal Saladino. Dopo periodi di tensione tra la famiglia Nusayba e le autorità ottomane, nel XVIII secolo, queste ultime nominarono la famiglia Joudeh per aiutare i Nusayba nel loro compito. Oggi la famiglia Jude assiste ancora i Nusayba, portando la chiave della chiesa a un membro della famiglia Nusayba, che apre e chiude la porta giornalmente.
Appena oltre l'ingresso si trova la Pietra dell'Unzione, che è ritenuta il luogo dove il corpo di Gesù venne preparato per la sepoltura. A sinistra (a ovest), si trova la Rotonda dell'Anastasi, sotto la più grande delle due cupole della chiesa, al centro della quale è posta l'edicola del Santo Sepolcro. In base a un decreto ottomano del 1852 (conosciuto in Occidente come «Statu Quo») le Chiese ortodossa, cattolica e armena hanno diritto di accesso all'interno della tomba, e tutte e tre le comunità vi celebrano quotidianamente la Messa. Viene usata inoltre per altre cerimonie in occasioni speciali, come la cerimonia del "Fuoco santo" che si tiene nel sabato santo, celebrata dal Patriarca greco-ortodosso di Gerusalemme. Dietro la rotonda, all'interno di una cappella costruita con una struttura in ferro su una base semicircolare in pietra, si trova l'altare usato dalla Chiesa ortodossa copta. Oltre a questa, sul retro della rotonda, si trova una cappella in stile grezzo che si crede sia la tomba di Giuseppe di Arimatea, nella quale la Chiesa ortodossa siriaca celebra la sua liturgia nelle domeniche. A destra del sepolcro, sul lato sud-orientale della rotonda, si trova la cappella dell'Apparizione, riservata all'uso della Chiesa cattolica.
Sul lato est opposto alla rotonda si trova la struttura, risalente alle Crociate, che ospita l'altare principale della chiesa, oggi il Catholicos greco-ortodosso. La seconda e più piccola cupola poggia direttamente sopra il centro del transetto che attraversa il coro dove è situato il compas, un omphalos un tempo ritenuto essere il centro del mondo.
A est di questo si trova una grossa iconostasi che demarca il santuario greco-ortodosso, davanti al quale sono posti il trono patriarcale e un trono per i celebranti episcopali in visita.
Sul lato sud dell'altare, attraversato un atrio chiuso, si trova una scalinata che sale alla Cappella del Calvario, o Golgota, ritenuta essere il luogo della crocifissione di Gesù, che è la parte più riccamente decorata della chiesa. L'altare principale della cappella appartiene alla chiesa greco-ortodossa, mentre alla chiesa cattolica è riservato un altare laterale.
Più a est nell'atrio chiuso ci sono delle scale che discendono fino alla Cappella di Sant'Elena, che appartiene agli armeni. Da lì, un altro insieme di scale porta alla Capella dell'Invenzione della Santa Croce, cattolica, ritenuta il luogo dove venne ritrovata la Vera Croce.
[modifica] Autenticità
Come notato in precedenza, sia Eusebio che Socrate Scolastico registrarono che la tomba di Gesù era in origine un luogo di venerazione per la comunità cristiana a Gerusalemme e la sua posizione fu ricordata dalla comunità anche quando il sito venne coperto dal tempio di Adriano. Eusebio in particolare nota che la scoperta della tomba "permise a tutti quelli che arrivarono di testimoniarne la vista di una chiara e visibile prova delle meraviglie di cui quel luogo era stato un tempo teatro" (Vita di Costantino, Capitolo XXVIII [1]).
L'archeologo Martin Biddle dell'Università di Oxford ha teorizzato che questa "chiara e visibile prova" potrebbero essere stati dei graffiti con scritte tipo "Questa è la tomba di Cristo", incisi nella roccia dai pellegrini cristiani prima della costruzione del tempio romano.[13]
Dall'epoca della sua costruzione nel 335, e nonostante i numerosi ammodernamenti, la chiesa del Santo Sepolcro è stata venerata come il luogo autentico della crocifissione e sepoltura di Gesù.
Nel XIX secolo, diversi studiosi disputarono l'identificazione della chiesa con il vero luogo della crocifissione e sepoltura di Gesù. Essi ragionarono sul fatto che la chiesa fosse all'interno delle mura cittadine, mentre i primi resoconti (ad esempio: Ebrei 13,12) descrivevano questi eventi come avvenuti fuori dalle mura. Il giorno seguente al suo arrivo a Gerusalemme, il generale Gordon selezionò una tomba scavata nella roccia, posta in un'area coltivata al di fuori delle mura, come luogo più probabile per la sepoltura di Gesù. Questo luogo viene solitamente indicato come "Tomba del Giardino", per distinguerlo dal Santo Sepolcro, ed è ancora un popolare luogo di pellegrinaggio per quelli (solitamente i protestanti) che dubitano dell'autenticità dell'Anastasi e/o non hanno il permesso di tenere funzioni religiose nella chiesa.
Comunque, da allora è stato determinato che il sito era in effetti al di fuori delle mura cittadine all'epoca della crocifissione. Le mura della città di Gerusalemme vennero espanse da Erode Agrippa nel 41–44, e solo allora inclusero il sito del Santo Sepolcro e venne costruito il giardino circostante, menzionato nella Bibbia. Per citare lo studioso israeliano Dan Bahat, ex archeologo, cittadino di Gerusalemme:
- "Potremmo non essere assolutamente certi che il sito del Santo Sepolcro sia il luogo della sepoltura di Gesù, ma non abbiamo un altro sito che possa rivendicare di esserlo con la stessa forza, e non abbiamo davvero motivo di respingere l'autenticità del sito. (Bahat, 1986)
[modifica] Note
- ^ Holy Sepulcher, Jerusalem
- ^ Il Katholikon, dal sito del Patriarcato Ortodosso di Gerusalemme.
- ^ Foto del Katholikon, cattedrale greco-ortodossa.
- ^ Church of the Holy Sepulchre, Jerusalem
- ^ The Church of the Holy Sepulchre
- ^ Focus on Israel: Jerusalem - Christian Architecture through the Ages
- ^ H. Rider Haggard, A Winter Pilgrimage, 1901.
- ^ La concattedrale sul sito ufficiale del Patriarcato Latino di Gerusalemme:
(EN) « The Co-Cathedral is the principal or "mother" church of the Diocese of Jerusalem, the church in which the Latin Patriarch of Jerusalem has his official chair (cathedra) as the teacher and overseer (episcopus) of all those who, by God's grace, have been entrusted to his care. »(IT) « La Concattedrale è la chiesa principale, o "chiesa madre", della diocesi di Gerusalemme, la chiesa nella quale il Patriarca Latino di Gerusalemme ha il suo seggio ufficiale (cathedra) come dottore e capo (episcopus) di tutti coloro che, per grazia di Dio, sono stati assegnati alle sue cure. » - ^ v. il sito ortodosso Holyfire.org.
- ^ v. in proposito il sito dei francescani in Terra Santa
- ^ Eusebio, De Vita Costantini
- ^ Lo Status Quo sul sito dei francescani di Terra Santa.
- ^ Simili antichi graffiti sono ancora visibili nelle catacombe di Roma, indicanti le tombe di santi particolarmente venerati, o addirittura (per dare un esempio moderno e secolare) incisi sulle lapidi del cimitero di Pére Lachaise per dirigere i fan dei Doors alla tomba di Jim Morrison.
[modifica] Bibliografia
- Dan Bahat, "Does the Holy Sepulchre church mark the burial of Jesus?", Biblical Archaeology Review 12 (3) (maggio/giugno 1986) 26–45.
- Martin Biddle, The Tomb of Christ, Phoenix Mill, Sutton Publishing, 1999, ISBN 0-7509-1926-4.
- Martin Biddle, Gideon Avni, Jon Seligman e Tamar Winter (testo); Michèl Zabé e Garo Nalbandian (foto), The Church of the Holy Sepulchre, New York, Rizzoli, 2000, ISBN 0-8478-2282-6.
[modifica] Voci correlate
- Gerusalemme
- Chiesa dell'Assunzione di Maria
- Custodia di Terra Santa
- Ordine Equestre del Santo Sepolcro di Gerusalemme
- Architettura paleocristiana
- Tomba di Talpiot
- Statu Quo Il decreto che regola il rapporto tra i diversi riti al Santo Sepolcro
- Chiesa ortodossa di Gerusalemme
- Patriarcato armeno di Gerusalemme
- Chiesa copta ortodossa
- Chiesa ortodossa siriaca
- Chiesa ortodossa etiopica
- Trattato di Berlino (1878)
[modifica] Altri progetti
Wikimedia Commons contiene file multimediali su Basilica del Santo Sepolcro
[modifica] Collegamenti esterni
- Custodia francescana di Terra Santa
- Associazione di Terra Santa (coadiuva la Custodia francescana di Terra Santa)
- (EN) Foto della chiesa del Santo Sepolcro
- (EN) la Chiesa del Santo Sepolcro (dal sito History Channel
- (EN) La descrizione di Egeria negli anni attorno al 380
- (EN) James E. Lancaster, "A brief history of the Church of the Holy Sepulchre"
- (EN) Sito del Patriarcato greco ortodosso di Gerusalemme
- (EN) Sito del Patriarcato armeno di Gerusalemme
- (EN) Chiesa del Santo Sepolcro (Articolo di «OrthodoxWiki»)
- (EN) Miracolo del Fuoco Santo
- (EN) Jerusalem Photos Portal — Chiesa del Santo Sepolcro
- (EN) Sito web della famiglia Nuseibeh, i Custodi della Chiesa del Santo Sepolcro
- (EN) Indicazioni sulla famiglia al-Ghudayya, detentrice delle chiavi del Santo Sepolcro

