Fabrizio Ruffo
| Fabrizio Ruffo cardinale di Santa Romana Chiesa |
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|---|---|
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| Nato | 16 settembre 1744, San Lucido |
| Creato cardinale | 21 febbraio 1794 da papa Pio VI |
| Deceduto | 13 dicembre 1827, Napoli |
Fabrizio Dionigi Ruffo dei duchi di Bagnara e Baranello (San Lucido, 16 settembre 1744 – Napoli, 13 dicembre 1827) è stato un cardinale e politico italiano, famoso per aver creato e comandato l'esercito della Santa Fede, principale arma antigiacobina che segnò la fine della Repubblica partenopea del 1799.
Indice |
Biografia [modifica]
Gli anni alla Curia romana [modifica]
Nato nel castello di San Lucido in Calabria Citeriore, oggi in provincia di Cosenza, era discendente da un ramo collaterale della famiglia principesca dei Ruffo di Calabria, essendo figlio secondogenito di Litterio Ruffo, duca di Bagnara e Baranello, e della sua seconda moglie, la nobile romana Giustiniana Colonna, principessa di Spinoso e marchesa di Guardia Perticara.
Trasferitosi da giovane a Roma, intraprese la carriera ecclesiastica dal 1748 e compì i propri studi al Collegio Clementino per poi passare all'Università La Sapienza dove ottenne il dottorato in utroque iure il 19 settembre 1767, completando poi il proprio praticantato in legge sotto gli avvocati Antonio Bucci ed Antonio Maria Gasparri, coi quali collaborò per un breve periodo di tempo. Grazie agli appoggi dello zio, il cardinale Tommaso Ruffo (allora Decano del Sacro Collegio) e di papa Pio VI (di cui era stato allievo) divenne dapprima prelato domestico di Sua Santità nel maggio del 1764 e poi entrò nella prelatura romana come referendario dei tribunali della Signatura Apostolica di Grazia e Giustizia il 17 settembre 1767. Dall'agosto del 1775 divenne Abate commendatario dell'abbazia di San Filippo d'Argiro, nella diocesi di Gerace e dal gennaio del 1781 passò al titolo di chierico della Camera Apostolica, rimpiazzando un parente, Tiberio Ruffo. Divenne in seguito, tesoriere generale della stessa Camera Apostolica (14 febbraio 1785), occupando tale posto per più di dieci anni assieme all'incarico di prefetto di Castel Sant'Angelo e commissario dell fortificazioni marittime dello Stato Pontificio. Guadagnandosi la piena fiducia del papa, egli dimostrò notevoli capacità amministrative e si assunse le responsabilità principali della politica di riforma finanziaria, fiscale ed economica invocata da Pio VI. A tal proposito è bene ricordare che fu suo il provvedimento delle "dogane ai confini di Stato" (1786).
Un cardinalato "costretto" [modifica]
Per l'equità dei suoi provvedimenti fiscali si inimicò l'aristocrazia romana, che fece pressioni sul pontefice. Nel 1791 Pio VI, cedendo alle pressioni, destituì l'allora monsignor Fabrizio Ruffo dal prestigioso incarico, prospettandogli il cardinalato come ringraziamento ed apprezzamento per il lavoro svolto.
Ed infatti, divenuto cardinale del titolo di Sant'Angelo in Pescheria il 21 febbraio 1794 [1], venne ammesso quale membro delle sacre congregazioni per il Buon Governo e delle Acque e si occupò pertanto dell'amministrazione dei terreni dell'Agro Romano nella quale diede prova di inusuale capacità e, nel quadro di chiusura che caratterizzava lo Stato della Chiesa in quel periodo, di apertura verso le moderne teorie sociali ed economiche. Tra le varie costruzioni da lui patrocinate vi è la bella chiesa del Crocifisso a Fiumicino. Venne ammesso poi anche nelle congregazioni di Loreto ed economica. Protettore dell'Ordine dei Minimi di San Francesco di Paola, del Conservatorio della Divina Provvidenza, di Ripetta, ottenne tale incarico anche da parte di organizzazioni religiose laiche quali l'Arciconfraternita dello Spirito Santo del Regno delle Due Sicilie e quella del Santissimo Sacramento di sede a Roma presso la basilica di Santa Maria in Cosmedin. Divenne protettore della Confraternita di Santa Maria di Costantinopoli e del Nobile Collegio dei Fabbricatori dei Drappi di Lana, nonché della città di Orte.
Per la grande popolarità che continuava a circondarlo anche come cardinale, Fabrizio Ruffo ottenne la dispensa dal papa per non aver ancora ricevuto gli ordini minori che ottenne poi il 13 gennaio 1795 assieme al suddiaconato ed al diaconato.
L'Esercito della Santa Fede [modifica]
| Per approfondire, vedi Esercito della Santa Fede. |
Nello stesso anno, però, amareggiato dall'ostilità crescente nei propri confronti, decise di lasciare Roma e tornare nel Regno di Napoli, ponendosi al servizio di re Ferdinando IV di Borbone, che gli dimostrò subito profonda stima, tanto da nominarlo "Soprintendente dei Reali Dominii di Caserta" e della colonia manifatturiera di San Leucio. Ottenne nel contempo anche la commenda dell'Abbazia di Santa Sofia a Benevento.
Nel gennaio 1799 il Regno di Napoli cadde in seguito alla sfortunata spedizione borbonica volta a liberare Roma dai francesi, che provocò invece la successiva invasione francese di Napoli. Nella città fu creata la Repubblica Napoletana e fu innalzato l'albero della libertà. La corte di Ferdinando IV si mise in salvo a Palermo.
Ruffo si mosse in difesa della religione e del sovrano legittimo. Di sua iniziativa si diresse a Palermo per domandare al Re uomini e navi per riconquistare il Regno. Stese un programma che consegnò alla Corona. In esso si legge:
| « Si domandano tutte le carte concernenti gli affari, così politici, come militari. Si richiede ancora relazione la più esatta dell'attuale stato di Napoli, le carte, i procami colà pubblicati ed il ragguaglio dei fatti ivi recentemente seguiti. Stima il Cardinale che debba andare seco in Calabria almeno un reggimento munito di cannoni. Sarebbe bene che allorquando si fosse formato un corpo sufficiente di truppe sua Maestà verrebbe a prendere il comando. » |
Ruffo ottenne il titolo di Vicario plenipotenziario del Re, una nave e sette uomini. Si trasferì in Calabria, la sua terra natale, dove cominciò a reclutare uomini abili alle armi. Schiere di contadini risposero all'appello, fino a raggiungere il numero di 25.000. Ruffo chiamò la sua armata «Esercito della Santa Fede». Ruffo si impadronì di Crotone poi iniziò la risalita della penisola che lo portò dapprima in Basilicata, poi in Puglia e infine nel Principato Ultra. Alla testa del suo esercito, partecipò alle operazioni della Seconda coalizione antifrancese per la conquista di Napoli, che si conclusero vittoriosamente il 15 giugno 1799.
La fine della Repubblica partenopea [modifica]
Il prevedibile esito finale dell'assedio creava comunque dei problemi al Ruffo. Restava da decidere come trattare le centinaia di persone che avevano partecipato al governo di Napoli durante l'occupazione francese. Centinaia di persone, quasi tutte appartenenti all'aristocrazia, molte fra le più chiare personalità dell'epoca (basterà ricordare il giurista Mario Pagano il medico Domenico Cirillo, lo storico Vincenzo Cuoco, il letterato Francesco Lomonaco) rischiavano di essere giustiziate come traditori. Dal punto di vista del diritto la loro posizione era insostenibile,[non chiaro] in quanto nessun governo aveva riconosciuto il governo rivoluzionario. Lo stesso governo francese aveva rimandato indietro senza riceverla una delegazione inviata allo scopo di ottenerne il riconoscimento. Inoltre il territorio del regno era stato fin dall'inizio spaccato fra aderenti al nuovo stato di cose e «insorgenti» [2], vanificando ogni speranza di ottenere un riconoscimento de facto[non chiaro].
Nell'avvicinarsi sempre più a Napoli, ormai unica città del Regno dove le idee repubblicane contavano numerosi sostenitori, il cardinale aveva ricevuto più volte degli ordini scritti da parte della corte di Palermo in cui lo si diffidava dal concedere patti onorevoli di resa. Vista l'ineluttabilità della caduta della città, il cardinale iniziò delle trattative volte a sottoscrivere una capitolazione prima che arrivassero espliciti ordini contrari. Così facendo cercava - nei limiti del possibile - di attenuare le prevedibili sofferenze dei giacobini concedendo loro di optare per la fuga, imbarcandosi o seguendo le guarnigioni francesi, che avevano già abbandonato la città.
Ma appena questo accordo fu sottoscritto ed accettato anche dai comandanti delle truppe regolari presenti all'assedio (comandanti delle navi inglesi e di alcuni contingenti russi e turchi), Ferdinando IV e la regina Carolina, sentendosi forti dell'appoggio inglese, lo esautorarono dal comando. I reali e il capo del gabinetto, Giovanni Acton, sapevano di poter contare sulla assoluta obbedienza dell'ammiraglio inglese Lord Orazio Nelson, notoriamente succube di Emma Hamilton e quindi della regina Maria Carolina.
Appena giunto in rada egli infatti procedette ad annullare le clausole del trattato già stipulato. Il cardinale, minacciato addirittura di arresto, assistette impotente agli orrori della repressione,[senza fonte] in cui Orazio Nelson prese una parte tale da attirarsi fortissime critiche anche dai suoi superiori e dal parlamento inglese, soprattutto con l'arresto e la condanna ad impiccagione dell'Ammiraglio Repubblicano Francesco Caracciolo, che aveva cercato asilo sulla sua nave, non immaginando che le clausole del Trattato di Capitolazione di Napoli non sarebbero state rispettate.
Il ritorno alla Santa Sede ed il ruolo nel Regno di Napoli [modifica]
Dopo la Vittoria contro la Repubblica partenopea Ruffo si recò a Roma per cambiare il proprio titolo con quello di Santa Maria in Cosmedin, l'11 agosto 1800. Nel 1801, dopo aver dato le proprie dimissioni da vicario generale del re di Napoli, fu per breve tempo ministro di Napoli a Roma per poi accettare il governo di Giuseppe Bonaparte nel napoletano. Nel settembre del 1805 fece ritorno a Napoli intenzionato a lasciare Roma dopo l'invasione napoleonica e dopo l'occupazione del regno da parte delle truppe francesi cercò rifugio dapprima ad Amelia, in Umbria, e poi si ricongiunse con re Ferdinando IV e la sua corte a Palermo il quale lo nominò suo ambasciatore a Parigi presso Napoleone, presenziando poi al matrimonio tra l'imperatore francese e l'arciduchessa Maria Luisa d'Austria il 2 aprile 1810: in virtù di quest'ultimo gesto, egli fu uno dei "cardinali rossi" (ovvero coloro che non vennero puniti dall'imperatore ed ai quali venne concesso di continuare a vestire l'abito rosso cardinalizio). Acquisita fiducia anche presso il Bonaparte fece parte di una commissione di cardinali (tra cui spiccavano anche Aurelio Roverella e Giuseppe Doria) designata dall'imperatore per comporre un breve che riportasse i decreti del Concilio di Parigi del 20 settembre 1811, persuadendo poi lo stesso Pio VII in prigionìa a Savona a controfirmare tale atto. Per tale scopo ricevette la gran croce della Legion d'Onore.
Nel maggio del 1814 rientrò a Roma ove venne ricevuto con freddezza dalla popolazione e dal collegio cardinalizio e pertanto decise di tornare a Napoli ove prese residenza stabile. Papa Pio VII, che pur comprendendo i frangenti che lo avevano mosso ad agire in tal modo coi francesi, lo richiamò a Roma e lo nominò sovrintendente dell'annona e della grascia l'8 febbraio 1815 e dal 10 maggio 1817 divenne gran priore dell'Ordine di Malta per lo Stato Pontificio. Camerlengo del Sacro Collegio dei Cardinali, rimase in carica dal 29 marzo 1819 al 21 febbraio 1820, anno in cui venne nominato prefetto della Congregazione delle Acque, delle Paludi Pontine e delle Chiane. Nel marzo del 1821 fece ritorno a Napoli che era funestata da rivolte contro le truppe austriache occupanti. Il 27 giugno 1821 a Roma optò per la diaconia di Santa Maria in Via Lata e venne nominato cardinale protodiacono. Durante le turbolenze dei moti carbonari, egli venne nominato dal re di Napoli quale membro del consiglio del governo provvisorio e rimase poi quale consigliere del sovrano anche dopo la restaurazione del pieno potere borbonico. Nell'agosto del 1823 prese parte al conclave che elesse Leone XII e sul finire di quello stesso anno tornò nuovamente a Napoli.
Morì a Napoli il 13 dicembre 1827 e venne sepolto nella cappella della sua famiglia, dedicata a Santa Caterina d'Alessandria, nella basilica di San Domenico Maggiore a Napoli.
Onorificenze [modifica]
| Cavaliere dell'Ordine di Sant'Andrea (Impero di Russia) | |
| Cavaliere dell'Insigne e Reale Ordine di San Gennaro (Regno delle Due Sicilie) | |
| Cavaliere di Gran Croce del Reale ordine di San Ferdinando e del merito (Regno delle Due Sicilie) | |
| Balì Gran Croce di Onore e di Devozione del Sovrano Militare Ordine di Malta | |
| Grand'Aigle dell'Ordine della Legion d'Onore (Impero di Francia) | |
Stemma [modifica]
| Immagine | Blasonatura | ||
|---|---|---|---|
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Cardinale
Troncato cuneato d'argento e di nero. Lo scudo, accollato a una croce astile patriarcale d'oro, posta in palo, è timbrato da un cappello con cordoni e nappe di rosso. Le nappe, in numero di trenta, sono disposte quindici per parte, in cinque ordini di 1, 2, 3, 4, 5. |
Dissero di lui [modifica]
A Ruffo di Bagnara, detto il cardinale generale, fu imputato l'estremo rigore mostrato dalla corte e dall'ammiraglio inglese Horatio Nelson contro i giacobini napoletani.[senza fonte]
Note [modifica]
- ^ In realtà era stato nominato in pectore il 18 giugno 1792.
- ^ Secondo la definizione di Vincenzo Cuoco nel suo Saggio storico sulla rivoluzione di Napoli - edizione del 1806.
Voci correlate [modifica]
- Ferdinando IV di Borbone
- Orazio Nelson
- Papa Pio VI
- Pizzo Calabro
- Regno di Napoli
- San Lucido
- Panedigrano
Altri progetti [modifica]
Commons contiene immagini o altri file su Fabrizio Ruffo
| Predecessore | Cardinale diacon di Sant'Angelo in Pescheria | Successore | |
|---|---|---|---|
| Filippo Campanelli | 1794-1800 | Alphonse-Hubert de Latier de Bayane |
| Predecessore | Cardinale diacono di Santa Maria in Cosmedin | Successore | |
|---|---|---|---|
| Fernando Spinelli | 1800 - 1821 | Antonio Frosini |
| Predecessore | Gran Priore di Roma del Sovrano Militare Ordine di Malta | Successore | |
|---|---|---|---|
| Romualdo Braschi Onesti | 1817 - 1827 | Giorgio Doria Pamphilj Landi |
| Predecessore | Camerlengo del Collegio Cardinalizio | Successore | |
|---|---|---|---|
| Antonio Maria Doria Pamphilj | 29 marzo 1819 - 21 febbraio 1820 | Ercole Consalvi |
| Predecessore | Cardinale protodiacono | Successore | |
|---|---|---|---|
| Antonio Maria Doria Pamphilj | 31 gennaio 1821-13 dicembre 1827 | Giuseppe Albani |
| Predecessore | Cardinale diacono di Santa Maria in Via Lata | Successore | |
|---|---|---|---|
| Antonio Maria Doria Pamphilj | 27 giugno 1821-13 dicembre 1827 | Giuseppe Albani |
| Predecessore | Prefetto della Congregazione delle Acque | Successore | |
|---|---|---|---|
| Antonio Maria Doria Pamphilj | 1821 - 1827 | Agostino Rivarola |
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