Andrea Matteo III Acquaviva

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Andrea Matteo III Acquaviva d'Aragona (Atri, 1458Conversano, 29 gennaio 1529) fu 8º Duca d'Atri, conte di San Flaviano (titolo mutato, su sua richiesta e con il beneplacito regio, in quello di conte di Giulia dal 1481) e 15º conte di Conversano (dal 1496) e conte di Caserta (dal 1509), uno dei feudatari più ricchi del Regno di Napoli.

« Nella persona di Andrea Matteo Acquaviva si videro meravigliosamente insieme uniti, e non mai scompagnati, Marte e Minerva. Unione rarissima, e che non ha avuto permanente durata in uomini, che nell'uno o nell'altro aringo si son distinti. »
(Carlo Antonio de Rosa)
Stemma ducale della famiglia Acquaviva inquartato con lo stemma aragonese

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Albero genealogico degli Acquaviva

Era figlio di Giulio Antonio e di Caterina Orsini del Balzo (figlia naturale di Giovanni Antonio del Balzo Orsini Principe di Taranto).

Divenuto erede del ducato di Atri già alla morte del fratello maggiore Giovanni Antonio scomparso nel 1479 assumendone il titolo di Marchese di Bitonto[1], prese le redini degli stati feudali nel 1481 alla morte di Giulio Antonio, morto durante la battaglia di Otranto a cui anche Andrea Matteo aveva partecipato al seguito del padre.

Fu uno degli artefici della congiura dei Baroni (1485-86), ma in seguito ottenne il perdono del sovrano: gli vengono tolte Teramo e Bitonto, ha in cambio il titolo di gran siniscalco e la signoria di Martina Franca.

Andrea Matteo era un uomo colto e raffinato, uomo d'armi e di lettere. Nel 1503 fu catturato a Rutigliano dagli Spagnoli, rinchiuso a Gaeta e liberato solo tre anni dopo; dal 1506 dimorò prevalentemente in Napoli. Aveva sposato in prime nozze (1477-1480), Isabella Todeschini Piccolomini d'Aragona (1459 - 1508) figlia primogenita di Antonio I duca di Amalfi e conte di Celano (costui era figlio di Laudomia Piccolomini sorella di Papa Pio II ed aveva sposato Maria d'Aragona figlia naturale legittimata di re Ferrante d'Aragona), dopo la sua morte sposò (1509) Caterina Della Ratta (+1511) , vedova di Cesare d'Aragona (figlio naturale del re di Napoli, morto in esilio nel 1504); con questo matrimonio Andrea Matteo unificò i possedimenti di famiglia (anche se decurtati da confische del sovrano) con la ricca contea di Caserta (ed altri beni tra cui il feudo di Eboli); qui gli Acquaviva succedevano ai Della Ratta che l'avevano tenuta dal 1310; seppe abilmente consolidare la contea facendo sposare suo nipote, Giulio Antonio Acquaviva II, con la pronipote della contessa di Caserta, Anna Gambacorta. Il ricco periodo è visibile nei resti del castello di Casertavecchia che venne rinforzato e arricchito di una nuova cinta muraria e di diverse torri.

Il suo palazzo in Napoli fu luogo di incontro di letterati come Giovanni Pontano e Jacopo Sannazaro, le cui opere furono stampate in una tipografia di proprietà del duca di Atri. Insegnò all’Accademia Pontaniana e tradusse opere del Plutarco, pubblicate nel 1526 a Napoli dal figlio Giovanni Antonio Donato[2][3].

Figli avuti nel I matrimonio[modifica | modifica wikitesto]

• Giovanni Battista Acquaviva d'Aragona (n. 1482 - +1496)

• Alfonso Acquaviva d'Aragona,

• Gianfrancesco Acquaviva d'Aragona (+ 1527), marchese di Bitonto, sp. Dorotea Gonzaga

• Giovanni Antonio Donato Acquaviva d'Aragona (n.1490 - +1554 ca.), 9º duca di Atri, sp. Isabella Spinelli

• Giovanna Acquaviva d'Aragona, sp. Sergianni III (Giovanni) Caracciolo, 4º duca di Melfi

• Beatrice Acquaviva d'Aragona, Religiosa

Giovanni Vincenzo Acquaviva d'Aragona, (+1546) cardinale, Vescovo di Melfi e di Rapolla

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Secondo altre fonti avrebbe avuto questo titolo per investitura sovrana sin dal 1464, v. voce Andrea Matteo Acquaviva d'Aragona, in Dizionario Biografico degli Italiani
  2. ^ voce su Giovanni Antonio Donato Acquaviva sul Dizionario Biografico degli Italiani Treccani. URL consultato il 30-11-2012.
  3. ^ : Possedette una ricca biblioteca, che fu descritta e lodata dal vescovo Cantalicio; ad essa appartenne, tra gli altri, un prezioso codice miniato dell'Etica Nicomachea di Aristotele, oggi alla Biblioteca Nazionale Austriaca a Vienna; v. Otto Mazal, Der Aristoteles des Herzog von Atri, Adeva, Graz, ISBN 3-201-01416-8

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

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