Ripatransone

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Ripatransone
comune
Ripatransone – Stemma
Veduta di Monte Antico e Belvedere dalla torre del Duomo
Veduta di Monte Antico e Belvedere dalla torre del Duomo
Dati amministrativi
Stato Italia Italia
Regione Coat of arms of Marche.svg Marche
Provincia Provincia di Ascoli Piceno-Stemma.png Ascoli Piceno
Sindaco Remo Bruni (lista civica) dal 07/05/2012
Territorio
Coordinate 43°00′00.78″N 13°45′44.97″E / 43.000217°N 13.762492°E43.000217; 13.762492 (Ripatransone)Coordinate: 43°00′00.78″N 13°45′44.97″E / 43.000217°N 13.762492°E43.000217; 13.762492 (Ripatransone)
Altitudine 494 m s.l.m.
Superficie 74,16 km²
Abitanti 4 384[1] (30-6-2011)
Densità 59,12 ab./km²
Frazioni Carmine, Messieri, Petrella, San Salvatore, San Savino, Trivio, Valtesino
Comuni confinanti Acquaviva Picena, Carassai, Cossignano, Cupra Marittima, Grottammare, Massignano, Montefiore dell'Aso, Offida
Altre informazioni
Cod. postale 63065
Prefisso 0735
Fuso orario UTC+1
Codice ISTAT 044063
Cod. catastale H321
Targa AP
Cl. sismica zona 3 (sismicità bassa)
Cl. climatica zona E, 2 218 GG[2]
Nome abitanti ripani
Patrono santa Maria Maddalena
Giorno festivo 22 luglio
Localizzazione
Mappa di localizzazione: Italia
Ripatransone
Posizione del comune di Ripatransone nella provincia di Ascoli Piceno
Posizione del comune di Ripatransone nella provincia di Ascoli Piceno
Sito istituzionale
(LA)
« Asculum, atque Firmum Piceni nobiles sunt Civitates: inter eas extructum est nobilissimum Oppidum, quas Ripas vocant. »
(IT)
« Fermo e Ascoli sono nobili città del Piceno: in luogo intermedio è stato edificato il nobilissimo paese che chiamano Le Ripe.[3][4] »
(Giovanni Garzoni, De rebus Ripanis)

Ripatransone (ˌɾipatɾanˈsoːne, la Ripa[3] in dialetto ripano) è un comune italiano di 4 384[1] abitanti della provincia di Ascoli Piceno nelle Marche.

Il capoluogo, situato su un alto colle (494 m s.l.m.) a breve distanza dal mare (12,5 km), è fra i centri più antichi della provincia, nella quale possiede anche uno dei territori comunali più estesi (74,16 km²).

Città d'arte con numerose strutture museali, vive di turismo, di mobilifici e d'agricoltura, emergendo nella produzione dell'olio e del vino. È detta Belvedere del Piceno per l'ampia visione panoramica che offre.

Geografia fisica[modifica | modifica sorgente]

Territorio[modifica | modifica sorgente]

Ripatransone sorge alla sommità del crinale che si innalza tra le valli parallele del fiume Tesino (a sud) e del torrente Menocchia (a nord). La parete è estremamente ripida su tre lati, mentre a est declina più dolcemente verso il litorale. L'altitudine ha un picco di 508 m sul Colle San Nicolò. Geologicamente i colli ripani risalgono al Pliocene e sono costituiti di calcare, sabbia, argilla e arenaria.[5] Ai tradizionali colli cittadini si affiancano, negli immediati dintorni, altre rilevanti alture come il Castellano (432 m) a nord e il Monte Attone (493 m) a sud est.

Vista della città da est

Sotto Ripatransone passa un intricato sistema di spelonche chiamate Grotte di Santità, un intrico di cunicoli artificiali d'epoca preistorica chiusi nel 1967.[6] La struttura, che taglia il paese in larghezza, avrebbe un'estensione di quasi 2.000 m².[7] Il suolo urbano è stato interessato da isolati crolli, come quello di piazza Matteotti, che nella notte del 10 agosto 1994 portò alla luce i resti di una chiesa, San Biagio in Piazza, demolita nel 1660.[8]

Il terreno circostante è fertile, adatto a tutte le coltivazioni della campagna mediterranea e in particolare all'olivo e alla vite. Tipici delle colline ripane, e marchigiane in genere, sono i calanchi, gli ampi solchi formati dall'erosione pluviale che conferiscono un aspetto lunare al paesaggio.

Clima[modifica | modifica sorgente]

Il clima di Ripatransone è prossimo a quello mediterraneo della costa marchigiana meridionale (che dista appena 8,3 km in linea d'aria), ma con la correzione dell'altitudine. Gli inverni sono più freddi e, sebbene la quota collinare limiti la frequenza delle nevicate, esse si verificano più o meno annualmente e possono avere carattere anche intenso e durevole. Le estati sono generalmente più fresche e arieggiate, con temperature che si mantengono comunque abbastanza alte.

Storia[modifica | modifica sorgente]

Origine del nome

Secondo la tesi ormai comunemente accolta, il nome della città si compone di due elementi.

  • Ripa è forma medievale per “rupe”.
  • Transone è il nome del fondatore dei castelli ripani.[9]

L'ipotesi che riconduceva il toponimo all'espressione Ripa trans Asonem (“rupe al di là dell'Aso”) appare confutata fin dal 1827, quando lo storico Vicione[10] ne evidenziò l'incongruenza geografica[11] e linguistica.[12][13] Altri ritenevano che Transone fosse il nome di un antico quartiere. Il Garzoni invece lo riconduceva al verbo latino transire (a significare il trasferimento dei capi cittadini nell'unico castello sorto dai quattro originari).[4][14][15]

Cenni[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Storia di Ripatransone.

Il colle ripano fu abitato fin dal Neolitico e alla sua sommità si avvicendarono gli Umbri e i Piceni. Con la conquista romana scemò in importanza, per ripopolarsi solo all'epoca delle invasioni barbariche. Nel IX secolo sorsero i castelli di Monte Antico, Capodimonte, Roflano e Agello. Il paese fu unificato nel 1096 e assunse il nome odierno nel 1198.

Libero comune dal 1205, Ripa conquistò definitiva autonomia da Fermo con la costituzione in Città e Diocesi per concessione di Pio V (1571). Fu roccaforte quasi imprendibile nella lotta contro le città rivali, e meritò perciò l'appellativo di Propugnaculum Piceni. Subì infatti rare espugnazioni, la più importante delle quali ad opera di Francesco Sforza, di cui si liberò un anno dopo nella battaglia di Santa Prisca (1445).

Capoluogo di cantone del dipartimento del Tronto in epoca napoleonica, votò l'annessione allo stato italiano il 19 settembre 1860. Fino agli anni cinquanta ebbe una forte espansione demografica, sfiorando i novemila abitanti, per poi subire un repentino spopolamento arrestatosi solo sul finire del XX secolo.

Simboli[modifica | modifica sorgente]

Il leone degli Acquaviva è molto diverso dal leone ripano Il leone degli Acquaviva è molto diverso dal leone ripano
Il leone degli Acquaviva è molto diverso dal leone ripano

Stemma comunale[modifica | modifica sorgente]

Lo stemma ripano consiste in uno scudo che raffigura un leone d'argento passante con un giglio d'oro nella zampa anteriore destra, su cinque colli in fondo rosso. Lo stemma è sormontato dalla corona di Città e circondato da fronde d'alloro, una delle quali a volte sostituita da un ramo di quercia. I colli rappresentano le cinque tradizionali alture della città: Belvedere, Monte Antico, Capodimonte, Roflano e Agello.[16]

L'origine dello stemma è incerta: al Quatrini, che nel XVI secolo ricostruiva il leone come un omaggio agli Acquaviva, obiettò il Boccabianca[17] notando la profonda diversità dello stemma di tale famiglia. Il giglio, per via del colore d'oro, sembra essere un retaggio del dominio dei Franchi, e non un giglio fiorentino.[8]

Gonfalone civico[modifica | modifica sorgente]

Il gonfalone civico è un drappo rettangolare rosso che termina in tre bande. La banda centrale raffigura una fiamma d'argento, le laterali due gigli d'oro. Al centro è rappresentato lo scudo comunale, sormontato da una corona di 16 foglie d'acanto (9 delle quali visibili) retta dalla patrona della città, Maria Maddalena, e dal compatrono San Rocco.

Il gonfalone è sostenuto da un'asta orizzontale innestata su un'altra asta verticale, quest'ultima ornata di nastro biancorosso e recante in cima una targa con la sigla SPQR sovrastata da una colomba. Due nastri, in alto e in basso allo stemma, recano il motto completo della città.

(LA)
« Sum Leo Ripanus: vae cui porrexero manus.
Sum Leo Ripanus, existens amicis humanus. »
(IT)
« Sono il leone ripano: guai a chi metterò mano.
Sono il leone ripano, che agli amici si mostra umano. »
(motto della città)

Nel 1993 il vecchio gonfalone (1955) è stato sostituito dall'attuale, con l'aggiunta in capo dell'intestazione Città di Ripatransone.[8]

Monumenti e luoghi d’interesse[modifica | modifica sorgente]

Dopo Ascoli Piceno, Ripatransone è il centro storico di maggiori dimensioni della provincia,[18] e il suo aspetto monumentale discende dall'importanza della città nel passato. L'impianto del paese è medievale, e numerosi sono i resti delle antiche fortificazioni. Il corso Vittorio Emanuele taglia longitudinalmente l'abitato per circa un chilometro, costeggiato da alti palazzi signorili di varie epoche.

Architetture religiose[modifica | modifica sorgente]

Complesso della Cattedrale
Palazzo vescovile

Cattedrale ed episcopio[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Duomo di Ripatransone.

La Cattedrale di San Gregorio Magno e Santa Margherita (XVI-XVII secolo) sorge nell'antico cuore religioso della città, piazza Condivi, nel quartiere di Capodimonte. La fiancata sinistra fronteggia il palazzo vescovile, nato dalla riconversione di un ex convento agostiniano adiacente alla chiesa di Sant'Agostino.[8]

Chiese urbane[modifica | modifica sorgente]

Chiesa di San Filippo
  • Chiesa di Sant'Antonio (1845-1846). Auditorium di Santa Caterina.
  • Chiesa di San Benigno. Antico duomo di cui resta solo il campanile.
  • Chiesa di Santa Caterina d'Alessandria (“Sant'Agostino”), sconsacrata. Fu adibita a cinema nel Novecento e a museo d'arte sacra nel Duemila.
  • Chiesa di Santa Chiara. Architettura tardobarocca, consacrata alla metà del Settecento. Vi è annesso l'ex seminario vescovile.
  • Chiesa dell'Immacolata (“San Filippo”). Ultima parrocchiale del quartiere di Agello, fu fondata dagli Oratoriani e iniziata nel tardo Seicento. Ha impianto a croce latina corta, con una sola navata. Presenta cappelle laterali con ornati lignei e pale d'altare che risalgono per lo più al primo Settecento. La cappella di San Filippo conserva un altare marmoreo con ipotetiche reliquie del santo. Sopra l'altare maggiore è installata una statua dell'Immacolata, opera di Fedele Bianchini (allievo del Canova). Il fonte battesimale (1930) è opera giovanile di Uno Gera e fu realizzato in occasione dell'elevazione della chiesa a parrocchiale. Di Gera sono anche due grandi bassorilievi raffiguranti la nascita e la morte di Gesù.
  • Chiesa di Santa Maria Annunziata d'Agello, sconsacrata.
  • Chiesa di Santa Maria Magna (“San Francesco”). Edificio del XIII secolo, era annessa a un convento di frati minori e conservava due lapidi commemorative (una di esse, dedicata a Giovanni da Ripa, finì frammentata e fu ricomposta nel 1997).[19] Il convento fu riconvertito in ospedale civile nel 1810. La chiesa in rovina venne trasformata in orfanotrofio nel 1938. Residua un campanile di 30 m, ristrutturato lo stesso anno.[8]
Campanile di San Francesco
  • Chiesa di Santa Maria della Valle.
  • Chiesa di San Michele Arcangelo (“Sant'Angelo”). Romanica, a una sola navata, conserva opere pittoriche del Quattro-Cinquecento e un fonte battesimale a forma di calice che è il più antico di Ripatransone.
  • Pieve di San Nicolò. Sorge sull'omonimo colle che sovrasta la città. Possiede un'abside che sembra risalire IX secolo, e secondo testimonianze storiche aveva due navate.[8] Fu abbandonata nel 1659 con il trasferimento della parrocchia in Santa Maria della Valle,[20] ma solo nel XIX secolo venne sconsacrata e resa padronale.[8]
  • Chiesa di San Pastore, annessa al monastero teresiano.
  • Chiesa di San Rocco (“dei Sacconi”).

Chiese extraurbane[modifica | modifica sorgente]

  • Chiesa della Madonna del Carmine (XVI secolo), nell'omonima frazione. Conserva affreschi del De Magistris.
  • Chiesa di Santa Croce (“dei Frati Cappuccini”).
  • Chiesa di Santa Maria della Petrella (XV secolo), nell'omonima frazione. Conserva affreschi di scuola giottesca. Dal suo interno proviene un'antica pala d'altare, restaurata da Silvestro Castellani e trasferita nel Museo vescovile d'arte sacra dopo essere stata custodita nella cappella del Santissimo Crocifisso in Sant'Angelo.

Architetture civili[modifica | modifica sorgente]

Il vicolo più stretto d’Italia
Il vicolo più stretto d'Italia

Nel dedalo di anguste vie del quartiere di Roflano si trova una curiosità molto appetita dai turisti: il vicolo più stretto d'Italia. Scoperto nel 1968,[21] è ampio 43 cm all'altezza delle spalle di un uomo medio, ma poco più in alto si restringe a 38 cm. Il vicolo ha strappato il primato alla via Baciadonne di Città della Pieve (53 cm) e in seguito ha resistito alle pretese di altri comuni, fra cui la vicina Civitella del Tronto. Le vie che in Italia hanno ambìto al riconoscimento non hanno infatti dimostrato i requisiti per essere considerate “vicoli” (pavimentati, percorribili e dotati di almeno una porta o di una finestra). L'ufficio turistico rilascia un “attestato” che certifica l'attraversamento del vicolo.

Palazzi comunali[modifica | modifica sorgente]

Piazza XX settembre, attraversata dal 43º parallelo di latitudine nord, è l'antico cuore politico della città. Qui si fronteggiano il “vecchio” e il “nuovo” palazzo comunale di Ripatransone.

Palazzo del Podestà

Il maestoso Palazzo del Podestà fu completato nel 1307. Ha un ampio porticato a sette archi: quello centrale più ampio è a sesto acuto, gli altri a tutto sesto. Il loggiato, rialzato rispetto al piano di posa originario, è sormontato da una teoria di bifore con monofora trilobata centrale, e più in alto dai finestrini del piano attico aggiunti in epoca successiva.

L'insieme è completato dalla torre civica e da due ali ottocentesche, armonizzate ai caratteri della fronte vetusta e recanti lapidi con busti scolpiti in memoria di Luigi Mercantini ed Emidio Consorti.

Palazzo municipale

Il palazzo municipale fu costruito nel XIII secolo e rimaneggiato più volte fra Cinquecento e Ottocento. Sulla facciata d'ingresso, di vaga impostazione sangallesca, si notano una scalinata a tenaglia, d'epoca tarda, un portale bugnato cinque-secentesco in pietra sormontato dallo stemma comunale, altri due stemmi con memorie epigrafiche e una meridiana.

Nel paramento murario esterno sono visibili gli archi della quattrocentesca Loggia degli Anziani, di cui restano due affreschi di Giacomo da Campli: la Madonna del Latte e la Maddalena. Il palazzo ospita tre archivi (archivio storico comunale, archivio notarile mandamentale, archivio pretorile).

Palazzi signorili e abitazioni private[modifica | modifica sorgente]

  • Casa Benvignati (XV secolo).
  • Casa Bruni (XV-XVI secolo), dimora dell'artista e letterato Ascanio Condivi, con loggetta a due archi.
  • Casa Fedeli (XVII secolo).
  • Casa Gallo, con iscrizione del 1503.
  • Casa Mancini, con portale bugnato e stemma.
  • Casa Tozzi-Condivi (XVIII secolo).
  • Complesso dei Grifoni, artistica terracotta decorata del Quattrocento sulla facciata di un'abitazione.
Complesso dei Grifoni
  • Loggiato di piazza Matteotti. Include un'abitazione con portico quattrocentesco e trabeazioni in legno, seguita a breve distanza da Casa Teodori, sempre quattrocentesca, con portico ogivale e terrecotte.
  • Palazzo Benvignati (XVII-XVIII secolo).
  • Palazzo Benvignati-Angelini (XVI-XVII secolo).
  • Palazzo Bruti Liberati (XVIII).
  • Palazzo Bonomi-Gera (XVII secolo), sede del Museo civico.
  • Palazzo Cellini (XIX secolo), gotico senese.
  • Palazzo Di Lorenzo (XVI secolo).
  • Palazzo Di Pasquale (XVIII secolo).
  • Palazzo Fedeli (XVII secolo).
  • Palazzo Lupidi-Boccabianca (XVII-XVIII secolo).
  • Palazzo Massi-Mauri (XVIII secolo), con balcone e artistica ringhiera in ferro battuto.
  • Palazzo Rotigni (XVI secolo).
  • Palazzo Tassoni-Gera (restaurato nel XIX secolo).
  • Palazzo Vegezi (XVI secolo).

Teatri[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Teatro Luigi Mercantini.
  • Teatro Corte delle Fonti. Nato negli anni novanta, è un teatro all'aperto che sovrasta un antico lavatoio pubblico entro il medievale Complesso delle Fonti. Permette di ospitare un numero di spettatori più elevato delle altre strutture cittadine ed è utilizzato nella stagione estiva per spettacoli d'ogni genere, dall'allestimento di opere liriche all'esibizione di artisti e gruppi moderni.
  • Teatro Luigi Mercantini, ottocentesco. È ospitato al primo piano dell'ala destra del Palazzo del Podestà.

Architetture militari[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Mura di Ripatransone.

Costruita e più volte rinforzata tra il XII e il XVI secolo, la cortina muraria di Ripatransone è una delle più ricche e articolate delle Marche. La lunghezza del suo perimetro fu stimata in 2.418 m.

Include:

  • Complesso delle Fonti
    • Porta Cuprense
    • Porta San Domenico
  • Porta d'Agello
  • Porta di Monte Antico
  • Torrioni con merlatura ghibellina.

Altro[modifica | modifica sorgente]

Monumento ai caduti e cannone austroungarico

Monumenti commemorativi[modifica | modifica sorgente]

Punti panoramici[modifica | modifica sorgente]

Il Gran Sasso visto da Ripatransone

La posizione geografica privilegiata permette una visione panoramica che ha meritato alla città l'appellativo di Belvedere del Piceno.

All'altezza di Porta di Monte Antico la SP 23 Cuprense si converte in circonvallazione panoramica di Ripatransone. All'altro capo, oltre Porta d'Agello, la strada extraurbana riprende, ma la circonvallazione prosegue in via Uno Gera. Ciò permette un vista quasi a 360°, dall'Adriatico a sud di San Benedetto del Tronto all'Adriatico a nord di Cupra Marittima, passando per gli Appennini. Altri punti panoramici si apprezzano sui colli Belvedere e San Nicolò (quest'ultimo si affaccia anche sul lato orientale dell'abitato), e l'ex Giardino del Vescovo (oggi centro di aggregazione comunale).

Il panorama abbraccia a ovest l'Ascensione e la catena dei Sibillini, a nord il Conero e il Titano, a sud la Montagna dei Fiori, il Gran Sasso, la Majella e i Monti della Laga. In condizioni di visibilità eccezionali, dai punti più elevati è possibile scorgere anche il Gargano e le Alpi Dinariche della Dalmazia.[5]

Aree naturali[modifica | modifica sorgente]

Colle San Nicolò
  • Circonvallazione panoramica. Si snoda lungo viali di querce e tigli, ma anche acacie che crescono spontanee ai margini della collina.
  • Colle San Nicolò. Vertice del territorio cittadino, sovrasta il quartiere di Monte Antico ed è occupato da una vasta pineta che è anche ritrovo giovanile estivo. Conserva due torrioni e un lungo segmento murario, oltre all'omonima pieve nel punto più alto.
  • Ex Giardino del Vescovo, con pini, abeti, cipressi e un piccolo ecosistema ornitologico.
Selva dei Frati Cappuccini con la chiesa di Santa Croce e il cimitero
  • Monterone, area circolare all'estremo nord del paese, attorniata da tigli. Due sottostanti pinete ospitano ciascuna un torrione medievale.
  • Pineta della Croce (prende il nome dal simbolo religioso eretto al suo interno su un supporto di pietra).
  • Selva dei Frati Cappuccini. Area boschiva d'interesse ambientale sita sul Monte Attone, nell'immediata periferia cittadina. Ospita molteplici specie di vegetali e piccoli animali. Fra le piante secolari, nel 2007 è stato istituito un parco acrobatico denominato Quercus Park e articolato in percorsi differenziati per bambini e adulti.

Società[modifica | modifica sorgente]

Evoluzione demografica[modifica | modifica sorgente]

Abitanti censiti[22]

Dialetto[modifica | modifica sorgente]

Classificazione[modifica | modifica sorgente]

Il ripano è un dialetto meridionale intermedio di confine con i dialetti mediani: appartiene infatti alla famiglia dei dialetti aso-truentini (di transizione fra il tipo teramano e quello fermano), entro la quale alcuni lo considerano a sé stante.[23] In realtà possiede caratteristiche morfologiche aberranti rispetto a tutti gli altri dialetti romanzi, condividendole solo con pochi dialetti dei dintorni (soprattutto il cossignanese,[24] ma in parte anche il montefiorano).[25]

Poetica sentimentale[26]
di Carlo Neroni[27]

Le sole stà chelenne 'lla de' Bbò!
e 'ssone lu resarie 'lla lu ddoma
e j' stiengu 'queiò lu Menterò
rrespirenne quist'arie che 'n' già Roma.[28]

Lu ciel' è chiaru. Medonne, quante stelle!
mò se 'ppicce le luce e Muntefiò...
'ppuò 'll'atre luce che ghè 'ppiù de mille,
de Ferme,[29] Carassà, Muntevidò.[30]

De jò le Chenietta[31] vè n'udora
d'erbetta e fiè che te fa recrià...
oh! ccomme se sta 'bbè ecch'e quist'ora,
quanne de fora 'rvè li terrazzà.[32]

Verriè sta sembre èccu, ècche merì...[33]
oh 'che 'ppuzze de puorci... famme 'rij![34][35]

Fonologia[modifica | modifica sorgente]

Il dialetto ripano possiede 8 vocali, 21 consonanti e numerosi allofoni. Alle 7 vocali italiane aggiunge infatti lo schwa (/ə/). I dittonghi mobili sono /je/ e /wo/. Ancora rispetto all'italiano, mancano le consonanti /z/ (solo allofono) e /ʎ/ (sostituita da /j/).[36] Alcune consonanti iniziali o intervocaliche (/b/, /ʤ/, /ɲ/, /j/) sono costantemente geminate, mentre il suono /ʃ/ può essere scempio (es. nu vascia, /nu ˈvaːʃa/, “un bacio”). Così anche, frequentemente, /ʦ/.

La s impura produce gli allofoni /ʃ/ e /ʒ/ davanti alle consonanti dentali, alveolari e palatali, rispettivamente sorde e sonore; davanti a tutte le altre consonanti sonore si pronuncia invece /z/ come in italiano. Altra variante è costituita dalle palatali /c/ e /ɟ/ prodotte dai gruppi ti e chi, di e ghi nell'incontro con le vocali. Fra gli esiti fonetici si segnala l'occlusione bilabiale /mb/[37] del gruppo /ɱf/ latino (es. mbussu, “bagnato” < infusum).

La concomitanza di alcuni fenomeni, anche se in parte comuni agli altri dialetti meridionali, complica oltremodo la trascrizione. Si ricordano:

  • l'indebolimento di /a/ atona, realizzata /e/ (se non rafforzata da un'altra /a/ nella sillaba che segue);
  • l'indebolimento delle altre vocali atone, realizzate /ə/, ma in fin di parola spesso anche /a/;[38]
  • l'uniformazione in /e/ delle desinenze femminili singolari di prima e seconda declinazione.

Ortografia[modifica | modifica sorgente]

Per questo motivo e per la mancanza di una tradizione scritta consolidata il dialetto non ha un vero standard ortografico. Ha tuttavia ricevuto un tentativo di sistemazione con la pubblicazione di un Dizionario del dialetto ripano (2008), compilato da Alfredo Rossi allo scopo di preservare la rara parlata vernacolare. È stata adottata una trascrizione per lo più fonetica, che prevede ad esempio la realizzazione grafica delle sonorizzazioni postnasali (es. candà preferito a cantà, “cantare”)[39] e dell'indebolimento delle vocali atone, segnalato dal diacritico ¨ (Umlaut o dieresi).[40] Non vengono invece indicati gli allofoni della s impura.

Morfologia[modifica | modifica sorgente]

Il tratto distintivo del ripano è la morfologia. Questo dialetto presenta infatti un fenomeno quasi sconosciuto nel resto del mondo romanzo e infrequente anche nella più vasta area linguistica indoeuropea.[25] Esso adotta un sistema di declinazione in genere e numero che non solo si sovrappone alla coniugazione verbale, ma investe anche parti del discorso assolutamente invariabili in italiano.[41]

La complessità dell'insolito fenomeno è accresciuta dal fatto che il ripano realizza la concordanza con soggetto e oggetto anche nei sostantivi, i quali possono smettere il proprio genere e numero per assumere quelli di un diverso elemento della proposizione.[42] I generi con cui si realizza la concordanza sono peraltro tre: è infatti previsto anche il neutro di materia (es. lë pà, “il pane”).

Esempio di declinazione verbale[43]
numero persona italiano ripano
singolare leggo leggiu legge
leggi lieggiu liegge
legge leggiu legge leggia
plurale leggiamo lëggemi lëggema
leggete lëggeti lëggeta
leggono leggi leggë
genere maschile femminile neutro

Esempi:

Lu frëchí cresciu, “il bambino cresce”
Le frëchine cresce, “la bambina cresce”
Lë grà crescë, “il grano cresce”[38]
Issu cià famu, “egli ha fame”
Esse cià fame, “ella ha fame”
È itu e Roma, “è andato a Roma”
È ite e Rome, “è andata a Roma”.[44][45]

L'anomalia morfologica del ripano viene messa in relazione con la posizione geografica del paese e con alcuni caratteri del verbo, che rifiuta l'ausiliare “avere” e non distingue fra loro le radici di terza persona singolare e plurale.[25] Questo dialetto desta perciò sorpresa e interesse in dialettologia (si ricordano in proposito gli studi di Flavio Parrino[46] e Helmut Lüdtke)[47] e in sociolinguistica.

Lessico[modifica | modifica sorgente]

Il lessico di base è italico ma include numerosi retaggi delle dominazioni straniere, particolarmente francesismi (es. mendëmà,[48] “stamattina” < lendemain, con influsso di maintenant; spepié, “lungo foglio scritto” < ce papier) e ispanismi (es. ntrëppëcassa, “inciampare” < tropicar).

Tradizioni e folclore[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Cavallo di fuoco.
Il Cavallo di fuoco
  • Ottava di Pasqua. È il maggior evento dell'anno, dedicato alla patrona della Città e Diocesi, la Madonna di San Giovanni. La celebrazione ha doppia natura, religiosa e civile. Il culmine della festa religiosa è la solenne processione del simulacro della Vergine per le vie cittadine. La festa civile prevede lo spettacolo pirotecnico del Cavallo di fuoco, sorto in onore della Vergine il giorno dell'incoronazione della sacra effigie (10 maggio 1682) e divenuto un'attrazione in grado di convogliare turisti anche da regioni lontane. Il simulacro, in carta pesta, fu commissionato ai primi del '600 dalla Confraternita di San Giovanni, da cui il nome. Inoltre, la stessa Confraternita cambiò il proprio nome in "Confraternita della Madonna di San Giovanni", denominazione con cui è nota ancora oggi.
Il presepe in piazza
  • Festa della Maddalena. La patrona della città si festeggia la domenica successiva al 22 luglio.
  • Esibizione della Giovanile orchestra internazionale di fiati. Viene ospitata dal Teatro Mercantini nel mese di luglio.
  • Rassegna corale internazionale Belvedere del Piceno. È organizzata nel mese di ottobre dalla locale Associazione corale Madonna di San Giovanni.
  • Presepe in piazza. Viene allestito nel periodo natalizio dal 1970 in piazza XX settembre, con statue di cartapesta a dimensioni naturali. È stato ideato dal pittore Primo Angellotti.

Cultura[modifica | modifica sorgente]

Istruzione[modifica | modifica sorgente]

Scuole[modifica | modifica sorgente]

Secolare è la traduzione educativa di Ripatransone, istituita dal pedagogista Emidio Consorti, che ottenne alla città il primo corso di lavoro manuale educativo in Italia (1889). Successivamente (1895) fu fondata una scuola normale maschile, sotto la direzione dello stesso Consorti. Soppressa dopo un solo anno, cedette il posto nel 1915 a una scuola normale promiscua con corso complementare, durata fino al 1924. Nel 1935 fu fondato l'Istituto magistrale Luigi Mercantini, ancora operante come liceo socio-psicopedagogico.[6]

Biblioteche[modifica | modifica sorgente]

  • Biblioteca comunale Aldo Gabrielli, sita presso il palazzo municipale.

Musei[modifica | modifica sorgente]

Palazzo Bonomi-Gera
Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Museo civico di Ripatransone e Museo civico archeologico Cesare Cellini.
  • Museo civico. È ospitato da Palazzo Bonomi-Gera e si compone di cinque raccolte: la pinacoteca, la Gipsoteca Uno Gera, il museo storico etnografico, il Museo storico risorgimentale Luigi Mercantini e una galleria d'arte contemporanea.
  • Museo archeologico. Si trova al pianterreno del palazzo municipale e conserva numerosi reperti preistorici piceni e romani, provenienti dal territorio comunale e dell'antico Ager Cuprensis.
  • Museo vescovile d'arte sacra. Sito nell'ex chiesa di Sant'Agostino, custodisce opere a carattere religioso provenienti dalle chiese del territorio. Presso l'entrata una pavimentazione in vetro permette di scoprire le antiche fondamenta dell'edificio. Il museo è destinato anche a ospitare mostre, come quella su Jacopo della Quercia allestita nell'estate 2008.
  • Museo della civiltà contadina e artigiana, privato e visitabile su prenotazione. Ospitato dal seminterrato della chiesa di San Filippo, documenta la tradizione rurale del paese e le testimonianze della vita nei campi nei secoli andati.
  • La bottega del vasaio, museo privato dell'artigiano Innocenzo Peci, con oltre ottocento manufatti in terracotta fra cui i tipici fischietti chiamati cuchi.

Musica[modifica | modifica sorgente]

In città operano le seguenti formazioni musicali.

  • Corpo bandistico Città di Ripatransone, fondato nel 1862.
  • Associazione corale Madonna di San Giovanni, fondata nel 1971.
  • Giovanile orchestra internazionale di fiati. Fondata nel 1995 da Roberto Vespasiani e Lorenzo Della Fonte, è una formazione bandistica di rilievo nell'ambito delle iniziative orchestrali e di didattica musicale.

Cucina[modifica | modifica sorgente]

(DIALETTO RIPANO)
« Pë le Jelle jó, pë le Jelle su
va cërchenna li cuccëlú. »
(IT)
« Su e giù per l'Agello[49]
si cercano i chioccioloni. »
(detto ripano)

Fra le specialità della cucina ripana si possono ricordare i lumaconi (in realtà chiocciole, in dialetto cuccëlú)[50] e il ciavarro, tipico minestrone piceno di legumi vari, affine alle virtù abruzzesi e all'imbrecciata umbra.

Persone legate a Ripatransone[modifica | modifica sorgente]

Sport[modifica | modifica sorgente]

La principale squadra di calcio della città è l' A.P.D. Avis Ripatransone 1964 che milita nel girone D di Prima Categoria, fu fondata nel 1964: i colori sociali sono: bianco ed amaranto, ed il suo stemma riprende quello comunale con il Leone Rampante; oltre al calcio a 11, l'Avis Ripatransone dispone anche di una squadra di calcio a 5 che gioca in Serie D. La seconda squadra di calcio è la Polisportiva Valtesino A.S.D. che milita in Seconda Categoria, fu fondata nel 1987. L'impianto sportivo principale di Ripatransone è lo stadio comunale Petrella, sito nella frazione omonima.

Il paese è anche legato al ciclismo. Data la conformazione del territorio, le strade ripane si prestano a prove relativamente impegnative, e sono passaggio obbligato dell'ultima tappa della Tirreno-Adriatico.

Il 19 maggio 2004 vi ha transitato il Giro d'Italia, con un Gran Premio della Montagna di terza categoria. Cittadino onorario del paese è stato il grande Gino Bartali.

Economia[modifica | modifica sorgente]

L'economia del comune è sia agricola sia industriale, e un posto di rilievo è certamente riservato anche al turismo. Nel settore agricolo, particolarmente apprezzate sono la produzione di vini DOC, quali il Falerio dei Colli Ascolani e il Rosso Piceno superiore, e quella olearia. Ripatransone partecipa infatti alle associazioni italiane delle Città dell'Olio e delle Città del Vino. Sul piano industriale il comune appartiene a uno dei poli dell'industria del mobile nelle Marche.

A livello turistico si segnala l'attribuzione della Bandiera arancione, marchio di qualità ambientale del Touring Club Italiano. Il settore è favorito, oltre che dalla tradizione storica, artistica e culturale, dalla posizione geografica del paese. Le località balneari come Grottammare e Cupra Marittima distano infatti pochi chilometri, e il clima estivo più mite favorisce escursioni di villeggianti dalla marina.

Amministrazione[modifica | modifica sorgente]

Periodo Primo cittadino Partito Carica Note
1944 1945 Ugo Gasperoni Comitato di Liberazione Nazionale Sindaco
1945 1946 Dante Calcagni Democrazia Cristiana Sindaco
1946 1947 Giuseppe Bruti Democrazia Cristiana Sindaco
1947 1951 Cleto Capponi Democrazia Cristiana Sindaco
1951 1956 Dante Calcagni Democrazia Cristiana Sindaco
1956 1960 Luigi Focaracci Lista civica Sindaco
1960 1965 Uno Gera Lista civica Sindaco
1965 1970 Nadino Michelangeli Democrazia Cristiana Sindaco
1970 1975 Franco Capriotti Lista civica Sindaco
1975 1980 Vittorio Verdecchia Democrazia Cristiana Sindaco
1980 1985 Michelino Michetti Democrazia Cristiana Sindaco
1985 1987 Ezio Pulcini Lista civica Sindaco [51]
1987 1988 Marilena Paoletti Lista civica Sindaco [51][52]
1988 1993 Michelino Michetti Lista civica Sindaco [51]
1993 2002 Ubaldo Maroni Lista civica Sindaco [53]
2002 6 maggio 2012 Paolo D'Erasmo Lista civica Sindaco
7 maggio 2012 in carica Remo Bruni lista civica Sindaco

Gemellaggi[modifica | modifica sorgente]

Galleria fotografica[modifica | modifica sorgente]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ a b ISTAT - Bilancio demografico mensile al 30-6-2011.
  2. ^ Tabella dei gradi/giorno dei Comuni italiani raggruppati per Regione e Provincia in Legge 26 agosto 1993, n. 412, allegato A, Ente per le Nuove Tecnologie, l'Energia e l'Ambiente, 1 marzo 2011, p. 151. URL consultato il 25 aprile 2012.
  3. ^ a b La forma latina usata dal Garzoni è plurale ma, contrariamente alle apparenze, quella in dialetto locale stretto è di numero singolare.
  4. ^ a b Rolando Perazzoli, Storie ripane, Grottammare, Archeoclub d'Italia, 2001.
  5. ^ a b Giorgio Settimo, Profilo storico di Ripatransone, Ascoli Piceno, 1979.
  6. ^ a b Adolfo Polidori, Storia di Ripatransone, Fermo, La Rapida, 1974.
  7. ^ Luigi Antonio Vicione, Ripatransone sorta dalle rovine di Castello Etrusco, San Benedetto del Tronto-Martinsicuro, Laberinto [Fermo, 1828], 1982.
  8. ^ a b c d e f g Alfredo Rossi, Vicende ripane, Centobuchi, Amministrazione comunale di Ripatransone, 2002.
  9. ^ Si chiamava in realtà Trasone e aveva il titolo di conte di Truento.
  10. ^ Luigi Antonio Veccia, poi Vicione (Ripatransone, 1773 – Roma, 1829), minore conventuale e lettore di sacra teologia del seminario di Ripatransone.
  11. ^ Fra Ripatransone e il fiume Aso esiste una valle intermedia, quella della Menocchia.
  12. ^ Il nome latino dell'Aso è Asis, -is e non Aso, -onis.
  13. ^ Luigi Antonio Vicione, Sull'esistenza di Ripa o Ripatransone prima dell'anno MCXCVIII, San Benedetto del Tronto-Martinsicuro, Laberinto [Fermo, 1827], 1982.
  14. ^ Giovanni Garzoni, De rebus Ripanis, 1497.
  15. ^ Rolando Perazzoli, L'umanista bolognese G. Garzoni e il teologo ripano G. Paci, Grottammare, Archeoclub d'Italia, 1999.
  16. ^ Quattro dei cinque colli corrispondono agli antichi castelli e ai moderni quartieri. Il Belvedere è invece incluso in Monte Antico e marginalmente in Capodimonte.
  17. ^ Giuseppe Maria Boccabianca, Le famiglie nobili ripane, Ripatransone, Barigelletti, 1929.
  18. ^ Soltanto quello della vicina Offida ha dimensioni simili (circa tre quarti, con piccole variazioni a seconda che si consideri il perimetro murario o il solo abitato). Per confronto, il Paese alto di San Benedetto del Tronto (42°57′00.72″N 13°52′31.8″E / 42.9502°N 13.8755°E42.9502; 13.8755), nucleo storico di una città dieci volte maggiore per popolazione, è appena paragonabile all'incasato del colle Belvedere (42°59′51.36″N 13°45′34.76″E / 42.9976°N 13.759656°E42.9976; 13.759656). Anche i centri storici della provincia di Fermo, eccetto il capoluogo, sono tutti più piccoli. È chiaro che si tratta di grandezze relative: Ripatransone entrerebbe tranquillamente nella basilica di San Pietro con l'antistante piazza.
  19. ^ Si trova attualmente nel Museo civico archeologico Cesare Cellini.
  20. ^ Francesco Bruti Liberati, Cenni storici del Rotigni su questa chiesa parrocchiale, 1842.
  21. ^ La misurazione di tutti i vicoli del centro storico fu effettuata personalmente dal professor Antonio Giannetti su consiglio della maestra Itala Illuminati. Cfr Historia n. 268 del giugno 1980.
  22. ^ Statistiche I.Stat - ISTAT;  URL consultato in data 28-12-2012.
  23. ^ Così Lino Gentili, citato da Alfredo Rossi nell'introduzione alla raccolta postuma di Carlo Neroni Malaspina, Bozzetti poetici, Acquaviva Picena, 2001.
  24. ^ L'affinità fra ripano e cossignanese è testimoniata anche da un fenomeno fonetico desueto, riscontrabile nelle poesie del ripano Carlo Neroni e del cossignanese Niccola Pansoni: l'aggiunta del suono /ɡ/ alle sillabe inizianti in a, e, i (es. ghessa, “essere”).
  25. ^ a b c Andreas Harder, Laut- und Formenlehre der Mundart von Ripatransone, Kiel, 1988.
  26. ^ L'ortografia di questo celebre sonetto, come anche l'anomala suddivisione in tre quartine e un distico, è quella originale dell'autore.
  27. ^ Carlo Neroni Malaspina (Ripatransone, 1884 – Ripatransone, 1937), nobiluomo ripano, padre del cantante lirico Luciano Neroni.
  28. ^ «Il sole sta tramontando! / e suona l'ora del rosario al Duomo / e io sto quaggiù, al Monterone, / respirando quest'aria che Roma non ha». Fin dalla prima strofa, Poetica sentimentale manifesta un carattere apertamente idilliaco nella descrizione di sensazioni visive, uditive e olfattive.
  29. ^ Licenza poetica dettata da esigenze metriche: in realtà Fermo non è visibile perché coperta dalle più elevate Monterubbiano e Moresco.
  30. ^ «Il cielo è chiaro. Madonna, quante stelle! / Ora si accendono le luci a Montefiore... / poi altre luci che sono più di mille, / di Fermo, Carassai, Montevidone». La descrizione torna al piano visivo e lo sguardo si posa sulle immagini del crepuscolo nel vasto panorama a nord del paese.
  31. ^ Le Caniette sono una contrada nelle immediate vicinanze della città, subito sotto il Monterone.
  32. ^ «Dalle Caniette sale un odore / d'erbette e fieno che ti ristora... / oh! come si sta bene qui a quest'ora / quando da fuori città rientrano i paesani». Si torna al piano olfattivo, indispensabile (come si vedrà) a dare senso alla lirica.
  33. ^ «Vorrei star sempre qui, morire qui». L'idillio raggiunge il culmine e Neroni vorrebbe prolungarlo in eterno. Sull'interesse grammaticale di questo verso chiastico v. sotto, in nota.
  34. ^ Grafia personale del Neroni per rëí. Non è altro che il latino redire (riandare).
  35. ^ «Oh che puzza di porci... fammi rincasare!». Improvvisamente si svela il carattere grottesco della composizione. C'è un colpo di scena: il vento cambia e trasporta dalla campagna, anziché il delicato odore d'erbette e fieno, un intenso tanfo di maiali che rovina l'atmosfera a Neroni ma strappa un sorriso al lettore. Solo un attimo prima il poeta sarebbe voluto restare per sempre in quel dolce crepuscolo, ora invece rincasa in tutta fretta.
  36. ^ Questo suono è scambiato a volte anche con la doppia /l/, specie nel passaggio dal singolare al plurale (es. lu strilla/li strija, “lo strillo/gli strilli”).
  37. ^ Ma il Neroni la rende anche /mp/ (es. ne mpize, “un'infilzata, una filza”).
  38. ^ a b Touring Club Italiano, Guida d'Italia - Marche. URL consultato l'11-06-2009.
  39. ^ Confrontando il citato testo di Poetica sentimentale di Carlo Neroni si possono notare oscillazioni grafiche di questa realizzazione fonetica: Menterò, Muntefiò, Muntevidò, quante, ma sembre.
  40. ^ Alfredo Rossi, Dizionario del dialetto ripano, 2008.
  41. ^ Così gli avverbi: es. «Vërrié stà semprë eccu, ecchë mërí» (“Vorrei star sempre qui, morire qui”, Neroni, cit.), dove si nota l'oscillazione dell'avverbio ecca (“qui”) dalla forma maschile a quella indistinta. Così anche i pronomi enclitici: es. vattu vié, “vattene” al maschile; vatte vié, “vattene” al femminile.
  42. ^ Con i verbi transitivi, però, spesso la mancata coincidenza in genere e numero fra soggetto e oggetto non solo preserva il sostantivo dalla concordanza, ma indebolisce la stessa desinenza verbale che torna indistinta (/ə/ o /a/). Esiste comunque una controeccezione prodotta dai soggetti di terza persona maschile singolare. Cfr Agreement mismatch: a look from Italian dialects.
  43. ^ (EN) Martin Maiden e Mair Parry, The Dialects of Italy. URL consultato l'11-06-2009.
  44. ^ (EN) Ranko Matasović, Areal and Typological Affinities of Proto-Indo-European, 08-09-2008. URL consultato il 05-06-2009.
  45. ^ Helmut Lüdtke, Die Mundart von Ripatransone - ein sprachtypologisches Kuriosum, Acta Universitatis Carolinae, Philologica 5, 1974, Pag. 173-177.
  46. ^ Flavio Parrino, Su alcune particolarità della coniugazione nel dialetto di Ripatransone, 1967. In Italia Dialettale, 30. Pag. 156-166.
  47. ^ Helmut Lüdtke, La declinazione dei verbi in un dialetto di transizione marchigiano-abruzzese, 1976. In Abruzzo, XIV, n. 3. Pag. 79-84.
  48. ^ Questo termine si usa quasi solo nelle campagne, che sono lessicalmente più ricche della città.
  49. ^ Qui sineddoche per l'intero paese.
  50. ^ Plurale metafonetico di cuccëló.
  51. ^ a b c Si dimette.
  52. ^ Subentrata a Ezio Pulcini da vicesindaco.
  53. ^ Subentrato a Michelino Michetti da vicesindaco.

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