Palmiano

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Palmiano
comune
Palmiano – Stemma Palmiano – Bandiera
Chiesa di San Michele Arcangelo
Chiesa di San Michele Arcangelo
Dati amministrativi
Stato Italia Italia
Regione Coat of arms of Marche.svg Marche
Provincia Provincia di Ascoli Piceno-Stemma.png Ascoli Piceno
Sindaco Giuseppe Amici (lista civica Lista democratica per Palmiano) dall'8-6-2009
Territorio
Coordinate 42°53′59.64″N 13°27′31.32″E / 42.8999°N 13.4587°E42.8999; 13.4587 (Palmiano)Coordinate: 42°53′59.64″N 13°27′31.32″E / 42.8999°N 13.4587°E42.8999; 13.4587 (Palmiano)
Altitudine 550 m s.l.m.
Superficie 12,54 km²
Abitanti 214[1] (30-6-2011)
Densità 17,07 ab./km²
Frazioni Castel san Pietro, Appoiano, Caprignano, Casette.
Comuni confinanti Comunanza, Force, Roccafluvione, Venarotta
Altre informazioni
Cod. postale 63092
Prefisso 0736
Fuso orario UTC+1
Codice ISTAT 044056
Cod. catastale G289
Targa AP
Cl. sismica zona 2 (sismicità media)
Nome abitanti palmianesi
Patrono san Michele Arcangelo
Giorno festivo 29 settembre
Localizzazione
Mappa di localizzazione: Italia
Palmiano
Posizione del comune di Palmiano nella provincia di Ascoli Piceno
Posizione del comune di Palmiano nella provincia di Ascoli Piceno
Sito istituzionale

Palmiano (Palmià, o Parmià in dialetto ascolano) è un comune italiano di 214[1] abitanti della provincia di Ascoli Piceno nelle Marche. Fa parte della Comunità Montana del Tronto.

Geografia fisica[modifica | modifica sorgente]

Territorio[modifica | modifica sorgente]

L'abitato del paese di Palmiano sorge nella zona collinare del territorio nord-ovest della catena appenninica del comprensorio ascolano, nella valle del torrente Cinante. La modesta estensione superficiale del territorio amministrato, costituita da soli 12,54 km², ne fa uno dei comuni più piccoli della provincia ascolana; è inoltre il meno popolato.

Storia[modifica | modifica sorgente]

Il silenzio di fonti documentali non consente una precisa ricostruzione delle memorie storiche dell'antichità e delle vicissitudini legate al borgo poiché il locale archivio comunale andò irrimediabilmente distrutto durante un incendio verificatosi sul finire del XVIII secolo.

Il castello di Palmiano fu fondato nel XV secolo[2] o sul finire del XIV secolo[3] da una comunità di monaci appartenenti all'ordine benedettino dell'abbazia di Farfa, religiosi che, al tempo, erano presenti nelle valli del Tronto e del Tenna. I frati avevano già dall'anno 900 l'area sui cui sorge il borgo annoverata tra le loro spettanze. Dell'intera opera fortificata è ancora oggi visibile la torre che si eleva, da una base quadrangolare, nella località di Pedara.

Notizie certe e documentate del paese risalgono all'anno 1150, quando la diocesi ascolana, presieduta dal vescovo-conte Presbitero, lo ebbe tra le sue pertinenze a seguito della donazione da parte dell'imperatore Corrado III di Svevia.

Più tardi, nel 1299, s'interessò della vita del borgo papa Niccolò IV quando inviò precisi ordini a Giangiacomo Colonna, rettore della Marca anconitana, affinché lo difendesse dalle molestie e dagli attacchi che stava subendo dai nemici.

Nell'anno 1799, durante il periodo del brigantaggio antiunitario, il borgo fu oggetto di devastazione e subì i danni più gravi che siano ricordati fra le sue vicissitudini. Il castello fu attaccato da bande di briganti che si riversarono nel suo territorio scendendo dalle vicine montagne e dichiarandosi, mentendo, difensori del governo pontificio lo assediarono, saccheggiarono e distrussero buona parte dell'abitato appiccando un incendio. Le fiamme incenerirono anche la documentazione degli archivi del comune e gli atti che avrebbero consentito di conoscere e ricostruire le memorie storiche di Palmiano.

Toponimo[modifica | modifica sorgente]

Il toponimo deriva dal riferimento alla conformazione geologica del territorio sul quale Palmiano è adagiata. Le alture collinari che cingono il paese ricordano i rilievi del palmo di una mano, circostanza da cui scaturisce la definizione di palmi mano.[4][5] Nell'anno 1150 fu menzionato come Palumnianum nell'atto di donazione con cui Corrado III lo trasferiva alla diocesi di Ascoli. Solo in seguito ad una contrazione linguistica divenne Palmiano. Negli atti documentali conservati presso l'archivio del Catasto ascolano del 1381 la sua denominazione corrisponde a Palombiano ed è individuato come sindacatus palombianus.

Monumenti e luoghi d'interesse[modifica | modifica sorgente]

Architetture religiose[modifica | modifica sorgente]

  • Chiesa di San Michele Arcangelo – L'edificio religioso è stato ricavato all'interno di una torre del paese ed è sede della locale parrocchia.[6] L'aula sacra è decorata da resti di pitture ad affresco.

Società[modifica | modifica sorgente]

Evoluzione demografica[modifica | modifica sorgente]

Abitanti censiti[7]

Tradizioni e folclore[modifica | modifica sorgente]

Sagra della patata[modifica | modifica sorgente]

La sagra viene festeggiata al centro del paese, nel mese di settembre della durata di 3 giorni, di solito i primi di settembre. C'è una ricca varietà di piatti, tutti all’insegna del tubero più noto ed usato: gnocchi con salsiccia, gnocchi con funghi porcini, spezzatino di castrato con patate alla diavola, patatine fritte, baccalà norvegese con mire poix di patate novelle, cestino di patate al dolce incanto del porcino, salsiccia e patate al forno nonché ciambelline dolci di patate.

Festa di Sant'Antonio Abate[modifica | modifica sorgente]

La comunità di Palmiano, ogni anno, festeggia la ricorrenza della festa di sant'Antonio abate. La consuetudine nasce dalla narrazione di un evento miracoloso, attribuito all'intercessione del santo, di cui beneficiò un contadino locale il 12 maggio 1682. Secondo la tradizione popolare l'uomo, mentre raggiungeva la zona del pascolo col suo gregge, fu sorpreso da un violento temporale che provocò la rovinosa fiumana d'acqua che lo travolse con i suoi animali e lo trascinò fino al fondovalle. Il pastore, per salvarsi, invocò la protezione dell'eremita egiziano e ne uscì incolume insieme alle sue bestie. Al suo ritorno in paese, come ringraziamento per lo scampato pericolo, volle organizzare una festa per celebrare il santo.

Istituzioni, enti e associazioni[modifica | modifica sorgente]

Confraternita del Santissimo Sacramento[modifica | modifica sorgente]

La confraternita palmianese fu eretta nell'anno 1632 con approvazione rilasciata da papa Urbano VIII. Questa associazione prevedeva che i proventi raccolti fossero spesi a sostegno del culto e del mantenimento della chiesa. Le dispense erano elargite nei mesi dedicati alla semina e nei periodi di maggiori necessità della comunità.

La confraternita, in occasione delle celebrazioni giubilari, indette da Innocenzo XII nell'anno 1700, si recò in processione nella città di Roma, dove dimorò nell'Ospizio della Santissima Trinità, appartenente all'omonima chiesa vicino al ponte Sisto. Al termine della visita nella capitale i palmianesi tornarono a piedi al loro paese attraversando i monti Sibillini.

Geografia antropica[modifica | modifica sorgente]

Frazioni[modifica | modifica sorgente]

Castel San Pietro[modifica | modifica sorgente]

La frazione di Castel San Pietro sorge a 771 m s.l.m.[8], sul punto più elevato delle colline del comprensorio di Palmiano. In origine il piccolo borgo fu chiamato il Castello del Belvedere e rappresentava il riferimento di un caposaldo difensivo del comune ascolano. La costruzione fortificata era cinta da solide mura che custodivano l'abitato. I resti dei muraglioni, ormai in rovina, sono stati visibili fino al XIX secolo. L'insediamento si trova lungo il crinale fra il fiume Aso ed il torrente Chiaro, a metà strada fra i paesi di Venarotta e Force. Il castello costituì il possedimento feudale della nobile famiglia Saladini fino all'inizio del XIV secolo, periodo in cui la città di Ascoli Piceno ne acquistò la proprietà con il rogito notarile datato 16 marzo 1301. Lo storico Antonio De Santis riporta che nell'anno 1351, come altri castelli della montagna, si ribellò al potere di Galeotto I Malatesta, allora signore di Ascoli, che lo attaccò il 19 giugno e lo prese solo dopo pochi giorni d'assedio il 21 giugno. Nel 1500 la comunità del fortilizio ebbe un proprio statuto. Il suo distretto giurisdizionale comprendeva le località di Appoiano, Caprignano, Palmiano, Poggio, San Silvestro e Tavernelle. Con buona probabilità, sostiene il Carfagna, il fortilizio fu distrutto, come altre opere fortificate dell'ascolano, a seguito delle repressioni contro i banditi avvenute durante il XVI secolo. Nell'anno 1798, la ripartizione del territorio voluta dai francesi trasferì Castel San Pietro sotto la giurisdizione del dipartimento del Tronto ed il borgo passò così alle dipendenze del cantone di Amandola (il 15 maggio tuttavia fu trasferito nel cantone rurale d'Ascoli). Dopo il periodo napoleonico, visto il degrado in cui versava la costruzione, la sede e gli archivi del comune furono portati a Palmiano.

Nella zona centrale dell'abitato vi è la chiesa di San Pietro, dedicazione da cui si origina anche il toponimo del paese. L'edificio religioso custodisce al suo interno un affresco del 1400 ed acquasantiere ricavate da capitelli scolpiti risalenti all'XI secolo.

Amministrazione[modifica | modifica sorgente]

Periodo Primo cittadino Partito Carica Note
14 giugno 2004 7 giugno 2009 Luigi Beniamino Battistini lista civica Sindaco
8 giugno 2009 in carica Giuseppe Amici lista civica "Lista democratica per Palmiano" Sindaco

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ a b ISTAT - Bilancio demografico mensile al 30-6-2011.
  2. ^ N. Galiè G. Vecchioni, op. cit., pag 74.
  3. ^ Luigi Girolami, art. cit., "Palmiano nelle sue vicende" in Flash Ascoli, p. 44.
  4. ^ N. Galiè G. Vecchioni, op. cit., pag 75.
  5. ^ Dal sito ufficiale della Provincia di Ascoli Piceno
  6. ^ Luigi Girolami, art. cit., "Palmiano nelle sue vicende" in Flash Ascoli, p. 44 – L'autore, nel suo articolo redatto nell'anno 1988, individua la chiesa parrocchiale del paese in Santa Maria delle Grazie.
  7. ^ Statistiche I.Stat - ISTAT;  URL consultato in data 28-12-2012.
  8. ^ N. Galiè G. Vecchioni, op. cit., pag 75.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Corrado Saladini, Memorie della famiglia Saladini di Ascoli Piceno, Arti Grafiche Adriatico e Roma, anno 1909, pp. 32, 188 - 189;
  • Luigi Girolami, Palmiano nelle sue vicende in Flash Ascoli - mensile di vita Picena, anno IX, N. 118, gennaio 1988, pp. 44 – 45;
  • Bernardo Carfagna, Rocche e castelli dell'ascolano, Ascoli Piceno, Edizione La Sfinge Malaspina (Stampa Editoriale Eco srl - San Gabriele (TE)), anno 1996, p. 127;
  • Narcisio Galiè Gabriele Vecchioni, Il Monte dell’Ascensione, I edizione, Grafiche d’Auria di Ascoli Piceno, maggio 1999, pp. 74 – 75, ISBN 8886610106;
  • Antonio De Santis, Ascoli nel Trecento, vol. II (1350 - 1400), Collana di Pubblicazioni Storiche Ascolane, Grafiche D’Auria, ottobre 1999, Ascoli Piceno, p. 33;

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

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