Santa Severina

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
« C’è una città turrita nelle terre calabresi, di non oscuro nome,
là dove scorre l’onda del nebbioso Neto,
posta sull’alto di un monte, su rupi rocciose,
e meglio di ogni altra cinta da lunga cerchia difensiva »
(Gian Teseo Casoppero, Sylvae, 1520-1530[1])
Santa Severina
comune
Santa Severina – Stemma Santa Severina – Bandiera
Santa Severina – Veduta
Localizzazione
Stato Italia Italia
Regione Coat of arms of Calabria.svg Calabria
Provincia Provincia di Crotone-Stemma.png Crotone
Amministrazione
Sindaco Diodato Scalfaro (Uniti per Cambiare) dal 30/03/2010
Territorio
Coordinate 39°09′00″N 16°55′00″E / 39.15°N 16.916667°E39.15; 16.916667 (Santa Severina)Coordinate: 39°09′00″N 16°55′00″E / 39.15°N 16.916667°E39.15; 16.916667 (Santa Severina)
Altitudine 326 m s.l.m.
Superficie 51 km²
Abitanti 2 196[2] (31-12-2012)
Densità 43,06 ab./km²
Frazioni Altilia, Armirò, Campodenaro
Comuni confinanti Belvedere di Spinello, Caccuri, Castelsilano, Rocca di Neto, Roccabernarda, San Mauro Marchesato, Scandale
Altre informazioni
Cod. postale 88832
Prefisso 0962
Fuso orario UTC+1
Codice ISTAT 101022
Cod. catastale I308
Targa KR
Cl. sismica zona 2 (sismicità media)
Nome abitanti santaseverinesi/e
Patrono Sant'Anastasia
Giorno festivo 29 ottobre
Cartografia
Mappa di localizzazione: Italia
Santa Severina
Posizione del comune di Santa Severina nella provincia di Crotone
Posizione del comune di Santa Severina nella provincia di Crotone
Sito istituzionale

Santa Severina (IPA: [santaseveˈrina][3]) è un comune italiano di 2.196 abitanti della provincia di Crotone, in Calabria.

Amministrazione[modifica | modifica sorgente]

Gemellaggi[modifica | modifica sorgente]

Storia[modifica | modifica sorgente]

Il territorio di Santa Severina (in particolare i siti di Serre d'Altilia, Monte Fuscaldo, insieme a molti altri), durante le età del bronzo e del ferro, era abitato da popolazioni indigene appartenenti forse al ceppo degli Enotri, come peraltro supposto in base alle ricerche (fine degli anni'70 del XX secolo) del Gruppo Archeologico Krotoniate e di P. Attianese e confermato dalle indagini condotte a partire dagli anni '80 dall'archeologo Domenico Marino. Il nome autoctono degli antichi abitatori della Calabria rimane, comunque, sconosciuto. Infatti, il termine "Enotri" rappresenta un nome toponomastico attribuito dai greci agli indigeni con le stesse modalità con le quali il nome "Galli" fu assegnato dai Romani a quelli che nella loro lingua si chiamavano Celti. Anche il termine Brettioi che i Romani trasformarono in Bruttii è riferibile al medesimo contesto toponomastico. La scritta Brettion che si rileva sulle monete appare impressa con i caratteri greci.Le notizie provenienti dalla cosiddetta tradizione si prestano ad un numero incalcolabile di versioni e di manipolazioni e, quindi, su tale argomento risulta abbastanza difficile aggiungere altro. Sulla collina Serre della frazione Altilia, già all'inizio degli anni '80, furono individuati alcuni lembi di un insediamento di origine italica e tracce di una necropoli dell'età del ferro. Alla metà degli anni '90 si deve la scoperta di un insediamento databile all'età del bronzo finale grazie al vasto programma di ricerca archeologica sviluppato nel territorio di Crotone. Queste ricerche hanno permesso di riconoscere un vasto "magazzino" di pithoi dell'età del bronzo finale: sono stati catalogati resti di oltre 60 enormi contenitori che i recentissimi studi dimostrano contenessero vino, prova indiscutibile della coltivazione della vite da parte delle comunità enotrie. Più di recente la Soprintendenza per i Beni Archeologici della Calabria, tra il 2006 ed il 2008, ha realizzato tre saggi di scavo. Le attività hanno permesso di confermare l'esistenza di strutture abitative che risalgono al tardo IV-III secolo a.C. Alcune tracce rimandano al periodo protostorico.

Attualmente, in tutta l'area, sono in corso approfondite indagini topografiche archeologiche, finalizzate alla realizzazione della "Carta archeologica" dell'intero territorio comunale.

Anticamente nota forse come Siberene, dopo essere stata presumibilmente un abitato greco-italico e poi romano, fino al 1076 appartenne ai Bizantini. Fu successivamente governata dai Normanni e poi dagli Svevi. Infatti, in base allo Statutum de reparatione castrorum, Federico II condusse una inchiesta nel 1228 per identificare istituzioni, enti o persone che fossero obbligati a contribuire alla riparazione del castello di Santa Severina.Lo storico tedesco E. Sthamer traccia le linee fondamentali dello Statutum rilevando anche quelle autorità che, all'epoca, risultavano responsabili nel farlo osservare. All'epoca dell'inchiesta condotta a Santa Severina, il provisor castrorum rispondeva al nome di Johannes Vulcanus. Dopo la disfatta degli Svevi, il castello passò sotto l'amministrazione degli Angioini. Successivamente subentrarono gli Aragonesi fino a cadere, infine, sotto il dominio dei Borbone.

Monumenti[modifica | modifica sorgente]

Il castello[modifica | modifica sorgente]

La sua costruzione risale all'epoca della dominazione normanna (XI secolo) su una fortificazione preesistente di epoca bizantina. La costruzione bizantina è nota come oppidum ed è attestata da Erchemperto di Benevento testualmente come "oppidum beatae Severinae". Dopo il 1076, sulle sue rovine, Roberto il Guiscardo fece costruire un dongione le cui tracce sono state evidenziate durante i lavori di restauro. Una prova storica diretta è rilevabile nella cronaca di Amato di Montecassino mentre, sempre nel medesimo contesto, una prova indiretta è costituita da una chartula del 1130, edita dal Trinchera, nella quale l'edificio militare viene definito come "Rocca" che, come è noto, è un termine di provenienza scandinava. Nel periodo successivo alla costruzione del castello, è attestata, a Santa Severina, la presenza di Ruggero II, come viene reso noto da Ughelli e come è rilevabile parimenti negli Urkunden und Kanzlei König Rogers II von Sizilien che sono inseriti anche nelle "Abhandlungen der Akademie der Wissenschaften zu Göttingen". Nel periodo svevo, il castellano di Santa Severina si chiamava Johannes de Ladda. Tale notizia è rilevabile in un documento edito da Walter Holtzmann apparso in "Quellen und Forschungen aus Italienischen Archiven ud Bibliotheken". Nel corso dei secoli e dei passaggi dalle varie famiglie regnanti, ha subito varie modifiche. Si ipotizza che l'area dove sorse il Castello fosse già occupata in età greca, come fatto supporre da alcuni scavi condotti durante il restauro. Di notevole interesse sono i resti di una chiesa bizantina (con pareti affrescate) e di una necropoli dello stesso periodo storico.

Di interesse gli scavi condotti, nel 2008-2009, dalla Soprintendenza archeologica nel cosiddetto "avamposto C" e nella "grotta del coniglio". Altre ricerche archeologiche, nel corso del 2011, hanno evidenziato l'uso abitativo o funerario di numerosi anfratti della rupe, ora difficilmente raggiungibili ed a rischio di frana. Nel Castello ha sede il Museo Archeologico, dove sono esposti reperti - di proprietà dello Stato - provenienti dal territorio o rinvenuti nel corso degli scavi nella fortificazione. Sono visitabili alcune aree archeologiche (grotte, necropoli, chiesa bizantina, fondazione torre normanna etc.) messe in luce nel corso degli scavi condotti dalla Soprintendenza per i Beni Archeologici della Calabria.

Il battistero[modifica | modifica sorgente]

Costituisce l'unico battistero bizantino pervenuto ai nostri giorni ancora sostanzialmente integro. L'architettura di questo gioiello deriva dagli edifici a pianta centrale che trovano riferimento nel mausoleo di Santa Costanza a Roma. Il battistero bizantino ha, infatti, una forma circolare con quattro appendici, con affreschi risalenti al X-XII secolo

La cattedrale[modifica | modifica sorgente]

La cattedrale (Concattedrale dell'Arcidiocesi di Crotone-Santa Severina) ha un impianto a croce latina a tre navate. Risalente al XIII secolo, anch'essa ha subito vari cambiamenti nel corso della sua storia, tant'è che dell'antica struttura è rimasto solo il portale, ma la più sostanziale è stata quella del XVII secolo.

San Nicola e Santo Ponte[modifica | modifica sorgente]

Nel 2010 la Soprintendenza per i Beni Archeologici della Calabria ha riportato alla luce un ampio settore di abitato rupestre, con numerose abitazioni in grotta artificiale, ed una chiesa (con vano ipogeo sottostante) già segnalata da Paolo Orsi.

Il Monastero della Madonna della Calabria[modifica | modifica sorgente]

La frazione di Altilia all'interno del comune di Santa Severina.

Dopo il 1100 sorse nella frazione di Altilia il santuario mariano di riferimento dell'intera Calabria. Sostenuto originariamente dai Normanni, era posto sotto la diretta tutela dell'imperatore Federico II di Svevia. In relazione a quanto riportato da Ferdinando Ughelli, a Santa Severina, alla fine del mese di maggio del 1099, Ruggero Borsa, figlio di Roberto il Guiscardo, confermò al vescovo Policronio il possesso del monastero di Calabromaria. Il medesimo vescovo, sempre a Santa Severina, ricevette una riconferma da parte di Ruggero II, il primo giorno di giugno dell'anno 1115, VIII Indizione. Tra la metà del Cinquecento e gli esordi del Seicento abati commendatari del Monastero furono i Barracco. A Tiberio Barracco si deve la conservazione dei documenti d'archivio antichi di Calabromaria, fatti trascrivere nel 1581 presso pubblico notaio: una copia del manoscritto è custodita presso l'Archivio storico di Napoli. Ciò che restava del complesso di Calabromaria fu trasformato in palazzo baronale della famiglia Barracco all'inizio del XIX secolo. Oggi è in parte di proprietà comunale ed in parte occupato da abitazioni private.

Ricerche archeologiche condotte nel 2010 hanno evidenziato lo stato di degrado e di totale trasformazione di alcune cavità artificiali esistenti (almeno tre) sul fronte della scarpata antistante il palazzo Barracco. I materiali rinvenuti non sono comunque anteriori al XIX secolo a testimoniare che l'edificazione del palazzo baronale ha fatalmente compromesso anche la conservazione delle aree adiacenti.

Nel 2011 il Soprintendente per i Beni Architettonici e Paesaggistici per le provincie di Cosenza, Catanzaro e Crotone, Giuseppe Stolfi, ha affermato che il complesso monumentale del Palazzo Barracco (ex monastero di Calabromaria) si segnala per la densità storica, la continuità d'uso e la sostanziale conservazione delle strutture[5].

Altre costruzioni importanti[modifica | modifica sorgente]

Persone legate a Santa Severina[modifica | modifica sorgente]

Curiosità[modifica | modifica sorgente]

Evoluzione demografica[modifica | modifica sorgente]

Abitanti censiti[6]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Santa Severina - GalKroton
  2. ^ Dato Istat - Popolazione residente al 31 dicembre 2012.
  3. ^ DiPI Online - Dizionario di Pronuncia Italiana. URL consultato il 22 marzo 2014.
  4. ^ (RO) Dettagli del gemellaggio con Santa Severina sul sito del Comune di Mangalia
  5. ^ Centro Studi Cornelio Pelusio al Castello di Santa Severina per Calabromaria - Area Locale
  6. ^ Statistiche I.Stat - ISTAT;  URL consultato in data 28-12-2012.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • P. Attianese, Altilia di S. Severina. Indagine sulla penetrazione ellenica nel retroterra crotoniate, in Il Punto, VII-VIII, Crotone 1980-1981.
  • M. Osanna, Chorai coloniali da Taranto a Locri: documentazione archeologica e ricostruzione storica, Roma 1992.
  • E. Greco, Magna Grecia, Guide Archeologiche Laterza, Bari 1995.
  • AA.VV., Guida Archeologica della Calabria, Edipuglia, Bari 1998.
  • P. Attianese, Santa Severina: Serre di Altilia, in la Provincia Kr, nn. 28-34, Crotone 2002.
  • F. Lopez, Profilo storico di Altilia, Pubblisfera, San Giovanni in Fiore 2004, pp. 11–24.
  • G. Aversa, F. Lopez, Il territorio di Altilia: rilevanza storica e patrimonio culturale, DVD del Convegno svoltosi ad Altilia di S. Severina il 14 agosto 2008, Pubblisfera, San Giovanni in Fiore 2010.
  • Trinchera, F. Syllabus Graecarum Membranarum. Napoli, 1865
  • Pratesi, A. Carte latine di Abbazie calabresi provenienti dall'Archivio Aldobrandini. Città del Vaticano, 1958
  • Ughelli, F. Italia Sacra, vol. IX, Roma, 1662
  • Brühl, C. Urkunden und Kanzlei König Rogers II von Sizilien. Köln, 1978
  • Holtzmann, W. Quellen und Forschungen aus italienischen Archiven und Bibliotheken, Band 36. DHI Rom, 1956
  • Sthamer, E. Die Verwaltung der Kastelle im Königreich Sizilien unter Kaiser Friedrich II und Karl I von Anjou. Leipzig, 1914

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]