Scandale

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Scandale
comune
Scandale – Stemma Scandale – Bandiera
Scandale – Veduta
Localizzazione
Stato Italia Italia
Regione Coat of arms of Calabria.svg Calabria
Provincia Provincia di Crotone-Stemma.png Crotone
Amministrazione
Sindaco Iginio Pingitore [1] (Insieme per Scandale) dal 27/05/2013
Territorio
Coordinate 39°07′00″N 16°58′00″E / 39.116667°N 16.966667°E39.116667; 16.966667 (Scandale)Coordinate: 39°07′00″N 16°58′00″E / 39.116667°N 16.966667°E39.116667; 16.966667 (Scandale)
Altitudine 412 m s.l.m.
Superficie 54,26 km²
Abitanti 3 095[2] (30-11-2012)
Densità 57,04 ab./km²
Frazioni Corazzo
Comuni confinanti Cutro, roccabernarda, Rocca di Neto, San Mauro Marchesato, Santa Severina
Altre informazioni
Cod. postale 88831
Prefisso 0962
Fuso orario UTC+1
Codice ISTAT 101024
Cod. catastale I494
Targa KR
Cl. sismica zona 2 (sismicità media)
Nome abitanti scandalesi
Patrono San Nicola di Bari
Giorno festivo 6 dicembre
Cartografia
Mappa di localizzazione: Italia
Scandale
Posizione del comune di Scandale nella provincia di Crotone
Posizione del comune di Scandale nella provincia di Crotone
Sito istituzionale

Scandàle (IPA: [skanˈdale][3], Σχανδάλη in greco, Scandali in calabrese), è un comune italiano di 3.095 abitanti della provincia di Crotone, in Calabria.

Gemellaggi[modifica | modifica wikitesto]

Scandale è gemellata con:

Stemma del comune di Scandale[modifica | modifica wikitesto]

Scandale-Stemma.png

La blasonatura dello Stemma Civico di Scandale affonda le proprie radici poco tempo prima del periodo corrispondente ai secoli XVII-XVIII, ordinata e fatta tra il 1951 ed il 1971 secondo la ricostruzione dei dati in possesso dell'Archivio di Napoli e secondo anche il catasto onciario dell'anno 1743, n. 7008, dati esistenti nello stesso A.S.N., dov'è conservato lo stesso stemma. Vi figura un vescovo o un santo e, poiché patrono della cittadina di Scandale è San Nicola Vescovo, si presume che sia proprio lui ad essere raffigurato nello stemma. Prima di aderire alla blasonatura dello stemma e alla sua ricostruzione, l'Amministrazione Comunale pro tempore suggerisce - per una maggiore rispondenza della blasonatura allo stemma stesso, già usato nel 1790 - la modifica della figura del Vescovo, nel senso che il pastorale dovesse essere impugnato dalla mano sinistra e non da quella destra (come risultava), la quale doveva invece piegarsi in atto benedicente.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Villa Greco-Romana, IV secolo a.C.

Il Comune di Scandale si trova su una collina al centro del Marchesato, in provincia di Crotone, tra il mar Jonio e le montagne della Sila. Il nome Scandale (Σχανδάλη) deriva dal greco ed è precisamente il “legno della trappola nel quale si attacca l'esca”. In senso generale significa “trappola”. Un comune omonimo si trova sull'isola greca di Lesbo. Il paese è di remote origini, nel territorio sono stati trovati alcuni reperti antichi, quali una grande ascia neolitica di pietra scura, reperti litici e fittili che si possono ammirare nel museo di Crotone. In particolare il materiale che fu rinvenuto in contrada Prebenda, già segnalato dall'archeologo Paolo Orsi, proveniente dalla stipe di un santuario rurale del IV-III secolo a.C. Tra le offerte votive alcune statuette con symplegma, una veste indossata in modo particolare, figure femminili in terracotta del tipo tanagrine e busti fittili con corone di foglie. Ragguardevole, per le dimensioni, è la parte inferiore di una statuetta in terracotta con schiniere, adornata da un corto mantello. Alla fine dell'Ottocento, intorno a Scandale, il marchese Armando Lucifero trovò una ventina di tombe che gli studiosi collocano tra il VI e il III secolo a.C. Il vecchio paese, che si trovava poco distante dall'attuale Scandale, scomparve nel Quattrocento, finché dal XIII al XV secolo divenne feudo della nobile famiglia Sanfelice. L'odierna Scandale è stata fondata nel 1555 dal conte Galeotto Carafa di Santa Severina, su una collina popolarmente conosciuta col nome di Gaudioso. I suoi abitanti godevano di tutti i privilegi, le immunità e le giurisdizioni contenuti nei diciannove capitoli concessi nel 1555 al tempo della fondazione del Casale. Secondo la documentazione del tesoriere di Calabria Ultra, Turino Ravaschieri, nel 1561 in questo paese abitavano 25 famiglie di lingua arbereshe e una sola italiana. Dal 1555 fece parte del territorio di Santa Severina, insieme a San Mauro, quindi ebbe come feudatari i Ruffo, i Carafa, gli Sculco di Crotone e infine i Grutther.

Essendo il paese filoborbonico, nel 1799 gli scandalesi furono i primi ad unirsi all'esercito della Santafede del cardinale Fabrizio Ruffo: dopo aver assaltato Crotone e confiscato i beni dei cosiddetti “giacobini”, molti seguirono il cardinale fino a Napoli. Il 26 luglio del 1806, il Comune di Scandale rispose negativamente alla richiesta di viveri fatta dalle truppe francesi comandate dal generale Reynier. Quest'ultimo, per vendetta, mandò vari reparti di cavalleria e fanteria al comando del generale Berthier e del famoso Guglielmo Pepe, allora giovane ufficiale di Napoleone, a saccheggiare il paese. Nello scontro che seguì, morirono 25 scandalesi ed un numero imprecisato di soldati francesi. Nel terremoto del 1832 crollarono decine di case, tre persone morirono e molte rimasero ferite. Le case crollate furono ricostruite dal barone Drammis e dal Comune. Le due chiese più antiche sono: la Chiesa Madre dedicata a San Nicola, costruita subito dopo il 1555 e la chiesa dell'Addolorata, anticamente chiesa dell'Annunziata, fondata nel 1571.

La frazione Corazzo e l'antica Leonia[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Corazzo.

Situata nella zona pianeggiante antistante il fiume Neto, nacque negli anni cinquanta grazie alla riforma agraria e su iniziativa dell'O.V.S. Prese questa denominazione nel 1225, quando Federico II assegnò tutto il territorio all'abate Milo dell'abbazia di Santa Maria di Corazzo. Di questa abbazia adesso rimangono solo i ruderi in provincia di Catanzaro. Nel 1276, la zona più abitata sulla riva destra del Neto era la contrada Turrotio di Corazzo, che aveva all'epoca 904 abitanti (il doppio di quelli di Scandale).

Poco distante dal paese c'era fino al 1571 il piccolo vescovado di San Leone, distrutto dagli arabi nell'840, insieme a Santa Severina. Secondo alcuni storici, sembra che anticamente si chiamasse Leonia e sorgesse in località San Leo, nei pressi di Scandale e fu successivamente ricostruita a Galloppà, prendendo la denominazione di San Leone.

I baroni Drammis[modifica | modifica wikitesto]

Palazzo Drammis.

La famiglia Drammis discende dal colonnello Salvatore Drammis, che venne in Italia al tempo della calata degli spagnoli in questo paese. Egli vi si stabilì e prese in acquisto le terre di Fota, come pure la Baronìa che ne dipendeva. Tutti i dipendenti di questo Salvatore Drammis si sono distinti per le virtù sociali, la loro intelligenza ed il loro patriottismo. Nicola Drammis sposò la nobile signorina Donna Domenica Orsini; da questo matrimonio è nato il barone Salvatore Drammis. Per dieci anni, Nicola fu a capo del partito liberale e vi restò fino alla restaurazione. Ebbe per amici e corrispondenti, lo storico Pietro Colletta e Giuseppe Poerio. Salvatore ereditò dai suoi le virtù patriottiche, che sono ereditarie nella famiglia, e per l quali ebbe a soffrire discretamente, da parte del Governo d'allora, che non essendo riuscito a guadagnarlo col terrore, fece ricorso all'onore ed alla lusinga: ma tutte le sue offerte furono respinte con dignità. Nell'anno 1832, che vide il terribile terremoto della Calabria, Salvatore Drammis fece costruire a sue spese 40 case a Scandale, suo paese, e le diede in proprietà a dei poveri del luogo, senza chiedere altra ricompensa che quella che dà la coscienza per aver adempiuto un dovere di filantropia. In tutti gli avvenimenti che si sono succeduti, la sua patria ha trovato in lui la devozione di un vero padre: così l'affezione dei suoi concittadini è senza pari. Durante le malattie contagiose, i poveri lo hanno visto accanto al loro letto, affinché essi non avessero a soffrire per la mancanza di medico, per la mancanza di medicamenti e di nessun'altra cosa necessaria all'umanità che soffre. Nel 1843, la carestia decimò le popolazioni della Calabria Ulteriore, ma gli abitanti di Scandale furono eccettuati, perché Salvatore Drammis procurò loro grano e farina che egli comprava al mercato di Crotone ad un prezzo meno elevato di due terzi che questo, dai venditori. Atti di beneficenza sotto un gran numero di aspetti riempirono tutta la sua esistenza. Nel 1860, egli fornì, a suo rischio e pericolo, un gran numero di giovani al generale Garibaldi e li equipaggiò a sue spese. Nel 1861, alla testa di cento uomini circa, tutti pagati da lui, Salvatore Drammis vinse la reazione e preservò dalle invasioni, non solo la sua località, ma anche parecchi villaggi: a Sua Maestà sembrò che ciò fosse meritorio della Croce di Cavaliere dell'Ordine dei SS. Maurizio e Lazzaro e della Medaglia d'argento al valor militare.. Il barone Drammis si occupò dell'allevamento ed inoltre della coltura delle graminacee. Avendo introdotto nella sua proprietà dei soggetti esteri di razza bovina ed ovina, ottenne dall'incrocio che fece fare di ciascuna di queste razze, un tipo che, a buon diritto, si ritiene esser superiore a quelli calabresi. È a lui che si rivolgono tutti i proprietari per avere dei tori. Dopo tanti stenti e lunga esperienza finì per acclimatare parecchi cereali di prima qualità, per i quali ottenne la Medaglia di bronzo all'Esposizione Internazionale di Londra e del Re Vittorio Emanuele II, una promozione all'Ordine dei SS. Maurizio e Lazzaro, Corrispondente della Società Reale di Catanzaro, il barone Salvatore si occupò, dopo due anni, della coltura dei cotoni esteri; i campioni che egli ha, quest'anno, inviato all'Esposizione di Torino, hanno contribuito molto a far meritare al dott. Luigi Grimaldi, Segretario Perpetuo della Società, la Medaglia d'argento, che gli fu aggiudicata dalla Commissione. Il barone Salvatore Drammis è in età di 51 anni. Dal suo matrimonio con Donna MAriangela Fazio, discendente da illustre famiglia albanese, stabilitasi da cinque secoli in questo paese, sono nati sei bambini. Uno di questi, la futura donna Mica, andrà a Napoli a studiare e frequenterà la stessa scuola della figlia del Re Ferdinando II, con la quale intreccerà rapporti di affettuosa e fraterna amicizia, come il padre barone Drammis aveva fatto con il Re, illustre genitore della ragazza. Andava spesso a trovarlo alla corte. Lo annunciavano: «Viene il barone delle Calabrie», ed otteneva subito il passo; il sovrano lo riceveva da amico. Se pur forse in diversa misura, la stessa cosa fu con i suoi successori ed in seguito, il barone di turno con i principi e sovrani di Casa Savoia, fino all'ultimo erede al trono, lo sfortunato Principe di Piemonte che il barone don Guglielmo Drammis, di ancora fresca memoria, padre e nonno degli attuali eredi don Antonio e figli, fu il primo a ricevere a fianco del podestà pro tempore, quando negli anni trenta Umberto II di Savoia passò per Scandale. Nacquero solidi rapporti tra nobili e funzionari, tant'è che il barone Drammis progettava di consolidare ulteriormente il matrimonio della figlia Domenica con un nobile marchese napoletano alla corte di Ferdinando II, amico del Re. Ma donna Mica non si sentì di amare il Marchese, poiché amava proprio uno degli amministratori del padre, sin da quando egli era alle sue dipendenze ed anche dopo, quando il giovane emerse socialmente. Il noto patriota, poeta ed educatore Vincenzo Gallo-Arcuri, un fine intellettuale vissuto nell'Ottocento, ebbe a dedicare alla nobile signorina scandalese, Mica dei Baroni Drammis, la tragedia in cinque atti "Vanetta Orseolo" con nota biografica di Benedetto Croce, edita da Barbera di Firenze nel 1870, quando il poeta carbonaro diede segni di cedimento. La dedica: "Alla prestantissima / per cuore e per mente / signorina Domenica Drammis di Scandale / questa tragedia / che Ella fu per prima a leggere / e generosa a compatire / consacro...

Monumenti[modifica | modifica wikitesto]

Scorcio Panoramico del Centro Storico. In fondo la Chiesa Madre dedicata a San Nicola Vescovo.

Chiesa di San Nicola Vescovo[modifica | modifica wikitesto]

Non è facile stabilire con sufficiente certezza a quando risale la parrocchia di San Nicola Vescovo di Scandale. Fonti riportano che probabilmente venne costruita nel 1631, come da una pietra murata all'ingresso centrale, mentre un atto del 1783 riporta che essa sarebbe stata costruita in tale periodo e finita nel 1792, notizia che potrebbe riguardare il suo ripristino, dopo il terremoto di quell'anno (1783)che provocò danni notevoli nella zona. Soltanto l'altare maggiore è del sec. XVIII, come ricorda una lapide del tenore che segue: "Questo altare è stato costruito nel 1765 a spese di Don Nicola Romano, Sindico (sic!) e di Don Nicola Brescia, Procuratore della Cappella". Si ammirava sul retro altare il quadro a muro di San Nicola, Patrono della Parrocchia, che nel 1934 fu rimpiazzato da un quadro identico del pittore Alfonso Grasso di Lucca. Altre significative e belle opere pittoresche si ammiravano nella cappella di Sant'Antonio di Padova ed in quella dedicata al santo calabrese Francesco di Paola, prima di andare distrutte nel corso dei lavori di ripristino della chiesa, alluvionata negli anni sessanta. Raffiguravano i più celebri miracoli dei due grandi Santi, specie di quelli di San Francesco, disegnati in tredici spazi ovali che conferivano alla cappella un fascino ascetico, suggestivo, quasi mistico, oltre ad un certo valore artistico. In un angolo, sulla sinistra entrando nella chiesa, era sistemato il battistero in pietra, chiuso in uno stipo di legno pregiato, che veniva aperto solo quando si amministravano i battesimi. Battistero ora composto dal solo fonte e dal leone che lo regge sulle proprie spalle (in restaurazione), probabile resto della cattedrale di San Leone, in territorio di Scandale, poi scomparsa. Liberati dagli intonaci sovrapposti, sono stati portati alla luce altri due altari, sormontati da stupende colonne di pietra bianca, dedicati uno alla Vergine del Rosario di Pompei, quadro di non poco valore; l'altro alla Madonna del Carmine, fattura in pietra di artigiano dellSeicento della Scuola di Umbriatico. Belle e magnifiche altre colonne di stessa pietra, nella parte esterna della chiesa, sormontano il portale del centro; altre ancora, ma più modeste, sormontano i due portali laterali. Ai piedi del primo portale, un grossolano rivestimento cementizio ricopre l'antico "scalone" e il D.O.M. consueto, con l'anno di costruzione della chiesa, che è appunto il 1631, pur non escludendo che essa possa esser sorta anche precedentemente. Di qualche interesse storico era il vecchio orologio comunale, sistemato ad un lato del tempio, azionato con il vecchio sistema di ricarica a mano e al quale si accedeva, per tale compito o per ragioni tecniche, mediante lunghe scale di legno a pioli. Mentre all'altro lato, nella parte esterna, un marmo ricorda la Consacrazione di Scandale a Maria Santissima, avvenuta nel 1960, per le mani dell'Arcivescovo di Santa Severina Mons. Giovanni Dadone, per la cronaca originario di Cantù, in provincia di Como, che da parroco nei luoghi si offerse ostaggio ai tedeschi per risparmiare i fedeli ed il paese, minacciati di rappresaglie. È del 1960 anche il periodo di restauro della chiesa che, danneggiata dalle alluvioni, perse la sua antica solennità, privata come fu del magnifico soffitto a cassettoni di legno, del coro sospeso tra le navate con il bell'organo a canne, e dallo stipo in legno pregiato, che custodiva il fonte battesimale. Anche dietro l'altare maggiore e nella vecchia sagrestia, l'usura del tempo aveva già consumato, rendendoli irrecuperabili, l'antico coro presbiterale e gli stipi lavorati entrambi ad arte per la conservazione dei paramenti e vasi sacri. Ad eccezione di qualche rudere (Convento della Stella, chiesa della Pietà, di Santa Caterina, dello Stretto di Luccio), non vi sono indizi e documenti per stabilire l'ubicazione delle cappelle, degli oratori e delle altre chiese scomparse.

Chiesa di Santa Maria del Condoleo[modifica | modifica wikitesto]

La chiesa mariana, nota anche come Santuario di Condoleo, risalirebbe all'Ottocento-Novecento; è sita a nord dell'abitato, sulla statale 107 Silana-Crotonese, di fronte alla chiesa della Difesa, in basso, su un poggio prospiciente il versante del Tacina. Il Santuario è dedicato alla Vergine dallo stesso nome (dal latino "Cum-doleo") che vuol dire "partecipazione e condivisione del dolore"; della qualcosa è convinta la gente del posto, che venera l'Immagine di Condoleo e la festeggia solennemente negli anni dispari (un tempo all'ottava di Pasqua), quando si vuole abbia operato un miracolo grande, facendo piovere abbondantemente in periodo di forte siccità, per cui gli scandalesi si disperavano vedendo andare in rovina tutto il raccolto di quell'anno. Il quadro, prima, era custodito nella chiesetta de "La Stella", poi scomparsa e della quale ancora oggi restano i ruderi. Non si conosce l'origine della chiesa. Fino a qualche tempo addietro, il Santuario era cadente, poi fu restaurato a cura del parroco Mons. Renato Cosentini col contributo della popolazione e degli emigrati del paese e riaperto al culto il 6 gennaio 1971, con la benedizione di S.E.Mons. Giuseppe Agostino, Arcivescovo di Crotone-Santa Severina, dalla cui diocesi la parrocchia di Scandale ancora dipende.. Tuttavia negli anni novanta il Santuario tornò ad essere inutilizzabile, finché nel 2008 furono commissionati i lavori di restauro fino al 2009, quando la chiesa venne nuovamente riaperta al culto. Anche in tale chiesa, un marmo ricorda: "A devozione degli emigrati scandalesi in U.S.A..

Chiesa di Maria Santissima dell'Addolorata[modifica | modifica wikitesto]

Reperti archeologici ritrovati durante le operazioni di restauro della chiesa dell'Addolorata.

Quest'altra chiesa, dedicata alla Madonna Addolorata, sarebbe anch'essa del Settecento, come la parrocchiale di San Nicola, ma ugualmente non si dispone di dati sufficienti per la conferma. È la sua architettura a richiamare qual periodo. Sita nel vecchio centro urbano, poco distante dalla prima, subì evidentemente in passato lo spostamento dell'ingresso principale da una via secondaria ed angusta a una piazza intitolata oggi a San Francesco d'Assisi, dove si affaccia il palazzo baronale dei Drammis, di stile architettonico e dello stesso secolo XVIII. Poi negli anni cinquanta, essa ha subito la trasformazione in ricovero per bimbe sole e abbandonate del Crotonese, voluto dal parroco Cosentini, con riadattamenti interni, ricavando nel lato sotto il campanile, la cappella in cui furono trasferiti l'altare e la Vergine Addolarata. Nella cappella, ai piedi dell'altare, è posto un marmo con la seguente incisione: "A devozione del barone Drammis, A.D. 1900...si vuole, per lo scampato pericolo di morte di un membro della famiglia baronale. Anticamente la Chiesa era intitolata alla Madonna Annunziata, lo conferma anche una via, nei pressi della chiesa, che porta lo stesso nome.

Chiesa di Santa Maria della Difesa[modifica | modifica wikitesto]

Posta a sud dell'abitato, quest'altra chiesa locale è anch'essa dedicata alla Madonna, appunto a Santa Maria della Difesa. Come per le altre chiese, pure di questa non si hanno dati certi sull'origine. Si sa soltanto, da una notizia riguardante il feudatario Carlo Sculco di Santa Severina, che nella seconda metà del secolo XVII la chiesa già esisteva. Rimessa in sesto dai fedeli una prima volta, vi furono fatti ancora nel 1978 altri lavori per degli atti vandalici perpetrati nel corso degli anni da alcuni nomadi che si erano accampati nei dintorni. Così essa tornò ad essere, come e più di prima, accogliente e meta di pellegrini, che dalla Vergine della Difesa si sentono amati e protetti.

La torre di avvistamento[modifica | modifica wikitesto]

Sulla strada che porta da Scandale a Crotone, sono visibili i pochi ruderi di un'antica torre, importante per gli avvistamenti delle orde turco-saracene. L'ingegnere Giovan Battista Manni, nel 1687, citando i confini del Corso di Gullo, cita la torre di Scandale, già all'epoca disabitata: “Il Corso di Gullo confina […] da Ponente con la Gabella di Scandale la Torre, nel quale passa il ruscello detto di Crisafi, da Maestro con li beni dell'Università [cioè del Comune], e da tramontana con il Feudo di Fota. Possiede in detto Corso la Gabella di Scandale la Torre, territorio seminatorio, mediocre colline, dentro del quale vi è una Torre diruta senza tetto”.

Corazzo, la chiesa di San Giuseppe e l'Eremo della Santa Croce[modifica | modifica wikitesto]

Nella frazione Corazzo, è presente una Chiesa dedicata a San Giuseppe Operaio (nella foto) che sorge nel centro del villaggio. A circa un chilometro sorge un eremo, dedicato alla Santa Croce, voluto da don Luigi Antonio Cantafora, poi diventato vescovo della diocesi di Lamezia Terme. L'eremo della Santa Croce, situata in località Turrutio è una costruzione progettata e realizzata per essere luogo di incontro, di preghiera e contemplazione. Si svolgono riunioni religiosi e incontri di meditazioni tra le varie comunità parrocchiali dei paesi circostanti. L'eremo è custodito dalle suore domenicane. Il plesso religioso è situato nel bel mezzo della natura e offre, a chi cerca silenzio nella contemplazione, il posto più adeguato per la preghiera e la meditazione. Particolare dell'eremo è la grande croce bianca che abbraccia la Valle del Neto, capace di creare un paesaggio, sotto grandi aspetti, suggestivo. Sorgono all'interno dell'eremo, diverse sale di preghiere e una cappella in cui si celebra la Santa Messa.

Altri monumenti, palazzi e luoghi di attrazione[modifica | modifica wikitesto]

  • Monumento dedicato ai caduti in guerra;
  • Monumento in ricordo della chiesa di Santa Maria della Pietà;
  • Palazzo baronale di Gaudioso;
  • Palazzo Orsini;
  • Palazzo Cizza;
  • Villa Condoleo;
  • Ruderi della chiesa della Stella;
  • Località Gullo, antica necropoli;
  • Bosco di Manco Ferrato;
  • Località San Leo, pinete;

Piazze[modifica | modifica wikitesto]

Culti, tradizioni e festività[modifica | modifica wikitesto]

Come ogni paese, anche Scandale ha le sue tradizioni, le sue feste. Molte sono di carattere religioso, altre stanno assumendo nel tempo il valore di un vero e proprio appuntamento di memorabile data.

Feste Mariane tra storia, leggenda e verità[modifica | modifica wikitesto]

Ogni anno, quando cade la prima domenica di agosto, si venera la Madonna, negli anni pari la Madonna della Difesa, negli anni dispari la Madonna del Condoleo. Tuttavia, anticamente le due festività si celebravano nello stesso anno, la Madonna del Condoleo si venerava nel mese di aprile, all'ottava di Pasqua, mentre la Vergine della Difesa nel mese di settembre. Legate alla storia del quadro, sono quelle leggende che tra l'altro fanno parte della storia delle festività. Si narra che in forte tempo di pioggia, i contadini, vedendo andare a rotoli il proprio raccolto, si rivolsero alla Vergine della Difesa per far cessare l'abbondanza di acqua, e la Madonna, come per miracolo, esaudì le richieste dei contadini. In tempo, invece, di forte siccità, i contadini si rivolsero alla Vergine del Condoleo, fece piovere su tutto il paese. Anche oggi la Madonna di Condoleo è definita come "la Madonna che fa piovere". La storia del quadro del Condoloeo, invece, è piuttosto opaca e confusa. Scrive il giornalista, professor Francesco De Luca (Tribuna del Mezzogiorno del...1959) che «le origini del quadro di Condoleo» - che egli definisce miracoloso, forse anche da testimone per avere insegnato in quegli anni nelle scuole di Scandale - « si perdono nella notte dei tempi; che indubbiamente le provenienza risale al tempo della persecuzione iconoclastica, quando sulle rive dei mari nostri si rinvenivano questi artistici quadri oriundi dalla Turchia, e che sulle orme della leggenda di Madonna di Romania di Tropea e della Madonna Greca di Isola Capo Rizzuto, il quadro della Vergine di Condoleo viene considerato dagli abitanti di Scandale, un dono della divina Provvidenza ed il sentimento d'iperdulia genera permanentemente un colloquio tra l'umano e il divino». Gli anziani raccontano che il quadro della Vergine di Condoleo fu rinvenuto in località Stella, un po' più giù dell'attuale santuario a lei dedicato. Dopo il suo rinvenimento, il quadro fu portato nell'allora esistente chiesetta del cimitero, onde darle, qui, una più degna dimora. Ma per ben tre volte non fu trovato, ritrovandolo poi, ogni volta, nella sua prima dimora, alla Stella. Da ciò essi arguirono che La Madonna voleva le si costruisse una chiesa in detta località, così sorse il santuario del Condoleo. Il racconto degli anziani parrebbe confortato dal fatto che esiste ancora oggi in località Stella, un po' a valle, a sinistra del santuario, il rudero di un piccolo fabbricato. Ad un affrettato osservatore (e forse anche ad un osservatore più attento), pur a conoscenza dei fatti, non è dato ben capire se si tratti di una casupola di campagna oppure di una piccola, antica chiesa; oggi la struttura è quasi completamente diruta, restano le pareti. Si ritiene comunque che il medesimo abbia effettivamente accolto e custodito per primo, e per un certo periodo, il quadro della Vergine del Condoleo, allorché esso non vi era stato ancora rinvenuto dagli abitanti del luogo, e che ciò sia stato anche dopo, almeno fino a quando essi non si decisero a costruire a Maria il santuario del fondo Stella, sul colle detto in seguito Condoleo. Il rudero della prima dimora della Vergine è ubicato, sul pendio della collina, che è la più alta del Marchesato, dal lato prospiciente la Sila, e in esso, un incavo geometrico leggermente rettangolare in senso verticale, su un muro paretale interno, sembra produrre esattamente il formato del quadro e lascia dunque pensare che esso sia stato il suo natural e preciso posto di accoglimento, al tempo della persecuzione iconoclastica, quando una qualche mano ignota e devota ve lo riparò, e che quindi il medesimo fabbricato, a cui si è più propensi a dare un passato di luogo sacro, se non altro per il fatto che esso avrebbe appunto custodito, per molto tempo, l'immagine, possa esser stato, effettivamente, l'originaria dimora di Maria di Condoleo per tutto il tempo in qui il quadro rimase pressoché sconosciuto al popolo di Scandale, pur essendo nei pressi del paese, e anche dopo: fino a quando, non fu costruito il santuario attuale. A portare il quadro in suddetta località, potrebbero essere stati gli abitanti di Leonia, per salvarlo dagli arabi saraceni, all'epoca in cui questi rasero al suolo la loro città, mentre essi riparavano dall'attuale collina di San Leo, su cuci sorgeva Leonia, alle colline superiori. Come pure non si esclude che siano stati gli abitanti di Scandale Vecchio, per evitare che venisse trafugato o distrutto dagli spagnoli, che vennero a cappeggiare la rivolta dei contadini in Calabria, o dai francesi che occuparono più tardi il paese, ed ai quali gli scandalesi opposero un'accanita resistenza, che pagarono col sangue. Il rinvenimento del quadro alla Stella non contraddirebbe, quindi, ma sarebbe anzi da collegarsi come fatto successivo all'ipotesi del professor De Luca. In conclusione il quadro attuale, non può che non essere una copia dell'originale, di cui purtroppo non si hanno sicure tracce.

Sagra del Fico d'India[modifica | modifica wikitesto]

È anch'essa tradizione nel mese di settembre (per le prime edizioni) poi spostata all'ultimo sabato di agosto, organizzare la Sagra del fico d'India, a cura della Pro Loco di Scandale, che prepara piatti dolci tipici a base di fico d'India. È la sagra nata attraverso i racconti che si tramandano di generazione in generazione sulla raccolta e la vendita di questo particolare frutto.“Si racconta che negli anni cinquanta quando l’economia della maggior parte delle famiglie di Scandale era agricola, i contadini di Scandale barattavano i fico d’india nei vari mercati del Marchesato con patate, con verdura,e con altri prodotti della terra quindi ai fichi d’india di Scandale era riconosciuta una qualità esclusiva” Tantissima la gente che giunge da tutta la provincia, e non solo, per assaggiare un po' di risotto al fico d'India, o magari una coppetta di gelato, passando per il liquore, ai vari dolci. Un evento che attira la partecipazione di tutti e che anno dopo anno cresce sempre di più. La Sagra del Fico d'India è giunta alla decima edizione ed ogni anno si presenta nuova e ricca, grazie alle leccornie preparate dai soci volontari della Pro Loco. Nell'edizione 2011 spazio ad un convegno ("Fico d'India: dalle risorse potenziali alle risorse reali per lo sviluppo locale") ed al concerto di Danilo Montenegro. In tutto il centro storico, inoltre, è allestita una piccola mostra artistico-artigianale.

Persone legate a Scandale[modifica | modifica wikitesto]

Curiosità[modifica | modifica wikitesto]

  • Il regista Renato Castellani girò a Scandale tra il mese di maggio del 1960 e l'aprile del 1961 il film “Il brigante”. Film che durava all'inizio tre ore e mezza, ma fu tagliato, per presentarlo al Festival di Venezia il 30 agosto del 1961. Molte persone del paese parteciparono come comparse.
  • Vennero girate alcune scene del film "Nessuno deve sapere", un film di Mario Landi proiettato dalla RAI in Italia nel 1973.

Elezioni amministrative del 2013[modifica | modifica wikitesto]

Lista Candidato alla carica di sindaco Voti  % Consiglieri
Insieme per Scandale
Iginio Pingitore
1.092
54,87
5
Rinascita
Antonio Barberio
898
45,12
2

Evoluzione demografica[modifica | modifica wikitesto]

Abitanti censiti[5]

Sport[modifica | modifica wikitesto]

Calcio[modifica | modifica wikitesto]

La principale squadra di calcio della città è l'U.S. Scandale 1976 che milita nel girone B di Prima Categoria. È nata nel 1976.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Amministrative 2013 a Scandale, i voti dei candidati lista per lista, ilcirotano.it. URL consultato il 03 ottobre 2014.
  2. ^ Dato Istat - Popolazione residente al 30 novembre 2012.
  3. ^ DiPI Online - Dizionario di Pronuncia Italiana. URL consultato il 23 marzo 2014.
  4. ^ A Crotone gemellaggio con la Germania per favorire scambi culturali e turismo
  5. ^ Statistiche I.Stat - ISTAT;  URL consultato in data 28-12-2012.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]